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26 LUGLIO 2017 - Apparizione

gadadhara

 

Sri Gadadhara Pandita

 

gadadhara-panditera suddha gadha bhava,
rukmini-devira yaiche ‘daksina-svabhava’

 

L’amore estatico di Gadadhara Pandita per Sri Caitanya era assai profondo. Era simile a quello di Rukminidevi, che era sempre particolarmente sottomessa a Krishna.

I dettagli dell’infanzia e della gioventù di Gadadhara Pandita sono andati perduti nell’antichità, ma alcune cose si sanno per certo: la sua famiglia era originaria di Chittagong. Essi appartenevano a una linea di brahmana discendenti da Varendra Sreni ed erano parte del Kasyapa-gotra. Il nome di suo padre era Madhava Misra e quello di sua madre era Ratnavati. Egli nacque all’incirca, nello stesso anno della nascita di Mahaprabhu, la maggior parte delle autorità affermano che egli era di un anno più giovane rispetto a Sri Caitanya. Aveva un fratello di nome Vaninatha, e dall’età di tredici anni, quando si trasferì a Navadvipa per vivere nella casa dello zio materno, fu uno dei più intimi amici di Nimai.

Secondo il Kadaca di Murari Gupta, dopo il ritorno di Mahaprabhu da Gaya, Gadadhara Pandita (allora chiamato Gadai) poteva essere visto sempre al Suo fianco. Una notte, ci dice Murari, quando Nimai e Gadai stavano trascorrendo molte ore discutendo di Krishna, Nimai pronunciò le parole seguenti: ”Quando sarà mattina dovrai dare questo prasada ai devoti!” Con queste parole, Mahaprabhu diede a Gadadhara Pandita la ghirlanda che decorava il Suo corpo, e gli augurò ogni bene. Il mattino seguente tutti i devoti si recarono a trovare Gadadhara Pandita, il quale, secondo la richiesta di Mahaprabhu, con grazia distribuì la ghirlanda-prasada a ognuno di loro.

Durante i loro divertimenti giovanili, Gadadhara portava ogni giorno a Mahaprabhu della polpa di legno di sandalo, egli preparava anche delle ghirlande e le poneva personalmente sul corpo del Signore. Murari Gupta rivela dei dettagli intimi a proposito dei bhava di Gaura-Gadai: così come nelle loro incarnazioni precedenti, a Vrindavana, quando Radha preparava un letto di fiori per Krishna nell’ingioiellato padiglione nella foresta e poi, inondata d’amore, dormiva con Lui, nello stesso modo anche Gadadhara preparava il letto del Signore e spesso dormiva accanto a Lui. I due ragazzi si scambiavano storie affettuose a proposito di Radha e Krishna per tutta la notte, assaporando internamente il sentimento estatico della coppia divina.

Dev’essere chiaro che non vi è traccia di bhoga-lingam, ossia di godimento sensuale mondano, nei divertimenti di Gaura-Gadai, nessuna traccia di interesse lascivo in nessun senso del termine. Gadadhara era un rigido brahmacari, e anche Mahaprabhu era disinteressato ai piaceri del mondo materiale. L’estasi da loro provata era di natura divina, così come la loro relazione, che superava di gran lunga i miseri diletti del regno mortale. Ciò è accettato unanimemente dai filosofi e dai biografi del Bengala medioevale, sebbene i membri delle sette sahajiya posteriori abbiano suggerito diversamente. Tali teorie sahajiya non si basano su fonti biografiche autorevoli e sono soltanto il prodotto di un’immaginazione perversa.

I biografi di Mahaprabhu offrono descrizioni reali di Gadadhara e del suo inattaccabile carattere. Kavi Karnapura descrive che Gadadhara possedeva un’indole dolce e meravigliosa —imperturbabile, pacifico e generoso— sebbene sobrio e assolutamente religioso. Secondo Locana Dasa Thakura, Gadadhara fu un grande erudito e la dimora di ogni buona qualità. Quando Isvara Puri si trovava a Navadvipa istruì personalmente Gadai sulla krishna-lilamrita e in tal modo gli insegnò i segreti del krishna-lila. Si dice che Gadai fosse uno studente eccellente e sempre soddisfatto.

Locana Dasa fa eco a Murari Gupta, e scrive che Gadadhara rimase costantemente accanto al Signore, aggiungendo che Gadadhara cantava sempre il nome del Signore, come se fosse in uno stato di stupore. Una notte, scrive Locana, Gadadhara era sdraiato accanto al Signore quando, notando il suo intenso amore, il Signore gli disse: “Domattina, per la misericordia dei vaisnava, raggiungerai uno stato di amore devozionale raro in questo mondo.” Poi Egli prese tutte le Sue ghirlande e le mise attorno al collo di Gadadhara. Il mattino, quando i devoti vennero a vedere il Signore, Egli parlò loro della conversazione della notte precedente. Mentre raccontava della promessa fatta a Gadadhara, il Pandita fu sopraffatto da prema al semplice suono della Sua voce. Ispirato dalle parole di Mahaprabhu, Gadadhara si recò a fare il bagno nel Gange.

