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Chignolo d'isola - Villag. Hare Krishna (BG)
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La storia del Tempio

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Ente Religioso

In contatto con Srila Prabhupada

2 marzo 1975, Atlanta

Satsvarupa: Il terzo e ultimo giorno di Srila Prabhupada ad Atlanta fu riempito fino all'orlo e oltre dalla sua distribuzione della misericordia di Sri Caitanya. Era il giorno dell'apparizione del suo maestro spirituale, Bhaktisiddhanta Sarasvati, e così al mattino, Srila Prabhupada tenne una speciale osservanza. I devoti collocarono una grande immagine di Bhaktisiddhanta Sarasvati su uno speciale vyasasana, e speravano che Prabhupada stesso avrebbe eseguito gli arati, anche se non osavano chiederglielo. Nessuno si fece avanti per eseguire la cerimonia, e Srila Prabhupada capì così i cuori dei devoti riuniti. "Forse dovrei eseguire gli arati", disse a Tamala Krishna Maharaja. "Lo dovrei fare." Tutti i devoti la pensano così, Srila Prabhupada. Sarebbero molto felici se tu lo facessi”. "Sì, lo farò." Così Srila Prabhupada svolse un'altra attività raramente vista ad Atlanta, mentre offriva ogni articolo, la fiamma, la lampada di ghee, l'acqua e la conchiglia, e così via, davanti all'immagine di Bhaktisiddhanta Sarasvati. Quella mattina Srila Prabhupada parlò di servire il maestro spirituale nella separazione. "Vuoi sempre pregare", disse Prabhupada, "che solo per la grazia del maestro spirituale si può raggiungere la grazia o la misericordia di Krishna. Questo è il significato di Vyasa-puja. Per quanto possibile ho cercato di darvi istruzioni, libri. Ma rimanete sempre fedeli al maestro spirituale e cercate di capire Krishna. Qualsiasi altra cosiddetta comprensione è semplicemente una perdita di tempo.

Sri Nityananda Prabhu

21 FEBBRAIO 2024 - Apparizione

SriNityananda

Sri Nityananda Prabhu

nityanandam aham vande karne lambita-mauktikam
caitanyagraja-rupena pavitri-krita-bhutalam

“Saluto Nityananda Prabhu, che a uno dei suoi orecchi porta una perla ed è il fratello maggiore di Caitanya Mahaprabhu, e che è coLui che purifica la Terra.”

Curiosamente, non esiste una biografia autorevole di Nityananda Prabhu; e mentre Rupa, Jiva, e Raghunatha non lo citano nemmeno una volta in tutti i loro scritti, Sanatana Gosvami vi si riferisce solo brevemente nell’invocazione del suo Vaisnava-tosani. Ciò nonostante, il mondo è fortunato perché i biografi di Mahaprabhu hanno dedicato intere sezioni delle loro opere alla vita di Nityananda, e queste possono essere raccolte in questa mastodontica letteratura, e anche nei testi vaisnava del tardo medioevo, come il Bhakti-ratnakara e il Prema-vilasa.

Nityananda Prabhu nacque nel villaggio di Ekacakra, nel paese di Rahri (Radhadesha), a circa otto miglia ad est dal luogo dove attualmente si erge la stazione Mallarpura della Ferrovia E.I (nel moderno distretto Birbhum del Bengala occidentale). Il suo luogo di nascita è commemorato da un tempietto chiamato Garbhavasa ed è visitato da una moltitudine di pellegrini anche ai giorni nostri. Sebbene non esista una relazione autorizzata della sua nascita, si dice che egli sia nato attorno al 1474 e che il nome di suo padre fosse Hadai Ojha. Hadai era un noto pandita, discendente da un ottima famiglia di brahmana, le cui origini provenivano da Mithila; il nome di sua moglie era Padmavati. Il loro unico figlio, Nityananda, era nato in un giorno di buon augurio, il tredicesimo giorno della luna piena del mese di Magh. Questo fortunato giorno fu reso ancor più propizio grazie alla nascita di Nityananda Prabhu.

Da bambino, Nitai (così come veniva chiamato) aveva un gruppo di amici intimi, e insieme amavano imitare i divertimenti di Krishna e dei Suoi associati. Una volta, essi si travestirono da esseri celesti e pregarono il Signore di alleviare il fardello della Terra in Kali-yuga. Nityananda Prabhu e una compagna, che era vestita come la Terra sofferente, si spostarono insieme agli altri bambini a giocare sul Gange, dove si rivolsero a Sri Visnu. In quel momento, uno dei bambini si nascose dietro una roccia e con voce profonda disse: “Presto nascerò a Mathura per alleggerire l’oppressione della Terra.” I ragazzi si divertivano, come fanno i bambini, mentre erano completamente assorti nei krisna-lila.

In un'altra occasione, Nitai e i Suoi amici del villaggio si riunirono per imitare la celebrazione del matrimonio di Vasudeva e Devaki, i genitori di Krishna. Il giorno seguente essi giocarono fingendo di essere nella prigione di Kamsa e recitarono l’intera storia della nascita di Krishna. Una volta, mentre mettevano in scena questo episodio, Nitai trasformò l’area in un insediamento di mandriani e vi portò “Krishna”, eludendo Kamsa con la sostituzione di Yogamaya con Krishna nella prigione. Recitando ogni giorno queste storie dalla trama intricata, i bambini divennero piuttosto intimi e giunsero ad amare Nitai come loro amico e guida naturale. Egli era il più dotato di immaginazione tra loro, e tutti ridevano e condividevano emozioni gioiose quando egli li vestiva da demoni. Nel recitare la storia di Putana, per esempio, essi prorompevano in scroscianti risate quando uno dei loro amici fingeva di succhiare il seno della demone, come faceva il piccolo Krishna. Talvolta Nitai costruiva dei demoni coi giocattoli, chiamandoli Bakasura, Aghasura, Vatsasura, e così via, e si impegnava a lottare con loro finendo per ucciderli. I suoi amici erano tanto presi dalla recitazione dei suoi giochi, che tornavano ogni giorno sentirglieli ripetere incessantemente. Raramente i suoi amici giocavano il ruolo dell’elefante Kuvalayapida o dei lottatori Canura e Mustika: Nitai fingeva di lottare con loro, vincendoli e trascinandoli via per i capelli. Alla fine della giornata, il loro stomaco doleva per le risate, e raccontavano ai genitori quanto si divertivano nel giocare con Nitai.

