Perché sostenere la I.S.K.Con.?

Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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adottato per servire Krishna, si deve rinunciare ai frutti del proprio lavoro cioe' si devono impiegare i risultati delle proprie attivita' (karma) per una buona causa. (Srila Prabhupada)
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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separatore iskcon

10 MAGGIO 2017 - Apparizione

 srinivas acarya

Sri Srinivasa Acarya

Srinivasa Acarya faceva parte del gruppo che trasportò i libri dei sei Gosvami da Vrindavana in Bengala e in Orissa. Egli convertì il re Birahambira al culto vaisnava e contribuì all’organizzazione del primo festival di Gaura Purnima, che celebra la ricorrenza dell’anniversario del Signore Caitanya, a Kethuri Gram. Sri Ramacandra Kaviraja, figlio di Khandavasi Ciranjiva and Sunanda, era un discepolo di Srinivasa Acarya e l’amico più intimo di Narottama dasa Thakura, che aveva pregato più volte per poter ottenere la sua associazione. Il fratello più giovane era Govinda Kaviraja. Srila Jiva Gosvami apprezzava veramente molto la grande devozione di Sri Ramacandra Kaviraja al Signore Krishna infatti gli diede il titolo di Kaviraja. Sri Ramacandra Kaviraja non si interessò mai alla vita di famiglia e contribuì moltissimo alla predica di Srinivasa Acarya e Narottama dasa Thakura. Inizialmente abitò a Srikhanda e successivamente a Kumara-nagara sulla riva del Gange. Govinda Kaviraja era il fratello di Ramacandra Kaviraja e il figlio più giovane di Ciranjiva di Srikhanda. Nonostante inizialmente fosse un sakta, o un’adoratore della dea Durga, fu successivamente iniziato da Srinivasa Acarya Prabhu. Anche Govinda Kaviraja abitò inizialmente a Srikhanda e poi a Kumara-nagara, ma successivamente si trasferì nel villaggio di Teliya Budhari, sulla riva a sud del fiume Padma. Govinda Kaviraja, autore dei due libri Sangita-madhava e Gitamrita, era un grande vaisnava kavi, o poeta, e quindi Srila Jiva Gosvami gli conferì il titolo di Kaviraja. La sua descrizione si trova nel Bhakti-ratnakara (Nona Onda).

(A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Sri Chaitanya Charitamrta Adi-lila 11:51. commento.)


Srila Krishnadasa Kaviraja traeva piacere nello scrivere rari versi che glorificavano Gopala Bhatta, e non riferì mai a Sri Bhatta cosa scriveva di loro. (Bhakti-ratnakara. KHA226) - Non posso descrivere in modo esteso la profondità della conoscenza di Sri Gopala Bhatta durante la sua vita a Vrindavana per il timore che il libro diventi troppo lungo.(Bhakti-ratnakara.KHA227) - Sri Bhatta ha fornito molti commenti al libro ”Krsnakarmamrta”che soddisfarono molto tutti i Vaisnava. (Bhakti-ratnakara. KHA228) - Sri Gopala Bhatta, una persona eccezionale che seguiva un percorso di pura devozione compì numerose attività soprannaturali. (Bhakti-ratnakara. KHA229) - Dopo molto tempo Srinivasa lo incontrò e vide realizzare così i suoi desideri. (Bhakti-ratnakara.KHA230) - Su ordine di Prabhu, Srinivasa fu iniziato da Gopala Bhatta e successivamente diffuse le scritture del Goswami in Gauda.  (Bhakti-ratnakara. KHA231) - Prabhu potenziò Sri Rupa ed altri nello scrivere e redigere le scritture sulla religione Vaisnava, e per diffondere quelle scritture egli potenziò Srinivasa. (Bhakti-ratnakara.KHA232)


Acarya e Sri Thakura Mahasaya erano anime affini nella loro devozione verso Prabhu. Thakura Mahasaya rivelò i poteri sia di Rupa Gosvami che di Srinivasa nei suoi sloka. (Bhakti-ratnakara.KHA233) - Gli sloka di Thakura Mahasaya affermano: "Quando sarò in grado di scorgere Sri Caitanya deva, l’oceano di dolcezza, con la mia vista limitata? Il suo scopo era di comporre molte scritture Vaishnava grazie all’intelligenza di Sri Rupa e altri per diffondere successivamente tali scritture alle persone di tutto il mondo attraverso gli sforzi di Srinivasa.” (Bhakti-ratnakara.KHA234) - Srinivasa Acarya era un grande studioso che benediceva il mondo distribuendo quegli inestimabili libri Vaisnava.(Bhakti-ratnakara.KHA235) - ”La benevolenza di Lokenatha a Narottma" A quel tempo Narottama giunse a Vrndavana e immediatamente si impegnò nel continuo servizio a Sri Lokenatha. (Bhakti-ratnakara.KHA345) - Lokanatha era soddisfatto dell’atteggiamento di Narottama e gli diede il suo diksa mantra. (Bhakti-ratnakara.KHA346) - Sri Gopala Bhatta e altri vaisnavaaccettarono Narottama come amico intimo. (Bhakti-ratnakara.KHA347)  Narottama ebbe il titolo di Thakura Mahasaya insieme all’affetto di Sri Jiva Gosvami. (Bhakti-ratnakara. KHA348) - Srinivasa Acarya incontrò Narottama a Vrindavana e gradualmente si stabilì là un dinamico gruppo di Vaisnava.(Bhakti-ratnakara.KHA349) - Srinivasa incontrò anche Shyamananda a Vrndavana. (Bhakti-ratnakara.KHA350)

 

L’incarnazione dell’amore del Signore Caitanya

di Satyaraja dasa

[Da “The lives of Vaishnava Saints” -Le Vite dei Santi Vaisnava © 1991 di Steven Rosen (Satyaraja Dasa). Tutti i diritti riservati. Folk Books, P.O. Box 400716, Brooklyn, NY 11240.]

Era la metà del sedicesimo secolo. Aspirando alla perfezione nella vita spirituale, il giovane Srinivasa cercò di incontrare il Signore Caitanya e il Suo discepolo Gadadhara. Ma Srinivasa arrivò troppo tardi ed essi andarono via prima che egli potesse diventare un loro studente. E fece lo stesso con i grandi Rupa Gosvami e Sanatana Gosvami. Ma appena Srinivasa si incamminò per la sacra città di Vrindavana, Rupa e Sanatana gli apparvero in sogno. Gli dissero di andare a Vrindavana e di imparare dai grandi Gosvami Jiva e Gopala Bhatta.

PARTE I


Srinivasa Acarya è una delle più importanti personalità nella storia religiosa del Bengala, forse il più importante insegnante Vaisnava della generazione immediatamente successiva a quella di Sri Caitanya Mahaprabhu. Egli è ricordato principalmente come l’illustre discepolo di Gopala Bhatta Gosvami e di Jiva Gosvami. I suoi successi includono la diffusione delle opere dei Goswami da Vrindavana a tutto il Bengala, la conversione del re Birhambir al Vaishnavismo e la creazione dello stile Manohar Shoy del kirtana. A Kheturi, nel Bengala, egli partecipò all’organizzazione del primo festival Gaura Purnima (per celebrare l’anniversario della comparsa di Caitanya Mahaprabhu da questo mondo), a cui parteciparono Narottama, Syamananda e migliaia di altri Vaisnava.

