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2 OTTOBRE 2017 - Scomparsa

RaghunathCaitanya

Srila Ragunatha dasa Gosvami

 

Raghunatha dasa Gosvami (1495-1571)1 è conosciuto come uno dei sei Gosvami di Vrindavana, il primo tra i discepoli di Sri Caitanya Mahaprabhu. Sebbene oggi vi siano maestri che usano il titolo di “Gosvami” o il suo derivato “svami” (letteralmente, “colui che ha dominato i propri sensi”), generalmente essi falliscono nel tentativo di applicare il livello stabilito dai sei Gosvami cui ci stiamo interessando; essi, sulla base della tradizione vaisnava, sono considerati più che dei semplici teologi o anche dei grandi santi. Essi sono degli eterni associati del Signore, discesi per assisterLo nella Sua missione di redimere le anime condizionate, cadute.

In questo contesto, i sei Gosvami sono considerati manjari, le servitrici e le assistenti intime di Radharani nel mondo spirituale. Là essi sono impegnati nel servizio più elevato al Signore compiendo i vari preparativi per il Suo piacere, e, nello stesso tempo, nel regno terrestre, essi assistono Sri Caitanya per rendere la Sua missione accessibile al mondo in generale. Ricordando costantemente che i sei Gosvami sono davvero dei nitya-siddha, ossia “anime eternamente liberate”, diventerà più facile comprendere i loro lila (o divertimenti). Sebbene esteriormente ognuno di loro adotti le sembianze di un essere umano ordinario, la loro meditazione interiore è sempre fissa sui piedi di loto del Signore. Offerta questa reverenziale prospettiva, potrebbero essere utili alcune informazioni biografiche, e ciò non devierà i nostri lettori dalla comprensione tradizionale della posizione ontologica dei Gosvami.

Raghunatha dasa, il primo dei sei Gosvami a incontrare Sri Caitanya, era nato in un piccolo villaggio chiamato Chandpur (ai giorni nostri Sri Krishnapur), situato a due miglia dal distretto Saptagrama di Hugli, Bengala occidentale. Erede di una vasta opulenza, Raghunatha dasa era il fortunato figlio del facoltoso Govardhana Majumdara, che era considerato, anche per quel tempo, un pluri-milionario. Govardhana era il fratello minore di Hiranya, un potente proprietario terriero che, sebbene fosse un kayasta-sudra (di casta inferiore), godeva di un grande rispetto da parte dei suoi pari. Infatti, Hussein Shah, l’imperatore musulmano del Bengala, fu prodigo nell’affittare Saptagrama e i villaggi vicini ai due facoltosi fratelli, Govardhana e Hiranya, anche se non erano di fede islamica. In cambio, i due fratelli dovevano pagare annualmente un importo, che era pari al loro reddito annuo (circa 1.200.000 rupie) e dovevano occuparsi della corretta amministrazione delle proprietà terriere. Perché Govardhana e Hiranya accettavano di versare i propri guadagni lordi in oneri di proprietà, di tasse, e fondi regali? 

Il primo motivo era quello di ammansire il Governo Islamico di occupazione, affinché essi e i loro cari potessero adorare Sri Krishna senza impedimenti. Soddisfatti per i loro vasti contributi finanziari, il Nawab Hussein Shah lasciò l’amministrazione interna di tutto il distretto sotto la loro abile cura, senza alcuna interferenza, neanche di carattere nominale. Secondariamente, alla luce di questa nuova situazione, Govardhana e Hiranya avevano incrementato ampiamente il proprio reddito annuo, fino a 2.000.000 di rupie, e anche di più, grazie alle tasse accumulate con importazioni ed esportazioni. I fratelli avevano una reputazione conosciuta in quasi tutto il Bengala, non solo a causa del loro potere e della loro ricchezza, ma anche grazie alla loro devozione e alla loro carità. Sri Caitanya Stesso era solito riferirSi a loro come ai Suoi “zii”, forse a causa della loro intima amicizia col nonno materno, Sri Nilambara Cakravarti. Tuttavia è improbabile che esistesse un vero legame di sangue, perché essi erano kayastha e Sri Caitanya era un brahmana. Ciò nonostante, il giovane Raghunatha dasa, l’unico tra i sei Gosvami a non essere nato in una famiglia di brahmana, era il solo bambino della famiglia Majumdar.

Durante la sua infanzia, egli era stato istruito sui principi del vaisnavismo da Balarama Acarya, uno dei più avanzati devoti di Saptagrama. Avendo ricevuto l’associazione di Haridasa Thakura, un intimo devoto di Sri Caitanya, Balarama Acarya era ansioso di presentare il suo giovane allievo al santo. Fu così che Raghunatha assorbì dal Thakura lo spirito devozionale. Cresciuto fino all’adolescenza, la devozione e l’introspezione spirituale di Raghunatha crebbero di pari passo. Presto, nel 1510, la notizia del sannyasa di Sri Caitanya raggiunse Saptagrama. Avendolo saputo, Nityananda Prabhu aveva fatto deviare Sri Caitanya dal Suo pellegrinaggio a Vrindavana, e lo aveva invece condotto nella vicina Santipur. Raghunatha aveva supplicato il padre di portarlo a vedere il grande Sri Caitanya, di cui aveva tanto sentito parlare dal santo Haridasa Thakura, ma il ragazzo era giovane, aveva soltanto quindici anni, e il suo ricco padre era esitante, scettico all’idea di permettere l’associazione del proprio ben educato figliolo con rinuncianti comuni. Govardhana non voleva che il suo unico figlio rinunciasse al mondo e lasciasse la famiglia. Tuttavia, Raghunatha dasa scappò di casa per incontrare Sri Caitanya a Santipur.