A volte Nitai portava i Suoi amici dal lattaio locale ed essi lo guardavano mentre rubava il burro e lo yogurt, come aveva fatto Krishna nei Suoi Vraja lila. Il lattaio, naturalmente, non protestava. Infatti, egli era un complice che metteva da parte i latticini in eccesso per Nitai e i suoi amici, e aspettava che si presentassero. Tutti gli adulti di Ekacakra adoravano Nitai. Erano affascinati da questo ragazzino speciale, e lo amavano quanto i loro figli. Vedendo il suo totale assorbimento in Krishna e negli avatara di Visnu, essi sospettavano che a sua volta egli potesse essere una sorta di incarnazione. Era instancabile, e di giorno in giorno metteva in scena un divertimento diverso; lo faceva tanto abilmente che i suoi vicini si chiedevano meravigliati, “Com’è possibile che egli abbia tanto talento? Come fa a conoscere le storie tanto bene? Nessuno gli ha spiegato tutti questi particolari”. Un giorno egli imitò il divertimento in cui Krishna solleva la Collina Govardhana, con tutti gli aspetti della storia recitati alla perfezione. In un lato egli costruì una replica di Vrindavana, mettendo in scena diverse parti dei Vraja-lila con molto realismo, e un’altra volta, finse di rubare i vestiti alle gopi e di visitare le vedove dei brahmana impegnati nei sacrifici. In un’occasione, uno dei ragazzi si vestì come Akrura, e per ordine di Kamsa portò Krishna e Balarama via da Vrindavana. Nitai pianse di dolore, sentendo la separazione dalle gopi. Le lacrime d’amore fluivano dai suoi occhi. La sua recitazione era a tal punto autentica che tutti coloro che osservavano la scena si chiesero se stesse solo recitando o se stesse in qualche modo sperimentando ciò che recitava. Era sempre perfetto sia che giocasse a fare Krishna, Balarama, o anche Vamana, o altre incarnazioni del Signore.

“Nitai, dove hai imparato tutte queste cose?”, chiese una delle signore del vicinato. La sua domanda divertì Nityananda. “Sono i Miei divertimenti divini”, rispose, “e vi sto permettendo di vederli.” Le persone risero scuotendo la testa. Non sapevano cosa pensare di lui.

Tra i Suoi ruoli più convincenti c’era quello di Laksmana, il fratello di Rama, che in realtà stava a indicare la sua identità divina di Balarama. I ragazzi e gli adulti, che lo guardavano recitare, erano coperti dall’energia yogamaya e potevano assaporare solo la loro relazione con lui, quale piccolo Nitai di Ekacakra. Il Caitanya-bhagavata di Vrindavanadasa Thakura (Adi-lila Capitolo Nove) elabora questo punto. Nityananda Prabhu travestito da Laksmana parlava con enfasi. Ergendosi all’esterno del finto palazzo di Sugriva, per esempio, Egli in un impeto di collera diceva: “Esci, spregevole scimmia! Il Mio Signore, Rama, non è soddisfatto dalle tue azioni. Egli sta aspettando di risolvere il nostro dilemma, che tu tieni in mano mentre stai seduto oziosamente, festeggiando e divertendoti con donne di bassa classe. Se vuoi che Io ti risparmi la vita, va da Rama più in fretta che puoi e offriGli il tuo aiuto!” Così, Nitai e i Suoi amici, una scena dopo l’altra, recitavano il lila di Rama e Laksmana. Poiché Nitai era davvero Balarama, di cui Laksmana è un’incarnazione, sperimentò i vari sentimenti del fratello minore di Rama. Spesso Egli aggiungeva un dialogo appropriato che indicava il Suo coinvolgimento personale nel ruolo, e il Suo pubblico oscillava invariabilmente tra il credere che stesse solo recitando una parte, e il sentire che vi era qualcosa di sovrannaturale nella sua credibilissima recitazione. Mentre entrava in una seconda identità che solo lui poteva vedere pienamente, agli abitanti di Ekacakra veniva offerto un accenno della Sua identità divina. Alcuni di loro sapevano che la recitazione di Nityananda costituiva un gioco nel gioco, e che il gioco superiore era una manifestazione della realtà più elevata della vita: il lila del Signore.

Per i primi dodici anni del suo lila manifestato, Nityananda Prabhu rimase a Ekacakra e condivise affettuosi divertimenti con i suoi vicini. Poco prima dei suoi tredici anni, però, un mendicante errante, che taluni affermano fosse il famoso santo Laksmipati Tirtha, arrivò a casa sua e fu accolto come ospite da Hadai Pandita, l’amorevole padre di Nityananda. Con grande rispetto e ospitalità brahminica, Hadai Pandita offrì all’eminente ospite tutto ciò che possedeva. “Ti prego, sentiti libero di prendere tutto ciò che vuoi,” disse. “La mia casa è la tua.” L’ascetico visitatore spiegò che la sua era una vita semplice, e che i suoi bisogni erano minimi. Tuttavia, egli disse, aveva bisogno di un compagno di viaggio, e il giovane Nitai sarebbe stata una persona adatta per tale servizio. Riluttante, Hadai Pandita acconsentì a lasciare andare suo figlio. Dopo tutto, egli aveva promesso di dare al sannyasi tutto ciò di cui aveva bisogno, e rinnegare il suo desiderio avrebbe voluto dire annullare un’ingiunzione fondamentale delle Scritture.

