SrilaPrabhupada bhagavatam

20/09/2021 Srila Prabhupada prende Sannyasa

...Una notte, Abhay fece un sogno insolito. Srila Bhaktisiddhanta apparve davanti a lui facendogli un cenno. Diceva ad Abhay di lasciare la casa e di accettare il sannyasa. Abhay si svegliò in uno stato di profonda emozione, "E' orribile", pensò. Sapeva che questo non era un sogno ordinario, eppure la richiesta gli sembrava così difficile e spiacevole. Prendi il sannyasa. Almeno era qualcosa che che non doveva fare immediatamente. Ora doveva migliorare gli affari, e con i profitti  stampare libri. Continuò i suoi doveri, ma rimase scosso dal sogno.

Nel 1948, Abhay chiuse la sua fabbrica di Lucknow. Era in arretrato con la distribuzione dei salari agli impiegati e dal 1946 stava pagando arretrati nelle rate di affitto; così quando il volume delle vendite diminuì, continuare nell'impresa diventò impossibile e Abhay perse ogni cosa. Srila Prabhupada:

"Avevo impiantato un grosso laboratorio a Lucknow. Quelli erano giorni aurei. I miei affari fiorivano come non mai. Tutti nel settore chimico lo sapevano. Tuttavia dal quel momento ogni cosa decrebbe."

Con l'aiuto di alcune conoscenze aprì ad Allahabad una piccola fabbrica, nella stessa città in cui la sua farmacia Prayag aveva conosciuto il fallimento quindici anni prima. Egli si trasferì ad Allahabad con suo figlio Brindaban e continuò a fabbricare medicine. Mentre il resto della famiglia era rimasto a Banerjee Lane di Calcutta, Abhay continuava a viaggiare, ma spesso egli era assente per mesi.

Fu allora che fece un secondo sogno. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati apparve di fronte a lui: di nuovo gli fece dei cenni indicando ad Abhay che doveva abbracciare il sannyasa. Di nuovo Abhay mise da parte il sogno. Era un capofamiglia con molte responsabilità. Accettare il sannyasa significava abbandonare tutto. Egli doveva guadagnare. Ora aveva cinque figli. "Perché il mio Guru Maharaj mi chiede di prendere il sannyasa?" Egli pensava che per il momento non era possibile.

Gli affari di Allahabad erano infruttuosi. "Al presente la situazione dei miei affari non è affatto buona", scrisse al suo servitore Gauranga che gli aveva chiesto di riunirsi a lui. "Quando le condizioni miglioreranno e se tu sarai libero a quel tempo, io ti chiamerò." Egli aveva lavorato con impegno, ma i risultati erano stati magri.

Come per ogni altra cosa, Abhay considerò le circostanze del momento con gli occhi delle Scritture, e non poté fare a meno di pensare al verso dello Srimad Bhagavatam:

yasyAham anugrihnAmi
harishye tad-dhanaM shanaiH
tato ‘dhanaM tyajanty asya
svajanA duHkha-duHkhitam

“Quando Mi sento particolarmente misericordioso verso una persona, gradualmente la libero da tutti i suoi possessi materiali. I suoi parenti e amici allora respingono questa persona colpita dalla povertà e dalla miseria”.

Egli aveva udito Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati citare questo verso, e ora pensava molto spesso al suo significato. Considerò che le circostanze in cui si trovava erano controllate da Sri Krishna, e Krishna lo stava costringendo in una posizione disperata per essere libero di predicare la coscienza di Krishna. Srila Prabhupada:

In un modo o nell'altro, la mia intenzione di predicare il messaggio di Sri Caitanya Mahaprabhu cresceva, ma in un certo senso diminuiva. Non che non mi sentissi incline, ma Krishna mi forzava: "Devi abbandonare tutto". La storia è nota - come tutto decrebbe, decrebbe, decrebbe.

