Sepa SP

Cos'è un guru

Conferenza tenuta da SUA DIVINA GRAZIA A.C. BHAKTIVEDANTA SWAMI PRABHUPADA il giorno del Suo Vyasapuja nel 1973 al Bhaktivedanta Manor in Inghilterra

oni ajnana timirandhasya
jnananjana salakaya
caksur unmulitam yena
tasmai sri gurave namah

"Sono nato nel più profondo buio dell'ignoranza ma il mio maestro spirituale ha aperto i miei occhi con la torcia della conoscenza. Offro a lui i miei rispettosi omaggi".

La parola ajnana significa ignoranza o buio. Se tutte le luci di questa stanza si spegnessero immediatamente, non saremmo in grado di dire dove noi o gli altri stiamo seduti. Tutto diventerebbe confuso. Allo stesso modo siamo tutti nel buio in questo mondo materiale, che è un mondo di tamas. Tamas o timira significa buio. Questo mondo materiale è buio, perciò ha bisogno di essere illuminato dalla luce del sole o dalla luna. C'è però un altro mondo, un mondo spirituale, che è al di là del buio. Questo mondo è descritto da Sri Krishna nella Bhagavad-gita (15.6):

na tad bhasayate suryo
na sasanko na pavakah
yad gatva na nivartante
tad dhama paramam mama

"La Mia dimora non è illuminata né dal sole né dalla luna né dall'elettricità. Chi la raggiunge non tornerà mai più in questo mondo".

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Dal buio alla luce

Compito del guru è portare i suoi discepoli dal buio alla luce. Così, come per ignoranza si contrae una malattia, per ignoranza tutti oggi stanno soffrendo. Se non si conoscono i princìpi dell'igiene, per esempio, si ignoreranno anche le possibili cause d'infezione. Quindi a causa dell'ignoranza c'è infezione e noi soffriamo per questa malattia. Un criminale potrebbe dire: "Non conoscevo la legge", ma non sarà scusato se commette un crimine. L'ignoranza non ha scuse. Analogamente un bambino, non sapendo che il fuoco brucia, toccherà il fuoco. Il fuoco non penserà: "E' un bambino e non sa che io brucio". No, non ci sono scuse. Proprio come esistono le leggi dello stato, esistono anche precise leggi naturali e queste leggi agiranno a prescindere dalla nostra ignoranza. Se facciamo qualcosa di sbagliato per ignoranza, dobbiamo soffrire. Questa è la legge. Che sia legge di stato o legge di natura, rischiamo di soffrire se non la rispettiamo.

Compito del guru è fare in modo che nessun essere umano soffra in questo mondo materiale. Nessuno può dire di non soffrire. Non è possibile. In questo mondo materiale sono presenti tre forme di sofferenza: adhyatmika, adhibautika e adhidaivika. Queste forme di sofferenza sono miserie che provengono dal corpo materiale e dalla mente, da altri esseri viventi e dalle forze della natura. Possiamo soffrire di angoscia, possiamo soffrire a causa di altri esseri viventi  formiche, zanzare, mosche  o possiamo soffrire a causa di qualche potere superiore: per esempio potrà verificarsi un caldo eccessivo oppure un freddo eccessivo; alcune sofferenze quindi ci sono imposte dalla natura e sono queste che, singolarmente o combinate fra di loro, ci fanno soffrire in questo mondo materiale. Nessuno può dire di essere completamente libero dalla sofferenza.

Possiamo allora chiederci perché l'essere vivente stia soffrendo. La risposta è: per ignoranza. L'uomo non pensa: "Sto commettendo errori e sto conducendo una vita peccaminosa; è per questo che soffro". Perciò il primo compito del guru consiste nel liberare il discepolo da questa ignoranza. Noi mandiamo i nostri figli a scuola per salvarli dalla sofferenza. Se i nostri figli non ricevono un'istruzione temiamo che debbano soffrire. Il guru sa che la sofferenza è dovuta all'ignoranza che è paragonabile al buio. Come può essere salvata una persona che si trova nel buio? Con la luce. Il guru ha la torcia della conoscenza e la offre all'essere vivente prima che venga avvolto definitivamente dal buio. Questa conoscenza lo solleva dalle sofferenze dovute al buio dell'ignoranza.

Il guru è uno

Ci si può chiedere se il guru sia assolutamente necessario. I Veda spiegano che lo è:

tad vijnanarthamsa gurum eva bhigacchet
samitpanih srotriyam brahmanistham
(Mundaka Up. 1.2.12)

I Veda ci ingiungono di ricercare un guru; in realtà dicono di ricercare "il" guru non "un" guru. Il guru è uno perché proviene da una successione di maestri. Ciò che Vyasadeva e Krishna insegnarono 5000 anni fa è ciò che viene insegnato anche adesso. Non c'è nessuna differenza tra le due istruzioni. Sebbene centinaia di migliaia di acarya siano andati e venuti, il messaggio è sempre quello. Il vero guru non parla diversamente dal suo predecessore.

