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Qualunque cosa tu faccia...
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qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offri in carita', come pure le austerita' che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti. (B.G. - 9.27)
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Qualunque sia il metodo...
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adottato per servire Krishna, si deve rinunciare ai frutti del proprio lavoro cioe' si devono impiegare i risultati delle proprie attivita' (karma) per una buona causa. (Srila Prabhupada)
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Ogni uomo dovrebbe...
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dare in carità il 50% dei suoi guadagni al servizio di una buona causa e, secondo i testi sacri, questa causa è la Coscienza di Krishna. (Srila Prabhupada)
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Chiunque puo' sacrificare una...
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parte dei frutti delle sue azioni per la diffusione della Coscienza di Krishna; questo servizio volontario lo aiutera' a sviluppare il suo amore per Dio e raggiungere cosi' la perfezione. (Srila Prabhupada)
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Un breve riassunto della Bhagavad-gita

La Bhagavad-gita inizia con il re cieco Dhritarastra che chiede al suo segretario Sanjaya di narrare la battaglia tra i suoi figli, i Kaurava, e i loro cugini i Pandava. Il Signore, Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, per affetto verso il Suo devoto Arjuna principe dei Pandava, ha accettato di guidare il suo carro. Appena Arjuna prende il suo arco e si prepara a combattere, vede i figli di Dhritarastra schierati per il combattimento e chiede all'infallibile Krishna di condurre il suo carro tra i due eserciti. Lì, in mezzo ai due eserciti, la mente di Arjuna vacilla come se prevedesse l'imminente morte del suo maestro, dei suoi parenti e amici. Lascia cadere l'arco e le frecce e decide di non combattere.

Nel primo capitolo e all'inizio del secondo, Arjuna presenta le sue ragioni per giustificare la sua decisione di non combattere. Fondamentalmente, egli teme le reazioni peccaminose dell'uccidere. Ma dopo che Arjuna si è arreso a Krishna e Gli ha chiesto di istruirlo, il Signore inizia a rispondere alle sue obiezioni. Per prima cosa Krishna spiega analiticamente che non ci sarà alcuna uccisione, in realtà, poiché l'anima è eterna e non muore mai. Poi Krishna spiega che combattere al Suo servizio è trascendentale e non porterà alcuna reazione peccaminosa. Krishna spiega anche che lo scopo dei Veda è quello di elevare gradualmente le anime fino alla coscienza di Krishna.

Quindi Krishna incoraggia Arjuna a rimanere fisso nel Suo servizio. a lottare, e ad ignorare i desideri della sua mente. Siccome le spiegazioni di Krishna ad Arjuna sul perché dovrebbe combattere, erano solo un riassunto, e poiché Krishna glorifica sia il buddhi-yoga, l'intelligenza usata nell'avanzamento spirituale (2.45, 2.49, 2.50), che il karma o azione interessata, Arjuna rimane confuso e prende come scusa le istruzioni di Krishna, sull'esecuzione del buddhi-yoga, per ritirarsi dal campo di battaglia in favore di una vita di contemplazione. Per questo Arjuna apre il terzo capitolo chiedendo a Krishna come mai Egli incoraggia il combattimento se l'intelligenza è migliore dell'azione interessata.

Quindi Krishna descrive il karma-yoga, l'attività devozionale libera dalle reazioni, e chiarisce l'errata idea di Arjuna che ogni azione sia interessata e conduca all'incatenamento. Krishna spiega ad Arjuna che deve combattere, poiché evitare le reazioni del peccato compiendo servizio devozionale è migliore del tentativo di sfuggire alle reazioni rinunciando all'azione. Krishna inoltre istruisce Arjuna a combattere per dare il corretto esempio di come seguire il proprio dovere. Quindi Krishna dice ad Arjuna di combattere, ma con la conoscenza e il distacco (3.29, 3.30), senza cadere vittima delle proprie attrazioni e avversioni. Poi, in risposta alla domanda di Arjuna riguardo alla motivazione che spinge l'uomo a peccare anche contro il suo volere come se vi fosse costretto o a trascurare il suo dovere, Krishna designa il nemico con un nome: lussuria. Poi Egli raccomanda ad Arjuna di regolare i suoi sensi, di diventare fisso nella sua pura identità di servitore di Krishna e sottrarsi così al controllo della lussuria. Così, con la forza spirituale e l'intelligenza risoluta, potrà conquistare questo nemico insaziabile, la lussuria.