Nello Srimad Bhagavatam, anche la regina Kunti pregava: “Mio caro Krishna, Tua Grazia può essere avvicinato molto facilmente, ma solo da coloro che hanno easaurito ogni desiderio materiale. Chi è sulla via del progresso (materiale) e cerca di progredire con l'aiuto di una parentela rispettabile, di grandi opulenze, di una elevata educazione, e di un bel corpo, non può avvicinarsi a Te con sentimenti sinceri." Srila Prabhupada:

Così, in pratica, nel 1950 mi ritirai. Non mi ritirai del tutto, ma ebbi pochi contatti con gli affari - in qualunque modo andassero. In seguito essi si ridussero praticamente a zero. Qualunque cosa fosse, andava bene. Fa quel che vuoi.

Una notte Abhay fece un sogno singolare, un sogno che aveva già fatto numerose volte ai tempi in cui era capofamiglia. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati apparve, proprio come Abhay lo aveva conosciuto, l'alto, dotto sannyasi, che veniva direttamente dal mondo spirituale, dal seguito personale di Krishna. Egli chiamò Abhay e gli indicò che doveva seguirlo. Lo chiamò ripetutamente e lo invitava con i gesti. Stava chiedendo ad Abhay di abbracciare il sannyasa. Vieni, egli insisteva, diventa un sannyasi.

Abhay si svegliò in uno stato di stupore e meraviglia. Pensò che questa istruzione era un altro aspetto dell'originaria istruzione ricevuta da Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati durante il loro primo incontro di Calcutta, la medesima istruzione che più tardi il suo maestro spirituale aveva reso concreta in una lettera: diventa un predicatore in lingua inglese e diffondi la Coscienza di Krishna nel mondo occidentale. Il sannyasa era destinato a questo fine; altrimenti, perché il suo maestro gli avrebbe chiesto di accettarlo? Abhay pensava che il suo maestro spirituale gli stava dicendo: "Ora prendi il sannyasa e e sarai veramente in grado di compiere questa missione. Prima il momento non era opportuno".

Abhay decise con cautela. Accettando il sannyasa, un vaisnava  si dedica totalmente - corpo, mente e parole - al servizio di Dio, la Persona Suprema, rinunciando a ogni altro impegno. Questo egli lo stava facendo. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati aveva offerto il sannyasa ai suoi principali discepoli, in modo che essi potessero continuare la sua missione; essi però non l'avevano fatto. La predica in Occidente si era  rivelata pericolosa anche per il più famoso sannyasi della Gaudiya Math. Come poteva lui, un semplice capofamiglia, presumere di poter avere successo dove gli altri avevano fallito? Abhay era esitante. Il disperato sentimento di insufficienza che egli aveva espresso nel suo "Viraha-ashtaka” era presente, ma ora il suo maestro spirituale lo chiamava - al di là di ogni considerazione, di ogni naturale umiltà. Ora, benché fosse anziano e solo, il desiderio di predicare proprio come il suo maestro spirituale aveva predicato era rimasto dentro di lui, una selvaggia detrminazione, per quanto a volte quietamente espressa.


La norma Vedica e l'esmpio stabilito dai precedenti acarya richiedeva il sannyasa per chi volesse guidare un movimento di predica. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati aveva accettato il sannyasa per favorire la sua opera missionaria. Anche Sri Caitanya aveva accettato il sannyasa per incrementare il movimento del sankirtan. Naturalmente Sri Caitanya è Dio, la Persona Suprema, ma quando i Suoi giovani studenti Gli avevano mancato di rispetto trattandoLo come una persona comune, Egli aveva deciso di prendere il sannyasa. Poiché automaticamente si offre rispetto a un sannyasi, nel caso di Sri Caitanya il fatto che Egli accettasse il sannyasa  era una tattica calcolata; appena aveva cominciato a viaggiare attraverso l'India nelle vesti di un sannyasi, immediatamente migliaia di seguaci furono attratti dal movimento del sankirtan.


