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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

Bhagavad-gita_NOANNIVERSARY

24 GENNAIO 2018 - Apparizione

advaita

Sri Advaita Acarya

nistaritasesa-janai dayalui
premamritabdhau parimagna-cittam
caitanya-candradritam arccitai tam
advaita-candrai sirasa namami

“Offro i miei omaggi al misericordioso Sri Advaitacandra, il Cui cuore è inondato dall’oceano di prema. Egli libera un numero infinito di devoti, ed è onorato e adorato da Sri Caitanyacandra.”

La vita di Advaita Acarya è stata il soggetto di diversi testi, come il Balya-lila-sutram di Laudiya Krishnadasa e l’Advaita-prakasa di Isana Nagara (Isana Nagara fu un discepolo diretto di Advaita Acarya). Anche nelle biografie di Mahaprabhu vi sono brevi riferimenti alla Sua vita e successivamente anche nelle opere degli acaryavaisnava.

La tradizione riporta che Labhadevi (o, in alternativa, Nabhadevi), la madre di Advaita Acarya, una volta fece un sogno in cui Sri Sadasiva (la forma originale di Siva) prevedeva la terribile era di Kali, l’era che distrugge negli uomini ogni qualità divina. Nello svolgersi del sogno, ella vide Sadasiva colmo di compassione, e in questo stato decise di recarsi sulle rive dell’oceano causale, dove Maha-Visnu è sdraiato in un sonno mistico, per supplicare il Signore di mostrare la Sua misericordia. Realizzando che Visnu risponde ai sacrifici dei Suoi devoti, egli decise di compiere rigide austerità per 700 anni a favore dell’umanità. Vedendo Sadasiva in questo sentimento di compassione per la massa sofferente, Sri Maha-Visnu apparve davanti a lui e disse: “Mio caro Sadasiva! Perché stai cercando di soddisfarMi con austerità difficili? Tu ed Io siamo tutt’uno!”

Sadasiva rispose: “Mio caro Signore, se Tu non mi darai il potere di salvare l’umanità dell’era di Kali, come potrò farlo?” Sentendo questa domanda, Maha-Visnu abbracciò Sadasiva e grazie alla loro congiunta compassione Essi presero una forma —questa manifestazione sarebbe apparsa sulla Terra come Sri Advaita Acarya.

Continuando il suo sogno Labhadevi vide Yama, il deva dell’inferno, che si avvicinava al Signore e diceva: “ Mio caro Signore, se Tu discendi nell’era di Kali come Advaita Acarya per liberare tutti, non ci sarà più lavoro per me —non avrò più peccatori da punire all’inferno!” Il Signore consolò Yama, dicendo: “Mio caro Yama, non temere. Tutte quelle persone malvagie che cercheranno volontariamente di evitare le nettaree ondate dell’amore divino che inonderanno le persone di Kali —gli impersonalisti, coloro che compiono attività interessate, i falsi logici, gli offensori e gli atei— tutti costoro potranno ancora essere portati all’inferno da te.” Con questa rassicurazione da parte del Signore, Yamaraja fu soddisfatto e tornò al suo regno.

Dopo questo sogno, la madre di Advaita organizzò il suo giorno seguente con grandi apprezzamenti per il Signore e per le Sue misteriose vie.

Ma torniamo indietro per un attimo. Kuvera Pandita, il padre di Advaita Prabhu, era un brahmana erudito, esperto nell’esecuzione di sacrifici vedici e studioso dei Veda. Egli nacque nel 1410 d.C. e visse nella provincia di Sri-hatta, nel luogo che è oggi conosciuto come Bangladesh, in un villaggio di nome Lauda. Egli era il figlio di Nrisiiha Raja che proveniva da Santipura.

Nella sua vita precedente, il padre di Advaita era il tesoriere celeste Kuvera, il capo dei Guhyaka, ossia dei religiosi seguaci di Siva. Poiché egli era un leale discepolo di Siva, fu benedetto ricevendo il permesso di discendere sulla Terra proprio come padre di Siva —il padre di Sri Advaita Acarya.

Prima della nascita di Advaita, Kuvera Pandita e Labhadevi erano stati benedetti da sei figli: Laksmikanta, Srikanta, Hariharananda, Sadasiva, Kusala, e Kirticandra. (Essi ebbero anche una figlia, un'incarnazione di Ganga, ma ella morì in tenera età.) Di questi sei figli, quattro presero il sannyasa, lasciando la casa e visitando i luoghi santi. I due figli rimasti, fratelli maggiori di Sri Advaita Acarya, si sposarono, e i loro discendenti vivono tuttora nell’attuale Bangladesh.

Kuvera Pandita era molto depresso perché i suoi quattro figli avevano lasciato la casa, e come risultato si assentò dal suo invidiabile impiego di consigliere di corte di re Divyasimha, a quel tempo imperatore di Sri-hatta. Kuvera si recò con sua moglie a Santipura, nel Bengala occidentale, ed essi trascorsero il tempo compiendo austerità sulle rive del Gange.

