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Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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adottato per servire Krishna, si deve rinunciare ai frutti del proprio lavoro cioe' si devono impiegare i risultati delle proprie attivita' (karma) per una buona causa. (Srila Prabhupada)
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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separatore iskcon

krishna sudama

Il brahmana Sudama visita Sri Krishna

La narrazione che segue è una parafrasi dei versi contenuti nel 80° e nel 81° capitolo del Decimo Canto dello Srimad Bhagavatam.

Questi due capitoli parlano della visita di Sudama brahmana a Sri Krishna, che allora viveva a Dvaraka con le Sue regine. I due amici erano vissuti insieme nella casa di Sandipani Muni, il loro guru, al quale era stato affidato il compito di trasmettere la conoscenza vedica ai due ragazzi. Ne 'Il Libro di Krishna' Srila Prabhupada scrive: "Le istruzioni date da Krishna durante la conversazione col Suo amico sono preziose per l'umanità".

Sri Krishna aveva un amico brahmana, di nome Sudama, che era veramente erudito nella conoscenza vedica ed era distaccato da ogni piacere dei sensi: la sua mente infatti era serena, e i suoi sensi soggiogati. Lui e sua moglie si mantenevano solo con ciò che arrivava spontaneamente. La moglie di Sudama era molto casta, poveramente vestita e dava al marito qualunque cibo riuscisse ad ottenere. Era quindi sfibrata a causa della fame.

Un giorno la moglie di quel brahmana in miseria, col volto inaridito, si avvicinò al marito piena di timore e gli parlò. Era timorosa perché sapeva che suo marito era disposto a chiedere elemosine solo per devozione verso il Signore Supremo. Queste furono le sue parole: "Non è forse vero che il marito della dea della fortuna, il più grande degli Yadava, Krishna, il Signore Supremo, è compassionevole verso i brahmana e desidera garantire loro il Suo rifugio? O fortunato, ti prego, avvicinaLo, Lui che è il vero rifugio di tutti i santi; certamente Egli offrirà abbondante ricchezza a un marito che soffre come te.Sri Krishna è ora il governante dei Boja, dei Vrisni e degli Andhaka e risiede a Dvaraka. Poiché Egli dà perfino Se Stesso a chiunque ricordi i Suoi piedi di loto, che dubbio può esserci che Lui, il maestro spirituale del mondo intero voglia concedere al Suo sincero adoratore prosperità e piacere materiale che non sono nemmeno molto desiderabili?

Quando sua moglie lo ebbe ripetutamente implorato, il brahmana pensò tra sé: "Vedere Sri Krishna è sicuramente il più grande conseguimento della vita". Decise quindi di andare, ma prima le disse: "Mia buona moglie, se abbiamo qualcosa in casa che io possa portare in dono, per favore, dammelo". La moglie di Sudama elemosinò quattro manciate di riso dai brahmana dei dintorni, legò il riso in un pezzo di tessuto consunto e lo consegnò al marito come dono per Sri Krishna.

Prendendo con sé il riso, il santo brahmana partì per Dvaraka chiedendosi come avrebbe potuto essere ricevuto da Krishna. Presumeva anche che i custodi lo avrebbero fermato. Dopo essere arrivato a Dvaraka, giunto nelle vicinanze del palazzo, Sudama in compagnia di qualche brahmana del luogo poté entrare; superò tre cancelli, poi camminò lungo le case dei fedeli devoti di Krishna, cosa che, ordinariamente, nessuno può fare. Infine entrò in uno degli opulenti palazzi appartenenti alle sedicimila regine di Sri Hari, e in quel momento si sentì come se stesse per raggiungere la felicità della liberazione.

In quel momento Sri Acyuta era seduto sul letto di Rukmini, la Sua consorte. Avendo riconosciuto il brahmana da una certa distanza, Sri Krishna si alzò, gli andò incontro per riceverlo e con grande piacere lo abbracciò. Toccando il corpo del Suo amico, il Signore Supremo dagli occhi di loto provò una suprema estasi e versò lacrime d'amore. Sri Krishna fece sedere il Suo amico sul letto. Poi il Signore, che purifica il mondo intero, gli offrì personalmente vari doni di rispetto e lavò i suoi piedi.

