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30 SETTEMBRE 2017

ramaesilio

Sri Ramcandra Vijayotsava (Dassera)


Nel decimo giorno della luna calante del mese di Padmanabha (Asvina), ricorre Vijayotsava. In questo giorno il Signore Ramacandra apprese da Hanuman sotto un albero sami che egli aveva trovato e visto Sita nell’isola del regno di Lanka. Udendo ciò, Ramacandra organizzò un festival e poi partì per lo Sri Lanka. In questo giorno si può celebrare una speciale puja, adorazione, per il Signore Ramacandra e in Suo onore si offre cibo ai vaisnava. Questo è un festival molto popolare nel Nord dell’India, dove, in quest’occasione, grandi raffigurazioni cartacee del demone Ravana vengono date alle fiamme al suono dei canti gloriosi della vittoria di Rama.

Nei passatempi di Sri Caitanya Mahaprabhu, Lui stesso era immerso nei lila trascendentali del Signore Ramacandra nel modo seguente come racconta Srila Krishna dasa Kaviraj Gosvami.

Sri Caitanya Caritamrita Madhya-lila Capitolo 15 Versi 31-35.

Madhya 15.31

parama-avese prabhu aila nija-ghara
ei-mata lila kare gauranga-sundara

TRADUZIONE

In grande estasi, Sri Caitanya Mahaprabhu tornò alla Sua residenza. In questo modo Sri Caitanya Mahaprabhu, conosciuto come Gauranga-sundara, compì vari divertimenti.

Madhya 15.32
vijaya-dasami——lanka-vijayera dine>vanara-sainya kaila prabhu lana bhakta-gane

TRADUZIONE

Nel giorno vittorioso della conquista di Lanka -giorno celebrato come Vijaya-dasami-Sri Caitanya Mahaprabhu vestì tutti i Suoi devoti come scimmie-guerriere.

 

Madhya 15.33
hanuman-avese prabhu vriksha-sakha lana
lanka-gade cadi’ phele gada bhangiya

TRADUZIONE

Manifestando le emozioni di Hanuman, Sri Caitanya Mahaprabhu afferrò un grosso ramo d'albero, e salendo sugli spalti del forte di Lanka cominciò a smantellarli.

Madhya 15.34
‘kahanre ravna’ prabhu kahe krodhavese
jagan-mata hare papi, marimu savamse’

TRADUZIONE

Nell'estasi di Hanuman, Sri Caitanya Mahaprabhu gridò incollerito: "Dov'è quel farabutto di Ravana? Ha rapito la madre dell'universo, Sita. Ora lo ucciderò, lui e tutta la sua famiglia."

Madhya 15.35
gosanira avesa dekhi’ loke camatkara
sarva-loka jaya’ jaya’ bale bara bara

TRADUZIONE

Ognuno si stupiva nel vedere l'emozione estatica di Sri Caitanya Mahaprabhu, e tutti cominciarono a cantare: "Tutte le glorie! Tutte le glorie!"

 

Dal riassunto del libro di S.G. Purnaprajna Prabhu sul Ramayana di Shri Valmiki, Yuddha-khanda:


... Il Signore Rama ordinò quindi, “Matali, vai velocemente al luogo dove risiede Ravana, ma allo stesso tempo sii molto cauto”

Allora, ricordando che stava parlando al cocchiere di Indra, il Signore Rama si sentì imbarazzato e si scusò così: “Sono molto dispiaciuto di averti dato un’istruzione come fossi il tuo padrone. E’ solo che sono ansioso di uccidere Ravana, perciò ti prego di scusare la Mia offesa." Matali fu molto toccato dalla meravigliosa dimostrazione di umiltà del Signore Rama. Appena manovrò il carro di Indra in modo da accostarlo a quello di Ravava, il Signore Rama e il suo avversario iniziarono a scagliarsi frecce. Presto la lotta divenne intensa. Dalle nuvole pioveva sangue sul carro di Ravana e stormi di avvoltoi lo seguivano da dietro. Una enorme meteora cadde vicino e così tutti i Rakshasa si scoraggiarono moltissimo, mentre Ravana si convinse che sarebbe morto presto.

Dall’altra parte, molti segni favorevoli apparvero al Signore Rama, e così si convinse che presto avrebbe vinto. Nel duello che seguì, il Signore Rama e Ravana gradualmente mostrarono tutta la vastità delle loro rispettive abilità. La competizione divenne così intensa che entrambi gli eserciti rimasero molto stupiti. Infatti tutti i soldati rimasero immobili, come dei dipinti, poiché erano completamente assorti nel guardare la lotta, non pensarono nemmeno di attaccarsi l’un l’altro. Quando Ravana tentò di abbattere la bandiera di Indra, il Signore Rama deviò le sue frecce con le Proprie. Allora, poiché Egli era determinato a corrispondere, freccia dopo freccia, il Signore Rama abbatté la bandiera del re rakshasa. Ravana quindi trafisse i cavalli di Indra, ma i cavalli celesti non barcollarono nemmeno ed egli si infuriò e si frustrò.

Alla fine Ravana, ricorse al potere di illusione rakshasa e tirò mazze, enormi dischi shuriken, alberi e picchi di montagne. Il Signore Ramacandra fu in grado di contrastare tutti questi prima che raggiungessero il Suo carro, e così essi caddero sull’esercito delle scimmie. Il Signore Rama e Ravana continuarono a inviare migliaia di armi l’un l’altro, e quando si colpivano nell’aria, esse cadevano sul campo di battaglia. In questo modo la battaglia continuò per circa un’ora. Il Signore Rama si oppose a Ravana, freccia dopo freccia, mentre tutti gli esseri del creato stavano a guardare, le loro menti si stupivano con meraviglia.

Anche i due conducenti dimostrarono grande abilità. Ma, quando i carri furono a fianco, il Signore Rama costrinse i quattro cavalli di Ravana ad allontanarsi trafiggendoli con quattro frecce. Ciò aumentò la rabbia di Ravana, che trafisse ripetutamente il Signore Rama per ritorsione. Il Signore Rama rimase imperturbato, e in seguito, lo scambio di tutte le varietà di armi divenne così febbrile che la battaglia che ebbe luogo fu senza precedenti nella storia delle guerre. A volte Ravana combatteva nella sua forma a dieci teste, altre nella sua forma normale, a una testa. In un’occasione, il Signore Rama, fece in modo di staccare la testa di Ravana con una freccia. Ma, una volta caduta a terra, miracolosamente essa si duplicò e un’altra sorse al suo posto. Il Signore Rama quindi staccò quella testa, ma nuovamente, un’altra immediatamente si manifestò e sostituì la precedente. Ripetutamente il Signore Rama tagliò la testa di Ravana fino a che sul campo di battaglia giacevano un centinaio di teste.

