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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 04.08

22 FEBBRAIO 2020

Siva-ratri

sivavisnu

Siva (Il signore Siva) e ratri (notte), quindi Sivaratri significa la notte del signore Siva.

Ogni mese lunare c'è uno Siva-ratri che coincide con il 13° o 14° giorno nella fase della luna calante, ma nel mese di Phalguna (Febbraio-Marzo) c'è il Maha Siva-ratri. La cerimonia si svolge principalmente di notte essendo in onore del Signore Siva che ha sposato Parvati (Madre Durga) in questo giorno.

I devoti di Siva osservano uno stretto digiuno ed alcuni addirittura replicano il digiuno di Nirjala astenendosi dal bere anche solo una goccia d'acqua. Stanno svegli tutta la notte durante la quale lo Siva Lingam viene adorato e lavato ogni tre ore con latte, yogurt, ghi, miele e così via, mentre continua  ininterrotto il canto del mantra "Om namah shivaya". Allo Siva Lingam, vengono offerte foglie di bael che sono sacre (come Tulasi soddisfa Sri Visnu o le foglie di dhar soddisfano madre Durga) e Siva è molto soddisfatto da quest'offerta. Differenti inni in glorificazione di Siva vengono suonati e cantati con fervore e devozione. Gli aspiranti eseguono il japa del Pancaksara mantra "Om namah sivaya".

Chi pronuncia i nomi di Siva durante Siva-ratri con perfetta concentrazione e devozione, è liberato da tutti i peccati che ha commesso e raggiunge la dimora di Siva per risiedervi felicemente.

I vaisnava adorano Siva in questo in giorno, col solo fine di ricevere le sue benedizini per poter diventare migliori devoti di Sri Krishna (Visnu) e non per ottenere la residenza nella dimora di Siva.

Quando fu completata la creazione, Siva e Parvati Mata andarono a vivere sulla cima del monte Kailash. Parvati chiese a Siva: "O adorabile signore quale tra i molti rituali, osservabili in tuo onore, ti piace di più"? Siva rispose: "La quattordicesima notte della luna nuova nella quindicina scura durante il mese di Phalguna, è quella del mio giorno preferito. Si chiama Siva-ratri. I miei devoti mi danno grande gioia e felicità per il digiuno che osservano e per i bagni cerimoniali che mi offrono assieme a fiori, dolci e incensi.

Il mio devoto osserva rigide regole spirituali durante il giorno e mi adora in quattro differenti modi durante ognuno dei quattro periodi di tre ore della notte. L'offerta di foglie di bael mi soddisfa di più dell'offerta di fiori e gioielli. Nel primo periodo il devoto mi dovrebbe bagnare con il latte, con lo yogurt durante il secondo periodo, con il ghi durante il terzo e con il miele durante il quarto. Il mattino poi si dovrebbe offrire il cibo ai brahmana (se possibile) e quindi rompere il digiuno. Nessun rituale può essere paragonato all'auspicio dato da questo processo".

Parvati rimase profondamente colpita dalle parole di suo marito e poi le ripetè ai suoi amici che le riferirono a loro volta ad altri amici. In questo modo la fama propizia del giorno di Siva-ratri è stato diffuso in tutto il mondo. Il digiuno di Siva-ratri è finalizzato al controllo dei più grandi vizi; rajas (l'attività o passione) e tamas (l'ignoranza o inerzia).

In molti asrama del mondo Siva-ratri viene celebrato in questo modo:

I devoti digiunano tutto il giorno e molti di essi si astengono anche, dal bere anche una sola goccia d'acqua. In alcuni asrama si esegue anche un grande yajna a Siva (sacrificio del fuoco) per la pace e il benesere di tutti. La giornata trascorre nella continua meditazione su Siva recitando il mantra "Om namah sivaya". Durante la notte tutti si riuniscono all'interno del tempio continuando a recitare il mantra mentre nei quattro quarti della notte viene adorato, con intensa devozione, lo Siva Lingam.

Srila Prabhupada dice

L'uccisione del demone Sankhasura (Cap. 33 del Libro di Krishna)

"Un giorno, Nanda Maharaja e i pastori di Vrindavana decisero di andare ad Ambikavana per compiere la cerimonia dello Siva-ratri. Dopo le feste autunnali che celebrano la rasa-lila, giunge il tempo di un'importante cerimonia: holi o il dola-yatra. Ma tra la rasa-lila e il dola-yatra c'è un'altra grande cerimonia, lo Siva-ratri, osservata soprattutto dagli sivaiti, i devoti di Siva, ma che talvolta anche i vaisnava celebrano, perché accettano Siva come il più grande dei vaisnava.

La celebrazione del Siva-ratri non è rispettata con regolarità dai bhakta, o devoti di Krishna, perciò lo Srimad Bhagavatam precisa che i pastori condotti da Nanda Maharaja desiderarono "per una volta" celebrarlo, il che indica che non l'osservavano regolarmente. Un giorno, dunque, vollero recarsi, per curiosità, ad Ambikavana, nella provincia del Gujarat... e osservando Siva-ratri, Nanda Maharaja e i pastori, videro aumentare il loro attaccamento a Krishna e questo era ciò che volevano.

Srila Prabhupada. 1° maggio 1974 (Camminata del mattino, Mumbay, India.)