Dopo essersi spruzzata quell'acqua sulla testa, Krishna cosparse Sudama con polpa di sandalo divinamente profumata e lo adorò con file di fiamme e con incenso aromatico. Infine, dopo avergli offerto noci di bethel e avergli dato in dono una mucca, pronunciò parole di benvenuto. In seguito, la divina dea della fortuna, Rukmini, sventagliandolo col Suo camara servì quel povero brahmana, la cui veste era sdrucita e sporca. Era così magro che le sue vene trasparivano su tutto il corpo. La gente del palazzo era stupefatta nel vedere Krishna, il Signore la cui fama è immacolata, che onorava tanto amorosamente quel brahmana così malvestito.

Meravigliati, i residenti del palazzo dicevano: "Quali attività pie ha compiuto questo brahmana così misero e impoverito? La gente lo giudica insignificante e disprezzabile, eppure il maestro spirituale dei tre mondi, il rifugio della dea Sri lo sta servendo con reverenza e lo ha abbracciato come un fratello maggiore.

In seguito, tenendosi per mano, Krishna e Sudama rievocarono gli anni trascorsi insieme quando vivevano nella scuola del loro guru. Il Signore Supremo disse: "Mio caro brahmana, tu conosci bene le vie del dharma. Dopo aver offerto il dono remunerativo al nostro guru, ed aver fatto ritorno a casa, hai sposato una moglie adatta oppure no? Anche se tu sei molto coinvolto nella vita di famiglia, la tua mente non è contagiata dai desideri materiali, e grazie alla tua erudizione non trovi nemmeno molto piacere nella ricerca della ricchezza. Sono ben consapevole di ciò. Avendo rinunciato alle tendenze materiali che derivano dall'energia illusoria del Signore, alcune persone compiono i loro doveri mondani con la mente indisturbata dai desideri materiali. Essi agiscono, come faccio Io, per istruire la massa.

Amico Mio, ricordi come vivevamo insieme nella casa del nostro maestro spirituale? Quando uno studente nato due volte ha appreso dal suo guru tutto ciò che deve essere appreso, egli può godere della vita spirituale che è al di là di ogni ignoranza. Chi dà a una persona la sua nascita fisica è il primo maestro spirituale, e chi lo inizia come brahmana nato due volte e lo impegna nei doveri religiosi, è il maestro spirituale in modo più diretto. Tuttavia la persona che elargisce la conoscenza trascendentale ai membri di tutti gli ordini sociali è il maestro spirituale supremo. In realtà egli equivale al Mio Stesso Sé. Certamente, o brahmana, tra tutti i seguaci del varnasrama, coloro che si avvantaggiano delle parole che Io dico nella forma di maestro spirituale  e attraversano quindi facilmente l'oceano dell'esistenza materiale  capiscono bene qual è il loro vero benessere.

Io, l'Anima di tutti gli esseri viventi, non sono così soddisfatto dall'adorazione rituale, dall'iniziazione brahminica, dall'austerità e dal controllo di sé, quanto lo sono per il fedele servizio che un devoto offre al proprio maestro spirituale. Ricordi, brahmana, ciò che avvenne mentre stavamo vivendo con il nostro maestro? Una volta la moglie del nostro guru ci mandò a cercare legna da ardere e, dopo che fummo entrati nella grande foresta, una tempesta fuori stagione si levò con vento furioso e tuoni violenti. Poi, mentre il sole tramontava, la foresta fu coperta dall'oscurità in tutte le direzioni e a causa di quell'alluvione non si potevano distinguere le terre alte da quelle basse. Costantemente assediati dal vento furioso e dalle piogge, perdemmo la strada tra le acque fluenti. Ci limitammo a tenerci per mano e, disperati, vagavamo senza meta nella foresta.

sudama foresta

Comprendendo la nostra difficile situazione Sandipani Muni, il nostro guru, al sorgere del sole venne a cercarci, noi, i suoi discepoli, e ci trovò sfiniti. Allora Sandipani disse: "Ragazzi miei avete sofferto tanto per il mio benessere! Per ogni essere vivente il corpo è la cosa più cara, ma voi siete così dediti a me che avete trascurato le vostre comodità. Questo è, in realtà, il dovere di ogni discepolo autentico: ripagare il debito al proprio maestro spirituale con l'offerta di sé, donando a lui con cuore puro la propria ricchezza e la propria vita. Entrambi siete brahmana di prima categoria e io sono molto soddisfatto di voi. Possano i vostri desideri essere adempiuti e possano i mantra vedici, non perdere mai il loro significato per voi. Sri Krishna continuò: "Abbiamo avuto molte esperienze simili mentre vivevamo nella casa del maestro. Solo per la sua grazia una persona può raggiungere il fine dell'esistenza e ottenere la pace completa".

