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Ottimismo e Pessimismo

Sebbene accettiamo che la sofferenza in questo mondo sia inevitabile c’è ancora motivo per sperare

di Satsvarupa Dasa Gosvami

Ottimismo e pessimismo sembrano essere due termini opposti, ma entrambi questi stati di mente possono essere usati nella coscienza di Krishna. Sebbene il significato di queste due parole sia familiare a tutti, desidero presentare le definizioni date dal dizionario:

Ottimismo:

1. Tendenza a vedere il lato più favorevole delle cose o ad aspettarsi la conclusione più favorevole per gli eventi o le situazioni.

2. Fiducia che il bene finirà per trionfare sul male e che la virtù verrà premiata.

3. La teoria che questo mondo sia il migliore di tutti i mondi possibili.

 

Pessimismo:

1. La tendenza a vedere solo quello che è sfavorevole ed oscuro o a prevedere la peggiore delle conclusioni.

2. La teoria che questo mondo è il peggiore di tutti i mondi possibili e che tutto tende naturalmente verso il male.

3. Credere che il male e la sofferenza nel mondo superino sempre la bontà e la felicità.

Questi significati segnano delle posizioni limite secondo cui le persone tendono a disporsi – o come ottimisti o come pessimisti – o in una qualsiasi posizione intermedia. La frase “il migliore di tutti i mondi possibili” fu usata dal filosofo tedesco Leibniz nel diciassettesimo secolo. Leibniz parlò di causa e di effetto concludendo che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili. L’attacco più rilevante alla sua filosofia venne da parte dello scrittore e pensatore Voltaire nel suo libro Candide. Desidero usare una parte del racconto di Voltaire per definire gli estremi dell’ottimismo.

Il Racconto Doloroso Di Candide

Candide è il nome del protagonista principale del libro, un giovane di una famiglia reale che non è proprio un erede legittimo. E’ descritto come uno che ha “buon senso unito ad una grande semplicità di mente”, ma s’innamora della figlia del barone e, a causa di questa loro passione, Candide è obbligato a lasciare il castello e la storia continua. Mentre è ancora nel castello Candide e la figlia del barone hanno un tutore, “l’oracolo della famiglia”, di nome Dott. Pangloss. Il Dott. Pangloss è un filosofo che insegna “metafisica – teologia – cosmonigologia”, ed è per mezzo di questo personaggio che Voltaire schernisce Leibniz.

Candide “ascoltò le istruzioni del dottor Pangloss con la semplicità naturale della sua età e del suo temperamento. Il dottor Pangloss dimostrò in modo ammirevole che non c’è effetto senza causa e, in questo mondo migliore di tutti i mondi possibili, il castello del barone era il più magnifico di tutti i castelli e Sua Signoria era la migliore di tutte le baronesse.” Leibniz usò la sua filosofia ottimista per suggerire la presenza di una divinità. Voltaire attacca questa idea mentre va avanti con il racconto per dimostrare la situazione veramente miserevole della vita umana.

Dopo che Candide lascia il castello, vaga nella neve finché giunge ad una città. Alcuni soldati in uniforme gli procurano del cibo. Affermando che è dovere di ogni uomo aiutare gli altri (qualcosa che anche il Dott. Pangloss gli aveva insegnato) e poi gli chiedono di bere alla salute del re dei Bulgari. Candide è d’accordo, essi gli dicono poi che egli diverrà il “sostenitore e il fautore” dei Bulgari. I soldati lo incatenano alle gambe e lo portano all’accampamento del loro esercito. Lì è costretto a subire l’addestramento e quando commette errori, lo colpiscono con un bastone. Quando alla fine esegue gli esercizi senza errori, gli dicono che è diventato uno eroe. “Candide completamente sconvolto non riusciva a capire chiaramente come poteva essere un eroe.”

Pangloss Il Mendicante

Dopo altre avventure, Candide incontra un “mendicante coperto di piaghe: i suoi occhi erano senza vita, gli mancava la punta del naso, la sua bocca era storta, i suoi denti erano neri, la sua voce era roca, era scosso da una tosse violenta e sputava un dente ad ogni spasmo.” Mosso a compassione, Candide dà al mendicante il denaro che lui stesso aveva ricevuto da poco mendicando. Allora il mendicante abbraccia Candide e gli dice di essere il Dott. Pangloss. Il castello del barone è stato distrutto, dice il Dott. Pangloss e Candide e la famiglia reale uccisa. Il Dott. Pangloss è sopravvissuto ma soffre di una malattia venerea.