Nityananda Prabhu aveva desiderato recarsi a Navadvipa per qualche tempo, ma questa si trovava a circa 100 miglia a nord di Ekacakra, lui era solo un ragazzino. Sapeva che Mahaprabhu era già apparso nel mondo ed era impegnato in divertimenti d’infanzia nei quali Egli celava la Sua missione e la Sua identità divina. “Mi divertirò andando nei luoghi santi con questo meraviglioso sannyasi”, pensò Nityananda Prabhu, “e tra qualche tempo, quando Mahaprabhu sarà pronto, Mi recherò a Navadvipa.” Fu così che, Nityananda lasciò felicemente Ekacakra con l’asceta viandante. Ma la Sua felicità non era condivisa dai Suoi genitori. Per loro fu come un incubo. Come avevano potuto accettare che il sannyasi prendesse Nitai, il loro amato figlio? Cosa era accaduto loro? Essi sentirono che dovevano essere stati coperti da un velo di illusione per lasciare andare il loro giovane Nitai. Egli avrebbe vissuto una vita dura, pensarono, sempre sulla strada; e a causa di ciò avrebbero perso la Sua dolce associazione. L’anziano Hadai Pandita, non potè tollerare l’assenza di Nitai, e dopo qualche tempo morì, morso dal serpente della separazione.

Nitai viaggiò da un luogo santo all’altro per i vent’anni successivi, finchè ebbe trentadue anni, ricevette le istruzioni e l’amicizia del suo più anziano compagno sannyasi. Tra gli altri luoghi di pellegrinaggio, Egli si recò a Vaidyanatha, a Gaya, a Kashi, a Prayaga, Hastinapura, Dvaraka, Siddhapura, Siva-kanci, Visnu-kanci, Kuruksetra, Pravasa, Naimisaranya, Ayodhya, Haridvara, Godavari, Mathura, e Vrindavana. Egli percorse l’India in un lungo e in largo e con la sua presenza santificò il subcontinente, rendendo ancora più sacri i luoghi santi. Il divertimento di quei viaggi è una reminiscenza di Balarama, che si spostò da un luogo all’altro, visitando tutti quei luoghi mentre si svolgeva la battaglia di Kuruksetra.

Secondo il Bhakti-ratnakara, Nitai trascorse un lungo periodo nella santa terra di Pandarpura (Maharastra), dove il suo altro sé, Vishvarupa (il fratello maggiore di Mahaprabhu), aveva lasciato il corpo. In quel momento, egli assorbì la shakti di Vishvarupa nel suo proprio essere. Ciò è confermato nel Caitanya-bhagavata (Adi 6.81) e nel Gaura-ganoddesha-dipika (65).

Quando Nitai riprese a viaggiare, sentendo l’estasi di queste aree sacre, manifestò sempre più la sua natura avadhuta; la sua maniera di agire e il comportamento generale diventò ancora più indefinibile e bizzarro; nessuno riusciva a comprendere che cosa lo motivasse o perché si comportasse in quel modo. Egli era noto per esempio, per la sua danza estatica con l’indumento atto a coprire i fianchi drappeggiato invece attorno alla testa. Oppure si sedeva in braccio a Malini e succhiava il suo seno come se fosse un neonato –lei era ben oltre l’età in cui si allatta un bambino e lui era un uomo di trentadue anni; ma la cosa più strana era che il suo succhiare faceva scorrere veramente il latte! Lo strano comportamento di Nityananda Prabhu verrà esplorato ulteriormente nel verso seguente.

Nityananda era considerato un sannyasi avadhuta, sebbene si dice che egli non adottò mai formalmente l’ordine del sannyasa. Gli avadhuta (“i puri”) vengono solitamente associati alla tradizione Saivite, ma vi è un ramo poco noto di sannyasivaisnava conosciuti come turiyatit-avadhuta. Costoro sono descritti dalla Narada-parivajaka-upanisad, dalla Turiyatit-avadhuta-upanisad e dalla Brihad-avadhuta-upanisad. Divinamente eccentrici, questi avadhutasannyasi erano noti per andare nudi (sia la Caitanya-bhagavata sia il Bhakti-ratnakara includono passi che illustrano Nityananda in pubblico senza indumenti), sono in pace con il mondo, sono indifferenti a dolore e tristezza, hanno un accentuato disinteresse per i principi e le regole e per le abitudini di casta. Molte di queste caratteristiche, se non tutte, erano riscontrabili in Nityananda Prabhu. Il suo comportamento era così bizzarro che alcune persone si alzavano e correvano via se solo udivano il suo nome. (Caitanya-bhagavata, Madhya 3.169) Infatti, anche Advaita Acarya scherzando si riferisce a Lui come sahaje pagala, “un pazzo naturale”. (Caitanya Caritamrita, Madhya 3.97)

Secondo il Bhakti-ratnakara, Nityananda Prabhu incontrò per la prima volta Laksmipati Tirtha mentre attraversava Pandarapura (il che indica che, secondo l’autore del Bhakti-ratnakara, il sannyasi che tolse Nitai ai suoi genitori non era Laksmipati Tirtha ma qualche altro sannyasi sconosciuto). Si dice che Laksmipati avesse avuto dei sogni intensi riguardanti Sri Balarama, e quando incontrò Nityananda a Pandarapura, si convinse che quel meraviglioso giovane Nityananda non era altri che Balarama Stesso. Quando essi ebbero sviluppato una profonda relazione d’affetto, Nityananda diventò sempre più caro a Laksmipati Tirtha, e Laksmipati Tirtha divenne caro a Lui. Secondo alcune autorità, a quel tempo, Laksmipati iniziò Nityananda Prabhu, dandogli il nome brahmacarisvarupa”. Per conseguenza, scrittori come Vrindavanadasa Thakura e Srila Kaviraja Gosvami si sono spesso riferiti a Lui come a “Nityananda Svarupa”.