L’incontro fu commovente e intenso. Sri Caitanya riconobbe il Suo eterno associato che finalmente, in questa vita, era tornato da Lui, e Raghunatha dasa cadde entusiasticamente ai piedi del Signore, toccandoli con grande devozione in segno di umiltà. La scena venne descritta da Svami Pradip Tirtha Maharaja, un discepolo di Srila Bhaktivinoda Thakura. “Quando il Signore si recò a Santipur dopo aver accettato il sannyasa, Raghunatha dasa cadde prostrato ai Suoi piedi di loto, in un raptus d’amore, quando Mahaprabhu lo ebbe toccato con un dito del piede.” Questo scambio li toccò entrambi profondamente. Ma, dopo dieci giorni di associazione intima con i devoti di Navadvipa a Santipur, Sri Caitanya partì per Jagannatha Puri, e Raghunatha dasa tornò a casa.

Quattro anni dopo, quando Raghunatha dasa aveva quasi diciannove anni, Sri Caitanya tornò a Santipur. Raghunatha dasa era più entusiasta che mai di ottenere l’associazione di Sri Caitanya. Quando Govardhana realizzò di non essere in grado di controllare il figlio, si rassegnò al destino del ragazzo e gli permise di abbandonarsi alla vita di rinuncia e alla spiritualità. Ma egli avvertì Raghunatha dasa di stare in guardia e di tornare a casa dopo una breve visita. Si deve notare che a questo punto della Sua carriera, Sri Caitanya aveva completato il Suo famoso viaggio nell’India del Sud e aveva incontrato Rupa e Sanatana Gosvami a Ramakeli. Quindi Egli aveva ottenuto una ragguardevole notorietà come santo e perfino come avatara. Govardhana, dunque, si sentiva un po’ più sicuro nel permettere al suo giovane Raghunatha dasa di associarsi con Sri Caitanya e i suoi seguaci.

Il ragazzo fu inviato a Santipur con una scorta principesca. All’arrivo si recò immediatamente a casa di Advaita Acarya, dove Sri Caitanya era stato ospitato durante il loro primo incontro, e dove era ospite anche in questa occasione. Lacrime d’amore fluirono dagli occhi di Raghunatha dasa appena vide la forma di Sri Caitanya, il quale gli sorrise come se vedesse un vecchio amico. Sebbene Raghunatha dasa fosse ancora impaziente di rinunciare alla famiglia e alle ricchezze, Sri Caitanya lo incoraggiò a far ritorno a casa. “Sri Krishna ti guiderà verso la rinuncia al momento opportuno,” gli disse Sri Caitanya: “Per ora, vivi come se fossi un uomo di mondo.” E così, approssimativamente dopo sei giorni, Raghunatha dasa tornò a Saptagrama.

Il giovane Raghunatha dasa, una persona completamente cambiata, continuò a ricevere le istruzioni di Sri Caitanya dall’interno del cuore. Egli diresse responsabilmente le proprietà del padre e sposò una ragazza di impareggiabile bellezza. In questo modo egli, esteriormente, viveva una vita incantevole e opulenta, mentre nel profondo della sua anima ambiva a raggiungere il giorno in cui avrebbe potuto rinunciare a ogni cosa e vivere la semplice vita dell’asceta. La vita mondana di Raghunatha, tuttavia, sarebbe durata soltanto due anni, a causa di una calamità che aveva colpito la famiglia Majumdar. L’antico Governatore di Saptagrama, un turco, era invidioso di Hiranya e Govardhana, perché quando essi avevano assunto il controllo del distretto avevano involontariamente usurpato i suoi possedimenti. Desiderando la vendetta, e cercando di ingraziarsi il Nawab Hussein Shah, l’ex Governatore informò il Nawab che, sebbene Hiranya e Govardhana stessero pagando annualmente 1.200.000 rupie, in realtà trattenevano molto per sé stessi. Inoltre egli avvertì il Nawab che essi stavano diventando molto potenti e si sarebbero rivelati pericolosi per il Governo Islamico di occupazione.

Per conseguenza il Nawab inviò una squadra di soldati ad arrestare la famiglia Majumdar. Govardhana era in viaggio e Hiranya era fuggito dopo essere stato avvertito della imminente arrivo delle truppe. Raghunatha dasa era ancora presente all’arrivo dei soldati. Hiranya aveva informato Raghunatha dasa della sorte incombente, ma il fedele Raghunatha dasa era incurante. Egli confidava che il suo Signore lo avrebbe protetto. Tuttavia, quando i soldati arrivarono, fu arrestato, e quietamente si recò con loro a Gauda, la capitale del Bengala.

Condotto dinanzi al re, gli fu chiesto di rivelare dove si trovavano il padre e lo zio. Ma egli onestamente non ne era al corrente, e lo riferì ai suoi carcerieri. Dapprima il re decise di farlo torturare, ma dopo aver ascoltato Raghunatha dasa che aveva pronunciato un meraviglioso monologo sulle virtù della bontà e della fratellanza di un uomo sottomesso a Dio, il re si commosse fino alle lacrime. Resosi conto che Raghunatha era un grande devoto del Signore, il re comprese che le sue parole provenivano dal cuore, e quindi, non solo lo rilasciò, ma lo considerò un proprio figlio. Fu raggiunta così una soluzione amichevole rispetto alla posizione finanziaria di Hiranya e Govardhana, il che aveva dato origine all’intero problema.

