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14 LUGLIO 2017 - Scomparsa

 

Devoto

Srila Gopala Bhatta Gosvami

Prima di scrivere la Caitanya-caritamrita, Srila Krishnadasa Kaviraja chiese le benedizioni di tutti i devoti anziani di Vrindavana. Naturalmente, Srila Gopala Bhatta Gosvami (1503-1578) era uno di questi devoti. Tuttavia, Gopala Bhatta chiese specificamente che in cambio delle sue benedizioni egli non usasse il suo nome nella Caitanya-caritamrita. Come risultato della sua umiltà, il nome di Gopala Bhatta è menzionato soltanto in uno o due passi di quella grande opera, e a proposito di lui si conosce poco altro. Le informazioni biografiche, tuttavia, sono ancora reperibili nel Bhakti-ratnakara, e molto di più può essere reperito studiando la vita di Sri Caitanya.

Secondo la Caitanya-caritamrita di Krishnadasa Kaviraja, Sri Caitanya cominciò il Suo cammino di viaggio per il sud dell’India nell’estate del 1510. Dopo diversi giorni Egli giunse a Sri Rangam, una piccola città situata sulle rive del fiume Kaveri, nel distretto di Tanjore (circa dieci miglia ad ovest di Kumbhakoram). La città era famosa per essere uno dei più importanti centri di tutta l’India per l’adorazione di Krishna, e può essere considerato più precisamente un centro per l’adorazione di Laksmi e Narayana, un’espansione della divina coppia, Radha e Krishna. Ciò nonostante, il tempio principale di Sri Rangam è il più grande tempio di Visnu (Narayana) di tutta l’India, e i pellegrini arrivano da centinaia di miglia di distanza per vedere Ranganath Svami, la Divinità di Narayana dell’altare principale.

Fu qui che Sri Caitanya incontrò Vyenkata Bhatta e i suoi fratelli, Prabhodananda Sarasvati e Tirumalla Bhatta. Essi erano brahmana di vasta erudizione ed accolsero Sri Caitanya, il sannyasi mendicante che si trovava in viaggio, come ospite a casa loro. In quel periodo Sri Caitanya incontrò anche il figlio di sette anni di Vyenkata, Gopala Bhatta, che un giorno sarebbe stato conosciuto come Gopala Bhatta Gosvami. I tre fratelli e il giovane Gopala Bhatta vivevano nei pressi del tempio di Ranganath e, per conseguenza, in quanto brahmana, erano fedeli servitori della Divinità. Stando così le cose, essi erano naturalmente annoverati nella Sri (Ramanuja) Sampradaya, una delle catene autentiche della successione di maestri perché privilegiavano l’aspetto aisvarya del Signore, adorando la Sua magnificenza e la Sua maestà.

Infatti, la loro sincera devozione verso l’opulenta manifestazione di Laksmi-Narayana del Supremo, che incute un timore reverenziale, era talmente pura che Sri Caitanya ne trasse una enorme soddisfazione (prabhura tusthta haila mana), sebbene Egli stesse insegnando l’adorazione di Radha e Krishna. Benché fosse soddisfatto del loro elevato livello di devozione, Sri Caitanya non poteva aiutarli a promuovere la prospettiva vedica originaria della posizione suprema e originale di Sri Krishna. Per conseguenza Egli scherzando disse una volta a Vyenkata Bhatta: “La tua adorabile dea della fortuna, Laksmi, rimane sempre sul petto di Narayana, ed Ella è sicuramente la donna più casta della creazione. Comunque, il Mio Signore è Sri Krishna, un pastorello impegnato ad accudire le mucche.” “Com’è possibile” continuò Sri Caitanya, “Che Laksmi, essendo una moglie tanto casta, desideri associarsi col Mio Signore? Soltanto per associarsi con Krishna, Laksmi abbandonò ogni felicità trascendentale di Vaikuntha (il regno di Dio) e per molto tempo accettò di seguire voti e principi regolatori, e compì austerità davvero illimitate”.

Vyenkata Bhatta si oppose affermando che Krishna e Narayana in realtà sono una sola medesima persona, e che quindi è naturale che Laksmi voglia avvicinare Krishna. Dopo tutto, Krishna è Narayana sotto altre sembianze. Qual era il problema se avvicinava Suo marito in una delle Sue altre manifestazioni? Si tratta, in essenza, della stessa persona. Perciò, la sua azione non può essere considerata mancanza di castità. Vyenkata ammise, tuttavia, che Krishna è una manifestazione superiore. “Sebbene in un certo senso non vi sia alcuna differenza tra le forme di Narayana e di Krishna”, disse Vyenkata, “in Krishna vi è una speciale attrazione trascendentale grazie al rasa (“relazione”) trascendentale, e per conseguenza Egli supera Narayana.”