Mentre si trovava a Santipura, Kuvera Pandita compì mauna-vrata (un voto di silenzio), e fu a quel tempo che sua moglie fece il sogno (menzionato in precedenza) a proposito di Maha-Visnu e Sadasiva. Quando ella raccontò del sogno al marito, egli esultò al pensiero che il Signore Supremo in Persona sarebbe disceso nel grembo di sua moglie. Poco tempo dopo questo avvenimento sua moglie rimase incinta, e poco dopo, essi tornarono a Lauda. Da quel momento in poi Advaita Prabhu si manifestò incessantemente nelle loro menti, e dal loro capo emanava una radiosità divina.

Apprendendo della gravidanza di Labhadevi, la gente di Sri-hatta pregustò ansiosamente l’apparizione del divino bimbo, e un giorno nel gennaio o febbraio 1434, il Signore conosciuto come Sri Advaita Acarya, apparve. (Secondo altri, Egli nacque al massimo nel 1466, ma secondo la tradizione Sri Advaita Acarya aveva 25 anni quando nacque Sri Caitanya Mahaprabhu.) Quando nacque, le persone di Sri-hatta si bagnarono nel Gange, e il santo nome di Hari risuonava dappertutto. Gli astrologi del posto e i pandita predissero che il bambino divino avrebbe liberato il mondo intero.

Durante la cerimonia annaprasana, in cui ai neonati vengono dati dei cereali per la prima volta, e viene dato loro un nome, il sacerdote di famiglia, che era un discendente di Sandilya Muni, gli conferì il nome Kamalaksa (“dagli occhi di loto”). Gli venne anche assegnato il nome Advaita —secondo la Caitanya-caritamrita gli fu dato questo nome perché egli “non è differente dal Signore”.

È detto che il piccolo Advaita si impegnò in molte bricconerie durante l’infanzia, proprio come molti anni più tardi avrebbero fatto Nitai e Nimai. Egli rifiutava di bere dal seno di sua madre se ella non cantava ad alta voce Hare Krishna. Si divertiva anche a confondere le persone con i suoi poteri divini. Una notte, madre Labhadevi ebbe una visione divina in cui suo figlio la portava su un’alta montagna nella zona di Sri-hatta, nel giorno di “Varuni-snana”. Questo è un giorno di buon augurio che cade nel periodo di marzo/aprile, il tredicesimo giorno della luna piena. Labhadevi aveva a lungo desiderato di bagnarsi nei fiumi santi dell’India, e così in quel giorno propizio, Kamalaksa la portò su quel monte per soddisfare il suo desiderio benedetto. Quando essi ebbero raggiunto la cima di quel monte, tutti i fiumi sacri dell’India apparvero in forma personificata davanti a Kamalaksa (radioso nella Sua divina forma di Visnu a quattro braccia) e gli offrirono le loro preghiere. Con un risuonare di conchiglie, i fiumi discesero dal monte e bagnarono madre Labha con le loro acque divine.

Quando la madre di Kamalaksa si sentì felice nel sentire i santi fiumi travolgere il suo corpo, Egli disse: “Guarda, madre, ecco la rossa acqua del Sarasvati, la bianca Ganga, la nera Yamuna, e anche Kaveri, Narmada e Godavari.” Questo avvenimento viene oggi ricordato a Sri-hatta nel giorno chiamato “Varuni-snana”.

L’infanzia di Kamalaksa fu colma di attività nell’attitudine di Siva, che è conosciuto anche come Rudra, il dio della collera. Nell’Advaita-mangala di Haricarana Dasa è detto che Kamalaksa una volta stava giocando con il figlio del re Divyasimha in una caverna, quando il principe iniziò a schernire i devoti che cantano il maha-mantra Hare Krishna. Kamalaksa si incollerì tanto che il principe, solitamente abbastanza coraggioso, in effetti svenne per lo shock.

Quando Kamalaksa fu tra i cinque e i dieci anni, apprese così rapidamente tanto da diventare un bambino prodigio. Anche da ragazzino Egli utilizzava la propria conoscenza per mostrare la supremazia di Visnu o Krishna. In una occasione, il re Divyasimha, che era un devoto della dea Durga, mandò suo figlio con Kamalaksa a visitare il tempio di Durga. Kamalaksa entrò nel tempio con un attitudine di sfida, dicendo: “Mostrami la tua dea!” E quando giunse davanti alla Divinità rifiutò di prosternarsi. Il figlio del re si sentì offeso, e Kamalaksa, da parte sua, si incollerì tanto che il ragazzo svenne privo di coscienza a causa dell’intensità di Advaita. Ma poiché Kamalaksa svolgeva il lila di un bambino, si spaventò tanto da correre a nascondersi. Proprio allora, alcuni ragazzi del villaggio andarono a cercarlo, e qualche momento dopo fecero in modo di trovarlo e riportarlo al tempio, dove il re stava aspettando con Kuvera Pandita e altri cittadini eruditi. Il re fu naturalmente turbato quando vide Suo figlio steso per terra come se fosse morto, ma Kamalaksa rimediò rapidamente alla situazione spruzzando sul capo del principe della caranamrita, l’acqua che aveva lavato i piedi di loto di Sri Visnu. A questo punto, il principe riprese la coscienza esterna, e tutti i presenti furono attratti dal potere mistico di Kamalaksa e dalla sua fede in Visnu.