Nonostante il fatto che egli fosse quasi immobilizzato dal sentimento divino e da un tremore che gli travolgeva il corpo, in qualche modo riuscì a tornare a casa e ad adorare la sua divinità salagrama. Dopo aver completato la sua adorazione, tornò nel luogo dove risiedeva Mahaprabhu per poterLo adorare direttamente. Cospargendo il Signore con polpa di legno di sandalo, Gli porse delle ghirlande e Gli offrì preghiere. Locana Dasa ci informa che dopo tale adorazione Gadadhara dormì ai piedi del Signore, con la mente costantemente colma di fede e virtù.

Mahaprabhu gustava spesso le dolci parole di Gadadhara, e dopo averle ascoltate cadeva in un’estasi tale da prendere Gadadhara per mano e danzare con lui nel kirtana. Quando si trovava in questo stato di felicità trascendentale, il Signore spesso afferrava Narahari con l’altra mano e i tre —Mahaprabhu, Narahari e Gadadhara— danzavano con selvaggio abbandono nella casa di Srivasa Pandita. Questi divertimenti furono considerati in segreto come un facsimile della rasa lila, ma fu percepita così soltanto dai devoti più avanzati di Mahaprabhu.

Quando Mahaprabhu danzò con Gadadhara nel cortile di Srivasa, i devoti videro la forma di Gaura diventare nera come quella di Krishna, e quella di Gadadhara si trasformò in quella dorata di Radharani. Durante questi estatici divertimenti, dice Locana Dasa, Narahari diventò Madhumati, una gopi intima. Tutti coloro che furono abbastanza fortunati da osservare questa visione mistica, non riuscirono a controllare le proprie emozioni, e, con tutti i polmoni, gridarono, “Haribol! Haribol!”

La casa di Srivasa Thakura non era differente da Vrindavana, così, mentre i devoti compivano il kirtana là, il figlio di Saci (Mahaprabhu) iniziò a gustare il Suo lila, perché in effetti, si trovava nell’associazione dei pastorelli e delle pastorelle di Vraja. Quei devoti dei krishna-lila vennero di nuovo ad aiutare il Signore in questo lila e ad assaporare il rasa. Tutti i devoti che si trovavano nella casa di Srivasa cominciarono a rivelare chi erano in realtà nei divertimenti di Krishna, ed uno per uno si unirono alla danza di Gaura-Gadadhara. Vedendosi vicendevolmente nelle loro forme originali, gli associati del Signore piansero con grande piacere. Realizzando che la luna di Vraja (Krishna) era apparso a Navadvipa, e loro erano in grado di partecipare a questa specialissima apparizione, il loro pianto si trasformò in una pioggia di nettare. Talvolta il Signore sperimentava le emozioni di Mahaprabhu nell’associazione di Gadadhara e talvolta il lila si trasformava in quello di Vraja, dove godeva dell’amore trascendentale con Radharani. Vedendo queste incredibili scene, tutti i devoti gridavano i nomi di Hari e glorificavano il Signore ad alta voce.

Locana Dasa assicura consistentemente i suoi lettori che Gaura e Gadadhara non godevano alcuna consumazione fisica nei loro corpi maschili. Tale consumazione ebbe luogo in un’altra dimensione di esistenza, dove essi si erano trasformati nelle forme maschili e femminili di Krishna e Radha.

Secondo Vrindavanadasa Thakura, Gadadhara è uno dei primi devoti a vedere i meravigliosi e, prima di allora completamente sconosciuti, sintomi di prema del Signore nella casa di Suklambara Brahmacari. Sebbene Gadadhara inizialmente non fosse stato invitato all’incontro del Signore con Suklambara, con Srivasa ed altri, si nascose comunque nella casa. Ascoltando dal suo nascondiglio, Gadadhara rimase completamente commosso quando il Signore, piangendo, spiegò ai devoti come, in diverse occasioni, avesse visto Krishna ma poi avesse di nuovo perso la Sua visione. Quando il Signore, con crescente ansietà descrisse la Sua divina sfortuna, Gadadhara stesso svenne.

A un certo punto Advaita andò a compiere un’adorazione formale di Nimai, ma Gadadhara lo interruppe dicendo, “Non dovresti farlo, Gosai. È solo un bambino.” Advaita in risposta disse: “Abbastanza presto vedrai di che genere di bambino si tratta, o giovane Gadai.” Sentendo ciò, Gadadhara incredulo, pensò: “Se un erudito rispettato e saggio come Advaita Acarya ha una tale considerazione di Nimai, forse il Signore Supremo si è davvero incarnato!” Questo è il lila con cui Advaita assicurò Gadadhara della divinità di Nimai.