Poiché ogni volta compariva una nuova testa per sostituirne una vecchia, il Signore Rama iniziò a pensare, “Con queste frecce ho precedentemente ucciso Marcha, Khara e Viradha. Ho trafitto sette alberi Sal e ucciso l’invincibile Vali. Queste frecce hanno umiliato grandi montagne e agitato il mare insondabile. Come è possibile che esse siano ora impotenti contro Ravana?”

Il duello continuò a ritmo furioso. Entrambi i combattenti erano ossessionati dal desiderio di uccidere l’altro. Infatti, diversi giorni e notti passarono senza pause nel combattimento. Alla fine, quando Matali vide che il Signore Rama non stava ottenendo la Sua desiderata vittoria, egli chiese, “Perché combatti semplicemente sulla difensiva? Mio Signore, non sei a conoscenza delle Tue potenze illimitate? L’ora della morte del re dei rakshasa è ora giunta. Perché non usi il divino brahmastra?” Dopo averGli ricordato la Sua ultima arma, il Signore Rama raccolse la freccia che Agastya Rishi Gli aveva precedentemente dato nel loro incontro nella foresta di Dandaka. Quella freccia era stata personalmente costruita dal Signore Brahma perché Indra ne facesse uso, e più tardi fu data ad Agastya. Garuda fornì l’impennaggio della magnifica freccia e la punta affilata combinava insieme l’energia del re del fuoco, Agni, e del re del Sole. I monti Meru e Mandara contribuirono con la loro imponenza al peso della freccia, e il suo stelo era fatto con l’elemento etereo sottile.

Quest’arma brahmastra era onnipotente e infallibile, e la sua brillante effulgenza rivaleggiava con lo splendore del sole. Dopo aver potenziato il brahmastra con i mantra richiesti, il Signore Rama la pose sulla corda del Suo arco. Mentre le scimmie contemplavano quella freccia fiammeggiante, i loro cuori si riempivano di gioia, mentre una terribile paura penetrava nel centro dei cuori di tutti i rakshasa. Come il Signore Rama tirò la corda dell’arco dietro il Suo orecchio, le terra tremò e i cieli anche sembravano agitarsi. Quanto il Signore Rama lanciò il brahmastra, attraversò a grande velocità l’aria come la morte stessa e infine cadde violentemente sul petto del malvagio Ravana. Dopo aver trafitto precisamente in cuore del re dei rakshasa, la freccia effulgente entrò nelle profondità della terra, portando con se la sua vita peccaminosa. Appena quel maestoso brahamastra tornò, esso rientrò nella faretra del Signore Rama, Ravana fece cadere l’arco dalla sua mano e cadde a terra dal suo carro morto.

Con grande, trascendentale estasi, le scimmie guerriere proclamarono a gran voce la vittoria del Signore Rama mentre attaccavano l’esercito dei rakshasa che si dava alla fuga. Dal cielo, gli essere celesti urlavano, “Sadhu! Sadhu!” (“Ben fatto! Eccellente!”), coprendo completamente con piogge di fiori il carro del Signore Rama, e suonando i loro celestiali tamburi. Ora che Ravana alla fine era morto, gli esseri celesti e i grandi rishi provavano un beato sollievo una pace mentale che non avevano assaporato per molto tempo. Iniziò a soffiare una fresca, gentile e profumata brezza, e il sole sprigionava i suoi raggi molto serenamente, cosicché sembrava che la felicità pervadesse tutte le direzioni. Sugriva, Angada, Vibhishana e Lakshmana furono i primi ad arrivare e a fare i loro omaggi al Signore Rama. Ma quando Vibhishana vide suo fratello maggiore giacere morto sul terreno, cadde a terra e pianse in un’esplosione di intenso dolore. Nel frattempo, la notizia della morte di Ravana si diffuse all’interno degli appartamenti del palazzo reale. Le mogli di Ravana vennero fuori dalla città ed entrarono nel campo di battaglia, i loro capelli erano arruffati e le vesti e gli ornamenti in disordine. Sopraffatte da un insopportabile dolore e lamentandosi ad alta voce, alcune delle donne si rotolavano nella polvere come pazze, mentre altre andavano ad abbracciare differenti parti del corpo morto di Ravana.

Gridando, “O mio signore! O marito mio!” una delle donne indugiava accanto al collo di Ravana, mentre altre si aggrappavano ai suoi piedi, strofinavano il petto ferito, alzavano le braccia in segno di disperazione, svenivano non riuscendo a sopportare il dolore. Tra i suoni dei forti gemiti, furono uditi questi lamenti: “Oh, caro marito, ignorando i nostri buoni consigli, come quello che ti diede Vibhishana, ti sei causato la tua stessa distruzione. Adesso che sei morto, anche le nostre vite sono finite, per una moglie non vi è altro supporto se non il marito. Questo è la fine inevitabile per una persona crudele e dal cuore duro come te. Chi altro avrebbe mai osato rapire Sita e trattenerla con la forza contro la sua volontà?” La regina favorita di Ravana, Mandodari, si lamentava: “Mio caro marito, anche se tu eri così potente, non potevi stare innanzi al Signore Rama. Tu eri troppo orgoglioso del tuo valore acquisito, e così sei diventato un grande fardello per la terra. La tua stupidità non poteva comprendere che era il Signore Vishnu stesso che era sceso sulla terra come Signore Rama, per liberarla da quel fardello.”

“O Ravana, la tua peccaminosa passione per Sita si è rivelata la causa della distruzione di tutti i rakshasa. Ti sei sempre mascherato come un grande eroe, ma ti sei rivelato in realtà un grande codardo quando con l’inganno hai rapito Sita. Eppure, nonostante il tuo abominevole carattere, non so come potrò sopravvivere in tua assenza.” Alla fine, Mandodari svenne con la sua testa sul petto di Ravana. Le altre mogli la tirarono su e la rianimarono. In quel momento, il Signore Rama ordinò a Vibhishana, “Dovresti iniziare i riti funebri per tuo fratello maggiore senza ulteriori ritardi. Solo dopo la cremazione del corpo di Ravana sarà possibile dare conforto alle vedove.” Vibhishana rispose: “Non desidero celebrare le cerimonie funebri per un uomo che ha rapito le mogli di altri, che era senza pietà e tiranno, che era incline alla irreligione. Naturalmente Ravana era mio fratello maggiore e così è mio dovere rispettarlo. Ma d’altro canto, poiché le sue azioni erano come quelle di un nemico, sento che egli non merita la mia adorazione.”

