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Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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adottato per servire Krishna, si deve rinunciare ai frutti del proprio lavoro cioe' si devono impiegare i risultati delle proprie attivita' (karma) per una buona causa. (Srila Prabhupada)
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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Il dharma nella Bhagavad-gita

Sri Krishna cambia la comprensione di Arjuna  per quanto riguarda la religione e il dovere.

di Hridayananda Dasa Goswami

Nel comune uso inglese il termine sanscrito "dharma" si è unito a yoga e a karma. L'accezione più comune di dharma è "religione" o dovere", ma questi significati sono incompleti. Nella Gita Sri Krishna si riferisce a dharma in modo progressivamente più profondo, diffondendo luce sul suo significato e sulla sua importanza per la crescita spirituale individuale. Nella vita tutti incontriamo conflitti etici, anche se meno drammatici di quelli di Arjuna. Come vedremo la Gita aiuta a prendere intelligenti decisioni mostrando come la pietà ordinaria sia carente nell'elargire la soddisfazione senza fine del servizio a Dio.

Dharma è la prima parola della Bhagavad-gita. La grande opera comincia col vecchio re cieco, Dhritarastra, che chiede a Sanjaya, il suo segretario, di informarlo sul corso della battaglia che stava svolgendosi sul "campo del dharma" (dharma-ksetra). Consapevole della natura malvagia dei suoi figli, Dhritarastra si preoccupava che l'influenza spirituale del dharma favorisse i pii Pandava. Mentre il primo capitolo della Gita si apre, anche Arjuna diventa gradualmente circospetto circa l'influenza del dharma. Egli teme che la sua partecipazione e quella di Krishna alla guerra, condurranno ad una violazione del dharma e ad una residenza perpetua all'inferno. Nel nome del dharma Arjuna propende per la non-violenza presumendo che attaccare e uccidere tanti capi, quasi tutti padri e mariti, destabilizzerà le importanti famiglie e comunità di cui questi uomini sono responsabili. Le famiglie stesse hanno un'importanza vitale per mantenere la pace e la virtù della società. L'argomentazione di Arjuna, letteralmente tradotta, continua nel modo seguente:

Con la distruzione della famiglia, il dharma perenne della famiglia è distrutto. Quando il dharma è distrutto, l'adharma (l'opposto del dharma), sopraffà la famiglia intera. Col predominio di adharma, o Krishna, le donne restano contaminate. Quando le donne sono contaminate, o Varsneya, nasce la confusione degli ordini sociali. Questa confusione porta all'inferno sia i distruttori della famiglia che le famiglie stesse. Certamente gli antenati cadono (dai cieli) perché le offerte di riso e d'acqua vengono sospese. Con questi crimini degli uccisori della famiglia, che causano la confusione delle classi sociali, i dharma della comunità e i dharma eterni della famiglia sono devastati. L'abbiamo sempre sentito dire, o Janardana, che gli uomini che rovinano il dharma della famiglia hanno la loro residenza fissa all'inferno.
(B.g. 1,3943)

Arjuna ha esplorato un tema familiare a molti libri vedici, cioè che il dharma protegge quando è protetto, ferisce quando è ferito. Arjuna avrebbe ucciso i re in battaglia, i quali, nella stragrande maggioranza proteggevano almeno le regole fondamentali del dharma riguardo all'etica, all'ordine sociale e ai tradizionali riti religiosi del mondo. Sri Krishna sta per insegnare al Suo amico Arjuna che persino al di sopra del dharma, c'è Dio, che per le Sue ragioni, desidera questa battaglia. Sri Krishna rifiuta gli argomenti di Arjuna considerandoli una mera "debolezza di cuore" (hridayadaurbalyam) e "impotenza" (klaibyam), e incita Arjuna a combattere. Nonostante i precedenti argomenti sulla base del dharma, Arjuna ora ammette, di avere in realtà la mente confusa per quando riguarda il dharma, dharma-sammudhacetah (B.g. 2.7). Arjuna allora mette da parte le sue argomentazioni e si arrende a Sri Krishna come suo maestro spirituale, così Sri Krishna comincia ad insegnargli la Bhagavad-gita nella sua verità.