Sri Caitanya rispose: “So che non vi è alcun errore da parte di Laksmi, la dea della fortuna, ma Ella non può comunque entrare a far parte della danza rasa. Questa era riservata soltanto ai più intimi amici di Krishna. Questo è ciò che apprendiamo dalle Scritture rivelate.” Vyenkata Bhatta, ora lievemente irritato, disse: “Non riesco a comprendere perché a Laksmi non sia stato permesso di unirsi alla danza rasa. Io sono un essere umano ordinario. Poiché la mia intelligenza è assai limitata e mi agito facilmente, la mia mente non è in grado di entrare nel profondo oceano dei divertimenti del Signore.”

Vyenkata, in seguito, riconobbe la divinità di Sri Caitanya e quindi Gli chiese di rivelare il mistero dell’impossibilità, per Laksmi, di far parte della danza rasa. Dopo tutto, egli (Vyenkata Bhatta), quale ordinario essere vivente, poteva essere soggetto a fraintendimenti o interpretazioni errate, ma Sri Caitanya, egli sapeva, era Dio, la Persona Suprema, e in quanto tale, aveva accesso a ogni informazione riferita a questi argomenti esoterici. Sri Caitanya rispose: “Sri Krishna ha una caratteristica specifica. Egli attrae il cuore di tutti con le dolci relazioni interpersonali d’amore coniugale. Queste dolci relazioni raggiungono lo zenit a Vraja, il più elevato livello del regno di Dio, e là esse possono manifestarsi in ognuno dei rasa primari, come quelli di servizio, di amicizia, di relazione parentale, o alla fine, di amore coniugale. A quel punto, la Divinità di Dio perde importanza, e il risultato che ne deriva è uno scambio incomparabilmente dolce.”

“Solo coloro che seguono le orme di questi abitanti di Vraja”, continuò Sri Caitanya, “ottengono il Signore nel Suo aspetto più elevato e originale. Là, Egli è conosciuto come Vrajendra-nandana, ossia ‘il figlio di Maharaja Nanda’. E là, Egli è conquistato dall’amore spontaneo dei Suoi servitori più intimi. I più elevati tra loro sono le gopi (le pastorelle amiche di Krishna), il cui superlativo amore per Krishna è completamente incondizionato e immotivato. Per partecipare alla danza rasa bisogna seguire le loro orme”. “La dea della fortuna “, concluse Sri Caitanya, “desiderava godere dell’associazione di Krishna e nello stesso tempo voleva conservare il suo corpo spirituale nella forma di Laksmi. Questa forma è sicuramente magnifica dal punto di vista spirituale, provvista di ogni opulenza e potenza di maestà divina. Ella tuttavia non seguì le orme delle gopi nella Sua adorazione di Krishna. Per conseguenza tutta l’opulenza e la potenza del mondo non possono garantirle la partecipazione al più esoterico divertimento di Krishna.”

In questa maniera Sri Caitanya riuscì a dimostrare a Vyenkata Bhatta la superiorità dell’amore rispetto alla potenza, della dolcezza rispetto all’opulenza, di Krishna rispetto a Narayana. Furono queste conversazioni che convertirono non solamente Vyenkata Bhatta e i suoi fratelli al vaisnavismo caitanyta, ma convertirono anche il giovane Gopala Bhatta Gosvami, che era solito sedersi regolarmente ad ascoltare questi discorsi. Così, al fine di comprendere la reazione di Gopala Bhatta al dialogo di Sri Caitanya con suo padre, sarà utile penetrare più a fondo nella comprensione scritturale di base per capire perché l’aspetto aisvarya (“maestoso”) del Signore è soggetto al Suo aspetto madhurya (“amorevole”).

Secondo la tradizione vedica, gli abitanti di Vraja non sono interessati alla forma maestosa di Krishna, la Sua aisvarya-rupa. Questa forma è riservata agli adoratori simili a quelli di Sri Rangam, che venerano l’aspetto di Visnu (Narayana). Se essi raggiungono la perfezione, dopo la morte si recano in uno degli innumerevoli pianeti Vaikuntha, e adorano il Signore del loro cuore con timore e reverenza, perché essi sono inclini a questo genere di adorazione. Ma timore e reverenza sono parole strane per gli abitanti di Vraja. Essi sono amanti confidenziali del Signore, e partecipano a uno scambio speciale, privo della distanza creata dalla formalità e dal rigore. La loro destinazione è la Vraja celeste, dove la madhurya-rupa di Dio —Krishna, l’amante Divino— Si diverte assieme a loro in una varietà di relazioni intime. L’intimità è a tal punto profonda che essi dimenticano la Sua Signoria e in questo modo gustano una relazione ancor più intensa con Lui. L’aspetto aisvarya viene quindi considerato inferiore perché enfatizza la maestosa e distante Divinità del Signore. Il Suo dolce carattere e i Suoi attributi personali perdono significato. Nella madhurya-rupa del Signore, invece, lo scambio personale d’amore ha una posizione preminente, e la Sua Divinità perde d’importanza.