Madhavendra Puri era il più rinomato discepolo di Laksmipati Tirtha. A lui si attribuisce l’instaurazione della dolce verità del madhurya-rasa, che in seguito diventò parte integrante degli insegnamenti Gaudiya vaisnava, e anche di essere stato il primo ad esprimere apertamente la posizione preminente di Radharani nella Gaudiya sampradaya. Fu grazie alla relazione straordinariamente dolce con Laksmipati Tirtha che egli incontrò Madhavendra Puri mentre camminava diretto verso vari luoghi di pellegrinaggio. Chi può descrivere il prema che venne scambiato quando queste due grandi anime si incontrarono e si abbracciarono? La loro relazione sbocciò immediatamente in un loto dolcemente profumato di amore fraterno, ma poiché Madhavendra Puri era suo superiore, e aveva giocato un ruolo tanto importante nel definire la missione Gaudiya, Nityananda Prabhu lo trattò sempre come se fosse stato il suo maestro spirituale. Infatti Nityananda Prabhu considerò Madhavendra Puri non differente da Laksmipati Tirtha. Per questo motivo, spesso ci si riferisce a Nityananda Prabhu (insieme con Advaita Acarya e Yshvara Puri) come a uno dei più amati discepoli di Madhavendra Puri.

Nityananda Prabhu raggiunse presto Vraja. La sua estasi aumentò di un milione di volte. Visitando i molti luoghi associati con il krisna-lila, egli gridò, danzò, roteò, rise, e ululò come un pazzo. A Gokula, Egli vide la casa di Nanda Maharaja e rimase là per un po'. Quando si guardò attorno e sentì la struttura delle pareti, pianse pietosamente, ricordando i divertimenti che il Signore aveva svolto là. Offrendo i propri omaggi a Sri Madan-gopala, egli si recò a Hastinapura, la capitale dei Pandava. Visitando tutte le memorabili foreste lungo il sentiero, giunse finalmente a Sri Vrindavana-dhama. Là si impegnò in molti divertimenti meravigliosi presso la Yamuna, interagendo con compagni invisibili che solo Lui riusciva a vedere.

Infine Nityananda Prabhu giunse ad un bellissimo albero baniano chiamato Sringara-vata (che più tardi venne chiamato Nityananda-vata). Qui egli impazzì completamente d’amore per Krishna. Si sedeva, poi si alzava, e poi si sedeva di nuovo. Raccoglieva dei fiori dall’area attorno all’albero e, sdraiandosi, li poneva su varie parti del proprio corpo. Poi si alzava, e mentre i fiori cadevano a terra, gridava. La sua malattia d’amore spirituale non potè più essere contenuta dal suo cuore e dalla sua mente, ed egli si sentì come se dal suo corpo si sprigionasse del fuoco che andava in tutte le direzioni. A causa di questa traboccante intensità, egli gridava: “Dov’è Krishna? Dov’è la mia vita e la mia anima?!” Appena queste parole emanavano dalle sue ansiose labbra, tremava senza alcun controllo e lacrime d’amore scendevano dai Suoi occhi come torrenti di pioggia. In quel momento egli fu colpito da una sorprendente visione interiore, e seppe che Mahaprabhu aveva completato i suoi riservati divertimenti d’infanzia. Ora Mahaprabhu era impegnato completamente nella Sua missione, e la rivelava a tutti. Questa realizzazione fece ridere Nityananda per l’affetto sfrenato verso il suo fratello spirituale, e così, da Sringara-vata, Egli proseguì verso Navadvipa per unirsi ai divertimenti di Mahaprabhu.

Era l’anno 1506, e dopo un arduo viaggio attraverso dense foreste in uno stato di frenetica devozione simile al trance, Nityananda Prabhu raggiunse la terra di Nadiya. Gustando l’atmosfera spirituale, egli si recò direttamente alla casa di Nandanacarya, un grande devoto che viveva ai confini a sud di Antardvipa, dove Ganga e Jalangi si incontrano. La sua casa era circondata da un noto giardino, animato dai gridi di cuculi e pavoni, che era chiamato Sri Ishodhyana. Questo giardino ricordava Vraja, con i suoi cespugli di bacche, di fiori profumati e grande varietà di alberi da frutto. Nityananda si sentì a casa laggiù. Egli pensò: “Mahaprabhu è veramente mio fratello minore ed è ansioso di vedermi. Fammi giocare con Lui e vediamo se Lui mi troverà qui”.

Consapevole della presenza di Nityananda, Mahaprabhu inviò Haridasa Thakura e Srivasa Pandita alla sua ricerca. Ma dopo tre ore essi tornarono senza Nitai; non erano riusciti a trovarlo. Haridasa è Brahma, il creatore dell’universo, e Srivasa è Narada, che ha libera possibilità di volare dovunque desideri. Tra di loro, essi avevano sufficienti poteri mistici per realizzare qualsiasi cosa. E tuttavia Nityananda, grazie al suo inconcepibilmente poderoso desiderio, fu in grado di mantenersi nascosto a queste due abili anime.

Mahaprabhu si divertiva al gioco trascendentale di Nitai, e come lui, volle assaporare il loro primo incontro. Egli apprezzava il fatto che ci fosse qualche ritardo nel trovare Nityananda Svarupa. Dopo qualche tempo però Egli sentì di non poter aspettare più a lungo; riunì tutti i devoti e andò direttamente a casa di Nandanacarya.