 I genitori di Srivasa

I genitori di Srivasa Acarya, il brahmana Gangadhara Bhattacarya e sua moglie, Laksmi Priya, vivevano nel piccolo villaggio di Cakhandi, sulle rive del Gange nel distretto Burdwan del Bengala. Essi desideravano ardentemente crescere un bambino che fosse diventato un grande devoto, ma prima della nascita di Srinivasa, essi non ebbero figli per molti anni. Gangadhara era un grande devoto dell’Avatara dalla pelle del colore dell’oro, il Signore Caitanya Mahaprabhu, l’incarnazione di Sri Sri Radha e Krishna predetta nelle scritture. Il Signore Caitanya apparve a Navadvipa e a quel tempo era sulla terra. Gangadhara passò molto del suo tempo ad ascoltare e rinarrare le storie dei passatempi del Signore Caitanya (lila) con i Suoi associati intimi. Desiderava vedere il Signore Caitanya, ma gli obblighi sociali e famigliari lo trattenevano a casa, così decise di meditare sul Signore in separazione. Nel 1510, comunque, non riuscì più a tollerare la separazione. Si mise in viaggio per Navadvipa per vedere il Signore. Dopo soli 9 km dal villaggio di Katwa, egli venne a conoscenza che Nimai di Nadiya, Caitanya Mahaprabhu, si trovava proprio in quel villaggio a prendere sannyasa, l’ordine di rinuncia.

“Cosa?” gridò Gangadhara. “Perché il Signore deve prendere l’ordine di rinucia? Questa austerità è per gli esseri umani come me per permetterci di superare i nostri attaccamenti a questo mondo. Certamente non c’è bisogno che Sri Nimai, la Suprema Personalità di Dio, viva la dura vita di un asceta.” Ma le riserve di Gangadhara erano unite all’emozione: desiderava essere presto di fronte al Signore. Quando si avvicinò all’area del sacrificio dove Sri Nimai stava prendendo sannyasa, vide gli associati intimi del Signore: Nityananda Prabhu, Candrasekhara Acarya, Mukunda Datta e molti altri. Vide Madhu Sila, il barbiere, che si stava preparando a tagliare le bellissime ciocche di capelli nero corvino di Nimai. Gli spettatori stavano dicendo: “No! Per favore fermati!”. Essi, come Gangadhara, non potevano immaginare il Signore in una vita di rinuncia. Persino Madhu, che ebbe la buona fortuna di toccare la testa del Signore, riuscì a tagliare i Suoi capelli solo per dovere, piangendo abbondantemente. Madhu e gli altri sapevano che il Signore aveva deciso di dare un esempio a tutto il mondo religioso e sottolineare l’importanza della rinuncia. Non vi era nulla che essi potessero fare.

Caitanya Dasa

Kesava Bharati, il sannyasa-guru, diede a Nimai il Suo nuovo nome da sannyasa, “Sri Krishna Caitanya.” La folla era sotto shock: “Il bel Nimai sta realmente prendendo sannyasa!” Non potevano credere ai loro occhi, dai quali le lacrime scendevano incessantemente. Ma il fatto era compiuto. Madhu svenne. Perché aveva rasato la testa del Signore? Era come se fosse stato controllato dalla stessa mano del Signore per eseguire il desiderio del Signore stesso. “Caitanya! Caitanya! Caitanya!” ripeteva continuamente. I suoi occhi supplicavano tutti: voleva capire cosa era appena successo, ma l’unica cosa che poteva fare era brontolare avvinto nello stupore di tante diverse emozioni. Gangadhara si ritrovò a chiamare a voce alta i nomi del Signore con un entusiasmo incontrollabile: “Caitanya! Sri Krishna Caitanya! Sri Krishna Caitanya!” Ritornò a Cakhandi, quasi folle per l’estasi, incapace di smettere di ripetere i nomi del Signore. Raccontò alla moglie ciò che era successo e anche lei fu sopraffatta dall’estasi. Mano a mano che i giorni passavano, la loro estasi aumentava, e l’intera città di Cakhandi era meravigliata dalla trasformazione di Gangadhara. Vedendo Gangadhara così assorto nel nome di Sri Caitanya, sua moglie a altri abitanti del villaggio iniziarono a chiamarlo Caitanya Dasa.

Viaggio a Puri

Caitanya Dasa e sua moglie si recarono a Jagannatha Puri, dove il Signore Caitanya andò dopo aver accettato l’ordine di rinuncia. Quando arrivarono, andarono a visitate Sri Caitanya e si abbandonarono ai Suoi piedi. “Il Signore Jagannatha è molto felice che voi siate qui,” disse il Signore. “Andate al tempio per vedere la Sua forma divina. Gli occhi di loto del Signore sono estremamente misericordiosi, quindi per favore andate a vederLo.” Govinda, il servitore personale del Signore Caitanya, accompagnò Caitanya Dasa e sua moglie al tempio, dove offrirono molte preghiere ai piedi del Signore Jagannatha. Dopo  aver versato lacrime di amore divino, la felice coppia di brahmana fu subito accompagnata nella lussuosa sistemazione che il Signore Caitanya aveva predisposto per loro. Essi passarono diversi giorni felici con Sri Caitanya a Jagannatha Puri. Un giorno il Signore Caitanya rivelò al Suo servitore il Suoi piani per la coppia. “Govinda,” disse il Signore, “anche se Caitanya Dasa e sua moglie non Me ne hanno accennato, so che vorrebbero aver un figlio. Lo hanno detto di fronte al Signore Jagannatha, che non è differente da Me. Hanno pregato sinceramente e io conosco i loro cuori. Il loro desiderato figlio apparirà presto. Il suo nome sarà Srinivasa, e sarà un bellissimo bambino. Attraverso Rupa e Sanatana gli rivelerò i bhakti-sastra, e attraverso Srinivasa li distribuirò. Caitanya Dasa e sua moglie dovrebbero tornare velocemente a Chakandhi.”

 L’apparizione di Srinivasa

A Cakhandi la coppia ebbe un bellissimo maschietto, che chiamarono Srinivasa. Egli nacque nella seconda o terza decade per sedicesimo secolo in un auspicioso giorno di luna piena nel mese di Vaisakha (Aprile–Maggio). Il padre di Laksmi Priya, Balarama Vipra, un erudito astrologo, rivelò alla felice coppia che il loro figlio era un mahapurusa, un’anima potenziata dal Signore. Il ragazzo aveva un ampio petto e un lungo ed elegante naso, e i suoi bellissimi occhi avevano la forma dei petali del fiore di loto. Come il Signore Caitanya, egli emanava una lucentezza dal suo corpo simile all’oro fuso e le sue braccia arrivavano fino alle ginocchia. Come da tradizione, Caitanya Dasa e Laksmi Priya fecero la carità ai brahmana, e questi ultimi benedissero il figlio.

La gioventù di Srinivasa

Laksmi Priya cantava costantemente al bambino le glorie del Signore Caitanya, ed egli gioiva a quei suoni melodiosi. Crescendo, Srinivasa imparò a cantare i nomi di Caitanya Mahaprabhu e di Radha-Krishna. Presto da piccola luna crescente, Srinivasa si trasformò in luna piena ed era conosciuto come il più brillante e più bel ragazzo di Cakhandi. Studiò con il famoso Dhananjaya Vidyavacaspati, che gli insegnò tutte le branche della conoscenza vedica, inclusa la religione, la logica, la poesia, la scienza politica, la grammatica e l’Ayurveda. In accordo con il Prema-vilasa, Dhananjaya Vidyavacaspati disse che non aveva nulla da insegnare a Srinivasa. Il Prema-vilasa rivelava anche che la dea dell’istruzione apparve in sogno a Srinivasa e gli disse che l’avrebbe reso esperto in tutte le aree della conoscenza, specialmente nelle scritture. Nondimeno Srinivasa divenne lo studente preferito di Dhananjaya Vidyavacaspati, e come tale era l’orgoglio di Cakhandi. Era amato da tutti in città, era visto come una gemma preziosa.

