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Grazie a Dio non sono Dio

Dio è incapace di aiutare Se stesso?

Un banchiere si rende conto della follia dell’impersonalismo.

Di Kalanidhi Dasa

Venni a conoscenza dell’ISKCON come di un serio movimento spirituale nel 2002. Come dirigente di alto livello della "State Bank of India" fui mandato a Mumbai per gestire le relazioni con le società più prestigiose, nostre clienti, e avevo le giornate fitte di appuntamenti. Non avrei mai immaginato di trovare le risposte alla mia ricerca interiore in questa capitale commerciale e così vicino al mio posto di lavoro.


Nato in una famiglia di brahmana, ero stato educato all’adorazione di Siva. A casa eravamo soliti adorare gli esseri celesti, come Ganesa, Kartikeya, Sarasvati e Durga. Celebravamo le feste religiose con entusiasmo, nonostante i modesti mezzi di mio padre. Grazie all’educazione ricevuta fin dalla prima infanzia avevo imparato a memoria i versi e i mantra sanscriti per i vari esseri celesti e li recitavo con sentimento. Crescendo però in mezzo a compagni di scuola materialisti, iniziai ad avere dei dubbi riguardo a queste pratiche e all’università diventai quasi ateo. Presi l’abitudine di mangiare carne, di fumare sostanze intossicanti, di andare spesso al cinema e anche di leggere le riviste popolari di gossip. Dopo la laurea diventai funzionario di banca ed ero completamente materialista. Mentre il mio scetticismo per la religione cresceva, ero timoroso perfino di rivelare agli amici che andavo a visitare i templi. La mia religiosità si trasformò in una vaga fede nell’esistenza di una realtà unitaria immutabile dietro la natura mutabile e nella convinzione che fondersi in quella realtà informe fosse lo scopo dell’esistenza. Questo può avvenire nel momento che scegliamo di essere identici a quella verità e di non aver alcuna urgenza a realizzarla. Tutta la vita è un sogno in cui non vi sono serie conseguenze alle nostre azioni. Non c’è un Dio vero e proprio, perciò possiamo compiere la nostra auto-realizzazione con i nostri sforzi nel momento che scegliamo. Giunsi anche alla conclusione che tutte le religioni sfruttavano la nostra ingenuità. I miei vizi continuavano a crescere. Ne ero orgoglioso e credevo che mi facessero diventare più intimo con i miei amici. Senso di colpa e vergogna, pensavo, sono segno d’immaturità e il vero avanzamento nella vita viene dal superamento di questi limiti. La mia filosofia però che trovava eco in molti pensatori moderni, mi lasciò completamente solo nella realizzazione dell’impegnativo cambiamento dalla coscienza materiale a quella spirituale e mi trovai impreparato a farlo.

Una ricerca cieca

Assurdamente continuai nella vana ricerca di Dio senza avere un’idea precisa di ciò che volevo. Nel 1984 mentre ero a Londra per lavoro, un amico mi presentò alcuni libri esoterici di yoga e scoprii un nuovo mondo di “filosofia da poltrona” – leggendo molti libri e discutendone senza alcuna realizzazione o sadhana (regole per una pratica spirituale). I libri erano interessanti e pensavo che avrebbero cambiato per sempre la mia vita, ma a parte l'inorgoglirmi, pensando di sapere più degli altri, non feci alcun avanzamento. Il mio desiderio di saperne di più sulla spiritualità cresceva e la sofferenza e le delusioni dovute al fatto di correre dietro a molti movimenti simili a miraggi mi creavano una grande angoscia. Il mio percorso può essere sintetizzato come segue:
Correvo dietro a molti cosiddetti guru e imparavo asana, pranayama e meditazioni su qualcosa che era privo di forma e di nome. M’iscrissi pieno di speranza a un corso per corrispondenza per imparare la disciplina del kriya-yoga e presi anche l’iniziazione, ma molto presto abbandonai il kriya-yoga perché lo ritenni inutile. Studiai a fondo i libri di filosofia Mayavada di un famoso yogi che sottolinea l’aspetto impersonale della Verità Assoluta e afferma che perfino la forma del Signore Supremo è maya, illusione. Ero solito citare con disinvoltura i suoi libri. Tuttavia, dopo diversi anni in cui rimasi affascinato dalla filosofia che sostiene “Io sono Dio e per effetto dell’illusione penso di essere un uomo,” alla fine l’abbandonai perché non la ritenevo praticabile. Nonostante fossi rimasto seduto con gli occhi chiusi per tanto tempo, non riuscivo ad impedire alla mia mente di continuare a tormentarmi. Era frustrante pensare che sebbene fossi Dio, non potevo aspettare che qualcuno più elevato (più elevato di Dio?) mi aiutasse. Presi l’iniziazione al mantra (diksa) da molti maestri senza neanche sapere che cosa significasse l’iniziazione. Ora alcuni di questi incontri appaiono bizzarri e grotteschi a me, ma non a quell’anima tormentata e bramosa che ero.


