Perché sostenere la I.S.K.Con.?

Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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adottato per servire Krishna, si deve rinunciare ai frutti del proprio lavoro cioe' si devono impiegare i risultati delle proprie attivita' (karma) per una buona causa. (Srila Prabhupada)
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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Un’Assistenza Sociale Completa

di Caitanya Carana Dasa

Perché il movimento per la coscienza di Krishna offre una soluzione ai problemi sociali migliore di quella dei comuni programmi assistenziali.

In pratica, può la spiritualità recare beneficio alla società attraverso i servizi sociali? Affronterò questa domanda analizzando un problema sociale ampiamente diffuso, la fame nel mondo e poi generalizzerò i principi sviluppati con questa analisi.

Le Cause della Fame nel Mondo

Vedendo un mendicante che muore di fame, una persona sensibile gli darà qualcosa da mangiare. Il sollievo sarà immediato, ma una persona intelligente può fare questa riflessione: “Tra poche ore quell’uomo avrà di nuovo fame. Quali sono le cause che hanno portato il mendicante a soffrire la fame? E come possiamo eliminare queste cause?” Riportiamo alcune cause che determinano la fame nel mondo.

1) Una vita senza motivazioni e un comportamento autodistruttivo da parte dei poveri. Molte persone che guadagnano quanto basta per sbarcare il lunario sperperano i loro denari in alcool, tabacco e droghe. Spesso le famiglie perdono tutto perché il capo famiglia beve troppo. È comune vedere mendicanti che rifiutano il cibo perché vogliono solo denaro – per comprare, per esempio, sigarette. Disastri naturali come i terremoti costituiscono grandi occasioni di affari per coloro che vendono alcolici, perché molti, colpiti dal disastro, tendono ad usare i sussidi in denaro per ubriacarsi nel tentativo di dimenticare la sofferenza. Dare sollievo materiale alle persone viziate non è come versare l’acqua in un secchiello bucato? Indipendentemente da quanto vengono aiutate a livello materiale, la loro situazione non migliorerà veramente finché non modificheranno le loro abitudini. Né le organizzazioni governative né quelle non governative hanno avuto molto successo nell’aiutare le persone ad evitare la tragedia dell’autodistruzione causata dalle cattive abitudini.

2) Avidità e sfruttamento. Una cattiva gestione delle risorse è una causa di carestia più determinante della loro stessa mancanza. Mahatma Gandhi disse giustamente: “In questo mondo c’è abbastanza per le necessità di tutti, ma non per l’avidità di tutti.” Nel libro ben documentato Food First, Francis Moore Lappé fa notare che molta della migliore terra del mondo viene usata in modo sbagliato per produrre raccolti lucrosi da esportare. Perciò è l’avidità dei ricchi la radice della conseguente mancanza di cibo. La mancanza di cibo in realtà deriva da fattori che sono al di là del controllo dell’uomo, come la siccità, ma anche in questo caso la risposta dell’uomo alle calamità naturali spesso ne rende più forte l’impatto. Food First riporta uno studio sulla fame in Africa in cui si dimostra che durante ogni siccità che colpiva una nazione all’interno dei suoi confini, essa aveva le risorse di cibo per nutrire i suoi cittadini che morivano di fame, ma il sollievo veniva negato per ragioni economiche o politiche. I mercanti, ammassando i cereali, volevano provocarne un aumento artificiale del prezzo per guadagnare di più. Oppure i politici volevano mettere in difficoltà le regioni che sostenevano i loro rivali e in questo modo regolare vecchi conti o avere la meglio. A volte i cereali marcivano nei magazzini mentre le persone intorno morivano di fame. Peggio ancora, i raccolti venivano bruciati e i cereali gettati nell’oceano. La stessa triste storia dell’Africa si ripete in molte parti del mondo ogni volta che sono colpite da calamità naturali. Peciò l’avidità è una causa invisibile di carestia. L’assistenza sociale materiale può contrastare l’avidità? Un assistente sociale può ottenere offerte da una persona ricca e usarle per dare un po’ di sollievo, ma finché l’avidità spingerà coloro che hanno a sfruttare quelli che non hanno, il sollievo offerto dall’assistenza sociale non avrà maggior effetto di una goccia d’acqua in un deserto.

