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Cercare il posto senza sofferenza

Alla ricerca del mondo spirituale, ispirandosi alle parole inconsapevoli di un autore di canzoni

di Upendra Dasa

Nel 1970 mi laureai in ingegneria chimica e trovai lavoro in una compagnia petrol-chimica di Mumbai. Abitavo in un alloggio con altri scapoli, ma la mia vita non era tranquilla. Mangiavo in albergo, osservavo i miei compagni di stanza discutere di banalità e, dopo essere stato abbandonato dai miei migliori amici per un malinteso caddi in depressione e sentii la nostalgia di casa mia. Anche se non colpevole, fui rimproverato per un paio di contrattempi sul posto di lavoro. Un giorno al ritorno del lavoro, un vicino anziano infuriato mi chiamò sporco scapolo e mi accusò di importunare i bambini del condominio. Non capii che cosa stesse dicendo e perché fosse così arrabbiato. Avevo l’impressione che tutti mi odiassero. In seguito venni a sapere che uno dei miei coinquilini aveva mostrato ai bambini un calendario di nudi. Un giorno pensai. “Basta così” Il giorno seguente era il mio compleanno e decisi di porre fine a tutte queste mie sofferenze gettandomi sotto il treno che sarebbe passato all’incirca alle quattro del pomeriggio. Mentre ero solo, sdraiato nella mia stanza e aspettavo, seguiva il tic tac dell’orologio secondo dopo secondo. Improvvisamente udii una famosa canzone di un film indiano trasmessa da un altoparlante. Nella situazione in cui mi trovavo, le sue parole mi colpirono come un fulmine. “Vieni, ti porterò lontano nel cielo dove non vi sono sofferenze né lacrime; c’è amore e solo amore.” Mi chiesi: “C’è davvero un posto come quello? Dovrei porre fine alla mia vita ora o cercare quel luogo? C’è qualcuno che si offre di portarmi là?” In quel momento il campanello di casa suonò. Una bambina di dieci anni, che abitava al secondo piano, era sulla porta e mi invitava a casa sua. Le chiesi il perché ed ella rispose che era una sorpresa. Come potevo andare a casa di qualcuno che non conoscevo, invitato da una bambina, specialmente dopo essere stato accusato di cercare di insidiare dei bambini? Ma la bambina aveva fatto fallire il mio piano. Le sue due sorelle maggiori la raggiunsero. E ora? Forse dovevo aspettarmi di essere nuovamente rimproverato di essere uno sporco scapolo. Dovevo affrontare la situazione. Salii a casa loro.

Quello che vidi mi riempì il cuore di un insieme di forti emozioni, sorpresa e gioia insieme. Su una lavagna a lettere maiuscole avevano scritto “BUON COMPLEANNO AL FRATELLO UDAY”. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Il padre delle bambine si unì subito a noi e ci fu una piccola festa di compleanno. (Casualmente, il nome della bambina di dieci anni era Kirtana.) Quando ritornai nella mia stanza mi sentivo confuso dalla piega presa dagli eventi e decisi di cercare il luogo “dove non c’è sofferenza; dove c’è solo amore.” Avevo un amico il cui padre forniva attrezzature per le luci e il sonoro per la produzione di film. Il mio amico assisteva spesso alle riprese e conosceva persone nell’industria cinematografica. Gli chiesi di domandare all’autore che aveva scritto le parole della canzone in questione che cosa sapesse del luogo descritto. Una settimana dopo il mio amico mi disse che aveva incontrato l’autore, il quale gli aveva detto che ero una persona strana, un po’ pazza. I film sono un mondo di finzione e in tutta la creazione non c’è posto dove non ci sia sofferenza. Ero deluso, ma nel profondo del mio cuore sentivo che da qualche parte ci doveva essere un posto come quello. Nel 1975 mi sposai e nel 1977 ci nacque una figlia. In quegli anni mi recai a visitare molte missioni: la Rama Krishna Mission, la Chimnaya Mission. La Satya Saibaba Mission e così via – ma la mia domanda rimase senza risposta. Nel 1986 ero a capo dell’azienda e cominciai a lavorare come un asino da dodici a quattordici ore al giorno.

Non ancora pronto a impegnarmi

Nell’aprile del 1001 la mia vita cominciò a cambiare. Frequentavo un corso in otto lezioni dal titolo “La Scienza dell’Autorealizzazione” basato sulla Bhagavad-gita. Era tenuto da Govinda Dasa dell’ISKCON, che alla fine del corso mi chiese di firmare un modulo con cui m’impegnavo a cantare sedici giri del maha-mantra Hare Krishna al giorno, di seguire i quattro principi regolatori: non mangiare carne (compresi la cipolla e l’aglio), non fare sesso illecito, non assumere intossicanti e non giocare d’azzardo. Non ero pronto per firmarlo. Circa due anni dopo ebbi l’opportunità di assistere a due lezioni di Devamrita Dasa (ora Bhakti Rasamrita Swami). Gli dissi che la filosofia era molto bella ma che non mi sentivo d’impegnarmi a rispettare tutti i principi regolatori. Egli rispose di non preoccuparmi e mi chiese se potevo dedicare dieci minuti al giorno. “Dieci minuti al giorno non è molto,” dissi: “Ma per tutta la vita,” replicò. Ne rimasi scioccato. Era un grosso impegno. Poi però pensai: “Qualunque cosa voglia che faccia in quei dieci minuti darò un beneficio a me e non a lui. Inoltre egli era anche una splendida persona calma e intelligente. Se posso ottenere anche una piccola parte di quelle qualità, perché non impegnarmi?” Gli chiesi che cosa avrei dovuto fare in quei dieci minuti ed egli mi rispose di cantare il maha-mantra Hare Krishna. Così iniziai a cantare quotidianamente il maha-mantra Hare Krishna. In quei giorni ero solito cantare per mezz’ora un mantra di Siva e un mantra Hare Krishna e immediatamente il maha-mantra sostituì gli altri due. In un paio di mesi, senza alcuno sforzo cosciente, smisi di fumare, di mangiar carne e di bere alcolici.