Quando finalmente i due Signori si videro per la prima volta, furono immediatamente sopraffatti da ondate di estasi. Nitai aveva appena trentadue anni, e Mahaprabhu aveva vent’anni. Entrambi sentirono che ora le Loro vite erano perfettamente complete e, abbracciandosi, piansero fiumi di estasi. Dopo essersi glorificati vicendevolmente per qualche attimo, Nitai cadde a terra privo di sensi. Ben presto risvegliato dal tocco lenitivo di Mahaprabhu, essi continuarono a glorificarsi a vicenda esprimendosi in modi poetici e attraenti. Tutti i devoti riuniti furono colti da meraviglia, e realizzarono di essere fortunati di poter assistere a un avvenimento tanto esoterico e sublime, cosa che accade raramente in un migliaio di ere di Brahma. Il luogo dove i due Signori si incontrarono per la prima volta è attualmente commemorato da un piccolo tempio chiamato Sri Gaura-Nityananda Mandira.

Poco dopo il loro incontro iniziale, Mahaprabhu portò Nityananda a casa di Srivasa Thakura per offrire a Nitai, che è il guru originale di tutta l’umanità, il Vyasa-puja, ossia l’adorazione al guru. Nityananda, però, sottrasse a Mahaprabhu tutti gli articoli necessari per il puja, e adorò invece Lui. Nitai continuava a ripetere: “Nimai Pandita (Mahaprabhu) è il mio Signore e padrone! Nimai Pandita è il mio Signore e padrone!” Ci fu una costante competizione tra chi doveva servire. Il loro vicendevole amore è indescrivibile.

Da questo momento, fino a quando Mahaprabhu lasciò Navadvipa per Jagannatha Puri, Nitai fu sempre al Suo fianco. Sia Vrindavanadasa Thakura sia Krishnadasa Kaviraja Gosvami asseriscono inequivocabilmente che Nitai possiede la chiave d’accesso al cuore di Mahaprabhu. La tradizione Gaudiya vaisnava è enfatica su questo punto: colui che pensa di poter ottenere l’amore per Dio senza prima ottenere la misericordia di Nityananda Rama vive nell’illusione.

Mahaprabhu chiese a Nityananda Prabhu e ad Haridasa Thakura di agire come Suoi predicatori porta a porta, diffondendo il messaggio d’amore per Dio in ogni casa di Navadvipa. Fu a quel punto che Nitai e Haridasa incontrarono i due fratelli, Jagananda e Madhavananda Bandopadiya, noti anche come Jagai e Madhai. Questi erano i discendenti di un illustre dinastia di brahmana ma avevano abbandonato il sentiero virtuoso dei loro antenati per una vita dissoluta. Quando i due emissari della misericordia di Mahaprabhu li incontrarono per la prima volta, Jagai e Madhai erano, come al solito, in uno stato di torpida ebrietà, e creavano disordine in tutto il villaggio. Nitai provò compassione per quelle anime cadute e pensò che se avessero potuto correggerli, la missione di Mahaprabhu sarebbe stata accolta ancora meglio a Navadvipa. Avvicinatosi ai due riottosi fratelli per la strada, Nitai li pregò di cantare il santo nome di Hari per poter assaporare il dolce nettare della coscienza di Krishna, ma i due scellerati respinsero Nitai sulla via, bestemmiando e apostrofandolo con nomi oltraggiosi.

Il giorno successivo, Mahaprabhu chiese ai Suoi due predicatori di tornare sulla scena dell’incidente. Così fecero, ma al loro arrivo ricevettero soltanto un linguaggio ingiurioso. Oltre a un trattamento verbale offensivo, Madhai lanciò una brocca che si infranse sul capo divino di Nitai, facendolo sanguinare. (Sebbene il corpo di Nitai fosse perfettamente spirituale, egli manifestò questo lila affinchè Jagai e Madhai potessero ottenere la liberazione). Questo atto di violenza spezzo il cuore di coloro che erano presenti, incluso Haridasa. Anche Jagai si sentì triste e rimproverò suo fratello che stava per colpire di nuovo Nitai. Jagai suggerì a Madhai di desistere, dicendogli che il suo comportamento era oltraggioso.

Quando Mahaprabhu sentì ciò che era accaduto, si infuriò e si precipitò personalmente sul posto. Com’era possibile che qualcuno facesse del male a un’anima mite come Nitai? Facendo ricorso al disco, la Sua arma divina, che è radiosa e fiammeggiante, Mahaprabhu era pronto a uccidere sul posto i due repellenti fratelli, obbligandoli ad assaporare l’ira di Dio. La Sua collera, tuttavia, fu placata da Nitai, il quale Gli ricordò che la maggior parte della gente in questa era è caduta quanto Jagai e Madhai, e la Sua missione consisteva proprio nel liberarla con l’amore, non con la violenza. Ascoltando le parole di Nitai, Mahaprabhu fu disposto a perdonare Jagai, perché aveva cercato di proteggere Nityananda Prabhu, ma Madhai, che aveva compiuto l’azione più malvagia aggredendo Nitai, doveva essere perdonato da Nitai in persona. La misericordia di Nitai non conosce limiti, ed egli perdonò rapidamente Madhai per tutto ciò che aveva fatto.

Quando Jagai e Madhai videro l’affettuoso scambio tra Mahaprabhu e Nityananda e, soprattutto osservarono la natura indulgente di Nitai verso di loro, sentirono che il loro cuore si trasformava; decisero così di diventare devoti ed entusiasti sostenitori della missione del sankirtana di Mahaprabhu. Nel vedere la loro sincerità, Mahaprabhu prese tutti i loro peccati sul Suo capo, il che, per qualche breve attimo, trasformò il Suo corpo dorato in un colore nerastro, spiacevole a vedersi. Infatti, quando Citragupta, l’assistente di Yamaraja, cercò di calcolare i peccati collettivi di Jagai e Madhai, non riuscì a farlo, e perse i sensi esausto. Dopo l’episodio con Nitai, però, Jagai e Madhai stabilirono il più elevato standard di servizio devozionale cantando costantemente il santo nome di Krishna (almeno 10.000 volte al giorno) e istruirono altri nei minimi particolari della religione vaisnava. Madhai, in particolare, si sentiva colpevole per la sua nefanda offesa e un giorno avvicinò Nityananda Prabhu chiedendogli una espiazione particolare. Nitai lo istruì a pulire regolarmente un preciso luogo di abluzioni di Navadvipa ed Egli compì questo ed altri servizi per il resto della sua vita. Quel luogo esiste tutt’oggi, ed è chiamato Jagai e Madhai Ghat.