Poco tempo dopo questo avvenimento, uno dei più intimi associati di Sri Caitanya, Nityananda Prabhu, arrivò a Panihati, un villaggio a quattro miglia a nord di Calcutta, molto vicino a Saptagrama. Un seguito di centinaia di devoti si raccolse per glorificare Dio “con i tamburi e per danzare al suono acuto dei cembali”. In questo modo Nityananda Prabhu trascorse tre mesi, diffondendo la missione dell’amore devozionale di Sri Caitanya, e ottenendo così seguaci dai villaggi vicini. Raghunatha dasa sentì del successo di Nityananda Prabhu a Panihati. Il giovane Gosvami desiderò incontrare Nityananda Prabhu per servire i Suoi piedi di loto; egli sapeva che si può ottenere la misericordia di Sri Caitanya soltanto soddisfacendo dapprima il Suo eterno associato. A questo punto Raghunatha dasa continuava a cercare di fuggire di casa, ma veniva ricondotto regolarmente indietro da suo padre. Facendosi alla fine meno severo, Govardhana accordò a Raghunatha il permesso di vedere il grande Nityananda, e Raghunatha partì rapidamente per Panihati.

Quando Raghunatha dasa arrivò, trovò Nityananda seduto su di una grande roccia ai piedi di un magnifico albero baniano. Egli appariva radioso, circondato da centinaia di zelanti devoti. Avvicinando quelle grandi anime, Raghunatha dasa si sentiva imbarazzato perché, nella sua umiltà, si sentiva colpevole di comportarsi come un materialista ordinario. Intuendo lo stato mentale di Raghunatha dasa, Nityananda Prabhu decise di scherzare affettuosamente con lui. Così appena Raghunatha si avvicinò, dalle labbra di Nityananda Prabhu emanarono le seguenti parole: ”Tu sei un ladro, Raghunatha dasa. Vieni qui, ora ti punirò.”

Naturalmente Raghunatha dasa si fece riluttante ad avvicinarsi a Lui. Ciò nonostante, Nityananda Prabhu afferrò Raghunatha dasa e pose energicamente i suoi piedi sul suo capo. Tutti i devoti risero nel vedere la punizione di Nityananda Prabhu trasformata in una divertente benedizione. “Punendo” ulteriormente Raghunatha dasa, Nityananda Prabhu gli impartì il seguente ordine: “Prepara un grande festival e sfama tutti i devoti con yogurt e riso spezzato.” Nel sentire ciò Raghunatha dasa fu assai soddisfatto. Finalmente in grado di usare la propria ricchezza al servizio del Signore, inviò subito alcuni dei suoi servitori ad acquistare gli ingredienti necessari.

resto l’area fu inondata da una grande quantità di riso spezzato, yogurt, e pietanze assortite. Sacerdoti, laici e altri pellegrini arrivarono da miglia di distanza solo per partecipare ai trionfali festeggiamenti. Vedendo che la folla aumentava, Raghunatha dasa dispose l’acquisto di altre provviste dai villaggi vicini. Egli portò anche circa quattrocento grandi recipienti di terracotta per macerare il riso spezzato. Assieme, in uno spirito cooperativo, i devoti prepararono la festa, e nel frattempo cantavano il santo nome in grande estasi.

Oltre agli innumerevoli devoti, al festival parteciparono Nityananda Prabhu e altri intimi associati di Sri Caitanya. A ognuno di questi associati intimi venne offerto un seggio su una piattaforma rialzata, secondo l’etichetta, e gli altri devoti sedettero attorno a loro. Poi, a tutti furono offerti due recipienti di terracotta. Uno conteneva riso spezzato con latte condensato, l’altro riso spezzato con yogurt. I devoti mangiarono fino alla piena soddisfazione ed esclamarono:” Haribol! Cantate i santi nomi di Hari. Cantate i santi nomi del Signore!” In quel momento, per desiderio di Nityananda Prabhu, Sri Caitanya apparve misticamente sulla scena. Soltanto quei devoti che avevano raggiunto la realizzazione spirituale furono in grado di percepire la presenza di Sri Caitanya. Entrambi, Sri Caitanya e Nityananda erano felici di vedere i devoti che mangiavano il riso dolce, lo yogurt e il latte condensato. Camminando lungo il sentiero dove i devoti stavano seduti a mangiare, Nityananda prese un pizzico di cibo dal piatto di ognuno di loro e allegramente lo metteva in bocca a Sri Caitanya. Reciprocando, Sri Caitanya fece lo stesso con Nityananda Prabhu. Raghunatha dasa gustava nell’osservare questo scambio.

