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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.10

1 MARZO 2018

Apparizione di Sri Caitanya Mahaprabhu (Gaura Purnima)

SriCaitanya 

Sri Caitanya Mahaprabhu

La Sua Vita e i Suoi Insegnamenti

di Srila Bhaktivinoda Thakura

Sri Caitanya Mahaprabhu nacque a Mayapur nella cittadina di Nadia appena dopo il tramonto nella sera del ventitreesimo giorno di Phalguna (anno 1407 Sakadba), che corrisponde al 18 Febbraio 1486 del calendario Cristiano. Al momento della Sua nascita era in corso un'eclisse di luna e gli abitanti di Nadia erano quindi impegnati, come era d’uso in queste occasioni, nel fare il bagno nel Bhagirathi gridando a gran voce "Haribol!". Suo padre, Jagannatha Misra, era un brahmana povero dell’ordine Vedico, e Sua madre, Saci-devi, una brava donna modello; provenivano entrambi da una discendenza di brahmana che originariamente risiedeva a Sylhet (Bangladesh). Mahaprabhu era un bel bambino, e le signore della città venivano a trovarLo portando dei doni. La madre di suo padre, Pandita Nilambara Cakravarti, una nota astrologa, predisse che il bambino sarebbe diventato un grande personaggio dell’epoca ed egli, quindi, gli dette il nome di Visvambhara. Le signore del vicinato lo chiamavano Gaurahari per la Sua carnagione dorata e Sua madre Lo chiamò Nimai per l’albero ‘nimba’ vicino al quale Egli nacque. Il ragazzo era così bello che tutti amavano di cuore vederLo ogni giorno. Crescendo diventò un ragazzo eccentrico e birichino. Dopo il quinto anno, venne ammesso alla pathasala dove imparò il Bengali in pochissimo tempo.

Molti dei Suoi biografi contemporanei hanno citato alcuni aneddoti riguardanti Caitanya che sono semplici annotazioni dei Suoi primi miracoli. Si dice che quando era un bambino tra le braccia di sua madre piangeva continuamente e si fermava solo quando le vicine gridavano 'Haribol'. Così in casa si continuava ad esclamare ‘Haribol’, anticipando la Sua futura missione: diffondere il canto dei Santi nomi di Dio. Si narrava anche che quando Sua madre Gli dava i dolci da mangiare, Egli, invece del cibo, mangiava argilla. Così Sua madre Gli chiese la motivazione ed Egli affermò che ogni dolce non era altro che argilla trasformata, quindi poteva mangiare l’argilla. Sua madre, che era anche moglie di un pandita spiegò che ogni cosa, a seconda dello stato in cui era, era adeguata per un determinato uso. La terra, sotto forma di una caraffa, poteva essere usata come un recipiente per l’acqua ma nello stato di mattone tale uso non era possibile. L’argilla quindi, nella forma di dolce era utilizzabile come dolce ma negli altri suoi stati non lo era. Il ragazzo si convinse e ammise la Sua stupidità nel mangiare l’argilla, e accettò di evitare tale errore in futuro.

Veniva narrato un altro atto miracoloso. Si diceva che un brahmana in pellegrinaggio fu ospite nella Sua casa, cucinò il cibo e iniziò ad offrirLo a Krishna. Nel frattempo arrivò il ragazzo e mangiò il riso cucinato rovinando così l'offerta. Il brahmana, stupefatto per l’atto del ragazzo, cucinò ancora su richiesta di Jagannatha Misra e il ragazzo mangiò ancora il riso mentre il brahmana lo stava offrendo con raccoglimento a Krishna. Il brahmana fu persuaso quindi a cucinare per la terza volta e dopo che tutte le persone presenti nella casa si addormentarono, il ragazzo mostrò al pellegrino Se stesso come Krishna e lo benedisse. Il brahmana cadde quindi in estasi all’apparizione dell’oggetto della sua adorazione. E’ stato anche affermato che due ladri portarono via il ragazzo dalla porta di casa di Suo padre con l’intento di rubarGli i gioielli e per rabbonirlo Gli diedero dei dolci lungo la strada. Il ragazzo esercitò però la Sua energia illusoria e ingannò i ladri che invece di allontanarsi, tornarono indietro verso la Sua casa. I ladri, per paura di essere scoperti, lasciarono lì il ragazzo e fuggirono.