Sapendo che molti imbroglioni avrebbero accettato la veste color zafferano e avrebbero abusato del rispetto che si deve a un sannyasi, Sri Caitanya Si era dichiarato contrario al fatto di abbracciare il sannyasa nell'età di Kali. Sapeva che molti imbroglioni, vestiti da sadhu, avrebbero agito in modo immorale, avrebbero accumulato denaro per la gratificazione dei sensi, avrebbero fatto proseliti al solo scopo di accrescere il loro prestigio. Atteggiandosi a swami, avrebbero ingannato la gente. Poiché in Kali-yuga gli uomini non sono in grado di seguire le regole e i principi del sannyasa, Sri Caitanya aveva raccomandato che si limitassero a cantare Hare Krishna. Tuttavia, se una persona seguiva veramente le regole, e soprattutto se doveva diffondere il movimento del sankirtan, il sannaysi era necessario.

 

Bhakti Vilas Tirtha Maharaj

 

Abhay avvcinò prima uno dei suoi confratelli per il permesso. Egli decise di rivolgersi a Bhaktivilas Tirtha Maharaj (un tempo Kunjavihari), il leader del Caitanya Math di Calcutta. Abhay considerava ancora il Caitanya Math il quartier generale della missione del suo maestro spirituale. Durante le dispute legali, il Caitanya Math era stata l'acquisizione più apprezzata, e fin dal 1948 era stato riconosciuto legalmente proprietà di Bhaktivilas Tirtha Maharaj. Ora, benché ogni sannyasi avesse la propria o le proprie residenze, il Caitanya Math e Bhaktivilas Tirtha Maharaj rappresentavano legalmente la Gaudiya Math. Abhay sentiva che se doveva accettare il sannyasa e andare in America a predicare, avrebbe dovuto dare al Caitanya Math la prima opportunità di sostenere la sua opera. Nell'aprile del 1959, Abhay scrisse a Tirtha Maharaj informandosi a proposito del sannyasa e anche della possibilità che alcuni dei suoi manoscritti fossero pubblicati dal Caitanya Math. Inoltre, poiché non erano previsti viaggi all'estero, egli si offriva spontaneamente di partire a nome del Caitanya Math.


Bhaktivilas Tirtha Maharaj rispose che come primo passo Abhay avrebbe dovuto unirsi al Caitanya Math. Egli ricordò la contesa che ancora si protraeva: "Coloro che stanno agendo contro il Caitanya Math, sono motivati dalle loro ambizioni individuali.” Chiunque si opponga al Caitanya Math, egli diceva, si comporta in modo illogico e si schiera contro le istruzioni di Bhaktisiddhanta Sarasvati. Così, secondo Tirtha Maharaj, ciò che Abhay doveva fare, ciò che aveva trascurato per tanti anni, era di unirsi al Caitanya Math e di agire sotto le sue direttive. Tirtha Maharaj citò numerosi membri del Caitanya Math che recentemente avevano accettato l'ordine di sannyasa e aggiungeva che Abhay avrebbe potuto diventare uno di loro al momento opportuno. Egli invitò Abhay a stabilire la sua residenza al Caitanya Math; “Le stanze delle case di nostra proprietà sono ariose e piene di luce. Tratteremo esclusivamente con te. Non vi sarà alcuna difficoltà. Faremo in modo che non vi siano cause di disagio”. Ma per quanto si riferiva alla stampa dei libri:

Siamo in ansiosa attesa di stampare libri quali il Satsandarbha, il Vedanta, basati sul servizio devozionale, e molti altri rari libri dei Gosvami. Prima stamperemo quelli. I libri scritti da te saranno controllati da uno staff di redattori, e se vi saranno fondi potranno essere stampati secondo le priorità. I libri saranno stampati solo se sono favorevoli al servizio del Caitanya Math. Per questa ragione, se i fondi saranno raccolti, allora vi sarà anche un piano per andare all'estero.