In tutta la letteratura vedica vi sono accenni a queste riflessioni. Nel decimo canto dello Srimad Bhagavatam, per esempio, troviamo la descrizione di una scena in cui la madre adottiva del piccolo Krishna, Yasoda, sospetta che Lui abbia mangiato la terra. Quando ella scrutò nella Sua bocca per vedere se l’avesse effettivamente mangiata, vide nella Sua bocca l’intero universo. Il terrore s’impadronì del suo cuore. Yasoda perse la calma, e il suo naturale affetto materno fu sostituito dapprima dalla paura e quindi dal timore e dalla reverenza, per il fatto di aver realizzato la Divinità del suo specialissimo figlio. Quasi immediatamente, tuttavia, Krishna la rese capace di dimenticare l’esperienza, ed ella Lo apprezzò ancora una volta come il suo ordinario figliolo. Il Bhagavatam spiega che nel ricevere la misericordia di Krishna in questo modo, il cuore di madre Yasoda si riempì di nuovo di un intenso affetto.

Un altro esempio si trova nell’undicesimo capitolo della Bhagavad-gita, dove Arjuna dice a Krishna: “Desidero vedere il Tuo aspetto maestoso (aisvarya-rupa).” Sri Krishna soddisfa il desiderio di Arjuna mostrandogli la ‘forma universale’. Nel vedere questa manifestazione di Krishna, tuttavia, Arjuna trema per il terrore. Egli è sopraffatto dall’angoscia e tutta l’amicizia che una volta provava per Krishna lo abbandona. Quando supplicò Krishna di tornare alla Sua forma più simile a quella umana, e Krishna accondiscese, Arjuna ritrovò il suo sentimento di intima amicizia con Lui e riuscì a riprendere la sua relazione. In questo episodio, inoltre, dopo aver mostrato la Sua ‘forma universale’, Krishna manifesta il Suo imponente aspetto di Narayana come preludio alla Sua forma originale. Tuttavia, anche quella forma non soddisfece Arjuna. Soltanto quando Krishna, alla fine, tornò alla forma primordiale a tre curve e con due braccia —Krishna come Syamasundara— Arjuna si sentì di nuovo abbastanza calmo per gustare la propria relazione con Lui.

Osservando questi due avvenimenti tratti dallo Srimad Bhagavatam e dalla Bhagavad-gita, David L. Haberman, autore e professore di religione al William’s College, scrive:

 

Ciò che rende possibile le relazioni emotive con Dio è la dissimulazione della forma maestosa, a favore della delicata forma umana. Questa è la caratteristica distintiva della relazione tra Krishna e i più elevati modelli esemplari, gli abitanti di Vraja. Krishna appare loro in una dolce, amorevole, e infinitamente accessibile forma umana definita “madhurya-rupa”, la forma che più conduce all’attrazione e all’amore. Questa qualità di Krishna, conduce a una vicinanza libera da qualsiasi esitazione.”

Haberman poi, si dice d’accordo con Sri Caitanya e Vyenkata Bhatta, quando concordano che l’aspetto madhurya supera di gran lunga l’aisvarya. Le parole conclusive di Haberman a questo proposito sono le seguenti:

“La rivelazione della forma maestosa (aisvarya-rupa) sottrae la possibilità di un intima relazione emotiva, e per conseguenza, il suo occultamento all’interno della dolce forma umana (madhurya-rupa) permette il ritorno dell’affetto. I Gaudiya vaisnava hanno sviluppato la distinzione delle due forme a un livello dottrinale, e hanno continuato analizzando le varie figure esemplari presentate nel Bhagavat Purana sulla base della propria consapevolezza di queste forme. Coloro che erano consapevoli solo della dolce forma umana di Krishna erano inclini a vederLo come un loro possesso (mamata) ed erano quindi in grado di instaurare una relazione più intima con Lui.”