Un giorno Gadadhara portò delle foglie di pan per il piacere di Mahaprabhu. Egli andò davanti al Signore in uno stato di grande agitazione e aspettativa. Quando il Signore lo vide gli chiese: “Dov’è il Mio Krishna con i Suoi meravigliosi abiti gialli?” Gadadhara era senza parole. Cosa poteva dire? Vedendo l’ansietà e la perplessità del Signore, il suo cuore si ruppe. Gadadhara rispose con trepidazione, “Krishna riposa sempre nel Tuo cuore.” Inaspettatamente, quando Mahaprabhu sentì la risposta di Gadadhara, cominciò a graffiarsi il petto con le unghie. Gadai si precipitò ad afferrarGli le mani e a cercare di calmarLo con diverse frasi tranquillizzanti. Disse, “Krishna sta arrivando. Ti prego, calmati!” La madre di Nimai assistette all’intero scambio e fu assai compiaciuta del modo tollerante e affettuoso in cui Gadai affrontava la difficile situazione. Ella pensò, “Questo semplice bambino è riuscito a calmarLo! Impaurita, io non sono riuscita neanche ad avvicinarmi a Lui.”. Dopo aver pensato così, ella disse direttamente a Gadadhara: “Caro bambino, stai sempre accanto a Nimai. Non lasciarLo mai per andare altrove.”

Secondo alcuni adoratori di Gaura-Gadadhara, la sopracitata richiesta di Saci fu la ragione per cui Radha prese un corpo maschile. Nel Prarthana di Narottama Dasa, Radha è descritta mentre prega di poter avere un corpo maschile in modo da poter stare sempre con Krishna senza timore di essere rimproverata dai membri più anziani e rispettabili della società. Questo desiderio doveva trovare il modo di venire soddisfatto, e alla fine, trovò posto nei Gauranga lila. È detto che Dio è obbligato ad accordare i desideri di tutti i Suoi devoti, e ciò è sicuramente vero per la più elevata tra tutti loro, Srimati Radharani. Dunque, Gadadhara Pandita è la soddisfazione del desiderio di Sri Radha di prendere nascita come maschio.

È possibile trovare le idee originali di Kavi Karnapura a proposito della relazione di Gadadhara con Radha e Krishna nell’opera teatrale Caitanya-candrodayanataka: Come un singolo fagiolo è composto di due metà, così il Signore è completo come “il potente” e “la potenza”. Poiché il Signore, per Sua natura, possiede entrambi gli aspetti, dice Karnapura, si può manifestare separatamente, sia come maschio sia come femmina, secondo il Suo desiderio. Riferendosi in modo specifico a Gadadhara, Karnapura afferma, “Poiché il Signore è sia Radha sia Krishna, femminile e maschile, questa personalità conosciuta come Gadadhara sembra essere Lalita, la ragazza amica di Radharani. Può essere così, oppure il Signore può essersi diviso in tre maniere: una volta come Sé Stesso, una volta come Radha, e una volta ancora come la Sua amica, che non è differente dalla Sua natura essenziale.”

L’esempio del fagiolo due-in-uno di Karnapura è il primo chiaro tentativo di formulare la teoria del milita-tanu (“corpo congiunto”) del vaisnavismo Gaudiya. Tuttavia egli non intende escludere Gadadhara, che qui, come Lalita, la sakhi di Radharani, è considerata non differente da Lei. Queste sono le considerazioni iniziali dell’idea che Mahaprabhu è già Radha. In altre parole, se Mahaprabhu è Radha, che necessità vi è di un'altra?

Krishnadasa Kaviraja, spiega che Mahaprabhu è una manifestazione congiunta di Radha e Krishna, ma non si riferisce spesso a Gadadhara come Radha. Egli invece, chiama Gadadhara: prabhur nija-sakti, sakti-avatara, antaranga-bhakta, e tenho laksmi-rupa tar same keho nani —i quali sono tutti modi alternativi per dire la stessa cosa, ovvero, che Gadadhara è la potenza ossia l’energia di Krishna. In ultima analisi, naturalmente, Kaviraja Gosvami ammette il punto, perché Radha è effettivamente l’energia di Krishna, ma è chiaro che egli preferisce nomi alternativi per Gadadhara Pandita e penserà piuttosto a Mahaprabhu quando parla di Sri Radha.

