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Sanatana-Goswami

La grande fuga di Sanatana

di Mathuresa Dasa

Sanatana Gosvami si dimise da ministro del governo musulmano del sedicesimo secolo in Bengala, avendo deciso di dedicare la sua vita alla missione di Sri Caitanya Mahaprabhu. Il Nawab o governatore, adirato per le sue dimissioni, lo imprigionò. Ascoltiamo ora come Sanatana incontrò Sri Caitanya Mahaprabhu a Varanasi (Uttar Pradesh), il racconto della sua fuga dalla prigione e del suo viaggio per uscire dal Bengala.

Sanatana Gosvami entrò nella città di Varanasi all'inizio della primavera del 1514. Avendo viaggiato per strade secondarie e sentieri della giungla attraverso il Bengala ed il Bihar, vestiva abiti stracciati e sporchi. Aveva capelli, barba e baffi incolti e portava una ciotola da mendicante in mano. Felice di sentire che il Signore Caitanya Mahaprabhu era arrivato con una barca da Allahabad, Sanatana si recò a casa di Candrasekhara dove il Signore risiedeva e si sedette accanto alla porta.

Sri Caitanya Mahaprabhu sapeva che Sanatana era fuori.
"Candrasekhara", disse, "c'è un Vaisnava, un devoto di Krishna alla tua porta. Per favore vai e fallo entrare."
Candrasekhara uscì per guardare e, non vedendo alcun Vaisnava, tornò indietro.
"Non c'è proprio nessuno alla tua porta?" chiese il Signore.
"Solo un mendicante musulmano", rispose Candrasekhara.
"Per favore portalo qui", disse il Signore.
Candrasekhara tornò subito alla porta e si rivolse a Sanatana.
"O mendicante musulmano", disse: "Per favore entra. Il Signore ti vuole."

Compiaciuto per l'invito, Sanatana entrò nella casa, dove il Signore Caitanya si alzò premurosamente per abbracciarlo e dargli il benvenuto offrendogli un posto a sedere al suo fianco. Il Signore Caitanya è la Suprema Personalità di Dio che gioca il ruolo di un Suo devoto. Sia come Signore sia come devoto, Egli era ansioso di dare il benvenuto al Suo ospite Vaisnava. Alle proteste di Sanatana Egli mise in risalto la sua influenza capace di santificare perfino luoghi sacri di pellegrinaggio come Varanasi. Il Signore citò un verso dello SrimadBhagavatam (1.13.10):

"I devoti che hanno le qualità di tua grazia sono in se stessi luoghi santi di pellegrinaggio. Grazie alla loro purezza essi vivono costantemente in compagnia del Signore e possono quindi purificare perfino i luoghi di pellegrinaggio.

Solo poche settimane prima il Signore Caitanya Mahaprabhu aveva incontrato ad Allahabad il fratello di Sanatana, Rupa Gosvami. Il Signore gli aveva illustrato l'evoluzione dell'anima, prima attraverso le specie della vita materiale in questo universo e poi, dopo il rientro nel cielo spirituale, attraverso le fasi trascendentali della vita nella creazione spirituale. A Varanasi nei due mesi successivi, il Signore Caitanya, mentre impartiva i Suoi insegnamenti a Sanatana Gosvami, gli espose dettagliatamente questi argomenti ed altri.

Egli descrisse come il Signore Supremo Si espande per presiedere personalmente gli innumerevoli pianeti spirituali e per creare e governare gli universi materiali. Egli dette a Sanatana informazioni sulla posizione e la dimensione dei pianeti spirituali e sull'identità e le attività dei loro abitanti, in un modo così preciso come si potrebbero descrivere i continenti e le nazioni della terra. Egli delineò il percorso diretto per attraversare il cosmo materiale buio e temporaneo, per arrivare a queste destinazioni spirituali piene di luce e imperiture, con una tale chiarezza e così dettagliatamente, come potremmo trovare nelle migliori mappe stradali e guide di viaggio moderne.

Nonostante la natura elevata e rivoluzionaria di questi argomenti trascendentali trattati, il Signore Sri Caitanya Mahaprabhu comunque era personalmente curioso di conoscere le recenti avventure di viaggio di Sanatana. "Come hai fatto a fuggire dalla prigione?" chiese il Signore con impazienza e Sanatana fu felice di narrarGli la sua storia dall'inizio alla fine.