Alcuni spiritualisti dicono: "Secondo la mia opinione dovresti agire così", ma questo non è un guru. Tali pretesi guru sono soltanto mascalzoni. L'autentico guru ha una sola opinione: quella espressa da Krishna, da Vyasadeva, da Narada, da Arjuna, da Sri Caitanya Mahaprabhu e dai Gosvami. 5000 anni fa Sri Krishna rivelò la Bhagavad-gita e Vyasadeva la trascrisse. Srila Vyasadeva non disse: "Questa è la mia opinione". Scrisse testualmente: "Sri Bhagavan uvaca" cioè: Dio, la Persona Suprema, disse.

Tutto ciò che scrisse Vyasadeva fu rivelato in origine da Dio, la Persona Suprema. Srila Vyasadeva non diede la sua opinione personale. Di conseguenza Srila Vyasadeva è un guru. Non interpreta le parole di Krishna, ma le trasmette esattamente come furono pronunciate. Se spediamo un telegramma, la persona che lo recapita non deve né commentarlo né fare aggiunte. Deve semplicemente consegnarlo. Questo è il compito del guru. Il guru può essere questa o quella persona, ma il messaggio è lo stesso, perciò si dice che il guru è uno. Nella successione di maestri troviamo solo la ripetizione dello stesso argomento. Nella Bhagavad-gita (9.34) Krishna dice:

manmana bhava madbhakto
madyaij mam namaskuru
mam evaisyasi yuktvaivam
atmanam matparayanah

"Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi i tuoi omaggi e adoraMi. Perfettamente assorto in Me, certamente verrai a Me".

Queste autentiche istruzioni furono ripetute da tutti gli acarya: Ramanujacarya, Madvacarya e Caitanya Mahaprabhu. Anche i sei Gosvami trasmisero lo stesso messaggio e noi stiamo semplicemente seguendo le loro orme. Non c'è nessuna differenza. Noi non interpretiamo le parole di Krishna dicendo: "Secondo me la battaglia di Kuruksetra rappresenta il corpo umano". Queste sono interpretazioni da mascalzoni.

Sono molti nel mondo i guru mascalzoni che forniscono la propria opinione, ma noi possiamo sfidare qualsiasi mascalzone. Un guru mascalzone può dire: "Io sono Dio" o "Siamo tutti Dio". Va bene, ma dobbiamo cercare nel vocabolario qual è il significato della parola Dio. In genere il vocabolario ci dirà che la parola Dio indica l'Essere Supremo. Possiamo allora chiedere a questo guru: "Sei l'Essere Supremo?". Se non capisce, dobbiamo allora cercare il significato di "supremo". Qualsiasi dizionario ci spiegherà che "supremo" significa "la più elevata autorità". Potremo quindi chiedere: "Sei la più elevata autorità?" Il guru mascalzone, sebbene si dichiari Dio, non potrà rispondere a questa domanda.

Dio è l'Essere Supremo e l'autorità più elevata. Nessuno Lo eguaglia o è più grande di Lui. Eppure ci sono molti guru che si proclamano Dio, molti mascalzoni che pretendono di essere il Supremo. Tali mascalzoni non possono aiutarci a scappare dal buio dell'esistenza materiale. Non possono illuminare il buio in cui ci troviamo con la torcia della conoscenza spirituale. Il guru autentico si limiterà a presentare ciò che il guru Supremo, Dio, dice nelle Scritture autentiche. Un guru non può cambiare il messaggio della successione di maestri.

Una volta c'era un signore di nome Vallabhacarya, molto devoto a Sri Caitanya Mahaprabhu. Vallabhacarya scrisse un commento allo SrimadBhagavatam e lo presentò a Caitanya Mahaprabhu dicendo: "Sri Caitanya, ascolta per favore il mio commento allo Srimad Bhagavatam. Lo troverai di gran lunga migliore di quello di Sridhara Swami". Sridhara Swami era un commentatore molto anziano. Caitanya Mahaprabhu respinse immediatamente Vallabhacarya dicendo: "Pretendi di aver scritto qualcosa di meglio di Sridhara Swami?" Quindi Sri Caitanya Mahaprabhu lo punì dicendo: svaike yini na manena, tini vesya. Sri Caitanya usò sarcasticamente la parola svami, che significa anche marito. Disse: "Penso che la persona che non riconosce lo svami (il marito) sia una prostituta". In altre parole: "Se non riconosci Sridhara Swami, allora sei una prostituta. Come posso ascoltare le parole di una prostituta?"

