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XII° CAPITOLO

Il servizio di devozione

Abbiamo già trascorso, attraversato undici capitoli della Bhagavad-gita. La Bhagavad-gita si compone di diciotto capitoli, adesso arriviamo al dodicesimo capitolo... capitolo molto importante come tutti del resto, ma che ha una connotazione particolare. In questo capitolo si fa chiarezza su qual è il metodo autorizzato e desiderato da Krishna per fare avanzamento spirituale e tornare a Lui. Un breve quadro riassuntivo del capitolo: Arjuna chiede a Krishna quale via è meglio seguire, la via del servizio di devozione o la via della realizzazione impersonale. Arjuna sa già perché Krishna glielo ha spiegato diverse volte e perché lui è devoto del Signore che la via del servizio di devozione è la via perfetta, ma vuole chiarire ulteriormente per tutti coloro i quali possono fraintendere o vogliono fraintendere quale sia il metodo di avanzamento spirituale reale... quale sia il vero traguardo e quale sia il vero processo, il vero metodo, perciò all'inizio Arjuna pone questa domanda molto chiara, inequivocabile: "E' meglio il servizio di devozione offerto direttamente alla Tua Persona o è meglio un'adorazione di tipo impersonale, cioè una meditazione di tipo impersonale... non sulla Tua Forma ...non sulla Tua Persona, ma una ricerca indistintiva della Verità"? Krishna immediatamente risponde che è meglio l'adorazione diretta a Lui. Il servizio devozionale è il metodo autorizzato e voluto, desiderato dal Signore. Chi invece percorre l'altra via incontra tutta una serie di problemi.

Sto facendo un breve riassunto, poi torniamo su ognuno di questi punti. Poi Krishna spiegherà ad Arjuna che il servizio di devozione incondizionato cioè la cui qualità è quella della mancanza di desideri personali o condizioni... cioè una persona che non pone condizioni nello svolgere questo servizio... quel tipo di servizio è il migliore, è decisamente l'ottimo. Ma Krishna lascia anche spazio a chi non può dedicarsi totalmente e immediatamente a questo tipo di servizio a Lui; e illustra altre possibilità di intervento più graduale nella vita spirituale. Krishna, poi conclude il capitolo facendo una meravigliosa descrizione della natura del carattere di una persona che Gli è molto cara cioè un devoto del Signore. Questo è il capitolo. Arjuna pone queste domande, Krishna risponde. Arjuna pone la domanda: "Cos'è meglio, la devozione o la via dell'impersonalismo"? Krishna risponde chiaramente, poi gli spiega cos'è il servizio devozionale puro... come Lui lo prediliga... quali sono le altre possibilità che ci sono e... alla fine descrive le caratteristiche sublimi del Suo puro devoto.

Allora, questa domanda che Arjuna pone, come abbiamo già spiegato, è una domanda molto chiara... inequivocabile. Nessuno può fraintendere questa domanda, nessuno può fraintendere quello che Arjuna chiede. Arjuna chiede chiaramente: "Devo dedicarmi a Te, Signore... alla Tua Forma... all'adorazione di Te, oppure devo seguire un processo impersonale"? Noi sappiamo che esistono due metodi nella vita spirituale: il personalismo e l'impersonalismo. Personalismo significa dedicarsi al Signore, al servizio diretto del Signore impegnare i sensi... impegnare la mente... impegnare le proprie energie... se stessi... nel servire il Signore cercando di soddisfarLo. Impersonalismo significa invece speculare o elucubrare sulla realtà del mondo ...cominciare a vagliare quali sono gli aspetti di questo mondo congetturando quella che può essere la Verità Assoluta, cioè quali caratteristiche la Verità Assoluta può avere e cominciando però poi a dire: "No, la Verità Assoluta non è questa... no, la Verità Assoluta non è quest'altro aspetto della vita... no, non è questo... no, non è questo"... Si chiama "neti neti" quel processo... alcuni lo affrontano in quel modo, altri più avanzati, addirittura controllando il respiro ecc... Allora questo è l'altro aspetto cioè uno deve rifiutare tutto ciò che è manifesto in questo mondo, che è manifestato, e deve dedicare se stesso ad inibire i propri sensi... a limitare i propri sensi ...a fermare i propri sensi per cercare tutto quello che è al di là di tutto questo mondo manifestato. Questo è il processo impersonale. Krishna risponde subito ad Arjuna: "La persona che si dedica a Me è la migliore".