In un'altra occasione simile, i due ragazzi si recarono di nuovo in un tempio di Durga, questa volta nel propizio giorno di Dipavali, quando tutti gli indu credenti offrono candele alla dea Durga. Di nuovo Kamalaksa rifiutò ancora di inchinarsi a Durga, e di nuovo il principe rimase turbato e chiamò il padre di Kamalaksa. Quando Kuvera Pandita arrivò, ebbe una discussione con suo figlio a proposito dell’adorazione agli esseri celesti, e gli ricordò che anche Sri Rama aveva adorato la dea Durga per riavere la Sua sposa Sitadevi, che era stata rapita. A questo, Kamalaksa replicò: “Caro padre, scusami, ma vorrei illustrare il punto che tu hai leggermente travisato a questo proposito. Esattamente come un albero viene nutrito insieme a tutti i suoi rami, i rametti e le foglie, solo quando si nutrono le sue radici, così gli esseri celesti secondari sono soddisfatti solo quando viene adorato il Signore primordiale Sri Visnu o Krishna.” Egli continuò: “Così, come l’uccello Cakora riesce a vivere solo al chiaro di luna, io posso adorare solo Sri Visnu o Krishna!” Proprio allora, l’immagine di Durga sull’altare del tempio si ruppe in pezzi e la dea ne fuoriuscì, illuminando le dieci direzioni. Allora una voce mistica riempì la stanza, dichiarando, “Il marito non si inchina mai alla propria moglie!” In quel modo Durga indicò che il giovane Kamalaksa non era altri che il marito di Durga, Siva stesso.

Dopo che la dea ebbe parlato in quel modo, il re comprese di aver commesso un’offesa perché Kamalaksa era Siva stesso. Vergognadosi, il re offrì al Signore le appropriate preghiere, e allora Kamalaksa avvertì il re che suo figlio scherniva i vaisnava e che egli (il re) stesso era un adoratore di esseri celesti, il che era sintomo di ignoranza. “Durga è solo una servitrice di Krishna”, disse Kamalaksa al re. “Durga è solo la Sua energia esterna, il cui compito consiste nel confondere tutti con l’illusione materiale, quindi adorandola il tuo regno non potrà mai fiorire.” Il re riconobbe che ciò era vero, e continuò a lodare Kamalaksa con preghiere scelte.

Soddisfatto dalle preghiere del re, Kamalaksa mise i propri piedi sulla sua testa e gli chiese di cantare il santo nome di Krishna. Il re diventò un vaisnava ed eresse un grande tempio di Krishna nel suo regno. Inoltre organizzò anche di tenere dei festival elaborati durante le feste vaisnava e, per finire, prese l’iniziazione da Kamalaksa, che gli conferì il nome di Krishna Dasa Brahmacari.

In seguito alla conversione del re, Kamalaksa, che era ancora un ragazzino, si recò coi suoi genitori a Santipura, il luogo da cui proveniva la famiglia di suo padre. Egli risiedette sulle rive del Gange e, a scuola, diceva ai suoi compagni che i santi nomi di Krishna sono la fonte di tutta la conoscenza.

Col passare degli anni, studiò i sei sistemi filosofici vedici e i Veda stessi, approfondendoli insieme con i relativi argomenti. A quel tempo, sebbene non fosse ancora adolescente, Kamalaksa ricevette il Veda-pancanana, un diploma avanzato nel sistema educativo vedico che solitamente viene conferito a persone di età più avanzata. Il suo insegnate, Santacarya, viveva nel villaggio di Purnavati, e conformemente alle usanze vediche, Kamalaksa trascorse i suoi giorni da studente nell’eremo del suo insegnante. Talvolta viene detto che fu Santacarya a conferire a Kamalaksa il nome di “Advaita” nel corso di una cerimonia di iniziazione in cui si dà il nome. Ma la maggior parte delle autorità accetta che quel nome gli fu conferito alla nascita insieme al nome Kamalaksa.

Santacarya era consapevole della divinità di Kamalaksa e voleva rivelarlo ai suoi compagni di classe, perché essi erano invidiosi che egli gli mostrasse il proprio favore. Un giorno Santacarya stava camminando nella foresta con i suoi studenti quando giunsero ad un lago colmo di meravigliosi fiori di loto e di serpenti spaventosi. Santacarya indicò una piattaforma nel mezzo del lago sopra la quale si trovava un enorme fiore di loto di straordinaria bellezza. Egli chiese ai suoi studenti se qualcuno di loro poteva attraversare le acque per prendere quel grande fiore di loto e portarglielo senza danneggiarsi. La maggior parte degli studenti furono intimiditi dalla richiesta, ma Kamalaksa si presentò volontariamente. Egli entrò cautamente nell’acqua dove, a ogni passo misticamente appariva un fiore di loto per sostenerlo e, allo stesso tempo, un grande serpente si alzò dall’acqua, erigendo la propria testa per ripararlo così come il serpente celeste Ananta ripara Sri Visnu. Così Kamalaksa raggiunse indenne la piattaforma e raccolse il loto da consegnare al suo insegnante. I suoi compagni erano increduli, e ognuno promise che da quel giorno in poi avrebbe sempre rispettato Advaita.

