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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 07.15

25 GENNAIO 2018

Bhismastami

bishma

Nascita e gioventù:

Il nome di Bhisma, nella sua infanzia, era Devavrata. Era l'ottavo figlio del re Shantanu, appartenente alla dinastia della Luna, e di Ganga Devi. Bhisma è l'incarnazione umana di Dyau, uno degli astavasus. Suo padre, Shantanu, nella vita precedente era il re Mahabhiseka. Il Mahabharata descrive così questa storia:

Il re Mahabhiseka, dopo la morte, raggiunse Visnuloka. Un giorno andò a trovare Brahma a Satyaloka trovandolo in un'assemblea dove era presente anche Ganga Devi. Nella pia atmosfera una leggera brezza iniziò a soffiare e gli abiti di Ganga Devi si sollevarono un po'. Proprio in quel momento Mahabhiseka posò su di lei uno sguardo furtivo che fu ricambiato. Ciò fu notato da Brahma che li maledisse trasformandoli in esseri umani. Ganga Devi chiese subito perdono e Brahma, ritirando la maledizione la benedisse dicendo che, solo dopo aver preso nascita sulla terra ed aver dato luce agli otto astavasus, sarebbe potuta tornare sui pianeti celesti. Dopo di che lei nacque sulla terra come una comune donna mortale con il nome di Ganga. Lei era solita trascorrere il suo tempo nei boschi sulle rive del fiume Gange. A quei tempi il sovrano della dinastia della Luna era il re Pratipa che, non avendo figli, si recò un giorno sulle rive del Gange per eseguirvi un'austerità. Ganga Devi, che si trovava in quei luoghi osservò il re mentre eseguiva le sue austerità e si avvicinò a lui sedendosi sulla sua coscia destra. Voleva che il re diventasse suo marito. Lui le  spiegò che la coscia destra è la sede corretta della nuora e così a tempo debito lei sarebbe diventata la moglie di suo figlio. Pratipa ebbe un figlio, Shantanu, che una volta cresciuto andò a caccia nelle valli del Gange dove incontrò Ganga Devi. Subito si piacquero a vicenda e lei accettò di diventare sua moglie solo alla condizione che lui non avrebbe mai dovuto dire niente di spiacevole per lei; se fosse accaduto ciò lei lo avrebbe lasciato. Il re accettò e così divennero marito e moglie.

A quel tempo la moglie di Dyo, uno degli astavasu, vide la mucca sacrificale del saggio Vasistha e desiderò di averla così confidò il suo desiderio a suo marito Dyo. Suo marito e gli altri sette Vasu andarono all'eremitaggio di Vasistha e con la forza portarono via la sua mucca. Vasistha maledisse così i Vasu a rinascere come comuni mortali ma loro repentinamente chiesero perdono per l'offesa. Vasistha disse allora che tutti sarebbero nati come figli di Ganga Devi e che tutti, tranne Dyo, il vero colpevole, sarebbero tornati dopo la loro nascita sui pianeti celesti. Dyo invece, avrebbe vissuto a lungo in questo mondo una vita da eroe in mezzo a molte avventure.

Gangadevi diede quindi alla luce il primo figlio che gettò nel Gange. Maharaja Shantanu, che la vide,di nascosto, compiere quel gesto, ricordandosi la promessa non disse nulla. Così sette bambini nacquero e tutti furono allo stesso modo gettati nel Gange. Quando nacque l'ottavo figlio però, Shantanu, insistette perché lui non avrebbe permesso che il bambino avesse fatto la stessa fine  degli altri. Avendo Shantanu violato la promessa, per la rabbia Ganga Devi prese il bambino, che chiamò Devevrata e lasciò il palazzo per inoltrarsi nella foresta. Lì, Vasistha e Ganga Devi insegnarono al bambino tutti rami del sapere. Trentadue anni dopo il re andò a caccia nella stessa foresta  e ad un tratto vide un ragazzo che con una mano che cercava di fermare il flusso del Gange. Il re rimase colpito e cercò di avvicinare il ragazzo ma lui scomparve. Allora il re pregò Ganga Devi di restituire il ragazzo e dopo essere apparsa e averlo ridato, lei svanì. Il re ritornò quindi al palazzo con il bambino. (Mahabharata, Adi Parva, Capitoli 95-100.)

