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La Parampara

Parampara: Conoscenza attraverso la succesione di maestri

 

sri bhagavan uvaca
imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave 'bravit

 

Il Signore Supremo, Sri Krisna, disse: Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, il padre del genere umano; Manu a sua volta, l'ha insegnata a Iksvaku. (B.g. - 4.1)

Molte ere fa Krishna impartì la coscienza divina della Bhagavad-gita a Vivasvan, il dio del sole. Per quanto ne sappiamo, il sole è un posto molto caldo, e non consideriamo che sia possibile per qualcuno viverci. Non è neanche possibile avvicinarsi troppo al sole con questi corpi, e della letteratura vedica possiamo capire che il Sole è un pianeta come questo, solo che ogni cosa là è composta di fuoco. Sappiamo che mentre la costituzione predominante di questo pianeta è la terra, in altri pianeti gli elementi che predominano sono il fuoco, l' acqua e l'aria.

Perciò gli esseri viventi su quei diversi pianeti hanno un corpo composto di elementi che corrispondono all' elemento predominante di quel pianeta; si può quindi capire che gli esseri che vivono sul Sole hanno corpi composti di fuoco. Tra tutti gli esseri che abitano il Sole la personalità principale è un deva, il cui nome è Vivasvan. Egli è noto come Surya-narayana. Su tutti i pianeti si trovano personalità  principali, proprio come negli Stati Uniti la persona più importante è il presidente. Dal Mahabharata, opera vedica che tratta della storia dell' India, sappiamo che inizialmente c'era soltanto un re su questo pianeta, e il suo nome era Mahararaja Bharata. Egli governò circa 5000 anni fa, e il pianeta prese il nome da lui. In seguito la Terra fu divisa in tanti differnti nazioni. Così di solito c'è una sola persona  deputata al controllo dei vari pianeti dell'universo e a volte ce ne sono molte.

Da questo primo verso  del quarto capitolo della Bhagavad-gita apprendiamo che milioni di anni fa Sri Krisna impartì la coscenza del karma-yoga al deva del Sole, Vivasvan. Sri Krishna, che impartisce gli insegnamenti della Bhagavad-gita ad Arjuna, indica qui che questi insegnamenti non sono affatto nuovi, ma furono enunciati in molte epoche antecedenti su un pianeta differente.   Vivasvan, in seguito, ripeté questi insegnamenti a suo figlio Manu, e Manu a sua volta, impartì la conoscenza al suo discepolo Iksvaku. Maharaja Iksvaku, antenato del re Ramacandra, fu un grande re. Un punto importante da segnalare qui è  che se si vuole imparare la Baghavad-gita e trarne profitto, occorre seguire un procedimento particolare che è qui descritto. Non è la prima volta che Krishna sta esponendo la Bhagavad-gita ad Arjuna. Le autorità  vediche hanno valutato  che il Signore impartì queste istruzioni divine a Vivasvan circa 400 milioni di anni fa. Dal Mahabharata comprendiamo che la Bhagavad-gita fu esposta ad Arjuna all'incirca 5000 anni fa. Prima di Arjuna gli insegnamenti furono trasmessi attraverso la successione di maestri, ma durante questo lungo periodo di tempo gli insegnamenti andarono perduti.

evam parampara-praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

sa evayam maya te 'dya
yogah proktah puratanah
bhakto 'si me sakha ceti
rahasyam hy etad uttamam

Questa scienza suprema fu così trasmessa in successione da maestro a discepolo, e i re santi la ricevettero in questo modo; nel corso del tempo, tuttavia, la catena di maestri si è interrotta e  questa  scienza così com'è sembra ora perduta. Oggi, questa antichissima scienza della relazione col Supremo la espongo a te, perché tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi quindi capirne il mistero trascendentale. (B.g. - 4.2-3)

Nella Bhagavad-gita sono delineati numerosi metodi di yoga - bhakti-yoga, karma-yoga, jnana-yoga, hatha-yoga - ed è per questo che qui si parla di yoga. La parola yoga signica "unire", e infatti lo yoga insegna a unire la propria coscenza a Dio. E' un mezzo per riunirci a Dio, ossia per ristabilire la nostra relazione con Lui.