Poiché nel terzo capitolo, Krishna ha raccomandato ad Arjuna di combattere in piena conoscenza di Lui (3.30), nel quarto capitolo il Signore gli descrive i differenti aspetti della conoscenza trascendentale. Dapprima Krishna spiega che bisogna ricevere la conoscenza attraverso la successione disciplica. Poi dopo avere esposto i motivi della Sua apparizione e della Sua missione, il Signore descrive il Suo servizio devozionale come il fine di tutti i sacrifici (Krishna si è già riferito all'importanza di compiere yajna, sacrifici, nei versi 3.9-16). Poi Krishna spiega la relazione che l'anima ha con Lui in quanto Sua eterna particella infinitesimale, e che per risvegliare questa relazione si deve avvicinare un maestro spirituale autentico. Il quarto capitolo termina con Krishna che glorifica la conoscenza trascendentale e chiede ad Arjuna di armarsi di questa conoscenza che riduce in cenere tutte le reazioni del peccato e di combattere!

Dopo essere rimasto colpito dall'importanza sia dell'ażione (che richiede l'attività) che dalla ricerca della conoscenza (che tende all'inazione), Arjuna è perplesso, la sua determinazione è confusa, e vede il combattimento e la conoscenza come contraddittori. Per questo Arjuna apre il quinto capitolo chiedendo a Krishna di spiegare definitivamente cos'è superiore, se la rinuncia all'azione (speculazione, sankya, jnana, inazione nella conoscenza) o l'azione devozionale. Krishna risponde che colui che è distaccato dai risultati delle proprie azioni è il vero rinunciato. Questa persona sa che mentre il corpo agisce, lui, l'anima, in realtà non fa niente. Perciò, Arjuna dovrebbe compiere il suo dovere ed agire fermamente per la soddisfazione di Krishna.

Osservando imparzialmente il mondo esterno, egli dovrebbe risiedere nel corpo distaccato dalle attività corporee. Fissando la coscienza sul Supremo e sapendo che Krishna è il vero goditore, il fine dei sacrifici e delle austerità ed il Signore di tutti i pianeti, egli, l'anima pura, troverà la vera pace oltre questo mondo materiale. Nei primi cinque capitoli, Krishna ha spiegato il buddhi-yoga, lavorare con la coscienza focalizzata su Krishna senza desideri interessati. Il Signore ha spiegato anche il sankya, il karma-yoga e il jnana-yoga per ottenere la liberazione come trampolino di lancio verso la coscienza di Krishna. Ora, alla fine del quinto capitolo (5.27-28) e continuando nel sesto capitolo (dove Krishna descrive i punti pratici per chi inizia), Krishna spiega il dhyana-yoga, concludendo che il dhyana, o meditazione su Krishna è il fine ultimo della meditazione.

Krishna inizia il sesto capitolo spiegando che lo yogi neofita si impegna nell'assumere diverse posizioni che sono semplici esercizi fisici, mentre lo yogi avanzato, il vero sannyasi, agisce senza attaccamento. Un tale yogi con le attività della propria mente si libera, non si degrada. Controllando attentamente la sua mente ed impegnandola, con il corpo, ed il sé in servizio a Krishna, lo yogi pratica rigidamente il dhyana-yoga in un luogo solitario. Fissando la mente sul sé e su Krishna, egli raggiunge la felicità trascendentale nel regno di Dio. Poi Arjuna sottolinea che la difficoltà maggiore nella pratica dello yoga consiste nel controllare la mente. Krishna risponde dicendo che si può superare la mente ostinata con la pratica costante e col distacco.

In risposta al quesito di Arjuna riguardo al destino dello yogi che non ha raggiunto il successo, Krishna risponde che colui che non ha avuto successo nella sua pratica rinascerà in una famiglia di saggi spiritualisti e rimarrà naturalmente attratto dai principi dello yoga. Alla fine, negli ultimi due versi del capitolo Krishna afferma che lo yogi è più elevato dell'asceta, del jnani e del karmi. E il più grande di tutti gli yogi è colui che pensa sempre a Krishna e con grande fede lo adora con un servizio d'amore.
Conoscendo l'istruzione di Krishna alla fine del sesto capitolo, si dovrebbe iniziare la pratica dello yoga dal punto in cui si concentra la mente su Krishna.