Le avventure di Candide si complicano ma è la conclusione della storia che è importane. Candide e il Dott. Pangloss incontrano un uomo con la sua piccola famiglia che vivono dei frutti della terra, lavorando senza dipendere dagli altri e neppure cercano di comprendere i grandi avvenimenti che si svolgono nel mondo. Pangloss e Candide decidono di voler vivere come quest’uomo. Questa è la comprensione di Voltaire di come una persona possa fare qualcosa di positivo in un mondo orribile per sfuggire alle sofferenze del vizio, della noia e della miseria. Voltaire descrive disastri provocati dall’uomo e dalla natura, come un terremoto a Lisbona che uccise trentamila persone e si chiede come si possa continuare a ritenere questo il migliore di tutti i mondi possibili.

Mentre Candide, Pangloss ed altri personaggi si organizzano per vivere in modo positivo, Pangloss ogni tanto dice a Candide: “Tutti gli avvenimenti sono interconnessi in questo mondo migliore di tutti i mondi, per cui se tu non fossi stato scacciato a calci da un bel castello a causa del tuo amore … se tu non fossi stato esaminato dall’Inquisizione, se tu non avessi girato l’intera America a piedi, se tu non avessi trafitto il barone con la tua spada e se tu non avessi perso tutte le tue pecore della terra dell’Eldorado, non saresti qui a mangiare limoni canditi e pistacchi. “Ben detto”, rispose Candide, “ma dobbiamo coltivare il nostro giardino.”

Riformare La Nostra Personalità

Questa filosofia di “coltivare il proprio giardino” può essere applicata nella coscienza di Krishna. Sia che siamo “grandi” riformatori o “piccoli”, noi tutti dobbiamo coltivare la riforma della nostra personalità. Mi sono assunto l’onere di presentare un materiale così abbondante, perché questo indica chiaramente che cosa possiamo fare nelle nostre vite coscienti di Krishna. Come Candide, anche noi abbiamo poco potere per opporci alle prove inviate dalla natura materiale, però possiamo fare piccole cose, ma significative, per progredire.

Spesso i devoti del movimento della coscienza di Krishna, animati da un fervido ottimismo, si immaginano di poter produrre da soli grandi cambiamenti nel mondo, ma non siamo in grado di provocare grandi cambiamenti da soli. Invece, il nostro ottimismo cosciente di Krishna può essere usato in modo più personale: possiamo dar vita ad una riforma di noi stessi e della nostra famiglia (se l’abbiamo) ed usare il tempo per coltivare il nostro giardino spirituale. Quello che si semina, si raccoglie. Non serve filosofeggiare astrattamente, come fa il Dott. Pangloss, su causa ed effetto, ma piuttosto possiamo vivere praticamente e lealmente nel mondo.

La Visione Di Schopenhauer

Dopo Voltaire, un altro filosofo dissentì sulla teoria di Leibniz sul “migliore di tutti mondi possibili”. Era Schopenhauer, anche lui tedesco. Fu il primo filosofo occidentale a studiare le Upanisad. A Schopenhauer piaceva in particolare il concetto di maya e la filosofia di cui pose le basi, dopo aver studiato le Upanisad, fu che noi viviamo nel peggiore di tutti i mondi possibili. Si servi dei suoi studi vedici per sostenere quest’affermazione.

E veramente i Veda sostengono questa idea. La letteratura vedica afferma che la vita materiale è piena di sofferenza. Essa elenca i tre tipi di miserie (dovute alla nostra mente, agli altri esseri viventi ed alle calamità naturali) ed i quattro tipi di sofferenza (nascita, morte, malattie e vecchiaia). Nessuno può sfuggirle. Questo significa che i devoti devono avere una visione negativa del mondo?

