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Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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separatore iskcon

Ganesa

Sri Ganesa

Un po' di luce sul ruolo dei vari Dei della Cultura Indiana

di Satyaraja dasa

La gioiosa divinità con il viso d'elefante conosciuta come Ganesa è riverita da centinaia di migliaia di indù in tutto il mondo e, sebbene la sua adorazione abbia uno spazio limitato nel movimento Hare Krishna dei giorni nostri, la sua personalità e le sue attività fanno parte del patrimonio culturale dell'ISKCON. Ganesa è visto spesso come colui che crea e rimuove gli ostacoli, come il guardiano agli ingressi delle case e come potente figura spirituale in grado di allontanare tutte le influenze negative. Secondo la tradizione popolare indù egli è perciò l'essere celeste da adorare per primo, prima di qualsiasi cerimonia religiosa, pubblica o privata. Ogni attività quindi tende ad iniziare con Ganesa e ciò si riflette anche in comuni frasi idiomatiche. Per esempio, nel Maharastra (regione dell'India odierna) quando si esegue una commemorazione o un'inaugurazione, un oratore marathi potrà riferirsi all'occasione come Sri Ganesa karne ("fare il Sri Ganesa"). Un'altra simile espressione è ganapati ce kele ("concepire un figlio"). Frasi analoghe si trovano anche in altre lingue indiane. Questo per introdurre brevemente la figura di Ganesa.


Secondo la letteratura vedica, dietro alle funzioni del cosmo ci sono dei potenti controllori, conosciuti come deva o esseri celesti. Come noi abitanti di questo mondo controlliamo le nostre auto o le nostre case, così i deva controllano i vari aspetti del cosmo. Ganesa è un eroe popolare la cui immagine adorna i muri di negozi, di case e di templi in tutta l'India. Anche per quelle persone che non hanno familiarità con la letteratura vedica, Ganesa è l'essere celeste più facile da identificare, con il suo corpo umano, la testa d'elefante e la pancia prosperosa. Viene solitamente rappresentato in piedi, seduto o danzante, con la sua gioiosa faccia d'elefante che guarda dritto in avanti. Ganesa è a volte rappresentato con una sorta di calamaio e foglia di palma poiché, quando Vyasadeva dettò il Mahabharata, Ganesa funse da scrivano. A Ganesa manca una zanna, ed un pezzo di questa talvolta può essere trovata in una delle sue quattro mani; in un'altra mano tiene un'ascia (parasu), che  secondo alcuni testi  serve a tagliar via l'illusione e i falsi insegnamenti.

Un'altra mano di Ganesa a volte ha posizioni che significano mancanza di paura o rassicurazione (varada-hastamudra). Tiene in un altra mano un pungolo (ankusa) come quelli usati dai domatori di elefanti, a simbolizzare la sua insistenza sul giusto addestramento e la disciplina spirituale. Egli a volte tiene un cappio (pasa) usato per dominare gli animali selvaggi e simbolicamente questo cappio serve a frenare la passione e i desideri lussuriosi. A volte in alcune rappresentazioni tiene in mano dei dolci (modaka) per i quali è detto abbia un debole smisurato. Ma chi è questo essere celeste dall'aspetto insolito e cos'ha a che fare, se mai ha a che fare, con Krsna o Visnu? I testi vedici rivelano che Ganesa è il figlio di Siva e Parvati, sebbene la sua posizione di figlio, come quella di suo fratello Skanda-Subrahmanya, è peculiare. Secondo una versione, Siva "emana" dal suo corpo un bel figlio che diventa un seduttore di donne.

Parvati, offesa dalle prodezze irrispettose del figlio, lo maledice ad avere una testa d'elefante e una grossa pancia, in altre parole, ad essere brutto. Sebbene questo motivo potesse destinarlo al celibato, egli in seguito prende due mogli: Buddhi (saggezza) e Siddhi (successo) che riescono a vedere oltre il suo aspetto fisico. Col passare del tempo Ganesa diventa il comandante delle truppe di Siva (ganaisa o ganapati) e poiché diventa famoso per creare ostacoli ai demoni e per rimuovere gli ostacoli agli esseri celesti o ai devoti, è conosciuto come Vighnesvara, "il signore degli ostacoli", e Vinayaka, "colui che rimuove gli ostacoli". Il tema dell'"ostacolo" ci spiega anche del perché Ganesa usa un topo come veicolo: poiché i roditori generalmente riescono a rosicchiare qualsiasi cosa ostruisca il loro percorso, si dice che il topo simbolizzi l'abilità di Ganesa a distruggere ogni ostacolo.