PRIMA ALCUNE LEZIONI SULL'ANIMA

Sri Krishna non si rivolge subito ad Arjuna sull'argomento del dharma, come ci aspetteremmo in un tipico dibattito. Il Signore, invece, rivela prima ad Arjuna, in venti versi (B.g. 2,11-30) la natura eterna dell'anima. Poi il Signore torna al discorso del dharma per dimostrare che è proprio Arjuna ad aver trascurato il suo dharma rifiutando di combattere: "E anche considerando il tuo dharma personale, non è giusto per te esitare. Non c'è niente di meglio per un guerriero che una battaglia basata sul dharma." (B.g. 2,31)

E' significativo qui che dopo una completa spiegazione dell'anima eterna, il Signore menzioni il dharma come punto aggiuntivo da prendere in considerazione. Da altre scritture si potrebbe ricevere l'impressione che la vita è destinata a praticare il dharma. Ma troviamo invece nella Bhagavad-gita che il dharma stesso è destinato a favorire il vero scopo della vita, quello di comprendere l'anima eterna e la sua relazione con l'Anima Suprema, Krishna.

Sri Krishna conclude questo breve riferimento al dharma come un proprio dovere personale dicendo: "Ora se tu non combatti in questa battaglia, avendo rinuncianto al tuo dharma personale e alla reputazione, ti esponi a una colpa." In tutto il resto della Gita Egli parla del dharma nei termini del Suo insegnamento alla conoscenza spirituale, e non direttamente per rispondere all'argomentazione di Arjuna a proposito del dharma come pratica ordinaria religiosa e morale.

Avendo spiegato che l'anima è distinta dal corpo materiale, il Signore ora afferma (B.g. 2.39) che ciò che egli ha insegnato ad Arjuna è "reale intelligenza e comprensione" (bhuddhi) e che Egli l'ha insegnato in "senso filosofico" (sankhye). Ora, dice il Signore, Egli parlerà della medesima bhuddhi, ossia dell'intelligenza spirituale, ma nella pratica (yoge). Ed è precisamente a questa comprensione spirituale applicata (bhuddhir yoge) che il Signore ora dà il nome del dharma: "Anche un piccolo ammonto di questo dharma salva dal più grande pericolo perché in questo sforzo non c'è perdita né diminuzione.'' (B.g. 2.40)

I PROPRI DOVERI INDIVIDUALI

Il riferimento successivo al dharma di Sri Krishna rafforza la Sua precedente affermazione che Arjuna deve compiere il suo proprio dharma, non trascurarlo in nome del dharma. Arjuna non può né proteggere il dharma né mantenersi al livello spirituale, se abbandona i doveri propri della sua natura. Così il Signore dice: "Il proprio dharma individuale, compiuto imperfettamente, è migliore del dharma di un altro compiuto alla perfezione. La distruzione nel proprio dharma è migliore perché compiere il dharma di un altro porta al pericolo." (B.g. 3.35)

Nel quarto capitolo Sri Krishna rivela che Egli appare in questo mondo per proteggere i principi del dharma e per limitare l'influenza distruttiva dell'adharma: "Certamente, ogni volta che un declino del dharma si verifica, o Bharata, (Arjuna) e si ha un incremento di adharma, Io mi manifesto in persona. Per liberare le persone sante e vincere i miscredenti, per ristabilire il dharma, Io appaio in ogni era." (B.g. 4.78)

E' chiaro in questo contesto che un sadhu, una persona santa, segue il dharma, mentre un miscredente, duskrita, pratica e promuove adharma. Così Krishna stesso promette solennemente di ristabilire il dharma, sostenendo i fautori del dharma e vincendo coloro che vi si oppongono. Così il quadro completo comincia ad emergere. Un governo efficace non solo deve creare le leggi, ma deve anche rafforzarle. In modo analogo il Signore Supremo esibisce la Sua legge come dharma. Quando l'obbedienza alla Sua legge decade e gli esseri umani diffondono invece la loro "legge" illecita, il Signore discende per proteggere i cittadini del Suo regno, per vincere i fuorilegge che praticano l'adharma, e per ristabilire nella società umana il prestigio e il potere della Sua volontà.

