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Qualunque sia il metodo...
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Chiunque puo' sacrificare una...
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separatore iskcon

lord varaha

Sri Varahadeva

Quando Dio prende la forma di un cinghiale, Egli è sempre Dio; nella Sua trascendentale purezza,
cattura il cuore dei Suoi Devoti.

di Aja Govinda Dasa

La mitologia greca rappresenta il Titano Atlante, che sostiene la Terra, sempre oppresso dal suo peso. Il Signore Supremo, invece, nella Sua forma di un gigantesco cinghiale ha sollevato Madre Terra sulle Sue zanne così facilmente come un elefante coglie un fiore di loto. Questa forma del Signore è apparsa due volte per salvare Madre Terra, una all’inizio della creazione quando essa giaceva senza speranza nelle profondità dell’oceano Garbhodhaka (che riempie metà dell’universo) e la seconda quando l’opera del potente demone Hiranyaksa aveva turbato tanto il suo equilibrio da farla cadere di nuovo nell’oceano Garbodhaka. Per questa ragione il Signore è celebrato come marito e protettore di Madre Terra ed insieme sono adorati come Bhumi-Varaha.

Sveta-varaha l’Incarnazione del Cinghiale Bianco

All’inizio della creazione, il Signore Brahma, creatore dell’universo, istruì il figlio Svayambhuva Manu, il padre originale dell’umanità, affinché generasse la discendenza umana e guidasse i suoi discendenti sul sentiero del servizio devozionale alla Suprema Personalità di Dio. Manu però vide che la terra, la dimora degli esseri umani, era sommersa nell’oceano Garbodhaka e allora chiese a suo padre di recuperarla. Mentre il Signore Brahma valutava il da farsi, un minuscolo cinghiale uscì dalla sua narice. Prima che Brahma potesse accorgersi di lui, il cinghiale espanse il suo corpo nel cielo nella dimensione di un grande elefante. All’inizio Brahma rimase perplesso alla vista di questo stupefacente cinghiale, ma poi comprese che si trattava di un’incarnazione della Suprema Personalità di Dio. Il frastuono del grugnito dell’incarnazione cinghiale piacque a Brahma che si sentì rassicurato dal fatto che il Signore avrebbe risolto tutti i suoi problemi.

Nonostante che il Signore appaia nella forma di cinghiale per salvare Madre Terra dal fango dell’oceano Garbodhaka, Egli rimane immacolato ed eternamente trascendentale ad ogni contaminazione materiale. In realtà il Signore Varaha, l’incarnazione nella forma di cinghiale, è noto per essere i Veda personificati. Il respiro di Sri Krishna è la sorgente originale di tutti i Veda. Come primo ricettacolo della conoscenza vedica, Brahma inspirò il respiro del Signore e poiché il Signore Varaha uscì con il respiro di Brahma, Egli è i Veda personificati.

Dopo essersi espanso, il Signore Varaha volò nel cielo, agitando la coda come una frusta ed illuminando l’intero universo con il Suo splendore, che è l’origine di ogni forma di luce. Il Signore Varaha fiutò la terra con il suo potente senso dell’odorato e trovatala che giaceva sul fondo del Garbhodaka la sollevò sulle Sue potenti zanne. I saggi che furono testimoni di questa impresa glorificarono il Signore come mahidhrah, ”Colui che sostiene la terra.”

Questa parola può anche significare “grande montagna”, significato appropriato in questo caso perché il corpo infallibile del Signore Varaha, su cui posava la terra, somigliava al picco di una montagna decorata da una nuvola. I saggi descrissero l’intera scena come vibhramah, che significa “bellezza”, ma anche ”illusione” Senza dubbio la scena era bella, ma perché illusoria? Perché nonostante che il Signore avesse sollevato la terra sulle Sue zanne, lo aveva fatto senza sforzo, proprio come senza sforzo Egli sostiene miriadi di universi. Emergendo dall’acqua il Signore Varaha scosse il Suo corpo spruzzando i saggi dei più elevati sistemi planetari. I saggi si sentirono purificati perché quell’acqua aveva toccato il corpo sacro del Signore i cui piedi di loto sono l’origine del Gange.

