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Il denaro, Krishna e noi

Il modo in cui valutiamo, acquisiamo, usiamo il denaro e ci relazioniamo con esso riflette il nostro livello interiore di coscienza.

Di Visakha Devi Dasi

Sri Sukadeva Gosvami disse: “Il denaro non sta mai in un luogo solo, ma passa di mano in mano. In fin dei conti, nessuno può godere del denaro, che rimane proprietà di Dio, la Persona Suprema” (Srimad Bhagavatam 5.14.24)

Il denaro è energia di Dio. Egli l’ha creato, lo possiede e lo controlla: “Il Signore possiede e controlla tutto ciò che esiste in questo universo, sia l’animato sia l’inanimato.” (Isopanisad 1)

Krishna stabilisce quanto denaro deve ricevere ognuno di noi. Può sembrare causale che una persona nasca ricca e un’altra povera o che da poverissima diventi ricca e un’altra no, ma è la legge, del karma, di Krihsna che decide queste cose. Srila Prabhupada dice: “Ognuno pensa: Se sarò avido, riceverò di più”. Questo non è possibile. Non puoi possedere un centesimo in più di quello che ti è stato assegnato. (Lezione del 3 ottobre 1973) Poi scrive: “Per accumulare più denaro non è sufficiente fare più sforzi; se così fosse quasi tutti avrebbero una situazione economica uguale. In realtà, tutti ottengono i guadagni che sono stati loro destinati dal karma”. (Srimad-Bhagavatam 3.27.8)

La civiltà moderna sostiene il concetto errato che se lavoriamo più duramente otterremo più denaro e poiché il denaro ci permette di acquistare le cose che ci piacciono, con più denaro saremo più felici. La felicità è tuttavia diversa dal piacere dei sensi che il denaro ci procura. Questa è la ragione per cui quasi tutti noi siamo indaffarati e insoddisfatti, nonostante che guadagniamo e spendiamo grandi quantità di denaro e usiamo e possediamo un numero illimitato di cose. Il denaro non necessariamente porta la felicità. Non vedendo questa dura verità, molti di noi cercano la felicità nel denaro. La maggior parte della gente non è soddisfatta di avere il denaro strettamente necessario per il mantenimento della famiglia, e ne vorrebbe molto di più. Lo Srimad-Bhagavatam (4.22.33) ci dice: “Il pensiero costante, proprio della società umana, di guadagnare denaro e di usarlo per la gratificazione dei sensi porta alla distruzione del vero interesse di ciascuno. “ Nella nostra età confusa, solo la ricchezza è il segno del successo e il simbolo del prestigio e dell’influenza di una persona senza alcuna considerazione per il suo comportamento e per le sue qualità.

Il Denaro e il Nostro Lato Oscuro

Quando pensiamo che potremmo essere felici se solo potessimo permetterci certe situazioni e certe comodità materiali, l’avidità prende il sopravvento su di noi. Krishna dice che l’avidità è una delle tre porte che conducono all’inferno e che le altre due sono la lussuria e la collera. Noi pensiamo: “Oggi possiedo tutta questa ricchezza e secondo i miei piani ne otterrò ancora di più. Ora tutto questo è mio e domani avrò di più, sempre di più". (Bhagavad-gita 16.13) L’attrazione per il denaro ci porta ad abbandonare perfino i nostri amici e i nostri parenti. Srila Prabhuapda scrive: “A volte l’anima bisognosa di denaro ruba e imbroglia, anche se in apparenza sembra stare in compagnia di devoti per progredire spiritualmente”. (Srimad-Bhagavatam 5.14. Riassunto) E: “Se due persone s’imbrogliano vicendevolmente solo allo scopo di ricavarne qualche centesimo, diventano nemiche”. (Srimad-Bhagavatam 5.14.26) Schiavi della spinta dei sensi e della ricerca del denaro, bruciamo nel fuoco inestinguibile dei nostri desideri; perciò la qualità della nostra vita si abbassa e soffriamo.