Ciò venne riconciliato teologicamente riconoscendo i differenti umori di Sri Radha, per esempio, Mahaprabhu è Radha nel sentimento di separazione, Gadadhara è Radha nel sentimento di Rukmini, e Jagadananda Pandita è Radha in un’altro sentimento ancora, all’infinito. A sua volta Kavi Karnapura ammette alla fine che Gadadhara è Radha, e lo afferma piuttosto chiaramente nel Gaura-ganoddesa-dipika (che fu scritto dopo il Caitanya-candrodaya-nataka, nel quale è possibile trovare le sue idee iniziali a proposito di Gadadhara). In quest’opera più recente, Karnapura fa delle affermazioni conclusive riguardo alle identità originali dei vari devoti impegnati nel Caitanya lila a Vrindavana. Egli è inequivocabile a proposito di Gadadhara Pandita: “Colei che in precedenza era l’incarnazione di prema, la dea di Vrindavana —nota a tutti come Sri Radha— è Gadadhara, il diletto di Gaura, che porta il titolo di “Pandita”. Svarupa Damodara dichiara che in precedenza, a Vraja, era la dea della fortuna (Laksmi): “Colei che in precedenza, a Vrindavana, era la dea della fortuna, l’amata di Syamasundara (Krishna), ora è la dea della fortuna di Gaura, Gadadhara Pandita.” La conclusione ortodossa, quindi, è che Gadadhara è sia Lalita sia Sri Radha, ma con un’enfasi particolare all’aspetto “Radha” della sua natura. Questo Radha bhava di Gadadhara Pandita diventò famoso a Puri, dove egli trascorse buona parte dei suoi divertimenti manifestati.

Poco tempo dopo il primo viaggio di Mahaprabhu a Puri (immediatamente dopo aver accettato sannyasa), Gadadhara giunse là e vi rimase per il resto della sua apparizione terrena. Anch’egli accettò il sannyasa (sebbene egli fosse un corretto tridanda sannyasi a differenza di Mahaprabhu, che era un sannyasimayavadi) ed è l’unico membro del Pañca Tattva che continuò a essere un associato del Signore durante la parte conclusiva del Suo lila. Nityananda, Advaita, e Srivasa Thakura rimasero nell’area di Navadvipa, da dove servirono la missione di Mahaprabhu.

Quando Mahaprabhu tornò dal Suo viaggio a Gauda, nel 1513 d.C, prima di recarsi altrove Si recò a visitare il tempio di Tota Gopinatha, dove viveva Gadadhara. Murari narra la storia nella maniera seguente: “Mahaprabhu si recò a visitare la Divinità di Gopinatha insieme con Gadadhara e Nityananda, Egli vedeva la Divinità non come una statua ma come il figlio di re Nanda, Krishna, che suona il Suo flauto. Poiché Mahaprabhu sperimentava continuamente il sentimento delle gopi, abbracciò Gopinatha con tutta la sua forza e poi cadde in uno stato di incredulità quasi paralizzante, attaccato alla Divinità come alla vita stessa. Vedendo Mahaprabhu, il Suo Signore dorato, in questo sentimento di estasi (e sapendo che era Krishna Stesso), Gadadhara si sentì immensamente felice. Poiché è una diretta manifestazione di Radha, Gadadhara portò Mahaprabhu sul suo petto, ed aiutandoLo a scendere dall’altare della Divinità, Lo calmò. Poi Gadadhara cucinò e offrì il cibo a Gopinatha, dando poi i resti dell’offerta a Sri Caitanya e a Nityananda. Dopo il pranzo, Mahaprabhu si sedette comodamente accanto a Gadadhara. Completamente assorto in questo sentimento di affettuoso scambio, Egli rimase nel giardino con i Suoi affettuosi associati.

Senza riferirsi direttamente a Gadadhara quale Radha, Vrindavanadasa narra in essenza la stessa storia, soltanto con dettagli lievemente diversi: Nityananda portò del riso dal Bengala al tempio di Gopinatha dove Gadadhara viveva da solo con la sua Divinità. Gadadhara cucinò il riso con una preparazione vegetale fatta con foglie di tamarindo, e offrì il tutto al Signore Gopinatha. Dopo poco, Mahaprabhu arrivò non annunciato e Si chiese ad alta voce perché non fosse stato invitato. “Nityananda ha portato il cibo,” disse Mahaprabhu, “e Gadadhara l’ha cucinato. Il tutto è stato offerto a Gopinatha. Sicuramente devo condividere anche Io questo scambio divino.” I tre Prabhu allora, si sedettero insieme a mangiare. Vrindavanadasa precisa che Mahaprabhu gustò “in toto” la cucina di Gadadhara, e glielo disse. Ciò è significativo, dato che nel Gaura lila viene replicato l’apprezzamento di Krishna per la cucina di Radha.