Praticai l’hatha-yoga con molte organizzazioni famose ma mi accorsi subito che nonostante le loro dichiarazioni non avevano niente a che fare con la spiritualità. Praticai il kriya-yoga per quattro anni, ma a parte avermi aiutato a sviluppare un corpo più sano e una mente più acuta, questa disciplina non ebbe alcun effetto sul mio sviluppo spirituale; anzi, ne ritardò il percorso rendendomi più centrato sul corpo. Per un po’ seguii anche alcuni famosi guru della sahaja-marga, ma nessuno di loro mi dette delle indicazioni utili a migliorare la mia vita e neppure mi spiegò gli scopi della vita. La gente va a guardare il guru in faccia, ad ascoltare le sue lezioni, sperando che sia il guru a rimuovere tutti gli ostacoli materiali e spirituali. L’aspirante spiritualista non deve fare niente se non continuare ad andarci. Lessi con passione molti libri voluminosi che contenevano le conversazioni e i discorsi di famosi santi. Questi libri erano famosi per la saggezza concisa in essi contenuta. Invece finii con l’essere confuso dal fatto che questi cosiddetti santi non proponevano consigli specifici su che cosa avrei dovuto fare. Anzi per lo più giustificavano il non fare niente dicendo cose come yato mat, tato path: “Tutto quello che ti piace è il tuo percorso.” La mia unica fortuna, di cui mi rendo conto solo ora, fu che in tutta questa mia inutile ricerca non cercai le siddhi (poteri mistici) o i miracoli e neppure la libertà dalla sofferenza. Mi stancavo subito dei miei guru e passavo da uno all’altro senza averne troppo danno per la mia psiche e il mio portafoglio. Suppongo che molti di loro non fossero cattive persone, ma che in modi diversi fossero ignoranti e illusi dal loro ego, dai sensi o dal desiderio di prestigio.

La luce nella clinica di un dentista

Essendo un uomo sposato con molte responsabilità, le mie sofferenze erano di vario genere, ma questo non faceva altro che aumentare il mio forte desiderio di trovare la Verità, che istintivamente sapevo mi avrebbe liberato per sempre. In quel periodo, nel giugno del 2002, un problema alla radice di un dente mi portò da un dentista devoto dell’ISKCON, dottor Nitya Krishna Dasa, a Sion, un sobborgo di Mumbai. In questa clinica vidi per la prima volta le riviste di Back to Godhead. Aspettando il mio turno, mi assorbii nella lettura di queste pubblicazioni. Nella mia tormentata ricerca della Verità avevo letto molti libri e riviste spirituali, ma in queste riviste, i cui articoli erano eruditi e nello stesso tempo semplici, trovai un fascino unico. Il loro approccio era gradevole e parlava direttamente al mio cuore da un livello diverso. I contenuti erano solo una celebrazione della realtà spirituale e trattavano senza difficoltà delle sofferenze materiali e della loro soluzione. La mia anima ebbe un collegamento immediato. L’atmosfera spirituale della clinica completò l’effetto. Le visite successive rafforzarono la mia attrazione per la clinica e durante l’ultima visita chiesi a quel bravo dentista come potevo abbonarmi alla rivista.


