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Riflessioni sulla Meditazione

E' meglio cantare un solo maha-mantra al giorno con attenzione piuttosto che sedici giri di japa distrattamente?

di Dvarakadhisa Devi Dasi

Qualche giorno amo cantare i giri*, altri lo tollero. Sembra essere beatitudine o noia. Nei giorni buoni mi sento beata. Mi sembra che Krishna mi sia molto vicino e che mi sia molto caro. Non che abbia visioni o che senta voci; niente di drammatico da eccitare la cronaca. L'esperienza è più vicina al ritorno a casa dopo un lungo e affannoso viaggio. Un grande piacere dal semplice scorrere delle perle del japa fra le dita e della ripetizione ritmica del maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Ma poi ci sono i giorni no. Sfortunatamente quando parlo di giorni no non parlo di momenti occasionali. Ci sono talmente tanti giorni no da poter essere divisi in categorie: i giorni di malattia, i giorni freddi, i giorni di stanchezza, i giorni di impegni, i giorni di solitudine, i giorni di viaggio, i giorni di luna storta, i giorni in cui la casa è in disordine, i giorni delle vacanze estive, i giorni di visita alla famiglia, i giorni con tante cose per la testa e tutti i giorni tra Natale e Capodanno. Questi sono solo alcuni. Ce ne sono altri che spuntano senza annunciarsi uscendo da ogni categoria.

Il paradosso è che mentre c'è sempre qualche scusa veramente appetibile per il vortice della mente che previene un buon canto dei giri, questa è precisamente la risultante disattenzione che fa si che il nostro canto sembri un coro, un dovere da sopportare. Un buon canto è un piacere nel senso più profondo. Eppure la persuasione della mia mente ruba questo piacere ancora e ancora. Quindi perché ascoltare la mente? Sapendo che gli intrattenimenti della mente mi portano via dal processo del nutrire la mia anima, perché dovrei cascarci così tante volte? Paragonatemi all'alcolizzato che ha qualche esperienza dei vantaggi dell'essere sobrio ma continua a soccombere alla tentazione del bere, pur sapendo che potrebbe, in seguito, perdere ogni desiderio di sobrietà.

La normalità, la sobrietà, non sembra più desiderabile quando si è stati resi schiavi dall'alcool. Analogamente, lo stato normale di felicità che proviene da un canto attento del mantra si dimentica quando il canto è abitualmente disattento. Il periodo del canto dei giri diventa allora il momento di protagonismo della mente che, come un comico da quattro soldi, prova tutti i suoi numeri per catturare l'attenzione del pubblico. Se adesso sei inorridito, pensando che nessuno possa permettere che il suo canto dei giri si riduca in questo stato, puoi passare all'articolo successivo. Non hai bisogno di sentire questa parte che diventerà particolarmente scioccante.

Quando i miei giri si riducono a uno stato pietoso comincio persino a chiedermi il valore di questo canto. Comincio a interrogarmi sulle mie motivazioni. Canto sedici giri solamente per una questione di orgoglio, sebbene siano scadenti? Oppure sono solo superstiziosa e canto per proteggermi dal male del mondo? Il canto dei giri è la via per assicurarmi lo status di devoto, qualcosa che mi porti dalla parte buona di Krishna? Quando questo tipo di domande sorgono io mi sento coprire di vergogna e di scoraggiamento e penso che sarebbe meglio essere onestamente caduti piuttosto che cantare in modo talmente offensivo.

Un amico una volta mi disse che sarebbe meglio cantare un solo buon maha-mantra al giorno piuttosto che sedici giri distrattamente. Mi sono sentita in imbarazzo sentendo ciò perché ero sicuramente colpevole di un canto automatico e vuoto. Eppure non potei essere d'accordo. Al momento dell'iniziazione ho fato il voto di cantare sedici giri e quindi non posso abbandonare. In un certo senso è sicuramente vero che un solo nome di Krishna cantato con sincerità è meglio di un canto meccanico. Però se noi cantiamo un solo mantra al giorno, quanti giorni dovranno trascorrere prima che questi preziosi dieci secondi di devozione arrivino mai? Se è facile essere distratti per la durata dei sedici giri quanto più facile sarà mancare l'unica piccola possibilità che abbiamo programmato per chiamare Krishna?