Così il capitolo sette inizia con Krishna che spiega la conoscenza di Sé e delle Sue opulenti energie. Quindi Arjuna può adorare pienamente Krishna, com'è descritto alla fine del sesto capitolo, e pensare a Lui con devozione mentre cambatte. Krishna inizia descrivendo come Egli sia la Verità Suprema, e che tutto nell'esistenza è una combinazione delle Sue energie, materiale e spirituale. Egli è il principio attivo di ogni cosa e pervade tutto attraverso le Sue diverse energie. Poiché le attività del mondo sono condotte dalle tre innuenze della natura che emanano da Lui, (sebbene Krishna sia indipendente e superiore ad esse) solo coloro che si arrendono a Krishna possono oltrepassare queste influenze per conoscerLo.

Quattro tipi di anime empie non si abbandonano mai a Krishna, mentre quattro tipi di anime pie si arrendono. Inoltre Krishna si cela agli impersonalisti, che sono meno intelligenti, e a coloro che si arrendono agli esseri celesti. Ma coloro che sono davvero virtuosi, i non illusi, servono Krishna con determinazione e praticano il loro servizio devozionale sulla piattaforma del Brahman, che è la meta degli impersonalisti. Quelle anime che conoscono Krishna come Colui che governa la manifestazione materiale, gli esseri celesti e tutti i sacrifici, possono conoscerlo e comprenderLo anche all'istante della morte.

L'ottavo capitolo inizia con Arjuna che chiede a Krishna del Brahman, del karma, degli esseri celesti, del mondo materiale, e di come conoscerLo al momento della morte. Krishna comincia a rispondere brevemente alle prime cinque domande di Arjuna e poi inizia a rispondere dettagliatamente su come conoscerLo al momento della morte:

"Chiunque, alla fine della vita, lasci il corpo ricordandosi di  Me soltanto, raggiunge subito la Mia natura. Non vi è alcun dubbio."

Poi Krishna spiega come si può costantemente meditare su di Lui come alla Persona trascendentale che conosce tutto, il più antico, Colui che controlla e mantiene tutto, il più piccolo del più piccolo. Krishna spiega come, praticando lo yoga e ricordandosi di Lui, si raggiungerà il mondo eterno e spirituale senza mai più tornare in questo mondo materiale colmo di sofferenza. Quindi, dopo aver descritto i differenti metodi dello yoga con cui si può lasciare questo mondo Krishna consiglia ad Arjuna di non preoccuparsi degli altri sentieri - che siano lo studio dei Veda, lo yoga, l'austerita, la carità, il jnana, o il karma-yoga - poiché i risultati di questi saranno tutti raggiunti con il compimento del servizio  devozionale. Ed alla fine, tale yogi con la devozione raggiunge la dimora suprema ed eterna.

Krishna, dopo aver risposto alle domande di Arjuna nell'ottavo capitolo, continua, nel nono capitolo, a parlare della conoscenza di Sé che aveva iniziato a spiegare nel settimo capitolo. Quindi Krishna introduce il nono capitolo affermando che la conoscenza che rivelerà ora è la più confidenziale, poiché riguarda la Sua posizione reale, che soltanto coloro che non sono invidiosi e hanno fede, possono comprendere.  Krishna continua spiegando che sebbene Egli sia indipendente e al di là di tutto, Egli pervade, crea ed annienta l'intero cosmo attraverso la Sua energia materiale. Quei mahatma che conoscono Krishna, come Dio, la Persona Suprema prendono rifugio in Lui e lo servono come l'unico goditore e il supremo oggetto di adorazione.

Poi Krishna spiega la posizione fortunata di questi devoti: se una persona adora Krishna, Krishna si prende cura di lui, compensa le sue mancanze e preserva ciò che possiede. Tutto ciò che Krishna chiede in cambio è l'offerta di una foglia, un fiore, e dell'acqua - se sono offerti con devozione. Così il devoto può raggiungere Krishna. Anche se il devoto commette involontariamente delle azioni abominevoli, verrà rettificato, poiché Krishna promette che il Suo devoto non perirà mai.

Nei capitoli 7 e 9, Krishna ha spiegato le Sue energie e nel cap. 10 Krishna ha descritto le Sue opulenze in modo più specifico rivelando così Sé stesso, come Dio, la Persona Suprema, la sorgente di tutto ciò che esiste. Krishna inoltre spiega come i Suoi puri devoti sanno che Egli è il non nato, il Signore Supremo, l'origine di tutti i saggi, la fonte del mondo materiale e del mondo spirituale, e la sorgente di tutte le qualità e le attitudini. Così i puri e saggi devoti adorano Krishna, conversando su di Lui e dimorando in Lui coi loro pensieri, così liberi dall'illusione e dal peccato, si impegnano al Suo servizio. Grazie alla Sua compassione, Krishna, che vive nei loro cuori, distrugge ogni traccia di ignoranza.

