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Chignolo d'isola - Villag. Hare Krishna (BG)
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La storia del Tempio

lastoria

Ente Religioso

In contatto con Srila Prabhupada

17 aprile 1973, Los Angeles

Srutakirti: Mentre ero con Srila Prabhupada a New Dwaraka, avevo stretto amicizia con alcuni devoti. Una mattina decisi di andare al mangala aratika per incontrarli. Mentre ero nel tempio arrivò Pradyumna dicendomi: "Srila Prabhupada ha suonato il campanello. Vuole vederti adesso". Lasciai immediatamente la stanza del tempio e corsi nella sua stanza. Offrii i miei omaggi e alzando la testa dissi: "Mi volevi, Srila Prabhupada?" "Tu non puoi andare al mangala aratika," disse piuttosto arrabbiato. "Il tuo servizio è stare con me 24 ore al giorno. Se ho bisogno di te, devi essere subito disponibile." Mi scusai e dissi che non lo avrei mai più fatto. Ancor prima di andare al mangala aratika sapevo che non era la cosa giusta da fare. Ero irrequieto e pensavo che nessuno avrebbe potuto criticarmi per essere andato al mangala aratika. Pensavo che Srila Prabhupada di solito non mi chiamava così presto la mattina ma, naturalmente, avrei dovuto ricordarmi che lui sapeva sempre cosa stavo facendo e che quindi, se fossi andato al mangala aratika, mi avrebbe sicuramente chiamato. Ero l’unica persona nell’ISKCON che aveva un motivo per non andare al mangala aratika. Per me, frequentare il mangala aratika era un segno che ero in maya.

Sri Gadadhara Pandita

20 NOVEMBRE 2023 - Scomparsa

gadadhara

 

Sri Gadadhara Pandita

 

gadadhara-panditera suddha gadha bhava,
rukmini-devira yaiche ‘daksina-svabhava’

 

“L’amore estatico di Gadadhara Pandita per Sri Caitanya era assai profondo. Era simile a quello di Rukminidevi, che era sempre particolarmente sottomessa a Krishna.”

I dettagli dell’infanzia e della gioventù di Gadadhara Pandita sono andati perduti nell’antichità, ma alcune cose si sanno per certo: la sua famiglia era originaria di Chittagong. Essi appartenevano a una linea di brahmana discendenti da Varendra Sreni ed erano parte del Kasyapa-gotra. Il nome di suo padre era Madhava Misra e quello di sua madre era Ratnavati. Egli nacque all’incirca, nello stesso anno della nascita di Mahaprabhu, la maggior parte delle autorità affermano che egli era di un anno più giovane rispetto a Sri Caitanya. Aveva un fratello di nome Vaninatha, e dall’età di tredici anni, quando si trasferì a Navadvipa per vivere nella casa dello zio materno, fu uno dei più intimi amici di Nimai.

Secondo il Kadaca di Murari Gupta, dopo il ritorno di Mahaprabhu da Gaya, Gadadhara Pandita (allora chiamato Gadai) poteva essere visto sempre al Suo fianco. Una notte, ci dice Murari, quando Nimai e Gadai stavano trascorrendo molte ore discutendo di Krishna, Nimai pronunciò le parole seguenti: ”Quando sarà mattina dovrai dare questo prasada ai devoti!” Con queste parole, Mahaprabhu diede a Gadadhara Pandita la ghirlanda che decorava il Suo corpo, e gli augurò ogni bene. Il mattino seguente tutti i devoti si recarono a trovare Gadadhara Pandita, il quale, secondo la richiesta di Mahaprabhu, con grazia distribuì la ghirlanda-prasada a ognuno di loro.

Durante i loro divertimenti giovanili, Gadadhara portava ogni giorno a Mahaprabhu della polpa di legno di sandalo, egli preparava anche delle ghirlande e le poneva personalmente sul corpo del Signore. Murari Gupta rivela dei dettagli intimi a proposito dei bhava di Gaura-Gadai: così come nelle loro incarnazioni precedenti, a Vrindavana, quando Radha preparava un letto di fiori per Krishna nell’ingioiellato padiglione nella foresta e poi, inondata d’amore, dormiva con Lui, nello stesso modo anche Gadadhara preparava il letto del Signore e spesso dormiva accanto a Lui. I due ragazzi si scambiavano storie affettuose a proposito di Radha e Krishna per tutta la notte, assaporando internamente il sentimento estatico della coppia divina.

Dev’essere chiaro che non vi è traccia di bhoga-lingam, ossia di godimento sensuale mondano, nei divertimenti di Gaura-Gadai, nessuna traccia di interesse lascivo in nessun senso del termine. Gadadhara era un rigido brahmacari, e anche Mahaprabhu era disinteressato ai piaceri del mondo materiale. L’estasi da loro provata era di natura divina, così come la loro relazione, che superava di gran lunga i miseri diletti del regno mortale. Ciò è accettato unanimemente dai filosofi e dai biografi del Bengala medioevale, sebbene i membri delle sette sahajiya posteriori abbiano suggerito diversamente. Tali teorie sahajiya non si basano su fonti biografiche autorevoli e sono soltanto il prodotto di un’immaginazione perversa.

I biografi di Mahaprabhu offrono descrizioni reali di Gadadhara e del suo inattaccabile carattere. Kavi Karnapura descrive che Gadadhara possedeva un’indole dolce e meravigliosa —imperturbabile, pacifico e generoso— sebbene sobrio e assolutamente religioso. Secondo Locana Dasa Thakura, Gadadhara fu un grande erudito e la dimora di ogni buona qualità. Quando Isvara Puri si trovava a Navadvipa istruì personalmente Gadai sulla krishna-lilamrita e in tal modo gli insegnò i segreti del krishna-lila. Si dice che Gadai fosse uno studente eccellente e sempre soddisfatto.

Locana Dasa fa eco a Murari Gupta, e scrive che Gadadhara rimase costantemente accanto al Signore, aggiungendo che Gadadhara cantava sempre il nome del Signore, come se fosse in uno stato di stupore. Una notte, scrive Locana, Gadadhara era sdraiato accanto al Signore quando, notando il suo intenso amore, il Signore gli disse: “Domattina, per la misericordia dei vaisnava, raggiungerai uno stato di amore devozionale raro in questo mondo.” Poi Egli prese tutte le Sue ghirlande e le mise attorno al collo di Gadadhara. Il mattino, quando i devoti vennero a vedere il Signore, Egli parlò loro della conversazione della notte precedente. Mentre raccontava della promessa fatta a Gadadhara, il Pandita fu sopraffatto da prema al semplice suono della Sua voce. Ispirato dalle parole di Mahaprabhu, Gadadhara si recò a fare il bagno nel Gange.

Nonostante il fatto che egli fosse quasi immobilizzato dal sentimento divino e da un tremore che gli travolgeva il corpo, in qualche modo riuscì a tornare a casa e ad adorare la sua divinità salagrama. Dopo aver completato la sua adorazione, tornò nel luogo dove risiedeva Mahaprabhu per poterLo adorare direttamente. Cospargendo il Signore con polpa di legno di sandalo, Gli porse delle ghirlande e Gli offrì preghiere. Locana Dasa ci informa che dopo tale adorazione Gadadhara dormì ai piedi del Signore, con la mente costantemente colma di fede e virtù.

Mahaprabhu gustava spesso le dolci parole di Gadadhara, e dopo averle ascoltate cadeva in un’estasi tale da prendere Gadadhara per mano e danzare con lui nel kirtana. Quando si trovava in questo stato di felicità trascendentale, il Signore spesso afferrava Narahari con l’altra mano e i tre —Mahaprabhu, Narahari e Gadadhara— danzavano con selvaggio abbandono nella casa di Srivasa Pandita. Questi divertimenti furono considerati in segreto come un facsimile della rasa lila, ma fu percepita così soltanto dai devoti più avanzati di Mahaprabhu.

Quando Mahaprabhu danzò con Gadadhara nel cortile di Srivasa, i devoti videro la forma di Gaura diventare nera come quella di Krishna, e quella di Gadadhara si trasformò in quella dorata di Radharani. Durante questi estatici divertimenti, dice Locana Dasa, Narahari diventò Madhumati, una gopi intima. Tutti coloro che furono abbastanza fortunati da osservare questa visione mistica, non riuscirono a controllare le proprie emozioni, e, con tutti i polmoni, gridarono, “Haribol! Haribol!”

La casa di Srivasa Thakura non era differente da Vrindavana, così, mentre i devoti compivano il kirtana là, il figlio di Saci (Mahaprabhu) iniziò a gustare il Suo lila, perché in effetti, si trovava nell’associazione dei pastorelli e delle pastorelle di Vraja. Quei devoti dei krishna-lila vennero di nuovo ad aiutare il Signore in questo lila e ad assaporare il rasa. Tutti i devoti che si trovavano nella casa di Srivasa cominciarono a rivelare chi erano in realtà nei divertimenti di Krishna, ed uno per uno si unirono alla danza di Gaura-Gadadhara. Vedendosi vicendevolmente nelle loro forme originali, gli associati del Signore piansero con grande piacere. Realizzando che la luna di Vraja (Krishna) era apparso a Navadvipa, e loro erano in grado di partecipare a questa specialissima apparizione, il loro pianto si trasformò in una pioggia di nettare. Talvolta il Signore sperimentava le emozioni di Mahaprabhu nell’associazione di Gadadhara e talvolta il lila si trasformava in quello di Vraja, dove godeva dell’amore trascendentale con Radharani. Vedendo queste incredibili scene, tutti i devoti gridavano i nomi di Hari e glorificavano il Signore ad alta voce.

Locana Dasa assicura consistentemente i suoi lettori che Gaura e Gadadhara non godevano alcuna consumazione fisica nei loro corpi maschili. Tale consumazione ebbe luogo in un’altra dimensione di esistenza, dove essi si erano trasformati nelle forme maschili e femminili di Krishna e Radha.

Secondo Vrindavanadasa Thakura, Gadadhara è uno dei primi devoti a vedere i meravigliosi e, prima di allora completamente sconosciuti, sintomi di prema del Signore nella casa di Suklambara Brahmacari. Sebbene Gadadhara inizialmente non fosse stato invitato all’incontro del Signore con Suklambara, con Srivasa ed altri, si nascose comunque nella casa. Ascoltando dal suo nascondiglio, Gadadhara rimase completamente commosso quando il Signore, piangendo, spiegò ai devoti come, in diverse occasioni, avesse visto Krishna ma poi avesse di nuovo perso la Sua visione. Quando il Signore, con crescente ansietà descrisse la Sua divina sfortuna, Gadadhara stesso svenne.

