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ugra narasimha

L'Ira Suprema

Migliaia di anni fa una meravigliosa incarnazione di Dio rivelò la relazione tra l'ira divina e l'amore trascendentale.

Bellezza crudele. Occhi rossastri che sfavillavano in un terribile viso contorto dalla rabbia. Una forma massiccia dalle braccia potenti che si agitano in ogni direzione. Un essere metà uomo e metà leone con un enorme serpente dalle innumerevoli teste che si alza e si attorciglia dietro le Sue spalle e  uno splendido ma proibito alone di luce. E' Nrisimha che attacca e uccide il demoniaco re Hiranyakasipu. Sangue che schizza e Nrisimha, come un leone sulla preda, ruggisce vittorioso, la criniera d'oro splendente sul Suo capo regale. La Sua ira è terribile e ciononostante vicino a Lui c'è un fragile bambino con un sorriso radioso che Gli offre una ghirlanda di fiori.

Quando vi siete recati per la prima volta in un tempio di Krishna sarete rimasti forse sorpresi nel vedere dipinti che raffigurano questa scena, esposti con grande dovizia nel tempio o sull'altare. Chi è Nrisimha e in che modo è collegato agli amanti della pace, i vegetariani Hare Krishna?

Incredibilmente Sri Nrisimha ("metà uomo e metà leone") è una delle loro più amate incarnazioni. Suo speciale passatempo è proteggere tutte le anime che si sono abbandonate a Lui evidenziando così lo straordinario legame che lega il Signore Supremo ai Suoi cari devoti. Non differente da Krishna, il pastorello dalla carnagione blu che affascinava i pacifici abitanti del villaggio di Vrindavana cinquemila anni fa, Nrisimha dimostra che il Suo puro devoto non perirà mai. La Sua apparizione è uno degli episodi storici più drammatici che vengono descritti esclusivamente e con chiarezza nelle Scritture vediche, in particolar modo nello Srimad Bhagavatam, e si svolge in un'epoca molto antica, molte migliaia di anni fa.

Un potente re ateo di nome Hiranyakasipu desiderava l'immortalità in questo mondo materiale, aspirazione prediletta di coloro che non sono in grado di immaginare un'esistenza al di fuori del regno animale. Hiranyakasipu desiderava ardentemente solo la ricchezza, il potere e il piacere dei sensi: il suo nome stesso significa colui che ama l'oro e i letti soffici. Poiché i piaceri materiali possono essere ottenuti limitatamente al corpo fisico, il naturale obiettivo di un materialista come Hiranyakasipu non poteva che essere quello di allungare il più possibile la vita del corpo. Era questa l'"immortalità" cui Hiranyakasipu aspirava.

Per raggiungere il suo scopo, egli compì per 36.000 anni austerità strazianti con l'intento di ottenere il favore e la benedizione di Sri Brahma, capo degli esseri celesti. Le sue austerità erano talmente penose che l'intero universo ne fu così disturbato da costringere gli esseri celesti a pregare Brahma di porre termine alle sue terribili penitenze. Allora Brahma che è un potente agente del Signore Supremo, responsabile della creazione dell'intero cosmo materiale, pur essendo a conoscenza del suo grande desiderio di immortalità, si recò da Hiranyakasipu pur non essendo in grado di garantirgli questa benedizione.

Benché Brahma viva per molti milioni di anni,  dalla creazione alla distruzione,  anche lui muore e non poteva di conseguenza dare a Hiranyakasipu qualcosa che lui stesso non possedeva. Hiranyakasipu fece allora astutamente questa richiesta: chiese di non essere ucciso da nessuna arma al coperto o allo scoperto, di giorno o di notte, sulla terra o nell'aria, da animali o da esseri umani viventi o non viventi. Dopo essersi assicurato questa benedizione Hiranyakasipu si convinse di aver veramente ottenuto l'immortalità. Chi avrebbe potuto fermarlo adesso?

Hiranyakasipu era colmo di intenso odio per il Signore Supremo. Anticamente, quando il Signore nella forma di cinghiale aveva ucciso il suo demoniaco fratello Hiranyaksa, Hiranyakasipu aveva fatto voto di vendicarne la morte e aveva quindi pianificato con crudele determinazione di conquistare l'intero universo. Sconfisse così i governatori di tutti i pianeti e obbligò i grandi esseri celesti a piegarsi di fronte a lui e ad adorarlo. Il suo regno fu oppressivo e rigido; la gente viveva terrorizzata da questo tiranno che nessuno era in grado di sopprimere.

