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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

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Il japa che apre il cuore

Uno sguardo alle “Otto Istruzioni” di Sri Caitanya ed alla loro importanza per il japa,
la pratica individuale del canto Hare Krishna.

di Kalakantha Dasa

Una volta un amico mi parlò di questa analogia con la vita spirituale: uno stormo di oche acquista forza volando in una formazione a V, ma se un’oca cade, le altre non possono aiutarla. Nello stesso modo, sebbene coloro che ricercano la conoscenza si aiutino l’un l’altro, il successo in definitiva è legato allo sforzo personale e alla gentilezza del Signore Supremo, Sri Krishna.

La gentilezza di Krishna si rivela nel maha-mantra Hare Krishna: Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. La ripetizione di questa sacra vibrazione sonora apre il cuore ad una sempre maggiore comprensione di se stessi e all’intimità dell’amore per Dio, anche in chi non ha qualifiche. Questa analogia degli uccelli come si applica al canto Hare Krishna, una pratica così importante per la vita spirituale? Il canto di gruppo viene detto sankirtana o kirtana; il canto individuale è detto japa. Cantare in gruppo (kirtana) è come volare in formazione a V; si prende forza dagli altri. Si suona o si guardano gli altri che suonano gli strumenti, a turno si ascolta e si canta, e si segue il leader che varia il tempo e la melodia.

Quando invece si canta con il japa siamo soli con Krishna e con la nostra mente, che è sempre pronta a disturbarci. La più recente incarnazione di Krishna, Sri Caitanya Mahaprabhu, sebbene fosse un grandissimo erudito, ha lasciato solo otto versi scritti. Questi versi di suprema importanza, conosciuti come Siksastaka, mostrano che i nomi di Krishna rafforzano ed arricchiscono la vita spirituale. Eccoli tradotti in forma poetica, insieme a riflessioni sulla loro importanza per la fondamentale pratica spirituale individuale del japa.

ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam
sreyah-kairava-candrika-vitaranam vidya-vadhu-jivanam
anandambudhi-vardhanam prati-padam purnamrtasvadanam
sarvatma-snapanam param vijayate sri-krsna-sankirtanam

Glorie al sankirtana di Sri Krishna, che ripulisce il cuore da tutta la polvere accumulata da anni ed estingue il fuoco della vita condizionata, caratterizzata da ripetute nascite e morti. Questo movimento del sankirtana è la benedizione più grande per tutta l'umanità perché diffonde i raggi della luna delle benedizioni. È la vita di tutta la conoscenza trascendentale. Espande l'oceano della felicità trascendentale e ci abilita a gustare in pieno il nettare del quale siamo sempre ansiosi.


Il canto attento del japa apre il cuore verso sempre più elevati livelli d’amore per Dio, proprio come la forza della natura fa sbocciare il fiore di loto e fa sembrare che la luna cresca. Noi che cantiamo il japa spesso cominciamo la nostra seduta di canto senza entusiasmo, ansiosi o confusi. Quando finiamo, ci sentiamo forti e concentrati. Perché? Non perché il nostro respiro diventa regolare e le nostre menti si placano; durante il japa cambiamo perché, sebbene in modo maldestro, cantando il Suo nome ci associamo con Krishna.

Cantare in modo attento significa abbandonare i pensieri e i problemi per sottomettersi all’ascolto del mantra. Significa aver fiducia in Krishna e abbandonarsi a Lui con gli occhi ben aperti. Krishna risponde a questo desiderio di resa. Non appena ci rendiamo conto della presenza di Krishna, immediatamente i nostri cuori diventano felici e sereni. “Nella misura in cui vi abbandonate a Me,” dice Krishna nella Bhagavad-gita (4.11), “Io vi ricompenso.”

Contattare Krishna ogni giorno per mezzo del japa fa nascere un legame di fiducia che supera la semplice fede. Il japa diventa un rifugio, un posto sicuro dove andare quando sembra che la vita ci travolga. Il japa diviene sia simbolo che mezzo pratico per abbandonarci a Krishna e ogni volta che cantiamo con attenzione Krishna risponde. Cantare sul japa come se non avessimo nessun altro a cui rivolgerci tranne Krishna, libera dall’ansietà la nostra mente e il nostro cuore. Il canto ci trasforma da bambini spirituali ansiosi e concentrati su noi stessi in adulti spirituali sereni, gentili e pazienti.