Sudama brahmana rispose allora: "Che cosa posso io aver mancato di ottenere, o Signore dei signori, o maestro universale, da quando ho potuto vivere personalmente con Te nella casa del maestro spirituale, Tu che puoi vedere esaudito ogni Tuo desiderio? O Signore Onnipotente, il Tuo corpo comprende la Verità Assoluta nella forma dei Veda, ed è quindi la fonte di tutte le mete propizie della vita. Il fatto che Tu sia stato alla scuola di un maestro spirituale è soltanto uno dei Tuoi divertimenti, in cui reciti la parte di un essere umano".

Mentre il Signore Supremo, la meta di tutte le persone sante, conversava così col migliore dei nati due volte, sorridendo e guardandolo con affetto, rivolse le seguenti parole al Suo caro amico, il brahmana Sudama: "Quale dono mi hai portato da casa? Io considero grande anche il più piccolo dono fattoMi da un devoto con amore puro, mentre una pur grande offerta presentata da un nondevoto, mi lascia indifferente. Sebbene interrogato così gentilmente, il brahmana si sentiva troppo imbarazzato per offrire al marito della dea della fortuna il poco riso portato da casa. Con la testa china, egli era pieno di vergogna.

Poiché è il testimone diretto nel cuore degli esseri viventi, Sri Krishna aveva perfettamente compreso la ragione della visita di Sudama. Così pensò: nel passato il Mio amico non Mi ha mai adorato col desiderio di opulenze materiali, ma ora viene da Me per soddisfare la sua casta e devota moglie. Io gli darò ricchezze che nemmeno gli esseri celesti immortali possono ottenere. Così pensando, il Signore estrasse il fagotto dalla veste del brahmana e s'impossessò dei chicchi di riso legati in un brandello di vecchio tessuto esclamando: "Che cos'è questo? Amico Mio, hai portato questo per Me? Ciò mi darà un immenso piacere. In realtà questi pochi chicchi di riso soddisferanno l'intero universo".

Così dicendo il Signore mangiò una manciata di riso, ed era sul punto di prenderne una seconda quando Rukmini, la dea a Lui devota, prese la Sua mano e disse: "O Anima dell'universo, questo è più che sufficiente per assicurargli la più varia abbondanza di ricchezze in questo mondo e nel prossimo. Dopo tutto la prosperità di qualcuno dipende solo dalla Tua soddisfazione".

Dopo aver mangiato e bevuto fino alla sua piena soddisfazione, Sudama passò la notte nel palazzo di Acyuta. Gli sembrava di essere giunto nel mondo spirituale. Il giorno dopo Sudama, dopo esser stato onorato da Sri Krishna, partì per tornare a casa. Il brahmana si sentiva deliziato mentre camminava lungo la strada. Sebbene, apparentemente, non avesse ricevuto alcuna ricchezza da Sri Krishna, il brahmana si era vergognato troppo di chiedere di sua iniziativa. Egli si accontentò di tornare a casa, perfettamente soddisfatto di aver ottenuto l'udienza del Signore Supremo.

Pensava: Sri Krishna è noto per essere devoto dei brahmana e io ora ho visto di persona questa devozione. In realtà, Colui che porta sul petto la dea della fortuna ha abbracciato il povero mendicante. Chi sono io? Un peccatore, il povero amico di un brahmana. E chi è Krishna? Dio, la Suprema Personalità, completa nelle sei perfezioni. Eppure Egli mi ha stretto tra le Sue braccia e ha massaggiato i miei piedi come se io stesso fossi un essere celeste.

Il Signore compassionevole non mi ha assicurato nemmeno la più piccola ricchezza pensando: se questa povera persona improvvisamente diventa ricca Mi dimenticherà, travolto dalla sua inebriante felicità. Riflettendo così, Sudama finalmente giunse al luogo in cui si trovava la sua casa.

Quel luogo ora era occupato da palazzi celesti che rivaleggiavano con la brillantezza combinata del sole, del fuoco e della luna. Intorno vi erano splendidi cortili e giardini pieni di stormi di uccelli tubanti e arricchiti da pozze d'acqua in cui crescevano i fiori di loto. Uomini benvestiti e donne dagli occhi di cerbiatta prestavano servizio in quel luogo.

