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Reincarnazione2

Viviamo più di una volta?

 



di Jayadvaita Svami

 

All'età di circa un anno e mezzo Sukla Gupta era solita prendere tra le braccia un cuscino o un pezzo di legno che chiamava Minu e identificava come sua figlia. E se volete credere alla storia, Sukla, mostrò nei tre anni successivi, che Minu era davvero sua figlia, in una vita passata. Sukla, la figlia di un ferroviere di Kampa, un villaggio del Bengala, in India, è uno dei rari bambini le cui testimonianze e comportamenti provano la teoria che asserisce la sopravvivenza della personalità alla morte del corpo per continuare il suo viaggio attraverso un altro corpo. Questa è la teoria della reincarnazione.

  

Per circa cinquecento milioni di persone nel mondo la reincarnazione è più che una teoria: è un dato di fatto, una parte della loro comprensione quotidiana. E' ciò che hanno imparato dalle loro scritture, ciò che per generazioni i loro antenati hanno creduto per migliaia di anni.  A parte la gente d'oriente, i filosofi occidentali, tornando in dietro per lo meno fino a Platone, hanno trovato ragionevole credere che le nostre anime abbiano vissuto precedentemente in altri corpi, in altre vite e che ne vivranno ancora di nuove. Ma se abbiamo vissuto altre vite, perché non le ricordiamo? La memoria gioca brutti scherzi. Siamo fortunati se ci ricordiamo dove abbiamo messo le chiavi della macchina. Quindi anche se le vite passate sono un dato di fatto non è affatto sorprendente che non riusciamo a ricordarle.

 

Però almeno qualcuno di noi sembra essere in grado di farlo. Sukla non parlò solo di sua figlia Minu ma anche di suo marito, "il padre di Minu" (una moglie indù non si riferisce mai a suo marito chiamandolo per nome) e dei suoi fratelli minori Khetu e Karuna che, da quello che diceva, vivevano tutti a Rathtala nel distretto di Bhatpara.  I familiari di Sukla, i Gupta, conoscevano Bhatpara: era una città situata a circa venti chilometri a sud di Kampa, il loro villaggio, ma non avevano mai sentito parlare di Rathtala o della gente di cui Sukla aveva parlato. In seguito Sukla sviluppò un forte desiderio di recarsi in quel luogo affermando che se i suoi genitori non l'avrebbero accompagnata sarebbe andata da sola.

  

Cosa fare quando una figlia comincia a parlare in tal modo? Sri Sen Gupta, il padre di Sukla, parlò dell'accaduto ad alcuni amici e menzionò il fatto anche a un suo collega Sri S.C. Pal il quale viveva vicino Bhatpara e aveva due cugini che vivevano là. Attraverso i suoi due cugini scoprì che esisteva davvero un villaggio chiamato Rathtala nel quale viveva un uomo di nome Kethu. Kethu aveva avuto una cognata di nome Mana che era morta parecchi anni prima, nel 1948, lasciando una figlia in fasce di nome Minu. Sri Sen Gupta decise di saperne di più.  La storia di Sukla è solo una delle duemila storie di reincarnazione raccolte dal dott. Ian Stevenson, professore di psichiatria all'università della Virginia. In più di vent'anni il dott. Stevenson ha messo insieme testimonianze che suggeriscono il ricordo di vite passate. Il dott. Stevenson ha investigato personalmente milletrecento casi di reincarnazione tra i quali quello di Sukla.

  

Quando qualcuno sembra avere memorie veritiere di una vita precedente il dott. Stevenson sottopone a un'intervista l'interessato, la gente intorno a lui e se è possibile anche le persone che sembra ricordare dall'altra vita cercando un modo razionale per spiegare il caso. Cerca storie che fanno acqua, con particolari divergenti tra di loro o testimonianze non fidate. Ma a volte, come nel caso di Sukla, spiegazioni razionali non sembrano proprio adatte.  Dopo aver appreso l'esistenza della famiglia di Rathtala, Sri Sen Gupta decise di acconsentire al desiderio di Sukla di recarsi là e con il consenso della famiglia organizzò una visita. Sukla affermò di poter mostrare la via di casa.