Nella nostra epoca abbiamo avuto esperienza di dittatori che terrorizzano i loro cittadini, ma nessuno è stato mostruoso come Hiranyakasipu che dominò l'universo piegandolo al suo dominio tirannico mentre la gente indifesa pregava il Signore chiedendo il Suo aiuto. Hiranyakasipu aveva quattro figli e di questi Prahlada era il migliore. Mentre si trovava ancora nel grembo della madre Prahlada aveva ascoltato Narada parlare della filosofia trascendentale della Coscienza di Krishna ed era diventato un puro devoto del Signore.

Aveva un carattere ideale; le sue qualità erano tanto elevate quanto quelle del padre erano abominevoli. Nonostante fosse solo un bambino non provava alcun attaccamento per le frivolezze e gli agi; preferiva meditare sulle gloriose attività del Signore. Hiranyakasipu amava molto Prahlada ma il suo affetto iniziò a scemare quando apprese che il bambino istruiva i suoi compagni di scuola nel servizio di devozione a Sri Krishna. Hiranyakasipu chiamò allora suo figlio e prendendolo sulle ginocchia gli chiese cosa stesse imparando a scuola. Prahlada rispose serenamente che stava iniziando a comprendere quanto fossero folli gli obiettivi materialistici e quanto fosse necessario per le persone intelligenti dedicare il proprio tempo al servizio del Signore Supremo.

Questa risposta fece infuriare Hiranyakasipu che diede ordine di uccidere il figlio, compito che però si dimostrò molto difficile da eseguire. Prahlada fu gettato fra le zampe degli elefanti, fu colpito da armi mortali e scaraventato giù da una montagna. Fu torturato e avvelenato, ma nonostante tutti questi tentativi restò illeso. Durante le traversie che fu costretto a subire non faceva che meditare su Krishna che lo proteggeva dal pericolo.

Hiranyakasipu non riusciva a sopportarlo. Credendosi il controllore supremo dell'universo non riusciva a capire perché il bambino non potesse essere ucciso. Diventò sempre più terribile: chi era più potente di lui? Chi forniva tutta questa forza al bambino? Essendo Prahlada determinato al silenzio, Hiranyakasipu decise una volta per tutte di ucciderlo con le sue stesse mani. Mentre Prahlada stava immobile e sottomesso di fronte a lui, il padre, in grande agitazione, lo rimproverava aspramente: voleva sapere da dove proveniva la misteriosa forza del figlio. Prahlada rispose che la sua forza proveniva dalla stessa fonte da cui proveniva quella del padre: da Krishna, il Signore Supremo.

"Caro padre, ti prego, abbandona la tua mentalità demoniaca. Non fare discriminazione nel tuo cuore tra nemici e amici; rendi la tua mente equanime verso tutti. Non c'è altro nemico in questo mondo che una mente sviata e priva di controllo. Quando consideriamo tutti gli esseri su un piano di uguaglianza, allora ci troviamo in una posizione che ci permette di adorare perfettamente il Signore". (Srimad Bhagavatam 7.8.9).


Queste parole non fecero che offendere ulteriormente Hiranyakasipu che in preda all'ira chiese di vedere l'Essere Supremo che il figlio gli descriveva.

"O infelice Prahlada, tu hai sempre descritto un essere supremo, che non sono io, un essere supremo che trascende ogni cosa, che controlla ogni essere ed è onnipervadente. Ma dov'è? Se si trova in ogni luogo, allora perché non si trova qui davanti a me, in questa colonna? Poiché stai dicendo tante sciocchezze ora ti staccherò la testa dal corpo. Vediamo se il tuo Dio così degno di adorazione viene a proteggerti. Voglio proprio vedere!" (Srimad Bhagavatam 7.8.12-13).