Generalmente e di comune ammissione Gadadhara è uno dei più intimi seguaci di Mahaprabhu, anche se l’intimità non viene enfatizzata spesso. Kaviraja Gosvami afferma che tra gli associati del Signore a Puri, Ramananda Raya Lo adorava secondo il sentimento di amicizia (sakhya), Paramananda Puri come guardiano (vatsalya), e Govinda Dasa nell’attitudine di servizio (dasyam). Gadadhara, Jagadananda e Svarupa Damodara, secondo Kaviraja Gosvami, erano assorti nell’estasi del rasa principale (madhurya). Si dice che il Signore sia virtualmente “controllato” da queste quattro relazioni, dal madhurya rasa in particolare. Sebbene il nome di Gadadhara giunga per primo nell’elenco di coloro che possono “controllare il Signore”, fu Svarupa Damodara a prendere la posizione di prima linea come il Suo più intimo associato. Nel Caitanya-bhagavata, si dice che Svarupa Damodara sia il principale dei discepoli sannyasi del Signore; la sua specialità era il kirtana, mentre quella di Gadadhara era la lettura del Bhagavata Purana. Il Signore avrebbe esibito tutti i sintomi estatici descritti nelle Scritture ascoltando il lila narrato nel Bhagavata dalle labbra di Gadadhara.

Svarupa Damodara è considerato l’amico di Pundarika Vidyanidhi, il guru di Gadadhara. Vidyanidhi (che Mahaprabhu chiamava “Premanidhi” grazie al suo elevato livello di amore devozionale) aveva l’abitudine di vestirsi con indumenti costosi, e, apparentemente, era propenso ad avere gusti appariscenti. Egli era un ricco proprietario terriero e un discepolo di Madhavendra Puri. Quando Gadadhara si imbattè in lui per la prima volta, pensò: “Questa persona è chiaramente incline alla gratificazione dei sensi.” Ciò nonostante, quando Mukunda Datta, che li presentò, pronunciò un verso del Bhagavata, Pundarika venne colpito da attacchi convulsivi di estasi, mostrando il suo intenso amore per Krishna. Gadadhara era allibito. Esternamente, Pundarika sembrava un materialista, ma alla minima provocazione, il suo reale livello di avanzamento spirituale fu visibile a tutti.

Realizzando di aver giudicato erroneamente Vidyanidhi, Gadadhara decise di prenderlo come proprio guru, il che, in questo caso, è corretto, perché nel mondo spirituale Premanidhi è in realtà il padre di Gadadhara. Pundarika era un'incarnazione di Maharaja Vrisabhanu, il padre di Radharani. Anche per questa ragione Mahaprabhu lo chiamava Bop, “padre”, ma solo i devoti più avanzati poterono comprendere la loro relazione.

Dopo l’iniziazione Gadadhara trascorse i suoi giorni in estasi come uno degli associati intimi di Mahaprabhu a Puri. Gli venne dato un posto dove vivere sul lato meridionale del tempio di Jagannatha, chiamato Yamesvara, che includeva un piccolo giardino e una spiaggia sabbiosa conosciuta come Yamesvara-tota. Egli visse come servitore di Mahaprabhu, e mentre vi risiedeva, fece il voto di prendersi cura della Divinità di Gopinatha per il resto della sua vita. Tuttavia, poiché Mahaprabhu desiderò recarsi a Vrindavana, e poiché Gadadhara non avrebbe potuto vivere se non fosse andato con Lui, la sua felice unione con Mahaprabhu (e la sua dedizione alla Divinità di Gopinatha) avrebbe presto provato le fitte della separazione. Dapprima, il Signore non lasciò Puri, principalmente a causa delle dolorose suppliche e dei vari tranelli dei devoti. Anche Gadadhara cercò di trattenere il Signore dal partire, ma egli provò una tattica diversa —invece di trattenere Mahaprabhu, espresse il desiderio di andare con Lui.

Il Signore obiettò alla richiesta di Gadadhara dicendo che Gadadhara stesso aveva fatto voto di trascorrere il resto della sua vita a Puri (ksetra sannyasa), e quindi il suo impegno non andava trascurato. Ma Gadadhara replicò: “Dovunque Tu vada, o Signore, quella è la vera Puri. La mia responsabilità di una vita da permanente rinunciato in questa Puri può andare all’inferno!”

Mahaprabhu disse: “Hai il tuo servizio da compiere per la Divinità di Gopinatha, qui a Puri, e questo servizio va curato.” Gadadhara rispose al Signore: “Vedere i Tuoi piedi di loto vale un milione di questi servizi.” Tuttavia, Mahaprabhu non l’ascoltò, e disse esplicitamente a Gadadhara: “Se lasci il tuo servizio a Gopinatha, dovrò soffrire per tale peccato. Se vuoi farMi piacere, rimani qui e non abbandonare Gopinatha.”

“Non preoccuparti per il peccato,” disse Gadadhara, “me ne prenderò la responsabilità. Se non vuoi che venga con Te, partirò da solo. Ma devo andare!” Così dicendo, Gadadhara seguì il gruppo di Mahaprabhu da una certa distanza, ma quando giunsero nei pressi di Cuttack, il Signore gli permise d’unirsi al gruppo. Chi può descrivere le glorie dell’amore di Gadadhara per Sri Caitanya, per il quale aveva abbandonato i suoi voti offerti a Gopinatha, come offerti a inutili fili di paglia per la strada? Inoltre bisogna notare che sebbene il Signore avesse esternamente espresso dispiacere, Egli internamente era soddisfatto. Ad ogni modo, in definitiva Egli disse al Pandita: “Se era tua intenzione lasciare i tuoi voti, hai raggiunto l’intento. Hai lasciato Puri e sei arrivato in una terra lontana. Sembra che tu voglia stare con Me per la tua personale felicità. Vederti rompere i principi religiosi in questo modo, Mi rende molto infelice. Se vuoi vederMi felice ritorna a Puri. Questa è la Mia decisione finale.”

