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Principi e proverbi di Canakya Pandita

Chanakya

Il saggio brahmana Canakya istruisce il re Chandragupta.

Sebbene non così ben conosciute al di fuori dell'India, le massime di Canakya Pandita appartengono alla categoria dei più grandi proverbi del mondo.

di Satyaraja Dasa

 

Quando un mio vecchio amico di università mi disse che avrebbe tenuto un corso sui proverbi alla Nuova Scuola per la Ricerca Sociale di New York, iniziai subito a pensare come avrei potuto assisterlo. Essendo specializzato in letteratura inglese era sempre pronto a venire in mio soccorso quando avevo bisogno di aiuto per preparare una lezione per la scuola sulla Coscienza di Krishna o per fare ricerche su un progetto letterario. Ora ero in grado di restituire il favore.

Era in trepidazione per questo suo nuovo corso e mi chiese se la tradizione Vedica offriva qualche delucidazione sulla natura dei proverbi. Gli chiesi in risposta di spiegare prima esattamente che cosa intendesse per "proverbi". Mi disse che il proverbio è una massima, un detto semplice e breve che riassume una profonda verità.

All'inizio pensai ai succinti codici del Vedantasutra che esprimono profonda saggezza filosofica. Ma mentre il mio amico continuava a parlare citando proverbi molto conosciuti e i loro autori come Confucio e Lao Tzu, realizzai che i lavori di Canakya Pandita che Srila Prabhupada citava in quasi ogni volume che produceva, potevano più appropriatamente essere chiamati proverbi.

Srila Prabhupada usava spesso i detti di Canakya, che sono venerati in tutto il subcontinente indiano, per illustrare i concetti della Coscienza di Krishna. Nello Srimad Bhagavatam (1.13.15, spiegazione) per esempio Srila Prabhupada cita il consiglio di Canakya che dice, che le istruzioni morali valide dovrebbero essere accettate anche se vengono impartite da una persona di bassa nascita o non qualificata. Anche se l'oro è coperto da escrementi, dice Canakya, è sempre oro.

Srila Prabhupada spiegò che Canakya, un grande saggio vissuto trecento anni prima di Cristo, era un brahmana, un saggio, e si riferì persino a lui come ad un santo.

Sebbene una volta Srila Prabhupada abbia sottolineato che Canakya non era in senso stretto un puro Vaisnava, dagli scritti di Srila Prabhupada risulta chiaro che aveva un grande rispetto per la saggezza del Pandita.

Più raccontavo al mio amico di Canakya più realizzavamo entrambi che i lavori di Canakya avrebbero accresciuto immensamente il corso sui proverbi. Tuttavia la mia conoscenza di Canakya Pandita come personalità storica lasciava molto a desiderare. Per me egli era per lo più un'astrazione, un leggendario veggente che il mio maestro spirituale citava frequentemente. Per aiutare veramente il mio amico avevo bisogno di lavorarci sopra.

Ci recammo alla biblioteca della Quarantaduesima Strada per fare ricerche sulla vita e sui tempi di Canakya. Scoprimmo che Canakya Pandita è comunemente noto agli storici come Kautilya (sebbene sia anche conosciuto come Visnugupta e Vatsyayana). Oltre ad aver composto volumi di proverbi, Canakya è famoso per il suo Arthasastra ("Trattato sulla Economia Politica") e per essere stato consigliere del re Candragupta Maurya, uno dei capi avversari di Alessandro il Grande.

Candragupta è noto agli storici greci come Sandrocottus ed è il fondatore della dinastia Maurya. Nella parte iniziale della sua carriera vagò per il Punjab e, insieme ai suoi compatrioti, si oppose alle forze conquistatrici di Alessandro. La storia narra che il consigliere capo di Candragupta, Canakya Pandita, fu il vero responsabile della vittoria finale del re.

Nel "The Minister's Signet Ring", un'opera del sesto secolo dopo Cristo, che si prefigge la descrizione delle ultime fasi del trionfo di Candragupta su Alessandro e sui principi Nanda, il re stesso viene dipinto come un giovane debole e insignificante; il vero governatore dell'impero era Canakya.

