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Bhagavad-gita: Il verso del giorno

  • Bhagavad-gita cosi' com'e' - Il Verso di Oggi e': B.G. - 02.07

Il verso di oggi

VERSO 15.7

mamaivamso jiva-loke
jiva-bhutah sanatanah
manah-sasthanindriyani
prakriti-sthani karsati

 

mama: Mia; eva: certamente; amsah: frammento infinitesimale; jiva-loke: nel mondo della vita condizionata; jiva-bhutah: l'essere vivente condizionato; sanatanah: eterno; manah: con la mente; sasthani: i sei; indriyani: sensi; prakriti: nella natura materiale; sthani: situato; karsati; lotta duramente.

 

TRADUZIONE

Gli esseri viventi, in questo mondo di condizioni, sono i Miei frammenti eterni, ma essendo condizionati lottano duramente con i sei sensi, tra cui la mente.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso definisce chiaramente l'identità dell'essere individuale. L'essere è per l'eternità un frammento infinitesimale del Signore Supremo. Non cadiamo nell'errore di credere che allo stato liberato perderà l'individualità per diventare una sola persona col Signore. Per l'eternità l'essere rimane un frammento del Signore, come conferma chiaramente qui il termine sanatanah. Secondo le Scritture vediche, il Signore Supremo Si manifesta e Si moltiplica in innumerevoli emanazioni, di cui le più immediate si chiamano visnu-tattva e le secondarie jiva-tattva. In altre parole, le manifestazioni visnu-tattva, o emanazioni immediate, sono emanazioni personali del Signore; mentre le manifestazioni jiva-tattva, o secondiarie (gli esseri individuali), sono emanazioni personali di Dio, la Persona Suprema, le Sue identità individuali, esistono eternamente; come loro, anche le emanazioni distinte, gli esseri viventi (jiva-tattva), hanno un'individualità eterna.

Essendo parti integranti del Signore, gli esseri individuali possiedono, in quantità infinitesimale, i Suoi attributi, tra i quali l'indipendenza. Ogni essere è un'anima distinta, provvista d'individualità e di una minima parte d'indipendenza. Se l'essere fa cattivo uso di questa indipendenza cade allo stato condizionato, se ne fa buon uso rimane per sempre allo stato liberato. Ma in entrambi i casi mantiene la sua eternità qualitativa, come il Signore, che è eterno. Allo stato liberato, l'essere è al di là delle condizioni materiali ed è pienamente impegnato nel trascendentale servizio del Signore; allo stato condizionato, invece, è dominato dalle tre influenze della natura materiale e dimentica il servizio di devozione al Signore. Deve allora lottare duramente, anche solo per mantenere la propria vita nel mondo materiale.

Gli esseri viventi, e non solo gli uomini, i cani, i gatti e gli altri animali, ma anche i più grandi capi dell'universo, come Brahma, Siva, e perfino Visnu, sono tutti parti integranti del Signore Supremo. Sono tutti eterni, non sono manifestazioni temporanee. Il termine karsati ("lottare duramente") usato in questo verso è molto significativo. L'anima condizionata è legata alla materia dai vincoli del falso ego, che sono simili a catene d'acciaio. E tra gli agenti che trascinano l'anima nell'esistenza materiale, la mente è il più importante. Quando la mente è guidata dalla virtù gli atti si rivelano giusti; quando invece la mente è dominata dalla passione, gli atti diventano fonte d'angoscia; e quando la mente è avvolta dall'ignoranza, l'anima deve vagare nelle specie inferiori di vita. È chiaro, tuttavia, in questo verso, che l'anima condizionata è coperta dal corpo materiale, che include i sensi e la mente; dopo la liberazione questo involucro materiale perisce, e il corpo spirituale dell'essere si manifesta col suo vero carattere.

A questo proposito, nel Madhyandinayana-sruti è detto: sa va esa brahma-nistha idam sariram martyamatisrijya brahmabhisampadya brahmana pasyati brahmanaivedam sarvam anubhavati. Questo verso spiega che quando l'anima lascia il corpo materiale per entrare nel mondo spirituale, ravviva il suo corpo spirituale col quale può vedere a tu per tu Dio, la Persona Suprema, può ascoltarLo, parlarGli direttamente e conoscerLo così com'è. La smriti informa inoltre che tutti gli esseri, sui pianeti spirituali, sono dotati di corpi che hanno un aspetto simile a quello del Signore Supremo (vasanti yatra purusah sarve vaikunha-murtayah). Perciò che riguarda la natura dei corpi spirituali, non c'è nessuna differenza tra le emanazioni jiva-tattva, cioè gli esseri individuali, e le emanazioni visnu-murti. In altre parole, una volta liberato, l'essere individuale ottiene per la grazia di Dio, la Persona Suprema, un corpo spirituale.

Il termine mamaivamsah ("frammenti infinitesimali del Signore Supremo") è anch'esso molto significativo. Naturalmente un frammento del Signore non è come un frammento di un oggetto materiale che si è rotti in tanti pezzi. Il secondo capitolo ci ha spiegato che ciò che è spirituale non può mai essere diviso o rotto in pezzi. I frammenti di cui parla questo verso non sono intesi in modo materiale; essi non derivano, come i frammenti di un oggetto materiale, dalla divisione di un oggetto, che si potrebbe poi ricomporre. L'uso qui del termine sanscrito sanatana ("eterno") ci toglie ogni dubbio: i frammenti del Signor sono eterni. L'inizio del secondo capitolo affermava inoltre che un frammento infinitesimale del Signore Supremo risiede in ogni corpo (dehino 'smin yatha dehe). Quando questo frammento è libero dalla schiavitù del corpo materiale, ravviva il suo corpo spirituale, nel mondo spirituale, su un pianeta spirituale, e può godere della compagnia del Signore. Essendo parte infinitesimale del Signore Supremo, l'essere individuale è qualitativamente uguale a Lui, come pepite estratte da una miniera d'oro sono anch'esse oro.

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