Un Guardiano di Prigione Fortunato

Sanatana narrò come, imprigionato da catene di ferro nella prigione di Chika Mosjud vicino Ramakeli in Bengala, avesse ricevuto un biglietto da Rupa, suo fratello più giovane. "Mio caro Sanatana", scriveva Rupa Gosvami, "ho lasciato un deposito di diecimila monete d'oro presso un commerciante locale. Usa questo denaro per uscire dalla prigione e venire ad incontrare il Signore Caitanya Mahaprabhu a Mathura e a Vrndavana." Per incoraggiare ulteriormente Sanatana, Rupa aveva aggiunto nel suo biglietto un verso sanscrito bello e misterioso:

yadupateh kva gata mathurapuri
raghupateh kva gatottarakosala
iti vicintya kurusva manah sthiram
na sad idam jagad ity avadharaya

"Dove è la città di Mathura di Yadupati? Dov'è la provincia settentrionale di Kosala di Raghupati? Rifletti e ferma la mente su questo pensiero: 'Questo universo non è eterno.'"

Yadupati è un nome di Sri Krishna e Raghupati è un nome del Signore Ramacandra. Molto tempo fa Essi erano apparsi sulla terra nella forma di esseri umani manifestando i Loro eterni passatempi rispettivamente nella città di Mathura e nella provincia di Kosala. Ora Essi erano apparsi nuovamente sotto la forma del Signore Caitanya Mahaprabhu per liberare l'umanità dalla prigione della vita materiale in questo universo temporaneo ed il Signore Caitanya al momento stava procedendo verso Mathura seguito da Rupa Gosvami.

Felice di aver ricevuto quel biglietto, Sanatana andò dal guardiano della prigione musulmano, una vecchia conoscenza di quando faceva parte del governo, un uomo semplice di modesto livello spirituale. Usando l'abilità diplomatica perfezionata durante gli anni in cui era stato primo ministro del Nawab, Sanatana cominciò a ben disporre l'umile guardiano lodandolo. "Caro signore", iniziò Sanatana, "tu sei una persona molto fortunata, un santo vivente e un erudito immerso nella conoscenza del Corano e di altri testi del genere. Perciò saprai che se tu rilasci un prigioniero sulla base dei tuoi principi religiosi allora sei benedetto dal Signore Supremo."

Lusingato dai complimenti del suo amico funzionario governativo, il guardiano non poté negare che egli era davvero uno studioso avanzato e una persona santa. Egli era tutto orecchi mentre Sanatana continuava sottolineando la loro lunga amicizia e chiedendo di essere rilasciato come un favore personale. "Nel passato ho fatto così tanto per te", disse Sanatana. "Ora sono in difficoltà. Per favore ricambia il bene che ti ho fatto rimettendomi in libertà."

Sanatana addolcì la loro amicizia con un'offerta di cinquemila monete d'oro. Accettando l'oro e mettendo in libertà un prigioniero innocente, spiegò Sanatana, il suo amico guardiano di prigione avrebbe ottenuto sia benefici spirituali sia ricchezza materiale. Avrebbe ottenuto il meglio di entrambi i mondi. "Ti prego ascoltami, caro signore", rispose nervosamente il guardiano. "Certamente desidero rilasciarti perché tu hai fatto molto per me e sei un amico, pubblico amministratore. Questo è certo, ma ho paura del Nawab quando saprà che sei libero. Dovrò dare una spiegazione. Che cosa dirò?" Sanatana aveva pronto l'alibi.

"Non c'è pericolo", rassicurò il suo amico. "Il Nawab è andato a sud per conquistare l'Orissa. Se ritorna, digli che Sanatana era andato a fare un bisogno vicino alla riva del Gange e che non appena aveva visto il Gange, c'era saltato dentro. Gli potrai dire: 'Ho cercato per molto tempo, ma non sono riuscito a trovare nessuna traccia di lui. Era saltato in acqua con le catene ed era affogato, portato via dalla corrente.'" "Non preoccuparti", aggiunse Sanatana. "Nessuno mi troverà. Diventerò un mendicante e andrò alla città santa della Mecca." Ora il guardiano della prigione aveva un alibi legale per il Nawab, un alibi religioso per la sua coscienza e una promessa di cinquemila monete d'oro.