A un certo punto Advaita andò a compiere un’adorazione formale di Nimai, ma Gadadhara lo interruppe dicendo, “Non dovresti farlo, Gosai. È solo un bambino.” Advaita in risposta disse: “Abbastanza presto vedrai di che genere di bambino si tratta, o giovane Gadai.” Sentendo ciò, Gadadhara incredulo, pensò: “Se un erudito rispettato e saggio come Advaita Acarya ha una tale considerazione di Nimai, forse il Signore Supremo si è davvero incarnato!” Questo è il lila con cui Advaita assicurò Gadadhara della divinità di Nimai.

Un giorno Gadadhara portò delle foglie di pan per il piacere di Mahaprabhu. Egli andò davanti al Signore in uno stato di grande agitazione e aspettativa. Quando il Signore lo vide gli chiese: “Dov’è il Mio Krishna con i Suoi meravigliosi abiti gialli?” Gadadhara era senza parole. Cosa poteva dire? Vedendo l’ansietà e la perplessità del Signore, il suo cuore si ruppe. Gadadhara rispose con trepidazione, “Krishna riposa sempre nel Tuo cuore.” Inaspettatamente, quando Mahaprabhu sentì la risposta di Gadadhara, cominciò a graffiarsi il petto con le unghie. Gadai si precipitò ad afferrarGli le mani e a cercare di calmarLo con diverse frasi tranquillizzanti. Disse, “Krishna sta arrivando. Ti prego, calmati!” La madre di Nimai assistette all’intero scambio e fu assai compiaciuta del modo tollerante e affettuoso in cui Gadai affrontava la difficile situazione. Ella pensò, “Questo semplice bambino è riuscito a calmarLo! Impaurita, io non sono riuscita neanche ad avvicinarmi a Lui.”. Dopo aver pensato così, ella disse direttamente a Gadadhara: “Caro bambino, stai sempre accanto a Nimai. Non lasciarLo mai per andare altrove.”

Secondo alcuni adoratori di Gaura-Gadadhara, la sopracitata richiesta di Saci fu la ragione per cui Radha prese un corpo maschile. Nel Prarthana di Narottama Dasa, Radha è descritta mentre prega di poter avere un corpo maschile in modo da poter stare sempre con Krishna senza timore di essere rimproverata dai membri più anziani e rispettabili della società. Questo desiderio doveva trovare il modo di venire soddisfatto, e alla fine, trovò posto nei Gauranga lila. È detto che Dio è obbligato ad accordare i desideri di tutti i Suoi devoti, e ciò è sicuramente vero per la più elevata tra tutti loro, Srimati Radharani. Dunque, Gadadhara Pandita è la soddisfazione del desiderio di Sri Radha di prendere nascita come maschio.

È possibile trovare le idee originali di Kavi Karnapura a proposito della relazione di Gadadhara con Radha e Krishna nell’opera teatrale Caitanya-candrodayanataka: Come un singolo fagiolo è composto di due metà, così il Signore è completo come “il potente” e “la potenza”. Poiché il Signore, per Sua natura, possiede entrambi gli aspetti, dice Karnapura, si può manifestare separatamente, sia come maschio sia come femmina, secondo il Suo desiderio. Riferendosi in modo specifico a Gadadhara, Karnapura afferma, “Poiché il Signore è sia Radha sia Krishna, femminile e maschile, questa personalità conosciuta come Gadadhara sembra essere Lalita, la ragazza amica di Radharani. Può essere così, oppure il Signore può essersi diviso in tre maniere: una volta come Sé Stesso, una volta come Radha, e una volta ancora come la Sua amica, che non è differente dalla Sua natura essenziale.”

L’esempio del fagiolo due-in-uno di Karnapura è il primo chiaro tentativo di formulare la teoria del milita-tanu (“corpo congiunto”) del vaisnavismo Gaudiya. Tuttavia egli non intende escludere Gadadhara, che qui, come Lalita, la sakhi di Radharani, è considerata non differente da Lei. Queste sono le considerazioni iniziali dell’idea che Mahaprabhu è già Radha. In altre parole, se Mahaprabhu è Radha, che necessità vi è di un'altra?

Krishnadasa Kaviraja, spiega che Mahaprabhu è una manifestazione congiunta di Radha e Krishna, ma non si riferisce spesso a Gadadhara come Radha. Egli invece, chiama Gadadhara: prabhur nija-sakti, sakti-avatara, antaranga-bhakta, e tenho laksmi-rupa tar same keho nani —i quali sono tutti modi alternativi per dire la stessa cosa, ovvero, che Gadadhara è la potenza ossia l’energia di Krishna. In ultima analisi, naturalmente, Kaviraja Gosvami ammette il punto, perché Radha è effettivamente l’energia di Krishna, ma è chiaro che egli preferisce nomi alternativi per Gadadhara Pandita e penserà piuttosto a Mahaprabhu quando parla di Sri Radha.

Ciò venne riconciliato teologicamente riconoscendo i differenti umori di Sri Radha, per esempio, Mahaprabhu è Radha nel sentimento di separazione, Gadadhara è Radha nel sentimento di Rukmini, e Jagadananda Pandita è Radha in un’altro sentimento ancora, all’infinito. A sua volta Kavi Karnapura ammette alla fine che Gadadhara è Radha, e lo afferma piuttosto chiaramente nel Gaura-ganoddesa-dipika (che fu scritto dopo il Caitanya-candrodaya-nataka, nel quale è possibile trovare le sue idee iniziali a proposito di Gadadhara). In quest’opera più recente, Karnapura fa delle affermazioni conclusive riguardo alle identità originali dei vari devoti impegnati nel Caitanya lila a Vrindavana. Egli è inequivocabile a proposito di Gadadhara Pandita: “Colei che in precedenza era l’incarnazione di prema, la dea di Vrindavana —nota a tutti come Sri Radha— è Gadadhara, il diletto di Gaura, che porta il titolo di “Pandita”. Svarupa Damodara dichiara che in precedenza, a Vraja, era la dea della fortuna (Laksmi): “Colei che in precedenza, a Vrindavana, era la dea della fortuna, l’amata di Syamasundara (Krishna), ora è la dea della fortuna di Gaura, Gadadhara Pandita.” La conclusione ortodossa, quindi, è che Gadadhara è sia Lalita sia Sri Radha, ma con un’enfasi particolare all’aspetto “Radha” della sua natura. Questo Radha bhava di Gadadhara Pandita diventò famoso a Puri, dove egli trascorse buona parte dei suoi divertimenti manifestati.

Poco tempo dopo il primo viaggio di Mahaprabhu a Puri (immediatamente dopo aver accettato sannyasa), Gadadhara giunse là e vi rimase per il resto della sua apparizione terrena. Anch’egli accettò il sannyasa (sebbene egli fosse un corretto tridanda sannyasi a differenza di Mahaprabhu, che era un sannyasimayavadi) ed è l’unico membro del Pañca Tattva che continuò a essere un associato del Signore durante la parte conclusiva del Suo lila. Nityananda, Advaita, e Srivasa Thakura rimasero nell’area di Navadvipa, da dove servirono la missione di Mahaprabhu.

Quando Mahaprabhu tornò dal Suo viaggio a Gauda, nel 1513 d.C, prima di recarsi altrove Si recò a visitare il tempio di Tota Gopinatha, dove viveva Gadadhara. Murari narra la storia nella maniera seguente: “Mahaprabhu si recò a visitare la Divinità di Gopinatha insieme con Gadadhara e Nityananda, Egli vedeva la Divinità non come una statua ma come il figlio di re Nanda, Krishna, che suona il Suo flauto. Poiché Mahaprabhu sperimentava continuamente il sentimento delle gopi, abbracciò Gopinatha con tutta la sua forza e poi cadde in uno stato di incredulità quasi paralizzante, attaccato alla Divinità come alla vita stessa. Vedendo Mahaprabhu, il Suo Signore dorato, in questo sentimento di estasi (e sapendo che era Krishna Stesso), Gadadhara si sentì immensamente felice. Poiché è una diretta manifestazione di Radha, Gadadhara portò Mahaprabhu sul suo petto, ed aiutandoLo a scendere dall’altare della Divinità, Lo calmò. Poi Gadadhara cucinò e offrì il cibo a Gopinatha, dando poi i resti dell’offerta a Sri Caitanya e a Nityananda. Dopo il pranzo, Mahaprabhu si sedette comodamente accanto a Gadadhara. Completamente assorto in questo sentimento di affettuoso scambio, Egli rimase nel giardino con i Suoi affettuosi associati.

Senza riferirsi direttamente a Gadadhara quale Radha, Vrindavanadasa narra in essenza la stessa storia, soltanto con dettagli lievemente diversi: Nityananda portò del riso dal Bengala al tempio di Gopinatha dove Gadadhara viveva da solo con la sua Divinità. Gadadhara cucinò il riso con una preparazione vegetale fatta con foglie di tamarindo, e offrì il tutto al Signore Gopinatha. Dopo poco, Mahaprabhu arrivò non annunciato e Si chiese ad alta voce perché non fosse stato invitato. “Nityananda ha portato il cibo,” disse Mahaprabhu, “e Gadadhara l’ha cucinato. Il tutto è stato offerto a Gopinatha. Sicuramente devo condividere anche Io questo scambio divino.” I tre Prabhu allora, si sedettero insieme a mangiare. Vrindavanadasa precisa che Mahaprabhu gustò “in toto” la cucina di Gadadhara, e glielo disse. Ciò è significativo, dato che nel Gaura lila viene replicato l’apprezzamento di Krishna per la cucina di Radha.

Generalmente e di comune ammissione Gadadhara è uno dei più intimi seguaci di Mahaprabhu, anche se l’intimità non viene enfatizzata spesso. Kaviraja Gosvami afferma che tra gli associati del Signore a Puri, Ramananda Raya Lo adorava secondo il sentimento di amicizia (sakhya), Paramananda Puri come guardiano (vatsalya), e Govinda Dasa nell’attitudine di servizio (dasyam). Gadadhara, Jagadananda e Svarupa Damodara, secondo Kaviraja Gosvami, erano assorti nell’estasi del rasa principale (madhurya). Si dice che il Signore sia virtualmente “controllato” da queste quattro relazioni, dal madhurya rasa in particolare. Sebbene il nome di Gadadhara giunga per primo nell’elenco di coloro che possono “controllare il Signore”, fu Svarupa Damodara a prendere la posizione di prima linea come il Suo più intimo associato. Nel Caitanya-bhagavata, si dice che Svarupa Damodara sia il principale dei discepoli sannyasi del Signore; la sua specialità era il kirtana, mentre quella di Gadadhara era la lettura del Bhagavata Purana. Il Signore avrebbe esibito tutti i sintomi estatici descritti nelle Scritture ascoltando il lila narrato nel Bhagavata dalle labbra di Gadadhara.

