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I° CAPITOLO

Osservando gli eserciti sul campo di battaglia di Kuruksetra

Ora parliamo del primo capitolo della Bhagavad-Gita. Il primo capitolo della Bhagavad-Gita è intitolato: Osservando gli eserciti sul campo di battaglia di Kuruksetra. Drtarastra abbiamo già detto chi è, è lo zio cieco materialmente e spiritualmente dei Pandava, il padre dei Kurus, lui ha un servitore che si chiama Sanjaya, Sanjaya ha un potere mistico che gli viene dal suo essere un discepolo di Vyasa, Vyasadeva, colui che ha scritto tutta la letteratura vedica. Sanjaya è un grande devoto e per misericordia del suo maestro spirituale può, in meditazione, riuscire a vedere cosa accade sul campo di battaglia di Kuruksetra. Il primo verso infatti è una richiesta di Drtarastra a Sanjaya.

VERSO 1

drtarastra uvaca
dharma-ksetre kuru-ksetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya

Lui chiede: "O Sanjaya dimmi, cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu sul campo di Kuruksetra?", lui chiede e specifica "Dharma-ksetra" e "Kuruksetra", campo di Kuruksetra che è un "Dharma-ksetra", "ksetra" significa campo o luogo, "dharma" significa religione. Drtarastra è inquieto, inquieto perché sa che quel luogo non è un luogo normale, "dharma-ksetra e Kuruksetra" è un "dharma-ksetra", è un luogo di religione, è un luogo dove si sono svolti tanti sacrifici in onore a Dio. Perciò lui sa che il luogo favorirà i Pandava, perché Krishna è dalla loro parte, lui lo sa, allora è inquieto, è preoccupato, chiede: "Che cosa fanno i miei figli e i figli di Pandu pronti a darsi battaglia sul campo di Kuruksetra?". Lui sa benissimo che sono lì, lui è la causa della loro presenza sul campo di battaglia, è lui che ha determinato tutto questo, eppure chiede, perché lui chiede? Non è sicuro, malgrado la schiacciante superiorità numerica dei Kuru, non è sicuro dell'esito della battaglia. Sa che Krishna è dalla parte dei Pandava, sa che quello è un luogo religioso, un luogo spirituale. Il fatto del luogo è molto importante non sa quale sarà l'esito della battaglia, e a quel punto Sanjaya comincia a rispondere, con la sua visione spirituale guarda sul campo di battaglia. Ci sono gli eserciti schierati, c'è Krishna sul carro di Arjuna. Sanjaya vede subito Krishna ed Arjuna ma comincia a narrare per la soddisfazione di Drtarastra, lui è il suo servitore, dice che Dhuryodhana si sposta da Dronacarya. Dronacarya era l'insegnante d'armi, il maestro d'armi dei Pandava e dei Kurus, era un brahmana, i brahmana sono insegnanti, aveva insegnato a tutti a combattere, a tirare d'arco, (Arjuna era il migliore arciere insieme a Karna), aveva insegnato l'uso della mazza, aveva insegnato tante cose, era l'esperto, il condottiero militare esperto, lo stratega.


Aveva insegnato anche a una persona che si chiamava Dhristadyumna, figlio di Draupada, che era nemico di Dronacarya, ma Dronacarya come brahmana era liberale, allora anche se un nemico veniva a imparare da lui, lui era disposto ad insegnare, questa è la mentalità di un brahmana, cioè ha insegnato a questo figlio di Drupada che poi l'avrebbe ucciso. Allora, Dhuryodhana va da Dronacarya e gli dice: "Guarda maestro! Vedi la l'esercito dei Pandava che è organizzato con perizia? Con grande perizia dal figlio di Drupada! Dhuryodhana dice così, per ricordare a Dronacarya: "Vedi, tu gli hai insegnato tutti i segreti dell'arte militare, guarda come si sono organizzati i Pandava! Guarda che falangi, che esercito hanno organizzato!", e puntualizza questo anche per sapere: "Non è per caso che tu abbia ancora dei sentimenti per i Pandava che erano i tuoi allievi prediletti? Che erano persone alle quali tu hai insegnato? Chiede Duryodhana, e poi comincia a enumerare: "Guarda! Vedi quali guerrieri ci sono da quella parte?" E vede se il suo maestro che è dalla sua parte, ancora tende, se il suo cuore ancora tende verso di loro, vuole assaggiare e vuole anche ricordare: "Attento ai sentimentalismi! Non ti far prendere dai sentimentalismi!". E gli fa un lista di coloro che sono presenti sull'altro campo. Poi, dopo un attimo, richiama il proprio entusiasmo e come un buon condottiero, perché lui era esperto, Dhuryodhana, dice: "Adesso vediamo chi c'è da noi! Quali sono i potenti condottieri che sono dalla nostra parte!", e menziona i condottieri che sono dalla parte dei Kurus, primi tra tutti Bhisma e Drona stesso, naturalmente anche Krpacarya, Karna, ecc., che sono condottieri che non hanno mai perso una battaglia, mai perso una guerra. Bhisma è il più grande tra i condottieri, viene chiamato anche Bhismadeva, "deva" significa Dio, il Dio Bhisma, perché è praticamente un Dio della guerra Bhisma, Bhisma non era un umano normale, era nato da Dei, era disceso per una maledizione ed era venuto su questo pianeta, e aveva una benedizione da parte di suo padre che non sarebbe mai morto sul campo di battaglia se lui non l'avesse desiderato, se lui non l'avesse voluto, perciò Bhisma era praticamente imbattibile era considerato il nonno di tutta la dinastia, il patriarca. Nonno non significa un nonno decrepito, Bhisma era un grandissimo condottiero.