Mahaprabhu e Nityananda trascorsero diversi anni insieme a Navadvipa gustando i divertimenti del sankirtana. Il destino voleva, però, che Mahaprabhu presto decidesse di prendere il sannyasa, l’ordine della vita di rinuncia, e di diffondere la Sua missione del sankirtana in tutta l’India. Nityananda Prabhu era uno dei pochi associati confidenziali a sapere di questo prossimo evento, e fu lui ad accompagnare Mahaprabhu a Katwa, dove sarebbe avvenuta l’iniziazione al sannyasa. Poco dopo la cerimonia di rinuncia di Mahaprabhu, i due divini fratelli si recarono insieme a Puri. Sul cammino, si verificò un interessante divertimento. A sole sei miglia a nord di Puri, nel villaggio di Kamalapura, Mahaprabhu si bagnò nel fiume Bhargi e, mentre Si bagnava, lasciò il Suo bastone di sannyasi nelle mani di Nityananda Prabhu. Dopo esserSi bagnato, Mahaprabhu si recò nell’adiacente tempio di Siva noto come Kapoteshvara. In quel momento Nityananda Avadhuta ruppe il sacro bastone in tre pezzi e li gettò nel fiume. In questo caso, esistono diverse ragioni per il suo “inspiegabile” comportamento avadhuta: (1) Mahaprabhu era un nuovo sannyasi e, secondo la tradizione, avrebbe dovuto portare il bastone con sè finchè non fosse entrato negli stadi più avanzati del sannyasa.

Nityananda, tuttavia, valutò che essendo Mahaprabhu Dio, la Persona Suprema, era comunque superiore anche al sannyasi più anziano, e quindi pensò che non aveva bisogno di portare il bastone con Sé; (2) Per una serie di ragioni piuttosto complesse, Mahaprabhu aveva ricevuto il sannyasa da un monaco della scuola di sannyasi impersonalisti. Questa particolare classe di asceti portano un singolo bastone per affermare che credono di essere tutt’uno con Dio. Mahaprabhu, però, in realtà era un sannyasi vaisnava, e questi portano un triplice bastone, per indicare di aver abbandonato corpo, mente, e parole al servizio del Signore. Anche per questa ragione Nityananda Prabhu ruppe il bastone del Signore in tre pezzi; (3) Per finire, è detto che Mahaprabhu voleva arrivare a Puri da solo, per godere del Suo incontro con il Signore Jagannatha in perfetta solitudine e poter meditare su di Lui senza alcuna interruzione. Avendo Nitai rotto il bastone da sannyasi di Mahaprabhu, Gli permise di fingersi incollerito e di correre avanti rispetto ai Suoi compagni di viaggio. Ciò Gli consntì di arrivare a Puri prima degli altri. Correndo con incomparabile entusiasmo per vedere il Suo Signore, con le lacrime agli occhi, Egli si recò direttamente al tempio di Jagannatha e riuscì a provare l’estasi dell’associazione con il Signore prima che arrivassero i Suoi compagni. Ciò fu reso possibile per la rottura del bastone di sannyasi. Il fiume in cui Nitai aveva gettato i pezzi del bastone, è ora chiamato Danda-bhanga-nadi, “il fiume del bastone rotto”.

Poco dopo questo danda-bhanga-nadi-lila, Mahaprabhu e Nityananda arrivarono a Puri e assaporarono il fatto di trovarsi nel santo dhama insieme. Ma questo amore-in-unione non era destinato a durare, e rapidamente Mahaprabhu lasciò Nityananda laggiù, procedendo nel Suo giro del sud dell’India che sarebbe durato due anni. È impossibile descrivere la separazione provata da questi due fratelli spirituali.

Quando Mahaprabhu tornò fu compiaciuto di vedere che Nitai, a Puri, aveva sviluppato il movimento con l’aiuto di alcuni importanti devoti locali: Sarvabhauma Bhattacarya, Mukunda Datta, Jagadananda Pandita, e altri. A Navadvipa, invece, il movimento era stato estremamente trascurato, e quindi Mahaprabhu organizzò di rimandare in Bengala Nityananda, il Suo più fidato comandante del sankirtana, a sviluppare la missione lassù. Mahaprabhu chiese a Gadadhara Dasa, Raghunatha Vaidya, Krishnadasa Pandita, Ramadasa, Parameshvari-dasa, Purandara Pandita, Govinda Ghosa, Vasu Ghosa, e ad altri di assistere Nitai nella sua missione, e nel Novembre del 1511 li inviò tutti nel territorio del Bengala.

Kaviraja Gosvami (Madhya 15.42) fa riferimento a quest’importante trasferimento in Bengala: nityanande ajna dila—’yaha gauda deshe / anargala prema-bhakti kariha prakashe // “Sri Caitanya Mahaprabhu ordinò a Nityananda Prabhu, “Vai in Bengala e senza alcun limite manifesta il servizio devozionale, la coscienza di Krishna.” In quel momento Mahaprabhu prese Nitai da un lato e gli dette delle istruzioni private. Alcuni affermano che Egli chiese a Nitai di sposarsi, ma ciò non è sostenuto da alcun testo autorevole. Ad ogni modo, Nitai prese seriamente l’ordine di predicare in Bengala (Antya 3.148): nityananda gosani gaude yabe aila / prema pracarite tabe bhramite lagila // “Quando tornò in Bengala per predicare il culto della bhakti, l’amore per Dio, Sri Nityananda cominciò a viaggiare per tutto il paese.” Egli giunse a conoscere tutto il Bengala come un re conosce il suo dominio. A quel tempo egli dette inizio al pellegrinaggio in Bengala, in particolar modo a Navadvipa, e molti affermano che fu quando conobbe Jiva Gosvami, impegnato nel famoso parikrama descritto da Bhaktivinoda Thakura nello Sri Navadvipa Dhama Mahatmya e anche nello Sri Navadvipa Bhava Taranga. È più probabile, tuttavia, che il pellegrinaggio con Jiva Gosvami sia avvenuto in una data posteriore.