  

Così nel 1959, quando Sukla aveva appena cinque anni, Sri Sen Gupta accompagnato da cinque membri della sua famiglia si recarono con lei a Bhatpara. Una volta sul luogo Sukla guidò il gruppo e, evitando ogni possibile strada sbagliata, li guidò dritti alla casa di Amritalal Chakravarty il suo presunto suocero della vita precedente. Mentre il gruppo arrivava Sri Chakravarty si trovava sulla strada. Quando Sukla lo vide abbassò gli occhi timidamente seguendo il costume di una giovane donna in presenza di un parente anziano. Ma quando Sukla fece per entrare in casa sembrò confusa, sembrava non sapere quale fosse l'ingresso giusto. La sua confusione era tuttavia motivata: dopo la morte di Mana, la donna di cui Sukla sembrava ricordare l'esperienza, l'ingresso della casa era stato spostato dalla strada principale a una strada secondaria.  Il gruppo capì immediatamente che Sukla era in grado di riconoscere non soltanto la casa ma anche le persone che vi abitavano compresi coloro che indicò come la suocera, i suoi cognati, suo marito e sua figlia.

 

Frode? Quando qualche attrice di Hollywood afferma di ricordare una vita passata come regina della Persia questa è, con tutta probabilità, la risposta esatta, ma in questo caso si tratta di una bambina di villaggio. Sukla cominciò a raccontare della sua vita passata non appena fu in grado di parlare. Inoltre conosceva una quantità di particolari su persone che né lei né i suoi parenti avevano mai incontrato. Un'attenta investigazione ha mostrato che non ci sono segni di frode e che la bambina non avrebbe potuto apprendere tali informazioni in nessun altro modo, oltre al fatto che il suo comportamento si adeguava alla storia della sua vita passata.  Nella casa di Amritalal Chacravarty Sukla si trovò davanti a circa trenta persone e quando gli fu chiesto di indicare suo marito lei correttamente indicò Sri Haridhana Chakravarty che, seguendo l'appropriata etichetta indù, lo identificò come il "padre di Minu".

 

Sukla e Haridhana Chakravarty si incontrarono ancora diverse volte e Sukla aspettava queste occasioni con gioia. Una volta, quando lui doveva farle visita in casa sua, Sukla disse alla sua famiglia di cucinare per lui il suo piatto preferito che consisteva in una preparazione a base di pesce cucinato in un certo modo. La famiglia fece ciò che Sukla aveva detto e più tardi scoprirono che corrispondeva alla verità.  Sukla si comportava con Haridhana Chakravarty come una perfetta moglie indiana. Dopo che lui aveva consumato i suoi pasti Sukla mangiava ciò che era rimasto nel suo piatto come farebbe una devota moglie indù. Ma non accettò mai del cibo dal piatto di nessun altro.

 

Per cercare di spiegare questo tipo di comportamento in modo razionale si fa avanti un'ipotesi che è tecnicamente conosciuta col nome di criptomnesia ovvero "memoria nascosta". Gli psicologi spiegano che la nostra mente registra più di ciò che noi consciamente ricordiamo. Sotto ipnosi un uomo anziano può vividamente descrivere la festa del suo quinto compleanno, un evento per il quale la sua coscienza normale ha perso tutti i dettagli, oppure potrebbe raccontare esattamente la trama di una storia letta trent'anni prima in un libro da tempo dimenticato. Così l'ipotesi della criptomnesia presuppone che ciò che sembrano ricordi di una vita passata non sono altro che i ricordi di qualcosa sentita o letta e apparentemente dimenticata.