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La Profonda Saggezza Vedica

I testi vedici dell’antica India offrono un programma di benessere olistico basato su una profonda comprensione filosofica della vita. Per apprezzare come questi libri affrontano il problema della fame, diamo una rapida sintesi dei principi filosofici vedici. L’insegnamento vedico afferma che siamo anime eterne coperte da corpi materiali temporanei. (Bhagavad-gita 2.13) Apparteniamo ad un regno immortale dove godiamo una felicità senza fine in una relazione d’amore con Dio, la Persona Suprema, pienamente identificato con il nome Krishna (che significa “colui che attrae tutto ciò che esiste”). Per permetterci di sperimentare la gioia completa dell’amore nel mondo spirituale, Krishna ci dà il libero arbitrio affinché possiamo scegliere di amarLo e di servirLo. Se usando male il nostro libero arbitrio desideriamo godere separatamente da Lui, veniamo posti nel mondo materiale. Qui dimentichiamo la nostra identità spirituale e a torto c’identifichiamo con il nostro corpo materiale, che ci offre un apparato sensorio per interagire con un ambiente materiale che ci è alieno. All’interno della cornice di questa errata identificazione con il corpo, cerchiamo relazioni materiali, esperienze, proprietà e posizioni in base ai nostri sogni e ai nostri progetti. I nostri desideri di piacere sono però illimitati, mentre le risorse di questo mondo sono limitate. Conseguentemente, la ricerca del piacere comporta una lotta intensa.

Peggio ancora, essendo costituzionalmente spirituali non riusciamo mai ad essere felici con la gratificazione del nostro corpo, proprio come chi guida non può mai nutrire se stesso mettendo il carburante nella sua macchina. Perciò, sia che abbiamo successo o no nei nostri progetti di piacere materiale, nella grandissima parte dei casi restiamo insoddisfatti. Infine poi tutti i nostri sogni diventano incubi quando i nostri corpi – le vere basi di tutti i nostri piaceri – vengono colpiti dalla malattia, demoliti dalla vecchiaia e distrutti dalla morte. Dopo ogni morte in un corpo umano, i nostri desideri e le nostre attività ci procurano un altro corpo, umano o subumano e la nostra lotta continua. Solo le anime nella forma umana hanno una coscienza e un’intelligenza sufficientemente evolute per capire e porre rimedio alla loro terribile situazione nell’esistenza materiale. Perciò i testi vedici spingono tutti gli esseri umani a dedicarsi allo sviluppo del benessere spirituale, una causa più completa ed efficace dello sviluppo del benessere materiale.

Porre Fine al Problema della Fame con il Metodo Spirituale

Torniamo ora al problema della fame nel mondo per vedere come la promozione del benessere spirituale possa aiutare ad affrontarlo. Autocontrollo. Alcune indagini dimostrano che coloro che sono dediti alla religione sono meno propensi a soccombere al vizio. Il dottor Patrick Glynn nel suo libro, God:The Evidence, scrive: “È difficile trovare qualcosa che abbia una più coerente corrispondenza con la salute mentale o una migliore garanzia contro i comportamenti autodistruttivi di una forte fede religiosa.” Le pratiche spirituali possono aiutare a guarire le cattive abitudini che causano la fame nel mondo. Compassione. Una visione spirituale della vita accresce la compassione e fa diminuire l’invidia. Quando un giornalista chiese a Madre Teresa il segreto della sua compassione, ella indicò il suo rosario. La devozione a Dio fa crescere spontaneamente la compassione verso tutti i Suoi figli, nostri fratelli e sorelle e ci ispira ad operare disinteressatamente per la loro elevazione olistica. Quando le persone ricche sono coscienti di Dio, la loro compassione non si limita ad un occasionale atto caritatevole; ma la loro intera vita è dedicata ad aiutare in ogni modo possibile coloro che soffrono, sia materialmente che spiritualmente.