Naturalmente, la tesi di Haberman, proposta dal raganuga-bhakti-sadhana, la via che segue le orme degli abitanti di Vraja, è stata minuziosamente esposta in origine da Rupa Gosvami, e a questa ci si riferirà in maniera più elaborata nel capitolo successivo. Ma per ora va perlomeno menzionato che questo genere di sadhana (“procedura”) è assai avanzato e, come nella forma più fondamentale di sadhana, Rupa Gosvami ha raccomandato la vaidhi-sadhana-bhakti, secondo la quale si seguono le norme e le regole delle Scritture sotto la guida di un maestro spirituale autentico. Quindi, dopo aver ricevuto le benedizioni del guru, è possibile continuare a seguire attivamente le orme dei devoti di Vraja e a sviluppare l’amore spontaneo (raganuga) per Dio. La procedura graduale è stata raccomandata e descritta minuziosamente dai sei Gosvami. Se si aderisce prematuramente alla raganuga-sadhana-bhakti, invece, si rischia un crollo imminente dal sentiero spirituale.

Quindi Sri Caitanya spiegò a Vyenkata Bhatta l’incapacità di Laksmi di prendere parte alla danza rasa, perché sebbene la sua fosse considerata una posizione estremamente avanzata nella vita spirituale, Laksmi era comunque incapace di seguire le orme delle gopi, che sono situate al livello più elevato di spiritualità. Ciò può servire anche come avvertimento per coloro che cercano di imitare prematuramente le gopi, come i prakrita-sahajiya (“imitatori a buon mercato”). Se perfino Laksmi è incapace di prendere parte a questi passatempi, l’uomo comune deve considerare molto seriamente la via della vaidhi-sadhana-bhakti. Sicuramente questa è una conclusione più cauta rispetto al tentativo di saltare immediatamente alla raganuga-bhakti.

Nella teologia dei Gosvami questo punto non potrebbe essere precisato con maggiore incisività: Bisogna formarsi gradualmente una posizione grazie alla vaidhi-sadhana-bhakti, seguendo le orme dei devoti di Vraja. Naturalmente, può darsi che una persona possa immediatamente provare lolyam (“l’avidità” spirituale) e intraprendere il sentiero della spontaneità raganuga, soprattutto perché, in definitiva, questa particolare via non “dipende” da alcuna qualifica precedente. Tuttavia una cosa del genere è rara, e in questa era la cosa più probabile consiste nell’essere sfruttati. Qualunque sia il caso, quando il lila (“divertimento”) manifestato da Sri Caitanya fu esibito, Laksmi non era pronta a seguire le sante orme delle gopi di Vraja.

Utilizzando queste logiche basi scritturali, Sri Caitanya convinse Vyenkata che la concezione di Krishna è superiore a quella di Narayana, e dopo essere stato convinto, lui, i suoi fratelli, e il giovane Gopala Bhatta, presero l’impegno di diventare Gaudiya vaisnava (caitanyti). Dopo aver discusso questi argomenti con Vyenkata Bhatta durante i quattro mesi della stagione delle piogge (Caturmasya), e aver permesso al giovane Gopala Bhatta di servirLo per tutto il tempo del Suo soggiorno, Sri Caitanya decise di continuare il Suo viaggio nel sud dell’India. Quando sentirono che Egli stava per partire, Vyenkata Bhatta svenne a causa della separazione, e Gopala pianse lacrime d’amore. Per rappacificare Gopala Bhatta, Sri Caitanya acconsentì a fermarsi ancora qualche giorno.

Durante quel periodo, Gopala Bhatta ebbe un sogno, anche se in realtà si trattò più che altro di una visione spirituale. Mosso da un intenso desiderio di vedere Sri Caitanya prima che Egli iniziasse a praticare le rigide austerità del rinunciante, al fine di vederLo nei giorni che precedevano il Suo sannyasi, Gopala Bhatta fu abbastanza fortunato da prendere visione dell’intera esperienza dei divertimenti di Navadvipa, e grazie alla misericordia di Sri Caitanya, egli poté entrare realmente in quei divertimenti come partecipante. Anche in questo sogno, Caitanya Mahaprabhu rivelò a Gopala Bhatta che Egli, in realtà, non differiva da Syamasundara, conosciuto anche come Vrajendra-nandana, la forma originale di Krishna a due braccia, che suona il flauto. Egli rivelò questa verità a Gopala Bhatta, apparendo nella forma a due braccia di Krishna, e trasformandosi poi di nuovo nella Sua forma personale come Sri Caitanya.