Un altro miracolo che è stato descritto fu quello in cui il ragazzo richiese e ricevette da Hiranya e Jagadisa tutte le offerte che essi avevano raccolto per l’adorazione di Krishna durante un giorno di Ekadasi. A soli quattro anni si sedette su una pentola per cucinare rovesciata e ciò era considerato empio da sua madre. Egli spiegò a Sua madre che non vi era questione di santità o empietà relativamente a pentole di terracotta gettate via dopo che si era finito di cucinare. Questi aneddoti sono relativi alla Sua infanzia fino a cinque anni.

A otto anni, Egli fu ammesso alla tola di Gangadasa Pandita a Ganganagara, vicino al villaggio di Mayapur. In due anni Egli divenne bravo sia nella lettura della grammatica sanscrita sia nella retorica. Successivamente Egli studiò da solo nella Sua casa, dove trovò tutti i libri più importanti che appartenevano a Suo padre, il quale era a sua volta un pandita. Sembra che Egli, durante i Suoi studi, leggesse le smriti, e anche gli nyaya, in competizione con i Suoi amici, che stavano studiando con il famoso pandita Raghunatha Siromani. Ebbene, dopo il decimo anno di vita, Caitanya divenne un discreto erudito in grammatica, retorica, smriti e nyaya. In seguito a questo Suo fratello maggiore, Visvarupa, lasciò la sua casa e accettò l’asrama (stato) di sannyasa (asceta). Caitanya, nonostante fosse molto giovane, consolò i Suoi genitori, dicendo loro che li avrebbe serviti per il piacere del Signore. Poco dopo, Suo padre lasciò questo mondo. Sua madre era estremamente dispiaciuta, e Mahaprabhu, con il Suo solito aspetto contento, consolò Sua madre vedova.

Fu all’età di 14 o 15 anni che Mahaprabhu si sposò con Laskmidevi, la figlia di Vallabhacarya, anche lei di Nadia. Egli a quell’epoca era considerato uno dei migliori eruditi di Nadia, che era rinomata come sede della filosofia nyaya e dell’apprendimento del Sanscrito. Per non parlare della smarta panditas, i naiyayikas erano tutti spaventati di confrontarsi con lui in discussioni letterarie. Essendo un uomo sposato, Egli si recò nel Bengala orientale, sulle rive del Padma, per acquisire ricchezza. Là egli mostrò la Sua conoscenza e ottenne una buona somma di denaro. Fu in quel periodo che Egli predicò il Vaisnavismo ad intervalli di tempo e dopo aver insegnato i principi del Vaisnavismo, ordinò a Tapanamisra di andare a vivere a Benares.

Durante il Suo soggiorno nel Bengala orientale, Sua moglie Laskmidevi lasciò questo mondo a causa del morso di un serpente. Ritornando a casa, Egli trovò Sua madre in lutto e la consolò con una lezione sull’incertezza delle vicende umane. Fu su richiesta di Sua madre che Egli sposò Visnupriya, la figlia di Raja Pandita Sanatana Misra. I Suoi compagni si unirono a Lui al Suo ritorno dal pravasa o soggiorno. Ora Egli era così rinomato che era considerato il migliore pandita a Nadia. Kesava Misra del Kashmir, che si era autoproclamato il Grande Digvijayi, venne a Nadia per discutere con il pandita del luogo. Per paura del così chiamato ‘pandita’ conquistatore, i professori di tola di Nadia lasciarono la città con la scusa di un invito. Kesava incontrò Mahaprabhu al Barokona-ghata a Mayapur, e dopo una discussione molto breve con Lui, in cui venne sconfitto dal ragazzo, pieno di vergogna fù costretto a partire. Nimai Pandita ora era il più importante ‘pandita’ della Sua epoca.