Quando Advaita Acarya raggiunse l’adolescenza, i suoi genitori, che erano entrambi ottantenni, se non novantenni, partirono per Sri Vaikuntha, lasciandosi alle spalle il mondo materiale. Advaita, come parte del suo lila, pianse la morte dei suoi genitori e poco dopo si recò in pellegrinaggio. Egli andò dapprima in Orissa, dove con grande estasi vide la divinità di Gopinatha. Poi si recò a Nabhigaya, a Puri, a Godavari, Sivakanchi e Visnukanchi (dove si divertì nel vedere una competizione tra gli sivaiti e i vaisnava); poi a Kaveri, a Madurai, a Setubandha, a Dhanutirtha, a Ramesvara, e a Udipi, e fu in questa occasione che incontrò per la prima volta Srila Madhavendra Puri, che stava per diventare il suo precettore.

Madhavendra Puri sentì subito un grande amore per Advaita, che considerò l’incarnazione del perfetto devoto, e insieme discussero dell’urgente bisogno che un incarnazione discendesse sulla Terra, nell’attuale era dell’ipocrisia e della discordia. Advaita quindi, predisse l’avvento di Caitanya Mahaprabhu, rivelando a Madhavendra Puri il lila confidenziale del Signore.

Dopo aver incontrato Madhavendra Puri a Udipi e avergli rivelato la missione del Signore, Advaita continuò il suo pellegrinaggio, visitando Dandakaranya, Nasika, Dvaraka, Prabhasa Tirtha, Puskara, Kuruksetra, Haridvara, Badarikasrama, Gomukhi, Gandaki; e poi, con sua grande delizia, arrivò a Mithila dove vide il luogo di nascita di Sitadevi (la moglie di Sri Rama). Ciò gli fece piangere lacrime d’amore. Si dice che fu a Mithila che incontrò Vidyapati, il grande poeta devozionale, e poi egli procedette per Ayodhya, la dimora eterna del Signore, Sri Rama.

Giunto a Varanasi, si bagnò nel famoso Manikarnika Ghata, e vide la Divinità di Visvanatha (Siva), la più famosa divinità di Varanasi. Successivamente, visitò il tempio di Adikesava e vide anche la Divinità di Bindu Madhava. Quindi, si recò a Prayaga (Allahabad), dove vide la Divinità di Veni Madhava. A questo punto, Egli si rase il capo e si bagnò nel Triveni, il luogo d’incontro dei fiumi Sarasvati, Ganga e Yamuna.

Andò poi a Mathura, dove visitò tra gli altri luoghi, anche la casa di Kubja. Egli offrì i suoi più profondi rispetti al Janmasthana di Krishna e si bagnò nel Visrama Ghata. Quindi compì l’intero parikrama di Vraja, meditando sui krishnalila in ogni luogo. Alla fine Egli arrivò a Vrindavana. Mentre si trovava là, risiedette per qualche tempo ai piedi della Dvadasaditya-tila, la collina dove Sanatana Gosvami in seguito avrebbe costruito il suo famoso tempio di Madana-mohana. Il luogo dove visse Advaita Prabhu, chiamato “Advaita Vata”, è stato preservato e può tuttora essere visitato.

La relazione di Advaita Acarya con la Divinità di Madana-mohana è piuttosto confidenziale. Un giorno, mentre Advaita stava dormendo sotto un albero baniano, la Divinità gli apparve in sogno e disse: “Io venivo adorato qui, ma il sacerdote, intimorito dagli invasori musulmani, Mi abbandonò e fuggì per proteggere la propria vita. Sono nascosto a Dvadasaditya-tila sotto l’attuale letto della Yamuna. Ti prego disseppellisciMi e installaMi in un luogo appropriato.” Svegliatosi dal sogno, Advaita Prabhu trovò il luogo, rinvenne la Divinità, e con l’aiuto di alcuni Vrajavasi locali La installò. Essi compirono la consueta cerimonia del bagno e a quel punto Advaita Prabhu cosparse il corpo di Madana-mohana tanto intensamente che il Signore riacquistò la Sua morbida carnagione scura. Alcuni giorni dopo, mentre Advaita Prabhu era in viaggio, un gruppo di musulmani sopraggiunse e attaccò Advaita Vata. La Divinità Si nascose sotto un cumulo di fiori santificati che erano stati precedentemente offerti al Signore, e così non venne distrutta. Quando Advaita Prabhu fece ritorno, Madana-mohana, in sogno, Gli rivelò ancora una volta dove la Divinità stessa Si era nascosta. Madana-mohana chiese ad Advaita Prabhu di recuperarLo e affidarlo al servizio di Purusottama Chaube. Questo Purusottama Chaube era un brahmana di Mathura che in seguito affidò Madana-mohana al servizio di Srila Sanatana Gosvami.

