Giustizia: Utopia o realtà?

Oggi molta gente si chiede sempre più spesso se la Giustizia sia un valore concreto in cui credere e per cui vale la pena di lottare con determinazione, oppure se non sia solo un'utopia per idealisti sentimentali. Poiché viviamo in una società in avanzato stato di decadimento etico, di vasta corruzione morale, dove perfino chi è preposto alla salvaguardia di quei valori base sui quali si sostiene l'ordine costituito infrangono le più elementari regole di convivenza civile (e questo diventa regola) la delusione dei cittadini è ovunque così cocente che la fiducia nel prossimo e la speranza di giustizia decrescono a vista d'occhio. I genitori nella famiglia, i politici al governo delle istituzioni, gli insegnanti nelle scuole, i comandanti delle forze dell'ordine, gli imprenditori, i sindacati e gli operai, saranno in breve chiamati a confrontarsi con una situazione sociale sempre più disorientata, caotica e violenta, per cui a breve scadenza si imporranno scelte drastiche: ripristinare un comportamento etico e viverlo coerentemente o lasciarsi andare. Nel primo caso il lavoro da fare risulterà duro soprattutto nella rieducazione della gente ai valori spirituali, perché è la loro mancanza all'origine di questo degrado. Nel secondo caso tutto filerà da sé e purtroppo in discesa, e la società regredirà a livelli di civiltà decisamente inferiori.

Una crisi di questa ampiezza e profondità o si risolve dall'alto, facendo forza su valori ideali, concreti in quanto spirituali, che in pratica si manifestano come morali che creano un nuovo stato di fatto, restituendo credibilità a uomini e istituzioni, in un atmosfera favorevole allo sviluppo delle virtù connaturate all'uomo, oppure, per meccanicità entropica, si "risolve" verso il basso, degradando ancor più la situazione generale, imbarbarendo la vita a livelli neoprimitivi, dove la manifestazione animalesca della personalità si esplica con la violenza, prevalendo sulle virtù. In tal caso, per un lungo tempo, sarà perso gran parte del concetto di giustizia. Questo panorama per quanto spiacevole è molto realistico. E' un destino già toccato ad altre civiltà del passato, remoto e recente.

Per fortuna ci sono ancora tante persone che aspirano a mantenersi fiduciose e oneste, e per le quali, nonostante i frequenti esempi negativi, risulta tutt'ora irrinunciabile vivere con giustizia. Purtroppo anche gran parte di questa categoria, chiamiamola dei benintenzionati, è in lenta ma inesorabile diminuzione. Questa gente è quotidianamente scoraggiata a mostrare la propria fiducia e generosità verso il prossimo. E questo è purtroppo dovuto alla presenza nella società di troppe persone con pochi scrupoli sempre pronte ad abusare degli altri. Inoltre, coloro che mal ripagano la fiducia altrui, in qualunque sfera di vita, privata e pubblica, ricambiando con frode e inganno, sono responsabili di gravi danni psicologici nei confronti delle loro vittime; danni che vanno ben oltre la materialità dell'abuso commesso, e che producono in chi ha subito il torto frustrazione profonda, e la propensione a fidarsi sempre meno. Questo processo, sempre più accelerato ed esteso, rende cinico chi lo subisce e impoverisce sostanzialmente la qualità della vita di tutti. Tuttavia, come abbiamo già detto, il bisogno di giustizia è così radicato nell'animo umano che la sua assenza risulta insopportabile. La storia antica e recente ci insegna che ogni civiltà ha avuto i suoi codici, le sue leggi, attraverso le quali ha tentato di garantire la giustizia. Il bisogno di giustizia non è esclusivo appannaggio morale di persone altamente evolute, bensì di ogni comunità umana, dalla più evoluta alla più primitiva.

Osservando superficialmente si potrebbe dire, sbagliando, che esistono varie categorie di giustizia. In realtà non c'è che una Giustizia e tanti suoi surrogati, i quali, manipolati abilmente, vengono di volta in volta spacciati come giustizia, distorcendone e strumentalizzandone i principi al fine di ottenere risultati egoistici che spesso con la giustizia hanno poco a che fare. Questo fraintendimento di percepire vari livelli di giustizia sorge dal fatto che anche Stati brutali e aggressivi si sono dati i loro codici e hanno dichiarato di amministrare la giustizia. Così, spesso, in nome della legge (e non tutte le leggi sono giuste) sono stati commessi crimini tremendi. Basti pensare ai più noti: i crimini della Germania nazista, i Gulag e gli ospedali psichiatrici nella ex Unione Sovietica. O ancora, fatti spesso poco conosciuti della storia recente, come: lo sterminio in Cambogia di quasi un quarto della popolazione da parte del partito armato del generale Pol Pot, il dramma dei "desaparecidos" in Argentina, lo sterminio degli Indios in alcuni Stati del Sud America, la cultura razzista dell'apartheid in Sud Africa, e non solo lì. E vorrei aggiungere gli spietati allevamenti di bestiame, i carri prigione sfreccianti sulle autostrade con il loro carico di condannati a morte e i mattatoi dove, sotto lo sguardo di uomini indifferenti vengono quotidianamente massacrati milioni di esseri viventi terrorizzati, inermi e innocenti.