VERSO 2

sri bhagavan uvaca
mayy nvesya mano aye mam
nitya-yukkta upasate
sraddhaya parayopetas
te me yuktatana matah

Krishna sta dicendo: Colui che fissa la sua mente sulla mia Persona direttamente... non su qualcosa di vago ma... sulla Mia Persona e Mi adora con ardente fede spirituale e desiderio intenso... è migliore... è molto caro a Me... è considerato da Me il più perfetto". Questa è una risposta inequivocabile. Nessuno può fraintendere questa risposta. Krishna sta dicendo: "La persona che pensa a Me e che si dedica a Me, con una fede ardente... con tanta intensità... tanto desiderio, è considerata da Me la più perfetta". Non che come alcuni dicono che puoi scegliere qualsiasi vita perché "tu sei il criterio" per decidere qual è la cosa migliore per te... questa è una filosofia che è stata purtroppo largamente distribuita in India che... tu puoi decidere qual è il criterio migliore per te …tu decidi qual è il criterio migliore per te ...tu decidi qual è il traguardo spirituale della tua vita... tu decidi qual è il metodo migliore per te... tu decidi quello che diventerai seguendo questo metodo... in altre parole, "tu sei il criterio di giudizio". No!... noi non siamo il criterio di giudizio!

Noi appaiamo in questo mondo senza... ...Srila Prabhupada diceva: "...veniamo completamente ignoranti... nasciamo nudi in mezzo a una situazione difficile e problematica, come possiamo noi pretendere di avere già il dono della perfetta intelligenza e capire che cosa è meglio per noi"? "Il Signore è il criterio perfetto di giudizio e può stabilire qual è la cosa migliore per tutti e perciò anche per noi". E Krishna sta dando il Suo giudizio, sta esprimendo un giudizio molto chiaro "Il più perfetto è colui che si dedica a Me direttamente non una persona che segue il percorso non manifestato e impersonale". Nel verso seguente dirà: "Anche coloro che seguono la via del non manifestato alla fine Mi raggiungono" cioè Krishna ha un ardente desiderio a Sua volta di vedere che le anime tornino a Lui, non trascura completamente coloro che seguono la via più difficile, ma questa via più difficile è molto innaturale per l'anima, lo dirà in un altro verso, dirà:

VERSO 5

kleso 'dhikataras tesam
avyaktàsakta-cetasam
aviakta hi gatir - duhkham
dehavadbhir avapyate

Coloro che seguono questa via, coloro che sono attaccati o attratti dall'aspetto non manifestato, dall'aspetto impersonale, da questo misterioso essere indistinto che esiste al di là del mondo del manifestato, questi... si tirano addosso parecchi problemi, dice Krishna, perché percorrono una via piena di fastidi e di problemi, perché non è naturale, spiega il Signore, per l'anima percorrere una strada di questo genere. L'anima , naturalmente vuole protezione e relazione personale gioiosa ...vuole una relazione personale e gioiosa con il Signore, questa è la caratteristica inerente dell'anima. Quando l'anima invece si mette a percorrere una strada nella quale non ha relazione personale... nella quale i suoi sensi o le sue capacità sensoriali e mentali, i suoi sentimenti... il suo desiderio di relazione vengono inibiti, allora l'anima si trova in una situazione innaturale, difficile, spiacevole. Infatti anche nella Brahma - Samhita il Signore Brahma spiega che ci possono volere milioni di anni... milioni di anni prima che una persona, che ha intrapreso il sentiero dell'impersonalismo, possa arrivare a conoscere Krishna.

