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KARMA & REINCARNAZIONE

"Nella società umana, se un uomo uccide un altro uomo viene condannato a morte o comunque punito: è la legge. Tuttavia la gente non arriva a capire che esiste uno stato più grande, controllato dal Signore Supremo, dove ogni creatura è figlia del Signore ed il Signore non tollera che nessuno dei Suoi figli, neppure una piccola formica, venga uccisa. Chi lo fa, sarà punito per questo." [Srila Prabhupada]

La pena capitale è la più grave punizione che lo Stato può infliggere e, d'altro canto, nessun sacrificio è più grande di quello della propria vita per la salvezza degli altri; ma anche se apparentemente si attribuisce grande valore alla vita, ogni anno nel mondo centinaia di milioni di animali indifesi vengono mandati al macello; eppure non moriremmo di fame se non venisse compiuto questo sterminio che, per di più, non è neppure vantaggioso dal punto di vista economico ed è invece moralmente riprovevole. In modo ancora più grave esso viola la legge universale del karma, che è simile al moderno principio scientifico di "azione e reazione." Gli scienziati comprendono perfettamente questa legge applicata agli oggetti materiali ("per ogni azione si determina una reazione uguale e opposta"), tuttavia molti di loro trascurano la legge più sottile di azione e reazione che esiste nel mondo della coscienza.

Certo, a volte "sentiamo" che in qualche modo siamo noi stessi la causa della nostra gioia e del nostro dolore; se, ad esempio, ci capita un incidente, pensiamo: "Beh, si vede che doveva capitarmi!"; e spesso la gente attribuisce scherzosamente la causa di avvenimenti poco piacevoli a un cattivo karma. Ma in realtà la legge del karma, come ogni altra legge, non può essere presa alla leggera, perché essa colpisce senza parzialità e senza errore, attribuendoci esattamente ciò che noi ci siamo meritati e in particolare assicura a chi provoca dolore e violenza agli altri lo stesso dolore e la stessa violenza, adesso o nel futuro. Il karma, come è ormai noto anche in Occidente, è strettamente legato al principio della reincarnazione.

Nel più grande testo spirituale classico indiano, la Bhagavad-gita, Sri Krishna descrive l'anima come la fonte della coscienza e del principio vitale che esiste nel corpo di ogni essere vivente; questo soffio vitale, che è della stessa qualità spirituale in tutti gli esseri, è distinto e superiore alla materia, che costituisce la forma materiale temporanea. Al momento della morte, l'anima indistruttibile trasmigra in un altro corpo fisico, proprio come quando si cambia abito, e tutti gli esseri viventi (tranne pochi eletti) affronteranno questo processo di reincarnazione, vita dopo vita. La Bhagavad-gita afferma: "Come una persona indossa abiti nuovi, lasciando quelli vecchi, l'anima accetta nuovi corpi materiali e abbandona quelli vecchi e inutili."


IL VIAGGIO DELL'ANIMA

I Veda spiegano che l'anima, nota come atma, può prendere corpo in una delle 8.400.OOO forme materiali, che variano dai microbi e dalle amebe alle piante, insetti, rettili, uccelli e specie animali per arrivare agli esseri umani e agli esseri celesti. A causa del suo desiderio di godere della materia, l'atma viaggia continuamente attraverso questi vari corpi, in un ripetersi infinito di nascite e morti. L'azione della mente è l'impulso primo che spinge lo spirito immortale a passare da un corpo a un altro. La Gita dice: "Senza dubbio, sono i ricordi che si hanno all'istante di lasciare il corpo che determinano la condizione futura dell'essere." La nostra mente registra continuamente tutti i nostri pensieri e desideri, e l'insieme di questi ricordi si riversa sulla nostra coscienza al momento ultimo della vita.

La natura dei nostri pensieri in questo cruciale momento determinerà la scelta dell'adeguato corpo fisico: così il nostro corpo attuale è la proiezione del nostro stato mentale al momento della nostra ultima morte. La Bhagavad-gita continua: "L'anima immortale, entrata così in un altro corpo, prende un certo tipo di occhi, orecchi, lingua, naso e  senso del tatto, tutti organi che risiedeno vicino alla mente e le forniscono quel particolare insieme di mezzi sensoriali." Secondo i Veda, un'anima in forma subumana si evolve automaticamente alla specie immediatamente superiore, arrivando infine alla forma umana. Ma poiché l'uomo ha la possibilità di scegliere tra materia e spirito, c'è la possibilità che l'anima torni di nuovo alle forme inferiori.