Abhay non si sentì molto incoraggiato. Sentiva che la maggior difficoltà era la mancanza di fondi del Caitanya Math. Srila Prabhupada:

Stavo lavorando con la mia macchina da scrivere che era a pezzi. Andai dal nostro Tirtha Maharaj e gli dissi: “Dammi una stanza e stampa i miei libri. Dammi un po' di denaro. Mi unirò a voi.” Avevo pensato: Questa è l'istituzione di Guru Maharaja.” Non avrebbe rifiutato, ma la stampa dei libri era un compito difficile per lui. Non aveva denaro. Collettare per mantenersi non era così facile. Stampare libri era un grosso lavoro, e non vi era garanzia di vendita.


Senza poter stampare i libri e seza poter andare in Occidente, il sannyasa non aveva significato per Abhay. Inoltre chi sapeva quando Tirtha Maharaj gli avrebbe concesso di prendere il sannyasa? Non aveva scopo andare a Calcutta solo per risiedere in una stanza arieggiata e ben illuminata; questa possibilità egli l'aveva anche a Vrindavana. Abhay rispose a Tirtha Maharaj, ricordandogli l'ordine diretto che egli aveva ricevuto da Srila Bhaktisidddhanata Sarasvati di predicare alle popolazioni di lingua inglese. Voleva andare in Occidente subito, e pensava che il Caitanya Math avrebbe accettato le sua offerta. Entrambi, Abhay e Tirtha Maharaj, avevano le loro responsabilità, ma forse avrebbero potuto lavorare insieme per adempiere il desiderio del loro maestro spirituale. Abhay chiese a Tirtha Maharaj di riconsiderare la sua proposta. Il 7 maggio 1958 Bhaktivilas Tirtha Maharaj rispose:

Il mio suggerimento è di non prendere decisioni affrettate. Per ora resta con noi e impegnati a servire la societ; poi accetterai il tridanda (sannyasa). Lo scopo di accettare il tridanda è quello di servire la società. Se quello è il tuo desiderio, allora lo Sri Caitanya Math deciderà per il tuo viaggio in America al fine di predicare, e organizzerà ogni cosa. Non è mai stato un principio della società quello di permettere che si agisse secondo il tentativo o il desiderio individuale. Previa consultazione con i capi, la società deciderà quello che ogni persona deve fare. Questo è ciò che voglio dirti. 

Prima di ogni altra cosa è necessario che ognuno si identifichi con la società. Riguardo al fatto di predicare in America o in altri paesi stranieri, è necessario avere alle spalle un'organizzazione dignitosa, e secondariamente bisogna affermarsi in India prima di andare a predicare nei paesi stranieri. Attualmente non vi sono conferenze o riunioni in Occidente come accadeva anni fa. La comunicazione è attuata attraverso il mezzo televisivo.

Abhay poteva capire le esigenze e le priorità del Caitanya Math, ma non poteva permettere che s'intervenisse pesantemente su ciò che egli considerava il più alto mandato; la predica secondo gli ordini di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati. Abhay aveva offerto i suoi servizi ai capi del Caitanya Math pensando che essi potessero considerare le cose nello stesso modo. Pensava che insieme con il lamento del mondo il bisogno della coscienza di Krishna stesse guardandoli in volto, ed essi potessero vedere che questo Abhay Babu era convinto ed entusiasta e potesse essere inviato subito, qualunque richiesta facesse. Essi però avevano altre attività. Successivamente Abhay si rivolse a Keshava Maharaj a Mathura ed egli gli disse di prendere il sannyasa immediatamente. Dopo la sua corrispondenza con Tirtha Maharaj, Abhay sentiva una certa perplessità a questo proposito, e ora che veniva incoraggiato con tanta veemenza, resisteva alla pressione; Keshava Maharaj, tuttavia, era insistente. Srila Prabhupada:

Sedevo in solitudine a Vrindavana e scrivevo. Il mio confratello insisteva: “Bhaktivedanta Prabhu, devi farlo. Senza accettare l'ordine di rinuncia della vita, nessuno può diventare un predicatore.” Così egli insisteva. Non era lui che insisteva, praticamente era il mio maestro spirituale che insisteva. Voleva che io diventassi un predicatore e mi forzava attraverso questo confratello: "Accetta". Così, contro la mia volontà, accettai.