Anche Krishna nella Bhagavad-Gita: "possono arrivare ...vasudevah sarvam iti / sa mahatma sudurlabhah... può arrivare a capire vasudeva, una persona così, dopo tante tante vite... bahunam janmanm ante / jnavanam mam prapadyate" (B.G. - 7.19). Arrivare a capire Krishna, ma come fa ad arrivare a capire? Ci arriva se ha ottenuto la misericordia di un'anima realizzata, di un puro devoto del Signore, perciò il traguardo finale, la collocazione perfetta nella vita spirituale la si raggiunge sempre e comunque ottenendo il servizio devozionale, per cui una persona che segue il sentiero impersonalista alla fine deve comunque ottenere la misericordia di un devoto del Signore per conoscere Dio, per conoscere Krishna. Ha speso tanto tempo inutilmente lavorando assiduamente per qualcosa che... che alla fine può essere anche un problema per lui... perché noi sappiamo che quando si sviluppa un'abitudine è molto difficile perderla, allora quando si sviluppa un'abitudine alla speculazione mentale, alla critica per esempio... un'attitudine critica per esempio... un'attitudine critica... è molto difficile perdere un'attitudine del genere, così l'impersonalista anche se arriva al servizio di devozione poiché è abituato a considerare sé stesso "il criterio" cioè il "giudice finale" di ogni cosa e a stabilire il criterio e il giudizio, cioè a contare sulle proprie forze intellettuali, per lui è molto difficile acquisire una attitudine umile - sottomessa - di resa - di dipendenza dal Signore.

Come uno che è abituato a difendere se stesso, a fare da sé, ecc... avendo sviluppato questa abitudine, Gli è molto difficile diventare dipendente da qualcuno perché ha sviluppato una forte predilezione per l'indipendenza, per l'autonomia così l'impersonalista, fatica... può trovarsi anche svantaggiato dalla sua pratica impersonalista... quando ottiene la misericordia di un puro devoto... la compagnia, la guida di un puro devoto... può avere delle grosse difficoltà nel sottomettersi a seguire e perciò nel fare buon uso di questa misericordia. Mentre il processo del servizio devozionale è molto, molto più semplice, molto più naturale. Processo de servizio devozionale significa che uno utilizza i propri sensi per Krishna, la propria mente per Krishna, che cambia semplicemente l'oggetto del proprio amore, della propria predilezione... predilige Krishna, invece di pensare a se stesso o all'estensione di se stesso che può essere la persona che ama in questo mondo o la famiglia o lo Stato ecc... mette al centro Krishna... al centro della propria vita.

Mettendo Krishna al centro della propria vita, non deve cambiare radicalmente la propria esistenza, cioè non deve smettere di usare i sensi... non deve smettere di usare la mente o l'intelligenza o fare delle vertiginose capriole yogiche o jnaniche o speculative... no!... può semplicemente dedicare le proprie energie a Krishna ...fare quello che fa, per la soddisfazione di Krishna. Questo metodo è molto più semplice e una persona comune può avvantaggiarsi di questo metodo, mentre è molto difficile; spiega Srila Prabhupada, è molto difficile per un uomo comune approfondire le Scritture, il Vedanta, ecc... Lo stesso Sri Caitanya Mahaprabhu quando Gli chiesero: "Perché non studi il Vedanta Sutra"? che è un trattato molto complesso di filosofia, rispose che il Suo maestro spirituale gli aveva detto:

murkha tumi, tomara nahika vedantadhikara
'krisna-mantra' japa sada, - ei mantra-sara
(C.C. Adi - Lila 7.72).

"Sei uno sciocco, disse. Non sei qualificato per studiare la filosofia del Vedanta, perciò devi cantare il santo nome di Krishna. Questa è l'essenza di tutti i mantra, gli inni vedici".