“Fu all’età di 16 o 17 anni che Egli viaggiò verso Gaya con un gruppo dei Suoi studenti e là prese la Sua iniziazione spirituale da Isvara Puri, un sannyasi vaisnava e discepolo del famoso Madhavendra Puri. Dopo il Suo ritorno a Nadia, Nimai Pandita divenne un predicatore religioso, e la Sua natura religiosa divenne così forte che Advaita Prabhu, Srivasa e altri, di fede vaisnava ancor prima della Sua nascita, erano stupiti del cambiamento del giovane. Non più quindi un contendente naiyayika, uno smarta disputante e un critico retorico, Lui sveniva sentendo il nome di Krishna e si comportava come una persona ispirata sotto l’influenza del Suo sentimento religioso. E’ stato descritto da Murari Gupta, un testimone oculare, che Egli mostrò i Suoi poteri celesti nella casa di Srivasa Pandita alla presenza di centinaia dei Suoi seguaci, che erano per lo più colti studiosi. Fu a quel tempo che aprì una scuola notturna di ‘kirtana’ nel campo di Srivasa Pandita con i Suoi seguaci sinceri. Là Egli predicava, cantava, danzava ed esprimeva tutta una serie di sentimenti devozionali. Nityananda Prabhu, che era un predicatore del Vaisnavismo e che aveva viaggiato per tutta l’India, si unì a Lui in quel periodo. In realtà, una serie di predicatori vaisnava pandita, tutti sinceri di cuore, vennero da diverse parti del Bengala e si unirono a Lui. Nadia divenne quindi una sede regolare di una serie di ‘acarya’ Vaisnava la cui missione era quella di spiritualizzare l’umanità con la massima influenza del credo Vaisnava.

Il primo compito che Egli diede a Nityananda Prabhu ed a Haridasa fu il seguente: ‘Andate, amici, passate attraverso le vie della città, e ad ogni persona che incontrate chiedetegli di cantare il nome di Hari e di condurre una vita santa, e poi tornate e riferiteMi ogni sera il risultato della vostra predica.’ Con questi ordini i due predicatori andarono avanti e incontrarono Jagai e Madhai, i due personaggi più abominevoli. Questi insultarono i due predicatori sentendo il mandato di Mahaprabhu, ma furono presto convertiti dall’influenza della bhakti (devozione) inculcata dal loro Signore. La gente di Nadia fu allora sorpresa.

Essi dicevano, ‘Nimai Pandita non è solo un gigantesco genio, ma Egli è certamente un missionario di Dio Onnipotente.’ Da quel tempo fino ai Suoi ventitre anni, Mahaprabhu predicò i Suoi principi non solo a Nadia ma in tutte le più importanti città e villaggi dei dintorni. Nelle case dei Suoi seguaci Egli mostrava miracoli e insegnava i principi esoterici della bhakti e cantava il Suo sankirtan con altri bhaktas. I Suoi seguaci della città di Nadia iniziarono a cantare il nome santo di Hari nelle strade e nei bazar. Ciò fece scalpore e risvegliò diversi sentimenti ovunque. I bhaktas erano molto soddisfatti.

Gli smarta brahmana divennero gelosi del successo di Nimai Pandita e si lamentarono con Chand Kazi dicendo che Caitanya non si comportava come un Hindu. Il Kazi si recò presso la casa di Srivasa Pandita e lì ruppe un mridanga (tamburo khola) e disse che se Nimai Pandita non smetteva di fare baccano con la Sua strana religione, lui sarebbe stato costretto a far rispettare l’Islamismo a Lui e a tutti i Suoi seguaci. Questo fu riportato a Mahaprabhu. Egli ordinò alle persone della città di presentarsi la sera ognuno con una fiaccola in mano. Ciò venne fatto e Nimai marciò con il Suo sankirtan diviso in 14 gruppi e al Suo arrivo alla casa del Khazi, ebbe una lunga conversazione con lui e alla fine, toccandolo, trasmise nel suo cuore la Sua influenza Vaisnava. Il Khazi poi pianse e ammise di aver sentito un forte influenza spirituale che gli aveva chiarito i suoi dubbi e prodotto un sentimento che gli procurava la più elevata estasi. Il Khazi si unì quindi alla festa del sankirtan. Il mondo fu meravigliato del potere spirituale del Signore Supremo, e dopo questo evento centinaia e centinaia di eretici di convertirono e si unirono alla bandiera della Visvambhara.

