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 Alla ricerca del Dio supremo

Del Dott. Manali D. Bijlani

“Chi adoriamo nel tempio? A questa domanda non ebbi risposta finché non trovai l’ISKCON.”

Sono nata e cresciuta a Delhi in una famiglia indù. Andavamo spesso nei vari templi per offrire preghiere alle Divinità. C’erano però due domande sempre presenti nella mia mente: perché adoriamo tante Divinità e chi è il vero Dio? Poiché non avevo mai ricevuto una risposta alle mie domande, consideravo le Divinità tutte uguali e negli anni della mia adolescenza tutte le religioni e tutte le fedi diventarono una sola per me. L’induismo, il jainismo, il buddismo, il sikhismo, l’islamismo o il cristianesimo si rivolgevano tutte ad un unico Dio, ma non riuscivo a scoprire chi fosse questo Dio. Durante gli anni scolastici, quando avevo un estremo bisogno dell’aiuto di Dio Lo invocavo, ma le mie labbra non proferivano alcun nome. A volte mi chiedevo se Dio avesse un nome e lentamente e fermamente compresi che Dio non ha nessuna forma e nessun nome, ma è una forza soprannaturale – una luce potente che non possiamo vedere ma solo avvertire. Allora chi adoriamo nel tempio? A questa domanda non ebbi risposta finché non mi unii all’ISKCON.

Ricevere la Bhagavad-gita così com'è

Dopo aver conseguito le lauree in microbiologia e in legge, ottenni un master in uno studio legale. Nel frattempo avevo sposato un mio intimo amico, che avevo incontrato mentre studiavo per il master. Cominciai subito a lavorare a Delhi per una compagnia multinazionale. Il mio ufficio si trovava a due chilometri circa dal tempio ISKCON. Sebbene avessi avuto molte occasioni di passare davanti al tempio, i miei piedi non mi avevano mai portato dentro per vedere il Signore. Dopo quattro anni, nel 2000, andai a lavorare per un’altra compagnia, la cui sede si trovava più lontana. Due anni dopo, quando rimasi in stato interessante, lasciai il lavoro. Mentre andavo via, uno dei miei colleghi, un membro dell’ISKCON, mi dette una copia della Bhagavad-gita di Srila Prabhupada. Era la prima volta che leggevo la Gita, e poiché non riuscivo a capire questa Scrittura, tenni il libro nel mio studio e per sette anni non lo toccai più. Oggi, però, sento che fu a causa di questo libro che nel novembre del 2002 ricevetti la benedizione di avere una bambina, Gaurika, che ha mostrato un’inclinazione spirituale fin dalla più tenera età.

Un invito che ha cambiato la mia vita

Nel marzo del 2008, una sera mia figlia ed io ci recammo in visita al tempio del quartiere per dire le nostre preghiere. Mentre uscivamo dal tempio vidi dei devoti Hare Krishna che distribuivano degli opuscoli. Mi avvicinai a loro con entusiasmo e appresi che in aprile avrebbero tenuto un programma di sei giorni sulla Bhagavad-gita. Il luogo di ritrovo era a breve distanza dalla nostra casa. “Questo è un programma che cambia la vita,” mi disse una devota, e mi suggerì di iscrivermi al più presto. Presi l’opuscolo, su cui vi era un elenco di numeri telefonici da contattare. “Ne parlerò con mio marito e ve lo restituirò presto,” dissi. Misi l’opuscolo su un tavolino in casa nostra, pensando di discuterne con mio marito, Deepak, al suo ritorno dall’ufficio. Egli aveva un lavoro frenetico, che lo impegnava dalle 9.30 del mattino alle 11.00 di sera. Per questa ragione negli ultimi due o tre anni era piuttosto stressato. Cercava la pace e la serenità, ma non avrebbe potuto trovarle neanche con il migliore degli stipendi. Poiché mio marito rientrava a casa tardi, nei dieci giorni successivi non riuscii a parlargli del programma. Tuttavia senza che lo sapessi, aveva letto l’opuscolo e aveva deciso di frequentare il programma. Nel frattempo avevo dimenticato sia l’opuscolo sia il programma. Poi, una mattina mio marito mi chiese di iscriverlo al programma e mi lasciò la scelta di parteciparvi o no. Inizialmente pensai: “Lasciamo che lui partecipi al corso e, se lo trova utile, io parteciperò ad uno successivo.”