Dopo aver aperto la Propria mente a Gadadhara in quel modo, il Signore salì su una piccola barca che Lo avrebbe portato al di là del Mahanadi, lasciando il Suo caro compagno, Gadadhara, sull’altra riva. Appena la barca partì, Gadadhara, venendo meno, cadde a terra con il viso colmo di lacrime. Sarvabhauma Bhattacarya, che si trovava là, lo sollevò dicendo: “Alzati, Pandita. I lila del Signore sono così. Egli soffre, viene persino meno alla Sua parola, per adempiere alla promessa dei Suoi devoti, proprio come nel caso di Bhisma (un riferimento al Mahabharata). Così adesso Egli soffre a causa della separazione da te, per fare in modo che la tua promessa a Gopinatha non venga infranta.”

Mahaprabhu lasciò Gadadhara. Come è possibile che Krishna lasci Radha? Talvolta, nei lila manifestati, Krishna La lascia. Ma questa è solo un’esibizione, in realtà Loro non sono mai separati.

In due occasioni distinte Mahaprabhu era partito per Vraja, ma ogni volta, per una ragione o per l’altra, Egli era tornato senza aver completato il Suo viaggio. In una di queste occasioni Mahaprabhu disse ai devoti: “Ho lasciato Gadadhara e ciò Mi ha causato un grande dolore. Come risultato non sono riuscito a raggiungere Vraja. Ora tutti voi, siate gentili con Me —pensate a un modo che mi permetta di andarvi liberamente.” Sentendo ciò, Gadadhara fu sopraffatto dall’amore estatico e, cadendo ai piedi del Signore, disse: “Ovunque Tu sia, Sri Caitanya, lì è Vrindavana. Lì ci sono la Yamuna, la Ganga, e tutti gli altri luoghi di pellegrinaggio. Tuttavia, se Tu vuoi recarti a Vrindavana al solo fine di insegnare al mondo l’importanza di quel luogo santo tra tutti i luoghi santi, allora vai —Tu sei libero e indipendente di fare come desideri.” Dopo aver ricevuto questo permesso da Gadadhara/Sri Radha, il Signore fu in grado di recarsi a Vrindavana.

Mentre si trovava a Puri, Gadadhara Pandita diventò il maestro spirituale di Vallabhacarya, il fondatore della Pusti-marga. Avvenne nel seguente modo: Tutti i devoti di Puri erano consapevoli che Mahaprabhu aveva delle riserve a proposito del commentario di Vallabha al Bhagavata Purana. L’opinione di Mahaprabhu era che Vallabha aveva disprezzato il commentario di Sridhara Svami, il più importante commentatore del Bhagavata, e quindi non poteva commentare correttamente il migliore dei libri sacri. Ignorando la critica di Mahaprabhu, Vallabha andò da Gadadhara, e trovandolo meno resistente, cercò di persuaderlo a leggere il suo commentario. Gadadhara lo lesse ed espresse anche qualche apprezzamento per il lavoro dell’acarya. Ciò nonostante, egli non dette una calorosa approvazione esteriore alla sua opera, perché non voleva trarre conclusioni senza aver prima consultato Mahaprabhu. Tuttavia, Vallabha sviluppò confidenza perché Gadadhara non lo aveva rifiutato nettamente; decise così di provare ancora una volta la validità del suo commentario a Sri Caitanya. I suoi sforzi, però, furono inutili, e Mahaprabhu lo rifiutò in modo istruttivo. Questa storia è famosa e non necessita di essere ripetuta. Ciò che è significativo in questo scambio è che Vallabha sviluppò una relazione intima con Gadadhara Pandita.

Sebbene Vallabha in origine avesse enfatizzato l’adorazione del piccolo Krishna, in associazione con Gadadhara la sua mente si volse all’adorazione del Krishna giovane e romantico. Gadadhara ebbe un tale marcato effetto su Vallabha, che alla fine questi gli chiese perfino l’iniziazione (sebbene ciò non sia accettato dai Vallabhaiti).