Non ancora pronto a danzare

Una domenica di maggio del 1993 visitai il tempio di Sri Sri Radha-Gopinatha a Chowpatty, un quartiere di Mumbai. Stavo in disparte e guardavo i devoti che danzavano duranti l’arati. Poi Sua Santità Radhanatha Swami cominciò la lezione. Iniziò a descrivere le sofferenze di questo mondo materiale. Ero d’accordo con lui. Poi disse: “C’è però un altro luogo dove non ci sono sofferenze né dualità; c’è solo amore trascendentale. Questo luogo è la dimora del Signore Supremo, Krishna, la nostra vera dimora eterna. Ritornare a casa, ritornare da Dio, è la più alta perfezione della vita.” Il mio cuore sobbalzò dalla gioia. Finalmente avevo ricevuto la risposta alla mia domanda. Quel giorno la sua lezione mi chiarì anche molti altri dubbi. Dopo la lezione, Maharaja guidò un kirtana e i devoti danzarono. Fin dai miei giorni trascorsi al college avevo danzato molte volte alle riunioni per le elezioni del college, alle feste annuali, ai ricevimenti e in seguito anche ai festival per Ganesa. Ero stanco di tutto ciò. Non ce la facevo ad eseguire questa danza spirituale nel tempio. Cercai di starmene in disparte, ma i devoti continuavano a spingermi in mezzo a loro. Decisi di andarmene. Passando tra le file di devoti che danzavano, cominciai a indietreggiare per raggiungere l’uscita. Maharaja interrompeva regolarmente il kirtana per raccontare la storia di Draupadi che veniva spogliata. “Duhsasana le tirava via il sari e Draupadi cercava freneticamente di tenerselo addosso.” Io stavo lentamente avvicinandomi all’uscita. “Qual'era la forza di Draupadi a paragone di quella di Duhsasana, che aveva la forza di mille elefanti?”. Avevo quasi raggiunto la porta. “Draupadi si accorse dell’inutilità del suo tentativo di salvarsi e disperata si abbandonò e alzando le mani gridò” Ancora un passo e sarei uscito dalla porta, fuori dal tempio, fuori nel mondo materiale per sempre. “O Krishna! O Govinda!” Non so che cosa mi colpì. Rimasi impietrito dove mi trovavo. Per un momento dimenticai chi ero, dove ero, che cosa facevo. Quindi mi ritrovai a danzare avanti e indietro con i devoti. Ancora non pienamente consapevole di ciò che stava accadendo, mi guardai intorno e i miei occhi caddero su Sri Sri Radha Gopinatha. Gopinatha mi sorrideva maliziosamente e sembrava dirmi: “Tu sciocco cerchi di andartene? Se lo farai, sarà il più grande errore della tua vita.” Con mia sorpresa mi piacque danzare con i devoti. Ora sapevo: “Questa è la mia casa. Questo è il luogo a cui appartengo.”

Una famiglia per Krishna

Tornai a casa molto eccitato da quell’esperienza e dissi a mia moglie che mi sarebbe piaciuto andare a quel tempio tutte le domeniche. A lei non piacque l’idea, era furiosa. Litigammo duramente sull’argomento e alla fine lei fece scoppiare una bomba. “Se intendi rimanere fuori di casa la domenica, temo che possa essere la fine del nostro matrimonio.” Fra noi cadde il silenzio. Per due giorni non scambiammo neanche una parola. Io pregavo: “O Signore! Questo è un Tuo problema. Io non so come risolverlo. Tocca a Te” Un giorno della settimana successiva mia moglie mi chiese: “Domenica prossima andrai a quel tempio?” Risposi di sì. Disse che sarebbe venuta anche lei. Era curiosa di vedere che cosa c’era che mi attraeva così tanto. Così la Domenica seguente ci recammo insieme al tempio. Al ritorno disse che sarebbe andata al tempio ogni Domenica anche se io non ci fossi andato. Radha-Gopinatha avevano risolto il mio problema come solo Loro sanno fare. Da allora facciamo parte di questo movimento di Sri Caitanya Mahaprabhu, nella missione di Srila Prabhupada, sotto la guida di Sua Santità Radhanatha Swami Maharaja e sotto la cura dei devoti di Radha-Gopinatha. Subito dopo che mi ero unito a questo movimento, la mia società si sciolse. Nel 1996 mi ritirai dalla professione. Mia moglie ed io ricevemmo l’iniziazione harinama nel 1995 e mia moglie ricevette il nome di Saraganati Devi Dasi. Nel 1996 ricevemmo la seconda iniziazione. Dal 1999 faccio servizio come consulente spirituale per la congregazione di Chowpatty. Nostra figlia Candrika Devi Dasi, lavora a Kuala Lampur in Malesia come professionista di software e presta anche servizio nel tempio ISKCON. Viaggio spesso in Malesia e a Singapore e anche lì mi vengono offerte altre opportunità di glorificare il Signore.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

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