Narahari Sarakara Thakura

Grazie alla sua popolarità, Srinivasa incontrò Narahari Sarakara, un intimo associato del Signore Caitanya proveniente da un posto nei pressi di Srikhanda. La grande devozione di Narahari Sarakara soddisfaceva il Signore Caitanya, e Narahari ebbe il grande onore di poter cantare le glorie del Signore in presenza del Signore stesso, anche se Egli, per umiltà, non permetteva a nessun altro di farlo. Tale privilegio colpì il giovane Srinivasa, e accettò Sri Narahari come suo primo guru istruttore. Dopo l’incontro con Narahari Sarakara, Srinivasa iniziò a mostrare i segni dell’estasi. Narahari disse a Srinivasa di recarsi a Puri per vedere Sri Caitanya Mahaprabhu. Mentre Srinivasa stava valutando come eseguire l’istruzione, suo padre lasciò il mondo materiale dopo sette giorni di febbre. Fu uno shock per la famiglia, e Srinivasa fece tutto ciò che poté per consolare sua madre.

Nel frattempo, l’onnisciente Sri Caitanya Mahaprabhu stava preparando i Suoi associati per l’arrivo di Srinivasa. Aveva già scritto a Rupa, Sanatana e Gopala Bhatta Gosvami richiedendo loro di insegnare a Srinivasa la vita spirituale. E chiese a Gadadhara Pandita a Jagannatha Puri di insegnare a Srinivasa lo Srimad-Bhagavatam. Narahari Sarakara consigliò a Srinivasa di provvedere all’assistenza di sua mamma a Jajigram, dove il padre e i fratelli di quest’ultima si erano trasferti da Cakhandi. Quindi Srinivasa si incamminò per Puri per associarsi con il Signore Caitanya. Srinivasa chiese a Narahari di iniziarlo al canto del Santo Nome di Krishna, ma Narahari gli disse che il Signore Caitanya voleva che egli prendesse l’iniziazione da Gopala Bhatta Gosvami.

L’incontro con Gadadhara Pandita

Ancora un ragazzo, Srinivasa si mise in viaggio per Puri con un compagno. Mentre stava arrivando, venne a conoscenza che Sri Caitanya aveva lasciato questo mondo. Allora il Signore Caitanya, insieme a Nityananda Prabhu, che pure lasciò il corpo, apparve a Srinivasa “in sogno” e lo consolò. La frase “shopna chaley” (“in sogno”) appare spesso nella letteratura Bengali del periodo e di solito significa “in una visione spirituale”. Tuttavia, Srinivasa rimase addolorato. Si recò al tempio di Gopinatha a Puri per prendere rifugio in Gadadhara Pandita. Il Pandita era sopraffatto dalla separazione dal Signore Caitanya, e dai suoi occhi costantemente scendevano lacrime. Srinivasa si inchinò ai piedi di Sri Gadadhara e si presentò. Gadadhara Pandita divenne gioioso. “Sono felice che tu sia venuto e ti sia presentato,” disse. “Poco prima di lasciare il corpo, Caitanya Mahaprabhu mi disse di insegnarti il Bhagavatam. Sapeva che un giorno saresti arrivato a Puri e mi ha chiesto di spiegarti la krishna-lila.” La felicità di Gadadhara Pandita, che poteva ora soddisfare una istruzione del Signore, si trasformò nuovamente in tristezza.

 

Caitanya-Dasa


“Non posso insegnarti il Bhagavatam ora, o giovane Srinivasa,” disse, “perché il manoscritto in mio possesso è diventato illeggibile a causa delle lacrime. Ho pianto su queste pagine.” Srinivasa toccò il libro sacro con la testa e sentì un’estasi crescere dentro di lui. Tuttavia, rimaneva il problema di studiare un libro diventato illeggibile. Ma Sri Gadadhara e Srinivasa erano fissi nel loro proposito. La volontà di Mahaprabhu non poteva essere ostacolata. Sri Gadadhara mandò un messaggio a Narahari Sarakara in Bengala chiedendogli di procurarsi un altro manoscritto dello Srimad-Bhagavatam. Narahari rispose che era disponibile un’altra copia e che un messaggero gliela avrebbe recapitata immediatamente. Gadadhara mandò lo stesso Srinivasa, dicendogli di fare in fretta. Gli disse che la separazione dal Signore Caitanya era intollerabile e non sapeva quanto tempo avrebbe potuto rimanere in questo mondo. Prima di partire, Srinivasa esaudì un desiderio a lungo serbato nell’animo: vedere gli associati del Signore Caitanya. Andò nelle case di Ramananda Raya, Sikhi Mahiti, Sarvabhauma Bhattacarya, Vakresvara Pandita, Paramananda Puri, Gopinatha Acarya e molti altri. Andò anche a vedere il re Prataparudra, ma come prescrive il Bhakti-ratnakara il re era andato via in solitudine per piangere la scomparsa del Signore.

Srinivasa come Gaura Sakti

Srinivasa ricordava le grandi qualità del Signore Caitanya a Puri. Vedendo il suo intenso e senza precedenti amore per Dio, i devoti compresero che era un Gaura Sakti, l’incarnazione dell’energia di Caitanya Mahaprabhu. Secondo il Prema-vilasa, Srinivasa è un’incarnazione dell’estasi del Signore Caitanya. Naturalmente gli intimi associati del Signore lo percepirono e capirono che attraverso Srinivasa l’eterno messaggio del Signore Caitanya, il messaggio della letteratura vedica, sarebbe stato ampliamente divulgato. Il Signore Caitanya ha forzato il lo scrigno dove il Signore tiene il Suo tesoro dell’amore nettareo, e i Gosvami, con i loro libri, hanno preso quel nettare e l’hanno versato in vasi tangibili. Srinivasa avrebbe visto il diffondersi di quei vasi tra le anime sincere. Gli associati intimi del Signore diedero istruzioni e consigli a Srinivasa per continuare la missione.

Quando Srinivasa arrivò in Bengala e ricevette la copia del Bhagavatam da Narahari Sarakara Thakura, venne a conoscenza della dipartita di Gadadhara Pandita. La notizia fu un terribile colpo, e Srinivasa pianse di dolore. Quando Gadadhara Pandita gli apparve in sogno lo incoraggiò ad andare avanti. Srinivasa rifletté sulla inconcepibile volontà del Signore. Perché aveva portato via la persona che gli avrebbe insegnato il Bhagavatam? Si trattava di un nuovo piano? Qualcun altro gli avrebbe insegnato le scritture sacre? Qualcuno dice che Srinivasa si scoraggiò in quel periodo, ma non si sa molto su ciò che accadde negli anni successivi alla dipartita da questo mondo di Sri Gadadhara. Si pensa che in quel periodo Srinivasa passò da uno stato di forte sofferenza per il cuore spezzato a una profonda meditazione. Probabilmente, essendo ancora un adolescente, continuò i suoi studi.

Quando Sri Jahnava Devi, la moglie di Nityananda Prabhu, andò a Vrindavana, Rupa Gosvami le chiese di far andare Srinivasa a Vrindavana al più presto. Al suo ritorno in Bengala, riferì il messaggio a Narahari. Sri Caitanya disse ai Gosvami di Vraja di educare Srinivasa, e Narahari gli consigliò di andare a Vrindavana in fretta così da non venire meno all’istruzione del Signore. La richiesta intensificava il desiderio di Srinivasa di studiare la letteratura della bhakti con Rupa e Sanatana. Una volta giunto a Vrindavana avrebbe incontrato Rupa e Sanatana. Ma sulla strada decise si visitare le case dei principali associati del Signore Caitanya, fermandosi a Navadvipa per visitare la casa di Sri Caitanya.

