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Le Scritture Vediche

I Veda, le Scritture Vediche originarie dell'India, risalgono all'inizio della creazione dell'universo materiale e sono definiti apauruseya, cioè "non hanno origine dall'uomo". La conoscenza vedica fu enunciata per la prima volta dal Signore, e fu ascoltata per la prima volta da Brahma, il primo essere creato dell'universo. Come afferma la Bhagavad-gita, la conoscenza vedica è insegnata anche sui pianeti superiori, ma tali insegnamenti devono essere trasmessi attraverso una successione di maestri autentici. Trasmessa dal deva del Sole a suo figlio Manu, e da Manu a Iksvaku, essa si perpetuò da maestro a discepolo, ma nel corso del tempo fu interrotta da individui senza scrupoli e fu così che la Bhagavad gita dovette essere nuovamente enunciata, questa volta da Krsna Stesso ad Arjuna, sul campo di battaglia di Kuruksetra.

Originariamente esisteva solo un Veda, lo Yajus, che descriveva le quattro forme di sacrificio, ma per rendere più facile l'esecuzione di questi sacrifici, e permettere quindi ai quattro varna (le classi sociali) di purificare le loro attività, Vyasadeva, maestro della conoscenza perfetta, divise il Veda originale in quattro parti, che corrispondono alle quattro forme di sacrificio. I quattro Veda sono: lo Yajus, il Rig, il Sama e l'Atharva; a questi si aggiungono il Mahabharata, i Purana, la Samhita e altri che costituiscono il quinto Veda. I Veda quindi sono la fonte originale della conoscenza, e Vyasadeva li elaborò in modo che gli uomini dall'intelligenza meno pronta potessero recepirne il messaggio.

A questo stesso fine l'illustre saggio, mosso da profonda compassione, pensò di compilare il grande racconto storico del Mahabharata dando così la possibilità a tutti gli uomini di raggiungere il fine dell'esistenza, la conoscenza del Supremo. Poiché il Mahabharata vuole conseguire la medesima finalità dei Veda, la Bhagavad-gita, che sintetizza i Veda, vi è stata inserita proprio allo scopo di favorire tutte le categorie di uomini. Poiché la Bhagavadgita è ritenuta l'essenza di tutta la conoscenza vedica, ciò significa che Vyasadeva e Krishna hanno contribuito insieme al benessere delle anime cadute di quest'era.

Ma qual è in realtà la funzione delle Scritture Vediche? Per trovare la risposta dobbiamo riuscire a capire che questo mondo materiale è simile a una prigione in cui le anime, originariamente e permanentemente spirituali, frammenti infinitesimali della Persona Suprema, sono cadute per invidia del Signore. Queste anime ribelli, esercitando il libero arbitrio concesso loro dal Signore stesso in un estremo atto d'amore, hanno potuto tentare di dominare la natura materiale a loro uso e consumo, per sentirsene padrone. In conseguenza di ciò sono precipitate nel ciclo continuo di nascite e morti e sperimentano a loro piacere nell'ambito della natura materiale.

Si sono trovate così a sottostare alle leggi ferree dell'energia esterna di Krishna, Maya, la natura materiale. Ma il Signore, nella Sua misericordia, non lascia i Suoi frammenti spirituali privi di aiuto. Ricoperti dal falso ego e schiavi dell'identificazione col corpo, non riuscirebbero mai, in modo autonomo, a ritrovare la strada del ritorno. Perciò Krishna concede loro il sussidio delle istruzioni vediche che gradualmente possono risvegliare la loro latente coscienza di Krishna. Nessuno tuttavia può cogliere il messaggio profondo dei Veda se non con l'aiuto di un maestro spirituale che appartenga a un'autentica successione di maestri, e sarà il maestro che sottoporrà il discepolo a una severa disciplina che gli permetterà di ristabilire il suo legame con Krishna.

Senza collegamento col Signore Supremo, la società intera versa nella confusione ed è priva di pace. Per ribadire la necessità di accettare un maestro spirituale, Sri Rama, Sri Krishna, e più tardi Sri Caitanya Mahaprabhu, che erano Dio stesso apparso in differenti forme  e possedevano già per la Loro natura assoluta tutta la conoscenza  accettarono per pura formalità un maestro spirituale. Analogamente, per guidare gli uomini verso i Suoi piedi di loto, Sri Krishna apparve nella forma di Vyasadeva, e descrisse i Suoi divertimenti nello Srimad Bhagavatam.

Tuttavia c'è chi, sfortunatamente, avendo acquisito una falsa erudizione sui Veda, si lascia affascinare dai riti purificatori e dal linguaggio fiorito che li descrive; in questo caso tale persona vedrà ostacolato il suo progresso spirituale. Nei Veda infatti sono tracciate due vie d'azione, una per i pravritta, coloro che cercano ancora il piacere materiale, e una per i nivritta, coloro che stanno cercando di liberarsi dai legami con la materia. Dobbiamo quindi distinguere tra le istruzioni destinate ai nivritta e quelle destinate ai pravritta, i quali devono iniziare la loro evoluzione imparando a regolare le loro attività con riti sacrificali particolari.