Dopo aver sentito la totale condanna della vita nel mondo materiale contenuta nella letteratura vedica. Albert Schweitzer chiamò la filosofia vedica “negazione della vita e del mondo.” I filosofi occidentali concludono spesso con questo malinteso, ritenendo che lo scopo più alto è di fondersi nel Brahman e che tutto il resto è illusione e sofferenza. Esistiamo solo per rifugiarci nella realizzazione del Brahman attraverso auto negazione. Questo però non è il compendio della nostra filosofia: c’è anche qualcosa di positivo ed ottimistico.

Per comprendere la differenza tra le versioni di ottimismo e pessimismo del Dott. Pangloss e di Schopenhauer e quelle proprie della coscienza di Krishna, dobbiamo tener presente la finalità fissata nei Veda per la vita umana. Il nostro scopo non è quello di rassegnarci ad un mondo temporaneo e pieno di sofferenza e neppure di immaginarlo felice o di comprenderne le sofferenze, ma di lottare per una felicità duratura. Secondo il concetto vedico, una persona nega la vita solo quando identifica il corpo illusorio con il sé. Coloro che affermano il sé accettano l’opportunità offerta dagli insegnamenti vedici di riuscire vittoriosi sulla morte.

Più in generale dico che chiunque cerca di essere devoto in coscienza di Krishna è un ottimista per quanto riguarda gli aspetti spirituali della vita ed è un pessimista nei confronti delle opportunità offerte dalla vita materiale. Nella misura in cui questo non si verifica per noi, in quella misura riveliamo la nostra mancanza di avanzamento. Se, cercando di essere devoti restiamo attaccati alla vita materiale e la rinuncia ad essa per la vita spirituale ci rende infelici, allora possiamo dire che non siamo veramente devoti. Ricordo una passeggiata con Srila Prabhupada alla fine della quale si girò verso di me e disse :”Se in qualche modo pensi che la vita material e possa dare felicità, allora non puoi diventare cosciente di Krishna.” In altre occasioni soleva dire: “Non c’è felicità nel mondo materiale.”

Ottimismo Spirituale

Siamo ottimisti, ma non per quello che riguarda la vita materiale, nella mia vita cosciente di Krishna ho avvertito presto questo equilibrio tra ottimismo e pessimismo. Quando ero membro del primo tempio dell’ISKCON, un negozio al n. 26 della Seconda Avenue in New York City, una volta arrivai in ritardo per andare in macchina con Prabhupada ad una lezione che egli doveva dare nell’Ananda Ashram del Dott. Mishra fuori città. Anche un altro frequentatore del tempio era arrivato in ritardo. All’improvviso qualcuno sbucò con una jeep. Saltammo su e ci dirigemmo verso l’ashrama.

Durante il percorso, parlammo tra noi semplicemente come giovani interessati allo Swami (Srila Prabhupada). Tutti noi pensavamo che lo Swami fosse meraviglioso, ma soprattutto ci piaceva la sua filosofia: il sé non muore: noi siamo eterni, Ci aveva dato questa grande speranza. La maggior parte delle persone prova la stessa speranza quando accetta la coscienza di Krishna. Questa speranza è l’ottimismo della vita spirituale. Un devoto è gioioso, diceva Prabhupada. Soleva dire che, se non avvertivamo la felicità della vita spirituale, eravamo in maya.

L’impareggiabile Ottimismo Di Mukunda

In un passatempo del Signore Caitanya c’è un esempio meraviglioso di ottimismo. Sebbene interpretasse il ruolo di un devoto celando generalmente la Sua vera identità, il Signore Caitanya una volta rivelò di essere Krishna stesso. In quella occasione Egli chiamò uno alla volta i Suoi devoti, ad ogni devoto rivelò qualcosa di Se stesso che solo quel devoto avrebbe conosciuto svelando ad ognuno la propria forma eterna e offrì un dono a ciascuno. Sul finire del giorno, comunque, fu chiaro a tutti che il Signore non aveva chiamato Mukunda, un famoso cantante di kirtana amato da tutti i devoti.