Era ancora in preda all'indecisione, quando Sanatana alzò l'offerta a settemila monete e con cura ammucchiò il denaro di fronte a lui che guardava. Vedendo la splendente pila d'oro che cresceva, il guardiano finalmente si arrese. Quella notte ruppe i ferri di Sanatana e lo lasciò fuggire attraverso il Gange. Sebbene avesse ancora tremila monete e centinaia di chilometri da attraversare dal Bengala occidentale verso Mathura e Vrndavana, Sanatana abbandonò il denaro e si mise in viaggio a piedi come un mendicante.

Col denaro aveva comprato la libertà per poter servire il Signore Caitanya, ma non aveva alcun desiderio di spenderlo per rendere confortevole il viaggio ed era pericoloso trasportare oro per un viaggiatore solitario. Sia come evaso sia come uomo famoso, Sanatana doveva evitare di essere notato. Passando per strade secondarie e sentieri, stava lontano dalla strada principale conosciuta come "la strada dei bastioni", che il Nawab aveva fortificato contro le invasioni.

Un servitore di nome Isana accompagnò Sanatana e nonostante tutte le evidenti precauzioni del suo padrone, portava di nascosto otto monete d'oro. Attraversando quella che ora è la provincia del Bihar, Sanatana ed Isana arrivarono in una zona collinare conosciuta come Patada e si fermarono ad una piccola locanda dove quell'oro risultò quasi fatale. Il padrone della locanda attraverso un esperto chiromante aveva saputo delle otto monete e aveva progettato di uccidere e derubare i suoi due ospiti. Nel frattempo fu ancora più rispettoso e premuroso per tutte le loro necessità procurando loro cibo da cuocere e promettendo di guidarli personalmente per attraversare le colline.

Sanatana andò al fiume per farsi un bagno e siccome non aveva mangiato da due giorni, cucinò e consumò il suo pasto, ma era sospettoso. Come ministro del Nawab aveva avuto a che fare con molti diplomatici e adulatori servili. Qui c'era il padrone di una locanda, uno straniero, che lo trattava come un re, sebbene egli ed Isana sembrassero dei poveracci.

"Isana", chiese Sanatana, "penso che tu abbia con te qualcosa di prezioso." "Sì, ho sette monete d'oro", ammise Isana, rivelando una parte di ciò che aveva nascosto. Sanatana si arrabbiò e rimproverò il suo servitore. "Perché porti questo presagio di morte in viaggio?" Prese le sette monete, Sanatana andò dal proprietario della locanda e gliele mostrò. "Per favore, prendi queste sette monete", lo pregò Sanatana, "e aiutaci ad attraversare queste colline. Io sono un prigioniero politico evaso e non posso viaggiare sulla via dei bastioni. Compirai un atto pio se prenderai questo denaro e mi farai attraversare le colline."

La combinazione di monete d'oro e di sentimenti religiosi risultò ancora una volta efficace. Il padrone della locanda confessò di sapere che Isana aveva in tasca otto monete d'oro e che aveva progettato di ucciderli entrambi. Ora imbarazzato e dispiaciuto rifiutò le monete e, per scusarsi, si offrì di far attraversare a Sanatana le colline gratuitamente. "No", Sanatana rispose "se non accetti queste monete, qualcun altro mi ucciderà per impossessarsene.

E' meglio che tu mi salvi da questo pericolo." Raggiunto l'accordo, il proprietario della locanda assunse quattro guardiani che per tutta la notte scortarono Sanatana ed Isana lungo un sentiero attraverso le colline. Sanatana poi mandò a casa Isana con quella moneta d'oro che aveva cercato di nascondere e continuò il viaggio da solo, indossando abiti stracciati e portando una ciotola da mendicante, abbandonando le sue preoccupazioni ad ogni passo.

L'Incontro con Srikanta

Dopo un lungo viaggio a piedi, Sanatana una sera giunse in una città di nome Hajipura e si sedette in un parco. Per combinazione un gentiluomo di nome Srikanta, marito della sorella di Sanatana, si trovava ad Hajipura per affari di governo. Il Nawab gli aveva dato 300.000 monete d'oro per comprare dei cavalli. Mentre trattava il suo affare, seduto in una posizione più alta, Srikanta intravide Sanatana e più tardi quella sera andò a trovarlo; i due vecchi amici parlarono a lungo per tutta la notte e Srikanta venne a conoscenza dell'arresto e della fuga di Sanatana.