Quando Nitai tornò per la prima volta in Bengala, iniziò la propria missione a Panihati, un villaggio situato quattro miglia a nord di Calcutta. Per quasi cinque mesi egli predicò e raggruppò seguaci in questa zona, finchè a migliaia cantarono e danzarono in estasi diretti dalla sua abile supervisione. Fu in quel periodo che Raghunatha dasa Gosvami, allora un ragazzino, avvicinò Nityananda Prabhu come un servitore sottomesso. Poiché “Dasa Gosvami”, come Raghunatha dasa veniva chiamato, era nato in una famiglia benestante, Nitai gli chiese di patrocinare un grande festival in cui tutti i devoti potessero avere quanto yogurt e riso spezzato desiderassero. Il festival di Panihati fu un grande successo, attrasse pellegrini provenienti da molte miglia tutt’intorno, e tutti parteciparono in diverse maniere. Ciò incrementò in modo naturale il movimento del sankirtana e soddisfece moltissimo Nityananda.

A Panihati, Nityananda Rama utilizzava la casa di Raghava Pandita come un quartier generale, e da lì egli predicava a migliaia di persone appartenenti a entrambe le sponde del fiume Bhagirathi, convertendo gente che proveniva da ogni parte. Poi, egli si trasferì a Varahanagara, dove rimase nella casa di Gadadhara dasa. Trasformò quella piccola residenza in un altro vasto centro del movimento. È detto che commosse così profondamente la gente di quella zona che perfino ai bambini piccoli era permesso spostarsi dai villaggi vicini, anche nei giorni di scuola, per unirsi al kirtana.

Dopo un periodo fruttuoso in quei luoghi, dove fondò centri di predica autosufficienti, Nityananda Prabhu arrivò a Khardaha, dove si stabilì per qualche tempo nella casa di Purandara Pandita. Egli fece di questo luogo un centro speciale, e vi tornò successivamente con Jahnava Devi, sua moglie, ma per il momento egli si spostò ancora per continuare l’opera di proselitismo a favore di Mahaprabhu. La fermata successiva fu a Saptagrama, una delle più ricche città del Bengala. Molti degli abitanti della città, ora come allora, appartengono alla casta Suvarna-vanika, che commerciano con l’oro e sono considerati dei fuori casta. Sebbene secondo gli standard indu essi fossero intoccabili, Nityananda vedeva con equanimità tutte le anime e diffuse affettuosamente gli insegnamenti di Mahaprabhu, chiunque incontrasse. La gente di Saptagrama in cambio prese ad amare Nityananda Prabhu, apprezzando la sua autentica visione spirituale che permetteva loro di avere un ruolo nel movimento del sankirtana. Alcuni di loro dicevano che Nityananda Rama era uguale a un fiore Satya-yuga, che è in grado di diffondere la sua incantevole fragranza per miglia attorno a sé, per anni fino alla fine. Condividendo compassionevolmente la coscienza di Krishna con tutti indiscriminatamente, anche Nityananda, era in grado di diffondere il movimento di Caitanya Mahaprabhu perfino tra i devoti appena spuntati.

Dopo essere rimasto per un periodo a Saptagrama, Nityananda Prabhu continuò a viaggiare, visitando Santipur e Navadvipa, dove si recò letteralmente di casa in casa chiedendo alle persone di arrendersi alla missione del sankirtana di Mahaprabhu. Egli trasportò questa richiesta a Thanajora, a Baragachi, a Dogachiya, a Fulia, e in tutti i villaggi su entrambe le rive del Gange. A Khardaha si dice che abbia convertito non meno di 1.200 uomini e 1.300 donne buddisti, e convertì un altro folto gruppo di buddisti anche a Ramakeli (sebbene alcuni dicano che quest’opera in realtà fu espletata da Virabhadra, il figlio di Nitai).

In quel periodo si unirono a Nityananda Prabhu i suoi più importanti seguaci: il poeta Jnanadasa, i tre fratelli Madhava, Govinda, e Vasu Ghosa, che ottennero la notorietà come scrittori di canzoni e come cantanti di kirtana; e i dodici “gopala”, ossia i devoti che incarnarono sentimento di devozione in amicizia di Nitai (come opposto al più popolare madhurya o sentimento coniugale). In realtà, Nitai aveva cominciato a organizzare il suo gruppo di “amici pastori” mentre si trovava al festival Cidamahotsava di Panihati, fornendo, in un certo senso, la prima organizzazione Gaudiya vaisnava del Bengala costituita dai dodici gopala.

Nel sentimento di Balarama, Nitai enfatizzò sakhya bhava proprio come Mahaprabhu, nel sentimento di Sri Radha, e aveva scelto di focalizzarsi sul madhurya bhava. Questo era il metodo generale di Gaura-Nitai: rivelare i diversi bhava al mondo nel suo complesso, sebbene sia detto che in realtà fu Nitai, nel sentimento di Ananga Manjari, a dare il madhurya bhava a coloro che erano già a questo stadio.

Nityananda Prabhu rese popolare sakhya bhava con l’aiuto dei suoi dodici gopala, che circa 5.000 anni prima, al tempo dei divertimenti manifestati di Krishna, erano i pastori compagni di Krishna e Balarama. Questi gopala rinacquero 500 anni fa (al tempo di Nityananda Prabhu) per assisterlo nei suoi divertimenti. Scrittori vaisnava, quali Kavi Karnapura, hanno rivelato l’identità di ognuna di queste distinte personalità, secondo il loro ruolo, sia nei lila antichi di 5.000 anni sia in quelli di 500 anni fa.