Nel corso del tempo questo yoga impartito da Sri Krishna andò perduto. Perché? Non c'erano forse saggi eruditi al tempo in cui Sri Krishna stava parlando ad Arjuna? No, i saggi presenti a quel tempo erano molti. Dicendo "perduta" si vuole indicare che la spiegazione della Bhagavad-gita andò perduta. Gli studiosi potrebbero offrire la loro interpretazione della Bhagavad-gita analizzandola secondo i loro capricci, ma quella non sarebbe la Bhagavad-gita. Questo è il punto che Sri Krishna sta mettendo in luce, e uno studente della Bhagavad-gita dovrebbe prenderne nota. Una persona potrebbe essere un ottimo studioso dal punto di vista materiale, ma questo non loqualifica per commentare la Bhagavad-gita. Se vogliamo comprendere la Bhagavad-gita, dobbiamo accettare il principio della successione dei maestri (parampara). Dobbiamo entrare nello spirito della Bhagavad-gita, non limitarci ad avvicinarla secondo l'ottica dell'erudizione.

Perché tra tutte le persone, Krishna scelse proprio Arjuna come destinatario di questa conoscenza? Arjuna non era affatto un grande studioso né uno yogi, non era un meditatore o un santo. Era un guerriero pronto ad impegnarsi in battaglia. C'erano molti grandi saggi che vivevano a quel tempo, e Sri Krishna avrebbe potuto comunicare la Bhagavad-gita a loro. La risposta è che sebbene fosse un uomo comune, Arjuna aveva una grande qualifica, bhakto'si me sakha ceti: "Tu sei Mio devoto e Mio amico". Questa era la qualifica essenziale di Arjuna, una qualifica che i saggi non avevano. Arjuna sapeva che Krishna era Dio, la Persona Suprema, perciò si arrese a Lui, accettandoLo come suo maestro spirituale. Senza essere devoti di Sri Krishna, non è possibile capire la Bhagavad-gita. Se si vuole capire la Bhagavad-gita, non si può cercare aiuto in altri metodi. Come è prescritto nella Bhagavad-gita stessa è necessario comprenderla come fece Arjuna. Se vogliamo capire la Bhagavad-gita in altro modo, o darle un'interpretazione individuale, potremmo fare sfoggio di erudizione, ma non sarà  più la stessa Bhagavad-gita.

Coll'erudizione forse potremmo inventare qualche teoria della Bhagavad-gita, proprio come fece Mahatma Gandhi quando la interpretò nel tentativo di sostenere la sua teoria di non-violenza. Com'è possibile dimostrare la non-violenza sulla base della Bhagavad-gita? Il tema della Bhagavad-gita implica la riluttanza di Arjuna a combattere e l'esortazione di Krishna ad uccidere i suoi oppositori. Krishna, infatti, spiega ad Arjuna che la battaglia è già  stata decisa dal Supremo e aggiunge che le persone riunite sul campo di battaglia erano predestinate a non tornare più sulla Terra. Era nel programma di Krishna che i guerrieri fossero tutti destinati a morire, e Krishna diede ad Arjuna l'opportunità  di avere il credito della vittoria. Se nella Bhagavd-gita il fatto di combattere era considerato una necessità, come sarebbe possibile servirsi della Bhagavad-gita per dimostrare la non-violenza? Queste interpretazioni celano il tentativo di distorcere la Bhagavad-gita. Non appena la Gita è interpretata secondo le motivazione di un individuo, la sua finalità è perduta. E' affermato che non è possibile raggiungere la conclusione della letteratura vedica servendosi della logica o dell'argomentazione. Sono molte le cose che non rientrano nell'ambito della nostra logica. Per quanto riguarda le scritture, si trovano differenti descrizioni della Verità  Assoluta, e se le analizzassimo tutte ci sarebbe una grande confusione. Sono molti anche i filosofi che hanno opinioni diverse e sono sempre in contraddizione tra loro. Ma se non è possibile comprendere la verità  leggendo le varie scritture con gli argomenti della logica o con le teorie filosofiche, allora, come sarà  possibile raggiungerla? La risposta è che la saggezza della Verità  Assoluta è molto confidenziale, e solo seguendo le autorità, sarà  possibile comprenderla.