Nel 321 avanti Cristo Candragupta conquistò Magadha (Sud del Bihar). Continuò ad annettere varie parti dell'India del nord e combatté contro il greco Selsucus Nicator, ex generale di Alessandro. Con il saggio consiglio di Canakya, Candragupta governò per ventiquattro anni. L'impero Maurya durò comunque più di 120 anni, guidato prima dal figlio del padre fondatore, Bindusara, e successivamente da suo nipote, il famoso imperatore Asoka che alla fine si convertì al Buddismo.

Durante il regno di Candragupta (321-297 A.C.), Canakya Pandita diventò ampiamente famoso per la sua saggezza e per la sua conoscenza delle scritture. Era un uomo austero e semplice e anche profondamente religioso. Contemporaneo di Aristotele che fu convocato dai Macedoni per insegnare ad Alessandro il Grande, Canakya viene a volte paragonato al grande filosofo greco e altre volte a Macchiavelli perché il suo Arthasastra ha molte affinità con il Principe.

Aristotele e Canakya hanno anche un atteggiamento comune nei riguardi delle forme di governo repubblicane. La cosa più sorprendente che scoprimmo presto io e il mio amico su Candragupta e Canakya Pandita era che la comparsa di entrambi fu profetizzata dallo Srimad Bhagavatam (12.1.11-12) che fu compilato quasi 2.500 anni prima del loro tempo:

nava nandam dvijah kascit
prapannan uddharisyati
tesam abhave jagatim
maurya bhoksyanti vai kalau

"Un certo brahmana (Canakya) tradirà la fiducia del re Nanda e dei suoi otto figli e distruggerà la loro dinastia. In loro assenza il mondo sarà governato dai Maurya mentre l'era di Kali continua".

sa eva candraguptam vai
dvijo rajye 'bhiseksyati
tatsuto varisaras tu
tatas casokavardhanah

"Tale brahmana metterà sul trono Candragupta, il cui figlio si chiamerà Varisara (Bindusara). Il figlio di Varisara sarà Asokavardhana (l'imperatore Asoka)".

Questi antichi versi sanscriti predicono in pieno l'essenza della storia della dinastia Maurya, menzionando Candragupta e i suoi discendenti per nome. Sebbene Canakya non venga specificamente nominato, c'è un chiaro riferimento e commentatori Vaisnava come Sridhara Svami, Visvanatha Cakravarti Thakura e recentemente Hridayananda dasa Gosvami, dicono che la sua identificazione con il brahmana a cui si allude in questo verso sia inevitabile.

Anche un grande maestro della Coscienza di Krishna dell'età moderna, Srila Bhaktivinoda Thakura (1838-1914) reputò importante questo periodo storico probabilmente a causa delle profezie contenute nelle scritture. Nel 1857-1858 egli compose in inglese un poema epico diviso in due parti intitolato 'Poried' che intendeva completare in dodici volumi. Questi due libri, scritti in brillanti, melodiosi versi inglesi descrivono il vagabondare dei Poru che sfidarono Alessandro il Grande e furono infine sconfitti da lui.

Secondo l'ultimo insigne indologo A.L. Bhasham, il nome dei Puru deriva da Paurava che si ricollega alla dinastia dei Kuru, la famiglia sulla quale è imperniato il Mahabharata. L'opera di Bhaktivinoda Thakura espone la storia dei Poru e il suo collegamento con Candragupta e Canakya Pandita. Il primo dei due volumi pubblicati su questo argomento si trova al British Museum di Londra.

I Proverbi del Pandita

Nel reparto (dei libri) orientali dell'enorme biblioteca della Quarantaduesima Strada, io e il mio amico trovammo la Canakyanitidarpanam, una raccolta dei più famosi proverbi di Canakya. Qui alcuni dei miei preferiti:

Una persona intelligente si sposta su un piede mentre sta sull'altro. Non si dovrebbe abbandonare la propria posizione precedente senza aver debitamente considerato una posizione superiore.