Nessuna ricerca è necessaria

Dobbiamo capire che non possiamo effettuare una ricerca per trovare la Verità Assoluta. Caitanya Mahaprabhu stesso ha detto: "Il Mio gurumaharaja, il Mio maestro spirituale, Mi considerava un grande sciocco". Chi rimane un grande sciocco davanti al suo guru è lui stesso un guru. Se uno però dice: "Sono così avanzato che posso parlare meglio del mio guru" è solo un mascalzone. Nella Bhagavad-gita (4.2) Sri Krishna dice:

evam parampara praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

"Questa scienza fu trasmessa attraverso la successione di maestri e i re santi l'hanno ricevuta in questo modo. Ma con il tempo la successione dei maestri si è interrotta e questa scienza così com'è sembra ora perduta".

Non si può accettare un guru soltanto perché è di moda. Chi è serio nel comprendere la vita spirituale ha bisogno di un guru. Trovare un guru è una questione di necessità perché bisogna essere molto seri per comprendere la vita spirituale, l'azione appropriata, Dio, e la propria relazione con Lui. Quando siamo molto seri nella comprensione di questi argomenti, abbiamo bisogno di un guru. Non dobbiamo avvicinare un guru soltanto perché al momento è di moda. Deve esserci sottomissione; infatti se non ci sottomettiamo non possiamo imparare. Se andiamo da un guru soltanto per sfidarlo, non impareremo niente. Dobbiamo invece accettare il guru nell'attitudine in cui Arjuna accettò il suo guru, Sri Krishna stesso (Bhagavad-gita 2.7):

karpanyadosopahatasvabhavah
pricchami tvam dharmasammudha-cetah
yac chreyah syan niscitam bruhi tan me
sisyas te 'ham sadhi mam tvam prapannam

"Ora sono confuso, non so più qual è il mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono Tuo discepolo e un'anima sottomessa a Te. Istruiscimi Ti prego".



Da "dio" a cane

Questo è il modo di accettare un guru. Il guru è il rappresentante di Krishna, il rappresentante dei precedenti acarya. Krishna dice che tutti gli acarya sono Suoi rappresentanti: perciò al guru va offerto lo stesso rispetto che si offrirebbe a Dio. Come Visvanatha Cakravarti Thakura dice nelle sue preghiere al maestro spirituale: yasya prasadad bhagavat-prasado:

Per la grazia del maestro spirituale si riceve la benedizione di Krsna.

Di conseguenza se ci sottomettiamo al maestro spirituale autentico, ci sottomettiamo a Dio. Dio accetta la nostra sottomissione al guru. Nella Bhagavad-gita (18.66), Krishna ci istruisce:

sarvadharman parityaj
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarvapapebhyo
maksayisyami ma sucah

"Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere".

Qualcuno potrà dire "Dov'è Krishna? Mi sottometterò a Lui". Ma non è così: il procedimento vuole che prima ci si arrenda al rappresentante di Krishna, poi ci si arrenda a Krishna. Perciò è detto: "saksaddharitvena samastasastrair, il guru equivale a Dio. Quando noi offriamo il nostro rispetto al guru, stiamo offrendo il nostro rispetto a Krishna". Poiché stiamo tentando di essere coscienti di Dio, ci viene richiesto d'imparare come offrire rispetto a Dio per mezzo del Suo rappresentante. In tutti gli sastra il guru viene definito equivalente a Dio, ma il guru non dice mai: "Sono Dio". Il dovere del discepolo consiste nell'offrire al guru il rispetto che offrirebbe a Dio, ma il guru non pensa mai:

"I miei discepoli mi stanno offrendo lo stesso rispetto che offrono a Dio; quindi sono diventato Dio". Non appena inizia a pensare in questo modo, diventa un cane, anziché Dio. Per questa ragione Visvanatha Cakravarti dice: kintu prabhor yah priya eva tasya. Poiché è il servitore più confidenziale di Dio, al guru va offerto lo stesso rispetto che viene offerto a Dio. Dio è sempre Dio, il guru è sempre il guru.

Dal punto di vista dell'etichetta, Dio è il Dio da adorare e il guru è il Dio adoratore (seva bhagavan). Perciò ci si rivolge al guru chiamandolo prabhupada. La parola prabhu significa "signore" e pada significa "posizione". Quindi prabhupada significa "colui che ha preso la posizione del Signore". E' come dire "saksaddaritvena samastasastrair", solo se siamo molto seri nel comprendere la scienza di Dio è richiesto un guru. Non dobbiamo cercare un guru per una questione di moda. Chi ha accettato un guru parla in maniera intelligente. Non dice mai sciocchezze. Questa è la prova che ha accettato un maestro spirituale autentico. Dobbiamo certamente offrire tutto il nostro rispetto al maestro spirituale, ma dobbiamo anche ricordare come seguire le sue istruzioni. Nella Bhagavad-gita (4.34) Sri Krishna stesso ci insegna il metodo per ricercare e avvicinare il guru:

tad viddhi pranipatena
pariprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattvadarsinah

"Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità".