Possiamo ora vedere perché l'argomento iniziale di Arjuna  cioè obbedire a Sri Krishna e combattere sarebbe stata cosa contraria al dharma  non può essere considerata cosa giusta. Il dharma non è altro che la volontà del Signore. Per Arjuna, inoltre, combattere è il suo vero dharma. Come ulteriore enfasi su questo punto, Sri Krishna più tardi afferma che anche le attività apparentemente mondane, come il combattimento e i rapporti sessuali, possono essere compiuti al livello dello spirito, secondo il dharma: "E Io sono la forza del forte, libera da lussuria e attaccamento. O migliore dei Bharata, Io sono il sesso non contrario al dharma." (B.g. 7.11)

DHARMA E CONOSCENZA SPIRITUALE

Sri Krishna parla nuovamente del dharma nel nono capitolo, quando dichiara che la conoscenza spirituale di Se stesso è dharmya, favorevole al dharma e coerente con esso: ''Poiché tu sei libero dall'invidia, ti svelerò la conoscenza più confidenziale insieme con la sua realizzazione, grazie alla quale sarai liberato da ogni cosa non propizia. Questa conoscenza è il re di tutte le scienze, il re dei segreti e il purificatore sovrano. Compresa per diretta percezione, essa è favorevole al dharma, molto facile a compiersi, ed eterna. Le persone che non ripongono la loro fede in questo dharma, o vincitore del nemico, non possono raggiungerMi, ma tornano sul sentiero della morte e dell'esistenza materiale." (B.g. 9.13)

E' significativo qui che Sri Krishna ripeta l'espressione "questo dharma" (asya dharmasya) precedentemente notato: "Anche una piccola quantità di questo dharma salva dal pericolo più temibile, e non c'è perdita in questo sforzo né diminuzione." (B.g. 2.40)
Chiaramente Sri Krishna riserva l'espressione "questo dharma" per le discussioni riguardanti la coscienza di Krishna, la pura devozione al Signore. Nel capitolo nono, "questo dharma" si riferisce al supremo metodo che Sri Krishna definisce "molto facile da compiere", (susukham kartum): il servizio devozionale al Signore  il solo metodo elogiato nel capitolo. In marcato contrasto, Sri Krishna critica il dharma vedico ordinario, grazie al quale si cerca di risiedere sui pianeti celesti di Indra: "Coloro che seguono la scienza dei tre Veda e bevono il Soma, coi sensi purificati, aspirano a salire sui pianeti celesti mediante i sacrifici. Avendo raggiunto il mondo pio del re degli dèi, essi partecipano ai piaceri celesti di cui godono gli dèi. Dopo aver goduto di quel vasto mondo celeste, ricadono nel mondo dei mortali quando la loro natura pia si è esaurita. Così, coloro che desiderano la gratificazione dei sensi, e sono ricorsi in modo consistente al dharma dei tre Veda, ottengono solo una felicità fugace e si reincarnano più volte. (B.g. 9.2021)

Perciò Sri Krishna si oppone pienamente al dharma ordinario dei Veda a favore di questo dharma, che è puro servizio devozionale a Krishna. Krishna conclude questo importante nono capitolo mettendo in evidenza il potere di questo dharma, la coscienza di Krishna libera da ogni macchia, per purificare e salvare l'anima: "Anche se ha commesso gli atti peggiori, un uomo che si è impegnato nel servizio devozionale alla Mia Persona, deve essere considerato un sadhu perché è sulla via perfetta. Celermente diventa un'anima pura (dharmaatma) e raggiunge la pace eterna. O figlio di Kunti, proclamalo pure con forza: "Il Mio devoto non perirà mai!" (B.g. 9.30-31)