Fu dopo questo episodio che qualche brahmana geloso e poco intelligente di Kulia attaccò briga con Mahaprabhu e radunò delle persone per opporsi a Lui. Nimai Pandita era di natura un persona dal cuore tenero, anche se forte nei Suoi principi. Egli dichiarò che i sentimenti di partito e il settarismo erano due grandi nemici del progresso e che finché avesse continuato ad essere un abitante di Nadia appartenente a una certa famiglia, la Sua missione non avrebbe avuto un successo completo. Decise allora di essere un cittadino del mondo recidendo il Suo rapporto con la Sua famiglia speciale, casta e credo, e con questa risoluzione, nel Suo ventiquattresimo anno di vita, Egli abbracciò la posizione di sannyasi a Katwa, sotto la guida di Keshava Bharati di quella città. Sua madre e Sua moglie piansero amaramente per la separazione da Lui, ma il nostro eroe, anche se tenero di cuore, era un persona forte nel principio e così Egli lasciò il Suo piccolo mondo nella Sua casa per il mondo spirituale illimitato di Krishna.

santipur


Dopo aver preso l'ordine di sannyasa, fu ispirato a visitare la casa di Advaita Prabhu a Santipura. Advaita fece in modo di invitare tutti i Suoi amici e ammiratori da Nadia e portò Sacidevi per vedere suo figlio. Sia piacere che dolore invasero il suo cuore quando ella vide suo figlio con l’abbigliamento da ‘sannyasi’. Come sannyasi, Krishna Caitanya non aveva indosso nulla se non un kaupina (due pezzi di stoffa, un perizoma) e un bahirvasa (veste esterna). Era calvo e nella Sue mani teneva un danda (bastone) e un kamandalu (pentola dell’eremita per l’acqua). Il Santo Figlio cadde ai piedi della Sua amata madre e disse, “Madre! Questo corpo è tuo, e io debbo obbedire ai tuoi ordini. Permettimi di andare a Vrindavana per il Mio successo spirituale.” La madre, dopo aver consultato Advaita e altri, chiese a suo figlio di risiedere a Puri (la città di Jagannatha) così che lei potesse avere Sue informazioni di tanto in tanto. Mahaprabhu fu d’accordo con questa proposta e in pochi giorni lasciò Santipur per raggiungere l'Orissa.

I Suoi biografi descrissero dettagliatamente il viaggio di Krishna Caitanya (questo era il suo nome dopo aver preso il Suo ‘sannyasa’) da Santipura a Puri. Viaggiò lungo le rive del Bhagirathi fino a Chatrabhoga, situata adesso in Thana Mathurapura, Diamond Harbour, 24 Parganas. Lì prese una barca e andò fino a Prayaga-ghata nel distretto di Midnapura. Da lì camminò attraverso Balasore e Cuttack fino a Puri, e sulla strada visitò il tempio di Bhuvanesvara. Subito dopo il Suo arrivo a Puri, vide Jagannatha nel tempio e stette con Sarvabhauma su richiesta di quest’ultimo. Sarvabhauma era un grandissimo ‘pandita’ all’epoca. La sua cultura non aveva limiti. Era il migliore naiyayika del tempo ed era conosciuto come lo studioso più erudito di filosofia Vedanta della scuola di Sankaracarya. Era nato a Nadia (Vidyanagara) e insegnò a innumerevoli studenti la filosofia nyaya presso la sua tola. Egli si trasferì a Puri qualche tempo dopo e prima della nascita di Nimai Pandita. Sua cognato Gopinatha Misra presentò il nostro nuovo sannyasi a Sarvabhauma, che fu meravigliato dalla Sua bellezza e temeva che sarebbe stato difficile per un giovane uomo mantenere il sannyasa-dharma durante il lungo percorso della Sua vita.

