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O la va o la spacca . . . con Jaya Vijaya

Arti marziali e coscienza di Krishna.

di Satyaraja Dasa

Quando sentii per la prima volta le parole: “Hanuman Taekwondo” pensai che fosse il titolo di un libro di racconti su Hanuman, il fedele devoto di Sri Rama. Mi sbagliavo. Guardando più attentamente le parole pensai allora che si trattasse del nome di un guru famoso dell’Asia sud-orientale. No. Sbagliavo di nuovo. Taekwondo è invece una speciale forma di arte marziale originaria della Corea. Hanuman Taekwondo è il frutto dell’immaginazione di Jason Goreing, una cintura nera Terzo Dan, nel 1994 Master di Taekwondo dell’Australia, sei volte campione del NSW Taekwondo e devoto di Sri Krishna. Il suo Hanuman Taekwondo è la versione spiritualizzata di un’antica tradizione.

Il nome da iniziato di Jason è Jaya Vijaya Dasa, discepolo di Sua Santità Bhakti Tirtha Swami (1950-2005), che chiamò se stesso “guerriero spirituale”, un soldato della pace, della non violenza e dell’amore per Dio.

Un Inizio Difficile

Quando Jaya Vijaya aveva circa quindici anni guardava e imitava regolarmente Bruce Lee, il campione di arti marziali che aveva interpretato molti film facendo conoscere le tecniche di combattimento asiatiche in tutto il mondo. Egli guardava anche David Carradine nella serie televisiva Kung Fu e fantasticava di mettersi nei suoi panni. Jaya si esercitava con i suoi amici e si accorse subito di avere una disposizione naturale per il combattimento. Si rese conto di avere anche un’innata attrazione per la vita da monaco, come quella rappresentata da Carradine nella serie Kung Fu, e per tutta la tradizione delle arti marziali. Ammirava la filosofia del Taoismo, del Buddismo e di altre forme del pensiero orientale. Aveva la ferma convinzione che una persona che eccelle nelle arti marziali può anche sostenere pienamente la dottrina della non-violenza.

A parte il suo interesse per la filosofia orientale e le arti marziali, era un ragazzo normale. Viveva in un paese di campagna a Vittoria, in Australia, dove “bere, fumare, giocare a football, lottare e occuparsi di donne erano le principali fonti di divertimento.” Egli indulgeva in questi vizi e quando il suo comportamento dissoluto diventò un problema, la sua famiglia lasciò quella piccola cittadina. Poco dopo Jaya lasciò la casa e si sistemò a Melbourne. Questo lo portò a stare con ragazzi di strada dissoluti e il risultato fu che viveva in alberghetti, prendeva droghe e assumeva altri comportamenti antisociali.

Fortunatamente però fu proprio in quel periodo che il marito di sua sorella gli presentò un amico cambogiano che fin dall’età di cinque anni aveva studiato arti marziali in un monastero buddista. Egli risvegliò l’interesse di Jaya nella filosofia e nelle discipline del corpo e, sebbene condividesse con lui alcuni segreti delle arti marziali, era attento a non rivelarglieli completamente. Egli si rendeva conto che Jaya non solo era giovane ma anche aggressivo e che poteva usare male la sua conoscenza. Incoraggiò Jaya a seguire le arti marziali, ma ad accettare che ogni cosa ha il suo tempo e che l’apprendimento prematuro di queste arti può essere pericoloso. A Jaya insegnò anche che è importante essere una brava persona dotata di elevati valori morali e di codici etici.

Gettandosi a Capofitto

Jaya si trasferì a Sydney e s’immerse nel mondo delle arti marziali, ma, nonostante la sua attrazione per esse, la vita gli stava preparando una forte dose di sofferenze materiali. Così quando un libro “fai da te” lo convinse che era il momento d’introdurre alcuni cambiamenti importanti nella sua vita, si trasferì a Perth, dall’altra parte dell’Australia. S’iscrisse ad una scuola olimpionica di Taekwondo e cominciò a leggere ogni tipo di letteratura “spirituale” mentre si allenava più seriamente di prima. Subito dopo s’iscrisse ad una scuola guidata dall’ex campione del mondo di Taekwondo Master Jang Tae Kim. Poi, prima dei campionati australiani del 1994, si allenò per tre mesi in una famosa scuola di Melbourne. Da questa scuola erano usciti per l’Australia quattro lottatori olimpionici di Taekwondo, compreso Lauren Burns, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2000.