Le leggi del karma sono concepite in modo tale che se un uomo vive e muore con una mentalità animale, simile ad esempio a quella di un cane, egli potrà, nella vita successiva, soddisfare i suoi desideri canini con i sensi e gli organi di un cane. Questa eventualità non è tra le più piacevoli, ma è il destino determinato per chi vive nell'ignoranza. La Gita dice:"Chi muore nell'ignoranza rinasce nel regno animale." Perciò l'anima che sta nel corpo di un animale può avere un tempo abitato un corpo umano e viceversa. Anche se l'anima può rivestirsi del corpo di una pianta, di un animale o di un essere umano, la sua natura intrinseca rimane sempre la stessa, perché essa è pura energia spirituale che non può in alcun modo essere alterata dalla materia. La Bhagavad-gita spiega che l'anima è "immutabile e invariabile" ed è solo il rivestimento corporeo, con la sua particolare combinazione di mente e sensi, a imprigionare temporaneamente o, viceversa, a liberare l'energia spirituale dell'anima stessa.

Tutti gli esseri animati sono uguali. Questo non è un concetto astratto, ma un'osservazione che possiamo fare ogni giorno, se solo andiamo un po' al di là della differenza superficiale dei diversi corpi materiali. Chiunque abbia tenuto un animale domestico e sia stato allo zoo ha potuto notare che gli animali si comportano allo stesso modo degli uomini nella ricerca del cibo, nel proteggere i piccoli, nel giocare, dormire, lottare, ecc. La grande differenza è che la loro intelligenza e sensibilità sono meno sviluppate, ma ciò non basta ad annullare le numerose e significative affinità in pensieri, sentimenti e desideri che dimostrano in modo chiaro la fondamentale uguaglianza dello spirito che abita i vari corpi. Nelle specie animali, l'essere vivente è dominato soprattutto dagli istinti naturali: non essendo in grado di scegliere cosa mangiare, dove dormire, con chi accoppiarsi e come difendersi, segue un rigido schema di comportamento dettato dalle necessità del suo corpo. Per questa ragione l'atma, che abita in forme di vita subumane, non è responsabile delle azioni del corpo, perciò non provoca nuovo karma.

Per portare un esempio pratico e attuale si può dire che succede come quando un cane insegue un gatto attraversando l'autostrada: non gli viene certo elevata una contravvenzione! Non si pretende dagli animali che osservino i codici scritti, mentre gli esseri umani devono conoscere e seguire le leggi di ordine sociale e universale. Ecco perché, se un uomo toglie la vita a un altro essere procurandogli anche sofferenza, questo provoca una pesante reazione karmica. E se, anno dopo anno, si mandano al macello pubblico milioni e milioni di animali, questo provoca un cumulo di karma negativo quasi infinito. Nel suo commento alla Bhagavad-gita, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada a questo riguardo scrive: "Nella società umana, se un uomo uccide un altro uomo dev'essere condannato a morte: questa è la legge dello Stato. Quello che la gente continua a ignorare è che esiste uno stato più grande, totale, controllato dal Signore Supremo, dove ogni essere vivente è figlio del Signore e il Signore non tollera che venga uccisa neppure una piccola formica. Chi lo farà, sarà punito."

"Non fare agli altri..." Questo è un insegnamento presente in tutte le religioni. La Bibbia impone: "Non uccidere..." e Gesù Cristo, che dimostrò sempre grande amore per tutti gli esseri viventi, dice: "Non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te stesso." Anche Buddha predicò il principio dell'ahimsa, la non-violenza, speciaimente per impedire l'uccisione di animali innocenti. Molta gente, convinta che uccidere un animale con le proprie mani sarebbe cosa troppo violenta, si ritiene tuttavia esente dalla violenza se mangia carne di animali uccisi da altri. Questa opinione è superficiale e non è approvata da alcuna autorità spirituale autentica. Secondo la legge del karma, tutti coloro che hanno collaborato all'uccisione di un animale sono colpevoli; cioè chi ha dato il permesso di caccia, chi ha sparato, chi compra la carne, chi la cucina e chi la mangia.

Questo viene ricordato nella Manu-samhita, un libro di antichi codici civili e religiosi dell'India, che enumera le suddette forme di correità. Del resto è giusto che sia così: in tribunale, "tutti" coloro che hanno partecipato a un delitto sono ritenuti responsabili, e in particolare coloro che comprano il servizio dell'assassino. L'uomo ha un'insoppprimibile tendenza a "crescere" psicologicamente e spiritualmente, e il mezzo che ha a disposizione per questa crescita sono tutti i suoi pensieri e le sue azioni. La Bibbia dice: "Raccoglierai ciò che avrai seminato." Anche le sottili leggi del karma ci fanno sapere che il raccolto psicologico di chi pratica direttamente o indirettamente e con continuità l'atto di uccidere sono i tratti negativi del carattere, come la crudeltà, la depressione, l'arroganza, l'apatia, l'insensibilità, l'ansietà e l'invidia. Chi adotta la dieta vegetariana trova più facile diventare tranquillo, sereno, produttivo e altruista.  Come ha affermato il fisico Albert Einstein: "Un sistema di vita vegetariana, con i suo benefici effetti sul carattere degli uomini, porterebbe benefici a tutti." Ma quando lo spirito dell'uomo è inquinato dagli effetti di un karma negativo, risultante dalle azioni violente, nasconde le sue buone qualità.