In questo verso la frase sanscrita vidya-vadhu-jivanam si riferisce alla moglie (vadhu) del sapere trascendentale (vidya). Questa bella frase in tre parole sanscrite mostra come la bhakti (devozione) dia vita a jnana (conoscenza). Le Scritture forniscono la conoscenza, il japa favorisce la realizzazione di questa conoscenza, proprio come le dolci parole di una moglie incoraggiano e vivificano il marito. Se eseguito in modo appropriato, il canto Hare Krishna sui grani del japa diventa una gioia quotidiana. La vita materiale è come essere intrappolati senza via d’uscita in una foresta in fiamme, ma il fuoco verrà estinto dalle potenti onde di gioia liberate dall’attento canto del japa.

namnam akari bahuda nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrsi tava krpa bhagavan mamapi
durdaivam idrsam ihajani nanuragah

O mio Signore, solo il Tuo santo nome è in grado di conferire tutte le benedizioni agli esseri viventi e Tu hai centinaia e migliaia di nomi, come Krishna e Govinda. In questi nomi trascendentali Tu hai investito tutte le Tue energie trascendentali, inoltre non vi sono neanche regole difficili da seguire per cantarli. O mio Signore, per la Tua gentilezza ci concedi di avvicinarci facilmente a Te mediante i Tuoi santi nomi, ma io sono così sfortunato che non ho alcuna attrazione per essi.


Poiché il canto attento del japa porta a queste potenti realizzazioni, i devoti esperti nel canto si uniscono in questa pratica e a volte gli altri scambiano il loro naturale entusiasmo per fanatismo. Ma i seguaci di Sri Caitanya non sono fanatici, perché Sri Caitanya è assolutamente liberale e non settario. Come Egli dichiara in questo verso, qualsiasi nome di Dio, se cantato in modo appropriato, risveglia noi e gli altri. Perché un numero maggiore di persone non medita con questo semplice e profondo canto? Sebbene tutti percepiscano l’effetto di un inno trascinante o di un lamentoso invito a pregare, pochi ripetono l’esperienza dentro di sé cantando costantemente o anche regolarmente.

Perché non cantiamo? Sri Caitanya si lamenta, nanuraga: “Non ne ho il gusto.” Le persone intelligenti sperimentano un gusto per le attività benefiche come la lettura e lo sport; gli sciocchi si costruiscono abitudini molto dannose come gli intossicanti e l’azione rovina cervelli della TV. Nello stesso modo, il canto del japa è un gusto che si acquisisce. Comprendendo l’incomparabile valore della vita spirituale, il vero saggio impara a nutrire il proprio spirito con i santi nomi di Dio.

Il verso successivo spiega come si fa ad ottenere il gusto per il japa. Attenzione però: più cantiamo, più comprendiamo la grandezza di Krishna e più restiamo scioccati dalla nostra penosa condizione.

trnad api sunicena
taror api sahisnuna
amanina manadena
kirtaniyah sada harih

Si dovrebbe cantare il santo nome in un umile stato di mente, sentendosi più bassi di un filo di paglia nella strada; bisogna essere più tolleranti di un albero, privi di ogni sensazione di falso prestigio e sempre pronti a offrire i nostri rispetti agli altri. In tale stato di mente è possibile cantare il santo nome del Signore costantemente.


Devo confessare che cantando il japa negli anni ho scoperto molte cose sgradevoli su me stesso. Con le mie azioni sconsiderate ho offeso altri e mi sono comportato stupidamente centinaia di volte. Tuttavia mi avvicino al japa pensando con orgoglio: “So che cosa fare. Krishna è Mio. “ Non mi rendo conto che in verità io sono di Krishna. Il mio canto è fatto per il Suo piacere e il Suo piacere è il mio unico vero piacere.

Quando capirò che Krishna non ha alcun obbligo verso di me, vista la modestissima qualità della mia devozione? Quando capirò che ogni persona che vedo è un glorioso essere spirituale, figlio o figlia di Krishna, meritevole di ogni rispetto? Come faccio, viste le mie debolezze, ad essere così orgoglioso? Il japa mi ha aperto gli occhi. Sebbene faccia soffrire, una realtà spiacevole vale di più di una felicità illusoria. Nella misura in cui affronto i miei errori e ignoro quelli degli altri, gusterò il suono del nome di Krishna ininterrottamente.

na dhanam na janam na sundarim
kavitam va jagadisa kamaye
mama janmani janmanisvare
bhavatad bhaktir ahaitaki tvayi

Onnipotente Signore, io non voglio accumulare ricchezze, né desidero belle donne, né seguaci. Ambisco solo al Tuo servizio devozionale incondizionato nascita dopo nascita.