Da quando canto Hare Krishna, Mi sento felice". Perché? Perché invece di inibire il proprio desiderio di cantare o pensare a una persona, ecc... no, non lo inibiamo ma lo sviluppiamo (questo è il servizio devozionale) ...lo approfondiamo... lo intensifichiamo in relazione a Krishna... molto naturale! molto semplice!... e Krishna purifica i suoi sensi. Allora questo è il punto. Krishna dà una risposta molto chiara, molto... molto chiara... ha detto: "mayy avesya mano ye mam... la persona che impegna la sua mente in Me... nitya - yukta upasate / Sraddhaya parayopetas / te me yuktatama matah... lo considero il più perfetto". E ha detto anche molto chiaramente che il processo impersonale è molto difficoltoso. Poi il Signore va avanti... c'è una sezione molto bella in questo capitolo nella quale dice ad Arjuna: "Se tu pensi sempre a Me, dedichi la tua intelligenza completamente a Me, tu vivrai sempre in Me". "Questa è la situazione migliore, la condizione migliore, se puoi fare questo, questa è la cosa migliore nell'ambito del servizio devozionale" e ribadisce ciò che ha già detto: "Questa è la perfezione nell'impegno della vita".

Naturalmente qui sta parlando di una persona che è entrata nel fuoco del servizio devozionale, cioè è entrata nel fuoco della pura devozione, la sua determinazione è quella di dedicare totalmente la propria mente - i propri sensi - la propria parola al servizio del Signore e questo impegno diventa totale. Krishna indica ad Arjuna questo come la condizione migliore dell'esistenza, la condizione migliore in assoluto, però dice: "Se non riesci a fare questo, se non ce la fai a essere totalmente impegnato in questo senso cioè che la tua mente sia sempre costantemente assorta in Me - la tua intelligenza pianifichi sempre senza pausa il servizio a Me - se non puoi fare questo, segui i principi del bhakti-yoga, in questo modo svilupperai il desiderio di servirMi". Allora, cosa sta indicando Krishna? Che esistono due tipi di collocazione nel servizio di devozione: una è quella del devoto attratto spontaneamente, del devoto la cui mente è attratta spontaneamente verso Krishna, è Krishnaizzato praticamente, tutta la sua vita è Krishnaizzata... e c'è un altro devoto che non sente questa attrazione spontanea.

Questo fluire naturale verso Krishna dei propri pensieri , la propria intelligenza non pianifica naturalmente come servire Krishna, però esiste... un sistema di bhakti-yoga cioè di servizio devozionale fatto per questo tipo di devoto. Sono tutta una serie di regole e di istruzioni che seguite sotto la guida esperta del maestro spirituale fanno si che la naturale inclinazione per Krishna, che è presente nel cuore, alla fine fuoriesca, si manifesti. Allora, Krishna sta dicendo: "Se tu non puoi essere spontaneamente attratto a Me e concentrato su di Me, segui i principi del bhakti-yoga". Che cos'è questo bhakti-yoga? Sotto la guida del maestro spirituale, Ti svegli il mattino presto, fai una cerimonia che commemora Krishna, che ti fa ricordare immediatamente Krishna, poi canti il Santo Nome del Signore, un certo numero minimo di giri. Poi offri il tuo servizio devozionale, accetti il cibo che sono i resti del cibo offerto al Signore, ecc..., svolgi diverse attività centrate sulla soddisfazione di Krishna.

Questo è il bhakti-yoga; coordini la tua vita con le istruzioni del maestro spirituale, il rappresentante del Signore con una persona che ha attrazione per Krishna, che è attaccata a Krishna e che è cara a Krishna. In questo modo, poiché è naturale per l'anima alla fine, in ultima analisi, sentirsi attratta da Krishna seguendo queste istruzioni l'affinità che c'è per Krishna si manifesta e tutte quelle sovrastrutture condizionati, quelle idee aberranti della propria felicità in questo mondo con un corpo caduco, con il famoso sacco di escrementi che ci portiamo appresso, tutte quelle idee... piano piano svaniscono... se ne vanno e lasciano il posto a un desiderio spontaneo di servire il Signore. Quando questo desiderio spontaneo si manifesta, gradualmente uno arriva alla pura devozione.