Il primo procedimento è quello di sottomettersi. Dobbiamo cercare una persona elevata e sottometterci di buon grado a lei. Gli sastra affermano che prima di accettare un guru occorre studiarlo attentamente per scoprire se possiamo sottometterci a lui. Non dobbiamo accettare un guru impulsivamente, per fanatismo. E' molto pericoloso. Anche il guru deve studiare la persona che desidera diventare suo discepolo per vedere se è adatta. Questo è il modo in cui si stabilisce una relazione tra guru e discepolo. Tutto è previsto, ma dobbiamo affrontare il procedimento in maniera seria. A questo punto possiamo essere istruiti e diventare discepoli autentici. Prima dobbiamo trovare un guru autentico, stabilire la nostra relazione con lui e agire di conseguenza. Solo allora la nostra vita avrà successo perché il guru può illuminare il discepolo sincero che è immerso nell'oscurità.

Rendere perfetta la nostra vita

Ciascuno di noi è nato mascalzone e sciocco. Se fossimo nati istruiti perché avremmo bisogno di andare a scuola? Se non coltiviamo la conoscenza non siamo migliori degli animali. Un animale potrà dire che i libri non sono necessari e che è diventato un guru, ma come si potrà ottenere la conoscenza senza lo studio dei libri autorevoli di scienza e di filosofia? I guru mascalzoni tentano di evitare queste cose. Dobbiamo capire che noi tutti siamo nati mascalzoni e sciocchi e che dobbiamo essere illuminati. Dobbiamo ricevere la conoscenza per rendere la nostra vita perfetta. Se non renderemo perfetta la nostra vita saremo sconfitti. Qual è la sconfitta? La lotta per l'esistenza. Stiamo tentando di ottenere una vita migliore, di raggiungere una posizione superiore e per questo stiamo lottando molto duramente, anche se non sappiamo cos'è veramente una posizione superiore. Qualunque posizione abbiamo raggiunto in questo mondo materiale dovrà essere abbandonata. Possiamo avere una buona o cattiva posizione; in ogni caso non potremo rimanere qui. Potremo guadagnare milioni di dollari e pensare: "Adesso ho una buona posizione", ma un po' di dissenteria o il colera potrebbe porre termine alla nostra posizione. Se la banca fallisce, la nostra posizione è perduta. In effetti non esiste nessuna buona posizione in questo mondo materiale. E' una farsa. Quelli che tentano di raggiungere una posizione migliore nel mondo materiale sono alla fine sconfitti perché in realtà non esiste nessuna posizione migliore. La Bhagavad-gita (14.26) dice qual è la posizione migliore:

mam ca yo 'vyabhicarena
bhaktiyogena sevate
sa gunan samatityaitan
brahmabhuyaya kalpate

"Colui che s'impegna completamente nel servizio di devozione, senza mai deviare, trascende subito le tre influenze della natura materiale e raggiunge così il livello del brahman".

Ma esiste una scienza che possa darci un genere di conoscenza grazie alla quale possiamo diventare immortali? Sì, possiamo diventare immortali, ma non nel senso materiale. Non possiamo ricevere questa conoscenza nelle cosiddette università. La conoscenza grazie alla quale possiamo diventare immortali è quella contenuta nelle Scritture vediche. Questa immortalità è la nostra posizione migliore. Non più nascite, non più morte, non più vecchiaia, non più malattia. Il guru quindi si assume una responsabilità molto grande. Deve guidare il suo discepolo e metterlo in grado di diventare un candidato idoneo alla posizione perfetta, l'immortalità. Il guru dev'essere competente per guidare il suo discepolo e riportarlo a casa, riportarlo a Dio.

Grazie.

Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 02

2° Capitolo Il contenuto della Bhagavad-gita a. Arjuna si sottomette a Krishna, e Krishna si accinge ad...

Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

4° Capitolo La conoscenza trascendentale a. La conoscenza trascendentale che riguarda Krishna (4.1-10) 1. Questa Bhagavad-gita precedentemente fu...

Capitolo 05

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Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

11° Capitolo La forma universale a. La domanda di Arjuna e la descrizione di Krishna della forma...

Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

13° Capitolo La natura, il beneficiario e la coscienza a. Le sei domande di Arjuna (13.1) Arjuna chiede...

Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

15° Capitolo Lo yoga della Persona Suprema a. Distaccarsi dal mondo materiale, il riflesso del mondo spirituale...

Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

17° Capitolo Le divisioni della fede a. Le influenze determinano le proprie attività: fede e adorazione secondo...

Capitolo 18

18° Capitolo La perfetta rinuncia a. Agire con distacco è la vera rinuncia e agendo in questo...