Svarupa Damodara è considerato l’amico di Pundarika Vidyanidhi, il guru di Gadadhara. Vidyanidhi (che Mahaprabhu chiamava “Premanidhi” grazie al suo elevato livello di amore devozionale) aveva l’abitudine di vestirsi con indumenti costosi, e, apparentemente, era propenso ad avere gusti appariscenti. Egli era un ricco proprietario terriero e un discepolo di Madhavendra Puri. Quando Gadadhara si imbattè in lui per la prima volta, pensò: “Questa persona è chiaramente incline alla gratificazione dei sensi.” Ciò nonostante, quando Mukunda Datta, che li presentò, pronunciò un verso del Bhagavata, Pundarika venne colpito da attacchi convulsivi di estasi, mostrando il suo intenso amore per Krishna. Gadadhara era allibito. Esternamente, Pundarika sembrava un materialista, ma alla minima provocazione, il suo reale livello di avanzamento spirituale fu visibile a tutti.

Realizzando di aver giudicato erroneamente Vidyanidhi, Gadadhara decise di prenderlo come proprio guru, il che, in questo caso, è corretto, perché nel mondo spirituale Premanidhi è in realtà il padre di Gadadhara. Pundarika era un'incarnazione di Maharaja Vrisabhanu, il padre di Radharani. Anche per questa ragione Mahaprabhu lo chiamava Bop, “padre”, ma solo i devoti più avanzati poterono comprendere la loro relazione.

Dopo l’iniziazione Gadadhara trascorse i suoi giorni in estasi come uno degli associati intimi di Mahaprabhu a Puri. Gli venne dato un posto dove vivere sul lato meridionale del tempio di Jagannatha, chiamato Yamesvara, che includeva un piccolo giardino e una spiaggia sabbiosa conosciuta come Yamesvara-tota. Egli visse come servitore di Mahaprabhu, e mentre vi risiedeva, fece il voto di prendersi cura della Divinità di Gopinatha per il resto della sua vita. Tuttavia, poiché Mahaprabhu desiderò recarsi a Vrindavana, e poiché Gadadhara non avrebbe potuto vivere se non fosse andato con Lui, la sua felice unione con Mahaprabhu (e la sua dedizione alla Divinità di Gopinatha) avrebbe presto provato le fitte della separazione. Dapprima, il Signore non lasciò Puri, principalmente a causa delle dolorose suppliche e dei vari tranelli dei devoti. Anche Gadadhara cercò di trattenere il Signore dal partire, ma egli provò una tattica diversa —invece di trattenere Mahaprabhu, espresse il desiderio di andare con Lui.

Il Signore obiettò alla richiesta di Gadadhara dicendo che Gadadhara stesso aveva fatto voto di trascorrere il resto della sua vita a Puri (ksetra sannyasa), e quindi il suo impegno non andava trascurato. Ma Gadadhara replicò: “Dovunque Tu vada, o Signore, quella è la vera Puri. La mia responsabilità di una vita da permanente rinunciato in questa Puri può andare all’inferno!”

Mahaprabhu disse: “Hai il tuo servizio da compiere per la Divinità di Gopinatha, qui a Puri, e questo servizio va curato.” Gadadhara rispose al Signore: “Vedere i Tuoi piedi di loto vale un milione di questi servizi.” Tuttavia, Mahaprabhu non l’ascoltò, e disse esplicitamente a Gadadhara: “Se lasci il tuo servizio a Gopinatha, dovrò soffrire per tale peccato. Se vuoi farMi piacere, rimani qui e non abbandonare Gopinatha.”

“Non preoccuparti per il peccato,” disse Gadadhara, “me ne prenderò la responsabilità. Se non vuoi che venga con Te, partirò da solo. Ma devo andare!” Così dicendo, Gadadhara seguì il gruppo di Mahaprabhu da una certa distanza, ma quando giunsero nei pressi di Cuttack, il Signore gli permise d’unirsi al gruppo. Chi può descrivere le glorie dell’amore di Gadadhara per Sri Caitanya, per il quale aveva abbandonato i suoi voti offerti a Gopinatha, come offerti a inutili fili di paglia per la strada? Inoltre bisogna notare che sebbene il Signore avesse esternamente espresso dispiacere, Egli internamente era soddisfatto. Ad ogni modo, in definitiva Egli disse al Pandita: “Se era tua intenzione lasciare i tuoi voti, hai raggiunto l’intento. Hai lasciato Puri e sei arrivato in una terra lontana. Sembra che tu voglia stare con Me per la tua personale felicità. Vederti rompere i principi religiosi in questo modo, Mi rende molto infelice. Se vuoi vederMi felice ritorna a Puri. Questa è la Mia decisione finale.”

Dopo aver aperto la Propria mente a Gadadhara in quel modo, il Signore salì su una piccola barca che Lo avrebbe portato al di là del Mahanadi, lasciando il Suo caro compagno, Gadadhara, sull’altra riva. Appena la barca partì, Gadadhara, venendo meno, cadde a terra con il viso colmo di lacrime. Sarvabhauma Bhattacarya, che si trovava là, lo sollevò dicendo: “Alzati, Pandita. I lila del Signore sono così. Egli soffre, viene persino meno alla Sua parola, per adempiere alla promessa dei Suoi devoti, proprio come nel caso di Bhisma (un riferimento al Mahabharata). Così adesso Egli soffre a causa della separazione da te, per fare in modo che la tua promessa a Gopinatha non venga infranta.”

Mahaprabhu lasciò Gadadhara. Come è possibile che Krishna lasci Radha? Talvolta, nei lila manifestati, Krishna La lascia. Ma questa è solo un’esibizione, in realtà Loro non sono mai separati.

In due occasioni distinte Mahaprabhu era partito per Vraja, ma ogni volta, per una ragione o per l’altra, Egli era tornato senza aver completato il Suo viaggio. In una di queste occasioni Mahaprabhu disse ai devoti: “Ho lasciato Gadadhara e ciò Mi ha causato un grande dolore. Come risultato non sono riuscito a raggiungere Vraja. Ora tutti voi, siate gentili con Me —pensate a un modo che mi permetta di andarvi liberamente.” Sentendo ciò, Gadadhara fu sopraffatto dall’amore estatico e, cadendo ai piedi del Signore, disse: “Ovunque Tu sia, Sri Caitanya, lì è Vrindavana. Lì ci sono la Yamuna, la Ganga, e tutti gli altri luoghi di pellegrinaggio. Tuttavia, se Tu vuoi recarti a Vrindavana al solo fine di insegnare al mondo l’importanza di quel luogo santo tra tutti i luoghi santi, allora vai —Tu sei libero e indipendente di fare come desideri.” Dopo aver ricevuto questo permesso da Gadadhara/Sri Radha, il Signore fu in grado di recarsi a Vrindavana.

Mentre si trovava a Puri, Gadadhara Pandita diventò il maestro spirituale di Vallabhacarya, il fondatore della Pusti-marga. Avvenne nel seguente modo: Tutti i devoti di Puri erano consapevoli che Mahaprabhu aveva delle riserve a proposito del commentario di Vallabha al Bhagavata Purana. L’opinione di Mahaprabhu era che Vallabha aveva disprezzato il commentario di Sridhara Svami, il più importante commentatore del Bhagavata, e quindi non poteva commentare correttamente il migliore dei libri sacri. Ignorando la critica di Mahaprabhu, Vallabha andò da Gadadhara, e trovandolo meno resistente, cercò di persuaderlo a leggere il suo commentario. Gadadhara lo lesse ed espresse anche qualche apprezzamento per il lavoro dell’acarya. Ciò nonostante, egli non dette una calorosa approvazione esteriore alla sua opera, perché non voleva trarre conclusioni senza aver prima consultato Mahaprabhu. Tuttavia, Vallabha sviluppò confidenza perché Gadadhara non lo aveva rifiutato nettamente; decise così di provare ancora una volta la validità del suo commentario a Sri Caitanya. I suoi sforzi, però, furono inutili, e Mahaprabhu lo rifiutò in modo istruttivo. Questa storia è famosa e non necessita di essere ripetuta. Ciò che è significativo in questo scambio è che Vallabha sviluppò una relazione intima con Gadadhara Pandita.

Sebbene Vallabha in origine avesse enfatizzato l’adorazione del piccolo Krishna, in associazione con Gadadhara la sua mente si volse all’adorazione del Krishna giovane e romantico. Gadadhara ebbe un tale marcato effetto su Vallabha, che alla fine questi gli chiese perfino l’iniziazione (sebbene ciò non sia accettato dai Vallabhaiti).

Gadadhara era riluttante a iniziare Vallabha senza l’approvazione di Mahaprabhu. Questa è la caratteristica del bhava di Gadadhara —egli non avrebbe mai fatto niente senza prima consultare il suo Maestro. Infatti Krishnadasa Kaviraja, nel descrivere la riluttanza di Gadadhara a iniziare Vallabha, paragona il carattere di Gadadhara a quello di Rukmini, ricordando ai suoi lettori che Satyabhama, la più irruente delle regine di Krishna, era presente anche nel lila di Mahaprabhu come Jagadananda Pandita. Satyabhama fece combattere Krishna con Indra e con gli esseri celesti per recuperare dai pianeti celesti l’albero Parijata, invece Rukmini era sempre mite e scrupolosa, incapace di tollerare le parole aspre e le situazioni controverse di qualsiasi genere. È detto infatti, che se Rukmini sentiva parole volgari, anche se scherzose, ciò la faceva svenire e cadere come “un albero baniano in una bufera di vento.” Anche Gadadhara era spesso mite e arrendevole nelle sue relazioni con Mahaprabhu, mentre Jagadananda era impertinente e polemico.

Gadadhara rispose alla richiesta di iniziazione di Vallabha dicendo: “Io non sono indipendente. Gauranga è il mio padrone. Senza il Suo ordine io non posso far niente.” Fortunatamente, Mahaprabhu aveva iniziato a guardare favorevolmente Vallabha e, quando Vallabha Lo invitò a pranzo, Mahaprabhu accettò la sua proposta. Anche Gadadhara fu invitato. Quando si incamminò verso la residenza di Vallabha con Svarupa Damodara, Jagadananda e Govinda, Svarupa gli chiese perché non aveva detto al Signore che egli si stava semplicemente comportando gentilmente con Vallabha (apparentemente Mahaprabhu aveva punito Gadadhara per aver mostrato misericordia a Vallabhacarya) e che non aveva fatto niente senza l’ordine di Mahaprabhu. Gadadhara rispose a Svarupa Damodara dicendo: “Il Signore conosce ogni cosa ed è completamente indipendente. Io non credo sia un bene cercare di forzarLo ad agire contro il Suo stesso volere. Qualsiasi cosa Egli dica, la devo accettare e tollerare. Dopo aver giudicato i miei errori, Egli agirà con misericordia.”