Srila Prabhupada scrive: "Il denaro accumulato con mezzi illegali viene tolto ai cittadini avari con vari metodi di tassazione statale a favore dei fondi destinati a future guerre civili e internazionali che spendono il denaro per iniziative dannose e distruttive. I cittadini non si contentano più di guadagnare il denaro necessario per mantenere bene la famiglia e poter coltivare la conoscenza spirituale, due cose essenziali per la vita degli esseri umani. Ora tutti vogliono somme illimitate di denaro per soddisfare desideri insaziabili. In proporzione ai desideri illeciti delle persone, il denaro da esse accumulato viene portato via dagli agenti dell’energia illusoria in veste di medici, avvocati, agenti delle tasse, associazioni, istituzioni di cosiddetti santi uomini, carestie, terremoti e molte altre calamità simili … In realtà questa è la legge della natura; se il denaro non viene dedicato al servizio del Signore, viene speso come energia sprecata, in problemi legali o in malattie. Le persone sciocce non hanno occhi per vedere queste cose: perciò le leggi del Signore Supremo le ingannano. (Elevation to Krsna Consciousness, Capitolo 2)

L’avidità materiale non è tuttavia innata in noi, né la natura della nostra esistenza si occupa dei nostri affari e del nostro saldo bancario o di identificarci con le nostre realizzazioni materiali. La nostra ossessione per il denaro e per la sua acquisizione è una ricerca religiosa inappropriata, un’energia religiosa usata in modo sbagliato.

Il Lato Luminoso

Nel nostro intimo desideriamo mettere fine alla nostra permanenza in questo mondo di nascite e morti, di associazioni e di responsabilità, di fare e di agire. Vogliamo anche realizzare la possibilità incalcolabilmente più elevata e più importante offertaci dalla forma umana di vita. Ciascuno di noi sente che siamo fatti per ricevere un dono inestimabile e per ricambiare con un impegno e un servizio totali. Coloro che vivono per accumulare denaro perdono questa opportunità e soffrono. Noi però possiamo usare il denaro nel mondo giusto, per servire il suo creatore, realizzandone un vero vantaggio piuttosto che una perdita dissimilata.

Srila Prabhupada scrive: “Ogni cosa creata dall’energia materiale può essere messa in relazione con l’Assoluto mediante una atteggiamento di servizio. Che costituisce l’essenza della forza vivente. Il puro devoto del Signore conosce l’arte di ridare a ogni cosa la sua vera natura spirituale grazie a un atteggiamento di servizio…” (Srimad-Bhagavatam 2.1.29, spiegazione)

Il modo della questione è questo: voglio servire il Signore con tutto il denaro che mi ha concesso o voglio usarlo per trarne piacere? E’ la mia coscienza e non l’ammontare del denaro che posseggo a determinare la mia decisione.

Srila Prabhupada spiega: Materialismo non significa che si devono possedere tante cose. Si può essere un perfetto trascendentalista, spiritualista anche se si possiede il mondo intero e si può essere un grande materialista senza possedere neppure un centesimo. Perciò questa distinzione può essere fatta solo sulla base della coscienza. Se una persona è cosciente di Krishna pur possedendo il mondo intero, è uno spiritualista perfetto, mentre colui che ha rinunciato a tutte le cose del mondo, ma non è cosciente di Krishna, è un grande materialista. (Lettera del 23 aprile 1970)

Il Denaro e il Nostro Lavoro

La società vedica classifica le persone suddividendole in quattro grandi gruppi: i brahmana (gli insegnanti), gli ksatriya (i governanti), i vaisya (gli agricoltori e i commercianti) e i sudra (gli operai e gli artigiani). Ogni gruppo si relaziona in modo diverso con il denaro. Nella società tradizionale i brahmana accettano dei contributi dai loro studenti, ma poiché i loro desideri materiali sono minimi, tengono solo quello di cui hanno bisogno e danno il resto in carità. I brahmana non accumulano mai il denaro per vivere nel lusso, come potrebbero fare gli ksatriya e i vaisya, ma vivono sempre in modo austero, sapendo che il denaro svia con facilità la mente verso il materialismo.

Poiché gli ksatriya governano, hanno necessità di prestigio e di denaro, ma il loro dovere – e quello di tutti coloro che posseggono ricchezze – è donare generosamente in carità. I vaisya guadagnano il denaro per mezzo dell’agricoltura, della protezione delle mucche e del commercio. Coltivando cereali e altre necessità primarie, i vaisya mantengono se stessi e la propria famiglia senza dipendere dagli altri. Per tradizione i sudra non vengono pagati, ma ricevono cibo, alloggio e vestiario dalle altre tre classi in cambio dei loro servizi. Essi vengono mantenuti bene e sono felici. Il termine sudra si riferisce anche chiunque non abbia una preparazione e una conoscenza spirituale. Con questa definizione, quasi tutti oggi sono sudra e vediamo che cosa accade quando queste persone acquisiscono denaro: lo spendono senza freno in attività colpevoli o lo accumulano senza scopo. E faranno qualsiasi cosa per averne di più.