Per accertarmi della disponibilità di un posto per mio marito telefonai alla devota la quale mi disse che alcuni posti erano ancora disponibili e mi consigliò di partecipare al corso assieme a lui. Trovai ogni sorta di giustificazione per non parteciparvi, ma la devota mi convinse a frequentarlo e a portarvi anche mia figlia per tutti i sei giorni. Il mattino seguente la devota venne a casa nostra e ci iscrisse al corso dietro pagamento di una cifra simbolica. Il giorno che precedeva l’inizio del programma ebbi una discussione con mio marito perciò non volevo più partecipare al corso con lui. Pensavo di parteciparvi in un’altra occasione e di andare per tre giorni a casa di mia madre, ma mi sentivo confusa perché avrei voluto partecipare al corso. Alle cinque in punto del pomeriggio chiamai la devota e dissi: “Per favore, cancelli la mia iscrizione.” Ella rimase sorpresa di questa decisione all’ultimo minuto e chiese: “Cosa succede?” Trovai ogni tipo di scuse che non reggevano, ma lei non volle ascoltarne nessuna e alla fine mi convinse a partecipare. Perciò con mio marito e mia figlia partecipai a questo corso che cambiò la mia vita.

Confusione eliminata

Nei primi due giorni del seminario ero molto confusa, ma andando avanti col programma imparai qual è la differenza tra il Signore Supremo e i vari esseri celesti. Finalmente ricevetti una risposta alle mie domande sul perché a volte soffriamo a causa del nostro karma e altre volte invece siamo felici. Sri Krishna nella Bhagavad-gita ha spiegato che questo mondo è duhkhalayam, pieno di sofferenze, e che non possiamo trovare mai la vera felicità che cerchiamo. Finché non realizziamo che Sri Krishna è la Persona Suprema e che siamo Sue parti, non possiamo mai essere felici. Con il servizio devozionale ai piedi di loto di Sri Krishna possiamo liberarci dagli attaccamenti materiali e tornare da Dio. Fui sorpresa di scoprire che sebbene Dio fosse stato sempre davanti ai miei occhi, non ero riuscita a riconoscerLo. Anche se ero nata in una famiglia indù ci vollero trentasei anni della mia vita per sapere che Sri Krishna è il Dio Supremo, la causa di tutte le cause. Durante la mia adolescenza, ogni volta che la mia famiglia si trovava in difficoltà, noi adoravamo un essere celeste per annullare le influenze negative. Ci recavamo al tempio con una lunga lista di richieste, ma al seminario a cui partecipammo ci fu insegnato come diventare puri devoti ed arrenderci ai piedi di loto di Sri Krishna. Nella Bhagavad-gita (18.66) Sri Krishna dice: “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato, non temere.” Annaffiando le radici di un albero si porterà beneficio anche alle foglie, ai rami, ai ramoscelli e al tronco. Nello stesso modo, se prendiamo rifugio in Sri Krishna, il Dio Supremo, soddisfaremo tutti gli esseri celesti. Se per paura non ci sottomettiamo, diventiamo prigionieri del ciclo perverso delle nascite e delle morti. Al termine del seminario il devoto, nostro insegnante, ci consigliò di cantare ogni giorno il santo nome e ci dette una formula da ricordare:


A: Compagnia dei devoti
B: Libri di Prabhupada
C: Cantare il santo nome
D: Dieta composta solo di prasadam, cibo vegetariano cucinato per il Signore e offerto a Lui.