Il Signore disse ad Advaita Prabhu di tornare a Santipura, in Bengala, e là installare due Divinità (yugala-murti), una di Sri Radha e una di Madana-gopala. Egli disse che queste Divinità avrebbero dovuto essere scolpite sulla base di un quadro dipinto dalla cara amica di Radharani, Visakha. Madana-mohana inoltre informò Advaita che il dipinto era nascosto nel Seva-kunja e rivelò la sua esatta collocazione.

Fu nel corso di quel periodo che Madhavendra Puri giunse a Vrindavana e incontrò Advaita Prabhu una seconda volta. Puripada ebbe fitte di estasi quando Advaita gli raccontò dell’ordine di Madana-mohana, e d’accordo con la divinità, spiegò ad Advaita che non era appropriato adorare Krishna senza Radha, perché Krishna non può mai essere felice senza il Suo amore. Radha è la Sua potenza di piacere, hladini-sakti, e Krishna si sente incompleto senza la Sua presenza.

Al fine di adorare accuratamente le sue Divinità, Madhavendra Puri consigliò ad Advaita di sposarsi. Egli suggerì che un rinunciante ha la tendenza ad abbandonare le proprie Divinità all’istante della morte, mentre un uomo sposato ha sempre la moglie, dei figli, e altri parenti o discendenti che possono continuare il servizio della Divinità se a qualcuno accade di ammalarsi o di morire. Inoltre Madhavendra Puri assicurò ad Advaita Prabhu che si sarebbe fatto carico delle reazioni a qualsiasi offesa rivolta alla Divinità per le quattordici generazioni successive della famiglia di Advaita (l’Advaita Vamsa). Questo fu uno dei motivi per cui Advaita Prabhu si sposò e creò la linea della famiglia di Advaita. Un'altra ragione, come abbiamo visto anche nel caso di Nityananda Prabhu, era quella di diffondere lo yuga-dharma tra le persone sposate, in opposizione al gruppo dei trascendentalisti solitari.

Madhavendra Puri si recò a Santipura con Advaita e rimase con lui per un mese. Mentre si trovavano là, egli istruì Advaita nella scienza del canto, dicendogli che il potere del santo nome è l’unico metodo per ottenere la liberazione, nell’attuale era di Kali. Fu allora, a Santipura, che Madhavendra Puri iniziò Advaita Prabhu. Poco tempo dopo la cerimonia di iniziazione, Madhavendra Puri lasciò Santipura per continuare la sua missione in altre parti dell’India.

Advaita Prabhu diventò il più rispettato vaisnava di Santipura. Una volta, dopo aver sconfitto un dotto campione durante un dibattito, dal cielo una voce pronunciò queste parole: “Questo brahmana non è un uomo comune. Egli è Dio Stesso. Poiché nessuno è più erudito di lui, il suo nome è Advaita (che significa “impareggiabile” e anche “non differente”)”.

Advaita Prabhu incontrò Haridasa Thakura, il devoto nato in una famiglia musulmana, che era completamente votato al canto dei santi nomi di Hari, essi diventarono grandi amici. Advaita costruì una residenza dentro una caverna per Haridasa e lo istruì personalmente nella filosofia della coscienza di Krishna. È impossibile descrivere il rispetto reciproco che questi due devoti provavano. Insieme essi organizzarono il sankirtana a Navadvipa prima che Mahaprabhu arrivasse ad operare con loro. Advaita Prabhu cercò di incoraggiare il giovane Nimai Pandita a unirsi al loro gruppo del sankirtana, ma Nimai era interessato soltanto all’erudizione (prima dei suoi divertimenti del sankirtana). Ci volle del tempo (e la Sua relazione con Isvara Puri) prima che Mahaprabhu si addolcisse e dimostrasse ampiamente il Suo apprezzamento per i vaisnava.

Prima del suo matrimonio, Advaita Prabhu aveva iniziato i più intimi associati di Mahaprabhu, come Vasudeva Datta, Bhagavat-acarya, Syamadasa, Yadunandanacarya (il guru di Srila Raghunatha Dasa Gosvami) e anche i genitori di Caitanya Mahaprabhu. Questa storia può essere narrata nel modo che segue.