Il Signore Rama disse, “Vibhishana, approvo le tue parole perché esse sostengono la causa della virtù. Però, vorrei che tu cremassi il corpo di tuo fratello. Dopo tutto, nonostante i suoi errori, Ravana era un grande eroe. E ne è prova il fatto che con la morte del suo corpo, tutte le ostilità sono ora finite.” Vibhishana entrò in città e organizzò il funerale di Ravana. Dopo aver portato suo nonno materno, Malyavana, Vibhishana pose il corpo di Ravana sul carro funebre e quindi procedette, insieme ad altri rakshasa che portavano la legna per il fuoco. Andando verso sud, il gruppo arrivò a un luogo consacrato dove cremarono il corpo di Ravana secondo le ingiunzioni vediche. Di conseguenza le mogli di Ravana si consolarono e dopo tutto tornarono a Lanka. Avendo abbandonato la Sua rabbia trascendentale, il Signore Rama assunse ora un’apparenza gentile e mise da parte il Suo arco, le frecce e gli armamenti. Gli esseri celesti partirono alla volta delle loro posizioni nel cielo e ritornarono alle loro dimore cantando le glorie del Signore Rama, con grande gioia. Dopo aver ricevuto i dovuti onori dal Signore Rama, e il permesso a partire, Matali salì in cielo sul carro di Indra e tornò al regno celeste.

Dopo esse tornato al Loro campo, il Signore Rama ordinò a Lakshmana di celebrare la cerimonia d'insediamento di Vibhishana. A sua volta, Lakshmana diede vasi d’oro ai capi delle scimmie e ordinò loro di andare velocemente e raccogliere acqua dai quattro mari. Poco dopo, Lakshmana celebrò la cerimonia di insediamento perfettamente in accordo alle ingiunzioni vediche, e tutti i cittadini di Lanka si recarono all’arena sacrificale con oggetti di buon auspicio. Dopo aver ricevuto questi doni, Vibhishana li offrì al Signore Rama. Quindi il Signore Rama disse ad Hanuman che era in piedi vicino con le mani giunte, “Per favore vai e scopri dove si trova Sita, e informala che ho ucciso Ravana. Dopo averlo fatto, torna qui con il messaggio che ti potrà dare.” Dopo aver avuto il permesso dal re Vibhishana, Hanuman andò nel boschetto di Ashoka. Là, trovò Sita in preda al dolore, circondata dalle ripugnanti rakshasi.

In piedi umilmente di fronte a Sita, Hanuman disse, “Tuo marito mi ha mandato da te per darti questo messaggio: ‘Dopo molti mesi senza dormire, sono stato finalmente in grado di assolvere il Mio voto di salvarti. Ora che il tuo oppressore, il re dei rakshasa, è morto, puoi abbandonare tutta la sua ansia.’” Dopo aver udito ciò, Sita divenne così felice che non riuscì a rispondere per molto tempo. Quando Hanuman le chiese il motivo per cui rimaneva in silenzio, Sita disse, “Posso parlare a fatica perché sono così euforica. Hanuman, ciò che mi hai detto è illimitatamente più prezioso di ogni quantità di oro e gioielli.”

Con le mani giunte, Hanuman suggerì, “Se lo desideri, posso uccidere queste orribili donne rakshasa che ti hanno tormentato per così tanto tempio. Infatti, trarrei grande piacere nel vendicare tutte la sofferenza che hai dovuto patire. Aspetto semplicemente il tuo permesso.” Per natura Sita era molto gentile verso gli oppressi. Così rispose: “Sono solo stupide serve che hanno seguito gli ordini del re. Qualsiasi cosa io abbia sofferto è stato il risultato delle mie cattive azioni, e queste rakshasi hanno agito solo come strumento nelle mani del destino.” “Hanuman forse hai sentito questa vecchia massima che fu una volta pronunciata da un orso: ‘Un grande uomo non tiene mai conto delle offese che sono commesse contro di lui. Invece egli giura che a tutti i costi egli non risponderà al male con il male.’ La storia è questa:

C’era un cacciatore inseguito da una tigre e per sfuggirle salì su un grande albero. Su uno dei rami di quell’albero vi era un orso. Vedendo ciò, la tigre disse: “Questo cacciatore è nostro comune nemico. Quindi, dovresti spingerlo via dall’albero così che io passa mangiarlo.” L’orso rispose, “Questo cacciatore si è rifugiato nella mia casa e quindi non farò nulla che possa danneggiarlo. Agire in quel modo sarebbe molto ingiusto.” Dopo aver pronunciato queste parole l’orso andò a dormire. La tigre allora disse al cacciatore, “Se spingi l’orso giù dall’albero così che io possa mangiarlo, non ti farò del male.” Facendosi influenzare dalle parole della tigre, il cacciatore spinse l’orso che stava dormendo. Ma, mentre stava cadendo, l’orso riuscì ad aggrapparsi a un ramo e a salvarsi. La tigre allora disse all’orso, “Dato che questo cacciatore ha tentato di ucciderti, dovresti reagire spingendolo fuori dall’albero.” E tuttavia, anche se la tigre fece appello all’orso in questo modo ripetutamente, egli rifiutò dicendo, “Una grande persona non tiene conto dei peccati di chi lo ha offeso. Invece, a tutti i costi, lui mantiene il suo voto di non rispondere al male con il male, poiché egli sa che una buona condotta è l’ornamento delle persone virtuose.”

Prima di partire, Hanuman chiese a Sita se avesse un messaggio per il Signore Rama. Sita rispose, “Le mie uniche parole sono queste – ‘Desidero ardentemente vedere il mio caro marito, che è noto per essere sempre molto affettuoso verso i Suoi puri devoti.’” Hanuman disse, “Stai certa che vedrai il Signore Rama, insieme a Lakshmana, proprio questo giorno. Adesso, per favore dammi il tuo permesso perché io possa tornare dal Signore Rama senza ulteriore ritardo.”

Hanuman partì e riferì il messaggio di Sita e dopo aver fatto ciò, esortò il Signore Rama ad andare a trovare Sita subito. “Poiché ella ha sofferto così tanto e desidera ardentemente vedertTi, dovresTi andare immediatamente al boschetto di Ashoka,” intercedette Hanuman. Dopo aver ascoltato questo appello, lacrime scesero dagli occhi del Signore Rama. Quindi, con i Suoi occhi abbassati, il Signore Rama ordinò a Vibhisaha, “PortateMi Sita dopo averla lavata, vestita e abbellita con ornamenti celesti.” Vibhishan si recò presso il boschetto Ashoka e attraverso le donne Rakshasa si presentò a Sita. Quindi dopo averla avvicinata umilmente, egli disse, “Il Signore Rama desidererebbe vederti. Prima di tutto per favore lavati e vestiti con questi abiti e ornamenti celesti. Poi, sali sul palanchino che ho portato perché questo è il desiderio del Signore Rama.” Sita rispose, “Desidero vedere immediatamente il Signore Rama. Non voglio lavarmi prima.”