Subito dopo, una domenica pomeriggio, il dottor Nitya Krishna Dasa mi portò in macchina al tempio ISKCON di Radha-Gopinatha a Chowpatty. Quella sera m’iscrissi ad un corso di Bhagavad-gita organizzato dal tempio e tenuto da Radha-Gopinatha Dasa. La mia conoscenza libresca e la mia formazione da Mayavadi mi disturbarono per un po’, ma la perfezione e la bellezza di ciò che ascoltavo furono ovvie fin da principio e l’amore e la compassione dell’oratore, insieme con il buon prasadam alla fine di ogni lezione, mi convinsero subito. Il concetto di Dio personale, che da bambino avevo accarezzato nel mio cuore (anche se gli dei erano molti) e in seguito avevo rifiutato perché non scientifico, sentimentale e infantile, Radha-Gopinatha Dasa Lo presentò di nuovo in modo così bello e convincente che mentre ascoltavo piansi senza potermi controllare. Egli rispose facilmente ed esaurientemente a quelle domande tipiche dei Mayavadi a cui pensavo non si potesse rispondere. Per esempio, se io fossi Dio e temporaneamente nell’illusione, allora ciò significherebbe che l’illusione è più grande di Dio. Come potrebbe Dio cadere nell’illusione? Se dovevo affrontare delle pratiche per liberarmi dall’illusione, come potevo essere Dio, perché Dio, essendo il controllore supremo, non ha bisogno di ricorrere a delle pratiche; Egli potrebbe uscire dall’illusione in qualsiasi momento. Se questa esistenza illusoria era il mio passatempo, allora perché soffrivo durante questo divertimento e perché volevo uscirne? Queste domande mi convinsero che Dio è una persona.

Cambiamenti di vita

Durante la settimana mia moglie iniziò a partecipare alle lezioni. Non so come i miei incarichi ufficiali mi permettessero di essere in orario al tempio per tutta la settimana. Sogni di grande potenza simbolica con profondi messaggi mi tenevano in uno stato di sogno anche durante il giorno. Ero così preso che nella stessa settimana guardai pochissimo la televisione e lessi tutta la Bhagavad-gita così com’è. Poco dopo mia moglie ed io cominciammo a cantare sedici giri del maha-mantra sulle nostre corone. Adempiere ai principi regolatori – non mangiare carne, non fare sesso illecito, non prendere intossicanti e non giocare d’azzardo – non fu mai un problema perché il metodo della coscienza di Krishna e la compagnia dei vaisnava compensava abbondantemente le piccole austerità.


Nitya Krishna Dasa si prese cura di noi e iniziammo a partecipare agli incontri di educazione vaisnava settimanali. Il martedì cominciammo anche frequentare il programma settimanale di Bhagavad-gita a Sion e avemmo la straordinaria compagnia di Muralidhara Dasa e di altri vaisnava, la cui misericordia e il cui entusiasmo ebbero un effetto importante su tutti e due. Vamsidhara Dasa e sua moglie, Jahnavapriya Devi, trascorsero molte ore a discutere con noi gli aspetti pratici della coscienza di Krishna, rafforzando la nostra fede e la nostra determinazione. Di tanto in tanto ci rivolgevamo al nostro consigliere anche per problemi personali che non avevano diretta relazione con la coscienza di Krishna ed egli con molta misericordia ci guidava sulla giusta via. In ottobre andai in pellegrinaggio a Vrindavana. L’intima compagnia dei vaisnava mi trasformò. Alzarsi alle quattro del mattino dopo aver dormito solo sei ore, fare una doccia e camminare a piedi nudi nel buio per recarsi al mangala-arati al Samadhi di Srila Prabhupada – non furono austerità, ma esperienze estatiche.

La partenza da Mumbai

La mia permanenza a Mumbai durò fino al dicembre del 2003, quando ottenni una promozione. Questo però fu un riconoscimento di cui non potei godere perché significava lasciare Mumbai. Nonostante il lavoro di responsabilità le pressione e le tensioni familiari durante quei diciotto mesi trascorsi a Mumbai, ricordo chiaramente anche oggi che in quel periodo ho sperimentato la più grande felicità di tutta la mia vita. Grazie all’infinita misericordia dei vaisnava, anche dopo essere partito da Mumbai sono rimasto in contatto con i devoti, che hanno protetto la piantina nascente della mia devozione. Per la stessa misericordia, ora sono tornato a Mumbai e abito vicino al tempio. Avendo vagato attraverso molti movimenti spirituali per soddisfare la mia ricerca di risposte definitive sulla realtà suprema, ora mi rendo conto del perché quella ricerca fosse fallita. Le speculazioni mentali dei “filosofi da poltrona” non possono mai soddisfare l’anima. Apparentemente tutte le domande sorgono a livello mentale, ma è l’anima che le stimola per ottenere nuovamente la felicità intrinseca che ha perduto. I guru che non rivelano questa verità ma si limitano ad assecondare il capriccio di creare continue domande e di risolverle, in realtà non hanno capito il problema perciò non riescono a soddisfare né i seguaci né se stessi e anche se lo fanno la soluzione è temporanea e inevitabilmente sorgeranno nuovi dubbi.