Che cosa voglio da Krishna? Alcune persone si rivolgono a Dio per il denaro. Alcune seguono il loro compagno verso Dio o si rivolgono a Dio per trovarne uno. Altre vengono a Dio per altri motivi, ma vi rimangono per godere dell’adorazione dei propri seguaci. Tutte queste motivazioni vengono meno, ma l’amorosa reciprocazione di Krishna ci sosterrà legandoci gioiosamente al Suo servizio.

Per godere dell’amorosa reciprocazione di Krishna dobbiamo cantare sul japa con molta attenzione. Perché? In parole semplici, Hare Krishna significa: “Caro Krishna, ti prego, permettimi di servirTi.” Perciò, quando cantiamo sul japa chiediamo ripetutamente di poter servire Krishna. Sebbene Egli non abbia bisogno di nulla, con gentilezza accetta il nostro servizio. È così dolce l’opportunità di servire Krishna che Sri Caitanya prega di averla rinunciando alla ricchezza, alla fama e all’amore.

ayi nanda-tanuja kinkaram
patitam mam visame bhavambudhau
krpaya tava pada-pankaja-
sthita-dhuli-sadrsam vicintaya

O figlio di Maharaja Nanda, io sono il Tuo eterno servitore; tuttavia in un modo o nell'altro sono caduto nell'oceano di nascita e morte. Per favore, portami via da questo oceano di sofferenze e ponimi come un granello di polvere ai Tuoi piedi di loto.


Rinunciando alla ricerca di amanti, denaro e fama, scopriamo una nuova realtà: corriamo un pericolo terribile. La morte incombe, ma noi siamo così attaccati a ciò che ci sta uccidendo che non ce ne curiamo e neppure ci occupiamo del servizio d’amore a Krishna, che ci può salvare dalla morte. Con gli anni ho imparato a temere Dio e ad amare le cose di questo mondo. Nello Siksastaka Sri Caitanya ci insegna ad amare Dio e a temere le cose di questo mondo.

Perché temere Dio, come se fosse Dio ad infliggerci la sofferenza? Dio è neutrale; se vogliamo goderci questo mondo, ci dà un corpo materiale con cui poterlo fare, ma questo corpo, al pari di tutto ciò che è materiale, finisce come non vorremmo. Allora abbiamo bisogno di un nuovo corpo per continuare a soddisfare i desideri materiali. In questo modo ci dibattiamo in un oceano di sofferenza – finché non cambiamo. Come fare a cambiare i nostri desideri? Krishna c’insegna che non è possibile rinunciare ad un desiderio se non lo sostituiamo con qualcosa di più attraente. Quando impareremo a gustare il canto Hare Krishna, saremo salvati per grazia di Krishna.

nayanam galad-asru-dharaya
vadanam gadgada-ruddhaya gira
pulakair nicitam vapuh kada
tava nama-grahane bhavisyati

O Signore, quando i miei occhi saranno decorati di lacrime d'amore sempre fluenti, mentre canto il Tuo santo nome? Quando la mia voce verrà meno per l'emozione, e quando i peli del mio corpo si rizzeranno nel recitare il Tuo nome?

Possiamo invocare Krishna per paura o perché soffriamo; questo è meglio che non chiamarlo affatto. Possiamo anche cercare di fare avanzamento, d’imparare a cantare per amore. Krishna allora è in estasi; quando cantiamo con purezza, ci associamo con il nostro estatico Signore e allora anche noi spontaneamente diventiamo estatici. Avendo provato ripetutamente che Krishna soddisfa il nostro cuore, dopo aver avuto una smorfia di disgusto e sputato sopra le illusioni che eravamo soliti ricercare, impariamo un modo completamente nuovo di godere. Allora ci abbandoniamo al canto.

