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L'antica scienza dell'agire

Forse avrete sentito il racconto di alcuni ricchi mercanti o di baroni turbolenti che "videro la luce" e, a favore di Dio, rinunciarono a questo mondo. Ma il quinto Canto dello Srimad-Bhagavatam narra di uno spiritualista che tornò di nuovo nella sfera materiale, per ordine del Signore Supremo, come re. Potrà resistere ai vizi  della vita di palazzo? Potrà sopravvivere spiritualmente? E l'uomo medio degli anni 2.000 (o 10) può imparare l'arte dell'agire da Priyavrata uno spiritualista regale degli albori della civiltà? Il principe Priyavrata aveva permesso a suo fratello più giovane Uttanapada di diventare re, poiché l'interesse di Priyavrata era la verità spirituale, assai distante dalla regalità, dai tesori e dagli intrighi. Ma dopo la morte di Uttanapada, Svayambhuva Manu, il padre di Uttanapada e Priyavrata fù costretto ad ascendere la collina Gandhamadana per convincere Priyavrata a lasciare la rinuncia e governare il regno.

Quando padre e figlio si incontrarono, il maestro di Priyavrata, il saggio Narada Muni, ascoltò con attenzione. Attorno a loro c'erano pendii erbosi tratteggiati di colori arcobaleno, di rosso, viola e blu. Un vicino laghetto leniva la mente; le sue chiare acque si propagavano in cerchi concentrici, rifluendo e scorrendo in dolci, lievi onde. L'acqua veniva versata dai picchi superiori e cadeva ad aggiungere vortici e bolle ad un ruscello già effervescente. Altri picchi, estendendosi dietro e a destra e a sinistra da grande distanza, accennavano alla vastità e all'eternità, mentre una dolce brezza soffiava e faceva fremere la pelle di Narada, Manu, e Priyavrata. Manu parlò per primo. "Governa il regno, accetta l'incarico. Le Scritture rivelano che questo è il tuo dovere. Tu hai una grave responsabilità da sostenere, e nessun'altro oltre a te può farlo." Essendo un figlio responsabile, Priyavrata era incline ad accettare l'ordine di suo padre, tuttavia aveva paura perché conosceva la natura della vita matenale. Nonostante le promesse di grandiosità e di esperienze eccitanti della materia, esse sono destinate a fallire. In vista di una distruzione certa, perché coinvolgersi? Perché attaccarsi? Perché? Tutto ciò non aveva senso per lui.

Priyavrata riconobbe la follia dell'attaccamento materiale, e impaurito richiamò la forza della sua realizzazione contro Maya, quella potente forza mistica che fa concentrare su ciò che è temporaneo, anche contro le migliori intenzioni, la migliore intelligenza, e il più forte desiderio. Priyavrata non solo rispettava la forza di Maya, egli comprendeva anche la sua causa originale. Narada aveva insegnato a Priyavrata che Maya e i suoi derivanti attaccamenti materiali sono causati dalla nostra invidia nei confronti di Krishna, che, possedendo in pieno bellezza, potenza, ricchezza, forza, fama, e rinuncia, riesce a gustare da solo il vero piacere. Noi, d'altra parte, come individui spirituali infinitesimali ed eterni, siamo per costituzione degli affettuosi servitori di Krishna. Nella Sua illimitatezza, anche il nostro piacere è illimitato. Ma noi scegliamo di rifiutare questa posizione dipendente per intraprendere la tenace rivalità tra coloro che vogliono "competere" con Krishna. Se assumiamo un atteggiamento da persone raffinate, pretentendo di essere il centro, e lottiamo per afferrare, e rappresentare la nostra personale soddisfazione, subiremo una sconfitta. Se invece abbandoniamo questa mascherata, cessiamo di competere con Krishna, e torniamo ad essere i Suoi affettuosi servitori, calerà il sipario, la nostra rappresentazione e il richiamo del temporaneo finirà.

