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Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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26 LUGLIO 2017 - Scomparsa

 VamsiDasBabaji

Sri Vamsi Dasa Babaji

Vamsidasa Babaji era un siddha-mahatma appartenente alla successione disciplica di Sri Narottama Dasa Thakura. Il nome del suo diksa-guru era Harilal Vrajavasi e il nome del suo vesa-guru era Ramananda Vrajavasi. Era molto difficile riconoscerlo come siddha perché, vivendo in un luogo solitario sulle rive del Gange vicino a Baral Ghata, Navadvipa, e sembrando un emarginato del mondo, ai più appariva come un inutile ed idiota indigente. Ma il fatto era che non era il mondo ad aver rinunciato a lui, ma era lui che aveva rinunciato al a questo inutile mondo.

Non aveva praticamente beni terreni e i suoi unici possedimenti erano un paio di vecchie kaupina, karanga e kantha (indumenti intimi dei rinunciati). Una volta Sripada Haridasa Gosvami gli chiese come mai non indossasse bahirvasa. Lui rispose: "Io vivo solo con 'ka', che significa kaupina, karanga e kantha. Non ho nulla a che vedere con 'ba', che significa bahirvasa o indumenti esteriori. Bahirvasa porta ad avere relazioni con il mondo esterno e le persone che sono bahiranga ovvero persone che sono attaccate a questo mondo. Il mio Signore, Sri Gaura, mi ha chiesto di non indossare bahirvasa e di non associarmi con le persone che sono bahiranga".

Vamsidasa Babaji Maharaja, viveva nel suo mondo che era tutto concentrato sulle sue divinità, Radha-Gadadhara, Nitai, Radha-Krishna e Gopala. Per servirLe aveva due pentole di ottone, alcune di terracotta, un piatto, un bicchiere, un panca patra, una conchiglia, una campanella e nient'altro.

Baba trascorreva giorno e notte immerso nel servizio delle sue Divinità con le quaLi intratteneva dolci discorsi. Al mattino presto usciva dal suo kuti per andare a collettare vegetali e fiori freschi. Verso mezzogiorno tornava e preparava una ghirlanda per ogni Divinità (sei in totale) e poi cominciava a preparare le verdure, quindi puliva il riso controllandolo chicco per chicco. Tutto ciò avveniva lentamente perché mentre faceva queste cose era assorto nei lila di Radha-Krishna o Gaura-Nitai e, a volte cantava o discorreva con Loro.

Solo a tarda sera riusciva ad offrire la bhoga; lui non aveva coscienza del tempo. Mattino e sera, giorno e notte, non avevano significato per lui ma per la maggior parte della notte lui era sveglio e parlava con le Divinità oppure cantava.

Una volta Sripada Haridasa Gosvami rimase sorpreso nel vederlo cucinare per le Divinità alle nove del mattino così non perse l'occasione e gli disse: "Baba, sarebbe una bella cosa se tu cucinassi per le Divinità a quest'ora tutti i giorni". Vamsi Dasa Babaji rispose: "Io non conosco mattina o sera. Sono forse il servitore del padre così da dover servire i pasti ad ore prefissate? Se Loro vogliono mangiare ad ore fisse, facciano pure gli arrangiamenti necessari per cucinare. Gadadhara può cucinare per Gaura, Nitai è un avadhuta, senza casta, quindi può andare a mangiare dove vuole. Per Gopala non mi preoccupo, un po' di latte lo trovo ogni giorno e Lui può vivere di quello. Mi devo preoccupare solo di Radha-Krishna. Per Loro cucino un po' di riso e un po' di vegetali, ma se Loro non vogliono, possono andare a fare madhukari a Vrindavana".

Molte storie simili si conoscono a riguardo di Vamsi Dasa Babaji ma non si hanno notizie della sua vita di famiglia eccetto che lui si sposò molto giovane e che suo figlio Haracandra prese sannyasi all'età di nove anni. Lui si trasferì a Navadvipa verso il 1906. L'autore di questo libro cercò d'incontrare Vamsi Dasa Babaji  nel 1932 ma non ci riuscì in quanto trovò la porta del suo kuti chiusa a chiave. Nonostante la porta fosse chiusa potè però distintamente udire che Baba stava parlando con le sue Divinità in dialetto Mayamansinha.

Verso la fine della sua vita Baba una volta si recò al suo paese natale, Majitpur nel distretto Maymansinha. Portò con sè le sue Divinità e durante il viaggio non mangiò, non dormì, non passò escrementi ed urina. Una volta raggiunto Majitpur si sistemò in un tempio decrepito. Poi proseguì il viaggio andando a Vrindavana e a Puri. A Vrindavana si sistemò sulle rive della Yamuna e a Puri sulle rive del Narendra Sarovara. Lui non entrò mai in un tempio per il darsana. Durante questi viaggi i sadhus della Gaudiya Math gli resero grandi servizi.
Vamsi Dasa Babaji Maharaja lasciò questo mondo nel 1944.

(Estratti da OBL Kapoor’s - confratello di Srila Prabhupada - “I Santi del Bengala”)

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