Il poeta vaisnava del dodicesimo secolo Jayadeva così loda il Signore Varaha: “O Kesava! O Signore dell’universo! O Signore Hari che hai assunto la forma di un cinghiale! Tutte le glorie a Te! La terra che era sprofondata nell’oceano Garbhodaka in fondo all’universo è ferma sulla punta della Tua zanna come un punto sulla Luna.”

Rakta-varaha: l’incarnazione del Cinghiale Rosso

La seconda incarnazione nella forma di cinghiale si manifestò per uccidere Hiranyaksa, l’archetipo Daitya, la progenie atea di Diti. Lo Srimad-Bhagavatam narra che una volta Diti convinse suo marito, Kasyapa Muni, ad unirsi a lei al crepuscolo, ora riservata all’adorazione del Signore Supremo. Nonostante che Diti e Kasyapa seguissero rigidamente i principi religiosi, la loro trasgressione portò alla nascita dal grembo di Diti di due gemelli atei. Durante la sua gravidanza il sole rimase oscurato e quando partorì i gemelli terremoti e comete predissero eventi non favorevoli, nuvole nere fecero piovere immondizie e le mucche emisero sangue dalle mammelle.

Sconcertati da questo sconvolgimento, gli esseri celesti chiesero aiuto a Brahma ed egli raccontò loro la storia che aveva portato alla nascita dei gemelli demoni. Quando un tempo i quattro figli di Brahma chiamati Kumara si recarono a visitare il Signore Visnu nella Sua imperitura dimora, Vaikuntha, due guardiani delle porte, Jaya e Vijaya, impedirono loro di entrare. Sorpresi dal comportamento offensivo dei due guardiani, i Kumara li condannarono a nascere nel mondo materiale. Sebbene arroganti, i due guardiani erano tuttavia devoti del Signore, che per proteggerli da ulteriori maledizioni arrivò sulla scena per pacificare i saggi.

Le scritture vediche c’informano che il Signore aveva organizzato tutta questa storia al fine di poter soddisfare il Suo desiderio di combattere con avversari potenti. Perciò non modificò la maledizione dei saggi e Jaya e Vijaya nacquero da Diti come Hiranyakasipu e Hiranyaksa. Per compiacere suo fratello Hiranyakasipu, il cui nome indica una grande passione per le ricchezze e il piacere dei sensi, Hiranyaksa sconfisse i principali governanti dell’universo e rubò le loro ricchezze. In accordo con il significato del suo nome, Hiranyaksa o “colui il cui occhio cerca sempre l’oro” scavò le ricchezze della terra sepolte e sconvolgendone l’equilibrio ne provocò la caduta nell’oceano Garbhodaka.

Un giorno Hiranyaksa si tuffò nel Garbhodaka e nuotò fino alla dimora di Varuna per combattere contro di lui. Varuna, Signore dei mondi acquatici, rifiutò di combattere e lo consigliò invece di affrontare il Signore Visnu che poteva eliminare per sempre il suo orgoglio. Proprio allora, il Signore Varaha aveva tratto in salvo Madre Terra dall’oceano Garbhodaka. Alla vista del pianeta terra che posava sulle zanne del Signore Varaha, Hiranyaksa, pieno di risentimento, così lo rimproverò: “O animale anfibio, il pianeta terra ci appartiene. Non potrai uscire di qui vivo se non ci restituisci il pianeta. Oggi ti spaccherò la testa con la mia mazza.”

Il Signore Varaha balzò fuori dall’acqua proprio come fa un elefante maschio quando esce da un laghetto perché assalito da un coccodrillo. Il demone inseguì il Signore gridandoGli: “O codardo, non provi vergogna a fuggire davanti a chi ti sfida?” Il Signore onnipotente posò la terra sull’acqua facendola galleggiare con la Sua suprema potenza. “O vanaglorioso Hiranyaksa,” disse il Signore. “Io sono veramente un cinghiale selvatico che desidera uccidere un cane come te. Smettila di parlare in modo così borioso e vinciMi se puoi.”