Gopinatha, che aveva conosciuto Mahaprabhu a Nadia, aveva un grande rispetto per Lui e affermò che quel ‘sannyasi’ non era un essere umano comune. Su questo punto Gopinatha e Sarvabhauma ebbero un discussione infuocata. Successivamente Sarvabhauma chiese a Mahaprabhu di sentire la sua recitazione dei Vedanta-sutra. E quest’ultimo accettò tacitamente. Caitanya ascoltò in silenzio ciò che il grande Sarvabhauma pronunciò per sette giorni, e alla fine quest’ultimo disse, ‘Krishna-Caitanya! Penso che Tu non capisca il Vedanta, perché non hai detto nulla dopo aver ascoltato la mia recitazione e le mie spiegazioni.’ La risposta di Caitanya fu che Egli conosceva i sutra molto bene ma non riusciva a capire cosa Sankaracarya volesse dire con i suoi commenti. Stupefatto per questo, Sarvabhauma disse, ‘Come puoi capire il significato dei ‘sutra’ e non comprendere i commenti che spiegano i sutra? Bene? Se Tu comprendi i sutra, per favore dammi le Tue interpretazioni.’ Al che Mahaprabhu spiegò tutti i sutra a Suo modo senza toccare il commentario panteistico di Sankara.

La profonda conoscenza di Sarvabhauma riconobbe la verità, la bellezza e l’armonia delle argomentazioni nelle spiegazioni date da Caitanya e Lo obbligò a dire che era la prima volta che aveva trovato una persona in grado di spiegare i brahma-sutra in uno modo così semplice. Egli ammise anche che i commenti di Sankara non davano mai una così naturale spiegazione dei Vedanta-sutra come quella di Mahaprabhu. Poi si sottomise come sostenitore e seguace. In pochi giorni Sarvabhauma divenne uno dei migliori Vaisnava del tempo. Quando le voci di ciò che era successo si diffusero , tutta Orissa cantò le glorie di Krishna Caitanya, e centinaia e centinaia di persone andarono da Lui e divennero Suoi seguaci.

Nel frattempo Mahaprabhu pensò di visitare il Sud dell’India, e partì per il viaggio con Krishna dasa Brahmana. “I Suoi biografi ci hanno fornito i dettagli del viaggio. Prima si recò a Kurmaksetra, dove compì un miracolo curando un lebbroso di nome Vasudeva. Incontrò Ramananda Raya, il governatore di Vidyanagara, sulle rive del Godavari ed ebbe una conversazione filosofica sulla prema-bhakti con lui. Fece un altro miracolo toccando (facendoli immediatamente sparire) i sette alberi tala attraverso i quali Ramacandra, il figlio di Dasaratha, scoccò una Sua freccia e uccise il grande Bali Raja. Predicò il Vaisnavismo e il nama-sankirtana durante il viaggio. Stette a Rangaksetra per quattro mesi nella casa di Venkata Bhatta per passare la stagione delle piogge. Là, convertì tutta la famiglia di Venkata dal Ramanuja Vaisnavismo alla krishna-bhakti, insieme con il figlio di Venkata, un ragazzo di dieci anni di nome Gopala, che successivamente andò a Vrindavana e divenne uno dei sei Gosvami, o profeti, che servivano la loro guida, Sri Krishna Caitanya. Educato in Sanscrito da suo zio Prabodhananda Sarasvati, Gopala scrisse diversi libri sul Vaisnavismo.

Sri Caitanya visitò numerosi luoghi nel Sud dell’India fino a Capo Comorin e ritornò a Puri dopo due anni da Pandepura a Bhima. Nell’ultimo posto Egli spiritualizzò Tukarama, che da allora divenne un predicatore religioso. Questo fatto è stato affermato nei suoi adhangas, che sono stati raccolti in un volume dal signor Satyendra Nath Tagore del servizio civile di Bombay. Durante il Suo viaggio ebbe diverse discussioni con i Buddhisti, i Giainisti e i mayavadi in diversi posti e convertì i Suoi oppositori al Vaisnavismo.