Fino ad allora, è impossibile spezzare la presa di Maya ed i nostri attaccamenti materiali. Priyavrata si sentì fortunato di essere istruito da Narada Muni, un puro devoto di Krishna. Vivendo pacificamente con Narada Muni sulla collina Gandhamadana, Priyavrata non desiderava scambiare la sua ricchezza della coscienza di Krishna per un'insignificante sovranità in un mondo destinato alla rovina. Così egli pensò che era più saggio restare in disparte, fisso nella rinuncia. Quindi Priyavrata coscienziosamente chiese a Manu, "prevedo che la mia vita spirituale si deteriorerà accettando una responsabilità terrena tanto grande. Se accetto la sovranità come tu mi chiedi, ciò non mi distrarrà dal servizio devozionale a Krishna? Quando Manu sentì la replica di Priyavrata - praticamente un rifiuto - si sentì disperato. Chi rimaneva a cui affidare il regno? Avrebbe dovuto, così anziano, tornare ad occupare il trono imperiale per proteggere il benessere dei cittadini? Quando Manu, perplesso, si sedette, il Signore Brahma, un'autorità spirituale preminente ed il padre di Narada, giunse sulla collina Gandhamadana. Narada, Manu, e Priyavrata erano allarmati. Le tre grandi anime si alzarono insieme in segno di reverenza, con le palme delle mani unite spontaneamente in deferenza.

Essi, introducendo gli appropriati inni Vedici offrirono dei doni, e in questo modo, in accordo alle disponibilità reperibili sulla collina Gandhamadana, accolsero Brahma con affetto. Brahma lanciò uno sguardo benevolo a Narada e a Manu per mostrare il suo apprezzamento per la loro ospitalità, quindi si rivolse al principe rinunciato e sorrise compassionevolmente. "Mio caro Priyavrata, ti prego ascolta attentamente. Sono venuto a portarti l'ordine di Krishna. Per il tuo vero benessere, accetta il desiderio del Signore come se fosse il tuo personale. Tu, come tutti gli altri, sei Suo eterno servitore. Anch'io devo compiere gli ordini del Signore Supremo, così come Manu e Narada." Quant'è diverso Brahma, il capo di una società antica, dalle specie odierne, del ventesimo secolo. Invece di essere interessati alle ingiunzioni di Dio, i capi della società odierna sono orgogliosi del loro scetticismo indipendente,  che misura il progresso con i grattacieli, superconduttori e bombe. E noi seguaci ci sottomettiamo ciecamente! Se continuiamo a dar retta a coloro le cui promesse nutrono le nostre capricciose, sebbene amate fantasie, la nostra vita sprecata, terminerà nel vuoto e nella disperazione.

Al contrario, se ci stacchiamo dal condizionamento contemporaneo e agiamo in accordo ai desideri e all'autorità di Krishna stabiliremo il nostro sentiero verso la perfezione. Ma oggi sono repenbili autorità spirituali degne di fede? Oppure ognuno di noi dovrebbe, abbracciando il desiderio che Dio ha per noi, obbedire a quelle sottili voci interiori? Una proposta piuttosto pericolosa, infatti, molto disturbo e un vero e proprio male è stato perpetrato nel mondo da misantropi convinti di compiere il desiderio del Signore. Brahma non suggeriva niente di così impraticabile per Priyavrata, e continuando a illuminarlo disse: "Come un uomo cieco si muove meglio quando è guidato da una persona che possiede una vista perfetta o come un toro aggiogato tira più efficacemente quand'è comandato dal guidatore del carro, una persona acquisisce il beneficio maggiore dalla sua vita accettando l'autorità del desiderio di Krishna - così com'è rivelato dalle Scritture Vediche, quali la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam, e attraverso le parole del puro maestro spirituale."

Sebbene Priyavrata avesse accettato senza difficoltà la saggezza dell'istruzione di Brahma di agire ubbidientemente secondo l'autorità di Krishna, poiché essa discende tramite le Scritture e i maestri spirituali, tuttavia egli rimase perplesso. Quale autorità doveva seguire? Il suo guru, Narada, precedentemente gli aveva consigliato di rimanere rinunciato, libero dagli impegni materiali, e ora Brahma, l'insegnante di Narada, stava suggerendogli di acquisire un regno intero con il suo seguito di regine e palazzi! Krishna svela la contraddiżione apparentemente intrinseca tra la vita spirituale e l'interazione col mondo materiale nel diciottesimo capitolo della Bhagavad-gita. Il Signore spiega ad Arjuna:

sarva-dharman parityajya
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarva-papebhyo
moksayisyami ma sucah

Lascia ogni forma di religione e abbandoati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere.