Sudama si domandò: "Che cosa vedo mai? Di chi è questa proprietà? Come è potuta avvenire questa trasformazione?" Mentre egli meditava, servitori e servitrici radiosi come esseri celesti, avanzarono per accogliere il loro fortunatissimo maestro al suono di strumenti musicali e canti. Quando la moglie del brahmana sentì che il marito era arrivato, uscì dalla casa in gioiosa eccitazione. Sembrava la dea della fortuna in persona che esce dalla sua divina dimora. Quando vide suo marito la casta signora aveva gli occhi pieni di lacrime d'amore e di bramosia. Ad occhi chiusi si inchinò solennemente dinanzi a lui e nel suo cuore lo abbracciò.

Sudama fu stupito nel vedere sua moglie che appariva radiosa come una dea del cielo. Con piacere prese sua moglie con sé ed entrò nella casa, dove vide centinaia di colonne costellate di gemme proprio come nella casa di Sri Mahendra. Sudama pensò: sono sempre stato molto povero, certamente la sola maniera possibile che una persona sfortunata come me possa improvvisamente diventare ricca è che Sri Krishna, il più opulento e supremo della dinastia Yadu, abbia posto il Suo sguardo su di me. Evidentemente il mio amico, il beneficiario di illimitata ricchezza, ha preso nota che io segretamente intendevo elemosinare da Lui e in realtà ha elargito su di me la più copiosa ricchezza, anche se non ha parlato affatto quando mi trovavo alla Sua presenza. Egli ha agito proprio come una misericordiosa nuvola di pioggia.

Il Signore considera insignificanti anche le Sue più grandi benedizioni, mentre magnifica anche il più piccolo servizio reso dai Suoi devoti. Perciò il Signore ha accettato con piacere anche una sola manciata di riso. Egli è la riserva compassionevole di tutte le qualità trascendentali; possa io servirLo di vita in vita con amore, amicizia e simpatia e possa coltivare questo stabile attaccamento per Lui, grazie alla compagnia preziosa dei Suoi devoti. A un devoto che manchi di intuizione spirituale il Signore Supremo non assicurerà le meravigliose opulenze di questo mondo: il potere di un re e i beni materiali. In realtà nella Sua infinita saggezza, il Signore non-nato sa bene che l'ebbrezza dell'orgoglio può causare la caduta del ricco.

Fu così che Sudama, rendendo stabile la propria determinazione per la sua intelligenza spirituale, restò assolutamente devoto a Sri Krishna, il rifugio di tutti gli esseri viventi. Libero dall'avarizia, egli godette insieme con sua moglie del piacere dei sensi che era stato elargito su di lui, fisso nell'idea di rinunciare per sempre a questa gratificazione. Così, vedendo che l'inconquistabile Signore Supremo è comunque conquistato dai Suoi devoti, l'amico brahmana caro al Signore sentì che i nodi dell'attaccamento rimasti all'interno del suo cuore erano stati tagliati dalla forza della sua costante meditazione sulla Sua Persona, e in breve raggiunse la suprema dimora di Sri Krsna, la destinazione dei grandi santi.

Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 02

2° Capitolo Il contenuto della Bhagavad-gita a. Arjuna si sottomette a Krishna, e Krishna si accinge ad...

Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

4° Capitolo La conoscenza trascendentale a. La conoscenza trascendentale che riguarda Krishna (4.1-10) 1. Questa Bhagavad-gita precedentemente fu...

Capitolo 05

b. Agire con distacco (5.7-12) 1. Un'anima pura non rimane legata perché, sebbene agisca, essa fissa...

Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

11° Capitolo La forma universale a. La domanda di Arjuna e la descrizione di Krishna della forma...

Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

13° Capitolo La natura, il beneficiario e la coscienza a. Le sei domande di Arjuna (13.1) Arjuna chiede...

Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

15° Capitolo Lo yoga della Persona Suprema a. Distaccarsi dal mondo materiale, il riflesso del mondo spirituale...

Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

17° Capitolo Le divisioni della fede a. Le influenze determinano le proprie attività: fede e adorazione secondo...

Capitolo 18

18° Capitolo La perfetta rinuncia a. Agire con distacco è la vera rinuncia e agendo in questo...