Dopo la festa, Raghunatha dasa distribuì generosamente oro e gioielli ai devoti presenti, ma essi erano indifferenti a ogni cosa, tranne che alla propria affettuosa relazione con Raghunatha dasa e Nityananda Prabhu. Questo intero divertimento è conosciuto come il Danda Mahotsava, che significa, ironicamente, “Il Festival della punizione”. In questo giorno, annualmente, i pellegrini si recano a Panihati per commemorare il Festival Danda Mahotsava del riso spezzato. Esso viene celebrato il tredicesimo giorno della luna piena del mese di Jayista (maggio-giugno). Prima di tornare a Saptagrama, Raghunatha dasa fu tanto fortunato da avere una conversazione intima con Nityananda Prabhu, mentre erano presenti solo alcuni altri devoti. Avvicinandosi umilmente, Raghunatha dasa pronunciò queste parole: “Io sono il più basso degli uomini, il più caduto e condannato. Tuttavia, desidero veramente ottenere il rifugio di Sri Caitanya Mahaprabhu. Come un nano che vuole catturare la luna, ho cercato di fare del mio meglio parecchie volte, ma non ho mai avuto successo. Ogni volta che ho cercato di fuggire per lasciare le relazioni familiari, sfortunatamente i miei genitori mi hanno costretto a tornare, a volte con la forza.

“Senza la Tua misericordia”, continuò Raghunatha dasa, “nessuno può ottenere il rifugio di Sri Caitanya Mahaprabhu, ma se Tu sei misericordioso, anche l’uomo più basso può rifugiarsi ai Suoi piedi di loto. Sebbene io sia inadatto e assai impaurito nel sottoporti questa richiesta, tuttavia, Ti chiedo, Nityananda Prabhu, di essere particolarmente misericordioso verso di me, concedendomi il rifugio ai piedi di loto di Sri Caitanya Mahaprabhu.” Alla fine, Raghunatha dasa pianse: “Collocando i Tuoi piedi sul mio capo, concedimi la benedizione di poter ottenere il rifugio di Sri Caitanya Mahaprabhu senza difficoltà. Ti prego con grande fervore di poter ricevere questa benedizione.”

Sentendo questa umile e devozionale supplica, Nityananda Prabhu sorrise, per la grande soddisfazione. Voltandosi verso gli altri devoti, Egli disse: “Raghunatha dasa è abituato a un livello di felicità materiale simile a quello di Indra (un opulento essere celeste). A causa della misericordia già conferitagli da Caitanya Mahaprabhu, Raghunatha dasa, sebbene situato in tale felicità materiale, non l’apprezza affatto. Tutti voi, dunque, siate misericordiosi nei suoi confronti e concedetegli la benedizione di poter ottenere molto presto il completo rifugio ai piedi di loto di Sri Caitanya Mahaprabhu.” Fu così che Nityananda Prabhu acquisì le benedizioni di tutti i devoti riuniti per Raghunatha dasa, poi Egli citò le Scritture affinché i devoti potessero constatare il livello di avanzamento spirituale di Raghunatha.

Nityananda Prabhu poi chiamò Raghunatha dasa accanto a Sé e pose i Suoi piedi sul suo capo. Benedicendo Raghunatha dasa in questa maniera, Nityananda Prabhu gentilmente gli fece sapere che Sri Caitanya era apparso a Panihati solo per mostrargli un favore. Inoltre Nityananda Prabhu lo informò che Caitanya Mahaprabhu aveva mangiato veramente il riso spezzato e il latte che Raghunatha dasa stesso aveva preparato. Per finire, Nityananda Prabhu gli diede un’indicazione a proposito di ciò che sarebbe accaduto nel prossimo futuro: “Sri Caitanya Mahaprabhu ti accetterà e ti affiderà alle cure del Suo segretario, Svarupa Damodara. Così tu diventerai uno dei servitori più intimi e confidenziali del Signore. Sicuro di ciò, torna tranquillo a casa tua. Molto presto, senza impedimenti, otterrai il completo rifugio di Sri Caitanya Mahaprabhu.” Udito queste parole, Raghunatha dasa tornò a Saptagrama.

Questa volta egli non poté nemmeno fingere un interesse materiale. Precedentemente, dietro ordine di Sri Caitanya, egli aveva finto di essere un uomo che si preoccupa del denaro, ma ora, avendo ricevuto la misericordia di Nityananda Prabhu, egli era “intossicato” di Dio, e non riusciva a controllarsi. Cercava continuamente di fuggire dal palazzo di suo padre, per predicare tra la gente comune e vivere la semplice vita dell’asceta. Tutti i suoi tentativi però furono vani. Govardhana assunse un’imponente quantità di guardie del corpo per controllare Raghunatha dasa, e quegli abili uomini lo riportavano sempre al palazzo.

Lamentandosi, sua madre una volta suggerì in totale frustrazione che forse egli avrebbe dovuto essere legato a un pilastro con una corda. Dopo tutto, ella disse, un giorno potrebbe sfuggire all’attenzione delle guardie. Ma a questo impraticabile suggerimento fece eco l’ormai storica risposta di Govardhana: “Se l’attrazione di una vasta ricchezza e di una moglie la cui bellezza è di proporzioni celestiali, non riescono a legarlo a questo regno, credi davvero che possa farlo una misera corda?” A tempo debito, Raghunatha dasa ricevette l’opportunità di scappare. Yadunandana Acarya era il guru e il sacerdote di famiglia, e durante un’occasione particolare portò con sé Raghunatha dasa per compiere un rituale religioso. La famiglia, naturalmente, aveva piena fiducia nel proprio guru, quindi le guardie andarono a dormire presto quella sera, sicuri che Raghunatha dasa si trovava in mani sicure.