Quindi, la prova che un'attività sia spirituale o materiale, contaminante o purificatoria, da abbandonare subito o degna di essere continuata, è semplicemente che quell'attività sia conforme al desiderio di Krishna. Se è conforme, l'azione è spirituale, purificante, e guiderà più vicini alla perfezione. Se non è conforme, quell'attività, anche se sembra gloriosa, è contaminante e ci legherà ancora più stretti nel tessuto dell'esistenza materiale. E la solużione al dilemma di Priyavrata? Non trascurare alcuna autorità. Narada aveva insegnato a Priyavrata a rimanere nella rinuncia; Brahma lo istruì a diventare re. Rimanere un rinunciato mentre si interagisce col mondo materiale come re chiede un'intelligenza spirituale. Srila Rupa Gosvami, un grande maestro nella successione disciplica che proviene da Brahma, ha definito specificamente l'intelligenza come l'abilità di usare la materia nel servizio di Krishna. Egli ha affermato:

anasaktasya visayan
yatharham upayunjatah
nirbandah krishna-sambhandhe
yuktam vairagyam ucyate

Poiché quando moriamo noi lasciamo ogni possedimento, niente ci appartiene davvero. Un vero rinunciato, quindi, non "rinuncia" a ciò che non possiede veramente, ma piuttosto indirizza tutto al servizio di Krishna, il proprietario universale.

"Non usare la tua posizione di re per il tuo piacere personale;" continuò Brahma, "Altrimenti otterrai un'altro corpo materiale e così continuerai ad essere intrappolato nella ragnatela delle sofferenze materiali. Diventa re, ma come servitore di Krishna." Brahma espanse ulteriormente il suo punto di vista a Priyavrata. "Fissa la mente nel cercare di dare piacere a Krishna. Non farti distrarre né dalle delizie del regno né dai suoi affanni. Tollera il loro andirivieni quando si presentano e allontanati dal loro corso. Guarda sia i piaceri che i dolori come se fossero un sogno della scorsa notte. Rimani fisso nel Suo servizio!"

"Tuttavia," Brahma mise in guardia Priyavrata, "guardati, dalla mente e dai sensi. Se sono fuori controllo, ti inciteranno ad esplorare ciò che è temporaneo, incitandoti a sprecare la tua vita, e ti distrarranno dalla tua meta. Quindi, non aver paura di regnare, ma guardati dai veri nemici: una mente e dei sensi fuori controllo. Anche se una persona rinuncia a tutto e viaggia da una foresta solitaria ad un'altra, questi nemici saranno ancora causa di grande pericolo. D'altra parte, anche se sposato, l'uomo che controlla la mente e i sensi, sarà al sicuro come un re protetto dentro alle mura di una fortezza. Nemmeno una vita con moglie e figli potrà danneggiare l'anima realizzata." Il controllo della mente e dei sensi così come la vera rinuncia derivano automaticamente per colui che segue le norme e le regole della vita spirituale ed agisce, usando ogni cosa al servizio per Krishna. "Perciò;" spiego Brahma, "si può raggiungere il vero rifugio solo fissando la propria coscienza con devozione ai piedi di loto di Krishna." Ma può un re, o anche un uomo contemporaneo circondato dai piaceri terreni, trascurare il suo egoismo e i desideri sensuali e fissare la coscienza con devozione su Krishna? E usare tutto in servizio a Krishna? La risposta: si, poiché la chiave del successo, l'amore per Krishna, si sviluppa naturalmente nel cuore di colui che canta i nomi di Krishna.

harer nama harer nama
harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva
nasty eva gatir anyatha

"In quest'era di discordia, per raggiungere la perfezione spirituale, non c'è altro modo, che cantare il santo nome del Signore, cantare il santo nome del Signore, cantare il santo nome del Signore."

Come una pianta cresce quando viene innaffiata, la nostra relazione affettuosa con Krishna fiorisce quanto più cantiamo i Suoi nomi." Così, cantando i nomi di Krishna, la nostra inclinazione a servirLo cresce in modo naturale, sia che noi, per destino, siamo seduti su di un rosso trono regale, su una stuoia da mendicante, o dietro alla scrivania di un ufficio moderno. Quindi possiamo agire in pura coscienza pensando, "Sono stato posto qui da Krishna. Come posso soddisfare il Signore con questo lavoro?" E con l'aiuto di Krishna che vive nel cuore di tutti, ogni impedimento verso questa coscienza pura sarà superato e noi diverremo impazienti di ascoltare ciò che riguarda il Signore.

srinvantam sva-kathah krishnah
punya-sravana-kirtanah.
hridy antah-stho hy abhadrani
vidhunoti suhrit satam

Continuando ad ascoltare di Krishna, impareremo a riconoscere dovunque la Sua esistenza, sapendo che Egli è la sorgente e l'essenza di ogni cosa.