Gadadhara era riluttante a iniziare Vallabha senza l’approvazione di Mahaprabhu. Questa è la caratteristica del bhava di Gadadhara —egli non avrebbe mai fatto niente senza prima consultare il suo Maestro. Infatti Krishnadasa Kaviraja, nel descrivere la riluttanza di Gadadhara a iniziare Vallabha, paragona il carattere di Gadadhara a quello di Rukmini, ricordando ai suoi lettori che Satyabhama, la più irruente delle regine di Krishna, era presente anche nel lila di Mahaprabhu come Jagadananda Pandita. Satyabhama fece combattere Krishna con Indra e con gli esseri celesti per recuperare dai pianeti celesti l’albero Parijata, invece Rukmini era sempre mite e scrupolosa, incapace di tollerare le parole aspre e le situazioni controverse di qualsiasi genere. È detto infatti, che se Rukmini sentiva parole volgari, anche se scherzose, ciò la faceva svenire e cadere come “un albero baniano in una bufera di vento.” Anche Gadadhara era spesso mite e arrendevole nelle sue relazioni con Mahaprabhu, mentre Jagadananda era impertinente e polemico.

Gadadhara rispose alla richiesta di iniziazione di Vallabha dicendo: “Io non sono indipendente. Gauranga è il mio padrone. Senza il Suo ordine io non posso far niente.” Fortunatamente, Mahaprabhu aveva iniziato a guardare favorevolmente Vallabha e, quando Vallabha Lo invitò a pranzo, Mahaprabhu accettò la sua proposta. Anche Gadadhara fu invitato. Quando si incamminò verso la residenza di Vallabha con Svarupa Damodara, Jagadananda e Govinda, Svarupa gli chiese perché non aveva detto al Signore che egli si stava semplicemente comportando gentilmente con Vallabha (apparentemente Mahaprabhu aveva punito Gadadhara per aver mostrato misericordia a Vallabhacarya) e che non aveva fatto niente senza l’ordine di Mahaprabhu. Gadadhara rispose a Svarupa Damodara dicendo: “Il Signore conosce ogni cosa ed è completamente indipendente. Io non credo sia un bene cercare di forzarLo ad agire contro il Suo stesso volere. Qualsiasi cosa Egli dica, la devo accettare e tollerare. Dopo aver giudicato i miei errori, Egli agirà con misericordia.”

Quando essi giunsero a destinazione, Gadadhara, piangendo, cadde ai piedi di Mahaprabhu. Il Signore sorrise e lo abbracciò, poi Egli parlò in modo che tutti Lo potessero sentire, “Ho cercato di provocarti ma tu sei rimasto impassibile. Tolleri tutto senza arrabbiarti. Con il tuo comportamento retto e impassibile Mi hai conquistato.” Per finire, Gadadhara comprese che Mahaprabhu lo stava semplicemente mettendo alla prova, e, dopo aver gustato molti divertimenti insieme, il Signore gli accordò il permesso di iniziare Vallabhacarya. (vedere C.c. Antya 7.17)

La maggior parte dei devoti di Vrindavana non ha scritto dei devoti di Mahaprabhu, ma Si è invece soffermata sul Krishna lila. Ciò ha indotto alcuni eruditi a teorizzare che i devoti di Vrindavana non accettarono la posizione preminente di Gadadhara Pandita e degli altri membri del Pañca Tattva. Rupa e Sanatana, per esempio, esaltarono quasi esclusivamente il lila di Radha e Krishna. I tre astaka di Rupa Gosvami riguardanti Mahaprabhu non menzionano mai Gadadhara, e nemmeno gli scritti di Raghunatha Dasa. Dimostrare che i devoti di Vrindavana del tempo accettavano Gadadhara come Radha sembra essere stato dominio di un devoto di nome Radhakrishna Gosvami. Egli era considerato il leader del vaisnavismo Gaudiya a Vrindavana, dopo il tempo di Jiva Gosvami e prima di quello di Visvanatha Cakravarti. Discepolo di Haridasa Acarya (il sacerdote del tempio di Govindadeva che chiese a Krishnadasa Kaviraja di scrivere la Caitanya-caritamrita), Radhakrishna Gosvami, dopo Haridasa diventò il principale servitore della Divinità Govindadeva, di Rupa Gosvami.

Radhakrishna Gosvami è l’autore di almeno due opere che sono sopravvissute fino al giorno d’oggi. La prima si chiama Dasa-sloki-bhasya, e la seconda è la Sadhana-dipika, che discute vari temi, inclusi il servizio a Radha-Govinda, le glorie di Rupa Gosvami, la raganuga-bhakti, e “le verità a proposito di Gadadhara”. Per mostrare un’inequivocabile sostegno all’idea che Gadadhara è Radha, e che questo concetto era accettato dai devoti di Vrindavana del tempo, egli cita dei versi che attribuisce a Rupa Gosvami; i versi affermano che Gadadhara è Radha e che tutti i Gosvami di Vrindavana sono suoi seguaci. Radhakrishna Gosvami aggiunge che Rupa e Sanatana passarono il servizio delle loro Divinità, Govindadeva e Madhana-mohana, ai discepoli di Gadadhara. Anche Paramananda, il servitore di Gopinatha, era un discepolo di Gadadhara. La ragione per cui Radhakrishna asserisce di aver posto i discepoli di Gadadhara alla cura delle principali Divinità di Vrindavana: i Gosvami di Vrindavana, ovviamente, conoscevano le glorie di Gadadhara.