Quando essi giunsero a destinazione, Gadadhara, piangendo, cadde ai piedi di Mahaprabhu. Il Signore sorrise e lo abbracciò, poi Egli parlò in modo che tutti Lo potessero sentire, “Ho cercato di provocarti ma tu sei rimasto impassibile. Tolleri tutto senza arrabbiarti. Con il tuo comportamento retto e impassibile Mi hai conquistato.” Per finire, Gadadhara comprese che Mahaprabhu lo stava semplicemente mettendo alla prova, e, dopo aver gustato molti divertimenti insieme, il Signore gli accordò il permesso di iniziare Vallabhacarya. (vedere C.c. Antya 7.17)

La maggior parte dei devoti di Vrindavana non ha scritto dei devoti di Mahaprabhu, ma Si è invece soffermata sul Krishna lila. Ciò ha indotto alcuni eruditi a teorizzare che i devoti di Vrindavana non accettarono la posizione preminente di Gadadhara Pandita e degli altri membri del Pañca Tattva. Rupa e Sanatana, per esempio, esaltarono quasi esclusivamente il lila di Radha e Krishna. I tre astaka di Rupa Gosvami riguardanti Mahaprabhu non menzionano mai Gadadhara, e nemmeno gli scritti di Raghunatha Dasa. Dimostrare che i devoti di Vrindavana del tempo accettavano Gadadhara come Radha sembra essere stato dominio di un devoto di nome Radhakrishna Gosvami. Egli era considerato il leader del vaisnavismo Gaudiya a Vrindavana, dopo il tempo di Jiva Gosvami e prima di quello di Visvanatha Cakravarti. Discepolo di Haridasa Acarya (il sacerdote del tempio di Govindadeva che chiese a Krishnadasa Kaviraja di scrivere la Caitanya-caritamrita), Radhakrishna Gosvami, dopo Haridasa diventò il principale servitore della Divinità Govindadeva, di Rupa Gosvami.

Radhakrishna Gosvami è l’autore di almeno due opere che sono sopravvissute fino al giorno d’oggi. La prima si chiama Dasa-sloki-bhasya, e la seconda è la Sadhana-dipika, che discute vari temi, inclusi il servizio a Radha-Govinda, le glorie di Rupa Gosvami, la raganuga-bhakti, e “le verità a proposito di Gadadhara”. Per mostrare un’inequivocabile sostegno all’idea che Gadadhara è Radha, e che questo concetto era accettato dai devoti di Vrindavana del tempo, egli cita dei versi che attribuisce a Rupa Gosvami; i versi affermano che Gadadhara è Radha e che tutti i Gosvami di Vrindavana sono suoi seguaci. Radhakrishna Gosvami aggiunge che Rupa e Sanatana passarono il servizio delle loro Divinità, Govindadeva e Madhana-mohana, ai discepoli di Gadadhara. Anche Paramananda, il servitore di Gopinatha, era un discepolo di Gadadhara. La ragione per cui Radhakrishna asserisce di aver posto i discepoli di Gadadhara alla cura delle principali Divinità di Vrindavana: i Gosvami di Vrindavana, ovviamente, conoscevano le glorie di Gadadhara.

I successivi lila di Gadadhara con Mahaprabhu non sono più reperibili per poterli esaminare, sebbene diversi divertimenti siano ampiamente accettati dai cronisti del tempo. Almeno due preminenti biografi, per esempio, sono d’accordo sul fatto che Mahaprabhu abbia chiesto a Gadadhara di rimanere in questo mondo per almeno un anno dopo la Sua partenza per il regno di Dio. Egli chiese a Gadadhara di attendere Srinivasa Acarya, che sarebbe arrivato presto e che doveva essere istruito per diffondere il Gaudiya vaisnavadharma nella maggior parte dell’India. Fu chiesto quindi a Gadadhara di aspettare ed insegnare il Bhagavata a Srinivasa.

Quando Srinivasa giunse a Puri, vide l’ombra del Gadadhara Pandita che tutti avevano conosciuto. A causa della separazione da Mahaprabhu, Gadadhara sembrava un fantasma —non mangiava e quindi era magro, i suoi abiti erano bagnati per le lacrime, e ruggiva incoerentemente, a malapena era consapevole della presenza di Srinivasa. Srinivasa fu colpito nel vedere Gadadhara in quella condizione. Egli riconobbe in lui i sintomi estatici, come l’orripilazione sul corpo del Pandita, ma non ne aveva mai visti a un tale livello. I visibili segni della separazione erano quasi intollerabili da osservare. Anche Srinivasa sedette, guardò e pianse.

Il giorno seguente, Srinivasa si avventurò a parlare con Gadadhara, e il suono della sua voce riportò Pandita Gosvami a una sembianza di coscienza esterna. A quel punto, Gadadhara cercò di leggere dal Bhagavata per Srinivasa, come Mahaprabhu voleva che facesse, ma non vi riuscì, perché la sua voce veniva inevitabilmente scossa dalle lacrime. Egli porse la sua edizione del Bhagavata al giovane Srinivasa, sperando che avrebbe potuto leggere. Ciò, tuttavia, non avvenne, perché l’inchiostro delle pagine del libro sembrava essere stato cancellato dalle lacrime di Gadadhara. Quando Srinivasa lo fece notare, egli ricordò quando aveva letto il Bhagavata a Mahaprabhu, il quale aveva pianto come una scolaretta malata d’amore e aveva rovinato il suo libro —le lacrime che avevano reso il Bhagavata illeggibile erano venute proprio dagli occhi di Mahaprabhu! Dopo aver raccontato questa storia a Srinivasa, Gadadhara mandò il giovane in Bengala a prendere una nuova copia del Bhagavata, ma al momento del ritorno di Srinivasa, Pandita Gosvami aveva lasciato il corpo. Per conseguenza, si può dire che Gadadahra insegnò a Srinivasa il Bhagavata, non chiarendo i passi i passaggi di un libro, ma mostrando a Srinivasa, col proprio esempio, il suo intenso sentimento di separazione da Mahaprabhu.

Si dice che Gadadhara trascorse gli ultimi giorni adorando il Signore Tota Gopinatha con amore e devozione. Quella particolare Divinità si trova in una posizione seduta, e ciò è raro per una Divinità di Krishna. La storia si svolse nel modo seguente: Gadadhara Pandita aveva dedicato gli ultimi suoi anni a Tota Gopinatha, mettendo ghirlande di fiori attorno al Suo collo e compiendo svariati servizi per Lui nel corso della giornata. In tarda età, Gadadhara non riusciva a raggiungere il collo della Divinità e a collocarvi le ghirlande di fiori, sebbene cercasse di farlo con ogni fibra del proprio essere. La Divinità di Tota Gopinatha, commossa dalla devozione di Gadadhara, assunse così una posizione seduta per la comodità del Suo caro devoto. Tale amore veniva scambiato tra il Signore e il Suo amatissimo Gadadhara.

Il Caitanya-mangala di Jayananda narra che quando per Mahaprabhu arrivò il tempo di lasciare questo mondo, Egli Si recò al tempio di Tota Gopinatha, e fu da lì che Egli ascese alla Sua dimora eterna. Alcuni dicono che il motivo per cui Egli scelse Tota Gopinatha è che la Divinità veniva adorata da Gadadhara Pandita, e quindi, offrendoSi interamente alla Divinità di Gadadhara come atto finale su questa Terra, Egli proclamò inavvertitamente la posizione speciale di Gadadhara nella Sua vita e nel Suo lila.

Tratto dal libro Sri Panca-tattva, i cinque aspetti di Dio di Satyaraja dasa (Steven Rosen)

 

FAQ

Che cos'è il bhakti-yoga?

Bhakti deriva dalla parola sanscrita bhaj, che significa servizio amorevole. Yoga in sanscrito significa connessione. Bhakti yoga significa connettersi al supremo per mezzo dell'amore del puro servizio devozionale.Tutti noi abbiamo amore o Bhakti dentro di noi; tuttavia, è in uno stato dormiente. C'è un modo semplice per risvegliare questo servizio d'amore dormiente a Dio, la Persona Suprema. Questo processo è stabilito dal Signore Sri Krishna nella Bhagavad Gita. Il Signore, Sri Chaitanya Mahabrabhu, l'incarnazione del Signore Krishna in questa era attuale ha misericordiosamente reso questo processo molto semplice e piacevole. Srila prabhupada, il fondatore dell'ISKCON, ha reso questo processo famoso in tutto il mondo. Il processo del risveglio dell'amore non è solo purificante ma anche pienamente soddisfacente. Questo processo di purificazione consiste in tre principi principali: canto, danza e festa. Il canto dei puri nomi del Signore può essere fatto semplicemente cantando regolarmente l'Hare Krishna mahamantra - Hare Krishna Hare Krishna / Krishna Krishna Hare Hare / Hare Rama Hare Rama / Rama Rama Hare Hare. Il canto può essere fatto come giri minimi fissi sul japa mala o può essere fatto insieme in congregazione con strumenti musicali. La danza è anche una parte importante della purificazione per raggiungere l'amore. La danza è fatta con grazia davanti al Signore. La danza impegna tutto il nostro corpo nella glorificazione di Dio, la Persona Suprema. Banchettare significa solo mangiare cibo che è stato specificamente cucinato e offerto amorevolmente a Sri Krishna. Tale cibo o anche chiamato prasadam è privo di karma e non ci intrappola nel ciclo di nascite e morti ripetute.

Che cos'è la I.S.K.Con.?

La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna è stata fondata nel 1966 da Prabhupada A.C. Bhaktivedanta Swami, venuto dall'India su ordine del suo Maestro Spirituale per predicare l'amore di Dio al popolo dell'Occidente. Prabhupada è in una linea di successione disciplica che risale direttamente a 500 anni fa, quando Sri Chaitanya apparve in India, e da lì ancora più indietro di 5000 anni, al tempo in cui Krishna parlò per la prima volta La Bhagavad Gita al Suo discepolo Arjuna. La Coscienza di Krishna è vissuta come un processo di auto purificazione. I suoi mezzi e il suo fine sono un segreto di Pulcinella, e non vi è alcun onere finanziario per imparare la Coscienza di Krishna o ricevere l'iniziazione al canto del mantra Hare Krishna. L'essenza del servizio devozionale a Krishna è che si prende qualunque capacità o talento si abbia e lo si combina con gli interessi del Supremo Goditore, il Signore, Sri Krishna. Lo scrittore, scrive articoli per Krishna e noi pubblichiamo periodici in questo modo. L'uomo d'affari, fa affari per fondare molti templi in tutto il paese. I capifamiglia, allevano i figli nella scienza di Dio, e marito e moglie vivono in mutua cooperazione per il progresso spirituale. Queste attività sono svolte sotto la sanzione dell'esperto Maestro Spirituale e in linea con le Scritture. Il servizio devozionale nella Coscienza di Krishna significa cantare regolarmente nel tempio, ascoltare discorsi sui passatempi di Krishna dallo Srimad Bhagavatam e prendere cibi preparati e offerti a Dio, la Persona Suprema. Con libri, letteratura e documenti, la Società si dedica a risvegliare il pubblico mondiale allo stato normale ed estatico della Coscienza di Krishna, in modo che tutti possano riguadagnare la loro posizione eterna di servire favorevolmente la volontà di Krishna. Il canto congregazionale del Sankirtan viene portato alla gente: nei parchi pubblici, nelle scuole, in televisione, a teatro, per le strade. La Coscienza di Krishna non è la filosofia di un pigro. Piuttosto, cantando e impegnandosi nel servizio di Krishna, chiunque partecipi sperimenterà lo stato di "Samadhi", l'assorbimento estatico nella coscienza di Dio, 24 ore al giorno! Poiché la filosofia della Coscienza di Krishna non è settaria, qualsiasi uomo, indù o cristiano, migliorerà nella sua fede cantando il Santo Nome di Dio e ascoltando la Bhagavad Gita. Senza conoscenza, realizzazione e servizio amorevole all'Unico Dio Supremo, non può esserci religione. Che tutti si rallegrino nel Movimento del Sankirtan, e potremo così vedere l'adempimento della predizione fatta da Sri Caitanya 500 anni fa: che il canto dei Santi Nomi di Dio, Hare Krishna, sarebbe stato portato in ogni città e villaggio del mondo. Solo così potrà prevalere la vera pace. È' sublime e facile.