Dopo questo seminario di sei giorni non avevo più dubbi. Mi sembrava che dai miei occhi fosse stato tolto uno strato di polvere e che finalmente fossi in grado di vedere. Iniziai a frequentare ogni settimana le lezioni e a leggere la Bhagavad-gita. Vicitra Krishna Dasa insisteva sulla formula ABCD. Non ero completamente convinta riguardo al canto e pertanto non cominciai immediatamente. Presi invece a leggere i libri di piccolo formato di Prabhupada ed ogni domenica frequentavo i devoti. Poi un giorno lessi 'Canta e sii felice', in cui il famoso cantante Gorge Harrison in un’intervista diceva con sincerità che il canto aveva cambiato la sua vita. Fui veramente commossa dalla sua storia e compresi il potere del canto.

Una vita nuova

Iniziai a cantare ogni giorno un giro sulla corona e gradualmente aumentai fino a sei o sette giri e ben presto arrivai a sedici. In parte fui ispirata a cantare sedici giri dal desiderio di aiutare a cucinare per la festa della domenica al tempio, dove a chi cucina è richiesto di cantare sedici giri. Mi fu subito affidato il servizio di invitare le persone a partecipare al programma domenicale. Questo servizio mi piaceva molto perché mi dava la possibilità di parlare con molti devoti e di ascoltare i loro progressi nella coscienza di Krishna. Queste conversazioni mi motivavano e mi aiutavano a realizzare quanto fosse importante frequentare i devoti. In breve tempo la mia vita è cambiata. Poiché devo organizzare la colazione e il pranzo per mia figlia e prepararla per la scuola, mi alzo alle 4.30 del mattino, faccio la doccia e compio il tulasi puja. Esco alla 5.15 per una passeggiata e mentre cammino canto sei giri. Quando torno, sveglio mia figlia e la preparo per la scuola. Ella canta un giro al giorno e quando visitiamo Vrindavana Dhama, canta più di sedici giri. Sono proprio convinta che grazie al dono della Bhagavad-gita ricevuto durante la gravidanza, sono stata benedetta con una figlia cosciente di Krishna. Sento che grazie alla devozione della sua vita precedente, siamo stati portati alla coscienza di Krishna. Anche se a me sono stati necessari trentasei anni per realizzare il Signore Supremo e cantare il Suo santo nome, mia figlia ha iniziato a cantare quando aveva cinque anni e mezzo.

Diffondere il messaggio con gratitudine

Oggi, per la misericordia di Sri Krishna e grazie alla guida di devoti anziani dell’ISKCON, canto sedici giri e seguo i principi stabiliti da Srila Prabhupada. Ogni domenica assisto alla lezione sulla Bhagavad-gita, organizzata da Vicitra Krishna Dasa. Leggo vari libri stampati dalla Bhaktivedanta Book Trust e ho fatto l’abbonamento a Back to Godhead. Sono grata dal profondo del mio cuore alla devota che ha continuato ad insistere perché partecipassi al seminario. Sono veramente obbligata nei confronti di tutti quelli che ci guidano a capire la nostra relazione con il Signore Supremo e la missione che ognuno di noi ha nella propria vita: tornare da Dio. Oggigiorno siamo tutti così impegnati nella nostra professione che difficilmente desideriamo conoscere noi stessi e la nostra relazione con Dio. Non molto tempo fa ero solita pensare: “Perché dovrei aver bisogno di capire tutto questo? Ho solo trentasei anni e una figlia di cinque. Posso pensare a questo più avanti nella mia vita.” Avevo pensato che la conoscenza di Dio facesse parte dei miei progetti di pensionata, ma oggi il mio punto di vista è cambiato. Penso che sono già molto avanti nella vita e che avrei dovuto capire queste cose molto prima. Re Prahlada diventò devoto a cinque anni. La devozione non è un progetto da pensionati. Per cambiare questo modo di pensare negli altri scrivo sulla coscienza di Krishna mandando ogni giorno e-mail ad amici e familiari. Se riesco a cambiare la posizione mentale anche di una sola persona, avrò avuto successo nell’aiutare Srila Prabhupada a diffondere il suo messaggio.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 03.21

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