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Un sommario della Bhagavad-gita (parte I)

La luce della Gita

di Kalakantha Dasa

Bhagavad-gita significa "il canto (gita) di Dio (bhagavan)." Lettori di tutto il mondo considerano la Bhagavad-gita come il libro più importante della letteratura vedica la grande raccolta di testi sanscriti che includono i Veda o ad essi si riferiscono. La Bhagavad-gita non è altro che un breve capitolo del Mahabharata, un libro così lungo che Guiness lo definisce il più lungo del mondo. Eppure con i suoi soli settecento versi, la Bhagavad-gita raccoglie la saggezza di tutti i Veda. Per capire la situazione della Bhagavad-gita, considerate questi fatti antecedenti narrati nel Mahabharata. Dhritarastra e Pandu erano fratelli, principi eredi al trono. Dhritarastra era nato cieco, per cui il regno fu affidato al più giovane Pandu, che generò cinque figli (conosciuti come i Pandava), fra i quali l'invincibile guerriero Arjuna. Dhritarastra aveva cento figli, a capo dei quali c'era l'ambizioso e malvagio Duryodhana. Pandu morì e Dhritarastra accettò il trono come reggente per i giovani Pandava. L'affetto di Dhritarastra per i suoi figli però gli offuscò il senno inducendolo ad acconsentire ai malvagi tentativi di Duryodhana di uccidere o vincere i Pandava. Questi tentativi fallirono, ma alla fine portarono ad una grande guerra che praticamente coinvolse tutti i maggiori regni della terra. La battaglia fra i cugini ebbe luogo nella pianura di Kuruksetra, a nord dell'odierna Delhi.

 

CAPITOLO 1: Sul campo di battaglia di Kuruksetra

La Bhagavad-gita prosegue con il racconto che vede Dhritarastra porre domande sulla battaglia al suo segretario Sanjaya. Per un dono speciale del saggio Vyasadeva, Sanjaya poteva vedere dentro di sé tutti i dettagli della battaglia. La sua visione comprende la conversazione, durata alcune ore, di Arjuna con Sri Krishna, il cocchiere di Arjuna, proprio prima dell'inizio della guerra. Come ha potuto Sri Krishna, egli stesso un potente re, assumersi gli umili compiti di un cocchiere? Prima della battaglia, quando le due parti contendenti cercavano alleati, Krishna offrì di mandare il Suo grande esercito a combattere per una parte, mentre personalmente avrebbe servito l'altra parte, ma non in un ruolo di combattente. Duryodhana era felice di avere dalla sua parte gli eserciti di Krishna e Arjuna era ugualmente contento di avere con sé sul carro il suo caro amico Krishna. Sanjaya inizia la narrazione della scena del campo di battaglia mostrando la caratteristica diplomazia e l'orgoglio di Duryodhana. Dopo aver formalmente lodato i propri avversari, Duryodhana proclama ad alta voce la superiorità delle sue forze, i Kuru. Bhisma degno del più grande rispetto - prozio dei Kuru e dei Pandava - guida l'esercito di Duryodhana, ma quando le due parti provocano un fragore minaccioso di tamburi e di lancinanti suoni di conchiglie, è la parte di Duryodhana a sentirsi intimidita. Arjuna è pieno di fiducia con l'emblema dell'eroica scimmia guerriera Hanuman sulla bandiera del suo carro. Egli chiede a Krishna di portarlo fra i due eserciti per poter osservare la parte avversa. Quando Arjuna si rende pienamente conto che la battaglia provocherà la morte di così tanti cari parenti, improvvisamente perde la sua determinazione di combattere. In preda all'emozione, presenta a Krishna molte buone ragioni per giustificare la sua decisione di andarsene dal campo di battaglia.