Ma Raghunatha dasa non andava sottovalutato. Egli riuscì a convincere il guru che avrebbe potuto continuare il rituale prescritto anche da solo, e il semplice, fiducioso insegnante glielo permise. Questa fu l’occasione di Raghunatha, ed egli lo sapeva. Poiché nessuna guardia o alcun familiare preoccupato era all’orizzonte, decise di cogliere l’occasione, sebbene fosse notte inoltrata. Viaggiando inizialmente di villaggio in villaggio, Raghunatha dasa alla fine decise di passare attraverso la giungla, perché in questo caso suo padre e le guardie della famiglia non sarebbero riusciti a seguirlo. Meditando su Sri Caitanya e Nityananda Prabhu, decise di andare verso Jagannatha Puri, perché in quel periodo dell’anno (Luglio) tutti i devoti si sarebbero riuniti là in occasione dell’annuale Festival del Ratha-yatra. Egli camminò per circa trenta miglia, finché giunse a una stalla dove decise di riposare.

Nel frattempo, tornate a Saptagrama, le guardie, i servitori, e le sentinelle si recarono da Yadunandana Acarya a chiedere dove fosse Raghunatha dasa. Quando l’anziano guru ingenuamente, raccontò la storia, tutti realizzarono ciò che era accaduto: “Stavolta Raghunatha ha colto l’occasione per fuggire!” Il padre di Raghunatha, Govardhana, era furbo. Egli sapeva che i devoti di tutto il Bengala sarebbero andati a Puri per il Festival del Ratha-yatra. Disse alle sue guardie: “Raghunatha dasa è fuggito a Puri per stare con Sri Caitanya Mahaprabhu. Dieci dei nostri uomini migliori devono andare immediatamente a prenderlo e riportarlo qui. Senza dubbio starà viaggiando con Sivananda Sena, perché è lui che si preoccupa del pellegrinaggio dei devoti verso Puri.” Così, Govardhana scrisse una lettera a Sivananda Sena, chiedendogli: “Per favore riporta mio figlio.” Questa lettera fu inviata con i dieci uomini.

Ma Sivananda rispose che Raghunatha dasa non si era mai unito a lui e ai suoi pellegrini, il che naturalmente era vero, quindi le dieci guardie tornarono a mani vuote. La madre e il padre di Raghunatha erano sopraffatti dall’angoscia. A chi potevano rivolgersi? Dovevano mandare le loro guardie a Jagannatha Puri? Forse Raghunatha dasa non era mai andato a Puri. Forse era ferito. Forse aveva bisogno di loro. Nel frattempo Raghunatha dasa aveva lasciato la stalla in cui aveva trascorso la notte, e aveva ripreso a viaggiare per dieci giorni prima di arrivare finalmente a Puri. È detto che, a causa della scarsità di cibo nella giungla e per la sua fissa meditazione sul Signore, Raghunatha dasa riuscì a mangiare solo due pasti in quei dodici giorni. Ciò instillò in lui il senso di austerità per cui più tardi diventò famoso. Come scrive un biografo: “Il corpo digiuna, ma lo spirito nutrito è in festa per la gioia alla prospettiva di incontrare il Maestro —Sri Caitanya Mahaprabhu.”

Arrivato finalmente a Puri, Raghunatha dasa avvicinò Sri Caitanya Mahaprabhu, che era seduto con i Suoi devoti intimi, guidati da Sri Svarupa Damodara. Quando Sri Caitanya vide Raghunatha dasa, gli chiese immediatamente di avvicinarsi, proprio come aveva fatto Nityananda Prabhu. Ma ancora prima che le parole emanassero dalla Sua bocca, Raghunatha dasa afferrò i piedi di loto di Sri Caitanya in un sentimento d’amore spirituale. Sri Caitanya si alzò e grazie alla Sua misericordia senza causa abbracciò Raghunatha dasa. Poi Sri Caitanya Si rivolse al Suo esperto servitore, Svarupa Damodara, e disse: “Mio caro Svarupa, ti affido Raghunatha dasa. Per favore accettalo come se fosse tuo figlio o il tuo servitore. Da oggi in poi, questo Raghunatha dovrà essere conosciuto come il Raghu di Svarupa Damodara.” Come servitore di Svarupa Damodara, egli venne considerato l’aiuto-segretario di Sri Caitanya (Svarupa era il segretario). Così, accettando appieno Raghunatha dasa tra i Suoi fedeli, Sri Caitanya lo benedisse e gli mostrò una misericordia particolare. Meravigliati, tutti i devoti lodarono la buona fortuna di Raghunatha dasa Gosvami.

Grazie alle cure di Sri Svarupa Damodara, Raghunatha dasa riceveva quotidianamente gli ambíti avanzi di Sri Caitanya, e li assaporava con pieno gusto trascendentale. Essendo stato toccato da Dio, questo cibo era spiritualmente potente perciò elevò Raghunatha dasa a vette di estasi spirituali ancor più cospicue. Per cinque giorni egli accettò quegli avanzi, ma il sesto giorno, sentendosi inutile, interruppe questa abitudine e cominciò a chiedere l’elemosina stando in piedi alla porta principale del tempio di Jagannatha. Quando gli fu chiesto perché preferisse le semplici briciole di cibo del tempio di Jagannatha ai gustosi avanzi delle preparazioni offerte a Sri Caitanya, egli rispose: “Quel cibo era troppo opulento per me. La mia visione spirituale viene offuscata da questa indulgenza. Preferisco quindi prendere qualche briciola al solo scopo di mantenere insieme anima e corpo.” Soddisfatto dal senso di austerità di Raghunatha dasa, Sri Caitanya lo elogiò apertamente per questo.