La causa della violenza

Oggi, nonostante il notevole progresso scientifico e tecnologico, il mondo è percorso da un'ondata di incredibile violenza: guerre, terrorismo, delitti, vandalismo, abusi contro l'infanzia e l'aborto. Da quando, nel 1945, nacquero le Nazioni Unite, sono state combattute più di 140 guerre e, in America, vengono assassinate ogni anno circa 20 mila persone. Visto il fallimento di tanti provvedimenti politici e sociali, è forse il caso di analizzare il problema da un diverso punto di vista: quello delle leggi del karma. Si potrebbe provare a domandarsi se la causa di tutta questa incontrollabile violenza non si debba far risalire al brutale eccidio di animali innocenti che si continua a compiere. Nelle sue note allo Srimad-Bhagavatam, Srila Prabhupada fa notare che la violenza diffusa tra gli uomini è una reazione karmica allo sterminio di animali. "Oggi la pietà non esiste più e di conseguenza gli uomini continuano a combattersi in numerose guerre, senza arrivare a capire che, per il fatto di uccidere impunemente tanti animali, sono anch'essi condannati a essere uccisi in guerra come animali.

Ciò è evidente soprattutto nei paesi occidentali, dove esistono innumerevoli mattatoi e, dove, ogni cinque o dieci anni scoppia una guerra terribile nella quale migliaia e migliaia di persone sono macellate ancora più crudelmente degli animali. A volte in guerra, i militari tengono prigionieri i nemici in campi di concentramento e li uccidono atrocemente: queste sono reazioni provocate dalla libertà di cacciare e macellare animali." Talvolta viene posta questa domanda: "Se l'atma (anima) è completamente trascendentale rispetto al corpo, perché dovrebbe essere considerata un'ingiusta violenza anche la morte procurata per evitare forti sofferenze? La Bhagavad-gita dice: "Per l'anima non c'è né la nascita né la morte. Esiste e non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore."

Nelle  note allo Srimad-Bhagavatam, Srila Prabhupada risponde in questo modo: "Tutti gli esseri viventi devono completare un certo periodo prima di entrare a occupare un particolare corpo materiale; devono finire il tempo stabilito prima di passare al corpo successivo. Perciò uccidere un animale o qualunque altra creatura non fa altro che impedirgli di portare a termine il periodo di prigionia in quel certo corpo: non si deve uccidere mai per la propria gratificazione. Uccidere è sempre peccato." In poche parole, uccidere un animale significa interromperne l'evoluzione verso altre specie. Si può anche descrivere l'ingiustizia dell'uccidere animali con questo paragone: il corpo è come una casa dove l'anima, l'atma, dimora. Come chi viene improvvisamente buttato fuori dalla propria casa prova dolore e disagio, allo stesso modo l'essere vivente soffre per tutto il periodo che lo separa dal successivo corpo materiale, cioè la sua futura casa. Per l'essere umano questo coroo porta anche tribolazioni prenatali, durante il concepimento nel ventre materno, dove è facile preda di malattie, infezioni alla pelle e altri inconvenienti derivanti dalle abitudini alimentari della madre.

Non si uccidono anche i vegetali? Un'altra domanda metafisica posta di frequente è questa: "Se tutto ciò che vive è dotato della stessa anima spirituale, perché è lecito mangiare cereali, verdura... e non la carne? I vegetariani non sono colpevoli di uccidere le piante?" Si può subito rispondere che frutta, latte, noci e cereali, cioè il cibo vegetariano, si ottiene senza bisogno di uccidere ma anche nei casi in cui si toglie la vita alla pianta questa soffre molto meno intensamente di un animale quando viene ucciso perché il sistema nervoso della pianta è molto meno sviluppato. E' chiaro che c'è una notevole differenza tra il raccogliere una carota dalla terra e l'uccidere un agnello. Tuttavia, anche uccidendo una pianta si dovranno sicuramente subire reazioni karmiche negative. Ecco perché il Signore Supremo, Krishna, spiega nella Bhagavad-gita che l'uomo non solo mangerà cibo vegetariano, ma lo dovrà anche offrire a Lui.

Se celebriamo questo rito, Krishna ci protegge dalle reazioni negative , altrimenti saremo noi stessi responsabili. La Gita stabilisce: "I devoti di Krishna sono liberati da ogni peccato perché mangiano cibo che è stato prima sacrificato a Dio. Gli altri, che preparano il cibo solo per il proprio appagamento, in verità si nutrono solo di peccato." Srila Prabhupada ha elaborato questo principio di vegetarianesimo spirituale: "Gli esseri umani, ai quali il Signore ha fornito cereali, verdura, frutta e latte, hanno il dovere di riconoscere la misericordia del Signore. In segno di gratitudine dovrebbero sentirsi debitori verso di Lui per il loro cibo che devono prima offrire a Lui per poi dividere quello che resta." Con questo cibo santificato, chiamato prasada, si è protetti dalle reazioni karmiche e si progredisce spiritualmente.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.59

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