In quello stesso stato simile a un sogno, Gopala Bhatta venne istruito da Sri Caitanya: “Tu incontrerai due persone, due veri gioielli, Rupa e Sanatana. Io ho conferito loro la Mia mentalità (mano-vritti) affinché essi rendano pubblici i Miei insegnamenti. Ma questi insegnamenti saranno diffusi in ogni città e villaggio dai tuoi discepoli.” Al risveglio, Gopala Bhatta si recò direttamente da Sri Caitanya per servirLo, ma in quel momento Sri Caitanya gli impartì le seguenti istruzioni: “Per ora rimani qui e servi tua madre e tuo padre. Quando loro avranno lasciato questo mondo, potrai andare a Vrindavana e unirti a Rupa e a Sanatana. Impégnati sempre nell’ascolto e nel canto delle glorie di Krishna.” Con queste parole Sri Caitanya lasciò Sri Rangam. Il giovane Gopala Bhatta non dimenticò mai queste istruzioni personali, né il sogno a cui Sri Caitanya tanto gentilmente gli aveva concesso di partecipare e dove gli aveva rivelato la Sua divinità.

Col passare degli anni Gopala Bhatta accettò suo zio, Prabhodananda Sarasvati, come maestro spirituale. Da lui Gopala Bhatta imparò la poesia, la retorica, la grammatica sanscrita e il Vedanta. Il ricordo di Sri Caitanya, tuttavia, era la forza centrale che guidava la sua vita, e lo rendeva idoneo a sconfiggere ogni visione opposta alle conclusioni teistiche dei Gaudiya vaisnava. Il Bhakti-ratnakara afferma che con le risorse associate che egli aveva acquisito dai vasti insegnamenti di Prabhodananda Sarasvati, e la memoria ispirante dell’esempio e delle istruzioni di Sri Caitanya, Gopala Bhatta diventò famoso per la sua erudizione e per la sua devozione. Quando la sua reputazione raggiunse proporzioni senza precedenti, egli decise che era pronto a mettere in pratica l’ordine che Sri Caitanya gli aveva impartito: era pronto a recarsi a Vrindavana. Quando finalmente Gopala Bhatta giunse in quella terra, la più santa delle terre, fu accolto con grande amore da Rupa e Sanatana.

Nel frattempo, a Jagannatha Puri, Sri Caitanya fu incuriosito di sapere se l’ormai famoso Gopala Bhatta era arrivato a Vrindavana. Le leggende locali e le dicerie viaggiavano rapidamente, ma Mahaprabhu voleva una conferma. Egli inviò quindi una lettera dal Suo quartier generale di Puri a Rupa e a Sanatana, che si trovavano già a Vrindavana, e chiese loro se Gopala Bhatta fosse effettivamente arrivato. Presto arrivò a Puri un messaggero con la risposta di Rupa e Sanatana: “Sì, egli si trova qui! Tutti i residenti di Vrindavana, come Lokanatha, Bhugarbha, Kasisvara Gosani, Paramananda, e Krishnadasa, traggono grande piacere dalla presenza di Gopala Bhatta, che narra del Tuo soggiorno a Sri Rangam e del Tuo viaggio in tutto il Sud. Noi accettiamo Gopala Bhatta come nostro fratello, perché egli, appena giunto a Vrindavana, si è completamente dedicato alla rinuncia.”

In quella stessa lettera Rupa descriveva un sogno in cui la sua Divinità di Govindadeva gli aveva affettuosamente chiesto che Gopala Bhatta diventasse il Suo pujari (“sacerdote”). La tradizione di Vrindavana asserisce che Gopala Bhatta possa aver servito realmente la Divinità di Govindadeva per qualche tempo, ma si sa che alla fine egli iniziò ad adorare la propria Divinità, che chiamò Sri Radha-Ramana. Inoltre, egli fece costruire un magnifico tempio in onore della Divinità. Questo tempio, il Radha-Ramana Mandir, è attualmente considerato uno dei templi Gaudiya vaisnava più importanti all’esterno del Bengala. Tuttavia, nel momento in cui la lettera di Rupa e Sanatana arrivò a Puri, le Divinità (e il tempio) di Radha-Ramana, non erano ancora state installate. A beneficio della narrativa biografica, quindi, la storia che si riferisce a queste Divinità e a questo tempio, sarà rivelata in seguito.