Ci deve essere una soluzione migliore al canto disattento che lasciar perdere. Ed è la soluzione che mi sembra sempre ovvia quando sto scivolando. Non è mai conveniente abbandonare la battaglia!

Arriva sempre un momento in cui sono disgustata abbastanza da impegnarmi di più nell'ascolto dei miei giri. E in qualsiasi momento io faccia questo sforzo Krishna è là. Il mio più caro amico mi dà sempre rifugio. Quando comincio ad ascoltare i miei giri prescritti ho la meravigliosa sensazione di tornare in un luogo che amo. So che se semplicemente mettessi da parte il mio japa pensando che non cantare sia meglio che cantare male non avrei mai questa sensazione esilarante di tornare a casa.

Srila Prabhupada ci incoraggia in questo modo: "Se continuiamo a cantare il santo nome del Signore, che non è differente da Dio, la Persona Suprema, naturalmente la nostra mente si assorbirà nel ricordo del Signore". (Srimad-Bhagavatam 4.8.44, spiegazione)

A causa del mio karma la mia mente è contaminata dalla passione e da cose anche peggiori. La mia pratica spirituale è destinata a confrontarsi con questo stato di contaminazione e passarvi attraverso. Quindi tutti voi che avete problemi nel canto prendete coraggio. Il danno non è irreparabile! Ci sono diversi trucchi, per calmare la mente, simili a quelli usati dai genitori per calmare un bambino di due anni. Dividerò con voi alcuni dei trucchi che io uso.

Un buon trucco è quello di promettere alla mente che, non appena avrai finito i tuoi giri, le presterai attenzione assoluta. Pondererai i tuoi problemi, scriverai i tuoi discorsi, ti preoccuperai del tuo futuro tutto dopo aver finito i giri. Un altro trucco è quello di ascoltare solamente dieci mantra di fila, e intendo ascoltarli veramente. Poi prova con altri dieci e poi con altri dieci ancora. Cerca di ascoltare per tutto il giro di japa senza mancare neanche un mantra. Sfida te stesso se sei il tipo o fai come se fosse un gioco. Un'altra strategia è quella di mettere giù il tuo japa per un minuto e fare una preghiera per ciò che hai in mente, poi lascia andare e rivolgi la tua attenzione al canto. Essere regolari è indispensabile per cantare sedici giri in modo decente. Io trovo che i giri non cantati pendono come nuvole nel paesaggio della mia mente. A meno che le circostanze lo impediscano è meglio cantare tutti i giri durante le ore di buon auspicio del mattino.

Provate questi suggerimenti e confidatevi con devoti nei quali avete fiducia e informatevi sui loro trucchi particolari. Presto svilupperete i vostri. (Poi magari potreste inviarmeli.) Cantare i giri è veramente un'espressione individuale del nostro desiderio di servire il Guru e Krishna. Nessun'altro può conoscere la qualità dei nostri giri. Io per esempio posso essere una brava contraffattrice. E c'è poco riconoscimento nel mondo esterno per colui che canta coscienziosamente. Ma cosa importa di tali riconoscimenti quando la vera ricompensa è la soddisfazione del Signore Supremo, il Maestro dell'universo?


Note:
* Il canto dei giri è una meditazione personale su un mantra. Ogni devoto di Krishna possiede una corona di 108 grani chiamata japa sulla quale canta il mantra Hare Krishna. I devoti iniziati hanno fatto il voto di cantare su tutti i grani della corona per sedici volte al giorno.




Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.14

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