Dopo aver ascoltato le opulenze di Krishna, Arjuna citando le autorità, conferma che Krishna è il Signore Supremo e spiega che solo Lui può conoscerSi veramente. Quindi Krishna parla delle Sue manifestazioni divine in questo mondo come l'Anima Suprema, l'oceano, l'Himalaya - che sono solo un'indicazione delle Sue illimitate potenze, poiché un singolo frammento dell'energia di Krishna pervade e sostiene l'universo intero! Sebbene Arjuna sappia che la forma a due braccia di Krishna che egli vede davanti a sé è Suprema, chiede comunque a Krishna di rivelargli la Sua forma universale onnipervadente che sostiene l'universo. Quindi nell'undicesimo capitolo, Krishna prova di essere il Signore Supremo e stabilisce il criterio per cui chiunque si proclami Dio deve mostrare la forma universale. Poi Krishna rivela ad Arjuna la Sua meravigliosa, effulgente e illimitata forma, e Arjuna vede tutti i soldati di entrambi gli eserciti penetrare in essa.

Krishna descrive la Sua forma come il tempo, il distruttore di tutti i mondi, e chiede che Arjuna conoscendo in anticipo la morte inevitabile di tutti i guerrieri, diventi il Suo strumento. In risposta alle timorose preghiere di Arjuna, Krishna gli mostra la Sua forma a quattro braccia per poi ritornare alla Sua forma originale a due braccia. Poi Krishna afferma che questa forma a due braccia può essere vista soltanto dai puri devoti, e che questi puri devoti, agendo per Krishna, liberi dal desiderio delle attività interessate, e che fanno di Krishna il fine supremo della loro vita, tornano certamente a Lui.

Nel capitolo dodici, Arjuna dopo aver visto la terrificante forma universale di Krishna, desidera chiarire la propria posizione di devoto, il più elevato adoratore del Supremo. Così egli chiede qual è il metodo superiore, adorare Krishna con il servizio devozionale o tramite l'adorazione impersonale? Krishna risponde immediatamente dicendo che colui che si impegna nel Suo servizio personale è il più elevato. Dovremmo dunque impegnarci al servizio di Krishna e fissare la mente soltanto su di Lui, e se non possiamo fare questo, dovremmo seguire le norme e le regole del bhahti-yoga, che purificano una persona rendendola in grado di compiere il servizio devozionale, poi Krishna descrive gli altri metodi che alla fine condurranno al Suo puro servizio devozionale.

Quindi Krishna descrive le qualità che Gli rendono caro un devoto, che sono tra le altre: l'equanimità nella gioia e nel dolore, l'indipendenza dal normale corso degli eventi, la soddisfazione, e il seguire con fede il sentiero del servizio devozionale. Esse sono anche parte del processo dell'adorazione di Krishna con il servizio devozionale.

Arjuna apre il tredicesimo capitolo chiedendo a proposito del campo d'azione e del conoscitore del campo. Krishna risponde che il corpo dell'anima condizionata e le interazioni del corpo all'interno del mondo materiale sono il suo campo limitato d'azione. Comprendendo la differenza tra il corpo, l'anima, e l'Anima Suprema e seguendo il processo della conoscenza, l'anima può trascendere ciò che di buono e di cattivo incontra, realizzando la sua eterna subordinazione a Krishna, e raggiungere così la destinazione suprema. Il tredicesimo capitolo spiega chiaramente che con l'umile sviluppo della conoscenza ci si può liberare dall'incatenamento materiale. E' anche spiegato che l'incatenamento dell'essere vivente al mondo materiale è dovuto alla sua associazione con le influenze della natura materiale. (13.20-22)

Ora, nel capitolo quattordici, la Persona Suprema, nel dettaglio, spiega le tre influenze: virtù, passione e ignoranza - quelle forze che legano e controllano tutte le anime condizionate in questo mondo. Tuttavia, un'anima può trascendere queste influenze grazie al servizio devozionale (tutti gli altri processi sono contaminati dalle influenze della natura materiale). Così le limitazioni imposte dal suo campo d'azione possono essere superate e l'anima può elevarsi alla piattaforma del Brahman, la posizione costituzionale di purezza e felicità - una piattaforma di cui Krishna è la base. Poiché ci si deve distaccare dalle influenze e dai loro risultati per attaccarsi al servizio del Signore.