Associazione con i devoti di Navadvipa

Questa era la seconda volta che Srinivasa ritardava un viaggio: prima il viaggio per vedere Gadadhara Pandita, e adesso con Rupa e Sanatana. Forse l’entusiasmo di Srinivasa di associarsi con i seguaci diretti del Signore Caitanya a Puri e a Navadvipa era così travolgente che lo rendeva incapace di dare ascolto al consiglio dei suoi antenati. Qualcuno dice che tutto ciò rappresentava la volontà della provvidenza affinché Srinivasa prendesse iniziazione da Gopala Bhatta Gosvami. Altri dicono che, con il suo esempio, Srinivasa stava insegnango l’importanza del pellegrinaggio e dell’associazione con i devoti. Srinivasa era affascinato dalla casa di Sri Caitanya a Navadvipa (Mayapur), dove incontrò Visnupriya Devi, la reverenda vedova del Signore, e i suoi stimati servitori, Vamsivadana Thakura e Isana Prabhu.

Tutti benedissero Srinivasa, che rimase con loro diversi giorni ascoltando i passatempi dei Signore Caitanya. Durante questi giorni osservò Visnupriya Devi compiere severe austerità. Per esempio cantava il maha-mantra —Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare— su ogni chicco di riso avrebbe mangiato. Quando aveva finito con il suo canto giornaliero, mangiava solo quei chicchi che aveva messo da parte. Srinivasa disse: "Effettivamente, questa è una moglie all’altezza di Sri Caitanya." Srinivasa incontrò anche Damodara Pandita, Suklambara, Murari Gupta, e altri amici precedenti e amici intimi del Signore Caitanya a Navadvipa. Da là Srinivasa andò nelle vicinanze di Santipura, dove fu accolto cordialmente dalla moglie di Sri Advaita, Sita Thakurani, e dai loro figli Acyuta e Gopala.

Srinivasa incontra Jahnava Devi

Poi Srinivasa visitò la casa di Nityananda Prabhu a Khardaha, dove Jahnava Devi, suo figlio Birabhadra e altri accolsero Srinivasa come se fosse parte della loro famiglia. Ma Jahnava Devi lo esortò a partire per Vrindavana senza tardare perché Rupa e Sanatana desideravano riunirsi presto al Signore nel mondo spirituale. Lungo la strada per Vrindavana, Srinivasa si fermò presso la nota casa di Abhirama Thakura a Khanakul Krishnanagar per consegnare una lettera di Jahnava Devi. Thakura lo salutò con tre amorevoli frustate date con una frusta straordinaria, questo inusuale saluto era una benedizione. La frusta, conosciuta col nome di Jai Mangala, concedeva amore di Dio a chi ne veniva toccato. Sri Abhirama e sua moglie, Malini, dimostrarono un profondo affetto per Srinivasa. Non solo lo benedissero con la loro famosa frusta, ma gli diedero preziose istruzioni e gli ricordarono l’importanza di andare a Vrindavana il più presto possibile.

Durante il viaggio, Srinivasa si fermò a Katwa, dove suo padre vide il Signore Caitanya prendere l’ordine di rinuncia. Passò poi da Agradvipa, dove i tre famosi fratelli Ghosh —Vasudeva, Govinda, e Madhava—stabilirono il loro tempio, e poi procedette per Ekacakra, il luogo di nascita di Nityananda Prabhu. Alla fine, Srinivasa fece la sua ultima fermata a Jajigram per dire addio alla sua anziana madre e per visitare Narahari Sarakara, il suo amato guru. Narahari era preoccupato per il ritardo di Srinivasa circa il recarsi a Vrindavana e gli chiese di partire immediatamente. Così, senza ulteriore indugio, Srinivasa si mise in cammino per Vraja. In quel momento raggiunse la maturità.

Il viaggio per Vraja

Nel frattempo, Sanatana Gosvami lasciò questo mondo materiale, e Rupa Gosvami non poté sopportare la separazione. Sri Rupa sentì che anche lui non poteva vivere per istruire Srinivasa, così chiese al suo eminente discepolo (e nipote) Jiva Gosvami di prendersi cura di Srinivasa. Viaggiare a quei tempi, soprattutto a piedi, era difficile. Tuttavia, Srinivasa stava facendo progressi e si fermò brevemente, sulla strada per Benares, per visitare la casa di Candrasekhara Acarya, dove il Signore Caitanya visse per due mesi. Lì Srinivasa incontrò un anziano discepolo di Candrasekhara che lo invitò a pranzo e gli mostrò i luoghi legati a Sri Caitanya. Successivamente, Srinivasa raggiunse Prayag (conosciuta oggi come Allahabad) e passò la notte lì. Quattro giorni prima di arrivare a Vrindavana, sentì che Sanatana aveva lasciato il corpo quattro mesi prima. E quando raggiunse Mathura, venne a conoscenza che Rupa Gosvami aveva lasciato il corpo solo tre giorni prima. Srinivasa si sentiva a terra, piangava come un folle. Si sentiva come la persona più sfortunata dell’universo. Aveva fallito nell’incontrare il Signore Caitanya e nello studiare il Bhagavatam con Gadadhara Pandita. Adesso aveva fallito nell’incontrare Rupa e Sanatana. Mentre Srinivasa sedeva sotto un albero desiderando la sua stessa morte, Rupa and Sanatana gli apparvero in sogno e gli dissero che lui era l’incarnazione dell’amore del Signore Caitanya. Lo incoraggiarono a continuare per Vrindavana e a prendere rifugio in Gopala Bhatta Gosvami e a studiare con Sri Jiva con tutta la sua anima

PARTE II

Jiva e Gopala Bhatta Gosvami

Le parole di Sri Sanatana e di Sri Rupa in qualche modo sollevarono il cuore appesantito di Srinivasa. Poteva nuovamente viaggiare e presto sentì la polvere di Vrindavana sotto i suoi piedi. Egli si avvicinò al tempio Govindadeva di Rupa Gosvami sperando di trovare maggior conforto ai piedi di loto del Signore Govinda. Mentre Srinivasa sedeva davanti alla divinità, Jiva Gosvami e i suoi numerosi seguaci entrarono nel tempio. Srinivasa si presentò, e Sri Jiva lo salutò con una calorosa e amorevole ospitalità. Srinivasa passò la notte nel confortevole alloggio nel tempio di Sri Jiva, Sri Sri Radha-Damodara. Il giorno successivo Srinivasa offrì i suoi omaggi al sepolcro di Sri Rupa nella corte del tempio. Dopo Jiva presentò Srinivasa a Gopala Bhatta Gosvami, che lo salutò con parole gentili e gli espresse il suo disappunto per non essere arrivato prima, in quanto Rupa e Sanatana erano ansiosi di conoscerlo. Gopala Bhatta portò Srinivasa al suo tempio di Radha-Ramana e chiese alle divinità di benedirlo. Gopala Bhatta Gosvami e Jiva Gosvami  presentarono gradualmente Srinivasa agli abitanti di Vraja.

Narottama e Duhkhi Krishnadasa

Gopala Bhatta Gosvami iniziò Srinivasa e lo istruì. Poiché Jiva Gosvami era il più importante filosofo Vaisnava di quel tempo, Gopala Bhatta mandò Srinivasa da lui per fornirgli una istruzione più elevata, come desideravano il Signore Caitanya e due Gosvami, Rupa e Sanatana. Il Prema-vilasa afferma che Sri Jiva si prese cura di Srinivasa e gli diede una completa istruzione filosofica. Un altro giovane studente, l’illustre Narottama, aveva studiato con Jiva per una anno quando Srinivasa giunse a Vrindavana. Narottama era stato iniziato da Lokanatha Gosvami, il quale lo aveva mandato da Sri Jiva per un’ulteriore istruzione stirituale. Poi arrivò il giovane Duhkhi Krishnadasa, mandato dal suo guru, Hridaya Caitanya. I tre giovani devoti studiarono con Jiva Gosvami con il massimo entusiasmo e divennero i suoi studenti migliori. Era ampiamente risaputo che fossero amici inseparabili. Jiva Gosvami ordinò loro di studiare le foreste di Vrindavana con Raghava Pandita, che conosceva tutti i boschetti sacri e il loro significato.