Così sfidato Hiranyaksa si agitò come un cobra. Si diresse verso il Signore e Lo attaccò con la sua mazza, ma il Signore schivò facilmente il suo colpo. Hiranyaksa e il Signore si colpirono ripetutamente a vicenda, ma entrambi schivarono abilmente i colpi del nemico. Lo scontro brutale fece perdere sangue ad entrambi. Ogni ferita aumentava la collera degli adirati contendenti, che sembravano due tori che combattono per una mucca.

Temendo la potenza del demone che aumentava all’avvicinarsi della sera, Brahma implorò il Signore Varaha di ucciderlo. Il Signore allora diresse la Sua mazza contro il mento del demone, che però Gliela strappò di mano. Varaha allora chiamò il Suo indistruttibile disco Sudarsana alla cui vista il demone scagliò la sua mazza e il suo tridente infuocato contro il Signore. Come un rapace afferra la sua preda, così il Signore afferrò la mazza e fece a pezzi il tridente con il Suo disco Sudarsana tagliente come un rasoio. Viste le sue armi distrutte, il demone colpì con il pugno l’ampio petto del Signore Varaha. Sebbene il pugno del demone avesse la potenza di frantumare la roccia, il suo rumore sordo sembrò al Signore quello di una ghirlanda di fiori.

Allora il demone ricorse alla magia, creando con l’illusione demoni, temporali, venti impetuosi, nuvole minacciose e un diluvio di macigni, ma il disco Sudarsana del Signore dissipò queste magie. Hiranyaksa allora provò a stritolare il Signore Varaha tra le sue braccia, ma il Signore, che non è limitato dallo spazio e dal tempo sfuggì alla presa del demone. Quando Hiranyaksa tentò un ultimo assalto, il Signore lo colpì alla base dell’orecchio. Sebbene il Signore lo avesse colpito casualmente, Hiranyaksa annaspò con gli occhi sporgenti che gli uscivano dalle orbite e cadde al suolo come un albero sradicato. Ricoperto dal sangue del demone, le gote del Signore Varaha tornarono ad essere rosse come un elefante diventa rosso scavando la terra.

Le Lodi dei Saggi

I saggi dei sistemi planetari superiori glorificarono il Signore Varaha come mayamaya ovverosia il Signore di tutta la conoscenza, di tutta la misericordia e di tutta l’illusione: Egli nella Sua onniscienza aveva localizzato Madre Terra, con benevolenza l’aveva inserita nella sua orbita e senza sforzo aveva sconfitto la magia di Hiranyaksa.

I saggi lodarono inoltre il Signore Varaha come l’insuperabile goditore di tutti i sacrifici. Sri Krsna conferma questo nella Bhagavad-gita 5.29, dove Egli descrive Se Stesso come bhoktaram yajna-tapasam cioè l’ultimo beneficiario di tutti i sacrifici e di tutte le austerità. Dalla Sri Isopanisad (Mantra 1) apprendiamo che tutto è proprietà del Signore Supremo e perciò il devoto si propone di compiacere il Signore usando tutto al Suo servizio. Invece chiunque stupidamente desideri di godere di ciò che appartiene al Signore Supremo viene distrutto come Hiranyaksa.

I saggi hanno descritto la pelle del Signore Varaha identica agli inni vedici e i peli del Suo corpo come pura erba kusa dei rituali vedici. Inoltre essi hanno affermato che il corpo trascendentale del Signore Varaha è esso stesso un sacrificio vedico. Perciò chiunque soddisfi il Signore Varaha ha già ottenuto lo scopo supremo di tutta la saggezza vedica, dei sacrifici e dell’austerità.

Aja Govinda Dasa, discepolo di Sua Santità Hanumatpresaka Swami ha conseguito un master d’informatica all’università di Harvard. A diciassette anni, ha conseguito con il massimo dei voti il diploma in ingegneria elettronica. Nel 2005 la Boise State University l’ha inserito tra i dieci studenti migliori.

Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

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Capitolo 05

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Capitolo 06

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