Comunque Vibhishana la avvisò, “E’ meglio che tu faccia ciò che Tu marito ha ordinato, perché ti donerà grande fortuna.” Sita allora andò a lavarsi e dopo essersi molto graziosamente vestita, fu posta sul palanchino e portata dinnanzi a suo marito. Quando Vibhishana tornò dinanzi al Signore Rama, egli vide che la testa del Signore era inclinata verso il basso, come se fosse assorto in pensieri profondi. Vibhishana annunciò l’arrivo di Sita, e in risposta il Signore Rama chiese che lei venisse portata subito da Lui. Orde di scimmie si erano recate là per curiosità, giusto per vedere di sfuggita madre Sita. Vibhishana e i suoi quattro assistenti iniziarono a spingerli indietro così che madre Sita potesse incontrare privatamente il Signore Rama. Per questo motivo vi fu una grande confusione.

A causa del Suo grande affetto per i Suoi fedeli servitori, il Signore Rama comunque si irritò a vedere ciò e disse così a Vibhishana, “Non molestare queste scimmie. Non c’è nulla di male se una donna casta viene vista in pubblico durante tempi di avversità o guerra, durante uno svayamvara, un sacrificio o un matrimonio. Per favore permetti alle scimmie di vedere Sita se lo desiderano.” Così ordinò il Signore Rama, “Lascia che Sita scenda dal palanchino e venga da Me a piedi.” Quando Vibhishana scortò madre Sita, tutti i capi scimmia poterono capire che il Signore Rama era in uno stato d’animo severo e grave. Loro erano molto sorpresi non solo che il Signore Rama facesse camminare Sita bene in vista, ma che il Suo comportamento fosse così severo. Sita avvicinò innocentemente il Signore Rama con grande timidezza, come se fosse ritratta in se stessa. Dopo, quando Sita vide il bellissimo volto del suo amato marito, le sue sofferenze immediatamente svanirono e il suo volto si illuminò splendente come la luna piena.

Poi, mentre Sita Lo contemplava con grande amore e affetto, il Signore Rama iniziò a dare sfogo ai Suoi sentimenti repressi più profondi. Il cuore del Signore Rama era tormentato dalla paura di una macchia sulla impeccabile reputazione della Sua dinastia e, a causa di questo, Si rivolse a Sita come segue, con tono di voce arrabbiato. Il Signore Rama disse, “Io ho mantenuto il Mio voto di riconquistarti e così vendicare l’insulto di Ravana al mio onore. Ma, devi capire che la Mia grande impresa di uccidere il re dei Rakshasa non era realmente per il tuo bene. L’ho fatto per vendicare il Mio buon nome e quello della dinastia Ikshvaku.” “In realtà, il tuo essere dinnanzi a Me non è affatto piacevole. Tu sei libera di andare ovunque tu desideri. Nessun uomo colto accetterà una donna che è stata abbracciata da un altro uomo o che ha vissuto in casa di qualcun altro. Sono sicuro che nessuna avrebbe potuto stare con Ravana così a lungo senza essere stata apprezzata da lui. Ravana era ossessionato dalla lussuria verso di te. Come avrebbe potuto controllarsi e frenarsi dal godere di te con la forza? Uccidendo Ravana ho riguadagnato il Mio onore. Ma non ho nessun bisogno di avere più alcun attaccamento verso di te. Tu ora sei libera di fare ciò che vuoi. Scegli Lakshmana, Bharata o chiunque altro tu voglia.” Mentre ascoltava questo discorso, Sita abbassò il suo capo con vergogna. Avendo precedentemente udito solo parole d’amore dal Signore Rama, le Sue parole sembravano frecce che trafiggevano il suo cuore, e così iniziò a piangere amaramente. Essendo in presenza di così tanti spettatori, era molto difficile per Sita resistere ai rimproveri di suo marito.

Finalmente, dopo aver asciugato le lacrime dai suoi occhi, Sita rispose con voce tremante e disse, “Come osi parlare di me in questo modo irresponsabile? Nemmeno per un momento ho abbandonato la mia castità col corpo, con la mente o con le parole. La mia natura è pura e quindi non dovresti giudicarmi come fossi una donna ordinaria. Benché sono chiamata Janaki, la figlia del re Janaka, la mia nascita fu trascendentale poiché apparvi da dentro la terra. Signore Rama, se per tutto questo tempo hai crudelmente pianificato di respingermi in questo modo, allora perché non mi hai informata quando Hanuman è venuto da me come messaggero? Se avessi saputo che non avevi intenzione di portarmi indietro, mi sarei immediatamente tolta la vita e così avrei evitato molti mesi di insopportabili sofferenze. Avresti potuto evitare questa spaventosa guerra che ha tolto la vita di innumerevoli rakshasa e vanara. Quale era la necessità di richiedere un così grande servizio ai tuoi alleati? Signore Rama, perché Ti comporti in questo modo? La mia pura devozione per Te non significa nulla?”

Allora Sita si rivolse a Lakshmana e disse, “Per favore crea un grande fuoco per me affinché io vi entri, perché questa è l’unica strada che rimane a chi è stata rifiutata dal marito in pubblico.” Mentre reprimeva la Sua agitazione, Lakshmana guardò il Signore Rama, e quando Egli vide che il Suo fratello maggiore approvava le parole di Sita, andò a preparare il fuoco. Infatti, il Signore Rama appariva così severo e intenso che nessuno osava persino parlarGli, e così che dire per cercare di calmarLo. Più tardi quando il fuoco divampò vivacemente, Sita prima di tutto fece un giro intorno al Signore Rama. Poi, dopo essere arrivata di fronte al fuoco a mani giunte, Sita si inchinò davanti ai brahmana e agli esseri celesti. Poi offrì ad Agni la seguente preghiera: “O dio del fuoco, poiché il mio cuore non si è mai allontanato dal Signore Rama, ti prego di proteggermi. Sebbene non sia mai stata infedele al Signore Rama con il pensiero, la parole e le azioni, Egli mi accusa di essere contaminata. Perciò, o dio del fuoco, profeta di tutti nei tre mondi, ti chiedo di essere testimone della mia purezza.”

Dopo aver detto questo, Sita giro attorno al fuoco. Mentre una grande folla contemplava con meraviglia, lei entrò nelle fiamme con la mente libera dalla paura. All’interno del fuoco ardente, Sita che era abbellita con ornamenti di oro scintillanti, brillava con una radiosità dorata. Appena Sita fu nella fiamme, tutte le donne presenti urlarono con orrore e un grido forte di angoscia si alzò dalle scimmie riunite e dai rakshasa. In mezzo a tutti quei suoni, il Signore Rama sembrava diventare molto pensieroso. In quel momento tutti gli esseri celesti apparvero rapidamente davanti a lui, sui loro veicoli celesti. Poi, dato che il Signore Rama era in piedi davanti a loro, con le mani giunte, gli esseri celesti, cappeggiati dal Signore Brahma e dal Signore Siva, dissero, “O Suprema Personalità di Dio, Signore Ramacandra, siamo molto in pena a vedere come stai trascurando la Tua eterna consorte, Madre Sita. Tu sei il creatore dell’universo e il Signore di tutti gli esseri celesti. Perché non riconosci la Tua divinità invece di rifiutare Sita, come se Tu fossi un essere comune?”