Jaya riportò ottimi risultati in questa scuola vincendo numerosi incontri e presto divenne campione australiano. Ritornò a Sydney in treno con Master Kim, famoso nel mondo delle arti marziali. Una settimana dopo era con la squadra nazionale di Taekwondo a preparare i giochi olimpici e il campionato del mondo. Sfortunatamente, mentre si esercitava con un amico si ruppe la cartilagine di un ginocchio e si strappò un legamento dell’altro. Il suo futuro nelle arti marziali era in pericolo. Scettico circa l’intervento chirurgico invasivo che gli era stato consigliato, cominciò ad analizzarsi interiormente, cercando risposte nella preghiera e nella meditazione. Da una disgrazia, dice un proverbio cinese, può nascere un’opportunità. Provò la medicina ayurvedica, le cure olistiche, il vegetarianesimo e le asana dello yoga, e s’imbatté nella Bhagavad-gita, con la quale approfondì la sua conoscenza del pensiero orientale.

Fu la sorella minore di Jaya che, consapevole del suo viaggio interiore e dei suoi nuovi interessi, gli presentò la coscienza di Krishna. Vedendo la sua crescente passione per il vegetarianesimo e i diritti degli animali, gli dette un libro che aveva ricevuto da un devoto Hare Krishna: Un Gusto Superiore. Jaya Vijaya fu affascinato da questa filosofia, che rappresentava un progresso rispetto a tutto ciò che aveva studiato e praticato fino ad allora. Il libro conteneva una cartolina che pubblicizzava il ristorante locale “Food for Life”, che risultò essere vicino a dove viveva. Cominciò a frequentare ogni giorno il ristorante mangiando prasadam e parlando con i devoti. Gradualmente si rese conto che molti dei libri e delle tradizioni che stava studiando derivavano dall’antica tradizione vaisnava praticata dai membri del Movimento Hare Krishna.

Cominciò a provare a cantare il maha-mantra Hare Krishna: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna, Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare applicandosi con la stessa passione e determinazione che aveva usato fino ad allora per le arti marziali. In effetti usava alcune di queste tecniche per diventare sempre più assorto nel mantra. Con il canto la sua coscienza gradualmente si trasformò. La sua fede nella filosofia vedica, che insegna che non siamo questi corpi materiali e che il mondo materiale è un luogo temporaneo d’illusione e sofferenza, crebbe sempre di più. Sviluppò inoltre fede nell’esistenza di un regno più elevato, la nostra casa originale dove Krishna gioca con i Suoi eterni compagni.

Presto incontrò alcuni membri anziani del Movimento Hare Krishna, come Sua Santità Devamrita Swami, che lo incoraggiò rispondendo a molte sue domande. Questo lo indusse a trasferirsi a Brisbane, dove le sue pratiche spirituali divennero ancora più serie. Si trasferì al tempio e si dedicò alla vita dell’asrama con totale impegno, partecipando al programma spirituale quotidiano. Si alzava ogni mattina alle quattro, partecipava a gruppi il cui servizio era cantare e danzare, recitava il prescritto numero di giri sulla corona e la sua capacità di meditare cresceva. Dopo un anno a Brisbane incontrò il suo maestro spirituale Sua Santità Bhakti Tirtha Swami, che lo iniziò nella scienza eterna dell’anima. Sotto la guida qualificata del suo maestro, si recò negli Stati Uniti dove prestò servizio in molti grandi templi di Krishna, compresi quelli della Pennsylvania, della California, di New York e del Texas. Il suo guru lo portò anche a visitare alcuni templi a Londra, in Sud Africa e in Europa. Bhakti Tirtha Swami lo esortò a proseguire nella sua pratica delle arti marziali e ad aprire una scuola. Raccontò al suo discepolo storie di Arjuna e di altri guerrieri dei tempi vedici, facendo risaltare le qualità cavalleresche e profondamente spirituali che sono alla base di ogni racconto.

Taekwondo e Coscienza di Krsna

Negli ultimi due anni Jaya e sua moglie hanno vissuto a Brisbane, dove dirigono un club di arti marziali vicino alla loro casa. Circa ottanta studenti – quattro dei quali sono diventati campioni di Stato in una gara svoltasi a marzo – frequentano ogni settimana le lezioni alla scuola di Hanuman Taekwondo. Essi imparano non solo le arti marziali ma anche la coscienza di Krishna, se non direttamente, attraverso l’esempio di Jaya. “Il vero valore delle arti marziali risiede non nell’apprendere l’arte in se stessa,” dice Jaya Vijaya, “ma nell’acquisire qualità interiori che si sviluppano imparandone le pratiche fondamentali.”