Quando i capi di Stato sono spiritualmente illuminati si prendono cura di tutti i cittadini come se fossero loro figli – non per un calcolo politico, ma per amore spirituale. Essi creano strutture socio-economiche che in situazioni normali possono dare lavoro a tutti e un adeguato sollievo in quelle d’emergenza. Perciò la devozione genera automaticamente la virtù; una persona devota a Dio sviluppa naturalmente buone qualità, come l’autocontrollo e la compassione, essenziali per l’efficacia di qualsiasi programma di assistenza sociale. La prosperità della natura. I testi vedici insegnano che essere in armonia con Dio porta il benessere non solo nel futuro ma anche nel presente. La nostra esistenza dipende proprio dalla grazia di Dio. Nonostante il nostro progresso scientifico abbiamo ancora bisogno di Dio per il calore, la luce, l’aria, l’acqua e il cibo. Nonostante il nostro faticoso impegno in fabbriche tecnologicamente avanzate, il nostro cibo è ancora prodotto nella fabbrica di Dio, la natura.

Quando disubbidiamo agli ordini di Dio, Egli, per mezzo della natura materiale ci nega ciò che è necessario per vivere. Quando viviamo in armonia con Dio, Egli ordina a Madre Natura di fornire in abbondanza ai suoi figli obbedienti tutto ciò che è necessario alla vita. La prosperità materiale che proviene dall’armonia con Dio non è una fantasia. La società con Dio al centro, tipica dell’India vedica, ne offre una dimostrazione storica. La meravigliosa prosperità dell’India tradizionale è ben documentata negli stessi tesi vedici e per questo richiamiamo alla memoria i nomi di storici medioevali come Fa Hien e Hua Tsang e anche moderni indologi come A. L. Basham. Infatti quella che oggi è la nazione più ricca del mondo, l’America, fu scoperta da europei che cercavano una nuova rotta oceanica per arrivare alle ricchezze dell’India.

Bastano le Buone Intenzioni?

Srila Prabhupada illustra le insidie delle attività sociali che nascono da intenzioni buone ma sbagliate con un episodio della sua vita: una volta a Calcutta vide una sua vicina che puniva il figlio più piccolo. Il figlio poco più grande della donna era ammalato di tifo e il dottore gli aveva severamente proibito di mangiare cibi solidi. Mentre la madre era fuori a fare spese il figlio malato aveva chiesto al fratello più piccolo di dargli qualche paratha (un cibo fritto) ed egli glielo aveva dato. Quando la madre tornò e vide che la malattia del figlio era peggiorata, punì il figlio più piccolo per la sua “gentilezza” nociva. Immaginate un alcolizzato che abitualmente sperpera tutti i suoi guadagni e, abbrutito dal bere, maltratta i membri della sua famiglia. Quando si ammala riceve cure mediche gratuite che guariscono la sua malattia ma non il suo vizio. Egli riprende ad intossicarsi e a maltrattare. Le intenzioni delle cure mediche gratuite sono buone in quanto lo guariscono dalla sua malattia, ma non abbastanza da risolvere il suo problema più profondo. Srila Prabhupada paragonava spesso gli sforzi rivolti al benessere sociale, ma privi di spiritualità, al soffiare su un foruncolo che duole. Le buone intenzioni non costituiscono una soluzione definitiva.

I testi vedici affermano che la sofferenza è uno stimolo per elevare la nostra coscienza al livello spirituale, dove automaticamente recuperiamo il nostro diritto alla felicità eterna. Srila Prabhupada scrive: “Le sofferenze dell’esistenza materiale servono indirettamente a farci ricordare la nostra incompatibilità con la materia.” Per comprenderlo meglio, dobbiamo inghiottire una pillola amara: accettare il fatto che questo mondo è come una prigione e che ognuno qui è come un criminale, imprigionato per essersi ribellato a Dio. La durezza di questo mondo serve a correggerci.