 

Questa può essere infatti la spiegazione migliore alle molte "regressioni alle vite precedenti" diventate popolari attraverso l'ipnosi. Essendogli stato chiesto dall'ipnotizzatore di regredire a una vita precedente, il soggetto, ubbidientemente, cerca nelle sue esperienze dimenticate e utilizza tali informazioni per "mettere in scena" un'esistenza passata completamente fasulla.

 

In un caso famoso, nel 1906, la figlia di un ecclesiastico, sotto ipnosi, descrisse vividamente un'esistenza passata alla corte del re Riccardo II. La ragazza fornì un'infinità di particolari, della maggior parte dei quali fu provata la veridicità anche se molti erano talmente oscuri da richiedere ricerche su codici di storia che la ragazza non poteva aver letto. In fine però si scoprì che tutti i dettagli riportati erano narrati in un romanzo, Countess Maud, che la ragazza aveva letto all'età di dodici anni e che aveva, in seguito, completamente dimenticato.

 

Bisogna ricordare però che il caso di Sukla riguarda una bambina di meno di cinque anni e che il suo ricordo del passato ha avuto luogo non sotto ipnosi ma come parte della sua coscienza attiva.  Possiamo supporre che abbia raccolto tali memorie in modo normale, ma è solo una supposizione poiché non esiste alcuna prova di un normale canale attraverso il quale tali ricordi potrebbero essere stati acquisiti. Inoltre Sukla non solo ricordò delle informazioni ma fu in grado di riconoscere persone che nella sua vita attuale le erano completamente estranee.  Sukla fu in grado di riconoscere la suocera di Mana in un gruppo di trenta persone. Indicò Kshetranath, il cognato di Mana, del quale conosceva anche il soprannome "Khetu" e riconobbe anche un altro cognato chiamandolo con il suo soprannome "Kuti" ma fu anche in grado di riportare il suo nome di nascita, Karuna, che nemmeno i suoi vicini conoscevano.

 

Raccontò anche che il suo primo figlio, un maschio, era morto durante l'infanzia, cosa che rispondeva a verità. Tra le lacrime riconobbe la figlia di Mana, Minu che colmò di affetto.  Se non esiste una interpretazione razionale per spiegare tutto ciò forse esiste qualche altra spiegazione meno razionale. Forse Sukla aveva appreso informazioni sulla vita di Mana e sulla sua famiglia attraverso una percezione extrasensoriale.

 

Ricerche hanno chiaramente mostrato che esiste l'ESP (percezione extrasensoriale). In esperimenti rigidamente controllati il dott. J.B. Rhine e altri parapsicologi hanno mostrato prove convincenti sull'esistenza della telepatia (la capacità di leggere i pensieri di un'altra persona) e su quella della chiaroveggenza (la capacità di percepire oggetti ed eventi senza l'utilizzo dei sensi). Gli esperimenti hanno mostrato che entrambi la chiaroveggenza e la telepatia possono agire su una lunga distanza. Sebbene sia difficile credere nell'ESP, per usarla nello spiegare un caso come quello di Sukla sarebbe necessario credere in una superEPS. Questa bambina di cinque anni non solo avrebbe dovuto avere un incredibile potere psichico ma avrebbe anche dovuto usarlo per raggiungere una famiglia specifica in una città sconosciuta per imparare dettagli intimi sulla loro vita. Avrebbe inoltre dovuto essere selettiva su ciò che il suo radar psichico doveva captare così che lei potesse, per esempio, ricordare la locazione della casa del suocero ma non essere al corrente del cambiamento dell'ingresso dopo la morte di Mana.

 

E poi, per motivi ancora sconosciuti, Sukla avrebbe dovuto modellare tutte le informazioni in una messa in scena nella quale lei si immerse nel ruolo della scomparsa Mana.  Ciò che colpisce di più nella vicenda di Sukla sono i forti sentimenti materni verso Minu. Fin dalla più tenera infanzia Sukla aveva giocato a cullare Minu tra le sue braccia e non appena aveva imparato a parlare raccontò del suo desiderio di essere con Minu. L'incontro di Sukla e Minu presentò tutte le caratteristiche di una ricongiunzione tra madre e figlia.