In India sono tuttora presenti le successioni di maestri che discendono da Ramanujacarya, da Madhvacarya, da Nimbarka, da Visnusvami e da altri grandi saggi. Sarà  possibile comprendere la letteratura vedica ascoltando da tali maestri spirituali superiori. Arjuna comprese la Bhagavad-gita da Krishna, e se noi desideriamo comprenderla, dobbiamo comprenderla da Arjuna, non da qualche altra fonte. Se abbiamo qualche conoscenza  della Bhagavad-gita, dobbiamo vedere quanto essa corrisponda alla comprensione di Arjuna. Se capiamo la Bhagavad-gita nello stesso modo di Arjuna, dovremmo sapere che la nostra comprensione è corretta. Questo dovrebbe essere il criterio per il nostro studio della Bhagavad-gita. Se aspiriamo a ottenere il beneficio che ci può venire dalla Bhagavd-gita, dobbiamo seguire questo principio. La Bhagavd-gita non è un libro ordinario che è possibile acquistare al mercato, un libro che può essere letto e compreso con la semplice consultazione di un dizionario. Questo non è possibile. Se così fosse, Krishna non avrebbe mai detto ad Arjuna che la scienza era andata perduta.

 Non è difficile capire la necessità  di servirsi della successione di maestri per comprendere la Bhagavad-gita. Se desideriamo essere avvocati, ingegneri o medici dobbiamo ricevere la conoscenza dagli avvocati, dagli ingegneri e dai medici autorevoli.Un nuovo avvocato deve diventare l'apprendista di un avvocato esperto, o un giovane che studia per diventare medico deve seguire un medico già  esperto e lavorare a fianco di coloro che sono già  professionisti competenti. La nostra conoscenza di un argomento non può essere perfezionata se non è ricevuta da fonti autorevoli.

Sono due i processi per ottenere la conoscenza - uno è induttivo e l'altro è deduttivo. Il metodo deduttivo è considerato più perfetto. Potremmo fare una premessa del tipo: "Tutti gli uomini sono mortali" e nessuno avrebbe bisogno di discutere su questo punto. E' generalmente accettato che sia così. La conclusione deduttiva è: "Il Signor Rossi è un uomo; perciò il Signor Rossi è mortale". Ma come si è giunti alla premessa che tutti gli uomini sono mortali? I seguaci del metodo induttivo preferiscono giungere a questa premessa servendosi di esperimenti e osservazioni. Potremmo così vedere che quest'uomo è morto e quell'uomo è morto, ecc., e dopo aver constatato la morte di così tanti uomini, potremmo concludere o generalizzare che tutti gli uomini sono mortali; tuttavia nel metodo induttivo vi è un grande difetto. Esso consiste nel fatto che la nostra esperienza è limitata. Forse non abbiamo mai visto un uomo che non sia mortale, ma giudichiamo ciò sulla base della nostra esperienza personale che è limitata. I nostri sensi hanno una potenza limitata, e inoltre ci sono i difetti del nostro stato condizionato. Ne consegue che il procedimento induttivo non è sempre perfetto, mentre il procedimentoo deduttivo che dicsende da una fonte di perfetta conoscenza Anch'esso perfetto. Quello vedico è un procedimento di questo genere.

Benché l'auotorità  sia riconosciuta sono tanti i passi contenuti nella Bhagavad-gita che sembrano dogmatici. Nel settimo capitolo, per esempio,Sri Krishna:

mattah parataram nanyat
kincid asti dhananjaya
mayi sarvam idam protam
sutre mani-gana iva

O conquistatore delle ricchezze, non esiste verità superiore a Me. Tutto su Me riposa come perle su on filo. (B.g. - 7.7)

Sri Krishna afferrma che non esiste un'autorità più grande di Lui, il che può apparire veramente dogmatico. Se io dicessi: "Non c'é nessuno più grande di me," la gente penserebbe: "Oh Svamiji é molto orgoglioso". Se un uomo condizionato da tante imperfezioni afferma di essere il più grande di tutti, sta bestemmiando. Krishna invece può parlare in questo modo perché dalle storie che parlano di Lui si può capire che mentre Lui era su questa Terra, Egli era considerato la più grande personalità del Suo tempo. In realtà Egli era il più grande in tutti i campi di attività.