Il Signore Rama rispose, “Considero Me Stesso come un essere ordinario, il figlio di Maharaja Dasharatha. Ma, se c’è qualcosa in più che va detto, allora forse, il Signore Brahma, può svelarlo.” Il Signore Brahma disse, “Mio caro Signore Rama, rivelerò ora la Tua reale identità. Tu sei direttamente il Signore Narayana, e perciò Tu sei identico a tutte le forme del Visnu-tattva. Tu sei un’espansione plenaria del Signore Sri Krishna, la Suprema Personalità di Dio originale, e perciò Tu sei la causa di tutte le cause. Tu sei la forma universale, il supporto della manifestazione cosmica, e tutti gli esseri celesti sono Tue parti e particelle, o in altre parole, Tuoi eterni servitori. Sita non è altro che Laksmi stessa, la suprema Dea della Fortuna. Entrambi siete apparsi sulla terra per portare a termine la distruzione di Ravana. Ora che questa missione è stata compiuta, Tu puoi tornare nella Tua dimora trascendentale nel cielo spirituale, dopo aver regnato sulla terra tutto il tempo che desideri.”

Appena il Signore Brahma finì di parlare, il dio del fuoco, Agni, emerse dalle fiamme portando Sita nelle sue braccia. Come Agni posò Sita davanti al Signore Rama, tutti si stupirono vedendo come il suo corpo, il vestito rosso brillante, gli ornamenti e i capelli non mostrassero nemmeno alcun segno di leggere bruciature. Poi, nel suo ruolo di testimone universale, Agni annunciò, “Signore Rama, qui c’è la Tua cara moglie Sita. Lei è completamente pura e priva della minima sfumatura di peccato. Sita non è mai stata minimamente infedele a Te con la parola, il pensiero o lo sguardo, e così anche con le azioni. Perciò, Mio caro Signore Rana, devi accettare Sita senza riserve e rinunciare al Tuo duro discorso e atteggiamento.” Il Signore Rama era molto compiaciuto di sentire questa testimonianza, e dai Suoi occhi scendevano lacrime di gioia, Egli rispose, “Agni, era necessario per Sita essere sottoposta al processo del fuoco per convincere tutte le persone della sua purezza. Se avessi impedito a Sita di entrare nel fuoco, la gente Mi avrebbe criticato per averla accettata senza provare prima la sua castità. Loro avrebbero concluso che l’avessi presa indietro come me solo perché ero sotto l’influenza del desiderio di stare con lei.”

“In realtà, sapevo tutto della castità di Sita e sapevo che Ravava non avrebbe mai potuto contaminarla, perché lei è protetta totalmente dal coraggio e dalla sua rettitudine. Era solo per provare la castità di Sita al mondo che io apparentemente l’ho trascurata. Di fatto, Sita non è differente da Me, perché lei è direttamente la Mia potenza interna, la hladhini-sakti. Così come la luce del sole non è differente dal sole, è inseparabile da sole, così non c’è possibilità che Io rifiuti Sita.” In realtà, il Signore Rama sentiva una grande beatitudine trascendentale mentre si riuniva con Sita, poiché i Suoi passatempi erano tutte manifestazioni della Sua potenza interna, ed erano messi in atto per il piacere della relazioni spirituali. Il Signore Siva poi si rivolse al Signore Rama dicendo, “Mio caro Signore, uccidendo l’incomparabilmente potente Ravana, Tu hai messo in atto una magnifica battaglia che sarà glorificata nei tre mondi fino al tempo della dissoluzione.” Poi, rivolgendosi verso il cielo, il Signore Siva disse, “Signore Rama, guarda su e vedi come Tuo padre sta aspettando, seduto su un carro celeste. Dopo essere stato liberato dalla Tua misericordia, ora risiede nel pianeta di Indra, il re del cielo. Vai velocemente, insieme a Lakshmana, e riunitevi con Maharaja Dasharath perché lui è venuto qui solo per vederTi.”

Il Signore Rama e Lakshmana andarono e si inchinarono davanti al Loro Padre. Sentendosi molto felice, Maharaja Dasharatha prese il Signore Rama sulle sue ginocchia e disse, “La mia residenza in cielo non mi da nessun reale piacere, Rama, solo adesso che posso vederTi mi sento felice. Le parole di Kaikeyi, che chiedevano il Tuo esilio, sono sempre rimaste impresse nel mio cuore. Solo ora che il Tuo periodo di esilio è finito mi sento in qualche modo sollevato. Io ardo dal desiderio di vedere il Tuo ritorno a Ayodhya e il tuo insediamento come Imperatore, dopo esserti riunito con Bharata. Ora posso comprendere che Tu sei il Signore Supremo, Visnu, e che sei sceso sulla terra con lo scopo di sconfiggere Ravana.” Il Signore Rama rispose, “Mio caro padre, anch’Io mi sento molto sollevato ora che il Mio periodo di esilio è finito e la mia missione è stata compiuta. Ma ancora c’è una cosa che Io desidero che tu Mi garantisca. Possa tu ora ritirare le dure parole che hai proferito al tempo del Mio esilio, rinnegando Kaikeyi e Bharata.”

Maharaja Dasharatha prontamente acconsentì dicendo, “Che ciò sia.” Dopo egli abbracciò amorevolmente Lakshmana e dichiarò, “Mio caro figlio, per il tuo dedicato servizio verso Rama, mi sento eternamente in debito con Te. Tu dovresti sapere Tuo fratello maggiore è direttamente la Suprema Personalità di Dio, apparsa sotto forma umana per il benessere del mondo. Egli è adorato persino dai più grandi esseri celesti, e quindi che dire di noi.” Maharaja Dasharatha poi disse a Sita, “Per favore non serbare nessun rancore verso Rama per aver testato la tua purezza. Tu puoi essere certa che il tuo comportamento eccezionale ti farà guadagnare in posto nella storia delle più gloriose donne che il mondo abbia mai visto.” Avendo così parlato, Maharaja Dasharatha rimontò sul suo carro celeste e salì in cielo. Poi, poiché il Signore Rama era in piedi davanti a lui con le mani giunte, Indra disse, “La mia partecipazione non può essere vana e quindi mi auguro che Tu voglia ricevere la mia benedizione.”

