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Una giornata speciale

Mi ero ripromessa più volte di andare anch'io, alla festa della domenica degli Hare Krishna, spinta forse dalla mia innata curiosità, o dalla voglia di esperienze nuove. I miei amici c'erano già andati e me ne avevano parlato bene e a lungo. Incosciamente sapevo che lì, da quella gente così diversa dagli altri, avrei trovato quello che da anni cercavo: un'atmosfera cordiale, serena, priva di ansietà, dove gli affanni e le preoccupazioni per un po' cessano di assillarti e dove il mondo esterno, con il suo fardello di problemi, diventa irrilevante. Tutto quello che prima avrebbe potuto angustiarti opprimendoti sul capo come un macigno di enormi proporzioni, poteva sembrare un minuscolo e insignificante sassolino che un bambino può facilmente tenere nella sua piccola mano. Gente pacifica, semplice e nello stesso tempo profonda, con la voglia di esserti utile in qualche modo, ma soprattutto gente felice: ecco gli Hare Krishna, con i loro vestiti bianchi e zafferano gli uomini e di diversi colori e fantasie le donne. Un'aria gioiosa, di festa, che sembra perdurare sempre, nei loro visi radiosi, nel loro sguardo puro e innocente. Sì, quelle persone incontrate per caso (ma forse il caso non esiste, come dicono loro), mi ricordano qualcosa di familiare, il volto sorridente di un vecchio amico rivisto dopo molti anni, la voce dolce e suadente di qualcuno che mi cullava nell'infanzia e che ora non c'è più, o forse l'abbraccio forte e deciso di mio padre quando voleva darmi coraggio. Gli uomini, rasati e con il codino, e le donne nei loro sari variopinti, sembrano usciti da un film girato in India; invece sono reali, e reale è anche la loro gentilezza, la loro calma. Non si stupiscono mai di niente, sono tolleranti, umili e ospitali.

Sì, devo proprio andare! Una domenica, quando avrò superato l'ultima remora, quando avrò lasciato da parte il mio io conformista che mi dice di restare ancorata alla mia vecchia e stantia certezza di donna occidentale, con una buona posizione, madre di famiglia e capufficio, allora sarò pronta ad incontrarmi con una realtà nuova, tutta da scoprire, dove ogni più piccolo gesto ha valore, ogni singola parola è densa di significato, e dove la mente può finalmente riposare sull'onda di suoni trascendentali che ti colpiscono il cuore e ti fanno sentire te stessa, con quella spontaneità e purezza che è tipica dei bambini e che ti sembrava di aver perduto per sempre. Allora sai che non è più necessario fingere, che, varcata la soglia di quel cancello, puoi permetterti di essere te stesso con le tue debolezze, i tuoi difetti, tanto lì nessuno ti condannerà. Lì non devi essere ipocrita, come al lavoro quando ti trovi tra gente che vuole "farti le scarpe", no! Sai che lì sei a casa tua o meglio capisci di trovarti a casa di tuo padre, il tuo Padre celeste, Krishna, e per questo ti senti ricca, ricca dei doni impareggiabili che Dio ci elargisce e di cui troppo spesso non ci rendiamo nemmeno conto.

Adesso sono lì, al tempio di Sri Sri Radharamana, a Chignolo d'isola. Tutto mi appare semplice e naturale e soprattutto spontaneo. Un giovane devoto mi fa da guida. Dopo un breve giro nel parco tra mucche e vitelli che pascolano tranquilli e bambini che giocano spensierati sull'erba appena ricresciuta dopo la prima falciatura, entro nel Tempio. Avevo già avuto esperienza di altri luoghi di culto, ero stata in una chiesa protestante e persino in una moschea; ma qui c'è qualcosa di diverso, una luminosità e un profumo che non ho trovato da nessuna parte. L'altare decorato con ornamenti di varie fogge risplende di luce e di colori sgargianti, che si riflettono sulle diverse composizioni di fiori disposti in modo da esaltare l'armonia dell'insieme. Sullo sfondo un paesaggio dipinto da una mano esperta, riproduce i luoghi dove Krishna apparve. Al centro dell'altare si stagliano sontuose le Divinità. Chiedo al mio accompagnatore che cosa rappresentano quelle due statue. "Non sono due statue, sono le forme visibili di Dio, le murti di Sri Sri Radha Ramana. Krishna è molto gentile con i Suoi devoti, così per permettere di avvicinarLo e di adorarLo, si manifesta in una forma che può essere di vario materiale: marmo, ottone, legno, e così via, come decritto nelle Scritture."  "Quindi voi pensate che Dio è veramente lì presente sull'altare?" "Perché non dovrebbe esserci?

Noi Lo abbiamo pregato di scendere in queste forme e Lui, che è infinitamente buono, ha accolto la nostra preghiera, così adesso possiamo servirLo direttamente per la misericordia del nostro maestro spirituale, Srila Prabhupada. Del resto ti sembra forse che possa esserci un posto in cui Krishna non c'è? Se Dio è dappertutto, se è onnipresente come si dice, sarà anche lì sull'altare, non credi?" Questo semplice ragionamento mi ha tolto ogni dubbio. Rimango ancora per qualche istante a contemplare la bellezza delle murti. Sono alte come un bambino di circa otto o nove anni, e sono elegantemente vestite e ornate di fiori e di gioielli. La prima a sinistra è una figura maschile dalla carnagione scura e dai lunghi capelli neri. Sorride e tiene nelle mani un flauto argentato. Il Suo corpo è leggermente piegato sul fianco sinistro a comporre tre linee curve e le Sue gambe incrociate formano un armonioso arco che lascia intravedere la pianta rosata del piede destro. La figura femminile al Suo fianco ha la carnagione chiara, una lunga treccia nera tessuta con fili di perle e fiori e un sorriso che sembra elargire infinita misericordia. All'improvviso un devoto vestito color zafferano, il colore della spiritualità e della rinuncia, incomincia  a cantare, suonando uno strumento musicale simile ai nostri tamburi la mridanga. Di lì a poco anche gli altri si uniscono al canto seguendo il ritmo con dei piccoli cembali d'ottone.