Subito dopo il Suo ritorno a Puri, Raja Prataparudra-deva e diversi brahmana pandita si unirono alla bandiera di Caitanya Mahaprabhu. Aveva ora ventisette anni, arrivato ai ventotto andò in Bengala fino a Gauda nel Mald. Lì Egli avvicinò due grandi personaggi di nome Rupa e Sanatana. Sebbene discendessero da linee di brahmana Karnati, questi due fratelli divennero semi-mussulmani per il loro continuo contatto con Hussain Shah, l’allora imperatore di Gauda. I loro nomi furono cambiati dall’imperatore in Dabir Khas e Sakara Mallik, e i loro padroni li amavano di cuore fintanto che entrambi imparavano il Persiano, l’Arabo e il Sanscrito ed erano servitori leali dello stato. I due gentiluomini non avevano trovato il modo per ritornare ad essere Hindu regolari e avevano scritto a Mahaprabhu per aiutarli spiritualmente mentre era a Puri. Mahaprabhu scrisse loro in risposta che sarebbe tornato da loro e li avrebbe liberati dalle loro difficoltà spirituali. Adesso che era tornato a Gauda, entrambi i fratelli si presentarono a Lui con le loro lunghe preghiere. Mahaprabhu ordinò loro di andare a Vrindavana e incontrarLo là. Caitanya ritornò a Puri attraverso Santipura; dove nuovamente incontrò la Sua cara madre. Dopo un breve soggiorno a Puri partì per Vrindavana. A quel tempo era accompagnato da Balabhadra Bhattacarya. Visitò Vrindavana e scese a Prayag (Allahabad), convertendo un gran numero di Mussulmani al Vaisnavismo, discutendo del Corano. I discendenti di questi convertiti sono ancora conosciuti come Pathana Vaisnava.

Rupa Gosvami Lo incontrò ad Allahabad. Caitanya lo istruì alla spitirualità in dieci giorni e gli disse di andare in missione a Vrindavana. La sua prima missione era  quella di comporre scritti teologici che spiegassero in modo scientifico la pura bhakti e prema. La seconda missione era quella di far riportare in auge i posti in cui Krishnacandra mostrò in Suoi lila (passatempi) spirituali alla fine dello dvapara-yuga a beneficio del mondo devozionale. Rupa Gosvami partì da Allahabad per Vrindavana, e Mahaprabhu andò a Benares. Là Egli risiedette nella casa di Candrsekhara e accettò il Suo quotidiano bhiksa (pasto) nella casa di Tapana Misra. Fu lì che Sanatana Gosvami si unì a Lui e prese istruzioni per due mesi in questioni spirituali. I biografi, specialmente Krishna dasa Kaviraja, ci hanno fornito dettagli sugli insegnamenti di Caitanya a Rupa e Sanatana. Krishna dasa non era uno scrittore contemporaneo, ma egli raccolse le sue informazioni dagli stessi Gosvami, discepoli diretti di Mahaprabhu. Jiva Gosvami, che era il nipote di Sanatana e di Rupa e che ci ha lasciato la sua inestimabile opera del Sat-sandarbha, ha meditato sul precetto della sua grande guida.