Dhuryodhana è molto felice che Bhisma, Drona, Krpacarya, ecc., siano dalla sua parte, è molto felice, lui si sente rincuorato dal fatto che questi grandi condottieri siano dalla sua parte e comincia a voce alta a declamarli, a chiamarli. A quel punto Bhisma, che è un grande devoto del Signore, ma per circostanze (che, un po' lungo da spiegare), un po' di agio, un po' di supporto che aveva auto dai suoi nipoti, i Kurus, si era messo dalla loro parte, poi c'era una ragione molto più profonda, essendo un grande devoto del Signore e avendo col Signore cavalleresca, di coraggio, di sfida, voleva fronteggiare Krishna sul campo di battaglia. Questo era il suo desiderio profondo da devoto, allora Bisma era dalla loro parte. Bhisma quando sente Dhuryodhana che declama tutti questi nomi di grandi condottieri che sono i Kurus, si mette a suonare la sua conchiglia, fa un suono tumultuoso e tutti gli altri usano i loro corni, flicorni, conchiglie e tamburi, perché prima di una battaglia per dare coraggio, per rinforzare gli animi c'era questo suono di strumenti, anche nelle battaglie qui in Occidente suonavano le trombe, "suonate le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane", non molto tempo fa.


Allora, loro suonano, dopo un po' c'è la risposta da parte dei Pandava. E' detto che il suono da parte dei Kurus era tumultuoso, ma quando Krishna suona nella sua conchiglia, Pancajanya, Arjuna nella sua, Yudhisthira nella sua, Bhima nella sua, Nakula e Sahadeva nella loro, ecc. quel suono è trascendentale. Il suono trascendentale della conchiglia di Krishna ed Arjuna, penetra nel cuore dei Kurus e loro sentono con il suono di queste conchiglie che il potere è dalla parte di Krishna, lo sentono, allora, tremano, nel profondo del cuore hanno paura, sentono che c'è qualcosa che non va, che il vero potere non è dalla loro parte. Dopo l'aver suonato le conchiglie, Arjuna chiede a Krishna: "Per favore, portami tra i due eserciti, voglio vedere bene chi è venuto ad affrontarmi per soddisfare i desideri malvagi di Dhuryodhana, chi ha acconsentito a tentare di ucciderci per soddisfare la malvagità di questa persona". Questa è la richiesta di Arjuna, e Krishna che si è posto nella posizione di "guidatore del carro di Arjuna", questa è una cosa molto bella che ci fa capire la natura del Signore.


Krishna è Dio, la Persona Suprema eppure gode nell'offrire un servizio umile al Suo devoto, perché questo godimento da parte del Signore? Perché i devoti sono molto cari al Signore e praticamente i Pandava vinceranno questa guerra perché sono devoti di Krishna, per nessuna altra ragione, Krishna poi è ansioso, Lui ha organizzato tutto, non si muove foglia che Dio non voglia, Krishna è ansioso di parlare la Bhagavad-Gita perché sa che quando parlerà la Bhagavad-Gita questo non darà sollievo solo ad Arjuna, ma questa Bhagavad-Gita rimarrà per tutta la gente a venire, sa bene l'importanza della Bhagavad-Gita, vuole parlare la Bhagavad-Gita, il Suo canto supremo ad Arjuna, allora guida Arjuna tra i due eserciti. Quando arriva di fronte all'altro esercito Krishna guarda Arjuna e dice: "Arjuna, vedi chi c'è dall'altra parte", lo dice in tono quasi scherzoso, "vedi chi c'è dall'altra parte Arjuna? Ci sono i tuoi nonni, ci sono tutte queste persone" e Arjuna guarda, vede Bhismadeva, persone per le quali aveva un grandissimo affetto, Dronacarya, il suo maestro d'armi era un secondo padre per lui, Bhisma anche era come un secondo padre i Pandava, vede cugini, cognati e tante persone. Krishna in quel frangente è chiamato Hrisikesa, Hrisikesa significa il maestro dei sensi, il proprietario dei sensi, fra i sensi c'è anche la mente che viene chiamata il sesto senso, perché viene chiamato Hrsikesa? Perché Lui sa cosa sta pensando Arjuna, Lui sa che Arjuna è titubante, che Arjuna vuole uccidere quelle persone, perché è una persona dolce di cuore. Arjuna è un devoto, non vuole uccidere quelle persone, non gli piace uccidere, non lo fa con piacere, perciò Krishna dice: "Vedi chi c'è lì, dall'altra parte? Va tutto bene Arjuna? Lui sa che nel cuore Arjuna sente dolore alla prospettiva di uccidere tutte queste persone e allora lo invita a osservare e Arjuna guarda; Bhisma, Drona, Krpacarya, Karna, Karna è anche loro fratello, ma loro non lo sanno, Karna è fratello dei Pandava, ma ne i Pandava ne Karna lo sanno. A questo punto Arjuna si sente mancare, vede queste persone e questa inquietudine, questa mancanza di desiderio di combattere comincia a manifestarsi verbalmente.


