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La vita viene dal caso

Fin dai tempi di Newton, la scienza ha sostenuto che tutti i fenomeni possono essere descritti (almeno in linea di principio) in termini di quantità misurabili che possono essere calcolate usando semplici leggi matematiche. Questa premessa, che possiamo chiamare principio del riduzionismo, implica che la realtà è essenzialmente semplice e che gli esseri umani, unicamente mediante il potere delle loro menti e dei loro sensi, possono in definitiva essere in grado di comprendere pienamente la natura e l'origine di tutti i fenomeni dell'universo. Anche se, in primo luogo, il principio del riduzionismo è indubbiamente indimostrabile, esso ha fornito la strategia di base per la ricerca scientifica, e come gli scienziati sono passati da un successo all'altro, così la loro fiducia nell'applicazione universale di questo principio è andata aumentando sempre più.

Eppure, l'accettazione incondizionata del principio del riduzionismo presenta alcune conseguenze estremamente inquietanti. Essa riduce l'universo a un meccanismo che opera secondo leggi matematiche impersonali, e riduce l'essere umano individuale a un complesso sottomeccanismo la cui "volontà" e i cui "sentimenti" corrispondono a niente di più che a modelli d'interazione chimica fra molecole. Come risultato, valori e norme etiche non possono più essere compresi come principi fondamentali, traenti origine da un creatore trascendentale che definisce lo scopo e il significato ultimi della vita umana. Diventano, invece, semplici strategie per la sopravvivenza che si sono determinate per caso, si sono perpetuate a motivo della loro efficacia in certe circostanze e verranno accantonate per un'inesorabile trasformazione fisica col mutare di tali circostanze.

A questo proposito, il fisico Wolfgang Pauli ha predetto: "Noi possiamo arrivare in un futuro non troppo lontano ad un punto in cui le parabole e le immagini delle antiche religioni avranno perso la loro forza persuasiva anche per la persona comune; quando ciò avverà, temo che tutte le vecchie etiche crolleranno come un castello di carte e che orrori inimmaginabili verranno perpetrati." Date le gravi implicazioni dell'approccio riduzionistico della scienza moderna, dovremmo esitare ad accettarlo come completamente valido a meno che non fossimo costretti a farlo in base a prove realmente solide. Molti scienziati e filosofi sostengono che tali prove sono già state trovate in grande abbondanza.

Eppure un esame ravvicinato delle teorie scientifiche contemporanee rivela che è falso. Anche se gli scienziati hanno indubbiamente fatto importanti scoperte, sono stati troppo frettolosi quando hanno sostenuto di aver dimostrato il loro sistema per la comprensione del mondo basato sul principio del riduzionismo. Per dare un'idea di che cosa comporti esattamente la supposizione che la vita possa essere emersa da una combinazione fortuita di sostanze chimiche in un brodo ancestrale, cerchiamo di immaginare che questa zuppa coprisse l'intera superficie della Terra per una profondità di un paio di chilometri. Noi divideremo questo volume in cubetti della misura di un angstrom di lato. (Un angstrom è un'unità spettrografica delle dimensioni di un unico atomo d'idrogeno).

Poniamo anche che il brodo sia estremamente concentrato, in modo tale che le reazioni abbiano luogo all'interno di ciascun cubo contenuto in esso. Ora, sperando di ottenere il più semplice organismo possibile in grado di riprodursi, lasciamo che le reazioni abbiano luogo un miliardo di volte al secondo in ciascun cubo. E presumiamo inoltre che le reazioni siano proseguite per quattro miliardi e mezzo di anni: l'età presunta della Terra. Gli scienziati Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe (Evolution from Space, New York, Simon and Shuster, 1981) hanno calcolato che la probabilità di ottenere il più semplice sistema in grado di riprodursi mediante una combinazione casuale di molecole si situi nel migliore dei casi intorno all'ordine di 1 su 10 elevato alla 40.000 tentativi.

Ma, se per estrema generosità, riduciamo il numero di proteine necessarie da 2.000 a solo 100, la probabilità sarebbe ancora di 1 su 10 elevato alla 2.000. Se poi aggiungiamo alla nostra ipotetica zuppa primordiale tutte le possibili combinazioni tentate nella quantità di un miliardo per secondo, otteniamo soltanto 10 elevato alla 74 lanci del dato chimico. Ciò significa che la probabilità di ottenere dalla nostra zuppa il sistema richiesto in grado di riprodursi sarebbe una sola su 10 elevato alla 1.926.
E non potremmo aspettarci che ciò accadesse nell'intero corso della storia della Terra! Certo, un giocatore irriducibile potrebbe dire che, per quanto molto improbabile, potrebbe anche succedere per caso. Ma questo impiego della parola caso è completamente privo di significato. Perché un'affermazione circa un evento la cui possibilità di verificarsi è al di sotto dello zero possa avere un significato, dovremmo osservare un certo numero di ripetizioni dell'evento per stabilire un modello statistico. Solo ciò potrebbe consentirci di dire che questo evento ha una probabilità "p" di verificarsi.

Per esempio, noi diciamo che quando gettiamo in aria una moneta c'è una probabilità su due che venga "testa". Questa probabilità è stata accertata osservando il comportamento della moneta in parecchie centinaia di prove. Ora, se avete un evento con una probabilità di riuscita di uno su un milione, ci vorrebbero centinaia di milioni di prove per stabilire ciò. E se l'evento ha una probabilità calcolata di 1 su 10 elevato alla 2.000, ci vorrebbe un numero di prove molte volte superiore. Il punto fondamentale è questo: ciò che s'intende per una probabilità di 1 su 10 elevato alla 2.000, è che un certo modello statistico rispondente a tale dato sarà osservato sulla base dell'elevato numero di prove richieste. Se non sussiste la possibilità di eseguire queste prove (come indubbiamente nel nostro caso), non ha alcun significato dire che un evento avviene con tale estremamente esigua probabilità.

Su questo pianeta, come abbiamo visto, possiamo avere un massimo di 10 elevato alla 74 prove. Possiamo anche essere estremamente generosi e concedere agli evoluzionisti chimici che le prove possono aver luogo in zuppe primordiali in tanti pianeti quanti sono gli atomi nell'intero universo: circa 10 elevato alla 80. Otteniamo allora un enorme totale di 10 elevato alla 154 tentativi: un numero ancora infinitesimale se paragonato a 10 elevato alla 2.000. La conclusione è semplice. E' insensato parlare dell'origine della vita in termini di caso.

Dire che è avvenuto per caso è esattamente come dire che è avvenuto, e questo lo sappiamo già. Perciò tutto quello che possiamo dire è che la vita è un evento unico e straordinario.

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