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Da dove sono cadute le anime?

Quando sentiamo dire che viviamo in questo mondo materiale perché siamo "anime cadute," viene poi naturale chiedersi: "Da dove siamo caduti"?


Srila Prabhupada dice che come anime viventi siamo tutte originariamente coscienti di Krishna. Ma che cosa vuol dire? Eravamo tutti in origine con Krishna nel mondo spirituale? E se sì, come mai saremmo caduti?


Nella Bhagavad-gita Krishna dice: "Una volta che si raggiunge il mondo spirituale, non si cade". Così come può essere successo di cadere da lì, dal luogo dove non si cade, per ricominciare tutto da capo?


Alcuni hanno cercato di ovviare a questo problema, suggerendo un'idea diversa: non siamo caduti dalla dimora personale di Krishna, ma dal brahmajyoti, l'effulgenza che lo circonda. Come indicato nello Srimad-Bhagavatam, gli yogi che cercano l'aspetto impersonale del Supremo possono fondersi in quella fulgida luce ma devono ricadere poi nel mondo materiale. Forse, allora, siamo caduti dal brahmajyoti. Srila Prabhupada ha però respinto questa idea. Coloro che si trovano nel brahmajyoti, ha scritto, non sono coscienti di Krishna, così che anche loro sono caduti, "quindi non si tratta di cadere da una condizione 'caduta'. Quando la caduta avviene, significa cadere da una posizione 'non caduta' ovvero da una posizione dove si era coscienti di Krishna".


Beh, allora, dal momento che noi anime cadute siamo chiamate 'eternamente condizionate' o 'eternamente soggette all'illusione', forse non siamo mai veramente cadute ma siamo solo e sempre state giù. Srila Prabhupada ha respinto anche questa idea. "Eternamente condizionato", ha spiegato, significa semplicemente che siamo stati giù così a lungo che non è più possibile sapere quando siamo caduti.


Srila Bhaktivinoda Thakura, tre generazioni prima di Srila Prabhupada nella linea dei maestri spirituali, si esprime così: "Si prega di evitare la domanda fuorviante 'Quando queste jivas (entità viventi) sono state create e sono rimaste affascinate dall'energia materiale'? Il tempo mayik non ha esistenza nella storia spirituale, perché ha il suo inizio dopo la "enthrallment" delle jive, e non è possibile, quindi, utilizzare la cronologia mayik in una materia come questa".

La relazione è eterna

Qui è come Srila Prabhupada ha descritto il nostro stato originale e il modo in cui l'abbiamo lasciato e siamo caduti. "Costituzionalmente", ha detto in una lettera, "ogni essere vivente, anche se egli vive sui pianeti Vaikuntha [la dimora spirituale del Signore], ha la possibilità di cadere ed è per questo che l'essere vivente si chiama energia marginale". "Di solito", ha spiegato, "chi ha sviluppato la sua relazione con Krishna non cade in una circostanza qualsiasi, ma siccome l'indipendenza è sempre presente, l'anima può cadere da qualsiasi posizione o qualsiasi tipo di relazione a causa del cattivo uso della sua indipendenza."


In un'altra lettera, Srila Prabhupada ha dato ulteriori approfondimenti. Noi siamo sempre con Krishna. Dov'è il luogo in cui Krishna non è presente? Ma, quando ci dimentichiamo questo fatto noi siamo molto, molto lontani da Lui. Nella Sri Isopanisad si afferma chiaramente, tad dure tad v antike: 'E' molto lontano, ma Egli è anche molto vicino'. (Isopanisad, Mantra Cinque). Quindi questa dimenticanza è la causa della nostra caduta. Essa può avvenire in qualsiasi momento, e possiamo contrastarla immediatamente riposizionandoci sulla piattaforma della coscienza di Krishna". La nostra relazione con Krishna, ha detto Srila Prabhupada, non si perde mai. "Semplicemente la si dimentica a causa dell'influenza di maya. Possiamo però ristabilirla col processo dell'ascolto del santo nome di Krishna impegnandoci nel servizio al Signore, che è la nostra posizione originale o costituzionale. La relazione tra l'essere vivente e Krishna è eterna, così come Krishna e l'essere vivente sono eterni e il processo di risveglio di questa relazione è uno solo, niente di nuovo".