CAPITOLO 2: Il contenuto della Bhagavad-gita

Krishna respinge subito la decisione di Arjuna di astenersi dal combattere. Arjuna ammette di essere confuso e chiede istruzioni. Nei versi seguenti di questo capitolo, alcuni fra i più famosi della Bhagavad-gita, Sri Krishna presenta ad Arjuna tre ragioni per cambiare idea:

1. L'anima eterna, distinta dal corpo temporaneo, si rincarna in molte vite. (versi 11-30)

2. Come guerriero, Arjuna ha il dovere di combattere. (31-38)

3. I motivi di Arjuna per non combattere, sebbene abbiano una certa base nelle scritture vediche, tralasciano il più alto scopo dei Veda, specificatamente quello di trascendere le circostanze materiali attraverso lo yoga. (39-53)

Dopo la richiesta di Arjuna di chiarimenti sul verso 54, Sri Krishna conclude il capitolo con un'ulteriore spiegazione sullo yoga e la trascendenza. Il concetto di yoga, introdotto in questo capitolo, riappare in tutto il resto della Bhagavad-gita. Yoga è molto di più degli esercizi di hatha-yoga conosciuti in occidente. Yoga, la radice della parola yoke, significa "unirsi" a Dio. In questo capitolo Sri Krishna presenta le basi dello yoga: controllo della mente, controllo dei sensi e ricerca di una felicità più elevata di quella che si può ottenere attraverso la mente e i sensi. Nei capitoli successivi Krishna indica dettagliatamente vari tipi di yoga. In questo capitolo (verso 45) ci vengono presentate le tre influenze della natura materiale. Queste distinzioni qualitative della materia - virtù, passione e ignoranza - costituiscono uno degli insegnamenti più cari di Sri Krishna. Come un pittore mescola il blu, il rosso e il giallo per creare una gamma infinita di colori, così la natura combina virtù, passione e ignoranza per influenzare e creare qualità differenti in ogni persona e in ogni cosa. I capitoli successivi descrivono gli effetti di queste influenze sui vari aspetti della vita compresi il cibo, il lavoro, la cultura e l'adorazione. Attraverso lo yoga una persona si libera dall'influsso di queste influenze. Nei capitoli uno e due troviamo riferimenti al "cielo", che non significa il regno spirituale di Dio ma i pianeti più elevati, abitati da potenti deva o semidei. Poiché i deva godono di una vita lunga e di intensi piaceri, i Veda offrono agli umani che ne sono interessati vari mezzi per raggiungere i loro pianeti celesti. Qui nel Capitolo due, per la prima volta di molte altre nella Bhagavad-gita, Krishna rifiuta una tale adorazione interessata e politeistica come inferiore e materiale.

CAPITOLO 3: Il karma-yoga

Karma si riferisce alla moralità dell'azione ed alla conseguente reazione. Secondo la legge del karma, qualsiasi azione si compia porta una reazione. Il buon karma, per esempio, si manifesta sotto forma di ricchezza, potere e prestigio, mentre il karma negativo può manifestarsi sotto forma di debiti, malattie e vulnerabilità. Poiché l'anima è eterna, come viene spiegato nel secondo capitolo, le reazioni karmiche passano da una vita alla successiva. Il karma intrappola l'anima nelle attività materiali e nell'ignoranza della sua vera identità. All'inizio di questo capitolo Arjuna chiede come sarebbe possibile combattere i propri scopi egoistici ma ancora in unione con Dio e senza dover subire le reazioni karmiche. Krishna invita Arjuna a combattere, ma senza attaccamento. Se Arjuna si limita a starsene seduto rinunciando alla battaglia sarà ancora soggetto al suo karma, ma se invece compie il proprio dovere non per il suo interesse ma per far piacere a Dio allora egli starà praticando il karma-yoga. L'azione compiuta secondo le regole del karma-yoga è libera da ogni reazione peccaminosa anche se questa azione significa combattere nella guerra imminente. Per spiegare ulteriormente il karma-yoga Krishna fa rilevare che Dio ha creato sia gli uomini che i deva. L'uomo si mette in relazione con i deva attraverso i doveri e i sacrifici. Sebbene libero da qualsiasi dovere, Sri Krishna stesso compie i doveri prescritti per dare il buon esempio. Per incoraggiare Arjuna a compiere il proprio dovere, Krishna cita l'esempio dell'antico re Janaka, simbolo del dovere e del sacrificio. Sri Krishna avverte che la trascuratezza del proprio dovere porta al caos. Coloro che conoscono l'anima e il karma generalmente s'impegnano ad istruire gli altri. Krishna invita le persone illuminate ad insegnare quando è possibile, evitando però di disturbare quelli che non mostrano alcun interesse. Nello stesso tempo Krishna pone l'accento sul fatto che il dovere di ognuno è unico. Qualunque sia il proprio dovere, deve essere eseguito senza attaccamento. Alla fine del capitolo, Arjuna chiede che cos'è che spinge l'uomo a commettere azioni peccaminose, che producono karma, anche contro la propria volontà. Sri Krishna risponde esponendo dettagliatamente i principi dello yoga relativo al controllo dei sensi, già introdotto nel Capitolo due. In questo capitolo, come in altre parti della Bhagavad-gita, Sri Krishna si riferisce a Dio in terza persona. Questo non contrasta in alcun modo con le numerose affermazioni conclusive sulla sua divinità. Per esempio, se il primo ministro discute i poteri del primo ministro, egli parla di se stesso ma indirettamente. Allo stesso modo Sri Krishna espone ad Arjuna i fondamenti della teologia e, quando Arjuna sarà pronto per la piena comprensione della verità, capirà che il Supremo è Sri Krishna, come vedremo nei capitoli seguenti.