Il nome di Bhisma:

Devavrata divenne l'erede. Un giorno Shantanu andò a caccia nella foresta e raggiunse così la valle del Gange; mentre era assorto ad ammirare le bellezza della natura, percepì un profumo simile al muschio che stava pervadendo la foresta. Mentre si chiedeva da dove potesse pervinire iniziò la ricerca della fonte, finché giunse alla casetta di un pescatore che aveva una figlia di nome Satyavati. Era da lei che la fragranza di muschio si diffondeva per tutta la foresta. Il nome originale di Satyavati era Kali e lei era stata recuperata, dal pescatore, dallo stomaco di un pesce. Siccome lei aveva un forte odore di pesce ebbe il nome di Matsyagandhi. Lei aiutava un pescatore svolgendo il lavoro di traghettatrice sul fiume Gange. Una volta, il grande saggio Parasara, utilizzò la barca di Satyavati per attraversare il Gange e s'innamorò perdutamente di lei. Con i suoi poteri mistici il  saggio rimosse l'odore di pesce dal corpo di Satyavati e in cambio le diede il profumo del muschio.

Poi creò una nebbia di mezzogiorno e si unì a lei e, come risultato dell'unione, nacque il bambino Krishna (Vyasa). Il bambino, dopo aver promesso che sarebbe tornato dalla madre ogni volta che lei avesse desiderato la sua presenza, la lasciò immediatamente e s'inoltrò nella foresta per compiere austerità. Nonostante lei avesse messo al mondo il bambino, Parasara la benedisse facendola rimanere vergine; questo episodio è rimasto un segreto. Satyavati continuò ogni sera a vivere, dopo la giornata di lavoro, nella casetta del pescatore. Ed è in questa fase che Maharaja Shantanu, inseguendo il profumo di muschio, la incontrò alla casetta del pescatore.

Il re s'innamorò subito di Satyavati e chiese al pescatore di poterla sposare. Ma il pescatore coraggioso, non aderì immediatamente alla richiesta dal re e pose tutta una serie di condizioni, la prima delle quali era che il successore al trono sarebbe dovuto essere il figlio nato dal matrimonio con Satyavati. Shantanu si trovava in una situazione contraddittoria in quanto suo figlio Devavrata era il figlio maggiore e quindi l'erede al trono. Incapace di trovare la soluzione del problema il re, depresso e cupo, tornò a palazzo e senza presenziare ad alcuna cerimonia sociale, andò a letto passando il suo tempo nella tristezza e nella solutidune.

Quando Devavrata seppe delle condizioni del padre, chiamò i Ministri e chiese loro delle spiegazioni. Senza nemmeno informare Shantanu, loro spiegarono tutto, anche i minimi dettagli, a Devavrata il quale partì subito per raggiungere la casa del pescatore sulle rive del Gange dove pregò Satyavati per conto si suo padre; poi il pescatore si limitò a ripetere le richieste già fatte a Shantanu. Devavrata diede quindi il suo consenso perché il figlio di Satyavati avesse il diritto di ereditare, al suo posto, il trono. Il pescatore obiettò però che così sarebbero potute nascere delle controversie fra il figlio di Satyavati e i figli di Devavrata riguardo la successione al trono. Subito Devavrata si alzò in piedi e fece la solenne promessa (dridavrata) che lui sarebbe rimasto scapolo per tutta la vita. A questo punto il pescatore diede Satyavati a Devavrata perché la portasse a palazzo da Shantanu. Una volta giunti al palazzo il re, venuto a sapere del ruolo svolto dal figlio, si alzò di scatto dal letto e, pieno di lacrime agli occhi per la gioia e la gratitudine, abbracciò Devavrata. I deva fecero cadere petali di fiori sulla scena. Poiché Devavrata avessa fatto quella promessa solenne, da quel momento sarebbe stato conosciuto come Bhisma. L'amorevole padre Shantanu ricambiò il gesto di Bhisma con la benedizione che lui sarebbe morto solo nel momento scelto da lui. (Mahabharata. Adi Parva, Capitolo 100.)

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