 

Una volta, la cugina di Mana, mise alla prova Sukla dicendole falsamente che Minu, che si trovava a Rathtala, era malata di una febbre molto alta. Sukla cominciò a piangere e ci volle del tempo per rassicurala che in effetti Minu stava bene.  Minu aveva dodici anni e Sukla solo cinque e Minu era più alta di Sukla ma, afferma il Dott. Stevenson "All'interno di questa limitazione, Sukla impersonò esattamente il suo ruolo di madre verso una figlia amata". Dopo aver preso in considerazione altre possibilità, il dott. Stevenson con cautela suggerì che forse si potrebbe capire meglio questo caso accettando che Sukla era la madre di Minu, proprio come lei pensava di essere.  Ciò ci riporta all'idea della reincarnazione. Di certo la "scienza" non potrà mai provare la realtà della reincarnazione. In questo campo la "scienza" non sarà mai in grado di provare niente. Tutto ciò che la scienza può fare è accumulare dati il più attentamente possibile per poi cercare di spiegarli nel modo più consistente e ragionevole ma quando la quantità dei dati aumenta anche le spiegazioni devono farlo.

 

Grazie al lavoro del dott. Stevenson e di altri ricercatori attualmente ci troviamo di fronte a una quantità di dati considerevole i quali sembrano suggerire la reincarnazione come un dato di fatto. Ma la scienza non ha avuto molto successo nel chiarire qual è questo fatto. Come funziona? Perché succede? Chi o che cosa si reincarna? Quanto tempo trascorre tra una nascita e l'altra? Questo succede a tutti o solo a qualcuno di noi?  Forse un giorno le investigazioni scientifiche troveranno una risposta a queste domande ma per ora gli investigatori non possono fare altro che mettere insieme dati e indagare. Se tutti si reincarnano si può pensare che ciò accadrà anche a noi, magari innumerevoli volte, prima che la scienza inizi a capire che cosa sta succedendo. I membri del movimento Hare Krsna hanno tuttavia un modo di comprensione diverso.  Trovandosi di fronte a una macchina sconosciuta ma complessa si può osservarla cercando di capire come funziona, si può giocare con gli accessori e vedere cosa succede. Si possono chiamare gli amici e avere la loro opinione su quale possa essere la funzione dei bottoni, delle marce e dei fili. E forse si riuscirà a capire. Forse.

 

Ma il modo sicuro di capire il funzionamento di una macchina è di impararne il funzionamento da colui che l'ha costruita.  Così il modo diretto per capire la macchina dell'universo, compresa la sottile macchina della reincarnazione, è di avere informazioni su di essa dalla persona che si trova dietro. Il fatto che vi sia una persona dietro tale macchina è quasi autoevidente. E' assiomatico. Di certo si è liberi di rifiutare l'assioma ma poi ci si trova di fronte al compito di spiegare come le cose siano "avvenute così" di spiegare come le cose "avvenute così" nell'universo siano in grado di funzionare insieme senza alcuna intelligenza dietro tutto ciò.

 

Si può dire che tutto sia avvenuto "per caso". (Il che non rappresenta affatto una spiegazione). Si può attribuire tutto a una forza impersonale che senza alcuna intelligenza o volontà fa si che tutto funzioni. Oppure si può evitare il problema affermando che tutto ciò che vediamo è solamente un'illusione: "La macchina non esiste affatto". Ma allora si deve spiegare da dove provenga l'illusione e questo riporta al punto di partenza.  E' più semplice, oltre che più ragionevole, affermare che dietro il lavoro della macchina cosmica si trova l'intelligenza suprema, ossia la Persona Suprema. Questo è l'essere al quale ci riferiamo quando usiamo il nome Krishna.  Per varie eccellenti ragioni, accettiamo che il libro conosciuto con il nome di Bhagavad-gita trasmetta le parole di Krsna stesso. Quindi i membri del movimento Hare Krsna, come hanno fatto i devoti di Krishna per migliaia di anni, imparano i meccanismi della reincarnazione dalle parole della Bhagavad-gita.