CAPITOLO 4: La conoscenza trascendentale

Dopo aver sollecitato Arjuna a vincere la lussuria, nemica della conoscenza, Sri Krishna ora rivela come acquisire la conoscenza spirituale, che deve essere ricevuta attraverso la successione disciplica, una catena di guru e discepoli. Sri Krishna inaugurò la successione disciplica all'inizio dell'universo. Sebbene il tempo abbia interrotto la catena, Sri Krishna è impegnato a farla rivivere con istruzioni nuove, ma immutate nel contenuto. Qui per la prima volta nella Bhagavad-gita, Sri Krishna distingue chiaramente Sé stesso dalle anime ordinarie dicendo che, mentre Egli ricorda le passate apparizioni, Arjuna le ha dimenticate. A differenza delle anime ordinarie, il karma non impone nascite e morti a Sri Krishna ed Egli appare per propria scelta. Sri Krishna poi, dice che i materialisti non si curano di Lui e adorano semidei, che Egli reciproca con ognuno a seconda del suo abbandono e che, per favorire tutti i tipi di persone, crea le quattro divisioni sociali. Le nostre qualità e le nostre azioni rilevano a quale categoria appartiene ognuno di noi. Sri Krishna dice che, conoscere queste verità su di Lui, porterà Arjuna alla conoscenza spirituale, come è accaduto ai santi del passato. Sri Krishna distingue poi le azioni fatte per la gratificazione dei sensi, che producono karma e quelle trascendentali che non lo producono. I trascendentalisti agiscono per far piacere a Dio, non per la gratificazione dei sensi, e Dio accetta l'offerta delle loro azioni. Il trascendentalista gode così di una vita completamente spiritualizzata sulla terra e poi ritorna nel regno di Dio. Dal verso 25 fino al 33 Sri Krishna descrive i modi in cui i vari yogi avvicinano la Verità Assoluta. Nel verso 34 consiglia Arjuna di trovare un guru esperto che conosca questi percorsi e di cui sia giunto lui stesso alla conclusione. Alla fine del capitolo, Sri Krishna descrive la bellezza e il potere della coscienza trascendentale ed esorta Arjuna a combattere e vincere l'ignoranza.

CAPITOLO 5: L'azione nella coscienza di Krishna

Le affermazioni di Krishna hanno confuso nuovamente Arjuna. Alla fine del capitolo 4 Sri Krishna difende la conoscenza e la rinuncia e poi di nuovo spinge Arjuna a combattere. Arjuna chiede una chiara indicazione: dovrebbe rinunciare a tutto o combattere in nome di Dio? Krishna risponde che entrambi i metodi sono accettabili, ma agire per Lui è meglio e spiega il karma-yoga ancora più dettagliatamente. Mettendo a confronto le azioni egoistiche di un materialista con quelle di un devoto, Sri Krishna dimostra come l'offerta delle proprie azioni a Dio conduca al controllo dei sensi e alla liberazione del karma. Agire in coscienza di Krishna porta alla conoscenza ed alla felicità nella "città delle nove porte" - il corpo fisico con le sue nove aperture. Situato nella realizzazione, il padrone della città vede all'opera i modi della natura in se stesso e negli altri intorno a lui. Un'anima illuminata, indifferente alle singole posizioni, vede tutti in modo equanime. Una simile persona, sottomettendo i sensi, evita ogni tipo di problema realizzando così una felicità più intensa che gli proviene dall'interno. Questa realizzazione, perfezione del misticismo, porta alla compassione per gli altri ancora soggiogati dai sensi. Riassumendo, Sri Krishna dichiara di essere Lui il proprietario supremo, il beneficiario supremo di tutte le attività e anche il supremo amico di ogni essere vivente. Egli promette la pace a tutti quelli che Lo conoscono in questo modo.