Poiché fanno parte dei Veda e sono destinate a una categoria particolare di uomini, tali istruzioni non sono considerate adharma, ossia irreligiose. Come possiamo rilevare, il metodo di acquisizione della conoscenza è discendente, in quanto essa è acquisita attraverso le ingiunzioni dei Veda e le istruzioni del maestro spirituale. Per questa ragione i Veda sono considerati una madre; infatti, come solo una madre può rivelare l'identità del padre, similmente i Veda, attraverso le autorità riconosciute, sono in grado di rivelarci tutto ciò che riguarda la Verità Assoluta. Alla luce di quanto detto sopra, dobbiamo capire che la funzione primaria dei Veda consiste nel permettere agli uomini di ristabilire il loro legame con Krishna, il primo Narayana, il beneficiario originale.

Tutte le incarnazioni di Dio, infatti, hanno un'unica identità che è visnu-tattva, e Krishna ne costituisce l'unica fonte originale. Solo per misericordia Essi scendono di era in era al fine di ristabilire i principi della religione e per ricondurre alla loro dimora gli esseri colpiti dalla sofferenza. Come sappiamo, in questo mondo l'uomo si crede libero di disporre di se stesso, mentre in realtà nessuno sfugge alle leggi del Signore, leggi severe e inviolabili che nemmeno i trasgressori delle leggi degli uomini possono infrangere.

Le leggi del Signore sono conosciute generalmente come principi religiosi e il principio fondamentale di queste leggi è la sottomissione alla volontà di Dio. Tutti gli uomini che vivono in questo mondo sono esposti al rischio del condizionamento dovuto alla materia e finiscono nella trappola delle leggi della natura. Il preciso scopo della vita umana consiste quindi nel tentativo di condurre l'uomo a comprendere la cause del suo condizionamento affinché possa sottrarsi all'esistenza materiale e affidarsi finalmente all'autorità del Signore.

Mentre le leggi degli uomini, in qualsiasi Stato, sono soltanto imitazioni dei principi religiosi e tendono solo a mantenere in una certa misura l'ordine e il vivere civile, le leggi delle Scritture sono stabilite da anime liberate, puri rappresentanti di Dio, e per di più prendono in considerazione le condizioni proprie di ogni essere. Per questa ragione l'anima condizionata che aderisce sinceramente a queste leggi si libera gradualmente dalla morsa dell'energia materiale. Lo Stato non si cura che le leggi di Dio vengano infrante, benché ingiunga rigidamente di ubbidire alle proprie. Imperfetto per natura, l'uomo può formulare soltanto una legislazione imperfetta: infatti le leggi umane sono relative e devono essere sempre aggiornate, ma non è così per le leggi di Dio, concepite dall'Essere che possiede la perfezione suprema.

Grazie alla lettura dello Srimad Bhagavatam oggi in nostro possesso, è interessante notare che al termine della sua opera il grande saggio, che pure aveva compilato i testi vedici capaci di garantire ogni felicità agli uomini, non si sentiva soddisfatto. Poiché conosceva l'essenza della religione, Vyasadeva s'immerse nella meditazione. Sebbene fosse consapevole di aver seguito i principi vedici nel rispetto delle tradizioni e di averli sviluppati nei minimi particolari, non riusciva a capire l'origine della sua insoddisfazione. Sentiva un senso di vuoto dentro di sé che certo doveva essere imputato a una lacuna nella sua opera.

Il saggio Narada, sopraggiunto nella capanna dove Vyasa stava meditando, lo interrogò e infine confermò la sua analisi. Narada disse:

"Tu non hai veramente descritto le glorie del Signore Supremo. Ogni filosofia che non soddisfa i sensi trascendentali di Krishna deve essere considerata priva di ogni valore".

Sebbene sia l'autore del Vedanta, Vyasadeva rimase turbato perché comprese che i lettori del Vedanta non potevano sperimentare la felicità spirituale in mancanza di spiegazioni adeguate. Di qui la necessità per Vyasadeva di spiegare il Vedanta Sutra attraverso lo Srimad Bhagavatam.

La situazione generale del kali-yuga si è completamente degradata rispetto al comportamento umano delle altre ere e gli uomini si trovano a compiere terribili crimini come l'uccisione continua di animali, senza nemmeno accorgersi di quello che fanno, privi come sono di ogni guida e anche della possibilità di ricorrere ai sacrifici. Essi si trovano perciò in una situazione di grande pericolo.

L'ingiunzione degli sastra è che ogni uomo, a qualsiasi paese, gruppo etnico, credo e posizione sociale appartenga, e qualunque sia la sua occupazione, deve praticare i sacrifici prescritti secondo il tempo e la natura individuale. Qual è allora la soluzione per noi poveri uomini di kali-yuga? Fermo restando il principio di sottometterci a un maestro spirituale autentico e di accettare le sue istruzioni, ci soccorre l'aiuto di Sri Caitanya Mahaprabhu, l'avatara più misericordioso, Krishna stesso disceso di recente sulla Terra. Nella forma di un devoto Egli ci ha portato il sankirtanayajna, il canto del Santo Nome, Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare. Questo è l'unico sacrificio idoneo a salvare l'umanità in quest'era di discordia e di ipocrisia.
Come si può capire, la salvezza, ora e sempre, arriva nella forma di misericordia elargita dal Signore.






Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.59

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