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Chi è Krishna?

Nella filosofia del Bhakti Yoga, la Verità Assoluta è conosciuta come una persona. Il suo nome è Krishna, una parola sanscrita che significa “coLui che attrae tutti”. Krishna è l'oggetto più attraente dell'amore della tua anima. Ogni essere vivente cerca il piacere. L'essenza del piacere è il piacere dell'amore. Ne abbiamo bisogno. Senza amare qualcuno ed essere amati da qualcuno, la vita è molto vuota e superficiale. L'origine di quell'amore è l'amore dell'anima per Dio e l'amore di Dio per l'anima. Siamo attratti da qualcuno che è bello, potente, colto, famoso, rinunciato, ricco. Queste sono opulenze che attirano il nostro cuore. Il nome Krishna significa che possiede tutte le opulenze nella loro totalità. Egli è la fonte di tutta la bellezza, di tutta la forza, di tutta la conoscenza, di tutta la ricchezza, di tutta la fama e di ogni rinuncia. E l'amore di Krishna per l'anima è illimitato e incondizionato. Questo è Krishna. Egli è il nostro eterno padre, la nostra eterna madre, il nostro eterno amico, il nostro eterno amante. Potremmo servire Krishna attraverso il sentiero della bhakti. Bhakti è il processo che Dio ci ha dato attraverso il quale possiamo servirlo 24 ore al giorno. Krishna è nei nostri cuori. Krishna è nel cuore di ogni essere vivente. Krishna è dentro ogni atomo e tra gli atomi attraverso le sue varie energie. Ma alla fine, la fonte di tutto è quella persona divina, quella persona onnipotente, amorevole e attraente con cui desideriamo eternamente ricongiungerci. Bhakti Yoga significa ricongiungersi con la nostra fonte, con Dio, attraverso atti di devozione, ricordandoci di lui, cantando i Suoi nomi e le Sue glorie, pregandolo, adorando la divinità, rendendo servizio a Lui, ai Suoi devoti e a tutti gli esseri viventi. Questi sono i modi attraverso i quali potremmo sempre sentire la presenza di Dio.

Chi ha iniziato il Movimento Hare Krishna?

Nel 1965, Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada viaggiò da solo dall'India agli Stati Uniti d'America per stabilire la tradizione senza tempo della coscienza di Krishna nel mondo occidentale. Ha fondato da solo l'International Society for Krishna Consciousness (I.S.K.CON.), una società mondiale di oltre 500 templi, comunità agricole e scuole, con un'adesione di oltre tre milioni di membri in Occidente, cinquanta milioni in tutto il mondo. Srila Prabhupada ha tradotto oltre 50 libri sulla coscienza di Krishna, ora disponibili in oltre 65 lingue. Prima di morire nel 1977, fece in modo che il movimento fosse guidato da una Commissione del Corpo Direttivo composta dai suoi discepoli più anziani. Inoltre, dopo la dipartita di Srila Prabhupada, i suoi stessi discepoli iniziarono ad accettare discepoli, portando avanti l'antico sistema della successione disciplica. Pertanto, ha toccato abbastanza persone che possono trasmettere questa conoscenza ad altri che questo movimento continuerà anche nel futuro.

Chi sono io?

Queste sono le domande secolari che ogni filosofo nel corso dei secoli ha cercato di comprendere e comprendere. Dopo tutto, come saprai cosa fare nella vita se non sai nemmeno chi o cosa sei? " Tuttavia, l'antica letteratura vedica dell'India ha fornito le risposte più chiare che sono state trovate ovunque per rispondere a queste domande. Ad esempio, il Mundaka Upanishad (3.1.9) spiega che l'essere vivente è l'anima e che: "L'anima è di dimensioni atomiche e può essere percepita dalla perfetta intelligenza. Questa anima atomica è situata nel cuore e diffonde la sua influenza su tutto il corpo delle entità viventi incorporate. Quando l'anima viene purificata dalla contaminazione dei cinque tipi di aria materiale, la sua influenza spirituale viene esibita.

"Il Chandogya Upanishad (6.11.3) afferma anche che sebbene il corpo avvizzisca e muoia quando il sé o l'anima lo abbandonano, il sé vivente non muore. Ulteriore illuminazione è data nello Srimad-Bhagavatam (7.2.22) in cui spiega che l'anima spirituale non ha morte ed è eterna ed inesauribile. È completamente diverso dal corpo materiale, ma per essere stato fuorviato dall'abuso della sua leggera indipendenza, è obbligato ad accettare corpi sottili e grossolani creati dall'energia materiale e quindi essere sottoposti alla cosiddetta felicità materiale e angoscia.La natura eterna del sé viene anche spiegata nella Bhagavad-gita dal Signore Sri Krishna, dove Egli dice specificamente che non c'è mai stato un tempo in cui Lui non esistesse, né alcuno degli esseri viventi, incluso te. L'anima incarnata passa continuamente dalla fanciullezza alla giovinezza fino alla vecchiaia in questo corpo. ">Ma per chi si è realizzato da solo, non c'è sconcerto in un simile cambiamento. Si spiega inoltre che dovremmo sapere che ciò che pervade l'intero corpo attraverso la coscienza è indistruttibile. Nessuno è in grado di distruggere l'anima imperitura. Solo il corpo materiale dell'eterno essere vivente è soggetto alla distruzione. Per l'anima non c'è mai nascita né morte. Non viene ucciso quando il corpo muore o viene ucciso. Come una persona indossa nuovi indumenti, rinunciando a quelli vecchi, allo stesso modo, l'anima accetta nuovi corpi materiali, rinunciando a quelli vecchi e inutili. Certamente questa conoscenza può alleviare chiunque dall'ansia che viene dal pensare che la nostra esistenza sia finita alla morte. Spiritualmente, non moriamo; tuttavia, il corpo viene utilizzato fino a quando non è più adatto per continuare. A quel tempo, potrebbe sembrare che moriamo, ma non è così. L'anima continua il suo viaggio verso un altro corpo secondo il suo destino.

Viene anche spiegata l'indistruttibilità dell'anima. L'anima individuale è infrangibile e insolubile, e non può essere né bruciata né secca. L'anima è eterna, immutabile e eternamente uguale. Sapendo questo, non dovremmo addolorarci per il corpo temporaneo. Quindi, il corpo si assottiglia e muore ma l'anima non muore: semplicemente cambia corpo. Pertanto, il corpo è come una camicia o un cappotto che indossiamo per qualche tempo, e quando è consumato, lo cambiamo per uno nuovo. Pertanto, la letteratura vedica, come la Chandogya Upanishad (8.1.1), menziona che la conoscenza del sé interiore è ciò che dovrebbe essere cercato e compreso da tutti. Realizzare la propria identità spirituale risolve i problemi e i misteri della vita. Più realizziamo la nostra identità spirituale, più vedremo che siamo oltre questi corpi materiali temporanei e che la nostra identità non è semplicemente un corpo bianco, o nero, o giallo, o grasso, magro, intelligente, stupido, vecchio , giovane, forte, debole, cieco, ecc. La cecità reale significa non essere in grado di vedere attraverso le condizioni corporee temporanee e superficiali e nella persona reale interiore. Vedere la realtà significa riconoscere la natura spirituale di tutti. Lo Srimad-Bhagavatam (11.28.35) spiega che l'anima è auto-luminosa, al di là della nascita e della morte, e illimitata dal tempo o dallo spazio e, quindi, oltre ogni cambiamento. Il Bhagavatam (11.22.50) sottolinea anche che come si assiste alla nascita e alla morte di un albero ed è separato da esso, allo stesso modo la testimonianza della nascita, della morte e delle varie attività del corpo è dentro ma separata da esso. La dimensione dell'anima è descritta anche nella Svetasvatara Upanishad (5.9): "Quando il punto superiore di un capello è diviso in cento parti e ancora ciascuna di tali parti è ulteriormente suddivisa in cento parti, ciascuna di tali parti è la misura della dimensione dell'anima spirituale. "Quindi considerando che il diametro di un tipico pelo è largo circa tre-millesimi di pollice, allora dividerlo in cento parti, e poi dividere una di quelle parti di nuovo in cento parti significa che sarebbe microscopico. E poiché è spirituale e non fatto di sostanza materiale, percepire la presenza dell'anima non è così facile. È invisibile alla nostra visione materiale. La Katha Upanishad riferisce che all'interno del corpo, più in alto dei sensi e degli oggetti dei sensi, esiste la mente. Più sottile della mente è l'intelligenza, e più alto e più sottile di quanto l'intelletto sia il sé. Quel sé è nascosto in tutti gli esseri e non brilla, ma è visto dai sottili veggenti attraverso il loro acuto intelletto. Da questo possiamo capire che all'interno del corpo fisico grossolano, composto da vari elementi materiali, come terra, aria, acqua, ecc., c'è anche il corpo sottile composto dai sottili elementi sottili della mente, dell'intelligenza e del falso ego. Le attività psichiche si svolgono all'interno del corpo sottile. È anche all'interno del corpo sottile in cui esistono i ricordi delle vite passate, per quanto profonde possano essere. Tuttavia, l'essere vivente ha la sua forma spirituale che è più profonda di questa sottigliezza, altrimenti non potrebbe aver ripetuto nascite. Una persona vede effettivamente il suo sé spirituale così come la presenza dell'Essere Supremo quando percepisce che sia il corpo grossolano sia quello sottile non hanno nulla a che fare con il puro sé spirituale interiore. Pertanto, si potrebbe chiedere che, poiché siamo separati dai corpi grossolani e sottili, perché ci identifichiamo così fortemente con il corpo materiale? Si spiega che sebbene il corpo materiale sia diverso dall'anima, è a causa dell'ignoranza dovuta all'associazione materiale che ci si identifica erroneamente con le condizioni corporee alte e basse. È ulteriormente elaborato che solo a causa della mente e dell'ego tale sperimentiamo felicità materiale e angoscia. Tuttavia, in realtà, l'anima spirituale è al di sopra di tale esistenza materiale e non può mai essere realmente influenzata dalla felicità materiale e dall'angoscia in qualsiasi circostanza. Una persona che percepisce veramente questo non ha nulla da temere dalla creazione materiale o dall'apparizione di nascite e morti. Così, può ottenere una vera pace. Il Chandogya Upanishad (8.1.5-6) ​​continua a spiegare che il sé è libero dal peccato e dalla vecchiaia, dalla morte e dal dolore, dalla fame e dalla sete, dalla lamento e dalla tristezza e da tutte le forme corporee identificazione. Desidera solo ciò che dovrebbe desiderare e non immagina altro che ciò che dovrebbe immaginare. Chi si allontana da questa vita senza aver scoperto il sé e quei desideri veri o spirituali non ha libertà in tutti i mondi. Ma quelli che partono da qui dopo aver realizzato la propria vera identità spirituale e quelle inclinazioni spirituali hanno la libertà in tutti i mondi. Quindi, per riassumere, l'anima è una particella di coscienza e beatitudine nel suo stato purificato di essere. Non è materiale in alcun modo. È ciò che parte dal corpo al momento della morte e, nel corpo sottile, trasporta le sue impressioni, i desideri e le tendenze mentali, insieme ai risultati karmici delle sue attività da un corpo all'altro. Comprendere e percepire questo sé, che è la nostra autentica identità spirituale, è il vero obiettivo della vita. Tale realizzazione allevia uno di ulteriore esistenza materiale. Come è spiegato, coloro che hanno purificato la loro coscienza, sono stati assorbiti dalla conoscenza spirituale e hanno assolto ogni impurità nella mente, sono liberati dal karma che li libera da qualsiasi nascita futura. Sono liberi da altre nascite nel mondo materiale e vengono liberati nell'atmosfera spirituale. Come fare questo è il risultato finale dell'esistenza umana.