Queste atrocità avvengono sotto gli occhi indifferenti anche di persone che si definiscono religiose, che a causa di dogmi assurdi e ottusi, insensibilità, tornaconto, legittimati dalle gerarchie ecclesiastiche più involute, fanno finta di credere che quelle creature (figli dello stesso Padre Supremo, per cui, anche se meno intelligenti, nostri fratelli) non abbiano la capacità di provare angoscia e dolore come ogni altro essere, umano e non. Anche queste atrocità vanno incluse nella lunga lista di barbarie tuttora perpetrate con noncuranza nella nostra società civile, e che fanno parte di questa aberrante pseudogiustizia. Seppure a loro modo, anche pericolosi delinquenti si appellano spesso a un senso di giustizia, basti pensare ai codici e regolamenti interni di certe organizzazioni criminali come Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e la Camorra, le quali puniscono con la morte chi trasgredisce la loro legge. Anche qui, per un malinteso e perverso senso di giustizia, queste persone si definiscono "uomini d'onore" e chiamano la loro organizzazione Onorata Società. Quanto poco onore ci sia in questi falsi tipi di giustizia lo si capisce facilmente.

Questa veloce panoramica ritengo sia sufficiente per fare capire quanta confusione ci sia al momento attuale sul concetto di giustizia. Vediamo per curiosità che cosa riporta il dizionario della lingua Italiana alla parola Giustizia: "Virtù morale per la quale si osserva in sé e in altri il dovere e il diritto. Costante e perpetua volontà di dare e riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto". Ed ancora, alla voce Giusto, leggiamo: "Che è conforme alle leggi divine ed umane e quindi segue la norma di dare e riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; (Giusto è colui) Che vuole e fa il bene e rifugge dal male...".

A questo punto dobbiamo dire con forza che quelle leggi degli uomini che non corrispondono alle leggi di Dio (divine) non hanno valore di legalità, quindi sono incapaci di rendere giustizia, serenità e benessere ai cittadini. Senza la coscienza di Dio, di Krsna, la società umana non può raggiungere il grado più alto di civiltà. Se le persone si ostinano a non riconoscere l'esistenza di Dio anche l'uomo non sarà altro che un animale, magari più evoluto, ma in una società di animali non è sorprendente che oltre ai mansueti esistano anche i predatori e le belve. Tuttavia, al di là della sfera di intervento umano, è onnipresente la Giustizia Divina, che esiste e funziona perfettamente anche in questo mondo materiale. Dio provvede dove l'uomo manca. Essa è regolata da leggi rigorose attraverso le quali ognuno riceve quel che si merita, nel bene e nel male. Quel che a prima vista l'uomo percepisce come doloroso fisicamente o mentalmente, in senso escatologico non è "male", né negativo. L'uomo paga con il dolore i propri debiti e riscuote con il piacere i propri crediti. Ciò che accade è sempre e comunque una benedizione del Signore, il quale non punisce le nostre azioni per farci soffrire bensì per educarci. Siamo noi piuttosto che ci procuriamo quelle specifiche conseguenze, infrangendo la legge del Signore. Legge perfetta che garantisce eternamente piena giustizia (divina) anche in questo mondo pieno di ingiustizie (umane).

La gente evoluta può osservare, senza spirito di parte, né bende dogmatiche, che chi semina vento raccoglie tempesta, e chi di spada ferisce di spada perisce. Chi agisce con violenza subirà violenza. Tutti possiamo constatare come sotto la ineluttabile egida del Tempo eterno tutti i nodi arrivino al pettine, tutti i debiti si paghino e tutti i crediti si riscuotano. In questo senso il Tempo, energia primaria della Suprema Personalità di Dio, ricopre innegabilmente il delicato ruolo di Grande Giustiziere. In forza delle Sue leggi ciascuno riceve le reazioni alle proprie azioni, raccogliendo i risultati buoni o cattivi di ciò che ha seminato, vita dopo vita, in un divenire eterno, fino alla liberazione dalle catene della materia. In questo supremo concetto di Giustizia Universale si può imparare ad amare Dio, nella Sua infinita bontà ed equanimità. Chi invece che considera la vita umana limitata a vivere una sola vita, difficilmente capisce come una persona raccolga vita dopo vita i frutti buoni o cattivi delle proprie attività precedenti. Quindi non può vedere, né tantomeno apprezzare la mano benevola del Signore anche in mezzo ad apparenti catastrofi. Infatti, spesso, i seguaci di religioni dogmatiche, credono poco nella giustizia del Signore perché, basando i propri giudizi su esperienze di una sola vita, considerando il Signore parziale, quindi ingiusto.