Conformemente al sistema vedico ,la conoscenza ottenuta dall'autorità più elevata deve essere considerata perfetta. Secondo i Veda, vi sono tre categorie di metodi di acquisizione della conoscenza: pratyaksa, anumana e sabda. Il primo, pratyaksa, si ottiene mediante la percezione visuale diretta. Se una persona é seduta davanti a me, io posso vederla, e la mia conoscenza e del fatto che tale persona si trova seduta là è ricevuta attraverso gli occhi. Il secondo metodo, anumana, é auricolare: potremmo udire la voce dei bambini che giocano all' esterno, e attraverso l'udito possiamo presuppore che essi sono là. Il  terzo metodo consiste nell'accettare la verità da autorità superiori . Ognuno l'accetta sebbene mai abbia sperimentato che tutti gli uomini sono mortali. Dobbiamo accettare questo metodo per tradizione. Se qualcuno chiedesse: "Chi scoprì per primo questa verità? L'hai scoperto?" sarebbe molto  difficile poter rispondere. Tutto ciò che possiamo dire é che la conoscenza discende e che noi la accettiamo. Dei tre metodi di acquisizione della conoscenza, I Veda affermano che il terzo metodo, quello di ricevere la conoscenza da autorità superiori, è il più perfetto.

La percezione diretta é sempre imperfetta, specialmente nello stadio di vita condizionato. Grazie alla percezione diretta possiamo vedere che il Sole é del tutto simile a un disco, non più grande del piatto nel quale mangiamo. Dagli scienziati comunque giungiamo alla comprensione che il Sole é molte migliaia di volte più grande della Terra. Quindi che cosa dobbiamo accettare? Dobbiamo accettare l'affermazione degli scienziati, quella delle autorità, o la nostra esperienza? Non potendo in modo autonomo provare quanto sia grande il Sole, accettiamo il verdetto degli astronomi.  In questo modo accettiamo le affermazioni delle autorità in ogni settore delle nostre attività. Dai giornali e dalla radio veniamo a sapere avvenimenti di un certo genere stanno verificandosi in Cina, in India e in altri luoghi di tutto il mondo. Noi non sperimentiamo direttamente questi avvenimenti, né sappiamo se tali avvenimenti stiano davvero verificandosi, ma accettiamo l'autorità dei giornali e della radio. Non abbiamo altra scelta che credere nelle autorità al fine di ottenere la conoscenza. E quando l'autorità é perfetta, la nosta conoscenza é perfetta.

Secondo le fonti vediche, tra tutte le autorità Krishna é la più grande e la più perfetta (mattah parataram nanyat kincid asti dhananjaya). Non solo Krishna Si prooclama l'utorità più elevata, ma questo principio è accettato anche da grandi saggi e da anche dagli studiosi della Bhagavad-gita. Se non accettiamo Krishna come autorità e non prendiamo  le sue parole così come sono, non possiamo derivare alcun beneficio della Bhagavad-gita. Non é dogmatismo, é un fatto. Se studiamo minuziosamente ciò che Krishna dice, scopriremo che é giusto. Perfino eruditi come Sankaracarya, che hanno differenti opinioni riguardo a ciò che si riferisce a Dio, la Persona Suprema, ammettono che Krishna é svayam bhagavan, Krishna é il Signore Supremo.

La conoscenza vedica non é una scoperta recente. E' un'antica conoscenza completamente rilevata. Krishna Si riferisce ad essa con l'espressione pura-tanah, che significa antica. Krishna afferma che milioni di anni prima Egli aveva esposto questo yoga al deva del Sole, e noi non sappiamo quante migliaia di anni prima Egli l'avesse spiegato ad altri. Questa conoscenza viene ripetuta da sempre, come l'estate, l'autunno, l'inverno e la primavera si ripetono ogni anno. La nostra riserva di conoscenza é molto povera: noi non conosciamo neanche la storia di questo pianeta, se andiamo al di là dei 5000 anni, ma la letteratura vedica ci presenta storie che si riferiscono a milioni di anni fa. Non possiamo concludere che non c'era storia  solo perché non abbiamo conoscenza di ciò che avvenne 3000 anni fa su questo pianeta. Ovviammente si potrebbe anche non riconoscere la validità storica di Krishna. Si potrebbe dire che Krishna secondo il Mahabarata visse 5000 anni fa, e se le cose stavano così, non esiste nessuna possibilità che Egli ebbe esposto la Bhagavad-gita al deva del Sole tanti milioni di anni prima. Se io dicestsi di aver fatto un discorso sul Sole e al deva del Sole alcuni di milioni di anni fa, la gente direbbe:"Svamiji sta dicendo sciocchezze".Ma non é così per Krishna , perché Egli é Dio, la Persona Suprema. Si creda o no che Krishna espose la Bhagavad-gita al deva del Sole, questo fatto e accettato da Arjuna. Arjuna accetto Krisnha come il Signore Supremo, e sapeva quindi che era assolutamente possibile per Krisna aver parlato con qualcuno milioni di anni prima . Benchè Arjuna accetti personalmente le affermazioni di Sri Krisna, é al fine di chiarire la situazione  per la gente che sarebbe venuta  dopo di lui che s'informa:

arjuna uvaca
aparam bhavato janma
param janma visvasvatah
tvam adau proktavan iti