 

keshavjijimathura

 

Keshavaji Gaudiya Math era situata nel centro di uno dei bazar della parte meridionale di Mathura. La sua entrata principale, una porta ad arco, portava in un cortile che si apriva verso il cielo attraverso un'alta grata metallica. L'architettura era simile a quella del tempio di Vamsi-gopalaji. Vi era un'atmosfera di isolamento, come in un monastero. Abhay qui era una figura familiare e sempre benvenuta. Egli era vissuto qui, aveva scritto e studiato presso la libreria del Math, aveva redatto il Gaudiya Patrika e donato la Divinità di Sri Caitanya che era sull'altare accanto alle Divinità di Radha e Krishna (Sri Sri Radha Vinodavihariji). La sua visita del settembre 1959 non era però una visita ordinaria. Era entrato nel Math vestito di bianco, Abhay Babu, ma presto avrebbe lasciato il Math vestito color zafferano, uno svami.

Abhay era vissuto nell'ordine di rinuncia per nove anni; non vi era bisogno per lui di osservare una cerimonia o di proclamarsi sadhu  per il cambio della veste; faceva parte del metodo parampara che un uomo, alla fine della sua vita, accettasse il tridanda-sannyasi. Abhay era consapevole dell'esistenza di sannyasi truffatori; anche a Vrindavana aveva visto alcunicosiddetti sadhu  che non predicavano, ma trascorrevano i loro giorni andanado a caccia di capati. Alcuni svami di Vrindavana illecitamente indulgevano a quello che si presume essi dovessero rifiutare: la vita sessuale. Queste persone stavano attuando una contraffazione del sannyasa. Inoltre vi era la casta dei Gosvami formata da persone che vivevano come capofamiglia ordinari, trasformavano i templi in un'azienda per sostenere le loro famiglie e accettavano dal pubblico onore e donazioni sulla base della nascita. Abhay conosceva questi abusi della posizione di sannyasi, ma conosceva anche la vera finalità del sannyasa. Il sannyasa doveva servire alla predica.

La mattina del 17 settembre 1959, nella stanza delle Divinità, ampia quindici metri per otto, al secondo piano del Keshavaji Math, un gruppo di devoti era seduto dinanzi alle Divinità di Radha-Krishna e di Sri Caitanya. Le Divinità indossavano vestiti regali di colori vivaci e corone d'argento. La mano destra di Radharani si protendeva in un gesto benedicente verso l'adoratore, e la Sua sinistra lungo il fianco reggeva un fiore per Krishna. Krishna era in piedi come un danzatore, la gamba destra posata con spontaneità sulla punta del piede davanti alla Sua sinistra. Egli suonava il Suo lungo flauto d'argento che portava con grazia alle labbra. i lunghi capelli neri Gli scendevano dalle spalle e la ghirlanda di calendule che portava al collo raggiungeva i Suoi ginocchi.Alla Sua destra stava la Divinità di Sri Caitanya, il braccio destro sollevato, il sinistro lungo il fianco, il corpo dritto e i piedi uniti. Aveva un delicato colorito d'oro e grandi occhi, la bocca rossa ben delineata e capelli neri dritti fino alle spalle. Al di sotto delle Divinità vi erano i ritratti dei maestri spirituali nella successione dei discepoli: Jagannatha dasa Babaji, Bhaktivinoda Thakura, Gaurakisora dasa Babji, Bhaktisiddhanta Sarasvati, Bhaktiprajnana Keshava Maharaj.