CAPITOLO 6: Il dhyana-yoga

In tutta la Bhagavad-gita Sri Krishna, in risposta alle perplessità di Arjuna, presenta una molteplicità di scelte. In questo capitolo Sri Krishna approfondisce il processo della meditazione e dello yoga mistico che aveva introdotto brevemente alla fine del Capitolo 5. Lo yogi realizzato gode di un profondo equilibrio della mente e di un totale distacco da qualsiasi circostanza esterna. Per raggiungere questo fine, lo yogi mistico deve vivere nella foresta, praticare il celibato, ridurre il cibo e il sonno al minimo indispensabile e meditare costantemente. Mentre medita, lo yogi deve ricondurre ripetutamente la mente incostante all'oggetto della meditazione. Dopo aver ascoltato queste parole, Arjuna obietta che la mente è troppo difficile da controllare e, anche dopo che Sri Krishna l'ha rassicurato, continua a dubitare della sua capacità di riuscirci. Krishna allora spiega che uno yogi ne trae beneficio semplicemente provando. Sri Krishna conclude la sua esposizione di questo difficile sistema yoga dichiarando che chi Lo adora con fede è, in realtà, il migliore di tutti gli yogi.

CAPITOLO 7: La conoscenza dell'Assoluto

Dopo aver identificato il migliore tra gli yogi in colui che Lo serve e Lo pensa, Sri Krishna spiega ora come ottenere questo ricordo costante. Durante questa spiegazione, Sri Krishna contrappone la materia allo spirito, il male alla pietà e la pazzia alla saggezza. La materia, energia inferiore di Krishna, consiste di otto elementi base: terra, acqua, aria, fuoco, etere, mente, intelligenza e falso ego. L'etere si riferisce allo spazio. Il falso ego è più dell'orgoglio; è la identificazione dell'anima spirituale col corpo materiale. La materia influisce sull'anima condizionata con i tre modi della sua natura (virtù, passione e ignoranza). Lo spirito, l'energia superiore di Krishna, comprende gli esseri viventi che lottano duramente contro gli elementi ed i modi della natura materiale. Dopo essersi presentato come l'origine sia della materia che dello spirito, Sri Krishna descrive con delle metafore come Lo si può vedere nella materia e poi spiega come uno può percepirlo direttamente con la volontaria sottomissione d'amore. Krishna elenca poi quattro tipi di persone pie che si arrendono a Lui e quattro tipi di persone malvagie che non lo fanno. Tra quelli che si sottomettono Egli esprime uno speciale apprezzamento per coloro che lo fanno per saggezza. Le persone intelligenti, potenziate dalle azioni pie compiute nel passato prendono rifugio in Krishna trascendendo nascita e morte. D'altra parte Krishna dice che gli sciocchi adorano i deva per ottenere vantaggi materiali - usanza diffusa fra coloro che formalmente seguono i Veda. Gli sciocchi inoltre ritengono che Krishna provenga dal Brahman, un'energia impersonale e senza forma. Tali persone non conosceranno mai Krishna perché per loro Egli rimane coperto.

CAPITOLO 8: Raggiungere l'Assoluto

Il capitolo inizia con alcune domande e risposte che comprendono la maggior parte dei temi fondamentali della Bhagavad-gita.

1) Che cos'è il Brahman? Krishna definisce il Brahman come l'anima immortale. Nella filosofia vaisnava della devozione a Krishna, l'anima individuale è puro spirito, una in qualità con Krishna. Quantitativamente, comunque, l'anima individuale è immensamente inferiore a Krishna. Una goccia dell'oceano ha le stesse qualità dell'acqua dell'intero oceano, ma una goccia non può sostenere un'imbarcazione. Allo stesso modo l'anima individuale è contemporaneamente una e diversa da Krishna, il Parabrahman o Brahman Supremo.

2) Che cos'è il mondo materiale? Krishna definisce la creazione materiale come la natura fisica sempre mutevole. Per contrasto la natura spirituale o Brahman non è mai soggetta al cambiamento.