Quando il piccolo Nimai rifiutò di bere il latte dal seno di Sua madre, furono chiamati tutti i medici della città; il bambino non mangiava e tutti temevano che si potesse ammalare. Poiché niente alleviava la condizione del bambino, Jagannatha Misra e madre Saci chiamarono Advaita Acarya, perché egli era noto per la Sua conoscenza spirituale e forse avrebbe potuto aiutare il piccolo Nimai. L’analisi della situazione da parte di Advaita Prabhu è la seguente: Stabilendo l’esempio del perfetto devoto, Nimai, mangerà soltanto prasadam, cibo offerto a Krishna con amore e devozione. Madre Saci non era iniziata e quindi il latte del suo seno era da considerarsi come non offerto; non era considerato il prasadam appropriato. Nimai quindi non avrebbe accettato il latte del suo seno ma avrebbe invece solo pianto, finchè la situazione non fosse stata rettificata. La risoluzione al dilemma, disse Advaita, consisteva nell’iniziare prontamente sia madre Saci sia il marito, Jagannatha, al canto del maha-mantra Hare Krishna. Allora, concluse, Nimai avrebbe bevuto il latte della madre. Piuttosto rassicurato, il piccolo Nimai bevve a sazietà, e tutti a Navadvipa provarono un grande sollievo.

Quando Advaita Prabhu raggiunse i cinquant’anni, decise di seguire il consiglio di Madhavendra Puri e di sposarsi. Nrisimha Bhaduri, il padre della promessa sposa, era un brahmana colto e dedito alla rinuncia del distretto Narayanapura di Saptagrama. Sua figlia Sita somigliava alla dea della fortuna, e stando alla tradizione, era un incarnazione di Yogamaya, la potenza mistica del Signore. Ella apparve in questo mondo nel mese di settembre, quattro giorni prima di Radhastami, il giorno dell’apparizione di Srimati Radharani. Lei vide per la prima volta Advaita a bordo di una barca, mentre attraversava il Gange insieme al padre e a sua sorella minore, Sridevi. Nrisimha Bhaduri e le sue figlie rimasero impressionati dalla meravigliosa forma dorata di Advaita Prabhu mentre compiva la Sua adorazione sulle rive del Gange. Sitadevi, in particolare, apprezzò la bellezza di Advaita. Alcuni giorni dopo, Nrisimha Bhaduri portò la figlia a Santipura a compiere l’adorazione della dea Bhagavati. Gli occhi di Sita incontrarono quelli di Advaita, ed entrambi provarono un’ammirazione reciproca. Syamadasa allora suggerì a Nrisimha Bhaduri l’idea di un matrimonio: “Tua figlia è proprio Yogamaya e Advaita è Dio Stesso! Chi potrebbe anche solo immaginare un’unione migliore?” Egli dette sua figlia in sposa a Phuliyaghata sulle rive del Gange. In seguito, Nrisimha Bhaduri diede in sposa ad Advaita anche la figlia minore, Sridevi.

Advaita Prabhu iniziò le Sue due giovani mogli proprio come Paurnamasi-Yogamaya aveva dato l’iniziazione a due giovani duti (le ragazze che consegnavano i messaggi a Radha e Krishna) Vira e Vrinda. Egli dette loro istruzioni sul vaisnavasiddhanta e, gradualmente, consentì loro l’ingresso alla più alta forma di meditazione: lo stadio di essere servitrici di Radharani (manjari). Crescendo negli anni e in saggezza, egli istruì i suoi discepoli sempre più nelle complessità del bhakti-yoga.

Advaita Prabhu non riusciva a tollerare l’assoluta assenza di spiritualità della gente di quest’era. Al fine di alleviare il fardello delle masse, cercò varie forme di adorazione per propiziare il Supremo. Offrì fiori a Ganga, e, per merito della divina provvidenza questi fiori fluttuarono controcorrente per toccare il corpo di madre Saci, che si stava bagnando in quel luogo. Come risultato di ciò, nacque suo figlio Visvarupa (fratello maggiore di Mahaprabhu), un incarnazione di Sankarsana. Le Scritture affermano che il Signore, sempre molto gentile verso i Suoi devoti, Si offre a chiunque Gli offra anche solo una foglia di tulasi o un sorso d'acqua. Sapendolo, Advaita Prabhu si sedette sulle rive del Gange e, con il corpo che tremava e sudava per l’estasi, gridò al Signore di discendere, mentre offriva acqua e foglie di tulasi al Gange. Fu dunque grazie alla misericordia di Advaita che il Signore apparve.

Quando Mahaprabhu esibì i Suoi divertimenti a Navadvipa, Advaita Prabhu si era già stabilito a Santipura; tuttavia, Advaita avrebbe visto il Signore regolarmente. Il Caitanya-bhagavata informa che quando Mahaprabhu esibì per la prima volta le Sue divine opulenze (maha-prakasa) a casa di Srivasa Thakura, Ramai Pandita andò a Santipura a parlarne ad Advaita. Advaita si recò immediatamente a Navadvipa con la Sua paraphernalia per l’adorazione, al fine di compiere la prima celebrazione di Caitanya Mahaprabhu in casa di Nandana Acarya. In quella circostanza, Advaita Prabhu adorò il Signore con questo verso: namo brahmanya devaya, go brahmana-hitaya ca, jagat-hitaya krisnaya, govindaya namo namah, “I miei rispettosi omaggi a Krishna, che è Govinda, il Signore dei brahmana, l’amico delle mucche, e il benefattore dell’universo.” Poiché egli non vide mai alcuna differenza tra Mahaprabhu e Krishna, non usò mai alcun mantra nuovo o separato per l’adorazione di Sri Caitanya. Advaita Prabhu fu il primo ad affermare vigorosamente che Mahaprabhu non era altri che il Signore Supremo in Persona, e sempre ad Advaita fu concessa la visione di Mahaprabhu nella forma universale.