E' solo grazie alla forza della devozione a Krishna che anche un uomo di condotta terribile diventa ben presto devoto del dharma. Non c'è nella Bhagavad-gita una corrispondente sicurezza che la pratica del dharma vedico riuscirà a fare un puro devoto del Signore. Anzi è piuttosto il frutto del trayidharma, i doveri religiosi dei tre Veda, che permette di salire ai pianeti celesti mondani, dai quali si cadrà di nuovo sulla terra mortale. Perciò per chi è un devoto esclusivo di Dio, Krishna, (bhajate mam ananyabhak) una solida posizione sul livello più alto di dharma arriva automaticamente.

DHARMA ETERNO

Ora che il Signore ha spiegato "questo dharma" (asya dharmasya), che guida al Suo eterno rifugio, possiamo comprendere meglio l'affermazione di Arjuna nell'undicesimo capitolo, quando dice che Sri Krishna è il protettore del "dharma eterno" (sasvata): "Tu sei l'indistruttibile, supremo oggetto della conoscenza. Tu sei la base trascendentale ricettiva di questo universo. Tu sei inesauribile, il protettore del dharma eterno. Concludendo Tu sei la divina, eterna persona." (B.g. 11.18)

In seguito Sri Krishna dichiara nel quattordicesimo capitolo: "In verità Io sono la base del Brahman (spirituale), della immortalità senza fine e del dharma eterno, e sono la suprema felicità." (B.g. 14.27) Nell'ultimo verso del dodicesimo capitolo Sri Krishna afferma anche che esiste un dharma veramente eterno: "Ma per coloro che onorano completamente questo nettare eterno del dharma, così come è stato descritto (da Me) con tutta la loro fede e considerandoMi il Supremo  quei devoti mi sono infinitamente cari. (B.g. 12.20)

Il diciottesimo capitolo, il capitolo conclusivo della Bhagavad-gita, sintetizza l'intera opera. In questo capitolo Sri Krishna si riferisce tre volte al dharma, la prima è la rinnovata affermazione del Suo precedente ammonimento di limitarsi a compiere il proprio dharma, non quello degli altri: "E' meglio impegnarsi nella propria occupazione, anche per compierla in modo imperfetto, piuttosto che compiere l'occupazione di un altro, sia pure per compierla perfettamente." (B.g. 18.47)

Al di là di questo, tuttavia, abbiamo visto che la Bhagavad-gita ha inizio dove il dharma vedico ordinario si chiude. Sri Krishna ha indicato questo in vari modi. Qui, alla fine del Suo insegnamento, nel modo più drammatico, il Signore dichiara che l'intera resa al Signore è al di sopra dell'intera gamma di doveri sacri, noti generalmente come dharma: "Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere." (B.g. 18.66)

Perciò la resa a Krishna, come è dichiarato nel nono capitolo, è il dovere più elevato dell'anima, ed è quindi il dharma supremo. Tutti gli altri dharma sono doveri preliminari, destinati a portarci al più alto livello di comprensione della coscienza di Krishna. Tali dharma convenzionali sono utili finché si arriva al punto della suprema resa a Dio. Perciò non vi sono incoerenze quando il Signore alla fine dichiara che l'intera Bhagavad-gita è finalizzata al dharma in tutti i suoi aspetti: "Io dichiaro che chi studia questo nostro colloquio sacro Mi adora col sacrificio della buona conoscenza. Questa è la Mia opinione." (B.g 18.70)

Hrdayananda Dasa Gosvami, libero docente di Indologia presso l'Università di Harward, insegna occasionalmente presso l'Unione Teologica per laureati a Berkeley, in California, ed è assistente universitario presso l'Università di California a Los Angeles.





Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

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Capitolo 06

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7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

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8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

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Capitolo 13

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Capitolo 14

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Capitolo 15

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