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Viaggio nelle religioni

Il villaggio degli asceti

Estratto da: La Stampa del 30/12/2016

È l’Italia dei piccoli Comuni. Bisogna percorrere duecento chilometri in direzione Nord-Ovest, per arrivare a Chignolo d’Isola, nella zona di Bergamo. Un piccolo paese conosciuto soprattutto per una ragione tragica: a febbraio del 2011, in un campo incolto venne ritrovato il corpo senza vita di Yara Gambirasio. Ma proprio lì vicino, oltre i capannoni della zona industriale, c’è anche un villaggio unico in Europa. Quello degli Hare Krishna. 

È così grande da essere una frazione del paese, con un codice d’avviamento postale e strade interne. Nelle villette disseminate sulla collina vivono 160 persone. Quasi tutte sono seguaci del culto di Sua Grazia Divina, Bhaktivedanta Swami Prabhupada, l’asceta induista originario del Bengala Occidentale che fondò il culto nel 1966 a New York. Pace, ferree regole alimentari e il mantra: Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare. 

 

 

(Chignolo d’Isola, Bergamo. La comunità Hare Krishna pratica una forma di induismo che considera Visnu, come Essere supremo. I membri di questo movimento religioso osservano una vita monastica, austera e disciplinata) 

Il cancello è aperto. Alla fine della strada, dopo curve e salite, c’è il tempio. Lì, alle due di pomeriggio, incontriamo Antonio Cigarini da Reggio Emilia: «Facevo l’odontotecnico, avevo successo con le ragazze e un discreta disponibilità finanziaria, ma pur avendo ogni bene non riuscivo ad essere felice. Ero tormentato da domande a cui non ero in grado di rispondere. Perché qualcuno vive e qualcun altro muore? Morì mio padre, soffrendo molto. Era il 1989 quando decisi di cambiare vita. Continuavo a fare l’odontotecnico, ma andai ad abitare con i monaci Hare Krishna di Bologna». Adesso è monaco missionario anche lui, in Italia sono quattrocento. Si occupa dei nuovi arrivati, distribuisce libri religiosi per le strade che dal villaggio arrivano a Milano, pronuncia il rito quando è il suo turno. 

La meditazione all’alba  

Nell’edificio del tempio abitano in sedici. Vivono di carità. Anche il terreno è stato donato da un fedele. La domenica si ritrovano a pregare circa duecento persone. «Il nostro motto è: vita semplice, pensiero elevato». Sveglia alle 4. Prima funzione alle 4,30. Abluzioni, meditazione. «Da quando sono qui le mie giornate iniziano sempre con un sapore dolce», dice il signor Cigarini. Seguono quattro principi regolatori. Niente carne né pesce. Nessun intossicante: caffè, sigarette, alcol. Vietato il gioco d’azzardo in ogni sua forma, mentre il sesso è consentito solo all’interno del matrimonio per procreare. «Io e mia moglie, che non vogliamo figli, siamo sposati da 16 anni e non lo abbiamo mai fatto».

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