Quando gli viene chiesto che cosa l’ha attratto all’inizio verso le arti marziali, risponde: “I professionisti usano spesso la meditazione ed altre pratiche spirituali per completare, rafforzare e perfezionare le loro abilità marziali. Sono sempre stato interessato alla disciplina e all’esercizio fisico, ma sono sempre stato anche un ricercatore.” I suoi interessi si coniugavano perfettamente con la coscienza di Krishna. “Tutta l’autodisciplina e la spiritualità che ho appreso come maestro di arti marziali è stata portata al livello più alto dai devoti. Insieme con loro sono arrivato a comprendere le radici delle arti marziali e che questa pratica era fatta per portare una persona alla consapevolezza dell’Essere Supremo.”

“Ho imparato,” continua “che le arti marziali hanno origini spirituali. I monaci le hanno praticate per migliaia di anni specialmente in Cina e in Giappone come punto di partenza per la realizzazione del sé. Era una forma di yoga – dominare il corpo e la mente – fatta per portare le persone ad uno stato di coscienza sereno da cui potevano cercare di servire Dio con tutto il cuore. Con un corpo e una mente bene armonizzati, avevano meno distrazioni nella loro ricerca della spiritualità.” “Le arti marziali hanno avuto origine in India,” mi dice Jaya Vijaya “ e il loro insegnamento è stato portato oltre l’Himalaya da un monaco di nome Bodhidhama, che li portò in Cina. Subito dopo si diffuse in Giappone, in Corea ed in altri Paesi asiatici. Le pratiche originali che più tardi sono divenute arti marziali possono essere ricondotte ai testi vedici. Anche Sri Ramacandra e Parasurama, entrambi avatara di Visnu, vengono descritti come guerrieri che seguono un elevato complesso di principi etici e morali e un codice spirituale di vita. In altre parole, anche la cultura vedica ha sentito la necessità di veri guerrieri spirituali.

Jaya Vijaya parla del dharma dello ksatriya che nei tempi passati comprendeva metodi complessi per educare il guerriero. I testi vedici riconoscono quattro tipi di persone ciascuno con una naturale dotazione di capacità pratiche e di attitudini vocazionali. Tra loro, gli ksatriya, che per natura sono leader e guerrieri, vengono educati ad essere nobili e cavallereschi. Per mantenere l’ordine nella società sono sempre necessari guerrieri di questo tipo. Le arti marziali possono essere viste come derivazioni molto lontane del dharma dello ksatriya. Nell’India antica, gli ksatriya si esercitavano ogni giorno non solo nelle discipline del corpo ma anche in complesse tecniche meditative che consentono di dominare armi sovrannaturali. Lo ksatriya – “colui che libera dalla sofferenza” – non era mai un aggressore e impersonava sempre una forte fede nella non-violenza. Questo è anche il modo di vivere di chi pratica le arti marziali.” Chiesi a Jaya Vijaya di esporre alcune similitudini tra l’antica scienza degli ksatriya che inizia con la conoscenza del sé e il suo corollario delle arti marziali.
Egli rispose:

I termini ch’i e ki, che sono variazioni dello stesso concetto, sono stati descritti come il respiro, lo spirito o la natura intima delle cose. È la forza vitale, l’energia vitale che distingue un corpo vivente da uno morto. Secondo tutte le forme di arte marziale, si deve entrare in contatto con questa forza vitale, che ci porta più vicino alla nostra vera realtà. Le arti marziali in genere non sono però chiare su ciò che è veramente il ch’i. È proprio la vera atma, il sé, oppure qualche altro tipo di energia vitale? Le arti marziali non ce lo dicono. La cosa che apprezzo nella coscienza di Krishna è che essa chiarisce concetti che sono solo vagamente richiamati nel mondo delle arti marziali.

Jaya spiegò anche che se si mangiano cibi sbagliati come la carne si esaurisce il nostro ch’i, la nostra intima energia corporea. Il sesso e le droghe hanno lo stesso effetto e portano malattie e morte. Quindi, mentre la nostra conversazione continuava, diventava chiaro che poiché il ch’i può essere esaurito, non si tratta dell’atma, la vera forza vitale. Nella terminologia vedica il ch’i dunque è più collegato con le energie sottili del corpo come descritto nei testi ayurvedici. Il prana per esempio è l’energia vitale che contribuisce alla respirazione, all’ossigenazione e alla circolazione. Tutte le funzioni motorie e sensitive sono collegate al prana, i cui aspetti più sottili, oja e teja, sembrano corrispondere al ch’i. Per imparare ciò che riguarda il vero elemento spirituale, l’anima, Jaya Vijya si rivolge alla coscienza di Krishna. Qui, attraverso il servizio a Sri Krishna, egli trova il fine ultimo del maestro delle arti marziali. In realtà egli trova lo scopo supremo della vita.

Satyaraja Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, è un editore associato di BTG. Ha scritto più di venti libri sulla coscienza di Krishna e vive vicino a New York City.

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