Quando Sri Caitanya ricevette la lettera di Rupa e Sanatana ne condivise felicemente il contenuto con i devoti di Puri, Nityananda Prabhu, Advaita Acarya, Haridasa Thakura, e Gadadhara Pandita. Egli iniziò a descrivere le buone qualità di Gopala Bhatta Gosvami, e parlò loro dei quattro mesi da Lui trascorsi insieme alla famiglia di Gopala Bhatta a Sri Rangam. Sopraffatto dalla gioia, Sri Caitanya spedì immediatamente un messaggero con una lettera per Rupa e Sanatana Gosvami. Insieme a questa lettera, Egli spedì a Gopala Bhatta un pacco che conteneva un Suo perizoma ed altri oggetti personali. Tradizionalmente, questi oggetti sono considerati degni di adorazione da parte dei devoti. Un oggetto in particolare —un piccolo seggio di legno, alto circa 30 centimetri, e largo 25, usato da Sri Caitanya Stesso— è tuttora visibilmente adorato nel tempio di Sri Radha-Ramana.

Quando quella prima lettera e il pacco arrivarono a Vrindavana, tutti i sadhu, specialmente Rupa e Sanatana, andarono in estasi. Gopala Bhatta era profondamente grato che Sri Caitanya avesse mandato il Suo indumento, e custodì la sacra paraphernalia per il resto della sua vita. Inoltre, quando Sri Rupa Gosvami lesse la lettera, trovò istruzioni specifiche per Gopala Bhatta: “Non dipendere dal desiderio di protezione e non adottare una residenza permanente. Ti prego di trascorrere la maggior parte del tuo tempo assistendo Rupa e Sanatana nel compilare la letteratura trascendentale, e nello studiarla.” Egli prese a cuore queste istruzioni, e presto scrisse un libro intitolato Sat-kriya-sara-dipika, un classico sui princìpi del vaisnavismo Gaudiya. Poi compilò l’Hari-bhakti-vilasa, che era stato scritto da Sanatana Gosvami. In aggiunta, egli scrisse una colta introduzione al Sat-sandarbha di Jiva Gosvami e un commentario al Krishna-karnamrita di Bilvamangala Thakura.

Poiché il suo più importante contributo alla letteratura del vaisnavismo Gaudiya servì a definire i riti e i rituali del graduale progresso spirituale, qui di seguito riportiamo una breve ricerca di queste particolari opere: Il Sat-kriya-sara-dipika, tradotto approssimativamente come “La torcia che illumina l’essenza dei rituali spirituali”, opera che tratta principalmente della vita matrimoniale. Esso delinea molto accuratamente i dieci samskara, ossia i rituali sacri: dal matrimonio, alla fecondazione, alla cerimonia del taglio dei capelli, fino all’inizio dell’apprendimento e allo studio delle Scritture. Con questo lavoro Gopala Bhatta Gosvami cercò di aiutare le persone comuni offrendo loro una valida guida rispetto al matrimonio e alla ricerca graduale della vita spirituale, sia per se stessi sia per la loro prole. In seguito, egli compose un opera chiamata Samskara Dipika, che illustra le regole del comportamento e la condotta dei sannyasi, o rinuncianti. Esso offre particolari che spiegano i nomi dei sannyasi vaisnava e i rituali basati sulle Scritture, con i quali si può adottare ufficialmente la vita del mendicante errante. Sia il Sat-kriya-sara-dipika sia il Samskara Dipikaelaborano il concetto di sacrificio del fuoco e dell’iniziazione così come essi erano stati insegnati originariamente nella tradizione vedica.

Naturalmente, la sua opera più importante, l’Hari-bhakti-vilasa, viene generalmente attribuita a Sanatana Gosvami, almeno nella sua forma originale. È detto che Gopala Bhatta in seguito ne produsse una versione abbreviata, e ad essa aggiunse il Dig-darshini-tika, che è il commentario di Sanatana Gosvami. Alcuni affermano che il piano originale per l’Hari-bhakti-vilasa aveva avuto origine da Gopala Bhatta, ma esso venne comunque iniziato da Sanatana Gosvami. A causa di questa confusione, la reale paternità è controversa. Tuttavia, la mastodontica opera è inevitabilmente associata a entrambi i loro nomi.

La prova storica a proposito della paternità è per ammissione confusa. Per quanto si riferisce a Srila Gopala Bhatta, l’Hari-bhakti-vilasastesso asserisce che egli scriveva per la soddisfazione di Raghunatha dasa, di Rupa e Sanatana, ma negli scritti di Jiva Gosvami e di Krishnadasa Kaviraja, la paternità dell’opera viene inequivocabilmente attribuita a Sanatana. Nel suo Bhakti-ratnakara, Narahari Chakravarti afferma che in realtà Sanatana scrisse l’Hari-bhakti-vilasama attribuì il lavoro al suo più giovane contemporaneo. Ciò nonostante, il nome di Gopala Bhatta nel testo stesso, non può essere ignorato. Per conseguenza, i moderni storici vaisnava hanno naturalmente concluso che l’opera fu il frutto di una cooperazione. Sriman Manohardas, nel suo Anuragavalli, afferma a sua volta che Sanatana scrisse il trattato originale, ma aggiunge che Gopala Bhatta deve averne scritto i passi illustrativi (p. es., le citazioni tratte dalle Scritture).

