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L'AMORE E' CIECO  (ma potrebbe non esserlo)

di Madhusevita Dasa Adhikari

Secondo le Scritture vediche, l'universo è popolato da 8.400.000 specie di vita. Ci sono esseri viventi ovunque, non solo su questo pianeta ma anche su molti altri, e posseggono caratteristiche diverse da quelle degli abitanti della Terra. Osservando più da vicino anche solo il pianeta su cui viviamo, noteremo che le specie di vita sono molteplici, come molteplici e diversi tra loro sono i rispettivi aspetti fisici, i modi di pensare, di comunicare, di mangiare, di dormire e di amare.

In tutti questi esseri esiste l'attrazione per un altro membro della propria specie; il principio base di questa attrazione è la soddisfazione che si può ottenere instaurando una relazione con l'altro o l'altra. L'attrazione è più o meno intensa a seconda di quanto apprezziamo gli aspetti fisici, emotivi, psicologici, culturali e sentimentali del partner, insomma di quanto ci colpisce la sua natura. Così non c'è da stupirsi che un pastore tedesco sia entusiasta nel vedere il lungo muso, le orecchie ritte e la lingua penzolante di una femmina della sua specie, e che i guaiti che essa produce suonino come invitanti frasi d'amore; rosicchiare insieme un osso, rincorrersi o annusare gli angoli delle strade in una meravigliosa storia d'amore dando significato alla loro vita.

Una mosca invece si strofinerà compiaciuta le zampe nel veder planare un baldo moscone dal ronzio accattivante che la invita a fare un giro. Che provocazione per un elefante vedere il rollio di quintali di carne massiccia, per non parlare dei languidi barriti: ce n'è abbastanza per costruire insieme una felice unione familiare e generare dei dolci elefantini che cresceranno sotto lo sguardo affettuoso di papà e mamma.

E gli umani? La carnagione, gli occhi, i capelli, le forme fisiche, le parole, i sentimenti e la natura particolare dell'altra persona causano l'attrazione di chi osserva e fanno nascere il desiderio. Pelo, piume, squame o pelle, becco, proboscide o naso, pinne, zanne o gambe, natura canina, equina o umana, dunque non importa, la bellezza è negli occhi di chi guarda: l'amore è cieco.

Le Scritture vediche ci informano che questo è un mondo di ciechi, dove tutti hanno perduto la visione della vera forma spirituale degli esseri viventi e credono che sia naturale avere la pelle, il pelo o le squame, una bocca o un becco, le zampe o le gambe, e sentire propria la natura umana o quella animale. Chi crede di essere un corpo materiale è cieco, e in un mondo di ciechi l'amore non può essere altro che cieco.

Siamo esseri spirituali eterni, e il corpo che abbiamo al presente è solo uno dei numerosissimi corpi che abbiamo acquisito nel corso di un numero incalcolabile di esistenze. Se nel corpo in cui ci troviamo ora non proviamo attrazione per la femmina (o il maschio) di un'altra specie (ad esempio una rana), ciò non significa che in passato non possiamo mai esserci innamorati di una forma di quel genere perché forse abbiamo avuto quel tipo di corpo e quella particolare natura e affinità, inoltre nulla ci garantisce che in futuro non rinasceremo in un corpo di rana.

E' imperativo dunque aprire gli occhi dell'anima, e vedere la forma e la natura spirituale di tutti gli esseri. Solo in questo modo l'infinita serie di desideri che nascono quando acquisiamo questo o quel corpo cesseranno di accecarci. Infatti sono proprio quei desideri che ci impongono sempre nuovi corpi in questo mondo materiale. Secondo le Scritture vediche esiste un meccanismo sottile chiamato "legge del karma" che governa le peregrinazioni dell'anima nei diversi corpi. La forza che muove questo meccanismo è il desiderio stesso che l'anima possiede, acquisendo diversi corpi, di sperimentare diverse forme di amore materiale.

E' decisamente una situazione imbarazzante amare piume, squame, pelle, ossa e grasso, o essere attratti da cinguettii, barriti o ruggiti, specialmente se si considera che i corpi che prendiamo vivono per un brevissimo lasso di tempo. L'amore dell'anima per Krishna e per gli altri esseri viventi, Sue parti integranti infinitesimali, è eterno e contempla le vere forme spirituali piene di conoscenza e di gioia. Quell'amore non illude l'anima, ma al contrario la libera dal ciclo di nascite e di morti e la cura dalla dolorosa cecità materiale che la affligge.

Nei templi del Signore si può contemplare la Sua forma meravigliosa, negli scritti vedici, come lo Srimad Bhagavatam, si possono leggere le descrizioni delle Sue affascinanti qualità, e il Suo Nome è l'essenza di tutta la gioia; non è difficile perciò cominciare a sviluppare amore per Krishna, Colui che abbiamo dimenticato da tempo immemorabile, ma che eternamente aspetta che torniamo ad amarLo. In questo mondo il nostro amore è cieco, ma potrebbe non esserlo.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.41

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