Il Denaro e le Fasi della Vita

Srila Prabhupada spiega che secondo le nostre Scritture, ai brahmacari (gli studenti celibi), ai vanaprastha (le persone ritirate) e ai sannyasi (i rinuncianti) “è permesso chiedere l’elemosina perché sono considerati figli della società, che è composta dai capofamiglia. In altre parole, la nostra civiltà vedica è il progetto più perfetto di comunità. Si suppone che solo i grihastha (i capofamiglia), specialmente gli ksatriya e i vaisya, guadagnino il denaro che viene distribuito a tutta la comunità”. (Lettera dell’11 febbraio 1970)

In altre parole i capofamiglia, che con i loro affari o la loro professione guidano i cittadini, devono guadagnare onestamente e usare il denaro per mantenere le proprie famiglie e darlo in carità diffondendo la coscienza di Krishna. In una lettera ad alcuni capofamiglia Srila Prabhupada scrisse: “Krishna vi darà l’intelligenza per impegnarvi in un lavoro onesto, brillante e soddisfacente al Suo servizio. Non c’è alcuna necessità d’impegnarsi in qualcosa di disonesto. Krishna ha messo a disposizione abbastanza denaro, ora guadagnatelo onestamente.” (Lettera del 24 gennaio 1977).

I grihastha non dovrebbero essere schiavi del desiderio di accumulare denaro e di aumentare inutilmente le loro comodità materiali. E se hanno del denaro in più, devono usarlo per la coscienza di Krishna. A questo fine, i grihastha possono tranquillamente tenere il loro denaro per poterlo usare all’occasione per una buona causa. Non è sbagliato tenere il denaro depositato in banca per un’emergenza. Una volta Srila Prabhupada disse che gli uomini dei villaggi indiani che vivevano in città guadagnavano il denaro e lo mandavano alla propria famiglia al villaggio. Le loro mogli intelligentemente risparmiavano quel denaro per poi acquistare del terreno. Quando il terreno era sufficiente, i mariti tornavano al villaggio ed erano autosufficienti grazie ai prodotti ricavati dalla terra. “Questa è una buona idea,” disse Prabhupada. “Rimanere nel villaggio con la famiglia.” (Conversazione del 4 gennaio 1977)

Ed diceva anche: “Il principio è che il marito cerca di guadagnare da vivere onestamente e a casa la moglie dovrebbe essere così intelligente che qualunque somma di denaro il marito abbia guadagnato, farà in modo che sia sufficiente e non chiederà 'Porta altro denaro, porta altro denaro, portane di più …' Allora la famiglia sarà felice”. (Conversazione del 14 giugno 1976)


Il punto principale è che tutti devono imparare a spendere il denaro solo per giusti motivi.

Il Denaro e il Servizio a Krishna

I devoti capofamiglia sono obbligati a guadagnare il denaro perché senza di esso non è possibile vivere nel mondo materiale Nella Caitanya Caritamrita (Madhya-lila 16.238), Sri Caitanya Mahaprabhu dice a Raghunatha: “Non dovresti fare il devoto per esibizione e praticare una falsa rinuncia. Per il momento godi del mondo materiale in modo sobrio e non attaccarti ad esso”. In altre parole i capofamiglia non rinunciano a guadagnare denaro, ma mentre lo guadagnano pensano costantemente a Krishna e si considerano umili servitori della società. I capofamiglia che sanno che il Signore possiede e controlla tutto il denaro non tendono a pensare troppo a come accumularlo e usano tutto quello che hanno per Lui. Srila Prabhupada scrive: “Se s’impegna al servizio del Signore tutto il denaro guadagnato onestamente, allora quello è servizio spirituale offerto a Dio, la Persona Suprema, al maestro spirituale e ai Vaisnava”. (Caitanya Caritamrta, Antya-lila 6.275, spiegazione)

I devoti vivono secondo i loro mezzi: “Poiché desidera soddisfare il Signore, il devoto è disposto ad accettare tutte le ricchezze del mondo se questa è la volontà del Signore, e a usarle per servirLo, ma se il Signore non vuole non accetterà nemmeno un centesimo”. (Bhagavad-gita 1.32-35, spiegazione)

La frugalità è perfettamente accettata dai devoti perché sanno che è il loro avanzamento spirituale e non i grandi introiti o un’opulenza vistosa, che soddisfa il loro maestro spirituale. “Perché dovremmo preoccuparci delle necessità della vita? Il principio è che non dovremmo desiderare più quanto sia assolutamente necessario per vivere… Il devoto dovrebbe sempre stare il guardia e consumare soltanto ciò di cui ha assolutamente bisogno, senza crearsi esigenze inutili.” (Caitanya Caritamrita, Madhya-lila 24.262, spiegazione)