Prendiamo in considerazione un assistente sociale che con zelo si occupa del trasferimento di un criminale da una cella di prigione scadente ad un’altra migliore. Se l’assistente sociale non aiuta il detenuto a rettificarsi, costui non avrà quel sollievo che dovrebbe essere lo scopo di colui che vuole recuperarlo. Le sue azioni sono miopi ed incomplete. In ultima analisi esse non sono utili né allo scopo che la prigione si prefigge (correggere i detenuti) né agli interessi a lungo termine del detenuto (la libertà dalla prigione). I testi vedici ci spingono a riflettere se faccia molta differenza dare un miglioramento materiale senza una educazione spirituale. Il dono nel migliore dei casi è incompleto. In ultima analisi esso non serve lo scopo del mondo materiale (modificare la mentalità ribelle delle anime) né il vero interesse delle anime (la libertà dalle inevitabili sofferenze dell’esistenza materiale, comprese le nascite e le morti ripetute). Questa discussione non intende suggerire di chiudere un occhio e sviluppare indifferenza per le sofferenze degli esseri umani, nostri compagni. Senza dubbio la compassione è una qualità nobile e i testi vedici ci incoraggiano ad usarla nel modo più efficace diventando strumenti della compassione di Dio.

Un Programma di Assistenza Sociale Completo

Poiché Dio è il padre più amorevole Si addolora nel vedere i Suoi figli soffrire, quali che siano le loro colpe. Egli crea un sistema cosmico di giustizia che può portare al loro graduale recupero. Essendo però molto di più di un semplice giudice neutrale, Egli crea anche un sistema misericordioso per offrire un sollievo immediato alle anime sinceramente pentite. Per mezzo dei Suoi rappresentanti, i devoti santi, Egli dissemina la vera conoscenza spirituale. Giungendo a conoscere la causa della sofferenza, gli esseri umani intelligenti possono correggersi volontariamente ed imparare a vivere in un’amorevole armonia con Dio. Allora Dio, per l’amore che ha verso di loro, elimina parzialmente o completamente i loro debiti karmici, secondo il grado del loro pentimento. Alla fine li aiuta a tornare nella loro dimora eterna e a vivere felicemente con Lui per sempre. (Bhagavad-gita 10.10-11) Quindi le Scritture vediche invitano tutti gli operatori sociali intelligenti a diventare agenti della compassione di Dio e fare a tutti il miglior bene possibile.

Supponiamo che tu abbia per amico un milionario. Un giorno incontri il figlio del tuo amico mentre alienato vaga per le strade ubriaco, scarmigliato, ammalato, sofferente e affamato. Se qualcuno gli offre del cibo, lo inghiotte rapidamente e continua il suo vagare senza mèta. Allora viene qualcun altro e gli dà degli abiti nuovi, che egli felice indossa rimanendo però sperduto e abbandonato. Qualcun altro gli offre gratuitamente delle medicine che gli danno un po’ di sollievo ma non un benessere permanente.
Allora lo fai sedere in macchina, lo porti a casa, lo fai lavare, gli dai da mangiare e curi le sue malattie. Quando ritorna sobrio ti rivolgi a lui con affetto e gli parli del grande amore che suo padre ha per lui. Chiarisci ed elimini i malintesi che hanno reso tesi i loro rapporti. Quando poi è pronto lo riporti nella casa di suo padre, dove viene nutrito con i migliori cibi, gli viene messo a disposizione un intero guardaroba e viene curato da un’equipe di ottimi medici. La riunione con il padre ha risolto molti problemi. Coloro che si occupano del benessere materiale sono come le persone che hanno dato cibo, abiti e medicine al figlio perduto, mentre il devoto è come l’amico del padre che porta il figlio da suo padre. Noi siamo figli amati del Signore Supremo, il maestro della dea della fortuna. Siamo quindi tutti come principi nel regno di Dio, ma il cattivo uso immotivato del nostro libero arbitrio ci porta via dal rifugio del nostro amorevole padre e ci obbliga a lottare per un insignificante piacere nel mondo materiale, proprio come il figlio perduto del milionario.