I successivi lila di Gadadhara con Mahaprabhu non sono più reperibili per poterli esaminare, sebbene diversi divertimenti siano ampiamente accettati dai cronisti del tempo. Almeno due preminenti biografi, per esempio, sono d’accordo sul fatto che Mahaprabhu abbia chiesto a Gadadhara di rimanere in questo mondo per almeno un anno dopo la Sua partenza per il regno di Dio. Egli chiese a Gadadhara di attendere Srinivasa Acarya, che sarebbe arrivato presto e che doveva essere istruito per diffondere il Gaudiya vaisnavadharma nella maggior parte dell’India. Fu chiesto quindi a Gadadhara di aspettare ed insegnare il Bhagavata a Srinivasa.

Quando Srinivasa giunse a Puri, vide l’ombra del Gadadhara Pandita che tutti avevano conosciuto. A causa della separazione da Mahaprabhu, Gadadhara sembrava un fantasma —non mangiava e quindi era magro, i suoi abiti erano bagnati per le lacrime, e ruggiva incoerentemente, a malapena era consapevole della presenza di Srinivasa. Srinivasa fu colpito nel vedere Gadadhara in quella condizione. Egli riconobbe in lui i sintomi estatici, come l’orripilazione sul corpo del Pandita, ma non ne aveva mai visti a un tale livello. I visibili segni della separazione erano quasi intollerabili da osservare. Anche Srinivasa sedette, guardò e pianse.

Il giorno seguente, Srinivasa si avventurò a parlare con Gadadhara, e il suono della sua voce riportò Pandita Gosvami a una sembianza di coscienza esterna. A quel punto, Gadadhara cercò di leggere dal Bhagavata per Srinivasa, come Mahaprabhu voleva che facesse, ma non vi riuscì, perché la sua voce veniva inevitabilmente scossa dalle lacrime. Egli porse la sua edizione del Bhagavata al giovane Srinivasa, sperando che avrebbe potuto leggere. Ciò, tuttavia, non avvenne, perché l’inchiostro delle pagine del libro sembrava essere stato cancellato dalle lacrime di Gadadhara. Quando Srinivasa lo fece notare, egli ricordò quando aveva letto il Bhagavata a Mahaprabhu, il quale aveva pianto come una scolaretta malata d’amore e aveva rovinato il suo libro —le lacrime che avevano reso il Bhagavata illeggibile erano venute proprio dagli occhi di Mahaprabhu! Dopo aver raccontato questa storia a Srinivasa, Gadadhara mandò il giovane in Bengala a prendere una nuova copia del Bhagavata, ma al momento del ritorno di Srinivasa, Pandita Gosvami aveva lasciato il corpo. Per conseguenza, si può dire che Gadadahra insegnò a Srinivasa il Bhagavata, non chiarendo i passi i passaggi di un libro, ma mostrando a Srinivasa, col proprio esempio, il suo intenso sentimento di separazione da Mahaprabhu.

Si dice che Gadadhara trascorse gli ultimi giorni adorando il Signore Tota Gopinatha con amore e devozione. Quella particolare Divinità si trova in una posizione seduta, e ciò è raro per una Divinità di Krishna. La storia si svolse nel modo seguente: Gadadhara Pandita aveva dedicato gli ultimi suoi anni a Tota Gopinatha, mettendo ghirlande di fiori attorno al Suo collo e compiendo svariati servizi per Lui nel corso della giornata. In tarda età, Gadadhara non riusciva a raggiungere il collo della Divinità e a collocarvi le ghirlande di fiori, sebbene cercasse di farlo con ogni fibra del proprio essere. La Divinità di Tota Gopinatha, commossa dalla devozione di Gadadhara, assunse così una posizione seduta per la comodità del Suo caro devoto. Tale amore veniva scambiato tra il Signore e il Suo amatissimo Gadadhara.

Il Caitanya-mangala di Jayananda narra che quando per Mahaprabhu arrivò il tempo di lasciare questo mondo, Egli Si recò al tempio di Tota Gopinatha, e fu da lì che Egli ascese alla Sua dimora eterna. Alcuni dicono che il motivo per cui Egli scelse Tota Gopinatha è che la Divinità veniva adorata da Gadadhara Pandita, e quindi, offrendoSi interamente alla Divinità di Gadadhara come atto finale su questa Terra, Egli proclamò inavvertitamente la posizione speciale di Gadadhara nella Sua vita e nel Suo lila.

Tratto dal libro Sri Panca-tattva, i cinque aspetti di Dio di Satyaraja dasa (Steven Rosen)

 

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

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