Vedere Sanatana, una volta primo ministro, ridotto a pezzente, addolorò Srikanta che si mise a pensare. Con una fortuna in monete d'oro a sua disposizione, avrebbe certamente potuto aiutare il fratello di sua moglie e dargli l'opportunità di ricominciare una nuova vita. "Perché non stai qui con me per un paio di giorni", insistette Srikanta. "Potresti toglierti questi abiti sporchi ed indossare nuovamente degli abiti da gentiluomo." Sanatana aveva già giocato un avido guardiano di prigione e un proprietario di locanda omicida e, per tutto il tempo del suo viaggio, per incontrare il Signore Caitanya aveva evitato i soldati e gli agenti del Nawab.

Ora c'era un ostacolo ancora più arduo: un amico affezionato, uno stretto parente che aveva disponibilità di denaro. Sanatana ringraziò Srikanta ma rifiutò l'offerta. "Non posso trattenermi più a lungo", disse Sanatana. "Per favore aiutami ad attraversare il Gange in modo che possa partire subito." Insistendo perché Sanatana prendesse almeno una coperta di lana di pregio, Srikanta lo aiutò ad attraversare il Gange e con affetto lo guardò riprendere il suo cammino.

Un Vaisnava Pulito e Rasato

Sanatana aveva lasciato Srikanta ad Hajipura solo pochi giorni prima. Ora, seduto con il Signore Caitanya in casa di Candrasekhara a Varanasi, assaporava una felicità senza limiti. Dopo aver ascoltato le avventure di Sanatana, il Signore Caitanya a sua volta gli narrò il suo recente incontro con i suoi fratelli ad Allahabad; poi chiese a Sanatana di lavarsi e di farsi la barba prima di pranzo ed invitò Candrasekhara a fornire a Sanatana abiti puliti.

L'aspetto incolto, da straccione, di Sanatana era comprensibile tenendo conto delle vicende del suo lungo viaggio, ma il Signore Caitanya desiderava che i Suoi seguaci apparissero come gentiluomini. Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada all'inizio degli anni '70 spiegava scrivendo:

"A causa dei lunghi capelli, dei baffi e della barba, Sanatana Gosvami sembrava un hippy. Poiché a Sri Caitanya non piaceva l'aspetto da hippie di Sanatana, chiese a Chandrasekhara di farlo lavare e sbarbare. Se qualcuno con i capelli lunghi o la barba vuole associarsi a questo movimento per la coscienza di Krishna e vivere con noi allo stesso modo deve radersi completamente."

Sebbene Candrasekhara gli avesse offerto indumenti nuovi, Sanatana volle invece un dhoti usato e poi tagliò la stoffa per farne due abiti. Per quanto riguarda i pasti, un brahmana maharastriano che successivamente avrebbe ospitato a pranzo il Signore Caitanya con i sannyasi di Varanasi, invitò Sanatana a prendere tutti i suoi pasti con lui. Di nuovo Sanatana declinò l'invito educatamente, preferendo evitare pasti completi e mendicare umilmente un po' di cibo porta a porta. La rinuncia di Sanatana era straordinaria e non può essere imitata come regola. Egli era deciso ad abbandonare ogni opulenza materiale. Si doveva liberare perfino della nuova coperta di lana di Srikhanta. Sanatana andò sulla riva del Gange e convinse un mendicante bengalese, che ne rimase stupito, a prendere la sua coperta in cambio del suo imbottito sdrucito.

Notando tutti questi cambiamenti ed infine vedendo che anche la preziosa coperta non c'era più, la felicità del Signore Caitanya superò ogni limite. Egli disse a Sanatana Gosvami: "Sri Krishna ha misericordiosamente annullato il tuo attaccamento per i beni materiali. Allora perché Egli dovrebbe permetterti di conservare questa preziosa coperta, ultimo residuo dei tuoi attaccamenti materiali? Dopo aver sconfitto una malattia, un buon medico non consente che ne rimanga alcuna traccia." Nei giorni seguenti il Signore Caitanya Mahaprabhu, soddisfatto di Sanatana Gosvami, cominciò a parlargli della vera identità di Sri Krishna, delle Sue qualità trascendentali e delle Sue eterne attività. Sanatana, libero dagli ultimi residui degli attaccamenti materiali, era perfettamente pronto per ascoltare.

Mathuresa Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, ha scritto molti articoli per questa rivista ed altre pubblicazioni. Vive con sua moglie e i loro quattro figli ad Alachua in Florida.

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