Dopo aver studiato le Scritture vediche, Sri Caitanya e i Suoi seguaci descrissero il percorso del canto. I sintomi spontanei descritti in questo verso – lacrime spontanee, voce spezzata, peli del corpo che si rizzano – indicano l’amore estatico per il Signore. Essi non devono essere imitati con ostentazione, ma appaiono naturalmente per la grazia di Krishna quando l’anima caduta finalmente invoca il Suo nome con sincerità. Noi non cantiamo il japa per ottenere questi sintomi dell’amore per Dio. Quando essi appaiono, sono segnali che stiamo progredendo, come le indicazioni sull’autostrada non sono la nostra meta ma ci mostrano che essa è vicina. I sintomi di estasi possono però non apparire anche in una persona che canta con sincerità. Come Suoi figli e figlie, noi siamo obbligati ad invocare Krishna, ma Lui non è obbligato a mostrarSi quando lo facciamo.

yugayitam nimesena
caksusa pravrsayitam
sunyayitam jagat sarvam
govinda-virahena me

O Govinda, sentendo di essere separato da Te, mi sembra che un momento sia lungo dodici anni o anche più. Le lacrime scorrono dai miei occhi come torrenti di pioggia e il mondo è vuoto senza di Te.

Quando non ci aspettiamo più la felicità dalle illusioni, spontaneamente ci aspettiamo la felicità da Krishna, ma Egli nella Sua suprema indipendenza può darcela o no. La felicità accompagna Krishna che viene e va secondo il Suo dolce volere. Devoti molto avanzati trovano l’estasi nella separazione da Krishna; i principianti possono solo impegnarsi. Tuttavia, se Krishna ci lascia, dove mai possiamo rivolgerci in tutta la creazione? Dobbiamo invocarLo. In effetti, quando non sentiamo la presenza di Krishna, è il momento di cantare con ancor più determinazione e pazienza. Krishna accetta tutti, ma non raccoglie devoti improvvisati. Egli mette alla prova la nostra determinazione. Sebbene possiamo sentire Krishna per mezzo dei Suoi santi nomi, scopriamo che Egli non Si rivela al nostro comando. Chi è questa persona su cui non si può contare? Lo vogliamo ancora?

aslisya va pada-ratam pinastu mam
adarsanan marma-hatam karotu va
yatha tatha va vidadhatu lampato
mat-prana-nathas tu sa eva naparah

Io non conosco nessun altro all'infuori di Krishna ed Egli rimarrà il Mio Signore anche se mi schiaccerà in un abbraccio possente o mi spezzerà il cuore non apparendo mai davanti a me. Egli è totalmente libero di agire come vuole, ma rimarrà per sempre, incondizionatamente, il mio Signore adorabile.

Questa preghiera finale di Sri Caitanya incarna il sentimento delle amanti di Krishna, le gopi, che si struggevano per Lui dopo che ebbe lasciato il Suo villaggio natale per non tornarci più. A volte il loro attaccamento a Krishna irritava i loro mariti e metteva a rischio la loro reputazione, tuttavia esse non riuscivano a dimenticarLo. Questo loro amore per Dio, disinteressato, incondizionato, profondamente gioioso, supera ogni altro tipo d’amore. Anche se siamo pieni di desideri materiali, cantare sul japa con grande attenzione ogni giorno ci può portare a questo amore. Per l’anima amare Krishna è tanto naturale quanto respirare lo è per il corpo. Se ci associamo con Krishna per mezzo del japa, lo spontaneo amore per Krishna, sopito nel cuore di ogni persona, si risveglierà e si svilupperà.

Un Esempio Vivente

A partire dal 1965, Srila Prabhupada, seguace esemplare di Sri Caitanya, presentò gratuitamente il canto Hare Krishna in tutto il mondo. La sua umiltà, il suo distacco, il suo amore estatico e incondizionato per Krishna ha dimostrato la realtà dei versi di Sri Caitanya. La vita e l’esempio di Srila Prabhupada continuano ad ispirare migliaia di persone a cantare i nomi di Dio. Lo Siksastaka di Sri Caitanya ci porta dal punto di partenza – l’ effetto purificatore del canto Hare Krishna – alle più alte vette dell’amore disinteressato e incondizionato. Scalare una montagna così alta può apparire scoraggiante, ma grano dopo grano, mantra dopo mantra, una seduta di japa ogni giorno ci farà progredire. Srila Prabhupada ci ha indicato come fare.

Kalakantha Dasa dirige la Krishna House vicina alla Università della Florida a Gainesville. Il suo ultimo libro è A Gator’s Guide to the Gita.

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