Arjuna comincia a dire a Krishna: "Che significato ha questa guerra? Sono tutti qui per soddisfare Dhuryodhana, ma perché io dovrei mettermi al loro livello? Anche se li uccido tutti, potrò mai godere del regno? Non sono una persona degradata se per ottenere un regno, uccido delle persone care?". Poi continua, filosofeggia Arjuna, si lamenta dicendo che quando si uccidono i capi-famiglia, le donne si degradano non c'è nessuno che le protegge, diventano preda di persone che si uniscono a loro senza nessun criterio religioso e allora nasce una prole indesiderata, il mondo va in rovina, i principi della religione vengono perduti, questo è l'appello di Arjuna. Arjuna è molto triste, molto triste, tanto che arriva al punto di dire: "In non combatterò!". L'arco gli scivola tra le mani e desiste dalla battaglia. Questa è la fine del primo capitolo della Bhagavad-Gita. Perciò in questo primo capitolo c'è: La richiesta di Drtarastra. - La descrizione da parte di Sanjaya a Drtarastra di Dhuryodhana che va da Dronacarya. - La descrizione dei guerrieri presenti. - Krishna che guida Arjuna di fronte all'esercito avversario e il lamento di Arjuna.

 

RIFLESSIONI

Arjuna aveva chiamato Krishna "Govinda". "Govinda" significa "Colui che soddisfa i sensi". "Go" significa mucche o anche sensi. L'aveva chiamato in questo modo, pensando che Krishna, Dio, fosse lì per soddisfare le sue aspirazioni materiali, questo è il fraintendimento di Arjuna, i suoi sentimenti da un punto di vista materiale, sono lodevoli, una persona compassionevole. Ma da un punto di vista spirituale, non sono lodevoli i sentimenti di Arjuna perché i veri sentimenti di un devoto, devono essere quelli di soddisfare Dio, soddisfare Dio. E' come se noi dobbiamo fare da assistenti a un chirurgo, non possiamo essere sentimentali nel vedere la malattia o la ciste o il tumore di qualcuno, lui deve tagliare, lui deve tagliare. Se tu non ti conformi alle istruzioni o al desiderio o al piano di chi ha perfetta conoscenza di cos'è il bene, di cos'è il male, di cos'è la vera soluzione ai problemi, di cos'è la vera soluzione, se non ti conformi a chi sa questo, e chi meglio di Krishna sa cos'è la realtà e cos'è l'illusione, cos'è il vero benessere di qualcuno? Se non ti conformi ai Suoi piani, allora la tua compassione è fuori luogo, è fuori posto, non è più utile, non serve a niente, può essere anche deleteria. Allora, lui chiama Krishna, "Govinda" e gli dice: "Ah! Per favore toglimi questo problema!", questo è quello che dice Arjuna, "non mi mettere in questa situazione!" Risolviamo, io me ne vado sulle montagne, vado sull'Himalaya, lascia che regnino loro! Perché dobbiamo risolvere questo problema?