Anche la sua umiltà venne lodata da Sri Caitanya, sebbene essa a volte raggiungesse dimensioni controverse. Raghunatha dasa, per esempio, si sentiva tanto caduto che, per alcuni anni non avvicinò direttamente Sri Caitanya. Quando era necessario comunicava le proprie idee con l’intercessione di Govinda (il servitore di Sri Caitanya) o per il tramite del suo maestro, Svarupa Damodara. Tuttavia, gradualmente egli sentì la necessità di avvicinare direttamente Sri Caitanya, e quindi ne chiese il permesso a Svarupa Damodara. Udendo la richiesta di Raghunatha, Sri Caitanya chiamò Raghunatha dasa nella sua stanza e gli parlò in questo modo: “Sri Svarupa Damodara ti può istruire meglio di Me. Tuttavia, se vuoi ascoltarMi potrai verificare i tuoi doveri da questa mia affermazione. Non parlare come i materialisti e non ascoltare ciò che essi dicono. Non devi mangiare cibi troppo gustosi né vestirti secondo la moda senza necessità. Non aspettarti onori, ma offri ogni rispetto a tutti gli altri. Canta sempre il santo nome di Sri Krishna, e nella tua mente offri servizio a Radha e Krishna a Vrindavana. Queste sono, in poche parole le Mie istruzioni. Sri Svarupa Damodara ti darà tutti i particolari e i dettagli.” Fu così che, Sri Caitanya incoraggiò Raghunatha dasa nel suo sentimento di ascesi e nella sua sottomissione a Svarupa Damodara.

Quando i piacevoli mesi estivi si annunciarono, arrivò di nuovo il momento del Festival del Ratha-yatra. I devoti giunsero da tutto il Bengala, e Raghunatha dasa provò una grande felicità nell’incontrare quegli intimi associati del Signore. Tra i devoti che arrivarono c’era Sivananda Sena, il quale raccontò a Raghunatha dasa delle dieci sentinelle inviate da suo padre. Raghunatha dasa provò pietà per i suoi angosciati parenti, ma era convinto della propria decisione. Non desiderando tornare a casa, chiese a Sivananda di consolare i suoi genitori una volta tornato in Bengala, la loro patria comune. Dopo quattro mesi, Sivananda e gli altri devoti fecero ritorno a casa. Sentendo del loro ritorno in Bengala, Govardhana inviò uno dei suoi uomini a chiedere di Raghunatha dasa. “Hai incontrato Raghunatha a Puri?” Chiese il messaggero di Govardhana. “Si trovava là con Caitanya Mahaprabhu?”

Sivananda Sena rispose: “Sì. Raghunatha dasa è un servitore intimo di Sri Caitanya Mahaprabhu, e ha raggiunto una grande fama per questo. Tutti lo conoscono. Egli è stato affidato alle cure di Svarupa Damodara e canta il santo nome di Krishna giorno e notte. È diventato la vita di tutti i devoti. “Egli è completamente dedito alla rinuncia”, continuò Sivananda, “non si preoccupa del cibo e degli abiti. Prende qualche briciola dal tempio di Jagannatha, e se nessuno gli offre qualcosa in carità, digiuna. Egli è totalmente dedicato al servizio del Signore. Dopo aver ascoltato ciò, il messaggero tornò da Govardhana Majumdar.

Esponendo tutti i dettagli al padre e alla madre di Raghunatha, il messaggero poté vedere il loro dolore. Tuttavia, essi ormai avevano compreso di non poter cambiare la mente del figlio. Decisero invece di inviare alcuni uomini con oggetti utili per la sua comodità. Essi vollero iniziare inviando quattrocento monete, con due servitori, e un cuoco brahmana (sacerdote) da Sivananda Sena, che li doveva consegnare quando fosse tornato a Puri. Come al solito, l’anno successivo Sivananda Sena si recò a Puri, e portò i doni da parte dei genitori di Raghunatha dasa. Dapprima Raghunatha dasa non toccò quei tesori, perché li considerava ostacoli sul cammino spirituale. Tuttavia, gradualmente diventò meno severo, ma prese solo ciò che era sufficiente ad ospitare Sri Caitanya per due giorni al mese. Per due anni, egli continuò ad accettare i regali al fine di servire Sri Caitanya, e poi bruscamente interruppe questa abitudine.

Dopo due mesi che non veniva invitato da Raghunatha dasa, Sri Caitanya Mahaprabhu parlò con Svarupa Damodara. Di comune accordo, conclusero che Raghunatha dasa stava pensando in questo modo: “Quando una persona mangia il cibo offertogli da un materialista, la sua mente si contamina, e diventa incapace di pensare a Krishna in modo puro. Sri Caitanya Mahaprabhu ha accettato i miei inviti per questi ultimi due anni a causa della Sua misericordia incondizionata, ma Egli preferirebbe che abbandonassi ogni connessione con la ricchezza e con le persone dalla mentalità mondana.” Infatti, si verificò che proprio questo era il pensiero di Raghunatha dasa Gosvami.