Krishna nel quindicesimo capitolo, descrive il processo con cui ci si libera dalla presa della materia. Egli inizia paragonando il mondo materiale ad un gigantesco albero baniano capovolto, chiedendo ad Arjuna di distaccarsi da esso con l'abbandono. Così, l'anima può terminare la sua trasmigrazione e ritornare da Lui nel mondo spintuale. Mentre gli stolti non riescono a comprendere che l'anima trasmigra, lasciando un corpo per ottenerne uno nuovo basato sui desideri della propria mente, i trascendentalisti possono vederlo con chiarezza.

Uno sciocco può imparare a vedere correttamente comprendendo che è Krishna, lo splendore del sole, della luna e del fuoco, Colui che mantiene i pianeti nella loro orbita e che rende gustosi i vegetali. Essi possono vedere Krishna come il fuoco della digestione, come il Paramatma nel cuore di tutti, come Colui da cui viene il ricordo, la conoscenza e l'oblio, come il fine dei Veda ed il compilatore del Vedanta. Quindi Krishna rivela che conoscerLo come Dio, la Persona Suprema e impegnarsi nel Suo servizio è lo scopo finale del Vedanta e la parte più confidenżiale dei Veda. Nel capitolo quindici, le attività elevate e di buon augurio sono state descritte come parte dell'albero baniano.

Nel sedicesimo capitolo, dopo aver menzionato ventisei qualità divine, Krishna descrive la natura demoniaca che degrada l'anima per mezzo della ricerca vanitosa, arrogante ed ignorante del potere e della gratificazione dei sensi. Krishna descrive la mentalità demoniaca nel modo seguente: "Il mondo è irreale ed è prodotto soltanto dal desiderio sessuale. Prendendo rifugio nella lussuria, credono che la gratificazione dei sensi sia il fine della vita e progettano mezzi illeciti per aumentare la loro ricchezza. Mentre complottano di uccidere i loro nemici, si credono potenti e felici e, circondati dai parenti, compiono sacrifici e austerità soltanto allo scopo di incrementare ulteriormente la propria felicità.

Perplessi dalle ansietà illusorie, confusi dall'autocompiacimento, dalla prepotenza e dalla ricchezza, ed invidiando l'Anima Suprema che si trova nel loro stesso corpo e nel corpo altrui, i demoni bestemmiano contro la vera religione." Questi malvagi, i più degradati tra gli uomini, vengono gettati perpetuamente nelle specie demoniache da Krishna, per affondare gradualmente nelle forme di esistenza più abominevoli. Krishna termina il capitolo spiegando che lussuria, collera e avidità costituiscono l'inizio della vita demoniaca, quindi ogni uomo sano di mente dovrebbe allontanarsene e comprendere il proprio dovere seguendo con fede le Scritture. Krishna ha concluso il sedicesimo capitolo dichiarando che la differenza finale tra il divino e il demoniaco è che il divino segue le Scritture mentre il demone no.

All'inizio del diciassettesimo capitolo Arjuna pone altre domande a proposito di coloro che non seguono le Scritture, ma adorano qualcuno o qualcosa seguendo la propria immaginazione. Krishna risponde descrivendo come, la combinazione delle tre influenze della natura materiale imporrà ad ogni persona, la fede, l'adorazione, i sacrifici, la carità, l'austerità e il modo di mangiare. Il capitolo termina con Krishna che spiega le sillabe "om tat sat" e come queste sillabe indicano che ogni sacrificio, austerità, o carità dettata dalle influenze della materia e compiute senza servizio devozionale siano inutili in questa vita e anche nella prossima. Quindi, si dovrebbe accettare direttamente il servizio in coscienza di Krishna.

La Bhagavad-gita intera si conclude in diciassette capitoli, e nel diciottesimo, Krishna esamina la conoscenza già presentata. In questo capitolo Krishna conclude, come ha fatto nel corso di tutta la Bhagavad-gita, che si deve praticare il servizio devozionale, la coscienza di Krishna. Poiché il desiderio fondamentale di Arjuna di rinunciare al suo dovere di combattere era causato dal timore delle reazioni peccaminose, Krishna descrive la vera rinuncia e come trascendere le reazioni del peccato per mezzo di:

1. rinunciare ai frutti delle azioni.
2. conformarsi all'ordine dell'Anima Suprema, e
3. adorare il Signore con i frutti del proprio lavoro agendo come brahmana, ksatriya, vaisya o sudra, secondo le influenze della natura che governano una persona. (Ognuna di queste tre cose induce Arjuna a combattere.)