Arjuna vuole eliminare il problema senza risolverlo, in un certo senso, Arjuna ci rappresenta perché c'è in tutti noi la tendenza a eliminare un problema senza risolverlo, mna a saltarci sopra a piè pari e non trovare la soluzione reale al problema dell'esistenza, quando uno si trova in quel frangente, in quella situazione e come in quel frangente, in quella situazione, in qualsiasi altro frangente, altra situazione, uno deve obbedire a Krishna e conformarsi al desiderio del Signore e in questo modo sarà protetto, in questo modo troverà la vera soluzione ai problemi suoi e altrui. Arjuna si trova in queste condizioni, ma Krishna è intelligente, la Persona Suprema, la Suprema intelligenza perciò Lui quando Arjuna parla e gli narra di questo possibile sgretolamento della civiltà, della società umana con le donne che si degradano, con la prole indesiderata che si chiama "varna-sankarah" sono praticamente figli nati senza sacrifici, perché nelle scritture vediche è detto che prima della nascita quando uno fa un sacrificio per propiziare la nascita di un figlio, il figlio viene con una natura divina, con una natura superiore, se invece viene concepito come concepiscono i cani e i gatti magari con una bottiglia in più di vino doc di una valle o una bottiglia di birra, il figlio non viene con delle caratteristiche divine, ma viene con altri tipi di caratteristiche, e la preponderanza di queste persone sul pianeta, causa problemi, causa grandi problemi.


Arjuna, dice queste cose e in effetti non ha torto da un certo punto di vista, ma non capisce che non eliminando i Kurus, lui darebbe modo a questi "varna-sankarah" e alla irreligione di proliferare ancora di più! Lui non se ne rende conto perché accecato dal sentimentalismo, allora Krishna nelle parti seguente della Bhagavad-Gita, parlerà ad Arjuna e lo solleverà dentro, ma questo primo capitolo si conclude con lo sgomento di Arjuna, lo sgomento di una persona che si trova ad affrontare un dovere che gli è difficile affrontare. Che insegnamento traiamo da questo capitolo? Dovremmo capire che lo sgomento o la perdita di entusiasmo, di desiderio nell'affrontare i problemi della vita viene dalla nostra dimenticanza della relazione che abbiamo con Krishna. Se noi potessimo capire in modo approfondito qual è la nostra relazione con Signore, che ruolo dobbiamo svolgere nel piano del Signore e la natura sublime del piano del Signore che include la felicità di tutti gli esseri, se potessimo comprendere sempre come rimanere strumenti di Krishna e perseguire lo stesso traguardo che Krishna persegue che è quello di liberare tutti gli esseri viventi dal ciclo di nascite e morti, dall'identificazione con questo mondo materiale, se potessimo essere coscienti di questo, non avremmo nessun problema nell'eseguire gli ordini del Signore sia che essi ci causassero apparente gioia o apparente dolore. Ma Arjuna in questo momento è sgomento perché ha dimenticato la posizione, non ricorda più che relazione intercorre tra lui e Krishna, non capisce che Krishna è il Controllore Supremo "isvara" "isvara paramah Krishna sac-cid-ananda-vigrahah". Lui è il Controllore Supremo, il Signore eterno al di là del passato, presente e futuro. Lui è la Persona che ha pianificato l'impegno eterno di tutti gli esseri in perfetta conoscenza e felicità.


Arjuna, l'ha dimenticato perciò ha perso la fede, ha perso la conoscenza. Non capisce più perché deve combattere. Comincia ad avallare le proprie decisioni che ora sono indipendenti da Krishna, comincia a basarle su fattori morali, sociali, egoistici, per il proprio benessere personale. Comincia a basare tutte le proprie valutazioni su questi presupposti e non riesce perciò a essere tranquillo. Chi cerca un modo autonomo di valutare il percorso da seguire nella vita, sarà inquieto; chi invece accetta la direzione di Colui che ha fatto il piano dell'esistenza di tutti, Dio, Krishna, chi accetta la Sua istruzione, la Sua guida, non è più inquieto, è calmo, è tranquillo, perché la direzione da prendere è quella prestabilita dal Signore e può portare solo alla natura del Signore, alla felicità del Signore, alla conoscenza perfetta dell'anima, alla felicità perfetta dell'anima. Arjuna dimentico della sua relazione con Krishna, non capisce che Krishna soltanto può dirgli ciò che deve fare nella vita, solo la Persona Suprema può dirti ciò che devi fare nella tua vita, nessun altro può dirtelo. La tua mente non può dirtelo perché non ha sufficienti informazioni per farti progredire, i tuoi amici non possono dirtelo, i tuoi parenti non possono dirtelo. Chi conosce dove andrai, dopo, quando finisce questo corpo? Chi conosce la tua vera natura, la tua vera identità? Quando lasci questo corpo, qual è la tua forma? Qual è il tuo nome? Qual è la tua natura? Quali sono il tuo nome, forma, natura, ora che vivi in questo corpo se tu sei diverso dal corpo? Solo chi ti conosce all'origine può dirti questo, cioè Dio, Krishna può dirti questo perciò uno deve seguire gli insegnamenti della Bhagavad-Gita se vuole risolvere i problemi dell'esistenza altrimenti si troverà in condizioni di sgomento e difficoltà.


Hare Krishna

S.G. Madhusevita Prabhu (Brescia - 1991)

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.14

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