Questa è la seconda opzione che Krishna dà; impegnarsi in bhakti-yoga - sadhana-bhakti. La terza possibilità che dà è questa e dice: "Se non ce la fai a impegnarti nel bhakti-yoga e per qualche ragione non riesci a impegnarti in una pratica devozionale sistematica e organizzata, allora dedicami le tue opere". Tutti hanno da fare qualcosa in questo mondo, tutti devono agire... è un mondo nel quale chi non lavora non mangia, chi non agisce non sopravvive. Krishna stesso aveva detto già ad Arjuna: "Tutti devono agire, almeno per mantenere il proprio corpo tutti lo devono fare". Allora dice: "Dedica a Me le tue opere" "Non posso essere parte integrante di una pratica spirituale costante, ecc... ma vedo che i devoti abbisognano di aiuto...

Srila Prabhupada diceva. "C'è bisogno di mezzi, di denaro, di intelligenza, di esperienze varie... tutti hanno un po' di esperienza in qualche campo... hanno un po' di danaro... hanno del tempo... tutti hanno..." allora: "Dedica le tue opere a Me", dice Krishna. Le tue opere significa che operando, in qualche modo, hai acquisito capacità in un campo... dedicala a Krishna o hai acquisito del frutto cioè del denaro... ...dedicalo a Krishna o hai dell'intelligenza, sai dare, in qualche modo, delle parole che possono aiutare a far le cose meglio in un certo ambito... fallo per Krishna, dai queste parole... fai qualcosa per Krishna!

Questa è la terza opzione che Krishna dà a coloro che non possono impegnarsi praticamente nel sadhana-bhakti cioè nei principi regolatori del bhakti-yoga. Alcuni però potrebbero non riuscire neanche a fare questo, per ragioni per cui non riescono a impegnarsi ecc... allora Krishna dice: "Almeno rinuncia ai frutti del tuo lavoro, rinuncia ai frutti dell'azione" che significa se addirittura non puoi dare a Me del denaro, del tempo, dell'intelligenza, ecc... non rimanere avidamente attaccato ai frutti dell'azione ma dai questa cosa per un fine umanitario ...a un ospedale... a quello che vuoi..., ...dallo via... dai via il tuo denaro e dai via anche un po' della tua capacità ...non rimanere attaccato. Il frutto dell'azione cos'è? Il denaro, la ricchezza.

Una volta ti davano delle mucche o del grano in cambio di quello che facevi, adesso ti danno i fogli con numero sopra; c'è stato un periodo che davano dell'oro, adesso danno fogli con numeri stampati sopra che un giorno o l'altro possono non valere più, se il governo decidesse di fare un bel consolidato sul milione e mezzo di miliardi di debito che ha nei confronti dello Stato, tutti quelli che hanno un certo capitale non si troverebbero niente in mano cioè gli darebbero gli interessi ma non gli darebbero più il capitale... probabilmente lo faranno. Lo hanno fatto spesso in Italia. Allora ecco, ti danno questi pezzi di carta coi numeri sopra e dicono: "Questo è quello che hai per vivere, per godere, ecc..." ...allora... non tenere tutto quello "stretto", non lo puoi dare a Krishna ...non lo puoi proprio... fai qualche opera umanitaria, cioè liberati di questo peso dell'attaccamento ai frutti dell'azione perché questo attaccamento ai frutti dell'azione chiude la tua mente... la mente è chiusa nei frutti dell'azione... nell'avidità... nel possedimento... la mia casa... la mia macchina... le mie cose... il mio denaro... le mie ricchezze.