Alcuni storici suggeriscono che Sanatana voleva che la sua smriti fosse rispettata dai brahmana ortodossi, e poiché alcuni di essi lo disapprovavano a causa della sua associazione con i musulmani, (infatti, Sanatana stesso non poteva entrare nel tempio di Jagannatha per ragioni analoghe), egli permise che il suo libro venisse “pubblicato” da Gopala Bhatta, che proveniva da una famiglia di vaisnava pucka dell’India del sud. Che questo sia realmente avvenuto o no, la visione ortodossa è giunta ad accettare tale cooperazione. Secondo Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada: “Il materiale che costituisce il tema dell’Hari-bhakti-vilasa di Sanatana Gosvami fu raccolto da Srila Gopala Bhatta Gosvami ed è conosciuto come una smriti vaisnava.”

L’Hari-bhakti-vilasa è conosciuta come una smriti vaisnava, e in quanto tale, ha un ruolo importante nello studio e nella pratica del vaisnavismo Gaudiya. Composto di venti capitoli, ognuno dei quali è definito vilasa, il libro rivela tutti i tranelli e i pericoli sulla via della bhakti. Con un analisi scientifica graduale, il lettore accompagna Gopala Bhatta mentre egli lo conduce attraverso le norme e le regole fondamentali, fino ai più elevati livelli dell’etichetta vaisnava. Si deve tuttavia notare che l’Hari-bhakti-vilasa è adatto in particolar modo all’India, ed è possibile che vi siano stati apportati cambiamenti secondo il tempo, il luogo e la circostanza. Queste correzioni, comunque, devono essere compiute soltanto da un acaryainvestito di potere che faccia parte della successione di maestri. Questo è il verdetto di Gopala Bhatta Gosvami.

Vivendo la sua vita come una incarnazione delle Scritture, la fama di Gopala Bhatta si diffuse in tutta l’India, dove egli fu conosciuto come il fratello minore di Rupa e Sanatana. A Vrindavana la sua reputazione di maestro nel procedimento della bhakti diventò preminente in modo particolare dopo una visita al fiume Gandaki, in Nepal. Lassù, egli si procurò dodici shila (pietre che sono considerate sacre incarnazioni di Krishna) e le portò a Vrindavana. Il viaggio verso il Nepal e ritorno furono ardui, considerando che a quel tempo si viaggiava a piedi, ma Gopala Bhatta era imperturbabile. Arrivato a Vrindavana, tuttavia, egli si sentì squalificato per adorare le sue sacre pietre. Con cura, mise le shila nel sacro fiume, mentre recitava i mantra appropriati, ma le pietre sacre con un balzo tornarono spontaneamente nelle sue mani. Cercando due o tre volte di lasciarle nel fiume, egli scoprì di non riuscire nel suo intento, perché lo stesso fenomeno mistico si ripeteva di continuo. Egli lo accettò come un segno di Krishna che gli indicava di portarle a Vrindavana e di adorarle. Così fece, e presto fu conosciuto a Vrindavana come il Gosvami che adorava dodici shila eccezionali. Egli le portava sempre con sé in una borsa di stoffa appesa al collo.

Nel 1542, otto anni dopo la scomparsa di Sri Caitanya, Gopala Bhatta sentì il bisogno di adorare una Divinità più simile alla Divinità di Govindaji di Rupa Gosvami. Questo bisogno si fece particolarmente acuto quando un ricco mercante gli diede dei gioielli, degli ornamenti, e stoffe eleganti per l’adorazione del Signore. Poiché le shila non hanno una forma simile a quella umana, Gopala Bhatta pensò che questi ornamenti non potevano essere usati appropriatamente nella loro adorazione. Quindi collocò tutti quegli articoli davanti alle sue shila e pregò con fervore di ricevere l’indicazione giusta, cosa che, almeno per quella particolare sera, non gli fu accordata.