3) Che cos'è il sé? Krishna definisce il sé come l'eterna natura dell'anima. Per natura l'anima serve; o serve la creazione materiale e rimane intrappolata o serve la creazione spirituale e va là. L'entità che esegue questa libera scelta è il sé.

4) Che cos'è il karma? Karma è l'interazione dell'anima immutabile con la creazione materiale che cambia continuamente. L'anima crea questa interazione scegliendo di servire la materia e da ciò si originano vari corpi materiali che incapsulano l'anima spirituale.

5) Chi sono i deva? I deva, esseri viventi molto elevati, aiutano nella conduzione della creazione materiale. Sotto la direzione di Sri Krishna, controllano il tempo, i pianeti ed ogni altra cosa incluso il meccanismo del karma. Sono parti costituenti della grande forma universale di Sri Krishna, come Egli rivela ad Arjuna nel Capitolo undicesimo. Sri Krishna descrive la vita di Brahma, il deva più importante e il primo essere vivente dell'universo. All'alba della lunga giornata di Brahma, la moltitudine delle anime individuali entrano nei corpi materiali adatti al loro karma. Nella sua notte, le anime ritornano alla loro condizione non manifestata. Veramente anche Brahma muore. Sri Krishna poi dice che la sua dimora si trova al di sopra di questi dolorosi cicli di nascite e morti, di creazione e distruzione.

6) Chi è il Signore del sacrificio? Il Signore o il beneficiario del sacrificio è Sri Krishna, che dimora nel cuore di ogni essere incarnato come Anima Suprema.

7) Come può un devoto pensare a Sri Krishna al momento della morte? In relazione a tutte le domande che pone Arjuna, Krishna parla molte volte di questo argomento, la destinazione dell'anima. Krishna dice che è lo stato della mente che uno ha al momento della morte a determinare quale tipo di corpo otterrà nella vita successiva. Krishna poi dice ad Arjuna come pensare a Lui così da tornare a Lui al momento della morte. Krishna prosegue illustrando i metodi applicativi dello yoga, che aiuta ad ottenere una migliore destinazione dell'anima. Krishna però assicura ad Arjuna che un devoto che pensa a Lui non deve preoccuparsi dei meccanismi di queste considerazioni. Concludendo, Sri Krishna dichiara che semplicemente essendo un bhakta, o devoto, si possono ottenere i risultati di ogni azione meritevole.

CAPITOLO 9: La conoscenza più confidenziale

Procedendo nella Bhagavad-gita, Sri Krishna rivela in un modo più intimo il Suo pensiero ad Arjuna. In questo capitolo, dopo una formale descrizione della Sua relazione con la creazione materiale, Sri Krishna svela la Sua relazione d'amore con i Suoi devoti. Successivamente affermando la Sua divinità, Krishna specifica che Egli crea e pervade ogni cosa pur rimanendo un individuo distinto e separato. Poiché le anime condizionate sono immerse nell'energia materiale, non possono capire Krishna, anche se Lo vedono. Ne risulta che i loro piani falliscono. Al contrario, conoscendo Krishna, le anime liberate ne sono illuminate. Krishna poi elenca alcuni modi per vederlo, come aveva fatto nel capitolo settimo. Nuovamente Egli tratta l'argomento dell'adorazione male indirizzata. Alla ricerca di una felicità materiale senza limite, alcuni seguaci dei Veda adorano i deva e sebbene, con grande sforzo, riescano ad ottenere una felicità celestiale, essi presto rientreranno nel ciclo ordinario di nascite e morti. Krishna alla fine del capitolo spiega dettagliatamente come una piccola anima individuale possa intrattenere una relazione d'amore con Lui. Essendo una persona, Krishna è reso felice da una semplice affettuosa offerta di acqua, frutti o fiori. Egli dichiara di essere imparziale con tutti ma ammette di reciprocare amichevolmente con il Suo devoto alleggerendolo di tutto il suo karma al momento della morte.

 

Kalakantha Dasa scrive, gestisce un negozietto e dirige la Fondazione Mayapur negli U.S.A. Egli e sua moglie, ambedue discepoli di Srila Prabhupada, vivono con le loro due figlie a Gainsville in Florida. Questo riassunto insieme alla versione poetica in 700 versi della Gita, di Kalakantha Dasa sarà pubblicato l'autunno prossimo dalle edizioni Torchlight, col titolo Bhagavad-gita — Il canto del Signore.

Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 09.11

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