Quel suono dolce e nello stesso tempo intenso, mi penetra nel cuore, scioglie il nodo dei miei attaccamenti materiali e mi porta verso la dimensione dell'Assoluto, della trascendenza. Vorrei che non finisse mai, che continuassero a cantare per ore il loro mantra: hare krishna, hare krishna, krishna krishna, hare hare, hare rama, hare rama, rama rama, hare hare. "Cosa significano queste parole?" chiedo ancora alla mia guida. "Sono nomi di Dio, se li canti o li reciti sempre diventerai anche tu felice come noi." Ed io, "non riesco a crederci!" "Prova a cantare con noi, o anche da sola, a casa, in macchina, o ovunque tu vada: hare krishna, hare krishna, krishna krishna, hare hare, hare rama, hare rama, rama rama, hare hare. Queste sedici parole hanno il potere di cambiare il cuore della gente, di farla diventare più buona, più in pace con se stessa e con gli altri e soprattutto di farle amare Dio." "Perché avverrebbe?" Perchė Dio stesso, Krishna, ha stabilito così. In quest'epoca di materialismo e d'ignoranza dove ognuno è chiuso nel proprio piccolo ed egoistico mondo, Egli ha fatto scendere dal Suo regno eterno, il Mondo spirituale, questo suono trascendentale, perché tutti possano usufruirne per migliorare la qualità della propria esistenza, liberarsi dai condizionamenti materiali, e infine tornare da Dio." All'improvviso il canto collettivo cessa, tutti i presenti si inchinano e offrono al Signore i loro omaggi mentre tra la folla appare la figura di un devoto che procede con passo lento e maestoso fino alla soglia dell'altare. Dopo essersi prosternato davanti alle Divinità si siede su di un seggio e intona un canto melodioso e soave, accompagnandosi con un piccolo armonium. Il suono riempie la sala del Tempio ormai gremita di ospiti e di devoti raccolti in religioso silenzio. Di colpo tutti si uniscono all'unisono al canto creando un meraviglioso coro. Quella canzone mi riempie il cuore, sento le lacrime appannarmi gli occhi, mi trattengo e chiedo alla mia guida cosa significhi quel canto. "Questa preghiera descrive le attività preferite che Dio compie nel Suo Regno."

A un certo punto il devoto sul seggio cessa di cantare e incomincia a parlare di Krishna, Dio, la Persona Suprema e di come fare per conoscerLo, della differenza tra l'anima e il corpo, e della necessità di vivere per ciò che conta veramente. Ci dice di non sprecare la nostra forma umana dietro cose futili e passeggere, ma di cercare la realizzazione spirituale. Parla di amore, dell'amore che Dio ha per tutte le Sue creature e della necessità di seguire con serietà i Suoi insegnamenti. Qualcuno chiede che differenza c'è tra la Coscienza di Krishna e il Cristianesimo. "Non c'è differenza tra quello che ha insegnato Gesù Cristo e quello che dice Krishna; bisogna solo mettere in pratica gli insegnamenti di Cristo, e nella nostra società sembra che ciò non sia possibile. Con la Coscienza di Krishna è tutto più facile e, nello stesso tempo, più semplice. Tu canti Hare Krishna e scopri giorno dopo giorno che essere un buon cristiano non è poi un'impresa cosi difficile, e questo perché Krishna ci aiuta a non peccare più." Dopo la conferenza per un pò riprendono i canti. Questa volta anche con danze devozionali e poi, quando anche l'ultima cerimonia è finita, tutti gli ospiti e i devoti si dirigono verso le mense dove verrà servita una cena vegetariana.

"Sapevi che Dio è vegetariano?" Mi chiede il mio accompagnatore. "No! Nessuno me lo aveva mai detto." "E' così! Lui stesso dice nella Bhagavad-gita: Se qualcuno mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto e dell'acqua, accetterò la sua offerta." Bisogna essere vegetariani e offrire quello che cuciniamo a Dio, così diventeremo più buoni, non uccideremo più le Sue creature e inoltre il nostro cibo acquisterà un gusto superiore perché Krishna l'avrà assaggiato." In effetti quel cibo è veramente eccezionale. Non ho mai mangiato nulla di simile. Ricordo di essere stata una volta in un ristorante vegetariano ma non rimasi per niente soddisfatta, invece queste preparazioni sono veramente speciali, gustose, saporite e anche piacevoli alla vista. "Devo pagare qualcosa?" "No, no! è tutto gratis." Abituata al mio materialistico modo di vedere stento a credere che esista gente così disponibile e altruista, pronta a dare senza chiedere nulla in cambio. Così decido di tornare. Ho tante domande ancora da fare e ormai so che qui troverò tutte le risposte.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.14

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