Il mattino seguente, tuttavia, egli si rese conto che una delle shila, conosciuta come la Damodara-shila, si era trasformata in una Divinità di Krishna incomparabilmente bella, proprio come aveva desiderato. Sopraffatto dalla felicità, cadde a terra in tutta umiltà e cominciò a offrire umili preghiere e profondi elogi. Informati del miracoloso evento, Rupa, Sanatana, e molti altri vaisnava anziani accorsero nella sacra zona dove Gopala Bhatta stava offrendo omaggi d’amore. Tutti loro si trovavano là quando egli conferì il nome alla Divinità: Sri Radha-Ramanadev. La tradizione locale asserisce che alla Divinità fu conferito questo nome (che si riferisce a “Krishna che dà piacere a Radharani”), perché l’area in cui la Divinità era apparsa si trova vicino a quella della danza rasa, dove Krishna incrementò l’attaccamento e l’amore di Radharani per Lui, scomparendo.

Questa Divinità di Radha-Ramana è adorata ancora oggi nello stesso luogo, sebbene il moderno tempio di Radha-Ramana di Vrindavana ora vanti un imponente muro di cinta che venne costruito appena fuori dal muro settentrionale di Nidhivan. La struttura originale del tempio è stata ricostruita molte volte, l’ultima delle quali fu completata nel 1826 da Shah Kundan Lal e da suo fratello Shah Phundan. Sebbene Sri Radha-Ramanadev Stesso non sia alto più di 30 centimetri, i pellegrini giungono ancora da ogni parte dell’India appositamente per vedere la Sua sbalorditiva bellezza. In effetti, la Sua misura minuta contribuisce alla Sua speciale bellezza. Inoltre, tra tutte le Divinità originali dei Gosvami, soltanto Radha-Ramana si trova ancora a Vrindavana. Anche questo può essere attribuito alla misura della Divinità: le sentinelle del tempio dedussero che i soldati musulmani, che stavano distruggendo tutti gli “idoli indu’”, avrebbero fortunatamente trascurato Radha-Ramanadev, a causa della Sua misura troppo piccola. I benefattori della Divinità ebbero ragione, e i musulmani non distrussero mai la Divinità originale.

Curiosamente, non vi è alcuna Divinità di Radharani nel tempio, ma alla sinistra di Radha-Ramana, c’è una coroncina d’argento, che rende palese la Sua presenza. Una volta, molti anni dopo la prima apparizione di Radha-Ramana a Gopala Bhatta, il Bhatta stava adorando la Divinità e fu sopraffatto dal desiderio di Sri Caitanya, provando intensamente il sentimento dell’amore in separazione. Ricordando di avere, una volta, espresso a suo padre il suo desiderio di adorare Sri Caitanya, cominciò a sentire una mancanza di castità nella adorare la sua Divinità di Radha-Ramana. Dopo tutto, sebbene in un certo senso la Divinità fosse non differente da Sri Caitanya, Essa era comunque una manifestazione di “Krishna” che suona il Suo flauto.

Appena Gopala Bhatta Gosvami iniziò a sentire queste emozioni, la Divinità manifestò il Suo aspetto di Sri Caitanya. Le lacrime d’amore di Gopala Bhatta presero a fluire simili al fiume Ganga, quando realizzò, ancora una volta, l’identità di Sri Caitanya con Krishna, ora nella forma di Radha-Ramanadev. Gopala Bhatta Gosvami giunse così ad essere accettato come una tra le grandi autorità del vaisnavismo caitanyta e iniziò a quest’ordine luminari come Srinivasa Acarya e Gopinatha Pujari; quest’ultimo funse da sacerdote capo al tempio di Radha-Ramana, considerandola la missione della sua vita.

Egli desiderava che la propria famiglia si prendesse cura della Divinità di Radha-Ramana per il futuro, tuttavia, dovette affrontare un problema serio: aveva accettato il voto di celibato a vita! Gopala Bhatta Gosvami risolse il problema chiedendo al fratello minore di Gopinatha, Sri Damodara, di sposarsi e di creare una progenie. La linea dei servitori di Radha-Ramana, di questa famiglia continua tuttora ininterrotta. Si scoprì presto che Gopala Bhatta Gosvami era un incarnazione di Ananga Manjari, la giovane, divina, sorella di Radharani, sebbene a volte si dica che egli era un incarnazione di Guna Manjari. Il suo intenso studio e l’elaborata conoscenza delle Scritture gli conferirono la reputazione di uno dei più importanti eruditi religiosi dell’India, mentre il suo amore e la sua devozione per Sri Caitanya e Radha-Ramanadev lo hanno fatto assurgere allo status di santo. Ora egli viene ricordato come uno dei sei Gosvami di Vrindavana, e fino ai giorni nostri, seguaci reverenti commemorano la sua vita esemplare visitando regolarmente la sua tomba (samadhi) al Mandir di Radha-Ramana.

(da I sei Gosmvami di Vrindavana di Satyaraja dasa, Steven Rosen - All rights reserved)

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