Il Signore Rama fu compiaciuto nell’udire questo e chiese, “Re degli esseri celesti, per favore riporta in vita tutte le scimmie guerriere che sono morte al Mio servizio. In più, fa in modo che tutti gli alberi nei luoghi in cui questi grandi eroi hanno combattuto siano carichi di frutti anche fuori stagione.” Indra rispose, “Sebbene questo dono sia persino per me difficile da garantire, lo farò felicemente di sicuro.” Immediatamente tutte le scimmie che erano morte in battaglia iniziarono ad alzarsi da terra e poiché tutte le loro ferite erano completamente guarite, a loro sembrava che si fossero svegliate da un sonno profondo. Ma quando videro il Signore Rama e tutti gli esseri celesti davanti a loro, le scimmie furono in grado di capire che avevano riavuto indietro le loro vite perdute e così provarono una gioia immensa. Indra salì quindi in cielo seguito da tutti gli esseri celesti. Il Signore Rama e le scimmie passarono la notte in quel luogo. Il mattino seguente, Vibhishana venne per vedere il Signore Rama insieme a numerosi servitori che portavamo tutti i tipi di accessori per il Suo bagno.

Il Signore Rama ordinò, “Mio caro Vibhishana, convoca tutte le scimmie, con a capo Sugriva, lascia che esse utilizzino questo sfarzo reale. Fino a che sono separato da Bharata che sta praticando severe austerità per Mio conto, questa opulenza non Mi interessa. La Mia unica richiesta è che tu organizzi per Me un veloce viaggio di ritorno a Ayodhya, perché viaggiare fino a là a piedi sarebbe un’impresa ardua.” Vibhishana replicò, “Ti posso far raggiungere Ayodhya proprio oggi usando il carro Pushpaka. Ma, chiedo che Tu, Sita e Lakshmana rimaniate qui per un po’ di tempo, insieme con l’esercito delle scimmie, così che io vi possa intrattenere regalmente tutti, prima della Vostra partenza.” Il Signore Rama rispose, “Certamente Io non posso rifiutare la tua ospitalità ma poiché la Mia impazienza di incontrare Bharata, Mia madre e le Mie matrigne è così grande, ti imploro che tu mi permetta di partire senza ritardo.”

 

 

Vibhishana velocemente se ne andò e portò il carro Pushpaka. Questo magnifico veicolo era originariamente appartenuto a Kuvera, prima che esso venisse con la forza portato via da Ravana. Il carro Pushpaka fu costruito da Vishvakarma ed era costituito per la maggior parte di oro, i suoi sedili erano fatti con gemme vaidurya. Questo carro aereo poteva viaggiare ovunque, seguendo le indicazioni mentali del suo guidatore. Quando il Signore Rama e Lakshmana videro il carro attendere i Loro comandi, Essi rimasero stupefatti. Ma, prima di partire, il Signore Rama chiese a Vibhishana di offrire regali di oro e gioielli a tutte le scimmie soldato. Poi, dopo essere salito sul carro Pushpaka, insieme con Lakshmana e Sita, il Signore Rama si rivolse a coloro che Lo circondavano. Il Signore Rama disse, “Non c’è nessun modo in cui io possa ripagare tutte voi scimmie guerriere per la vostra lotta eroica in Mio nome. Il vostro irremovibile servizio devozionale sarà sempre di ispirazione per i futuri devoti. Le vostre glorie brilleranno luminose per sempre. Ora, per favore tornare a Kishkindha e vivete felicemente sotto il comando di Sugriv. Vibhshana, tu dovresti accettare la responsabilità di governare su Lanka subito perché i cittadini sono privi del loro re.”

Mentre stavano di fronte al Signore Rama con le mani giunte, Sugriva e Vibhishana implorarono, “O Signore, per favore permettici di accompagnarTi a Ayodhya. Dopo aver assistito alle cerimonie di incoronazione, noi torneremo a casa.” Il Signore Rama rispose, “Non ci sarebbe altro che mi farebbe più piacere che tornare a Ayodhya insieme a tutti i Miei cari amici. Entrambi potete salire sul carro Pushpaka e lasciate che pure tutti le eroiche scimmie e i rakshasa vengano insieme.” Finalmente, dopo che tutti si furono seduti confortevolmente, il carro Pushpaka di alzò maestosamente in aria. Mentre le scimmie, gli orsi e i rakshasa si stavano godendo il volo, il Signore Rama indicava tutte le cose da vedere a Sita. Il Signore Rama disse, “Guarda semplicemente il grande campo di battaglia dove tutti gli eroici Rakshasa giacciono morti, uccisi solo per il tuo bene. Là c’è Ravana, quello è Kumbhakarma, quello è Indrajit e là c’è Prahasta. Sopra c’è il ponte chiamato Nalasetu, sopra il quale abbiamo attraversato l’oceano di Lanka. Là, su quella spiaggia lontana, c’è Setubandha, dove il Signore Siva mi apparve e dove iniziò la costruzione del ponte. Da questo momento in poi, Setubandha sarà un luogo molto sacro, in grado di lavare via tutte le reazioni peccaminose accumulate da ognuno.”

Poi, quando il Signore Rama indicò Kishkindha, Sita disse, “Sarei molto contenta se potessi far ritorno a Ayodhya in compagnia di tutte le mogli dei capi delle scimmie.” Il Signore Rama realizzò il desiderio di Sita e dopo aver fermato il carro, diede l’istruzione a Sugriva e agli altri di partire velocemente e portare le loro mogli. Quando tutti furono di nuovo seduti, il viaggio continuò. Il Signore Rama poi indicò, “Quello è il monte Rishyashringa, dove incontrai Sugriva e vicino puoi vedere il lago celestiale Pampa, che è pieno di fiori di loto azzurrognoli. Più avanti puoi vedere il fiume Godavari e sulle sue sponde, l’asrama di Agastya Rishi. Sita, quello è il luogo dove Ravana ti ha rapita! Quello è Chitrakoot, dove Bharata venne a trovarMi. Quello è il fiume Yamuna e quello il potente Ganga, dove si può vedere la capitale del re Guha, Shringaverapur.”

In questo modo, Sita, il Signore Rama e Lakshman ricordavano la Loro vita nella foresta mentre ripercorrevano la strada di ritorno verso Ayodhya. Finalmente, scorsero il fiume Sarayu e infine la periferia di Ayodhya, il Signore Rama si fermò nell’asrama di Bharadvaja Rishi, per informarsi sulla salute dei Suoi parenti prima di incontrarli. Dopo aver ricevuto affettuosamente il Signore Rama e ricevuto i Suoi omaggi, Rishi Bharadvaja disse, “In Tua assenza, Bharata ha vissuto una vita di dure austerità, indossando pelle di daino e cortecce di albero e tenendo i capelli arruffati. Ha governato il regno come Tuo sottoposto tenendo le Tue scarpe sul trono reale. Signore Rama, per mezzo del mio potere mistico io so tutto quello che è successo durante il Tuo esilio. Sono molto felice che Tu abbia rimosso il fardello della terra e così io vorrei premiarTi con qualsiasi benedizione tu possa desiderare.” Il Signore Rama rispose con gioia, “Fa che tutti gli alberi sulla via per Ayodhya divengano ricchi di frutti e fiori. Fa che ruscelli di miele sgorghino da questi alberi diffondendo la fragranza del nettare.”