Noi abbiamo raccolto e sintetizzato i precetti di Caitanya dai libri di questi grandi scrittori. “Mentre si trovava a Benares, Caitanya ebbe un colloquio con i dotti sannyasi di quella città in casa del brahmana Maratha che aveva invitato tutti i sannyasi per intrattenimento. A quel colloquio, Caitanya fece un miracolo che attrasse a Lui tutti i sannyasi. Poi seguì una reciproca conversazione. I sannyasi erano guidati dal loro dottissimo capo Prakasananda Sarasvati. Dopo una breve polemica, essi si sottomisero a Mahaprabhu e ammisero che erano stati tratti in inganno dai commenti di Sankaracarya. Era impossibile persino per i più dotti studiosi opporsi a Caitanya per molto tempo, poiché vi era in Lui un incantesimo che toccava i loro cuori e li faceva piangere per migliorare spiritualmente. I sannyasi di Benares presto caddero ai piedi di Caitanya e chiesero la Sua kripa (grazia). Caitanya allora predicò la pura bhakti  e instillò nei loro cuori l’amore spirituale di Krishna che li costringeva a rinunciare ai sentimenti settari. L’intera popolazione di Benares, grazie a questa magnifica conversione dei sannyasi, divenne Vaisnava, e tenne un grande sankirtana con il loro nuovo Signore.

SriCaitanya convsannyasi


Dopo aver mandato Sanatana a Vrindavana, Mahaprabhu andò a Puri di nuovo attraverso la giungla con il Suo compagno Balabhdra. Balabhdra riportò che Mahaprabhu fece molti bei miracoli lungo la via verso Puri, come far danzare le tigri e gli elefanti ascoltando il nome di Krishna. Da quel momento, cioè dal suo trentunesimo anno, Mahaprabhu visse continuamente a Puri a casa di Kasi Misra fino alla Sua scomparsa nel Suo quarantottesimo anno mentre si teneva un sankirtana nel tempio di Tota-gopinatha. Durante questi 18 anni, la Sua vita fu una manifestazione costante di amore e pietà. Era circondato da numerosi seguaci, ognuno dei quali apparteneva all’ordine più alto dei Vaisnava e si distinguevano dalle persone comuni per la loro purezza di carattere e la loro istruzione, per i saldi principi religiosi e per l’amore spirituale per Radha-Krishna. Svarupa Damodara, che era conosciuto col nome di Purusottamacarya, mentre Mahaprabhu era a Nadia, si unì a Lui da Benares e accettò di servirLo come Suo segretario. Nessuna opera di un poeta o filosofo veniva distribuita prima che Mahaprabhu se non Svarupa Damodara la consideravano pura e utile.

Raya Ramananda fu il Suo secondo studente. Sia egli che Svarupa cantavano mentre Mahaprabhu esprimeva i Suoi sentimenti a un certo punto dell’adorazione. Paramananda Puri era il Suo ministro nelle questioni religiose. Ci sono centinaia di aneddoti descritti dai Suoi biografi che qui non possiamo riportare. Mahaprabhu dormiva poco. I Suoi sentimenti Lo trasportavano in lungo e in largo nel firmamento della spiritualità ogni giorno e notte, e tutti i Suoi ammiratori e seguaci Lo vedevano ovunque. Egli adorava, comunicava con i Suoi missionari a Vrindavana e conversava con quegli uomini religiosi che recentemente erano venuti a fargli visita. Cantava e danzava, non si prendeva cura di Sé e a volte si perdeva nell’estasi devozionale. Tutti coloro che venivano da Lui, Lo consideravano come una bella manifestazione di Dio nel mondo degli inferi a beneficio del genere umano. Egli amò completamente Sua madre e le mandava di tanto in tanto ‘mahaprasada’ attraverso coloro che andavano a Nadia. Era il più amabile. Egli era la personificazione dell’umiltà.

La sua dolce apparizione fece esultare tutti coloro che vennero a contatto con Lui. Egli nominò Nityananda Prabhu come missionario del Bengala. Inviò i sei discepoli (Gosvami) a Vrindavana per predicare l’amore di Dio. Questo egli fece, marcatamente nel caso del giovane Haridasa. Non mancò mai di dare istruzioni adeguate in vita a coloro che le richiedevano. Questo si vedrà nei Suoi insegnamenti a Raghunatha dasa Gosvami. Il Suo trattamento verso Haridasa (senior) mostrerà come Egli amava le persone spirituali e come Egli ha sfidato la distinzione di casta con la fratellanza spirituale.

(Thakura Bhaktivinoda. 20 Agosto 1896)

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