"In questo verso il Signore Siva è chiamato midhushtama, il migliore tra coloro che possono elargire benedizioni. Egli è anche conosciuto con il nome di Asuthosa, per indicare che può essere molto facilmente soddisfatto, ma anche molto facilmente irritato. La Bhagavad-gita spiega che le persone meno intelligenti si rivolgono agli esseri celesti per ottenere benedizioni materiali.

E' per questa ragione che la  gente si rivolge generalmente a Siva, chiamato midhusthama, ossia il migliore di coloro che elargiscono benedizioni; infatti, egli è facilmente soddisfatto e concede benedizioni ai suoi devoti senza troppe considerazioni. I materialisti sono sempre ansiosi di ottenere un profitto materiale, ma non sono seriamente attratti dai benefici spirituali.

Accade talvolta, però, che Siva diventi la fonte più grande di benedizioni nella vita spirituale. Si racconta che una volta un brahmana povero adorava Siva per ottenere una benedizione, e Siva consigliò il devoto di andare da Sanatana Gosvami. Il devoto si recò allora da Sanatana Gosvami e lo informò che Siva lo aveva consigliato di richiedere a lui, Sanatana, la benedizione più grande. Sanatana Gosvami aveva una pietra filosofale che teneva insieme alla spazzatura. In seguito alla sua richiesta egli consegnò la pietra filosofale al brahmana povero, il quale fu molto felice di averla; semplicemente mettendo a contatto il ferro con la pietra filosofale egli poteva ottenere tutto l'oro che desiderava.

Ma dopo essersi congedato da Sanatana, il brahmana pensò: "Se la pietra filosofale è la più grande benedizione, perché Sanatana Gosvami la teneva vicino alla spazzatura"? Ritornò quindi sui suoi passi e chiese a Sanatana Gosvami: "Signore, se questa è la più grande benedizione, perché la tenevi vicino alla spazzatura"? Allora Sanatana Gosvami rispose: "In realtà questa non è la più grande benedizione. Ma tu sei pronto a ricevere da me la benedizione più grande"? Il brahmana disse: "Si, signore. Siva mi ha mandato da te per ottenere la benedizione più grande". Allora Sanatana Gosvami gli chiese di andare a gettare la pietra filosofale nel fiume vicino e di tornare da lui. Il brahmana povero obbedì, e al suo ritorno Sanatana Gosvami lo iniziò al canto del maha-mantra Hare Krishna. Così, grazie alla benedizione di Siva, il brahmana ottenne la compagnia del più grande devoto di Sri Krishna e fu iniziato al canto del maha-mantra, Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. (Srila Prabhupada - Srimad Bhagavatam 4.7.7 spiegazione)

Vaishnavanams yatha Shambu - Il Signore Siva è il più grande devoto di Sri Visnu.

Il digiuno inconsapevole

Nel Shanti Parva del Maha Bharata, Bhisma, mentre si trova sul letto di frecce e discorre sul dharma, fa riferimento al rispetto di Maha Shiva-ratri da parte del re Citrabhanu. La storia è la seguente.

Una volta, il re Citrabhanu, stava digiunando assieme alla moglie durante il giorno di Maha Siva-ratri quando giunse al Palazzo del re, il saggio Astavakra.

Il saggio chiese: "O re, come mai stai digiunando oggi"? Il re Citrabhanu spiegò il motivo sulla base del suo potere di ricordare gli avvenimenti della sua vita precedente. Il re disse: "Nella mia vita precedente ero un cacciatore e vivevo a Varanasi (Kasi) e il mio nome era Suswara. Il mio sostentamento derivava dall'uccisione e dalla vendita di uccelli ed animali. Una notte fui sorpreso dal buio e incapace di trovare la strada per tornare a casa mi rifugiai su di un albero. Siccome durante la caccia quel giorno avevo ucciso un cervo, lo infagottai e lo legai ad un ramo dell'albero sul quale avevo preso rifugio. Tormentato dalla fame e dalla sete non riuscii a dormire e piansi profusamente al pensiero che mia moglie e i miei bambini stavano ansiosamente aspettando il mio ritorno. Per passare la notte mi misi a staccare le foglie di bael dall'albero sul quale mi trovavo, lasciandole poi cadere a terra. Venuto il giorno mi avviai verso casa e dopo aver venduto il cervo comprai del cibo per me e per la famiglia. Mentre stavo per rompere il mio digiuno, uno sconosciuto arrivò a casa mia elemosinando del cibo. Servii lui per primo e quindi presi il mio cibo".

Arrivato il momento della morte, vidi due messaggeri del signore Siva che erano stati inviati per portarmi nel suo regno. Seppi poi del grande merito che avevo acquisito inconsciamente adorando Siva nella notte di Sivaratri. Loro mi dissero che sotto l'albero dove avevo passato quella notte, c'era uno Siva Lingam e che le lacrime cadute, per puro amore verso la mia famiglia, avevano lavato lo Siva Lingam, mentre con le foglie fatte cadere lo avevo soddisfatto e quindi, avendo anche digiunato giorno e notte, avevo inconsciamente adorato Siva nella notte di Maha Siva-ratri. Sono quindi vissuto, godendo della beatitudine divina, per molte ere, nella dimora di Siva. Ora sono rinato come Citrabhanu.

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