Finalmente a Srinivasa, Narottama e Duhkhi Krishnadasa venne assegnata una missione speciale. Dovevano distribuire i libri dei Gosvami, gli scritti del bhakti-rasa, nel Bengala e in altre regioni. Il Vaisnavismo era ampiamente diffuso nel Bengala, ma mancava la letteratura che spiegasse la filosofia Vaisnava. Qualche anno prima, la moglie di Nityananda Prabhu, Jahnava Devi, visitò Rupa e Sanatana a Vrindavana ed era ben a conoscenza della prolifica letteratura spirituale che i Gosvami di Vrindavana stavano producendo, così contattò Jiva Gosvami e gli suggerì di mandare i libri nel Bengala. A tal fine, Sri Jiva chiamò i suoi tre uomini migliori.

La Missione ha inizio

In una grande assemblea di Vaisnava, Sri Jiva chiamò avanti Narottama Dasa: “Da questo giorno in poi, sarai conosciuto come Narottama Thakura Mahasaya.” Poi chiamò Srinivasa: “Tu sarai conosciuto come Srinivasa Acarya.” E infine, Duhkhi Krishnadasa: “Poiché hai dato moltissimo piacere [ananda] a Radharani [Syama], tu sarai conosciuto come Syamananda.” Poi Sri Jiva riferì loro della missione in Bengala, in Orissa e nelle altre province dell’India. Srinivasa, Narottama e Syamananda non volevano lasciare Vrindavana, ma comprendevano l’importanza della loro missione. Andarono dai loro guru iniziatori che li benedissero e inspirarono in loro l’entusiasmo necessario per realizzare il loro obbiettivo.

Sri Jiva iniziò i preparativi per il lungo e arduo viaggio. Questi devoti erano i suoi migliori studenti, e non voleva impegnarsi per il loro benessere. Aveva un ricco discepolo mercante a Mathura che gli fornì un grande carro, dieci forti buoi e dieci guardie armate. I manoscritti, gli scritti originali di Rupa, Sanatana, Gopala Bhatta, Raghunatha Dasa, Jiva e altri, erano all’interno di una grande cassa di legno, che era chiusa con catenaccio e coperta con una tela cerata. Sri Jiva si assicurò anche uno speciale lascia passare dal re di Jaipur che i suoi tre studenti avrebbero dovuto mostrare mentre viaggiavano nell’Est dell’India. Quindi Srinivasa, Narottama e Syamananda lasciarono Vrindavana.

Il viaggio verso il Bengala

Quando iniziarono il viaggio, Sri Jiva e diversi altri devoti li accompagnarono, incapaci di sopportare la separazione. Quando la carovana si avvicinò ad Agra, i buoni amici rimasero indietro. Ora il viaggio era iniziato, non potevano tornare indietro. Dopo molti mesi, la compagnia raggiunse un piccolo villaggio chiamato Gopalapura, appena all’interno del confine del regno di Malla di Vana Visnupura, in Bengala. Quando andarono a riposare quella notte, essi si sentirono fiduciosi sul fatto che la loro missione era quasi completata. Visnupura è un distretto del Birbhum, confinante a Nord con Santhal Pargannas e a Sud con Midnapura. Il re di Visnupura, Virhamvir, era a capo di un grande banda di malviventi che terrorizzavano i paesi vicini. Aveva assoldato un gran numero di rapinatori e assassini che infestavano le strade e uccidevano e derubavano i viaggiatori. Gli astrologi di corte erano sempre pronti a sottoporgli relazioni confidenziali su quante fortune le stelle gli avrebbero garantito se avesse fatto razzie in particolari località.

Il furto dei Libri

I malviventi del re stavano seguendo da lontano il carro. Questo carro era particolarmente interessante perché gli astrologi del re gli dissero che esso conteneva un grande tesoro. Sebbene i malviventi seguissero il carro da una certa distanza, essi pensavano fosse più saggio aspettare che il carro raggiungesse il loro regno. Essi videro solo quindici uomini seguire il carro, dieci soldati armati, due cocchieri e tre uomini santi. La banda di delinquenti, più di duecento uomini, si infiammavano l’immaginazione l’un l’altro per le parole degli astrologi: “Questo carro è pieno di gioielli molto più preziosi dell’oro.” Essi raggiunsero quasi la compagnia in un villaggio di nome Tamar, ma le circostanze non permisero loro di avere successo. Seguirono la compagnia attraverso le città di Raghunathapura e Pancavati.

Alla fine, a Gopalapura, la compagnia passò la notte vicino ad un piacevole lago. Tutti e quindici gli uomini si addormentarono profondamente, stanchi per il viaggio. Quando si svegliarono, il loro peggior incubo si avverò: i manoscritti erano stati rubati. Non poterono contenere le loro lacrime. Srinivasa, a capo del gruppo, consigliò a Narottama e a Syamananda di continuare per il Bengala e per Orissa diffondendo gli insegnamenti dei sei Gosvami. Egli si sarebbe preso carico di ritrovare i manoscritti. Scrisse a Jiva Gosvami e gli raccontò tutto quello che era successo.

Il rammarico del re

Nel frattempo, mentre il re Virhamvir stava frugando tra i tesori rubati a diversi viaggiatori, i suoi servitori arrivarono con il loro più recente bottino, la cassa avvolta con molta cura di Srinivasa contenente i “gioielli più preziosi”. Virhamvir fece cadere ogni cosa e febbrilmente scartò il suo ultimo premio. Avendo udito le profezie, poteva vagamente immaginare quali splendori lo attendevano. In un momento di suspence, rimosse il telo che ricopriva il baule e lo aprì svelando i manoscritti. Dove era il tesoro inestimabile? Sollevando incredulo il manoscritto in cima, il re vide la firma “Sri Rupa Gosvami” scritta su una foglia di palma. Quando esaminò ulteriormente e iniziò a leggere la bella esposizione della filosofia Vaisnava di Sri Rupa, egli sentì un profondo cambiamento dentro di sé. In modo reverenziale, rimise il libro nel baule e si ritirò per la sera, consapevole del grave peccato di cui era responsabile.

Srinivasa appare in un sogno

Quella notte il re fece un insolito sogno. Egli vide una bella e splendente persona, il cui corpo era colmo di energia divina. “Non spaventarti,” disse la persona con un sorriso affettuoso. “Presto verrò a Visnupura e ci incontreremo. Recupererò i miei manoscritti, e sarai liberato da tutte le tue reazioni colpevoli. La tua gioia sarà illimitata. So per certo che tu sei un mio eterno servitore e io sono un tuo eterno buon amico.” La mattina successiva, il re si svegliò e iniziò la sua vita da capo, in attesa del giorno in cui si fosse avverata la misteriosa profezia del suo sogno.

Nel frattempo, Srinivasa Acarya si avvicinava alla periferia di Visnupura, dove incontrò un brahmana del luogo di nome Sri Krishna Vallabha. I due divennero amici e Krishna Vallabha invitò Srinivasa, come ospite, a casa sua. Gradualmente, Krishna Vallabha comprese l’elevata posizione di Srinivasa e si arrese a lui come discepolo. A tempo debito, Krishna Vallabha riferì che il re regolarmente riuniva un gruppo di studio del Bhagavatam per tutti coloro che erano interessati. Srinivasa era curioso circa la natura della presentazione del Bhagavatam e chiese a Krishna Vallabha di portarlo al prossimo incontro.