Da dove provengono le vostre Scritture?

Sebbene il movimento Hare Krishna sia stato fondato in Occidente solo nel 1966, le sue radici si estendono per migliaia di anni nel passato, nella tradizione vedica dell'India. I Veda erano originariamente una tradizione vocale, ma poi furono scritti in sanscrito più di 5000 anni fa. Il compilatore della letteratura vedica, Srila Vyasadeva, divise la conoscenza vedica in vari dipartimenti di conoscenza, materiale e spirituale, affidando ai suoi discepoli sezioni particolari. In questo modo, le scritture si sono sviluppate nei quattro Veda, nei Vedanta Sutra, nelle 108 Upanishad principali, nel grande Mahabharata che include la Bhagavad-gita e nei 18 Purana principali, tra gli altri testi. Dei Purana, il Bhagavata Purana o Srimad-Bhagavatam è descritto come il frutto più maturo di tutta la letteratura vedica. È accettato dalla tradizione vedica come la conclusione dei principi e della comprensione vedantica, e mette in relazione i passatempi e le caratteristiche del Signore Supremo. Il processo di sviluppo spirituale descritto nella letteratura vedica è un processo graduale di realizzazione di Dio e amore per Dio. Questa saggezza è stata attentamente preservata e tramandata attraverso i secoli attraverso il veicolo della successione di maestri autorealizzati. Questa antica saggezza spirituale viene ora nuovamente presentata in Occidente attraverso il Movimento Hare Krishna. Invitano persone di ogni tipo a visitare i loro templi, comunità e siti web e a partecipare in qualsiasi modo desiderino a questo sublime e facile processo di <em>bhakti-yoga</em> e Coscienza di Krishna. Ci sono anche molti libri che possono aiutare a comprendere come puoi iniziare questo processo spirituale.

Hare Krishna mantra, che cos'è?

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

Un mantra è una vibrazione sonora spirituale che purifica la coscienza e risveglia l'amore di Dio. Il canto del maha-mantra Hare Krishna - Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare - è raccomandato nella letteratura vedica come il metodo più facile per quest'epoca (il kali-yuga), per raggiungere la realizzazione spirituale. Krishna è il nome sanscrito di Dio che significa "CoLui che attrae tutti", e Rama è un altro nome per Dio che significa "riserva di ogni piacere". Hare si riferisce all'energia divina del Signore. Quindi il mantra Hare Krishna significa: "O onnipotente, onnipotente Signore, o energia del Signore, per favore impegnami nel Tuo servizio". Ci sono due modi per cantare questo mantra: canto di gruppo (kirtana) e canto individuale su corona (japa). Per entrambi i metodi non si applicano regole rigide e chiunque può recitare in qualsiasi momento.

Ascolta il commento di Srila Prabhpada

Karma, che cos'è?

Il karma è uno di quegli argomenti che molte persone conoscono poco, ma pochi ne comprendono le complessità. Per cominciare, la terza legge del moto di Newton afferma che per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale, questa è la legge del karma. La legge del karma afferma fondamentalmente che ogni azione ha una reazione e qualsiasi cosa tu faccia agli altri, in seguito, tornerà da te. Inoltre, l'ignoranza della legge non è una scusa. Siamo ancora responsabili per tutto ciò che facciamo, indipendentemente dal fatto che lo comprendiamo o meno. Pertanto, la cosa migliore è imparare come funziona. Se tutti capissero la legge del karma, vivremmo tutti una vita più felice in un mondo più luminoso. Perché? Perché potremmo sapere come regolare le nostre vite in modo da non subire le continue reazioni di ciò che abbiamo fatto a causa dei falsi obiettivi della vita. Secondo la letteratura vedica, il karma è la legge di causa ed effetto. Per ogni azione c'è una causa oltre che una reazione. Il karma viene prodotto eseguendo attività interessate allo sviluppo fisico o mentale. Si possono compiere attività pie che produrranno buone reazioni o un buon karma per il futuro divertimento. Oppure si può compiere egoismo o ciò che alcuni chiamano attività peccaminose che producono cattivo karma e sofferenza futura. Questo segue una persona ovunque vada in questa vita o in una vita futura. Tale karma, così come il tipo di coscienza che una persona sviluppa, stabilisce reazioni che è necessario sperimentare. La Svetashvatara Upanishad (5.12) spiega che l'essere vivente, l'anima jiva, acquisisce molti corpi fisici e sottili grossolani a causa delle azioni che compie, come è motivato dalle qualità materiali a cui ottiene. Questi corpi acquisiti continuano ad essere una fonte di illusione finché egli è ignorante della sua vera identità. Il Brihadaranyaka Upanishad (4.45) chiarisce ulteriormente che come l'atma o l'anima nei corpi grossolani e sottili agisce, così in tal modo ottiene condizioni diverse. Agendo santo diventa un santo e agendo immoralmente diventa soggetto alle conseguenze karmiche. In questo modo, acquisisce di conseguenza la pietà o il peso dell'empietà. Allo stesso modo, si afferma che come un uomo semina, così mieterà. Pertanto, mentre le persone vivono la loro vita presente, coltivano un particolare tipo di coscienza con i loro pensieri e attività, che possono essere buoni o cattivi. Questo crea il karma di una persona. Questo karma ci indirizzerà verso un corpo più appropriato per le reazioni che dobbiamo affrontare, o le lezioni che dobbiamo imparare. Quindi, la causa della nostra esistenza deriva dalle attività delle nostre vite precedenti. Poiché tutto è basato su una causa, è il karma di uno che determinerà la propria situazione, come razza, colore, sesso o area del mondo in cui uno apparirà, o se uno è nato in una famiglia ricca o povera, o essere sani o malsani, ecc. ecc. Grazie per aver letto Hare Krishna [learn_more caption = "Ulteriori informazioni"] Quindi, quando gli esseri viventi rinascono, ottengono un certo tipo di corpo che è più adatto al tipo di coscienza che hanno sviluppato. Pertanto, secondo il Padma Purana, ci sono 8.400.000 specie di vita, ognuna delle quali offre una particolare classe di corpo per qualsiasi tipo di desiderio e coscienza che l'essere vivente possa avere in questo mondo. In questo modo, l'essere vivente è il figlio del suo passato e il padre del suo futuro. Quindi, è attualmente influenzato dalle attività della sua vita precedente e crea la sua esistenza futura dalle azioni che compie in questa vita. Una persona si reincarnerà in varie forme di corpi che sono più adatti per la coscienza, i desideri e la dignità dell'essere vivente e per ciò che merita. Quindi l'essere vivente continua inevitabilmente in questo ciclo di nascita e morte e le conseguenze per le sue varie attività buone o cattive finché è materialmente motivato. Ciò che crea il karma buono o cattivo è anche la natura dell'intento dietro l'azione. Se si usano le cose egoisticamente o per rabbia, avidità, odio, vendetta, ecc., Allora la natura dell'atto è oscurità. Uno incorrerà in un cattivo karma che in seguito si manifesterà come un'inversione nella vita, eventi dolorosi, malattie o incidenti. Mentre le cose che sono fatte a beneficio degli altri, per gentilezza e amore, senza alcun pensiero di ritorno, o per adorare Dio, sono tutte azioni di bontà e pietà, che porteranno l'elevazione o la fortuna a voi. Tuttavia, se fai qualcosa di male che accade a causa di un incidente o di un errore, senza l'intenzione di arrecare alcun danno agli altri, il karma non è così pesante. Forse eri destinato a essere uno strumento nel karma di qualcun altro, che è anche tuo. Prenderà in considerazione la tua motivazione. Tuttavia, maggiore è l'intento o la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato, maggiore sarà il grado di reazione negativa che ci sarà. Quindi è tutto basato sull'intento che sta dietro l'azione. Tuttavia, dovremmo capire che, essenzialmente, il karma è per correggere una persona, non per una semplice retribuzione delle azioni passate. L'universo è basato su compassione. Ognuno ha certe lezioni e modi in cui deve svilupparsi, e la legge del karma in effetti la dirige in un modo per farlo. Nondimeno, non si è condannati a rimanere in questo ciclo di ripetute nascite e morti per sempre. C'è una via d'uscita. Nella forma umana si può acquisire la conoscenza della realizzazione spirituale e ottenere la liberazione dal karma e da ulteriori cicli di nascita e morte. Questo è considerato il risultato più importante che si possa ottenere nella vita. Questo è il motivo per cui ogni processo religioso nel mondo incoraggia le persone che vogliono la libertà dall'esistenza terrena a non desiderare attaccamenti materiali o piaceri sensuali che li legano a questo mondo, ma a lavorare verso ciò che può liberarli da ulteriori cicli di nascita e morte.Tutti il karma può essere negato quando si aspira veramente a comprendere o realizzare lo scopo superiore nella vita e nella verità spirituale. Quando si raggiunge quel punto, la sua vita può essere veramente spirituale che dà l'eterna libertà dal cambiamento. Cercando la Verità Assoluta o servendo Dio nel servizio devozionale, specialmente nel bhakti-yoga, una persona può raggiungere il punto in cui è completamente sollevato da tutti gli ostacoli o le responsabilità karmiche. Il Signore Krishna dice nella Bhagavad-gita (18.66): "Abbandona ogni varietà di religione e arrenditi a Me. Ti libererò da ogni reazione peccaminosa. Non temere ". Senza essere allenati in questa scienza spirituale, è molto difficile capire come l'essere vivente lascia il suo corpo o quale tipo di corpo otterrà in futuro, o perché ci sono varie specie di vita che accolgono tutte le persone gli innumerevoli livelli di coscienza delle entità viventi. Come riferito nella Bhagavad-gita, coloro che sono spiritualmente ignoranti non possono capire come un'entità vivente può lasciare il corpo al momento della morte, né possono capire quale tipo di corpo godrà sotto l'influenza dei modi di natura. Tuttavia, chi è stato addestrato alla conoscenza può percepirlo. Quindi, incoraggiamo tutti a comprendere la legge del karma in modo più completo e come si può impegnarsi nel servizio di devozione del Signore per liberarsi da ogni karma buono o cattivo e sviluppare una coscienza puramente spiritualizzata. Questa è vera libertà e liberazione da tutti i limiti materiali attraverso i quali si può raggiungere lo strato spirituale.