Sentendo che Raghunatha dasa aveva completamente compreso i Suoi insegnamenti, e apprezzando ulteriormente il senso di rinuncia di Raghunatha, Caitanya Mahaprabhu gli donò una piccola pietra della sacra collina Govardhana e una ghirlanda di piccole conchiglie di Vrindavana. (Questa stessa pietra della collina Govardhana si trova attualmente al tempio di Sri Sri Radha-Gokulananda di Vrindavana.) Questi oggetti avevano un valore incalcolabile per Sri Caitanya. Egli li aveva tenuti accanto alla Sua Persona costantemente per tre anni. I devoti rimasero sorpresi quando Egli donò quegli oggetti a Raghunatha dasa Gosvami, ed essi per conseguenza compresero che il Gosvami non era un’anima ordinaria. Infatti, il profondo livello di coscienza di Krishna raggiunto da Raghunatha è rivelato nella Caitanya-caritamrita:

sade sat prahara yaya kirtan-smarane
ahar-nidra chari danda deha nahe kona dine

“Raghunatha dasa trascorreva più di ventidue ore su ventiquattro recitando il maha-mantra Hare Krishna e ricordando i piedi di loto del Signore. Per mangiare e dormire egli impiegava meno di un’ora e mezza, e in realtà, alcuni giorni anche questo breve tempo veniva compromesso.”

Le sue austerità incrementarono con gli anni, e presto egli smise quasi del tutto di mangiare e di bere, sostenendosi solo con qualche goccia di siero di latte al giorno. Meravigliati che fosse in grado di mantenersi in vita in quel modo, i devoti arrivavano da miglia di distanza solo per vedere il grande Raghunatha dasa. Quando egli li vedeva avvicinarsi, tuttavia, era solito offrire loro i suoi omaggi con umiltà. E come risultato, si dice che egli offrisse ogni giorno i propri rispetti a duemila devoti; inoltre offriva quotidianamente mille omaggi al Signore e recitava almeno mille santi nomi. Nessuno riusciva a comprendere il profondo livello della sua coscienza di Krishna.

Grazie alle sue intense austerità, egli diventò un grande mistico e fu conosciuto nella maggior parte dell’India. I saggi partivano da grandi distanze per ricevere la sua associazione; gli eruditi arrivavano da molti importanti centri soltanto per informarsi sull’interpretazione delle Scritture; e i ricercatori spirituali giungevano da lontano per studiare sotto la sua guida. Raghunatha dasa era vissuto a Puri per circa sedici anni quando, nel 1534, Sri Caitanya lasciò questo mondo mortale. Poco prima di andarsene, Sri Caitanya gli aveva chiesto di recarsi a Vrindavana e di lavorare accanto a Rupa e a Sanatana, che si trovavano già sul posto per compilare studi accademici riguardanti il vaisnavismo caitanyta, per scoprire importanti luoghi santi e costruire templi imponenti.

Tuttavia egli rimase a Puri altri due o tre anni, fino al decesso di Svarupa Damodara, il suo amato maestro spirituale. Dopo questo avvenimento, quando aveva quasi quarant’anni, Raghunatha dasa partì, diretto a Vrindavana per assistere Rupa e Sanatana nel loro servizio, come Sri Caitanya aveva chiesto. Egli però era tanto afflitto per la morte prematura dei suoi due maestri da decidere di togliersi la vita gettandosi dalla collina Govardhana. Sri Rupa e Sanatana non gli permisero di tentare il suicidio. Poiché egli aveva ricevuto l’associazione intima di Sri Caitanya, lo convinsero invece a continuare a vivere e a recitare quotidianamente i divertimenti del Signore, ed egli seguì questo consiglio, recitandoli per tre ore al giorno durante il resto della sua vita. Perciò Rupa e Sanatana erano soliti sentir parlare regolarmente di Sri Caitanya Mahaprabhu dalla bocca di Raghunatha dasa. Così, tra i vaisnava devoti del Signore, il nome di Raghunatha dasa è inseparabilmente associato a quelli di Rupa e Sanatana; essi diventarono amici intimi continuando a compiere il loro servizio a Vrindavana fino al loro ultimo giorno.

Mentre Rupa e Sanatana trascorrevano la maggior parte del tempo proprio a Vrindavana, Raghunatha dasa si recò nella città di Govardhana, che si trova a sua volta nell’area di Vraja, e là egli meditava accanto al meraviglioso lago, ora noto come Radha-kunda (un importante luogo santo di Vrindavana scoperto da Sri Caitanya Stesso). A tempo debito il Radha-kunda divenne famoso tra i vaisnava come la dimora di Raghunatha dasa Gosvami, o “Dasa Gosvami”, come veniva chiamato, e questo è il luogo dove, alla fine, egli si stabilì a vivere in una piccola capanna.