Appena furono proferite queste parole, tutti gli alberi sulla via per Ayodhya immediatamente si riempirono di frutti sontuosi. Quando videro questa miracolosa trasformazione migliaia di scimmie saltarono velocemente giù dal carro Pushpaka e iniziarono a festeggiare con grande soddisfazione. Il Signore Rama continuava a pensare come avrebbe potuto premiare le scimmie per il personale servizio che avevano reso, e così fu molto felice nell’avere questa opportunità di renderle felici. Poi, rivolgendosi ad Hanuman, il Signore Rama disse, “Vorrei che tu andassi ad informare Guha del Mio arrivo. Dopo vai a Nandigram. Voglio che tu descriva a Bharata tutti gli eventi riguardanti il rapimento di Sita e il suo successivo recupero. Osserva molto attentamente il volto di Bharata quanto apprenderà del Mio arrivo. Poi, torna e raccontaMi tutto prima che lasciamo questo luogo. Se Bharata desidera regnare, sia per l’attaccamento per la posizione e il suo conseguente potere, sia per l’attaccamento ai lussi regali, e persino per le insistenze di Kaikeyi, Io sono felice di permetterGlielo.” Hanuman prese una forma umana e partì, volando. Per prima cosa andò ad informare Guha che il Signore Rama sarebbe venuto ad incontrarlo dopo aver passato la notte nell’asrama di Rishi Bharadvaja. Poi, dopo il suo arrivo a Nandigram, Hanuman vide Bharata vestito con cortecce di albero e i capelli arruffati. Bharata viveva in una piccola casetta rustica, sostenendosi solo con frutta e radici, e appariva molto infelice ed deperito.

Hanuman avvicinò Bharata e gli annunciò, “Sono venuto come messaggero del Signore Rama. Egli chiede informazioni sulla tua salute e desidera informarti che sarà di ritorno a Ayodhya molto presto.” Quando Bharata udì quelle parole nettaree, il suo volto si illuminò per la grande felicità. Essendo diventato euforico per l’emozione trascendentale, improvvisamente svenne a terra. Dopo aver ripreso i sensi, Bharata si alzò e abbracciò Hanuman con grande gioia. Mentre bagnava Hanuman con torrenti di lacrime, Bharata disse, “Poiché mi hai portato questa meravigliosa notizia, ti premierò con 100.000 mucche, 100 villaggi e 16 giovani vergini da sposare. Per favore siediti e raccontami tutto quello che è successo durante l’esilio del Signore Rama.” Hanuman raccontò tutto. Quando apprese del ritorno imminente del Signore Rama, Bharata esclamò, “Il mio tanto caro desiderio si sta finalmente realizzando!”

Bharata ordinò quindi a Shatrughna di dare tutte le disposizioni per il ricevimento del Signore Rama. Sumantra e gli altri ministri arrivarono presto a Nandigram, cavalcando elefanti, e Kaushalya, Sumitra e Kaikeyi arrivarono su palanchini. Arrivarono anche ingegneri e operai per iniziare a costruire una nuova strada che collegasse Nandigram a Ayodhya. Quando tutto fu pronto, Bharata raccolse i sandali del Signore Rama, un ombrello reale bianco e i camara. Poi, accompagnato da molti brahmana, uscì dalla sua casetta in mezzo al suono delle conchiglie e dei tamburi per aspettare l’arrivo del Signore Rama. Nel frattempo, poiché la notizia si era diffusa in un baleno, praticamente tutta la popolazione di Ayodhya venne a Nandigram in attesa di vedere il Signore Rama. Ma, dopo un po’ di tempo, quando non vi erano ancora segni del Suo arrivo, Bharata disse ad Hanuman, “Spero che tu non sia dimostrando la tua natura frivola di scimmia scherzando con me.”

Hanuman allora indicò a Bharata nuvole di polvere a distanza che si alzavano per l’avvicinarsi delle scimmie. Proprio in quel momento, tumultuosi e fragorosi suoni divennero distintamente udibili. Quando Hanuman avvistò il carro Pushpaka a distanza, urlò, “Ecco, sta arrivando Sri Rama!” Un forte clamore si innalzò quando la folla irrequieta vide il carro Pushpaka apparire come la luna piena nel cielo. Poi, quando tutti scesero dai loro cavalli, elefanti e carri, in segno di rispetto, Bharata iniziò ad adorare il Signore Rama a distanza. Con le mani giunte, Bharata recitò molte preghiere al Signore, e poi Gli offrì diversi oggetti. Finalmente, quando Bharata poté vedere distintamente il Signore Rama che brillava magnificamente mentre sedeva davanti nel carro Pushpaka, Si prostrò con grande reverenza.

Quando il celestiale aeromobile atterrò, Bharata si precipitò davanti e salì a bordo per salutare Suo fratello maggiore. Il Signore Rama immediatamente si alzò dal suo posto e dopo aver abbracciato Bharata con grande affetto, Lo prese sulle Sue ginocchia. Dopo, Bharata salutò Lakshmana e Sita e dopo mentre abbracciava Sugriva disse, “Anche se siamo quattro, ora tu sei come il Nostro quinto fratello.” In quel momento, il Signore Rama si avvicinò a Sua madre, Kaushalya, e le strinse con amore i piedi. Poi, uno dopo l’altro, salutò Sumitra, Kaikeyi e Vasistha e tutti i cittadini che erano venuti a dargli il benvenuto con le mani giunte. Bharata avvicinò il Signore Rama, portando in mano le Sue scarpe di legno. Posando attentamente quelle scarpe ai piedi di loto del Signore Rama, Bharata disse, “Questo è il regno che ho sorvegliato in Tua assenza. Per la Tua misericordia, Ayodhya è prosperosa e il tesoro, i magazzini e l’esercito sono aumentati di dieci volte. Il mio dovere ora è finito e quindi cedo tutto a Te.” Quindi il Signore Rama ordinò che il carro Pushpaka ritornasse al suo proprietario originale, il dio dell’opulenza, Kuvera. Il veicolo celeste salì quindi in cielo, diretto verso Nord. Quando il Signore Rama si sedette ai piedi di loto del Suo maestro spirituale, Vasistha, Bharata venne e chiese, “Mio caro fratello maggiore, per favore insediaTi sul trono reale senza ulteriore ritardo, e ricomincia una vita di lussi regali.”