Acyutananda, il primo figlio di Advaita Prabhu, nacque nel 1493, sette anni dopo la nascita di Mahaprabhu; Balarama, Gopala, Krishnadasa e i gemelli Jagadisa e Svarupa nacquero invece a intervalli di quattro anni, tutti dal grembo della Sua prima moglie, Sitadevi. In seguito Advaita Prabhu rifiutò tre dei Suoi figli che avevano deviato dal sentiero di Mahaprabhu e ne accettò tre: Acyutananda, Gopala, e Krishnadasa. Balarama e Krishnadasa furono gli unici due figli a entrare nella vita di famiglia; gli altri quattro diventarono dei sannyasi. Tutti ricevettero l'iniziazione dalla loro madre, Sitadevi. (Il Prema-vilasa afferma che anche Sridevi, la sorella minore, ebbe un bambino, un maschio di nome Chota Syama dasa, ma si dice che il bimbo sia morto subito dopo la nascita).
Acyutananda fu considerato il figlio maggiore di Advaita; alcuni affermano che egli prese l’iniziazione da Gadadhara Pandita e che visse a Puri come Suo servitore. La tradizione riporta che Acyutananda incarnava la pura devozione secondo lo spirito di suo padre.

Advaita Prabhu era sempre bramoso di ricevere la polvere dei piedi di Nimai Pandita, di servirlo come un umile servitore, ma Nimai trattò sempre Advaita come il suo superiore degno di adorazione. Quindi Advaita Prabhu preparò un piano, o meglio, un trucco, per ottenere la misericordia di Mahaprabhu.

Advaita cominciò a insegnare la filosofia impersonalista (mayavadi o Sankarita) a Santipura, e ciò fece infuriare Nityananda e Mahaprabhu che si recarono a Navadvipa per punirlo. I due divini fratelli si consultarono dapprima con Gauridasa Pandita, il quale raccontò che quando aveva chiesto ad Advaita Prabhu se “dobbiamo tutti essere considerati uno con Dio,” Advaita aveva risposto, “Sì”, e poi aveva mostrato a Gauridasa la Sua forma a quattro braccia e poi quella a sei braccia. Mahaprabhu fu davvero divertito nel sentirlo, ma finse di essere nel sentimento collerico di Sri Nrisimha. Precipitatosi nel luogo dove si trovava Advaita Prabhu, lo trovò che predicava il suo sciocco impersonalismo. Egli pose ad Advaita le seguenti domande per tre volte: jnana-vada va bhakti-vada (“Cos’è meglio: la devozione a un Dio personale o al monismo impersonalista che è contaminato dalla conoscenza?”), e, per tre volte, Advaita rispose, “Jnana!” Allora, in un impeto di collera, Mahaprabhu lo colpì alla schiena con i Suoi piedi di loto e prese a lottare per gioco con lui. Fu soltanto grazie alle continue suppliche di Sitadevi che Mahaprabhu desistette. Ella era inconsapevole del fatto che l’intero scenario era stato orchestrato da Advaita Acarya, perché sentiva che in tal modo avrebbe potuto ricevere facilmente l’attenzione e la misericordia del Signore.

Quando Mahaprabhu accettò il sannyasa, madre Saci accusò Advaita Acarya, il proprio guru, di aver inizialmente convinto il suo primo figlio Visvarupa a lasciarla e ad accettare il sannyasa, e ora egli si portava via il suo figlio minore nella stessa maniera. Per questa offesa al suo guru, Nimai le chiese di toccare i piedi di loto di Advaita Prabhu, e poi, grazie a uno spirito di autentica gratitudine, Nimai le accordò il dono dell’amore divino (prema-dhana).

Un giorno i tre Signori —Nitai, Nimai, e Advaita— desiderarono recitare una commedia sul divertimento di Krishna della raccolta del pedaggio, ossia il dana-lila. Advaita fece la parte di Krishna, Mahaprabhu di Radha, e Nityananda quella dell’anziana gopi governante che li accompagnava. Srivasa Thakura e altri devoti impersonarono le gopi, e Kamalakanta, Gauridasa Pandita, e altri fecero la parte dei pastorelli. Essi si vestirono con costumi appropriati e noleggiarono una barca sulle rive del Gange. Decorata la barca e il ghata con polpa di sandalo, con vermiglio, e ghirlande di fiori, i ragazzi intagliarono diversi bastoni, flauti, e corni per poter simulare davvero la paraphernalia che Krishna e i Suoi amici possedevano nella realtà.