In un'altra, più conosciuta, versione della storia di Ganesa, Parvati - volendo appartarsi da suo marito, Siva, specialmente durante il bagno  crea un figlio dalla sua traspirazione e lo nomina guardiano della sua residenza. Quando in seguito a questo evento Siva cerca di essere ammesso nelle sale private di Parvati, Ganesa, non conoscendo l'identità di Siva, gli rifiuta l'entrata, allontanandolo dall'ingresso del palazzo di Parvati. Sentendosi offeso, l'infuriato Siva convoca i suoi servitori (gana) per annientare questo seccante individuo. Ma Ganesa li sconfigge uno a uno. Infine Visnu compare e, facendo uso della Sua maya (potenza mistica), crea una forte forma di confusione in tutte le direzioni. E' proprio in questo frangente che Siva taglia via la testa a Ganesa. Parvati, furiosa per ciò che è successo a suo "figlio", decide di mandare una moltitudine di dee ad attaccare gli esseri celesti. Queste donne celestiali faranno capire ai nobili dei che l'unico modo per placare la collera della loro regina è quello di ridare la vita al suo guardiano. Siva, allora, chiede agli esseri celesti di dirigersi verso Nord e di tagliare la testa al primo essere vivente che avessero visto. Quella testa, misticamente riposta sul corpo del decapitato Ganesa, gli avrebbe così ridato la coscienza esterna. Il destino vuole che il primo essere vivente che gli esseri celesti incontrano sia un elefante.


Le varie storie di Ganesa sopra descritte  che si trovano principalmente nel Siva Purana e nel Brahmavaivarta Purana  sono piuttosto divergenti, e la tradizione giustifica questo ponendo le varianti in diversi cicli di tempo cosmico. Infatti lo Siva Purana spiega; "Per via della distinzione fra kalpa (ere) la storia della nascita di Ganesa viene raccontata in modi diversi." La struttura ciclica dei tempi vedici permette ripetute discese del Signore e dei Suoi devoti, quindi per questa ragione i dettagli dei passatempi talvolta possono variare. Secondo la tradizione popolare indiana, Ganesa è una divinità benevola e di ausilio che porta successo e assicura benessere materiale. Poiché i devoti di Krsna sono più interessati alla realizzazione spirituale piuttosto che alla sicurezza materiale, l'ISKCON tende a tralasciare l'adorazione di Ganesa. Sri Krsna dice nella Bhagavad-gita (9.23) "Coloro che sono devoti agli esseri celesti e li adorano con fede, in realtà adorano Me soltanto, o figlio di Kunti, ma lo fanno in modo sbagliato." Sri Krsna usa in questo verso la parola avidhipurvakam "in modo inappropriato". Perché tale adorazione degli esseri celesti è inappropriata? Perché è motivata materialmente. Come dice Sri Krsna "In questo mondo l'uomo aspira al frutto delle attività e perciò adora gli esseri celesti." (B.g. 4.12).

Poiché noi siamo essenzialmente esseri spirituali in un corpo materiale, le ricompense materiali non potranno mai veramente soddisfarci. Solo le ricompense spirituali possono soddisfare un'anima spirituale. Perciò Srila Prabhupada, d'accordo con i due versi della Gita sopra menzionati, dice: "Offrire un culto a Ganapati non è richiesto ma a volte lo facciamo. Come le gopi, che adoravano la dea Durga, Katyayani. Non era necessario che loro la adorassero ma faceva parte del sistema sociale. Loro chiedevano a Madre Katyayani: 'Dacci l'opportunità di avere Krsna come marito.' Il loro scopo era Krishna." (Reg. di una passeggiata mattutina, Los Angeles, 10 gennaio 1974).

Quindi l'adorazione di Ganesa, come quella di sua madre, Durga (Parvati), non è disapprovata, ma deve essere fatta per il giusto motivo: Ganesa è un devoto di Sri Krsna e noi possiamo pregarlo di rimuovere gli ostacoli che si ergono sul nostro sentiero della coscienza di Krsna. A questo riguardo la Brahma-samhita (5.50) spiega che Ganesa è un devoto di Krishna. Il successo ottenuto adorando Ganesa dipende da Sri Krishna e perciò tale adorazione dovrebbe, alla fine, essere diretta verso Krsna: "Per ottenere il potere di distruggere tutti gli ostacoli per progredire nei tre mondi materiali, Ganesa tiene sulla sua testa d'elefante i piedi di loto di Govinda. Adoro Govinda, Sri Krsna, il Signore primordiale".




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Capitolo 15

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