Mi diceva una signora, in India, della quale siamo ospiti quando noi andiamo, che ha avuto un attacco di cuore... ha detto: "mi sono sentita così allora ho chiamato subito mia figlia e le ho detto: i diamanti sono in quel borsellino lì, per favore prendilo"... L'hanno portata in ospedale e allora ha detto: "...prendi il borsellino che ho i diamanti lì dentro..."una signora molto facoltosa e poi ha detto: "immediatamente ho pensato: ma cosa ci faccio con questi diamanti?... ma dove li porto?... se adesso lascio il corpo dove vado?... che cosa mi succede?... Però, dice, il mio pensiero è corso subito là". Allora, il punto è... non rimanere attaccati avidamente ai frutti dell'azione. Krishna dice: "Non li puoi dare a Me... ma distribuiscili in qualche modo, non tenerli per te... non fare il topo nella tana con i tuoi possedimenti".

E poi dà addirittura un'altra opzione, dice: "Ma se non puoi neanche rinunciare ai frutti dell'azione, tenta di sviluppare un po' di conoscenza" cioè non rimanere un animale ignorante, tenta di sviluppare un po' di conoscenza della realtà della vita. Però dice: "Superiore alla conoscenza è la meditazione e superiore alla meditazione è la rinuncia ai frutti dell'azione" Perché? Perché la conoscenza ti porta a capire che devi meditare su qualcosa di superiore, chi?... qualcuno poi mediterà sull'aspetto impersonale... addirittura alcuni meditano anche su se stessi". "Io sono la verità", ma è addirittura meglio questa meditazione che lavorare come un animale giorno e notte 365 giorni l'anno, ogni anno della propria vita e andare alla tomba così, senza senso. Però dice: "Superiore alla meditazione è la rinuncia ai frutti dell'azione" perché la rinuncia ai frutti dell'azione è liberatoria... quando uno rinuncia ai frutti dell'azione comincia ad avere una mente un po' più aperta a realizzare la natura della Verità.

Perciò queste sono le diverse opzioni che Krishna dà. Naturalmente la prima è più importante, è quella di dedicare completamente se stessi a Krishna per la soddisfazione dei Suoi desideri. Chi fa questo è considerato puro devoto e... fin dall'inizio della pratica spirituale, poiché è impostato verso la pura devozione, trae grande soddisfazione nel processo del servizio devozionale. Allora, a questo punto, Krishna vuole fargli capire che chi è devoto non perde quello che altri hanno, anzi ottiene una felicità tale e una soddisfazione tale che tutto il resto è praticamente incluso in ciò che lui ottiene dalla sua pura devozione, e Krishna fa una descrizione del puro devoto del Signore. Adesso noi leggiamo alcuni versi. Quello che Krishna fa, è chiarire: da un canto chi è puro devoto del Signore affinché uno non dica: "Io sono un puro devoto del Signore "se non manifesta queste caratteristiche; dall'altro canto fa capire cosa ottiene un puro devoto del Signore. Chi non è puro devoto del Signore, queste qualità non le possiede. Allora, leggiamo brevemente le traduzioni di alcuni versi. Adesso Krishna descrive il devoto, colui che Gli caro, fa capire perché Gli è caro. E' caro a Lui perché è attaccato a Lui e perché manifesta queste qualità.

VERSI 13-14

"Colui che non è invidioso di nessuno, ma si comporta con tutti come un amico benevolo, che non si considera proprietario di niente, che è libero dal falso ego, che rimane equanime nella gioia come nel dolore, che è pronto al perdono ed è sempre soddisfatto, che si impegna nel servizio devozionale e che ha la mente e l'intelligenza in accordo con Me, Mi è molto caro".

Krishna sta parlando del puro servizio devozionale, sta descrivendo la persona perfetta. La persona perfetta è la persona perfettamente impegnata in servizio devozionale. Tutte queste qualità permettono al devoto di essere totalmente dipendente da Krishna e questa totale dipendenza da Lui, Krishna la apprezza molto... essa rende una persona molto cara a Krishna.

VERSO 15

"Colui che non è mai causa di agitazione per gli altri e che a sua volta non è mai agitato, che non è turbato né dalle gioie né dai dolori, Mi è molto caro".