Recitazione del Bhagavatam

Quando arrivarono, Vyasacarya, il pandita di corte, stava recitando e commentando il Bhagavatam. Srinivasa non rimase colpito ma non disse nulla. Il giorno seguente, essi trovarono Vyasacarya a parlare in modo saccente nello stesso modo. Dopo due settimane ad ascoltare il pandita di corte, Srinivasa non poté più contenersi e dopo l’incontro parlò a Vyasacarya. “Tu, signore, non segui il testo,” disse Srinivasa, “e i tuoi commenti non sono parimenti in linea con Sridhara Svami o gli altri esponenti) della filosofia Bhagavata.” Vyasacarya ascoltò i commenti di Srinivasa ma ignorò il suo consiglio.

Comunque il re, che era vicino, ascoltò cosa era stato detto e lo trovò interessante. Il giorno successivo, alla declamazione, Vyasacarya tentò di nuovo di spiegare la sezione esotica del Bhagavatam che descrive i rasa-lila di Sri Krishna. Rispettoso ma deciso, Srinivasa lo interruppé domandando: “Signore, come puoi commentare questi argomenti così confidenziali senza fare riferimento a quanto affermato da Sridhara Svami? Sicuramente non conosci la sua opera.” Vyasacarya si arrabbiò. Non amava essere sfidato di fronte alla sua assemblea adulatrice, che era abituata esclusivamente alla sua particolare interpretazione del commentario del Bhagavatam. Prima che venisse detta un’altra parola, il re, comunque, iniziò a difendere la posizione di Srinivasa: “Come mai questo studente brahmana critica le tue spiegazioni? Forse le tue interpretazioni sono discutibili.” “Chi può interpretare i testi meglio di me?” rispose l’arrogante Vyasacarya. “Questo nuovo arrivato è venuto dal nulla, e osa farmi domande in presenza di vostra maestà.” Poi si rivolse a Srinivasa. “Se sei una tale autorità sul Bhagavatam,” disse, “perché non ti siedi qui e spieghi questi versi in un modo migliore?”

Srinivasa reagì alla sfida. Cantò i versi del Bhagavatam meravigliosamente e li commentò con grande entusiasmo e autorità. Egli espose le spiegazioni Vaisnava esistenti e offrì persino la sua unica e personale presentazione. Nessuno aveva mai udito una così magistrale enunciazione della filosofia Bhagavata. Il re lo incoraggiò ad andare avanti, permettendogli di parlare per diverse ore. Quando finì, l’intera assemblea lo applaudì, in estasi per il contagioso amore di Srinivasa per Krishna. Vyasacarya non poteva credere alle sua orecchie. Era sconfitto ma felice. Il re Virhamvir era molto commosso. “Nessuno è mai venuto in questo regno e ha condiviso così tanto amore e conoscenza come hai fatto tu” disse a Srinivasa. “Per favore, dimmi il tuo nome e da dove vieni.” “Il mio nome è Srinivasa e sono nato in questo paese,” disse Srinivasa. “Sono venuto qui per vedere la tua magnifica corte e per gioire del Bhagavatam.” Allora il re gli diede la migliore sistemazione nel palazzo e gli chiese di rimanere quanto voleva.

La resa del re

Più tardi, quella sera, il re chiese a Srinivasa di mangiare con lui, ma Srinivasa disse che faceva un solo modesto pranzo al giorno e aveva già mangiato. Tuttavia, Virhamvir lo esortò a prendere un pò di frutta e, per non offendere il suo distinto ospite, egli acconsentì. Mentre Srinivasa mangiava la sua frutta, il re si sedette di fianco come un umile servitore. Il re non si era mai sentito così: Srinivasa era quella persona splendente che aveva visto in sogno, il suo guru, e voleva offrirgli qualche servizio. La notte, egli sentì Srinivasa ripetere nella sua stanza il nome di Krishna. Sembrava che Srinivasa non dormisse. “Ecco un vero santo,” pensò il re. “Egli è semplicemente assorto nel nome del Signore.” Con questo piacevole pensiero, il re si addormentò, ascoltando la meravigliosa voce di Srinivasa Acarya nella stanza accanto.

Il giorno seguente, Srinivasa parlò ancora del Bhagavatam nella grande assemblea. Ancora una volta l’impaziente e ansioso pubblico apprezzò ogni parola. Srinivasa meravigliava tutti quelli che ascoltavano. I cronisti dell’avvenimento hanno riportato che “persino i muri di pietra sembravano sciogliersi dall’emozione.” Srinivasa parlò con erudizione, sensibilità e devozione, onorando i Vaisnava precedenti e tutti convennero sul fatto che la conoscenza dell’oratore andava ben oltre la sua età. Una per una, le persone venivano e si inchinavano ai piedi di Srinivasa, sperando di diventare suoi discepoli. Più tardi, il re stesso si sottomise a Srinivasa come il più umile mendicante: “Tu sei il vero re,” egli disse, “perché tu ami Krishna. Non sono nemmeno degno di essere in tua presenza.” Srinivasa, in tutta umiltà, scosse appena la testa; non era in grado di accettare la sua elevata posizione. Ma il re insistette: “Permettimi di essere il tuo servitore. Per favore! Come posso servirti? Il mio intero regno è a tua disposizione.”

Srinivasa rispose: “Vengo dalla città santa di Vrindavana con una missione affidatami da Gopala Bhatta Gosvami e Jiva Gosvami. Dovevo portare i loro libri in Bengala. Ma sfortunatamente questo tesoro è stato rubato nel tuo regno. Se non posso recuperare questi libri, preferirei morire. Puoi aiutarmi a riaverli?”  Il re scoppiò in lacrime. “Sono un misero verme,” disse, “perso senza speranza in questa terra di nascite e morti. I miei uomini hanno saccheggiato per anni dietro mio ordine, e si sono imbattuti nel tuo gruppo. Ci era stato detto che trasportavate il più grande tesoro dell’universo, e naturalmente gli abbiamo dato la caccia. Non posso esprimere il mio rammarico.“ Dopo aver riflettuto un attimo, il re disse: “Però c’è un lato positivo in tutto questo. Il nostro incontro non sarebbe potuto accadere altrimenti. Commetterei questi peccati ancora e ancora per avere un attimo della tua associazione.” Srinivasa rise e rassicurò il re dicendo che non era necessaria una vita peccaminosa per ottenere la sua associazione. Quindi Srinivasa perdonò il re per tutti i suoi peccati e gli chiese di non farne più.

I Libri sono salvi!

Il re accompagnò Srinivasa nella stanza dove veniva custodito il tesoro, e Srinivasa vide il baule con le opere dei Gosvami. Srinivasa si sentiva in estasi e mise la ghirlanda di fiori che portava, al collo del re Virhamvir. Srinivasa chiese al re di portargli foglie di tulasi, ghirlande di fiori, pasta di sandalo e altri oggetti per adorare i libri sacri. Il re portò tutto e seguì la sua stessa cerimonia di iniziazione. Recitando davanti al re il maha-mantra — Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare — Srinivasa gli diede l’iniziazione. Secondo il Prema-vilasa, Srinivasa gli diede il nome di Haricarana Dasa. Più tardi, Jiva Gosvami mostrò al re una particolare misericordia, gli scrisse una lettera in cui gli diede il nome Caitanya Dasa. Anche la moglie del re, la regina Sulakshana, e il loro figlio, il principe Dhari Hamvir, divennero servitori arresi di Srinivasa Acarya. Il nome da iniziata della regina non è conosciuto mentre il ragazzo venne chiamato Gopala Dasa. Anche Krishna Vallabha e Vyasacarya divennero discepoli devoti.