Così, una persona può raggiungere la posizione in cui si realizza il brahma-bhuta e da questa posizione, distaccato da tutto ciò che è materiale, può praticare il puro servizio devozionale. Krishna può essere conosciuto soltanto con l'abbandono a Lui nel servizio devozionale e grazie a questo procedimento diretto libero da karma o jnana, Arjuna non deve temere alcuna reazione peccaminosa. Sotto la protezione di Krishna, un devoto tanto puro raggiungerà Krishnaloka. Krishna istruisce Arjuna dicendo che egli dovrebbe arrendersi al Signore Supremo che si trova all'interno del cuore ed ottenere così la pace nella Sua dimora eterna e originale.

Quindi Krishna spiega la conoscenza più confidenziale: "Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, agisci per Me, adoraMi, e offriMi i tuoi omaggi. Abbandonati a Me soltanto. Non temere le reazioni del peccato." Dopo aver ascoltato le istruzioni di Sri Krishna, Arjuna è fisso e pronto a combattere. Sanjaya dopo aver narrato questa conversazione a Dhritarastra, pensa in estasi alla meravigliosa forma a due braccia di Krishna e predice la vittoria di Arjuna, l'arciere supremo, poiché egli si è sottomesso a Krishna, il maestro di tutti i mistici.

Studio sulla Bhagavad-gita


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Capitolo 01

1° Capitolo Sul campo di battaglia di Kuruksetra a. I preparativi per la guerra (1.1-27) 1. Sańjaya informa...

Capitolo 02

2° Capitolo Il contenuto della Bhagavad-gita a. Arjuna si sottomette a Krishna, e Krishna si accinge ad...

Capitolo 03

3° Capitolo Il karma-yoga a. La confusione: Rinunciare o agire (3.1-2) Arjuna chiede a Krishna come mai Lui...

Capitolo 04

4° Capitolo La conoscenza trascendentale a. La conoscenza trascendentale che riguarda Krishna (4.1-10) 1. Questa Bhagavad-gita precedentemente fu...

Capitolo 05

b. Agire con distacco (5.7-12) 1. Un'anima pura non rimane legata perché, sebbene agisca, essa fissa...

Capitolo 06

6° Capitolo Il dhyana-yoga a. Avanzare nello yoga tramite il distacco (6.1-4) 1. Il sannyasa e lo yoga...

Capitolo 07

7° Capitolo La conocenza dell'Assoluto   a. Conoscere Krishna  completamente tramite l'ascolto (7.1-3) Krishna chiede ad Arjuna di ascoltare...

Capitolo 08

8° Capitolo Raggiungere il Supremo a. Krishna risponde alle domande di Arjuna (8.1-4) Arjuna pone otto domande a...

Capitolo 09

9° Capitolo La conoscenza più confidenziale   a. Ascoltare di Krishna: qualità da sviluppare e da evitare. (9.1-3) La...

Capitolo 10

10° Capitolo L'opulenza dell'Assoluto   a. La posizione di Krishna come l'origine di ogni cosa (10.1-7) 1. Chiunque conosca...

Capitolo 11

11° Capitolo La forma universale a. La domanda di Arjuna e la descrizione di Krishna della forma...

Capitolo 12

12° Capitolo Il servizio di devozione a. La bhakti supera l'impersonalismo (12.1-7) 1. Colui che fissa la mente...

Capitolo 13

13° Capitolo La natura, il beneficiario e la coscienza a. Le sei domande di Arjuna (13.1) Arjuna chiede...

Capitolo 14

14° Capitolo Le tre influenze della natura materiale a. La liberazione e il condizionamento dell'essere vivente (14.1-4) 1...

Capitolo 15

15° Capitolo Lo yoga della Persona Suprema a. Distaccarsi dal mondo materiale, il riflesso del mondo spirituale...

Capitolo 16

16° Capitolo Natura divina e natura demoniaca a. Qualità trascendentali e qualità demoniache (16.1-6) 1. Vengono menzionate 26...

Capitolo 17

17° Capitolo Le divisioni della fede a. Le influenze determinano le proprie attività: fede e adorazione secondo...

Capitolo 18

18° Capitolo La perfetta rinuncia a. Agire con distacco è la vera rinuncia e agendo in questo...