Non ebbe sempre una capanna, perché al suo arrivo si limitava a sedersi e si assorbiva in meditazione sulla coppia divina, Sri Sri Radha e Krishna. La famosa storia della residenza iniziale di Dasa Gosvami accanto al Radha-kunda, senza alcuna protezione è ora immortale. Il Bhakti-ratnakara descrive l’episodio: “Una volta, mentre il Gosvami era assorto in meditazione, un maschio di tigre e la sua compagna giunsero a bere l’acqua dello Syama-kunda, che si trova proprio accanto al Radha-kunda. Sebbene Dasa Gosvami stesso fosse incurante delle feroci tigri, Sri Krishna discese e rimase di guardia nelle vicinanze, perché non voleva che il Gosvami venisse disturbato nella sua meditazione e, inoltre non voleva che la vita del Gosvami fosse messa in pericolo. In quel momento Sanatana Gosvami passava di là e vide tutto ciò che stava accadendo. Quando le due tigri e Sri Krishna se ne furono andati, Sri Sanatana si avvicinò a Dasa Gosvami, insistendo affinché egli costruisse una capanna, per non costringere Krishna in persona a occuparsi della sua protezione. Ma Dasa Gosvami era preoccupato solo della sua meditazione, e non prese troppo seriamente il consiglio di Sanatana.

Col passare del tempo, tuttavia, accadde un altro avvenimento simile, che Raghunatha dasa non poté ignorare. Appena si fu seduto assorbendosi in meditazione, i devoti si preoccuparono per la sua vita perché Raghunatha trascorse ore ed ore, immobile sotto l’ardente sole di mezzogiorno. Si dice che in quel momento, Radharani Stessa arrivò in quel luogo, restando in piedi dietro al Suo grande devoto Raghu, e usò il Suo scialle per ripararlo dai cocenti raggi del sole. A tempo debito, Sanatana Gosvami apparve di nuovo sulla scena e notò che Srimati Radharani stava sudando nel tentativo di proteggere il Suo fedele devoto. I Suoi abiti erano completamente bagnati del Suo sudore trascendentale mentre Ella svolgeva quell’amorevole austerità a favore di Raghunatha dasa. Volgendosi verso Sanatana, Srimati Radharani sorrise e quindi Se ne andò.

Accettandolo come un dovere solenne, Sanatana Gosvami andò direttamente da Raghunatha dasa e lo rimproverò severamente per aver causato quel disturbo superfluo alla divina consorte del Signore. Fu dopo questo avvenimento che Raghunatha dasa costruì una piccola capanna, di modo che Radhika, mossa dal Suo amore per lui, non dovesse prenderSi il disturbo di ripararlo dall’intenso calore del sole a picco. Questo, in realtà fu l’inizio del sistema dei kutir, e da quel momento i sadhu ebbero delle piccole capanne costruite per loro, dove avrebbero potuto proseguire le loro lunghe meditazioni. I divertimenti sovrannaturali di Sri Raghunatha dasa Gosvami al Radha-kunda sono diventati pressoché leggendari, e ogni episodio è ricco di istruzioni spirituali. Le storie precedenti, per esempio, servono a illustrare la mancanza di preoccupazione da parte di Raghunatha per il proprio benessere materiale e il suo costante assorbimento nella coscienza di Krishna. Inoltre queste storie mostrano che entrambi, Radha e Krishna, si sentivano in debito nei confronti della devozione di Raghunatha dasa Gosvami. In definitiva, ciò dimostra il particolare interesse di Dasa Gosvami per Sri Radhika.

Un altro famoso divertimento al Radha-kunda indica la preoccupazione di Raghunatha dasa Gosvami per il carattere sacro del luogo stesso. Preoccupato che i devoti dovessero lavare i propri indumenti e le pentole nelle sue sacre acque, Raghunatha dasa decise di scavare un pozzo per sopperire a queste necessità. Ma mentre i devoti stavano scavando, urtarono qualche cosa che iniziò a sanguinare. Temendo di aver commesso qualche offesa, Raghunatha dasa insistette affinchè gli operai interrompessero quello scavo. Quella notte, a Raghunatha, fu rivelato che gli operai avevano urtato “la lingua di Govardhana”, e il Gosvami eresse un altare in Suo onore, altare che ancora oggi è adorato.

Il suo livello di elevata spiritualità e di rinuncia si sviluppò sempre più, e culminò in un assoluto assorbimento celeste. Raghunatha dasa Gosvami mostrò, con le azioni e le parole, che le capacità del corpo possono essere estese grazie al desiderio dell’anima. Egli trascese le proprie necessità fisiche fino al punto in cui queste non furono più un ostacolo nella sua vita spirituale. Da questo grande santo, dunque, possiamo imparare la preziosa lezione del controllo dei sensi, non per far mostra di coraggio fisico, ma per il fine supremo dell’amore per Dio.

Oggi, al Radha-kunda si erge il samadhi di Raghunatha dasa Gosvami, la sua tomba, e i pellegrini da tutto il mondo vanno a rendere omaggio a questo illustre maestro spirituale. Le sue parole vengono ancora recitate dai ricercatori spirituali, così come furono compilate dai suoi seguaci diretti. Durante la sua vita Raghunatha dasa compose versi di immensa profondità, sia in poesia sia in prosa, ricordando i divertimenti intimi di Radha e Krishna. I suoi versi furono raccolti in tre volumi, Stava-mala (o Stava-mali), Dana-charita (o Dana-keli-cintamani), e Mukta-charita. Ma oltre a queste composizioni, egli viene ricordato anche come l’emblema vero e proprio della rinuncia. La Caitanya-caritamrita conferma: “Raghunatha dasa Gosvami si era completamente disinteressato del godimento materiale fin dall’infanzia.” Non sorprende quindi che egli sia conosciuto come il prayojana acarya, ossia “colui che insegna il fine della vita con il proprio esempio.”

(da I sei Gosvami di Vrindavana di Satyaraja dasa, Steven Rosen - All rights reserved)

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