 

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Il Servizio dell’ISKCON alla Società

La maggior parte delle persone sono così ignare della spiritualità che non sanno neppure di essere gli amati figli spirituali del padre supremo e che hanno diritto ad una vita eterna e piena di gioia. In un mondo tormentato da questa bancarotta spirituale, l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna:

Fornisce a tutti gratuitamente un’educazione spirituale sistematica senza tener conto della casta, della razza, del genere, della religione, della nazionalità e via dicendo.

Offre un’attraente alternativa culturale che permette alle persone di praticare la spiritualità in modo semplice ma potente e in questo modo condurre una vita piena di profondo significato e di soddisfazione.

Diffonde il canto non settario e universale, consolidato nel tempo, dei santi nomi di Dio e in particolare del maha-mantra Hare Krsna. Questo canto permette a milioni di persone di armonizzarsi facilmente con Dio e apre loro la strada per ritornare nel Suo regno.

Aiuta milioni di persone a liberarsi da abitudini autodistruttive quali il consumo di carne, il sesso illecito, l’uso d’intossicanti e il gioco d’azzardo, ed offre loro una felicità più elevata preservandoli in questo modo da enormi sofferenze karmiche in questa vita e in quelle future.

Conduce il più grande programma di distribuzione di cibo vegetariano del mondo, “Cibo per la Vita”, ed offre gratuitamente cibo nutriente santificato (prasadam), che nutre il corpo e risveglia l’anima. Il prasadam viene distribuito a milioni di persone in tutto il mondo, comprese le regioni tormentate dalla guerra.

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L’ISKCON opera instancabilmente a livello popolare per aiutare le persone a recuperare l’armonia con la propria natura di amati figli di Dio. Recuperata questa armonia, esse possono trovare e distribuire il tesoro d’amore, di pace e di felicità che si trova nascosto nei loro cuori. Henry David Thoreau affermava: “Per ogni mille che tagliano via il male dalle foglie, ce n’è uno che lo colpisce alla radice.” Tra le varie iniziative per il benessere offerte da diverse organizzazioni, la diffusione da parte dell’ISKCON di un’educazione e di una cultura pure e spirituali colpisce alla radice la sofferenza aiutando le persone a diventare veramente felici per sempre.

Caitanya Carana Dasa è discepolo di Sua Santità Radhanatha Swami. È laureato in ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni e fa servizio a tempo pieno al tempio ISKCON di Pune. La sua rivista elettronica gratuita, “Lo Scienziato Spirituale”, offre una presentazione scientifica della coscienza di Krishna.

 

Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 01

1° Capitolo Sul campo di battaglia di Kuruksetra a. I preparativi per la guerra (1.1-27) 1. Sańjaya informa...

Capitolo 02

2° Capitolo Il contenuto della Bhagavad-gita a. Arjuna si sottomette a Krishna, e Krishna si accinge ad...

Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

4° Capitolo La conoscenza trascendentale a. La conoscenza trascendentale che riguarda Krishna (4.1-10) 1. Questa Bhagavad-gita precedentemente fu...

Capitolo 05

b. Agire con distacco (5.7-12) 1. Un'anima pura non rimane legata perché, sebbene agisca, essa fissa...

Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

11° Capitolo La forma universale a. La domanda di Arjuna e la descrizione di Krishna della forma...

Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

13° Capitolo La natura, il beneficiario e la coscienza a. Le sei domande di Arjuna (13.1) Arjuna chiede...

Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

15° Capitolo Lo yoga della Persona Suprema a. Distaccarsi dal mondo materiale, il riflesso del mondo spirituale...

Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

17° Capitolo Le divisioni della fede a. Le influenze determinano le proprie attività: fede e adorazione secondo...

Capitolo 18

18° Capitolo La perfetta rinuncia a. Agire con distacco è la vera rinuncia e agendo in questo...