Mi piaceva veramente questa citazione perché mi ricordava i miei primi anni nella Coscienza di Kriishna. Prima di diventare devoto, volevo essere certo che la vita in Coscienza di Krishna fosse quella che i devoti dicevano. Dopo tutto, se stavo smettendo di mangiare carne, di prendere intossicanti, di fare sesso illecito e di giocare d'azzardo, volevo essere sicuro di avere qualcosa di meglio in cambio. Così cantai, lessi i libri di Srila Prabhupada e mi associai con i devoti. In questo modo "considerai debitamente" la posizione superiore della Coscienza di Krishna.

Ci si libera con la conoscenza, non rasandosi la testa.

La Coscienza di Krishna non è superficiale. Canakya cerca di avvertire il suo pubblico di non essere solo finti asceti per esibirsi. Se un uomo decide di rasarsi il capo (generalmente un segno di rinuncia) dovrebbe farlo per valide ragioni. Per di più Canakya non disapprovava il rasarsi la testa; egli stesso ostentava la testa rasata e la sikha, il ciuffo di capelli sul dietro. Una testa rasata, anche se esteriore, può essere un riflesso della propria Coscienza di Krishna interiore.

Che bene farà a uno sciocco studiare le scritture? Che bene farà a un cieco usare uno specchio?

Di nuovo viene respinta la superficialità. Questa è forse la migliore qualità di Canakya, almeno dal mio punto di vista. Non è pago del fatto che qualcuno si rada la testa o studi le scritture. E' la comprensione spirituale che proviene dal processo della Coscienza di Krishna e l'apprendimento in successione disciplica che distingue i santi dagli imbroglioni.

E' meglio perdere la propria vita che vivere senza onore. Perché perdendo il proprio corpo si prova solo una miseria momentanea mentre vivendo in disgrazia si soffre ogni giorno.

Qui Canakya spiega sreyas contro preyas, godimento a lungo termine contro godimento a breve termine. Persino nel mondo materiale la gente desidera cose che durino. La maggior parte della gente vorrebbe possedere una casa piuttosto che affittare un appartamento oppure opterebbe per una relazione a lungo termine piuttosto che per uno slancio momentaneo. Questa verità comporta una validità ancora superiore a livello spirituale. "Dell'esistente non c'è cessazione" dice Krishna "e del non esistente non c'è nessuna durata". In altre parole, se qualcosa è vera esisterà sempre. Un sogno per esempio viene considerato irreale. Perché? Perché finisce. Similmente la vita materiale finisce e perciò viene considerata illusoria. Ma la vita spirituale è eterna. Per questa ragione è considerata reale in senso definitivo.

Chi abbandona il certo per l'incerto perde entrambe.

Coloro che comprendono i valori più elevati, quelli spirituali, rifiutano il gioco d'azzardo. Canakya consiglia di non indulgere nelle nostre tendenze speculative. Dovremmo al contrario avvicinare un maestro spirituale autentico e in questo modo avere la certezza dello scopo della vita. Il guru riceve la conoscenza in una successione disciplica che risale a Krishna stesso ed è quindi in grado di dare al suo discepolo la conoscenza perfetta. Chi riceve in questo modo la conoscenza può essere certo di raggiungere la felicità spirituale.

Un attimo della propria vita non può essere riguadagnato nemmeno per milioni di lire. Perciò quale perdita è più grande del tempo speso inutilmente?

Tempo sprecato è il tempo speso per scopi materialistici. Non si può uccidere il tempo; più propriamente si viene uccisi dal tempo. Krishna nella forma di Kala, il tempo, impegna tutti gli uomini. Preferisce impegnarli al Suo servizio diretto e se si è così fortunati da essere direttamente impegnati in servizio devozionale, la Coscienza di Krishna, il proprio tempo è certamente speso utilmente. E "milioni di dollari" non possono avvicinarsi al valore di un solo secondo in Coscienza di Krishna che ha un valore eterno e un futuro infinito.