Fondato sull’autorità spirituale

A differenza di movimenti spirituali popolari i cui fondatori usano le Scritture solo per trarne una legittimazione, ma non hanno una completa fiducia in esse preferendo diffondere le proprie speculazioni mentali, La ISKCON segue il metodo raccomandato dalle Scritture di accettare l’autorità del guru, dei sadhu e degli sastra – cioè il proprio guru, i guru precedenti della linea vaisnava e le Scritture vediche. Il guru autentico è un intermediario trasparente della misericordia di Dio e continua il sistema della parampara, la linea dei maestri spirituali, che risale fino a Krishna Stesso. Il guru autentico non devia mai dagli sastra e ripete umilmente quello che ha imparato dal suo maestro spirituale. Krishna è il fondatore della parampara e il collegamento dei devoti con questo sistema attraverso il maestro spirituale è la chiave d’accesso alla misericordia di Krishna.


I filosofi Mayavadi accettano senza discutere che l’esistenza individuale è irreale e anche piena di sofferenza e vedono una soluzione solo nel commettere suicidio spirituale fondendosi con l’Assoluto. Non riescono ad immaginare che l’anima possa essere pienamente soddisfatta ed eternamente felice, senza ostacoli, in una reciprocazione d’amore con il Signore. I loro seguaci si stancano subito di questa arida speculazione senza fine. Poiché le loro anime cercano una felicità sempre nuova, i loro guru devono inventarsi molti metodi ingannevoli per trattenerli, offrendo loro una certa varietà. Dopo aver cercato ovunque delle risposte, finalmente trovo la pace e la felicità, che ora regnano nel mio cuore, e la certezza di aver trovato la verità suprema. I miei due figli, che hanno assistito alla mia continua ricerca attraverso gli anni, talvolta mi deridono dicendo che cambierò guru un’altra volta. Ora però sanno che questa volta è diverso e ne sono felici.

Auspici incredibili

Negli ultimi anni io e quelli vicini a me abbiamo ricevuto delle benedizioni incredibili. I miei genitori, che avevano quasi ottanta anni, erano con me a Mumbai. Qualche volta li portavo al tempio. Dopo essere stati in compagnia dei vaisnava cominciarono a cantare regolarmente sedici giri. Mio padre arrivò a cantarne ottanta. Entrambi hanno mantenuto questo impegno fino al loro trapasso avvenuto un anno fa. I miei suoceri e un mio cognato cantano sedici giri. I miei fratelli e le mie sorelle sono stati fortemente influenzati ad impegnarsi seriamente nella vita spirituale. Anche nel mio posto di lavoro i colleghi si sono mostrati entusiasti d’imparare la filosofia e la pratica della coscienza di Krishna. Sono rimasti colpiti dalla profondità del mio percorso spirituale e dalla serietà con cui lo seguo. Apprezzano come un’autentica alternativa il fatto che la filosofia della coscienza di Krishna sappia dare risposte semplici e tuttavia profonde e pratiche ai complessi problemi del mondo materiali. A Ludhiana e a Vijayawada, dove fui mandato per un breve periodo, aiutai un gruppo di devoti a distribuire i libri sulla coscienza di Krishna. A Jalandhar organizzai un programma pubblico molto frequentato per presentare la coscienza di Krishna a industriali e a cittadini importanti. Organizzai anche un corso di cinque giorni sulla Bhagavad-gita per gli impiegati dell’ufficio di zona di Vijayawada ed essi apprezzarono moltissimo l’iniziativa. A Vijayawada organizzai un gruppo di studio sulla Bhagavad-gita che si riunì nella mia abitazione una sera alla settimana per la durata di un anno.


Sono eternamente grato al dottor Nitya Krishna Dasa e a sua moglie, Vraja Lila Devi, per avermi portato a questo meraviglioso movimento del sankirtana di Sri Caitanya Mahaprabhu. Esso è il metodo prescritto per liberare le anime dall’influenza negativa del kali-yuga, l’era attuale. Ma senza la loro compassione mi sarei perduto tra un numero infinito di anime sofferenti che cercano invano la redenzione dal fuoco dell’esistenza materiale prendendo rifugio nella gratificazione dei sensi e nella speculazione mentale, che è come cercare l’acqua in un deserto. Offrendo i miei omaggi ai piedi di loto di tutti i vaisnava e del mio maestro spirituale prego di rimanere eternamente grato alla misericordia che hanno riversato su di me e m’impegno a ripagare il mio debito cercando sempre di portare altre anime condizionate a prendere rifugio nel Movimento per la Coscienza di Krishna di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.41

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