Lo sfortunato re picchiò allora il pugno contro una colonna di marmo. Un rumore terribile salì dalla profondità della colonna e l'intero universo ne fu terrorizzato. Quando la colonna esplose con forza tremenda, l'intero salone si riempì dell'immensa forma divina di Sri Nrisimha che, infuriato per la crudeltà di Hiranyakasipu nei confronti di Prahlada, cercava con occhi feroci tra la folla l'oggetto della Sua ira.

Hiranyakasipu pensò scioccamente di poter sconfiggere Nrisimha come aveva sconfitto tutti i suoi oppositori. Combatté ferocemente contro il Signore che gli concesse sportivamente l'onore di un combattimento prolungato. Ma Hiranyakasipu, pur essendo la più potente creatura dell'universo, non era che un giocattolo per il possente Nrisimha. Mentre gli esseri celesti osservavano ansiosamente il combattimento, il Signore esibiva il Proprio magnifico coraggio in battaglia. Infine, stanco delle buffonate del Suo sperduto avversario, lo prese sulle ginocchia e lacerandogli l'addome con le unghie, squartò il re demoniaco.

Nrisimha uccise Hiranyakasipu in modo tale che le benedizioni di Brahma rimanessero intatte. Hiranyakasipu non fu ucciso né da un essere umano, né da un animale ma dallo Stesso Signore Supremo, mezzo uomo e mezzo animale. Nrisimha uccise Hiranyakasipu sulle Sue ginocchia, quindi né sulla terra né nel cielo. Lo uccise sulla porta della sala riunioni che era quindi né al coperto né allo scoperto. Lo uccise al crepuscolo, quindi né di notte né di giorno e non usò nessun tipo di arma perché lo uccise con le Sue unghie.

Benché Krishna non fosse obbligato a rispettare le benedizioni concesse a Hiranyakasipu, le mantenne perché Brahma è Suo devoto. Krishna è molto fiero di sostenere le promesse dei Suoi devoti. Dopo la morte di Hiranyakasipu, Nrisimha, che aveva ucciso così facilmente il più spaventoso tiranno dell'universo, continuò a ruggire e a infuriarSi terrorizzando tutti ad eccezione di Prahlada che vedeva Nrisimha semplicemente come il Suo Signore da adorare e si avvicinò ansiosamente a Lui con una ghirlanda di fiori. Nrisimha fu profondamente compiaciuto del fedele Prahlada e gli chiese quale benedizione desiderasse.

Prahlada si disse però completamente soddisfatto della sua meditazione sul Signore ma, compassionevole, pensò al bene di suo padre. Gli chiese quindi di liberare Hiranyakasipu dal tormento dei suoi desideri demoniaci. Il Signore Supremo, Nrisimha, lo rassicurò dicendogli:

"Caro Prahlada che sei così puro e così santo, tuo padre è stato purificato insieme con ventuno antenati della tua famiglia. Poiché tu sei nato in questa famiglia, l'intera dinastia è stata purificata. Dovunque si trovino devoti sereni, equilibrati, di buon comportamento e ornati di tutte le buone qualità, il luogo e le dinastie che lo abitano, anche se sono composte di peccatori sono purificati" (Srimad Bhagavatam 7.10.1819).


Nella società materialistica attuale c'è una continua battaglia tra atei e devoti. Il devoto deve combattere la contaminazione dei desideri materiali e la contaminazione di coloro che vengono controllati da tali desideri. La protezione di Nrisimha dimora in quei valorosi devoti che predicano le glorie del servizio devozionale in un mondo corrotto dall'ateismo. Nrisimha offre ai devoti il rifugio di cui hanno bisogno per rimanere puri e fedeli. Quando si sentono in pericolo i devoti spesso cantano la loro preghiera preferita a Nrisimha:

tava kara-kamala-vare nakham adbhuta-sringam
dalita-hiranyakasipu-tanu-bhringam
kesava dhrita-narahari-rupa jaya jagadisa hare
jaya jagadisa hare jaya jagadisa hare

"O Kesava! O Signore dell'universo! O Signore Hari, che hai assunto la forma di metà uomo e metà leone! Tutte le glorie a Te! Proprio come si può schiacciare facilmente una vespa tra le unghie, così, nello stesso modo, le unghie appuntite delle Tue meravigliose mani di loto hanno strappato il corpo del demone Hiranyakasipu. Tutte le glorie a Sri Hari, il Signore dell'Universo".

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.59

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