Qual è lo scopo della vita?

Gli esseri viventi sono anime spirituali. Come tali, siamo parte integrante dell'assoluto supremo, Sri Krishna. Lo scopo della nostra vita è stabilire la connessione perduta con la Persona Suprema - Sri Krishna. Tutti noi stiamo cercando l'amore. Tuttavia, stiamo cercando di trovare il cosiddetto amore in questo mondo materiale - un mondo che è pieno di avidità, invidia, lussuria, rabbia, falso ego, illusione. Questo mondo materiale è pieno di tristezza e miseria. È' un mondo temporaneo. Si può venire sommersi da problemi in qualsiasi momento. Quindi i nostri tentativi di trovare la vera felicità in questo mondo materiale invariabilmente finiscono con la frustrazione. La vera felicità può essere trovata quando risvegliamo l'amore dormiente o la coscienza di Krishna. La vita umana è una possibilità per noi di ristabilire questa relazione. La coscienza di Krishna si ottiene pensando sempre a Lui, cantando il Suo santo nome, servendoLo, servendo i Suoi devoti e diffondendo le glorie del santo nome. Quindi, quando siamo impegnati nella coscienza di Krishna, sperimentiamo il più alto amore trascendentale: l'amore per Krishna, la Suprema personalità di Dio o prema bhakti. Raggiungere la prema bhakti è l'obiettivo della vita. Una vita di eternità, conoscenza e beatitudine!

Reinarnazione, che cos'è?

La reincarnazione è chiamata samsara nei classici testi vedici dell'India. La parola samsara è sanscrito e significa essere legati al ciclo di ripetute nascite e morti attraverso numerose vite. Il modo in cui funziona è che coloro che sono condizionati materialmente trasmigrano attraverso corpi diversi in base ai propri desideri e attività (o karma) passate e familiarità. I loro desideri, se materialmente motivati, richiedono un corpo fisico per consentire loro di continuare a elaborare i loro desideri materiali in varie condizioni di vita. Generalmente, nelle tradizioni orientali si considera che tutte le forme di vita o di specie hanno un'anima, che è l'entità che si reincarna. Prima di quando un'entità è pronta a incarnarsi come essere umano sulla Terra, l'anima può aver attraversato un'intera serie di vite per sperimentare vari livelli di esistenza e di coscienza. Il principio è che un'entità può effettivamente progredire attraverso le diverse specie di vita, gradualmente salendo fino a raggiungere la forma umana. Certo, il corpo è solo la copertura dell'anima in cui appare. L'essere vivente si muoverà continuamente verso l'alto nei suoi cicli di reincarnazione finché non avrà sperimentato tutte le principali varietà di esistenze che il regno materiale ha da offrire. In questo modo l'essere vivente è pienamente esperto nell'elaborare desideri o desideri materiali in tutti i tipi di forme quando raggiunge il livello umano. Naturalmente, non tutti gli esseri potrebbero dover affrontare tutto questo. Come funziona la reincarnazione è descritto più dettagliatamente nei testi vedici dell'India. La Bhagavad-gita (8.6) spiega che qualunque stato di coscienza si raggiunge quando lui o lei abbandona questo corpo, uno stato simile sarà raggiunto nella prossima vita. Ciò significa che dopo che la persona ha vissuto la sua vita, le numerose attività variegate della persona formano una coscienza aggregata. Tutti i nostri pensieri e azioni nella nostra vita influenzeranno collettivamente lo stato di essere in cui siamo al momento della morte. Questa coscienza determinerà a cosa sta pensando quella persona alla fine della propria vita. Quest'ultimo pensiero e coscienza dirigeranno quindi dove quella persona molto probabilmente andrà nella prossima vita perché questo stato di essere passa da questa vita alla successiva. Come viene ulteriormente spiegato, l'entità vivente nel mondo materiale trasporta i diversi livelli di coscienza da un corpo all'altro nello stesso modo in cui l'aria porta aromi. In altre parole, non possiamo vedere gli aromi trasportati dall'aria, ma può essere percepito dal senso dell'olfatto. In modo simile, non possiamo vedere i tipi di coscienza che l'essere vivente si è sviluppato, ma è trasportato da questo corpo al momento della morte e procede verso un altro corpo nella prossima vita per riprendere da dove era stato interrotto dal precedente esistenza. Naturalmente, la prossima vita potrebbe essere in un altro corpo fisico o in un corpo sottile tra le nascite, o anche negli stati d'essere celesti o infernali. Dopo la morte, si continua la coscienza che è stata coltivata durante la vita. Sono i nostri modelli di pensiero che costruiscono la coscienza, che poi ci indirizza verso l'esperienza richiesta dopo la morte. Il proprio stato di coscienza o concezione della vita esiste nel corpo sottile, che consiste nella mente, nell'intelligenza e nel falso ego. L'anima è coperta da questo corpo sottile, che esiste all'interno della forma materiale grossolana. Quando il veicolo fisico non può più funzionare, il corpo e l'anima sottili ne sono costretti a uscire. Poi, quando è il momento giusto, sono collocati in un'altra struttura fisica che adatta adeguatamente lo stato della mente dell'entità vivente. È così che lo stato mentale che attira l'uomo morente determina come inizia la sua prossima vita. Se il morente è assorto in pensieri di guadagno materiale o di piaceri sensuali di moglie, famiglia, parenti, casa, ecc., Allora deve, a un certo punto, ottenere un altro corpo materiale per continuare a perseguire i suoi interessi mondani. Dopo tutto, come si può soddisfare i suoi desideri materiali senza un corpo materiale? Per questo motivo, è meglio che una persona coltivi sempre attività pie e pensieri spirituali per aiutarlo a entrare in una vita migliore dopo la morte. Se una persona ha provato a tagliare i nodi dell'attaccamento alla vita materialistica e si è impegnata in attività spirituali, al grado di avanzamento che la persona ha fatto, lui o lei può andare in un regno celeste dopo la morte, o persino raggiungere il regno di Dio . In ogni caso, possiamo cominciare a capire che morire nella coscienza giusta per liberarsi dal ciclo di nascita e morte è un'arte che richiede pratica. Dobbiamo prepararci per il momento della morte in modo da non essere presi alla sprovvista o in uno stato mentale inadatto. Questo è uno degli scopi dello yoga. Dopo quello che può essere milioni di nascite e morti attraverso molte forme di vita, cercando di soddisfare tutti i desideri materiali, l'anima può cominciare a stancarsi di questi continui tentativi di felicità che spesso si rivelano così temporanei. Allora la persona può tuper trovare un significato spirituale nella vita. Nella ricerca del significato più alto, a seconda del livello di coscienza che una persona sviluppa, lui o lei può gradualmente entrare in livelli sempre più alti di sviluppo. Infine, se una persona scopre che in realtà non è questo corpo ma un essere spirituale al suo interno, e raggiunge un livello spirituale di coscienza, può perfezionare la sua vita in modo che entri negli strati spirituali e non debba più incarnarsi nel fisico mondo. Quindi, la liberazione è raggiunta attraverso la realizzazione del Sé e lo sviluppo del servizio di devozione a Dio, che è la perfezione del sentiero spirituale. Attraverso l'esistenza umana sulla Terra, è possibile accedere a molti altri piani di esistenza, incluso l'ingresso nel mondo spirituale. Dipende solo da come usiamo questa vita. L'idea che una persona abbia una sola vita per diventare qualificata per entrare in paradiso o per entrare nella dannazione eterna non offre all'anima alcun mezzo per la riabilitazione e solo una infinita sofferenza. Questo non è ragionevole. La dottrina della reincarnazione offre a chiunque ampie possibilità di correggere e rieducarsi nelle future nascite. Un'eternità all'inferno significa che un effetto infinito è prodotto da una causa finita, che è illogica. Dio non ha creato gli uomini per diventare niente più che un combustibile duraturo per nutrire i fuochi dell'inferno. Un tale scopo nella sua creazione non proviene da un Dio sempre amorevole, ma deriva dalle idee difettose dell'uomo e dalle sue concezioni imperfette di Dio. Dopo tutto, quanti uomini senza macchia potevano esserci in questo mondo? Chi ha un personaggio così puro da ricevere un passaggio immediato in paradiso? La Bhagavad-gita spiega che anche il peggiore peccatore può attraversare l'oceano della nascita e della morte salendo la barca della conoscenza trascendentale. Dobbiamo semplicemente essere sinceri nel raggiungere quella barca. Inoltre, una persona raccoglie i risultati delle sue azioni peccaminose per un periodo di tempo limitato. Dopo essere stato purgato dai propri peccati, cioè soffrendo le reazioni dolorose delle proprie cattive attività, una persona, sapendo il bene dal male, può avere una nuova possibilità di lavorare liberamente per la sua emancipazione da un ulteriore intreccio nella vita materiale. Quando merita e ottiene tale libertà, l'anima può godere della felicità perfetta ed eterna nella sua unione devozionale con l'Essere Supremo. Questo è il motivo per cui è sempre incoraggiato uno a cercare la conoscenza spirituale e la pratica dell'illuminazione. Sviluppando devozione sincera e purificata per il Signore, non ci si deve preoccupare della propria futura nascita. Una volta che una persona ha iniziato questo percorso di devozione, ogni vita si avvicina alla perfezione spirituale, in qualunque situazione si trovi. Così una persona è incoraggiata a pentirsi dei propri peccati o delle cattive scelte che sono state fatte sotto l'influenza di lussuria, rabbia o avidità e coltivare il perdono, la purezza e la generosità. Una persona dovrebbe anche impegnarsi in carità, penitenza, meditazione, japa (canto personale dei santi nomi del Signore), kirtan (canto congregazionale dei santi nomi del Signore) e altre pratiche spirituali, che distruggono tutti i peccati e rimuovono tutti i dubbi sulla conoscenza spirituale . Quindi attraverso la pratica costante si può raggiungere gradualmente il mondo spirituale ed essere liberi da ogni ulteriore entanglement nella reincarnazione.