Alla fine, i devoti si avvicinarono al Signore Caitanya chiedendoGli; “Mio Signore, non chiami Mukunda?” “Mukunda? Non nominatelo neanche. E’ un buono a nulla, è un camaleonte. Diventa uguale a qualunque persona con cui si associa. Se si associa con i Mayavadi, diventa un Mayavadi. Se viene qui, si comporta da devoto, quindi, a volte mi offre una rosa, a volte mi colpisce con una mazza.” I devoti rimasero stupefatti. Ritenevano Mukunda un sincero vaisnava e decisero d’intercedere per lui. Il Signore però replicò. “No! Non voglio vedere Mukunda per milioni di vite.”

Dopo aver sentito queste parole, Mukunda danzando gridò: “Lo vedrò! Lo vedrò! Vedrò il Signore di nuovo!” Mukunda è un esempio di ottimismo spirituale: non si lasciò scoraggiare dal rifiuto del Signore, ma scelse invece di sentire solo una parte della Sua frase. “Voglio vedere Mukunda.” Il Signore aveva detto: “Non voglio vedere Mukunda per milioni di vite”, ma Mukunda aveva sentito soltanto “Voglio vedere Mukunda.” Udito ciò, il Signore Caitanya rise e lo accettò immediatamente. Ottimismo significa vedere sempre qualcosa di buono nelle circostanze della nostra vita e comprendere che questa è la misericordia di Krishna che ci porta più vicini a Lui. Mukunda avrebbe potuto pensare: “Chi sa se sarò mai più accettato? Dopotutto dove sarò tra milioni di vite?” Invece fu ottimista.

Non Esiste La Felicità Materiale

Anche il Bhagavatam, verso dopo verso, continua a martellare il nostro ottimismo materiale. Non possiamo essere felici in questo mondo e, se pensiamo che sia possibile, siamo preda dell’illusione. Jada Bharata spiega concisamente questo punto a Maharaja Rahugana nel quinto canto dello Srimad-Bhagavatam, nel capitolo intitolato “La foresta del piacere”:

“Talvolta le anime condizionate si scambiano del denaro, ma nel corso del tempo subentrerà l’inimicizia dovuta all’imbroglio. Nonostante l’esiguità del profitto, le anime condizionate non esitano a rompere la loro amicizia che si tramuta in ostilità”.

Nella spiegazione Srila Prabhupada scrive: “Chi non resta fisso nei principi regolatori può trovarsi a compiere azioni colpevoli anche se è un componente del Movimento per la Coscienza di Krishna.” Jada Bharata continua:

“Talvolta per mancanza di denaro l’anima condizionata non ottiene il minimo indispensabile per la vita, non ha nemmeno un posto dove sedersi né la benché minima comodità. In altre parole, precipita nella miseria e in questo frangente se non riesce più a procurarsi il necessario onestamente, decide d’impadronirsi illegalmente della proprietà altrui. Se non riesce ad ottenere ciò che desidera è costretta a subire gli insulti degli altri e diventa molto triste. Sebbene due persone siano ostili l’una all’altra, per continuare a soddisfare i propri desideri talvolta si sposano. Sfortunatamente queste unioni non durano molto a lungo e chi si è unito si separa di nuovo con il divorzio o altri mezzi”.

Nella spiegazione Srila Prabhupada scrive: “A causa della tendenza all’inganno, comune a tutti, la gente è sempre piena d’invidia. Perfino nella coscienza di Krishna possiamo assistere al verificarsi di separazioni ed inimicizie causate dal prevalere di tendenze materiali. Per concludere, nessuno può essere felice nella vita materiale. Bisogna adottare la coscienza di Krishna.” Questa fondamentale comprensione dell’ottimismo e del pessimismo deve esserci in ogni devoto che desidera avanzare in coscienza di Krishna. Comunque possiamo esprimere le nostre attitudini individuali secondo la nostra natura psicofisica. Alcuni di noi possono sembrare più ottimisti o pessimisti di altri, ma la base del vero ottimismo è nella vita spirituale. Non c’è felicità nella vita materiale.

Satsvarupa Dasa Gosvami, uno dei primi discepoli di Srila Prabhupada e uno dei primi redattori del BTG (Rivista - Ritorno a Krishna), è l’autore di molti libri sulla coscienza di Krishna, compresa una biografia di Srila Prabhupada in sei volumi.

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