Essi smisero di soffiare nei loro corni quando videro Sri Radha e le Sue amiche che sopraggiungevano portando sulla testa grandi anfore di terracotta. La donna anziana (Nitai) annunciò: “Ci stiamo recando a Mathura a vendere il nostro panir, il latte e il riso dolce!” Subala replicò: “Perché siete venute qui? In questo posto dovete pagare la tassa!” Allora Krishna si fece avanti e disse: “Sì, dovete pagare.” Le gopi cercarono di negoziare, ed erano disposte a pagare quattro monete a persona, mentre Krishna ne voleva otto. Proprio allora, le gopi dissero: “Krishna, Tu sei considerato il figlio di un re! Non ti vergogni? Non hai già abbastanza denaro? Lasciaci passare dunque!” A ciò Krishna rispose, “Bè, poiché tutte voi gopi avete un petto e un sedere tanto pesante, non Mi sarà possibile trasportare più di una di voi alla volta. La Mia barca fa acqua, vedete!” Reagendo a questa affermazione, Nitai, come gopi più anziana, cominciò a rimproverare Krishna dicendo: “Lasciaci passare immediatamente. Altrimenti il nostro panir e il latte inacidiscono!” Ma Krishna non volle ascoltare. Egli insisteva per ricevere una tassa doppia a causa del sovvrappeso del petto, del sedere e degli ornamenti delle gopi, e minacciò di rompere le anfore che avevano sul capo col Suo bastone, se non avessero pagato. A questo punto, i tre Signori si tuffarono nell’acqua in estasi e vi giocarono, mentre gli altri devoti compivano il kirtana sulla spiaggia.

Si dice che Advaita Prabhu sia rimasto nella sua manifestazione terrena per venticinque anni interi dopo la scomparsa di Mahaprabhu, un evento che mantenne Advaita e la sua famiglia in lacrime per mesi. Sentendo la separazione da Nimai e Nitai, egli, ricordandoLi costantemente e cantando i Loro nomi, riunì i suoi figli favoriti, Acyutananda, Gopala e Krishnadasa, e chiamò Viracandra Prabhu e Gauridasa Pandita da Ambika Kalna, e anche i suoi discepoli principali: Yadunandanacarya, Syamadasa e Kamadeva. Essi tennero dei kirtana in uno stato di rapimento estatico, e Advaita si fece largo immediatamente verso la stanza della Divinità di Sri Radha-Madana-gopala, per non tornare mai più. Questo evento costituisce la scomparsa di Advaita Prabhu nel 1559 a Santipura.

Advaita Prabhu Si manifestò sulla Terra per 125 anni, proprio come Sri Krishna, ma il suo lila è diviso in cinque fasi. Come nei lila di Krishna, Advaita manifestò prima di tutto tre fasi: kaumara (infanzia), pauganda (adolescenza) e kaisora (gioventù). Ma Advaita Prabhu esibì anche un quarto e un quinto stadio, conosciuto come yauvana (l’età adulta) e varddhakya (o anzianità trascendentale). Secondo gli acarya riconosciuti, Advaita nella Sua forma idealizzata (nella Navadvipa eterna), appare in una giovinezza sempre fresca, nonostante la Sua “vecchiaia”. Riferimenti a un Advaita giovane e “senza barba” possono essere reperiti anche nel commentario sul Caitanya-bhagavata (Madhya-khanda, 16.99) di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura. Tuttavia, gli acarya vaisnava hanno concluso che essendo Advaita il vaisnava più anziano del suo periodo, circa cinquant’anni più anziano di Mahaprabhu, può essere ritratto correttamente con i capelli e la barba lunghi nei suoi divertimenti terreni.

Per concludere, va detto che Advaita Prabhu fu senza dubbio la causa efficiente sia dell’apparizione sia della scomparsa di Mahaprabhu. Mentre le sue ferventi preghiere portarono Mahaprabhu su questo pianeta, un punto che abbiamo già toccato in precedenza, fu il suo poema criptico, in cui affermava che “non c’è più bisogno di riso al mercato perché tutti sono impazziti come Mahaprabhu stesso”, che portarono alla scomparsa di Mahaprabhu. Questo sonetto contiene un significato nascosto che confuse la massa dei devoti. Soltanto Svarupa Damodara, Mahaprabhu e, forse, Jagadananda Pandita, che portò la poesia di Advaita Acarya a Mahaprabhu, furono in grado di comprenderlo appieno. In sostanza, il “riso”, rappresentava Mahaprabhu Stesso, e poiché l’amore per Dio era stato diffuso a sufficienza, il “riso” non serviva più. Advaita, in sintesi, afferma che Mahaprabhu aveva completato la Sua missione, aveva terminato ciò che intendeva ottenere. Poiché le persone, ora, erano intossicate dall’amore per Dio, non era più necessario che Mahaprabhu rimanesse sul pianeta, a fornire riso “al mercato”. In tal modo, Advaita Prabhu gioca quello che in qualche modo può essere considerato il ruolo più importante nei divertimenti di Mahaprabhu —egli svela i lila del Signore alle anime condizionate nel mondo fenomenico, e poi, dopo aver portato a termine la missione d’amore di Mahaprabhu, la conclude e la rinvia nel mondo spirituale.

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