Mentre beviamo dell'acqua rifletteremo che Lui è quel sapore che estingue la nostra sete. Se vediamo uno stormo di uccelli che volano con grazia, apprezzeremo il senso artistico di Krishna. Vedremo l'abilità come un Suo dono, la saggezza come una particella della Sua conoscenza e la morte come la Sua inevitabile rappresentante. Tutto ciò che di glorioso esiste in questo mondo lo vedremo come un minuto frammento dell'energia di Krishna non appena comprenderemo che l'intero universo è sostenuto dalle Sue potenze. Ma Krishna non è soltanto onnipotente; Krishna è anche l'infinitamente affascinante. Per esempio, lo Srimad-Bhagavatam narra della relazione di Krishna con il Suo caro amico Arjuna: di come Krishna lo protegge in ogni situazione, di come Krishna potenzia Arjuna per sconfiggere gli invincibili antagonisti durante la grande battaglia di Kuruksetra, di come Krishna soddisfa il desiderio di Arjuna di sposare Draupadi, e di come Krishna glorifica Arjuna narrandogli il poderoso classico spirituale, la Bhagavad-gita.

E quando ascoltiamo ulteriormente, realizziamo che Arjuna è un tipico amico di Krishna, e che Krishna relaziona con illimitati altri amici in una maniera ugualmente speciale. Krishna può anche svolgere dei dolci divertimenti con tutti, sia come il più caro amico, il figlio più perfetto, il marito più caro, o l'amante più attraente. Ascoltare di Krishna, che è il potente controllore Supremo e che possiede la piena capacità di servire tutti i Suoi devoti, soddisfacendoli perfettamente, rende evidente la follia di limitare il nostro amore alle fallaci relazioni relative alla nostra sfera ordinaria. Così il nostro grande desiderio di scoprire la nostra dimenticata relazione personale con Krishna, aumenta. E per assaporare una dolcezza speciale e intensificare ulteriormente il nostro desiderio, Krishna, nella  Bhagavad-gita sottolinea un segreto accessibile:

ya idam paramam guhyam
mad-bhaktesv abhidhasyati
bhaktim mayi param kritva
mam evaisyaty asamsayah

Chi insegna questo supremo segreto ai miei devoti avrà il puro servizio devozionale assicurato, e alla fine senza dubbio tornerà a Me.

na ca tasman manusyesu
kascin me priya-krittamah.
bhavita na ca me tasmad
anyah priyataro bhuvi

Non esiste al mondo un servitore che Mi sia più caro di lui, e mai nessuno Mi sarà più caro.

Anche Caitanya Mahaprabhu implorava, "Istruisci chiunque incontri a seguire gli ordini del Signore Sri Krishna così come vengono dati nella Bhagavad-gita e nello Srimad-Bhagavatam. In questo modo diventa un guru e libera tutti coloro che incontri. Segui questo precetto e la tua vita di famiglia non ostacolerà il tuo avanzamento spirituale." Ogni persona sincera che predica secondo quest'ordine di Sri Caitanya Mahabrabhu otterrà le benediżioni del Signore e non verrà intaccato dalle influenze materiali. Possiamo predicare parlando di Krishna, oppure possiamo impiegare la nostra intelligenza, il denaro, l'abilità, o il nostro tempo per predicare la coscienza di Krishna. Se una persona è uno studioso erudito, uno scienziato, un filosofo, o un poeta, egli può studiare l'energia del Signore e impiegare la propria cultura per glorificare la supremazia del Signore. Se è un amministratore o un politico, può stabilire la supremazia del Signore per mezzo della scienza politica. Se è un uomo d'affari, un'industriale o un'agricoltore, può spendere il denaro che guadagna duramente per la causa del Signore, ritenendo il denaro proprietà di Krishna e da usare al Suo servizio.

Poi Brahma ricapitolò le sue istruzioni a Priyavrata: "Cerca rifugio in Krishna con il compimento del Suo ordine. Così sarȧi sempre protetto dal Signore, proprio come un'ape catturata dentro i petali richiusi di un fiore di loto è protetta dal cocente sole estivo."
La fronte di Priyavrata si corrugò ponderando le parole di Brahma. Il silenzio sembrava inspessirsi. Col passare dei secondi e dei minuti, solo i cinguettii e i richiami degli uccelli risultavano percepibili. Nessuno si muoveva. Alla fine Priyavrata sollevò il capo, ed un profondo sorriso si allargò sul suo nobile viso mentre si prosternava davanti a Brahma in doverosa sottomissione. Priyavrata sarebbe diventato re! Egli aveva accettato l'ordine di Brahma! Manu provò dapprima sollievo, quindi gioia, e per finire una profonda gratitudine, quindi iniziò ad adorare Brahma. Narada e Priyavrata, soddisfatti e liberi dal risentimento, si alzarono per guardare Brahma mentre partiva. Abbandonato al desiderio di Krishna, Dio, la Persona Suprema.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.11

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