Nello stesso tempo, il devoto valuta i propri impegni in modo da acquisire la sicurezza per sé e per i propri parenti; “Srila Rupa Gosvami ci ha insegnato con il suo esempio ad usare il cinquanta per cento di quanto è stato accumulato per Krishna, il venticinque per cento per uso personale e a destinare l’altro venticinque per cento per uso personale e a destinare l’altro venticinque per cento al mantenimento dei familiari”. (Srimad Bhagavatam 8.19.37, Spiegazione)

Sia che una persona abbia moltissimo denaro o poco, inevitabilmente ne verrà separata, perché lo spenderà o perché morirà. Come Srila Prabhupada diceva: Devi cambiare il tuo corpo. Hai guadagnato molti milioni e bilioni di denaro. Questo va bene, ma devi andartene a mani vuote. Il denaro rimarrà qui. Non puoi portarti il denaro nella tomba. Non è possibile. Allora è zero. Te ne andrai a mani vuote. Sei venuto a mani vuote e te ne andrai a mani vuote. Sei venuto con zero e te ne andrai con zero. Quindi qualsiasi cifra tu abbia guadagnato. Ora è zero. Se però hai tentato di servire Krishna con tutti questi zeri. Allora ne hai ricavato qualche vantaggio. (Conversazione del 31 luglio 1975)

Denaro Sperperato

“Qualunque somma di denaro abbiamo, la riceviamo da Krishna”, Srila Prabhupada scriveva, “perciò niente dovrebbe essere sperperato”. (Lettera del 24 ottobre 1974)

Non è difficile avere un certo reddito perché Krishna provvede ai Suoi devoti sinceri, ma è difficile non sprecare il denaro e questo richiede intelligenza. E’ Krishna che provvede, e spendere in modo sbagliato può essere un problema anche tra devoti elevati. Per esempio, una volta Caitanya Mahaprabhu disse rispettosamente a Sivananda Sena: “Prenditi cura di Vasudeva Datta con ogni riguardo. Vasudeva Datta è molto generoso. Tutto quello che guadagna, ogni giorno lo spende. Non conserva mai nulla da parte. Avendo famiglia, Vasudeva Datta deve tenere da parte qualcosa. Poiché non lo fa, è molto difficile per lui mantenere la famiglia. Per favore, prenditi tu cura delle questioni domestiche di Vasudeva Datta. Cura la sua amministrazione e provvedi a tutto”. (Caitanya Caritamrita, Madhya-lila 15.93-96) Come Vasudeva Datta coloro che non sanno spendere con saggezza dovrebbero affidarsi alle cure di un devoto saggio, degno di fiducia.

Il Favore della Dea della Fortuna

“Tutti cercano il favore della dea della fortuna”, scrive Srila Prabhupada, “ma la gente non sa che Sri Krishna è l’amato sposo di tutte le dee della fortuna”. (Srimad Bhagavatam 2.4.20, spiegazione) Se cerchiamo d’impegnare la dea della fortuna al servizio di Krishna, gradualmente, Lo realizzeremo in ogni aspetto della vita. Coltivando la coscienza di Krishna, la nostra felicità non dipenderà più da quanto denaro possediamo. Saremo contenti anche senza denaro. “Se non c’è conoscenza”, diceva Prabhupada, “solo con il denaro non si può mantenere uno standard di civiltà. Questo non è possibile. Ora i leader americani pensano: “Lasciateci avere i soldi, poi tutto…” Naturalmente con il denaro cercate di coprire tutti i difetti della cultura sociale, ma questo non durerà. Verrà il giorno in cui tutto verrà allo scoperto. Perciò è necessaria la conoscenza”. (Conversazione del 14 giungo del 1976)

Colui che ha conoscenza ha fede in Krishna e perciò ha tutto. Srila Prabhupada scrive: “Un puro devoto che ha ferma fede nelle parole di Dio, la Persona Suprema, deve essere considerato il saggio più erudito, il miglior aristocratico e l’uomo più ricco del mondo.” (Caitanya Caritamrita, Madhya-lila 5.76, spiegazione).

Infine di nuovo nelle parole di Srila Prabhupada: “Guru Maharaja disse: Tu fai bene il tuo lavoro e il denaro verrà. Il denaro cadrà ai tuoi piedi”. Fallo. Lavora con sincerità. Ogni cosa verrà, qualunque cosa tu voglia”. (Conversazione del 30 giugno 1977)

Da trenta anni Visakha Devi Dasi dà il suo contributo a BTG con articoli e fotografi. Insieme con suo marito, Yaduvara Dasa, vive dal 1999 nel Saraganati Village, una comunità Hare Krsna della Colunbia Britannica in Canada.

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Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

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Capitolo 05

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Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

11° Capitolo La forma universale a. La domanda di Arjuna e la descrizione di Krishna della forma...

Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

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Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

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Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

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