Il Signore Rama diede il Suo consenso così vennero immediatamente convocati i barbieri e i Suoi capelli arruffati furono tagliati. Dopo il bagno, il Signore Rama si vestì in stile reale mentre le tre madri vestirono Sita e le mogli delle scimmie. Poi, al comando di Satrughna, Sumatra venne dal Signore Rama con un carro decorato in modo fastoso. Il Signore Rama salì elegantemente sul carro, Bharat prese le redini e Satrughna reggeva il bianco ombrello reale. Dall’altro lato del Signore Rama vi erano Lakshmana e Vibhishana, che agitavano un ventaglio e un chamara, e dal cielo gli esseri e i rishi celesti Lo glorificavano con parole attentamente scelte. Mentre il Signore Rama procedeva verso Ayodhya, una grande processione Lo seguiva, e tutte le scimmie, sotto forma umana, cavalcavano degli elefanti. Quando il Signore Rama entrò nella Sua capitale vide tutti i cittadini uscire fuori dalle loro case e allinearsi sulle strade per darGli il benvenuto. Uomini e donne, anziani e bambini lo contemplavano come se a loro venissero restituite le loro vite perse di vista. Mentre sventolava le vesti e saltava con entusiasmo, il popolo gridava, “Il Nostro amato principe è tornato! Tutte le glorie al Signore Rama, il sostenitore di tutti i Suoi devoti!” Tra le esecuzioni dei musicisti e il canto dei mantra vedici dei brahmana, il Signore Rama reciprocava gettando uno sguardo amorevole sui Suoi sudditi. Mentre si stavano avvicinando il palazzo del padre, il Signore Rama salutò i Suoi ministri e descrisse loro le alleanze politiche che aveva fatto con le scimmie e con Vibhishana.

Il Signore Rama ordinò che il Suo palazzo fosse utilizzato da Sugriva e così Bharata prese il re delle scimmie per mano e lo condusse là. Poi, su richiesta di Bharata, Jambavan, Hanuman, Gavaya e Risabha portarono l’acqua dai quattro mari mentre cinquecento altre potenti scimmie portarono l’acqua da cinquecento fiumi sacri. Questi vasi di acqua furono posti davanti a Vasishtha. Poco dopo, il rishi fece sedere il Signore Rama insieme a Sita sul trono reale. Poi, con l’assistenza di Vamadeva, Jabali, Kashyapa, Katyayana, Sujagya, Gautama e Vijaya Rishis, Vasishtha eseguì l’abhiseka, e il primo bagno fu fatto dai brahmana. Successivamente, le giovani vergini nubili ebbero la fortuna di bagnare il Signore Rama, e poi i ministri, i capi guerrieri, e infine i vaisyas, uno dopo l’altro. Dopo il bagno finale, Vasishtha fece cospargere il Signore Rama con le erbe dai quattro Lokapalas e da altri capi degli esseri celesti, che stavano testimoniando l’incoronazione dal cielo. Quando il Signore Rama si sedette sul trono dorato ornato con inestimabili gioielli, Vasishtha arrivò e pose la corona reale sul Suo capo e decorò il Suo corpo con ornamenti d’oro. Questa corona era stata indossata da tutti i re della dinastia Ikshvaku, ed era stata forgiata dal Signore Brahama appositamente per l’incoronazione di Vaivasvata Manu.

Poi, su suggerimento di Indra, Vayu venne e pose una ghirlanda fatta di 100 fiori di loto dorati attorno al collo del Signore Rama. Anche il dio dell’aria offrì una collana celestiale fatta di perle e gioielli. Satrughna teneva l’ombrello sul capo del Signore Rana mente Sugriva e Vibhisana lo sventagliavano da ambo i lati. Al termine della cerimonia, mentre i Gandharva cantavano e gli Apsaras danzavano in estasi, il Signore Rama diede 100.000 mucche in carità ai brahmana, come 300 milioni di monete d’oro e tutte le varietà di gioielli preziosi. Il Signore Rama diede una collana celestiale fatta di perle e gioielli a Sugriva e diede ad Angada un paio di braccialetti che erano ornati con diamanti e pietre vaidurya. A Sita, il Signore Rama offrì una collana che Gli era stata data da Vayu, così come molti vestiti fastosamente decorati.

Madre Sita provava un grandissimo desiderio di dare qualcosa ad Hanuman come pegno del suo apprezzamento per tutto quello che lui aveva fatto per lei. Con questo pensiero in mente, slacciò la collana che il Signore Rama le aveva donato e poi guardò il Signore in modo interrogativo. Capendo la sua intenzione, il Signore Rama chiese a Sita di dare la collana ad Hanuman e così lei felicemente andò e la mise attorno al suo collo. A tutti i capi scimmie vennero donati vesti e ornamenti di valore, e così l’incoronazione del Signore Rama si avviò ad una conclusione di successo. Essendo molto soddisfatte nel profondo, tutte le scimmie tornarono ai loro rispettivi regni e anche Vibhisana ritornò a Lanka. Dopo che tutti partirono, il Signore Rama disse a Lakshmana, “Mio caro fratello, adesso che sono insediato sul trono reale, voglio proclamarti Mio successore.” E tuttavia dopo che ripetutamente il Signore Rama gli rivolse queste parole, Laskshmana rimase in silenzio, perché rifiutava di accettare la proposta. Il Signore Rama poteva capire bene il pensiero di Lakshmana e così, alla fine, conferì il titolo a Bharata.

Da allora in poi, il Signore Rama governò la terra dalla Sua capitale, Ayodhya, per 11.000 anni. Durante questo periodo, il Signore Rama eseguì numerosi sacrifici, inclusi un centinaio di asvamedha-yajnas. Durante il regno del Signore Rama, non vi fu nessuna vedova che lamentasse la perdita del proprio marito, non vi furono malattie, né ladri. Infatti, persino gli animali selvaggi abbandonarono la loro naturale animosità e non uccisero nessuno. Tutti i cittadini erano molto giusti, e consideravano il Signore Rama il loro Signore e Maestro e, oltre a ciò, la loro stessa vita e anima. Tutti quanti vivevano migliaia di anni ed avevano molti figli. Tutti i discorsi erano centrati esclusivamente sul Signore Rama. Così tutto il pianeta sembrava essere stato trasformato nel regno di Dio, Vaikunthaloka. Lava e Kusha conclusero la loro narrazione dicendo, “Chiunque ascolti ogni giorno questa trascendentale storia, conosciuta come Ramayana, si libererà completamente dalle reazioni colpevoli. Questo racconto sacro garantisce coraggio, longevità e vittoria a coloro che dominano le loro passioni e ascoltano con fede.”

Jai Sri Ram

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.11

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