BP Keshava Maharaj

 

Abhay sedette su una stuoia di erba kusa dietro Sanatana, un vecchio novantenne che doveva ricevere il sannyasa quel giorno. Proprio di fronte ai due sedeva Narayana Maharaj, discepolo di Keshava Maharaja, pronto a celebrarela cerimonia di mantra e di offerta di cereali e di ghi sul fuoco. Akinchana Krishnadasa Babaji, confratello di Abhay, noto per la sua voce delicata, suonava la mridanga e cantava bhajan vaisnava. Seduto su un asana, Sua Santità B.P. Keshava Maharaj presiedeva. Poiché non vi erano stati né inviti, né partecipazioni, solo i residenti del matha erano presenti.

Narayan Maharaj cantò i mantra che l'occasione richiedeva indi si sedette in silenzio mentre B.P. Keshava Maharajdava la lezione. Poi, con sorpresa di tutti, Keshava Maharaj chiese ad Abhay di parlare. Abhay non se lo aspettava. Guardò verso l'assemblea di devoti e si rese conto che la lingua comune era l'hindi. Solo Keshava Maharaj e pochi altri parlavano inglese. Eppure sapeva che doveva parlare in inglese.

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Dopo il discorso di Abhay ogni candidato ricevette il suo sannyasa-danda, la lunga asta fatta di quattro bastoni di bambù legati insieme e completamente avvolti in un tessuto color zafferano. Vennero consegnati loro abiti da sannyasi: un telo di tessuto color zafferano per il dhoti, un altro per la parte superiore (uttara) e due striscie come indumenti intimi (kaupins). Essi ricevettero anche una collana di perle di Tulasi e il mantra-sannyasa. Keshava Maharaj disse che da quel momento Abhay sarebbe stato conosciuto con il nome di Bhaktivedanta Swami Maharaj e che Sanatana sarebbe stato Muni Maharaj. Dopo la cerimonia i due nuovi sannyasi posarono per una foto; essi sono in piedi, al fianco del loro sannyasa-guru, il quale è seduto.

B.P. Keshava Maharaj non impose ad Abhay alcuna restrizione; lo incoraggiò a continuare la predica. Eppure Abhay sapeva che diventare A.C. Bhaktivedanta Swami non significava solo riconoscere che egli aveva abbandonato la famiglia, le comodità della casa e gli affari. Questo Abhay l'aveva fatto cinque anni prima. Cambiare la veste bianca con quella color zafferano, da Abhay Babu a Bhaktivedanta Swami Maharaj, aveva un significato particolare: era il mandato che gli era stato richiesto, l'incarico irrevocabile. Ora era soltanto questione di tempo, e Bhaktivedanta Swami sarebbe partito per l'Occidente, come Bhaktisiddhanta Sarasvati aveva ordinato. Questa fu la realizzazione che Bhaktivedanta Swami fece riguardo al suo nuovo status di sannyasi.

Il resoconto dell'iniziazione al sannyasa sul Gaudiya Patrika (un giornale), includeva brevi notizie biografiche di Sri Srimad Bhaktivedanta Swami Maharaj, dove erano elencati gli eventi più importanti della sua vita. L'articolo si chiudeva con queste parole:

Vedendo il suo entusiasmo e la sua abilità nello scrivere articoli in hindi, in inglese e in bengali, Bhaktisiddhanta Saraswati Maharaj gli dette l'istruzione di prendere il tridandi-sannyasa. Per quasi un anno egli era stato pronto ad accettare il sannyasa. Nel mese di Bhadra, il giorno in cui Visvarupa aveva accettato il sannyasa, Bhaktivedanta Swami, presso Sri Keshavaji Gaudiya Math, accettò il sannyasa dal fondatore del Vedanta Samiti, Bhaktiprajnana Keshava Maharaj. Vedendo abbracciare l'asram della rinuncia, vedendo questo divertimento che consiste nell'accettare l'ordine di rinuncia della vita, noi abbiamo sentito un grande affetto e un grande entusiasmo.

 

(Satsvarup Goswami. 1980. dalla Prabhupada Lilamrita.)