 

Nella Bhagavad-gita, Krishna spiega che tutte le anime sono soggette a reincarnarsi: "La morte è certa per chi nasce e la nascita è certa per chi muore." Krishna paragona questo viaggio attraverso una successione di vite al cambiamento dei vestiti. Il nostro vero sé, l'anima, è eterno ma passa attraverso corpi temporanei, uno dopo l'altro. Quindi, quando passiamo da un corpo all'altro, diventiamo persone diverse non più di quanto lo diventiamo quando cambiamo vestito o quando passiamo dall'infanzia all'età adulta. Siamo sempre la stessa persona ma vediamo il nostro corpo e la nostra mente trasformarsi da quelli di un bambino a quelli di un adulto. Analogamente, spiega Sri Krishna, la morte non è altro che il passaggio da un corpo a un altro.

 

La morte è il più grande trauma esistente e una volta giunti dall'altra parte si dimentica tutto ciò che stava accadendo nella vita passata, proprio come una persona che si addormenta dimentica ciò che le attività compiute durante il giorno e, nello stesso modo, quando si sveglia dimentica i sogni avuti durante la notte. In rari casi i ricordi possono continuare, come sembra accadere nel caso di Sukla Gupta. Sukla ricordava la sua casa, la sua famiglia e anche i vestiti che le appartennero nella vita precedente. Lei parlava dei tre sari che era solita indossare, specialmente dei due fatti di fine seta di Benares. Quando visitò quella che lei indicò come la sua casa precedente, trovò i sari conservati in un baule insieme a vestiti appartenenti ad altri. Tirò fuori i tre sari che diceva essere suoi e che infatti erano appartenuti a Mana. Sukla parlava di una brocca di ottone situata in una stanza particolare della casa. Quando la visitò la brocca si trovava ancora là.

 

La stanza era stata la camera da letto di Mana e Sukla indicò correttamente dove si trovava il letto e quando vide la vecchia macchina da cucire che era stata di Mana i suoi occhi si riempirono di lacrime. Anche se dimentichiamo le nostre vite passate esse influenzano tuttavia il nostro presente. La Bhagavad-gita afferma che ciò che abbiamo compiuto e pensato nelle nostre vite passate ha determinato il tipo di corpo nel quale ci troviamo attualmente e che con le nostre attività presenti stiamo pavimentando la nostra strada per la nostra vita successiva.

 

Secondo la Bhagavad-gita, noi siamo passati attraversi milioni di vite e probabilmente dovremo passarne altrettante altre. Alcune di esse potrebbero essere in corpi di esseri umani e altre in quelli di specie di vita inferiori come gli animali e le piante. Ma, afferma la Gita, attraverso la realizzazione spirituale ci si può liberare da questo ciclo infinito di reincarnazioni, si può trascendere l'esistenza materiale e tornare nella nostra casa eterna, il mondo spirituale, insieme a Krishna. La Gita insegna che ognuno di noi è eterno, che Krishna è eterno e che la nostra vera esistenza è la nostra vita eterna con Krishna. Mentre viaggiamo di vita in vita non possiamo soffermarci su niente poiché tutto, in questo mondo materiale, è temporaneo. Tutto ciò che è materiale svanisce e, alla fine, tutto si rivela una perdita. Perciò la Bhagavad-gita consiglia in questa vita umana di utilizzare pienamente la nostra energia e il nostro tempo per la realizzazione spirituale.

 

Arrivata all'età di sette anni i ricordi della vita precedente di Sukla cominciarono a svanire ma prima che i suoi ricordi l'ebbero lasciata, quella vita era già passata.  Sukla aveva menzionato che nella sua vita passata, come Mana, aveva avuto due mucche e un pappagallo ma dopo la morte di Mana le mucche erano morte e il pappagallo era volato via.

Studio sulla Bhagavad-gita


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