In un'altra lettera, Srila Prabhupada ha ribadito questo punto anche in un altro modo: "Siamo tutti inizialmente posizionati sulla piattaforma della coscienza di Krishna nel nostro rapporto personale di amore eterno con Lui. Ma a causa della dimenticanza di Krishna si acquisisce familiarità con il mondo materiale, o maya. "Ma quando cantiamo il mantra Hare Krishna con sincerità e senza offese, la nostra originale coscienza di Krishna si risveglia. "Così, naturalmente, tutto ciò che riguarda Krishna è originariamente noto a tutti noi, e non appena cominciamo ad associarci con i devoti del Signore e a cantare il Suo santo nome, questa memoria diventa sempre più forte e ci ricorda la nostra posizione costituzionale, quella di eterni servitori di Krishna. Srila Prabhupada ha insegnato che la nostra separazione da Krishna, è come un sogno. Sogniamo, "Io sono questo corpo", e noi sogniamo di essere felici con le nostre relazioni materiali. Questo sogno è la nostra condizione nello stato non liberato. Ma anche se questo stato di sogno può sembrare durare innumerevoli vite, non appena si diventa coscienti di Krishna ci svegliamo, e il sogno subito scompare. "Dopo milioni e milioni di anni di lontananza dai lila (divertimenti) del Signore, quando si arriva alla coscienza di Krishna questo periodo diventa insignificante, proprio come un sogno".

Non serve capirlo, ma farlo

In ultima analisi, Srila Prabhupada sottolinea, che non ha importanza sapere quando e da dove siamo caduti perché il saperlo non risolverà il nostro problema. La conclusione è che, qualunque sia stato il nostro passato, arriviamo alla coscienza di Krishna e dobbiamo subito accettarla senza perdere l'occasione".


Ancora: «Si deve sapere che la vita condizionata non è sana e bisogna cercare di curarla .... La dimenticanza di Krishna è la malattia, quindi cerchiamo di tenere sempre in noi stessi la coscienza di Krishna e guarire dalla malattia. Questa è la vita sana".


E ancora: "Piuttosto che tenere conto di come sono andate le cose che ci hanno portato in questo teatro, la nostra migliore occupazione è quella di uscire dalla scena cantando costantemente Hare Krishna rimanando impegnati nel trascendentale servizio al Signore Supremo, Sri Krishna". Il consiglio è abbastanza chiaro. Ma ancora l'intelletto si blocca sul cercare di capire ciò che non può essere capito. Così dobbiamo leggere e approfondire libri, per scoprire ciò che è stato già insegnato da altri grandi acarya (maestri spirituali) del passato. E che cosa scopriamo? Che i loro insegnamenti, tutti coscienti di Krishna, sembrano esprimere diversi punti di vista. E allora che cosa succede? Semplicemente dovremo far nostro uno solo di questi insegnamenti, altrimenti rimarremo confusi e i nostri circuiti mentali andranno in confusione. Il maestro spirituale di Srila Prabhupada, Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, ci ha dato questo consiglio. Dobbiamo evitare, ha detto, "inutili dispute empiriche", che ha definito come "false e piene di parole inutili". Egli ci ricorda che il puro devoto del Signore Supremo dice solo il vero ed è indipendente da qualsiasi considerazione, fuorviante, di pro e contro. Quando tali puri devoti non sono d'accordo, dice, è "l'elemento di mistero nelle loro controversie verbali". E "quelli il cui giudizio è fatto di considerazioni banali" non possono "entrare nello spirito d'amore delle controversie tra i puri devoti". A causa della mancanza di pura devozione, queste persone trasferiscono la loro visione distorta sui puri devoti. "Pertanto, si consiglia, qualora tali controversie sorgano a riguardo dei divertimenti del Signore, di ricordare ciò che è stato insegnato dal Signore Caitanya Mahaprabhu ai Suoi associati, i Gosvami, "che la Verità Assoluta è sempre caratterizzata da varietà spirituale che trascende la varietà del mondo fenomenico, ricordando che in Lui non c'è mai scarsità".