Arjuna disse: Vivasvan,il Dio del Sole, é nato molto prima di Te. Come concepire dunque che sia stato Tu all'inizio a impartirgli questa scienza? (B.g. - 4.4)

Effettivamente questa é una domanda molto intelligente, e Krisnha risponde nel modo che segue:

sri bhagavan uvaca
bahuni me vyatitani
janmani tava carjuna
tany aham veda sarvani
na tvam vettha parantapa

Il Signore Supremo disse: Entrambi tu ed Io, abbiamo attraversato innumerevoli nascite.Io posso ricordarle tutte, ma tu non puoi, o vincitore del nemico. (B.g. - 4.5)

Benché Krishna sia Dio, Egli Si incarna innumerevoli volte. Anche Arjuna, essendo un essere vivente, prende nascita numerose volte. La differenza fra Dio, che é la Persona Suprema, e un essere vivente é spiegata nel modo seguente, tany aham veda sarvani: Krishna ricorda gli avvenimenti delle Sue incarnazioni passate, mentr l'essere vivente non può ricordare . Questa é una delle differenze tra Dio e l'uomo. Dio é eterno, e anche noi siamo eterni, ma la differenza é che noi cambiamo sempre corpo. Al momento della morte dimentichiamo gli eventi della nostra vita; morte significa dimenticanza, questo é tutto. Di notte, quando andiamo a dormire, dimentichiamo di essere marito, dimentichiamo di essere padre. Ci dimentichiamo di noi stessi nel sonno, ma al risveglio ricordiamo di nuovo: "Ah, sì, io sono..., e devo fare questo e quello." E' un fatto che nelle nostre vite precedenti  avevamo altri corpi con altre famiglie, con altri padri, madri e vivevamo in alre nazioni, ma abbiamo dimenticato tutto ciò. Potremmo essere stati cani o gatti oppure uomini o deva - qualunque cosa noi fossimo, ora lo abbiamo dimenticato.

Nonostante tutti questi cambiamenti, in quanto esseri viventi noi siamo eterni. Come nelle vite precedenti ci siamo preparati ad avere questo corpo, in questa vita ci stiamo preparando per un altro corpo. Otteniamo i nosri corpi secondo il nostro karma, ossia sulla base delle nostre attività. Le persone influenzate dalla virtù vengono elevate ai pianeti superiori, in una condizione superiore di esistenza (B.g. - 14.14). Le persone che muoiono sotto l'influenza della passione rimangono sulla Terra, e quelle che muoiono influenzate dall'ignoranza possono cadere nelle specie animali di vita oppure possono essere  trasferite su un pianeta inferiore (B.g.- 14.15). Questo é il procedimento che si ripete continuamente, ma noi lo dimentichiamo. Una volta Indra, il re dei cieli, commise un'offesa ai piedi del suo maestro spirituale, e il suo maestro spirituale lo maledisse a prendere nascita come maiale. Così il trono del regno dei cieli rimase vacante perché Indra era sceso sulla Terra per diventare un maiale. Comprendendo la situazione, Brahma scese sulla Terra e parlò al maiale: "Mio caro signore, tu sei diventato un maiale su questo pianeta Terra. Io sono venuto per liberarti. Vieni subito con me". Ma il maiale rispose: "Oh, non posso venire con te. Ho tante responsabilità, i miei bambini, mia moglie e questa bella compagnia di maiali". Anche se Brahma promise di riportarlo nei cieli, Indra, nella forma di un maiale, rifiutò. E' questo ciò che viene definito oblio. In modo analogo, Sri Krishna viene e dice: "Che cosa stai facendo in questo mondo materiale? sarva-dharman parityaja mam ekam saranam vraja. vieni da Me, e Io ti darò ogni protezione". Ma noi rispondiamo: "Non credo in lei, signore. Ho affari più importanti qui". Questa è la posizione dell'anima condizionata: essa dimentica. Questa dimenticanza viene rapidamente dissipata se si segue il sentiero della successione di maestri.

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