Visnupura, un centro Vaisnava

L’iniziazione del re e dei suoi fedeli sudditi fu un evento importante nella storia della tradizione Gaudiya. Visnupura divenne presto un grande centro del Vaisnavismo. In tutta l’India, solo a Vana Visnupura si svilupparono la cultura e l’arte Gaudiya Vaisnava senza l’influenza straniera e distrazioni. Persino l’ingerenza mussulmana era minima. Di conseguenza, da inizio del diciassettesimo secolo in avanti, da nessuna parte si trovano le architetture e le sculture del Bengala, in modo così abbondante e nella loro forma originale, come nei monumenti vaisnava di Visnupura. Questo è uno dei molti lati positivi della monarchia. Il re Virhamvir regnò dal 1596 al 1622 e in quel periodo scrisse molte canzoni per rendere gloria a Krishna, al Signore Caitanya Mahaprabhu e a Srinivasa Acarya. Molte di queste sublimi opere poetiche si possono trovare nel Bhakti-ratnakara e nel Pada-kalpataru. La bella voce del re, che si rifletteva nella sua opera letteraria, lo aiutò nella sua missione di diffusione del Vaisnavismo nel suo regno. Srinivasa compì quindi la sua missione a Visnupura. Scrisse a Jiva Gosvami che non solo i libri erano stati recuperati ma che il capo dei delinquenti, un re, si era convertito al Vaisnavismo Gaudiya. Tutti a Vrindavana si rallegrarono e cantarono le glorie di Srinivasa Acarya. Il re Virhamvir e tutto il suo regno erano ora convertiti al Vaisnavismo, e Srinivasa stava creando là un importante centro.

PARTE III

(Conclusione)

I ladri che lavoravano per il re di Visnupura rubarono gli inestimabili manoscritti che Srinivasa e i suoi amici stavano portando in Bengala. Srinivasa quindi mandò i suoi compagni avanti mentre egli stava a Visnupura. Recuperò i manoscritti, fece diventare il re suo discepolo e lo ispirò a diffondere la coscienza di Krishna in tutto il suo regno. Ora Srinivava aveva bisogno di vedere di nuovo i suoi cari amici Narottama e Syamananda. Aveva scritto loro degli sviluppi a Visnupura, ma sapeva poco circa quello che stavano facendo. Aveva sentito che il suo insegnante Narahari Sarakara Thakura era malato e che si stava preparando a morire, così decise di andare a Srikhanda per vederlo e andare così anche a Jajigram per visitare la sua anziana madre.

Srinivasa ritorna a Jajigram

Salutando il re Virhamvir, Srinivasa portò il baule dei libri a Jajigram. Una volta arrivato, raccontò ai devoti cosa era successo. Tutta le persone della città sacra, specialmente sua madre, furono liete della sua compagnia. Ma esse avevano brutte notizie per lui: Srimati Visnupriya aveva lasciato questo mondo. Srimati Visnupriya era la vedova di Sri Caitanya, una persona importante nella missione di predica in Bengala. Udendo della sua dipartita, Srinivasa svenne e tutti i devoti dovettero rianimarlo e consolarlo. Alcuni giorni dopo, arrivò un messaggio da Narahari Sarakara e da Raghunandana Thakura che chiedeva a Srinivasa di andare a Srikhanda. Srinivasa partì subito per incontrare questi due buoni amici che lo avevano guidato quando era giovane. Durante l’incontro, Narahari suggerì a Srinivasa di sposarsi.

“Tua madre è una grande devota,” disse Sri Narahari. “Ha compiuto un prezioso servizio a Jajigram per molti anni. Dovresti esaudire qualsiasi suo piccolo desiderio. So che sarebbe felice di vederti sposato. Poiché è una grande devota, dovresti accontentarla.” Udendo ciò, Srinivasa decise di sposasi e mettere su famiglia. Dopo aver passato altri giorni in Srikhanda, Srinivasa partì per Kanthak Nagara per visitare il grande Gadadhara Dasa, uno degli associati personali di Caitanya Mahaprabhu. Quando Srinivasa arrivò, Gadadhara Dasa lo abbracciò con affetto. Chiese a Srinivasa notizie dei devoti di Vrindavana, specialmente dei Gosvami: come erano in grado di vivere in separazione dal Signore e dai Suoi devoti più intimi? Dove stavano vivendo e in quali condizioni? Gadadhara Dasa e Srinivasa parlarono di Caitanya Mahaprabhu e della situazione dei Suoi devoti in Sua assenza. Dopo alcuni giorni, Srinivasa tornò a Jajigram. Prima di partire, Gadadhara Dasa lo benedisse: “Un giorno gusterai il nettare del canto congregazionale in compagnia del Signore Stesso e dei Suoi intimi associati. Per adesso ti do le mie benedizioni per sposarti. Possano portarti buona fortuna.”

Srinivasa si sposa

Le parole di Gadadhara Dasa commossero Srinivasa. Meditando sulla loro importanza, egli ritornò a Jajigram, dove incontrò Gopala Cakravarti, un’anziana brahmana che aveva una figlia bella e devota di nome Draupadi. Notando che Srinivasa e Draupadi erano attratti l’un l’altro, Sri Raghunandana Thakura organizzò il matrimonio. Dopo il matrimonio, Draupadi venne chiamata Isvari (alcuni dicono che fosse il suo nome da iniziata), in onore della sua devozione al Signore e per il fatto che era sposata ad un grande santo. Suo padre, Gopala Cakravarti, accettò presto Srinivasa come maestro spirituale, come fecero i suoi due fratelli, Syama Dasa e Ramacandra. Srinivasa divenne in poco tempo uno dei più eminenti guru in tutto il Bengala. Dopo un pò, Isvari ebbe un figlio, e quando Srinivasa lo scrisse a Jiva Gosvami a Vrindavana, Jiva rispose in modo gioioso e chiamò il bimbo Vrindavana Vallabha. Successivamente Srinivasa si sposò ancora (a quei tempi era comune la poligamia). Anche la sua seconda moglie, Padmavati, era una grande devota e dopo l’iniziazione fu conosciuta come Gauranga Priya.

Ci si potrebbe chiedere perché Srinivasa si sposò una seconda volta. Il maggior numero di biografie standard non approfondisco questo tema, riportano semplicemente che dopo pochi anni dal primo matrimonio, ne seguì un secondo. La Anuragavali ci informa che i suoi più intimi discepoli, gli chiesero di sposarsi dopo la morte dei due figli avuti da Isvari. Si narra che essi fossero morti in giovane età. Isvari ebbe tre figlie, Hemlata, Krishna-priya e Kancana, conosciuta anche come Yamuna. Gauranga Priya ebbe un figlio, Gati Govinda. Successivamente sia Isvari che le sue figlie ebbero molti discepoli, e si dice che la discendenza di Srinivasa, attraverso Gati Govinda, sia ancora presente a Vrindavana.

Qualche tempo dopo il matrimonio di Srinivasa, Narahari Sarakara Thakura lasciò questo mondo, dopo aver visto per un’ultima volta Srinivasa. Srinivasa organizzò un grande festival in memoria di Narahari. Parteciparono tutti, da Srikhanda ai villaggi vicini, e i festival Vaisnava presto si diffusero in tutta la regione. Le cerimonie per l’installazione delle Divinità di Krishna venivano accompagnate da elaborati festeggiamenti che includevano canti, danze e la condivisione del cibo offerto al Signore (prasadam). Attraverso questi festival il movimento Hare Krishna si diffuse in tutto il Bengala.

I discepoli di Srinivasa

A tempo debito, Srinivasa decise di tornare a Vrindavana. Ramacandra Kaviraja, uno sei suoi più conosciuti discepoli, lo accompagnò durante questo viaggio. Ramacandra era considerato il braccio destro di Srinivasa. Ramacandra e suo fratello, Govinda, anch’egli discepolo di Srinivasa, erano i figli di un intimo associato del Signore Caitanya. Sia Ramacandra che Govinda erano famosi studiosi, artisti e poeti, ma Ramacandra è ampliamente riconosciuto come il discepolo più notevole di Srinivasa. Ciò fu dovuto, in una certa misura, a Narottama Dasa Thakura, che su richiesta di Srinivasa si prese cura di Ramacandra e instaurò con lui un’amicizia intima mentre gli insegnava tutti i dettagli della filosofia Vaisnava. Con l’aiuto del re Virhamvir di Visnupura, Srinivasa diffuse la sua predica in Bengala dai distretti di Birbhum, Bankura, Burdwan, fino a Tripura ad Est. Insegnò in tutto il Bengala e fece centinaia di discepoli.