Non ci si dovrebbe fidare di una persona malvagia, anche se parla con parole dolci, perché nonostante possa esserci del miele sulla punta della sua lingua, c'è veleno nel suo cuore. Canakya Pandita qui sostiene l'importanza di essere percettivi. Non ci si dovrebbe fidare delle apparenze poiché è detto che "persino il diavolo può citare le scritture".

Nella Coscienza di Krishna ci viene insegnato di non ascoltare solo cosa dice una persona ma anche di osservare cosa fa. Le scritture spiegano chiaramente che una persona santa si comporta in un certo modo. Canakya concorda avvertendoci di non giudicare qualcuno soltanto per le parole che emanano dalle sue labbra.

Il vero santo non deve solo parlare di Dio ma deve anche vivere una vita di servizio devozionale a Lui. Le persone virtuose e gli alberi carichi di frutti si inchinano ma gli sciocchi e i rami secchi si rompono perché non si piegano.

Inchinarsi davanti ai propri superiori e specialmente davanti alla Divinità del Signore Supremo è segno di umiltà e aiuta a ricordarsi della propria posizione di servitore. Il rifiutarsi di farlo è un riflesso della propria arroganza (o ignoranza) e può frenare il proprio progresso spirituale.

Un uomo diventa grande non perché siede su un seggio elevato ma per le sue qualità elevate. Può un corvo diventare aquila solo perché siede sulla cima di un palazzo lussuoso?

Un'altra delle più famose citazioni di Canakya in cui denigra la superficialità e la cieca accettazione. La Coscienza di Krishna è una scienza e il suo seguace viene incoraggiato ad usare tanto la logica e la ragione quanto la fede e la devozione. Solo perché qualcuno adotta la positura di grande guru su un seggio elevato non significa che sia un maestro spirituale qualificato. Le vere qualifiche sono esposte dettagliatamente nelle scritture, dai santi e dai saggi che ci hanno preceduto.

Il suono della mridanga (tamburo) nel kirtana dichiara a voce alta che coloro che non hanno devozione per Sri Krishna sono ignobili e riprovevoli. Questo perché la mridanga suona "dhiktam, dhiktam" che significa "Oh, che grande peccato, che grande peccato!"

Qui Canakya esprime la sua devozione alla Persona Suprema, Sri Krishna. Usando un meccanismo retorico sanscrito il Pandita mostra con arguzia il grande peccato di sprecare la propria vita al di fuori del servizio al Signore Supremo. Riflettendo quindi sulle massime di Canakya alla luce degli insegnamenti di Srila Prabhupada, mi sentii pronto a tenere conferenze al corso sui proverbi del mio amico. Armato di una miniera di proverbi di Canakya e dell'ancora più grande miniera di conoscenza del loro reale significato di fondo di Srila Prabhupada, mi accorsi di aver già fatto la parte più faticosa del mio lavoro.

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Capitolo 02

2° Capitolo Il contenuto della Bhagavad-gita a. Arjuna si sottomette a Krishna, e Krishna si accinge ad...

Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

4° Capitolo La conoscenza trascendentale a. La conoscenza trascendentale che riguarda Krishna (4.1-10) 1. Questa Bhagavad-gita precedentemente fu...

Capitolo 05

b. Agire con distacco (5.7-12) 1. Un'anima pura non rimane legata perché, sebbene agisca, essa fissa...

Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

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Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

13° Capitolo La natura, il beneficiario e la coscienza a. Le sei domande di Arjuna (13.1) Arjuna chiede...

Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

15° Capitolo Lo yoga della Persona Suprema a. Distaccarsi dal mondo materiale, il riflesso del mondo spirituale...

Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

17° Capitolo Le divisioni della fede a. Le influenze determinano le proprie attività: fede e adorazione secondo...

Capitolo 18

18° Capitolo La perfetta rinuncia a. Agire con distacco è la vera rinuncia e agendo in questo...