C'è un punto da fare qui. Emerge da queste descrizioni che il Signore fa, che... il devoto non è soggetto alle dualità. Tutti nel mondo desiderano qualcosa e si lamentano... qualcosa di caro viene loro tolto o noi possono raggiungere quello che desiderano... tutti hanno questa caratteristica. Questa caratteristica significa che sono assorti nella vita materiale. Per esempio, quando ci sono delle disgrazie o delle situazioni difficili, il materialista non capisce... "perché devo soffrire"?... e si lamenta ... anche quando vorrebbe raggiungere qualcosa e non riesce a raggiungerlo. Un devoto pensa: tat te 'nukampam su-samiksyamano pensa che... "io ho agito chissà in quale modo nelle vite precedenti, adesso mi sto sorbendo i frutti delle azioni passate. Dovrei soffrire ancora di più, dovrei soffrire migliaia di volte di più di quello che soffro e dovrei avere molto meno di quello che ho adesso, ma Krishna così gentilmente sta mitigando queste reazioni".

Stupendo! Per cui tollera con animo sereno... non pensa che la vita o il destino sia un'ingiustizia perpetrata da qualcuno nei suoi confronti, per cui... non si lamenta né desidera fortemente perché sa che il vero oggetto del desiderio è Krishna e qualsiasi cosa possa ottenere in questo mondo è una parvenza fugace della felicità inutile. La vera felicità è il servizio di devozione... il servizio devozionale, gioia, dolore, perdita, guadagno, amicizia, inimicizia, sono tutti aspetti dello stesso principio e il destino da questo non è condizionato, trascende tutte queste cose e perciò è molto caro a Krishna. Ma come fa a trascenderle? è implicito perché è così attaccato a Krishna, pensa così tanto a Krishna che tutto il resto non gli interessa ed è per questo che Krishna è soddisfatto di lui.

VERSO 16

"Colui che non dipende dal corso degli eventi materiali, che è puro, esperto e libero da ogni ansietà e sofferenza, che non aspira al frutto delle sue azioni e Mi è devoto, Mi è molto caro".

Qui si parla di nuovo del frutto delle azioni. E' un grosso problema il frutto delle azioni perché se l'azione è svolta senza frutto, la gente perde subito la motivazione. Se non c'è il frutto, non c'è motivazione ad agire. Agire significa sacrificarsi, se non ci fosse il frutto, nessuno lavorerebbe, ma il devoto è libero dal desiderio del frutto dell'azione, significa che il vero frutto per lui è il servizio devozionale, vedere Krishna soddisfatto, allora è molto caro a Krishna. Srila Prabhupada dice qui: "costruire un edificio, per esempio, richiede grandi sforzi, e il devoto non s'impegnerà mai in una simile impresa se ciò non favorisce il suo progresso nella coscienza di Krishna; costruirà forse un tempio, assumendosene tutte le responsabilità, ma non costruirà mai una casa lussuosa per suo uso personale".

Il devoto non deve fare sforzi che lo condizionano, che lo allontanino da Krishna per avere una condizione di gratificazione personale ma farà sforzi per vedere che Krishna sia ben collocato o per offrire un miglior servizio a Krishna; in questo senso sì, ma quando un devoto vede che deve svolgere un'attività che lo allontanerà da Krishna, lo allontanerà dai devoti, lo allontanerà dal servizio devozionale, anche se questa attività promette dei frutti gratificatori, rifugge dal compiere quell'attività. E' naturale perché il suo motivo principale è unico, è quello di stare in associazione di Krishna e dei devoti e di vedere Krishna e i devoti soddisfatti.

VERSO 17


"Colui che non è soggetto né alla gioia né al dolore, che si lamenta né desidera, che rinuncia a ciò che è favorevole come a ciò che è sfavorevole e che Mi è devoto, Mi è molto caro".

VERSI 18 - 19

"Colui che è uguale con l'amico e col nemico così come davanti all'onore e al disonore, al caldo e al freddo, alla gioia e al dolore, all'elogio e a rimprovero, ed è sempre libero da ogni impurità, silenzioso, soddisfatto di tutto, incurante della dimora, fisso nella conoscenza e impegnato nel Mio servizio devozionale, Mi è molto caro".