Argomenti senza fine: Il trucco di Maya

Il Mahabharata ci dice che non possiamo conoscere la verità semplicemente con la logica e l'argomentazione (tarko 'pratistah). Acintyah khalu voi bhava na tam tarkena yojayet: "E 'inutile discutere su ciò che è inconcepibile." Dopo tutto, è inconcepibile.


Sridhara Maharaja, uno dei confratelli di Srila Prabhupada, rispettato per la sua profonda realizzazione filosofica, utilizza, per sottolineare lo stesso punto, ciò che gli chiese ripetutamente uno dei suoi discepoli, "da dove sono scesi gli esseri viventi"? Srila Sridhara Maharaja, stanco della domanda una volta rispose: "Perché devi sempre chiedere la stessa cosa che è anche la più difficile da capire"? "Perché non cerchi di capire le cose più facili?" Capire ciò, è come diventare coscienti di Krishna e tornare da Lui. I puri devoti di Krishna evitano le discussioni interminabili. Questi devoti sanno che tali argomenti sono semplicemente un'altra distrazione offerta da maya. Come indicato nello Srimad-Bhagavatam (6.4.31):

yac-chaktayo vadatam vadinam vai
vivada-samvada-bhuvo bhavanti
kurvanti caisam muhur atma-moham
tasmai namo ’nanta-gunaya bhumne

"Offro i miei rispettosi omaggi a Dio, la Persona Suprema onnipotente, che possiede illimitate qualità trascendentali. Egli agisce dall'interno del cuore dei filosofi che diffondono le loro differenti teorie, e li spinge a dimenticare la propria anima nelle loro dispute che li trovano talvolta d'accordo e talvolta in disaccordo tra loro. Così, nell'ambito di questo mondo materiale, Egli crea una situazione che non permette loro di arrivare a una conclusione. Offro a Lui i miei omaggi".


Pertanto, allo studente della scienza trascendentale è consigliato di accettare semplicemente ciò che è stato già accettato per buona fede dall'acarya cosciente di Krishna, o maestro spirituale. Come Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura dice: "E 'una grande offesa mancare di rispetto all'acarya cercando di stabilire una dottrina diversa ed opposta alla sua".

Il corvo e la filosofia del frutto tal

Per illustrare l'inutilità di discutere da dove è scesa l'anima, Srila Prabhupada una volta ha fatto l'esempio del corvo e del frutto di una palma indiana, il frutto tal. Sulla cima di un albero c'era un bel frutto tal. Un corvo si posò sul ramo e il frutto cadde. Alcuni studiosi, vista la scena, cominciarono a discutere dell'accaduto. Il frutto è caduto perché il corvo ha scosso l'albero, disse uno. No, disse un altro, il corvo non ha toccato il frutto e questo era destinato a cadere. No, disse un terzo, il frutto era maturo e stava cadendo in concomitanza con l'atterraggio del corvo sull'albero... e così l'animata discussione fece spaventare il corvo che se ne volò via. "Qual'è stata l'utilità di tale discussione?" chiese Srila Prabhupada? Sia che siamo venuti dai passatempi di Krishna o da qualche altro luogo spirituale, Srila Prabhupada disse: "allo stato attuale non siamo in nessuno dei due. Quindi la politica migliore è quella di sviluppare la vostra coscienza di Krishna e di andare lì da Krishna, non importa da dove siete venuti". "In questo momento siete sotto il giogo di maya", ha scritto, "quindi la vostra unica speranza è quella di diventare coscienti di Krishna e tornare a casa, da Dio...". Non perdete tempo con la logica del corvo e del frutto tal, consigliò Srila Prabhupada. "Ora il frutto è lì (la coscienza di Krishna), prendetelo e godetene".

Le lettere di Srila Prabhupada citate in questo articolo si trovano in forma più estesa nella "Srila Prabhupada Siksamrta", Volume Due, pagine 1157-1176. Le citazioni da Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura provengono da un suo commento alla "Sri Brahma-samhita". La citazione da Srila Bhaktivinoda Thakura viene da "Sri Caitanya Mahaprabhu, la sua vita e precetti".

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