Vegetariani, perché essere o diventare?

Sul sentiero spirituale, ci sono diversi motivi per cui una persona è raccomandata per essere vegetariana. Una ragione principale è che abbiamo bisogno di vedere la natura spirituale all'interno di tutti gli esseri viventi, e ciò include anche gli animali e le altre creature. Fratellanza universale significa nonviolenza sia agli umani che agli animali. Consiste nel comprendere che anche gli animali hanno un'anima. Sono vivi, coscienti e provano dolore. E queste sono le indicazioni della presenza della coscienza, che è il sintomo dell'anima. Persino la Bibbia (Genesi 1,21; 1,24; 1,30; 2,7; e in molti altri luoghi) si riferisce sia agli animali che alle persone come nefesh chayah, anime viventi. Coloro che mangiano carne, tuttavia, a causa del loro desiderio di mangiare animali o di vederli come una fonte di cibo per lo stomaco, non sono così facilmente in grado di comprendere la natura spirituale di tutti gli esseri. Dopo tutto, se sai che tutte le entità viventi sono essenzialmente spirituali e che tutti gli esseri viventi che sono coscienti mostrano i sintomi dell'anima interiore, allora come puoi ucciderli inutilmente? Ogni creatura vivente è anche la stessa di cui siamo nel rispetto che è anche figlia dello stesso padre, una parte dello stesso Essere Supremo. Pertanto, l'uccisione di animali mostra una grande mancanza di consapevolezza spirituale. Molte parti della letteratura Vedica descrivono come l'Essere Supremo sia il mantenitore di innumerevoli entità viventi, gli umani così come gli animali, ed è vivo nel cuore di ogni essere vivente. Solo quelli con coscienza spirituale possono vedere lo stesso Essere Supremo nella Sua espansione come Anima Suprema all'interno di ogni creatura. Essere gentili e spirituali verso gli umani e essere un assassino o un nemico verso gli animali non è una filosofia equilibrata, e mostra la propria ignoranza spirituale. La prossima ragione per essere vegetariani è considerare la quantità di paura e sofferenza che gli animali provano nel settore della macellazione. Ci sono innumerevoli storie di come nella paura le mucche piangono, urlano e talvolta cadono morte mentre sono dentro o anche prima che vengano portate nel macello. O come le vene dei maiali morti sono così grandi da mostrare che sono praticamente esplose dalla paura che il maiale ha provato e dall'adrenalina prodotta mentre veniva portata al macello. Ciò causa certamente un'immensa quantità di violenza per permeare l'atmosfera, che si spegne e ricade su di noi in una qualche forma. Inoltre, l'adrenalina e la paura nell'animale producono anche tossine che poi permeano il corpo di questi animali, che ingeriscono i mangiatori di carne. Le persone che consumano queste cose non possono fare a meno di esserne influenzate. Causa tensioni all'interno di loro individualmente, che poi si diffonde nelle loro relazioni con gli altri. L'antico testo Vedico della Manu-samhita (5,45-8) dice: "Chi ferisce gli esseri infetti dal desiderio di darsi piacere non trova mai la felicità, né vivente né morta. Colui che non cerca di causare la sofferenza dei legami e della morte alle creature viventi, ma desidera il bene di tutti gli esseri, ottiene una felicità infinita. . . La carne non può mai essere ottenuta senza danni alle creature viventi, e la ferita agli esseri senzienti è dannosa per il conseguimento della beatitudine celeste; Lascialo quindi evitare l'uso della carne. " La Bibbia (Romani 14,21) dice anche: "Non è né buono mangiare carne né bere vino". Un altro comandamento biblico (Esodo 23.5) ci istruisce ad aiutare gli animali nel dolore, anche se appartengono a un nemico. Anche le scritture buddhiste (Sutta-Nipata 393) consigliano: "Non distruggere o far distrarre alcuna vita o sanzionare le azioni di coloro che lo fanno. Lascia che si astenga dal ferire persino qualsiasi creatura, sia quelle forti che quelle che tremano nel mondo. "Si dice anche nelle scritture buddiste, il Sutra Mahaparinirvana," Il mangiare carne estingue il seme della grande compassione ".Per gli ebrei, il Talmud (Avodah Zorah 18B) vieta l'associazione con i cacciatori, per non parlare della caccia. Nel Nuovo Testamento Gesù preferì la misericordia al sacrificio (Matteo 9.13, 12.7) e si oppose all'acquisto e alla vendita di animali per il sacrificio (Matteo 21,12-14, Marco 11,15, Giovanni 2,14-15). Una delle missioni di Gesù era di eliminare il sacrificio animale e la crudeltà verso gli animali (Ebrei 10.5-10). Troviamo specialmente in Isaia dove Gesù disprezza il massacro e lo spargimento di sangue di uomini e animali. Dichiara (1,15) che Dio non ascolta le preghiere degli assassini animali: "Ma le tue iniquità hanno separato te e il tuo Dio. E i tuoi peccati ti hanno nascosto la sua faccia, così che Lui non ascolti. Perché le tue mani sono macchiate di sangue. . . I loro piedi corrono verso il male e si affrettano a versare sangue innocente. . . non conoscono le vie della pace ". Isaia si lamenta anche di aver visto," Gioia e allegrezza, macellazione di bestiame e uccisione di pecore, consumo di carne e consumo di vino, come pensavi, 'mangiamo e beviamo, per domani noi moriamo. '"(22.13) È anche stabilito nella Bibbia (Isaia 66,3): "Chi uccide un bue è come se uccidesse un uomo". A questo proposito San Basilio (320-379 d.C.) insegnava: "Il vapore della carne daruccide la luce dello spirito. Difficilmente si può avere virtù se si gustano pasti a base di carne e di carne. "Quindi dovremmo trovare alternative all'uccidere gli animali per soddisfare i nostri appetiti, specialmente quando ci sono molti altri cibi sani disponibili. Altrimenti, devono esserci reazioni a tale violenza. Non possiamo aspettarci la pace nel mondo se continuiamo a uccidere inutilmente tanti milioni di animali per il consumo di carne o per abuso. Il terzo fattore per essere vegetariani è il karma. Come afferma la seconda legge della termodinamica, per ogni azione deve esserci una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale questa è chiamata la legge del karma, il che significa che ciò che gira intorno viene fuori. Questo riguarda ogni individuo, così come le comunità e i paesi. Come la nazione semina, così raccoglierà. Questo è qualcosa che dovremmo prendere molto seriamente, specialmente nel nostro tentativo di portare pace, armonia e unità nel mondo. Se tanta violenza viene prodotta dall'uccisione di animali, dove pensi che le reazioni a questa violenza vadano? Ci torna in tanti modi, come la forma del crimine di quartiere e della comunità e le guerre mondiali. La violenza genera violenza. Pertanto, questo proseguirà a meno che non sappiamo come cambiare.Isaac Bashevis Singer, che ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, ha chiesto: "Come possiamo pregare Dio con misericordia se noi stessi non abbiamo pietà? Come possiamo parlare di diritti e giustizia se prendiamo una creatura innocente e versiamo il suo sangue? "Continuò dicendo:" Personalmente credo che finché gli esseri umani verseranno il sangue degli animali, non ci sarà mai alcuna pace . "In conclusione, possiamo citare il numero del 10 marzo 1966 de L'Osservatore della Domenica, il settimanale vaticano, in cui mons. Ferdinando Lambruschini ha scritto: "La condotta dell'uomo nei confronti degli animali dovrebbe essere regolata dalla giusta ragione, che proibisce di infliggere loro dolore e sofferenza senza scopo. Maltrattarli e farli soffrire senza ragione è un atto di deplorevole crudeltà da condannare da un punto di vista cristiano. Farli soffrire per il proprio piacere è un'esibizione di sadismo che ogni moralista deve denunciare. "Mangiare gli animali per il piacere della propria lingua quando ci sono molti altri cibi disponibili certamente si adatta a questa forma di sadismo. È ovvio che questo è controproducente per ogni pace, unità o progresso spirituale che desideriamo fare. È una delle cose che dobbiamo considerare seriamente se vogliamo migliorare noi stessi o il mondo. Quindi ecco alcuni motivi per cui una persona sinceramente spirituale sceglierà di essere vegetariana.

VALORE VEGETARIANO

Nel processo di bhakti-yoga, la devozione va oltre il semplice vegetarianismo e il cibo diventa un mezzo per il progresso spirituale. Nella Bhagavad-gita, il Signore Krishna dice: "Tutto ciò che fai, tutto ciò che mangi, tutto ciò che offri e reggi, così come tutte le austerità che puoi compiere, dovrebbero essere fatte come offerta a Me". ciò che mangiamo al Signore è parte integrante del bhakti-yoga e rende il cibo benedetto con potenze spirituali. Allora tale cibo è chiamato prasadam, o la misericordia del Signore. Il Signore descrive anche ciò che accetta come offerta: "Se uno mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o acqua, lo accetterò". Così , possiamo vedere che il Signore accetta frutta, cereali e cibi vegetariani. Il Signore non accetta cibi come carne, pesce o uova, ma solo quelli che sono puri e naturalmente disponibili senza danneggiare gli altri. Quindi sul sentiero spirituale mangiare cibo che viene offerto a Dio è la perfezione ultima di una dieta vegetariana. La letteratura Vedica spiega che lo scopo della vita umana è risvegliare la relazione originale dell'anima con Dio, e accettare il prasadam è il modo per aiutarci a raggiungere questo obiettivo.

Ricorrenze del mese

Damanaka-aropana Dvadasi

Sri Abhirama Thakura

Apparizione Radha Kunda

Sri Syamananda Prabhu

Sri Vamsivadana Thakura

Sri Krishna Vasanta Rasa

Sri Balarama Rasayatra

Rama Navami

Sri Ramanujacarya

Sri Govinda Ghosh

Sri Srivasa Pandita

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