Qui praticamente dice che il devoto non accetta quella compagnia che lo può portare a ritornare a una mentalità duale. Ci sono persone che ti spingono verso la piattaforma assoluta di desiderio di servizio a Krishna, e ci sono persone che ti trascinano nuovamente nel mondo del desiderio e del lamento, della distinzione per la gratificazione dei sensi, allora... il devoto non desidera associarsi con questo ultimo tipo di persone. "Molte di queste", Srila Prabhupada dice, "sono ripetizioni". In questo elenco di qualità si troveranno forse delle ripetizioni, ma esse hanno solo lo scopo si sottolineare che è indispensabile acquisire tutte queste virtù per diventare puri devoti".

Bisogna acquisire delle qualità per essere in associazione con Krishna, non è una cosa meccanica stare con Krishna. Bisogna acquisire delle qualità anche per stare con una persona ordinaria o normale ...se non hai certe qualità non puoi frequentare quel circolo di quelle persone... pensa per stare con Krishna le qualità che devi acquisire!... ma Krishna giustamente, gentilmente e misericordiosamente fa sì che queste qualità siano acquisibili semplicemente con l'impegno nel servizio devozionale, cioè in altre parole, solo un puro devoto sviluppa queste qualità. Solo un devoto del Signore sviluppa queste qualità e il servizio devozionale viene concesso dal Signore specialmente nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu. E qui conclude dicendo questo bellissimo verso:

VERSO 20

ye tu dharmyamrtam idam
yathoktam paryupasate
sraddadhana mat - parama
bhaktas te 'tjva me priyah

"Colui che s'impegna completamente e con fede in questa eterna via del servizio di devozione, facendo di Me il fine ultimo, Mi è infinitamente caro."

Dharmayamritam significa quel dharma o quella occupazione che è naturale, eterna e nettarea... sta parlando del servizio devozionale naturalmente. Sraddadhana mat-parama significa: fa di Me il traguardo ultimo della sua vita. "Mi è infinitamente caro" dice Krishna. Bhaktas... inequivocabile, sta parlando di un devoto. Bhaktas te 'jiva me priyah significa: Mi è infinitamente caro.

Krishna è una Persona in sintesi e in conclusione e predilige il servizio devozionale è la relazione personale che si stabilisce con Lui. Quando una persona invece studia le Sue energie e non Lo considera una Persona ma trascura il Suo aspetto personale, il Suo carattere, Krishna non è soddisfatto. Eventualmente alla fine anche questa persona possibilmente raggiunge Krishna quando arriva in contatto con qualcuno che conosce Krishna, dopo tanti sforzi, tante vite raggiunge Krishna... ma chi s'impegna direttamente cercando di soddisfare Krishna, Krishna dice all'inizio del capitolo: "Io lo elevo... lo tolgo dall'oceano di nascite e morti".

C'è un bellissimo dipinto sulla Bhagavad-Gita che illustra questo verso dove Visnu portato da Garuda (l'aquila Garuda) prende un devoto per la mano e lo tira fuori dall'acqua; il devoto sembra stia annegando nell'oceano ...lo tira fuori dall'acqua; l'acqua è l'acqua delle nascite e morti ripetute in questo mondo, delle infanzie e delle vecchiaie ripetute, dei dolori e dei piaceri ripetuti, questa è l'acqua del samsara, Krishna lo trascina fuori. "La persona che si è impegnata al Mio servizio, Io la porto fuori, Io Mi preoccupo di lui". Perché? "Perché questa persona ha voluto instaurare con Me una relazione personale di servizio devozionale e di amore". Servizio devozionale significa amore. Allora: Krishna ha chiaramente definito il percorso da seguire e anche se ha illustrato diverse possibilità, è inequivocabile che il servizio devozionale sia il metodo più congeniale per le anime condizionate, per estricarle dal condizionamento dell'esistenza materiale e per tornare alla verità Assoluta.

Hare Krishna.

(S.G. Madhusevita Prabhu - Brescia 1992)

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