Purtroppo ci troviamo in pieno Kali-yuga, l'Era dell'ipocrisia e della discordia. In quest'epoca tutti i valori spirituali sono in crisi, giustizia inclusa. Forse non sarà più possibile una vera e duratura restaurazione. In fondo neanche avatara come Krsna, Buddha, e Caitanya Mahaprabhu hanno voluto fermare il corso devastante di Kaliyuga, in quanto loro strumento di scansione del tempo cosmico nello spettacolo illusorio (commedia a quattro atti, o Ere: Satya, Treta, Dvapara e Kali) prodotto da maya, ad uso e consumo delle coscienze incantate dai miraggi del godimento materiale. Tuttavia, gli avatara e i loro puri devoti, colmi di compassione per tutte le anime smarrite nel labirinto della materia e da questa condizionate, hanno fornito strumenti trascendentali con i quali le persone di buona volontà possono spezzare le catene che ci tengono imprigionati all'illusione, primo fra tutti l'invocazione dei Santi Nomi di Dio (Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare) e l'osservanza dei princìpi religiosi, il dharma eterno (sanatan dharma).

Nel Mahabharata, antico e autorevole testo vedico, l'anziano e saggio patriarca Bismadeva istruisce il nipote, l'imperatore Maharaja Yudhisthira, rivelandogli che colui che è impegnato nel fare del bene non sarà mai travolto dal male. Ed ancora: colui che sostiene il dharma (la parola di Dio, le Sue leggi, i doveri prescritti per l'umanità ed anche la religione, di cui la giustizia ne è il fondamento e la manifestazione più visibile e concreta) dal dharma è sostenuto; colui che invece calpesta il dharma è dal dharma schiacciato. Quindi la giustizia, quella divina a cui gli uomini di buona volontà, gli onesti, si debbono ispirare è universale, onnipervadente e non esclude alcuna creatura. Del resto come potrebbe essere diversamente dato che Dio, come Krsna dichiara nella Bhagavad-gita, è il Padre Creatore originario di tutte le creature e del creato stesso, ed è benevolo ed equanime con tutti i Suoi figli. Dio, essendo il Supremo Giusto, rappresenta la massima garanzia di giustizia. Per questo la Sua è la massima espressione di giustizia.

Nella Bibbia, come nei Veda, il Signore ingiunge di non uccidere. Egli dice: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te! Il Signore si rivolge agli uomini con questi comandamenti, ma non perché siano applicati restrittivamente alla sola specie umana. Il creato è una grande famiglia, in cui, se vogliamo armonia, devono essere difesi i diritti di tutti. Per questo tutte le grandi personalità spirituali di questo mondo, puri rappresentanti della parola di Dio, pur in accordo a tempo luogo e circostanza, hanno sempre manifestato grande compassione per tutte le creature. Non hanno mai propugnato una giustizia settaria, razziale, mutilata e parziale, dove solo i diritti degli umani fossero garantiti. Infatti, una delle maggiori qualità del devoto di Dio è la equanimità (a tal proposito si può leggere un testo prezioso della tradizione vaisnava, Il nettare della devozione, il cui autore è un santo del quindicesimo secolo, Srila Rupa Goswami, nel quale sono spiegati dettagliatamente tutti i sintomi di un sadhu, una persona santa pienamente cosciente di Dio, Krsna), da cui nasce il sentimento di compassione per tutti gli esseri viventi.

Possiamo allora asserire, legittimati dalle conclusioni di tutte le Sacre Scritture, che la Giustizia è una qualità spirituale perché emana da Dio. E' un quid immateriale che non può essere espresso da chi ha una concezione materialistica dell'esistenza, da chi persegue fini egoistici separati dal bene di tutte le creature. E' un valore spirituale, reale, concreto e tangibile. E' un bene per il quale vale la pena di vivere e di lottare. E' un patrimonio di inestimabile valore a disposizione di tutte le persone di buona volontà.
E' uno strumento trascendentale che ci aiuta a servire e realizzare Dio.