Hemlata Thakurani

Spesso è inclusa nella lista dei suoi discepoli importanti, sua figlia, Hemlata Thakurani. Anche se per relazione parentale non è appropriatamente considerata una discepola, ella era una dei più eccellenti seguaci. Estremamente istruita e potente predicatrice, è stata paragonata alla reverenda, Jahnava Devi, nella diffusione del movimento in tutto il Bengala. Era una guida dotata e devota, iniziò alla tradizione Gaudiya Vaisnava sia uomini che donne. Uno dei suoi discepoli, Yadunandana Thakura, divenne un famoso studioso e poeta. Egli compose semplici versi in Bengali della letteratura Gaudiya, alcuni su richiesta di Hemlata Thakurani. Col tempo si sposò e ebbe diversi bambini. Oggi i suoi discendenti vivono nei villaggi di Maliati e Budhaipad, nella regione Murshidabad del Bengala, dove ella rivoluzionò la predica del Vaisnavismo Gaudiya.

Srinivasa ritorna a Vrindavana

Srinivasa non era stato a Vrindavana da quando aveva recuperato i libri rubati. I Gosvami erano ansiosi di dimostrargli il loro apprezzamento e quando Srinivasa arrivò, essi lo fecero in modo così splendido. Srinivasa giunse a Vrindavana con Ramacandra Kaviraja. Un così degno discepolo dimostrava il valore di Srinivasa come predicatore. Così Gopala Bhatta Gosvami, che aveva incaricato Srinivasa di occuparsi dell’adorazione delle Divinità di Radha-Ramana in Vrindavana, dette quel compito a un altro suo discepolo, Gopinatha Pujari, e insistette affinché Srinivasa continuasse la predica in Bengala. I discendenti dei fratelli di Gopinatha si occupano ancora del tempio di Radha-Ramana. Syamananda Pandita ritornò a Vrindavana più o meno nello stesso periodo in cui vi era Srinivasa ed ebbero quindi modo di rendere più profonda la loro amicizia. Insieme ripresero i loro studi. Srinivasa iniziò, gradualmente, a rivelare il suo potere mistico, e divenne chiaro che era totalmente assorto nel più intimo amore per il Signore.

Ritorno a Visnupura

Ma la missione era incompleta e dopo qualche mese Srinivasa e altri tornarono in Bengala, incoraggiati dai Gosvami di Vrindavana. Durante il tragitto, si fermarono a Vana Visnupura per vedere il re Virhamvir, che fu felicissimo della presenza del suo guru e degli altri devoti. La devozione del re era visibile in tutto il regno. Nelle parole di D.C. Sen si legge: "Raja Vira Hamvira non farebbe nulla senza il consiglio del suo guru [Srinivasa Acarya], persino in questioni politiche. La sua voce [di Srinivasa] è predominante in egual misura a corte e nella cerchia famigliare di Visnupura. Il ripetere il nome del Signore un certo numero di volte era reso obbligatorio da una legge penale nello Stato. Il sacrificio di animali e gli altari degli dei erano disapprovati anche se in realtà non era proibito dalla legge. La dignità materiale era al servizio del guru che aveva portato la gloria spirituale nel paese.  In occasione di ogni festività Vaisnava, di qualsiasi importanza, venivano dati a Srinivasa inestimabili regali, mentre Raja Vira Hamvira era sempre pronto ad occuparsi del suo benessere fisico in qualsiasi modo. Ma come da tradizione di studioso brahminico e santo, Srinivasa era contento di stare in una capanna dal tetto di paglia, anche se avrebbe potuto costruire palazzi con l’aiuto di Raja e di altri influenti discepoli. Il denaro che riceveva era usato principalmente per dar da mangiare ai suoi discepoli che risiedevano sempre numerosi a casa sua. (1)

Le glorie di Visnupura

La diffusione della coscienza di Krishna in Bengala, specialmente in Visnupura, durò per secoli anche dopo i tempi di Srinivasa. Il successore del re Virhamvir, Raghunatha Singh I°, costruì templi Vaisnava in molti villaggi distanti per portare la coscienza di Krishna alle popolazioni tribali. Infatti, i re di Visnupura dai tempi di Virhamvir in poi si assunsero la grande responsabilità del benessere materiale e spirituale dei loro sudditi. Secondo il dottor Sambidananda Das: "Brevemente, i re Vaisnava, da Vira Hamvira in giù, svilupparono la cultura Vaisnava in ogni suo ramo. Le pratiche religiose dei re resero la popolazione di Visnupura timorosa di Dio, virtuosa, umile e gentile nei modi e nel cuore. Non è semplice rendere l’intera popolazione felice e pia. Le persone consideravamo i loro re come loro guru. Ad oggi è d’uso offrire cibo sull’altare di Sri Caitanya in nome del re in occasione di adorazioni pubbliche. Questo fece Srinivasa, attraverso Raja Vira Hamvira: egli diede origine a una nuova era nella vita religiosa del paese. (2)

Le attività quotidiane di Srinivasa

Le attività di Srinivasa Acarya possono riempire volumi ed effettivamente lo fanno. Molti libri narrano dettagli della sua vita quotidiana a Visnupura e a Jajigram. La mattina presto leggeva le scritture sacre e le spiegava ai suoi discepoli. Lo studio di questi libri lo impegnava fino alle dieci. Poi, fino alle due di pomeriggio, cantava (sul japamala) in solitudine; occasionalmente adorava con una meditazione intima Krishna. Dalle quattro alle sei di sera cantava insieme ai suoi discepoli. La forma di kirtana per la quale divenne famoso si chiamava Manohar Shoy. Alcuni dicono che è l’unico stile autentico che è ancora esistente. Di sera istruiva i suoi discepoli e parlava loro dei passatempi di Krishna.

La sua opera letteraria

Si dece che Srinivasa compose solo cinque canzoni. Egli scrisse anche un commentario, studiato e stimato ancora oggi, sui quattro versi fondamentali dello Srimad-Bhagavatam. I suoi altri scritti includono il famoso Gosvami-astakam (Otto preghiere ai sei Gosvami). Anche se la sua opera letteraria non è abbondante, il suo contenuto e il suo stile sono nettarei. Ha lasciato un segno unico nella tradizione Gaudiya.

La sua divina ascensione

Proprio come i biografi autorizzati di Sri Caitanya Mahaprabhu tralasciano i dettagli della Sua dipartita da questo mondo, così i discepoli di Srinivasa non parlano della sua scomparsa, ma anche se la sua ascensione divina rimane un mistero, la sua vita continua ad essere fonte di ispirazione.

 

NOTE
1. D. C. Sen, The Vaishnava Literature of Mediaeval Bengal – “La letteratura Vaishnava del Bengala medioevale” - (Calcutta University, 1917), pp. 156–157.
2. Sambidananda Das, The History and Literature of Gaudiya Vaishnavas and Their Relation to Medieval Vaishnava Schools, “La storia e letteratura dei Gaudiya Vaishnava e la loro relazione con le scuole Vaishnava del Medioevo” – Tesi di dottorato inedita (Calcutta University, giugno 1935), p. 819.

Satyaraja Dasa è un discepolo di Srila Prabhupada e regolarmente contribuisce alla rivista Back to Godhead “Ritorno a Krishna”. Egli ha scritto diversi libri sulla coscienza di Krishna. Vive con la moglie a New York City.

 

Studio sulla Bhagavad-gita


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