Il primo e forse il più importante di questi dodici può essere catalogato come Ramadasa Abhirama o Khanakul-Krishnanagar di Hooghly. Egli possedeva una forza colossale, era in grado di sollevare un grande albero e usarlo come flauto, ed era anche uno dei più intimi associati di Mahaprabhu: Gli era stato presentato da Nitai come assistente e guardiano. Si dice che Ramadasa portasse una frusta conosciuta come Jaya Mangala, e che se egli era ben disposto verso qualcuno, la usava delicatamente picchiando tre volte —dopo di che costui sviluppava immediatamente un puro amore per Krishna. È affermato che Ramadasa Abhirama è Sridama nei lila di Krishna.

Il secondo dei dodici gopala era Sundarananda Thakura, un brahmana ascetico, che nei lila di Krishna era Sudama; poi vi era Dhananjaya, che era stato Vasudama; Gauridasa Pandita era Subala; Kamalakara Pipalai era Mahabala; Uddharana Datta era Subahu; Mahesha Pandita era Mahabahu; Purusottama era Stokakrisna; Parameshvara dasa era Arjuna; Purushottama Nagara era Dama; Kala Krishnadasa era Labanga; e Sridhara era Madhu-mangala, o secondo alcuni, Kusumasava. Con l’aiuto di questi santi, unitamente all’apporto di Gadadhara dasa e di molti altri luminari vaisnava, Nityananda Prabhu ebbe successo nel diffondere il vaisnava dharma in tutto il Bengala.

Una dissertazione su Nityananda Prabhu sarebbe poco completa senza menzionare il suo matrimonio, in tarda età, con Jahnava Devi e la sua sorella minore Vasudha.

Quando Nitai tornò dal Bengala su richiesta di Mahaprabhu, decise di abbandonare il proprio status di avadhuta ed entrare nel grihastha ashrama. Uno statista di nome Suryadasa Sarakhel, il fratello del gopala Gauridasa Pandita, aveva due sorelle che erano delle grandi devote; i loro nomi erano Jahnava e Vasudha. Essendo ragazze qualificate che provavano un grande affetto per Nityananda Prabhu, furono scelte per sposarlo, ed egli da parte sua, le amava teneramente. Naturalmente, esse non erano devote comuni. Secondo Kavi Karnapura, le due ragazze erano rispettivamente incarnazioni di Revati Devi e di Varuni Devi, che erano le mogli di Sri Balarama (sebbene entrambe le ragazze siano considerate anche incarnazioni di Ananga Manjari).

Dopo qualche tempo Vasudha mise al mondo due bambini —un maschio di nome Virabhadra (o Viracandra) e una femmina di nome Gangadevi. Kavi Karnapura afferma che Virabhadra era un incarnazione di Ksirodakashayi Visnu (un espansione di Sankarsana) e che Gangadevi era la stessa Ganga personificata. Virabhadra, in particolare, diventò un grande leader della comunità vaisnava e continuò a diffondere gli insegnamenti Gaudiya alla maniera del suo elevato padre.

Poco dopo la nascita dei due divini bambini, Vasudha morì, e Jahnava fece il voto di allevarli come fossero stati suoi. Jahnava adottò anche un ragazzo di nome Ramacandra (Ramai), che amò più della vita stessa. Il padre biologico di Ramacandra era conosciuto come Caitanya dasa, ed era un grande devoto di Jahnava Thakurani. Lui e la moglie non erano riusciti ad avere figli finchè lui non pregò madre Jahnava. Le sue preghiere portarono frutti, e sua moglie mise al mondo due maschi, Ramacandra e Sacinandana. Riconoscente, Caitanya dasa dette il suo primogenito (Ramacandra) a Jahnava affinchè badasse alle sue necessità. Questa storia è narrata nel Nityananda-vamshavali, che cita come propria fonte il Murali-vilasa. Per la maggior parte della sua gioventù quindi, Jahnava fu impegnata a curarsi dei suoi tre figli.

Col passare degli anni, impersonando gli ideali di devozione nella Gaudiya sampradaya, Jahnava Ma sviluppò una reputazione di vaisnavi superlativa. Ella iniziò suo figlio Virabhadra così come molti altri componenti maschili e femminili della comunità vaisnava. Figure di primo piano della linea di Mahaprabhu presero rifugio ai suoi piedi di loto, e personalità come Narottama Dasa Thakura, Srinivasa Acarya e Syamananda Prabhu la accettarono come il vaisnava più preminente del Bengala. Jahnava partecipò al festival di Kheturi e le venne assegnato un posto d’onore, essendo la personalità presente più avanzata.

Il primo giorno del festival di Kheturi, i devoti chiesero a Jahnava Ma di occuparsi di tutti i festeggiamenti. Così ella fece, assicurandosi che il kirtana proseguisse con pieno entusiasmo, che le divinità fossero adorate col massimo splendore, e che la massa dei partecipanti si divertisse con i giochi devozionali in commemorazione dei divertimenti di Krishna. Il secondo giorno, con l’aiuto dei vaisnava, ella cucinò personalmente per le migliaia di devoti presenti, cercando di servirne con le proprie mani il maggior numero di persone possibile. In tal modo ella si rese cara ai vaisnava, che furono tristi vedendola lasciare il festival per il suo pellegrinaggio a Vrindavana.

Sebbene Jahnava Ma si recasse a Vraja dopo il festival di Kheturi, e questo sia indubbiamente il più famoso dei suoi estesi viaggi, ella si era recata a Vraja una o due volte in precedenza. Il suo primo viaggio fu apparentemente da studente, e Jahnava trascorse molte ore ad ascoltare le opere scritte di fresco dai Gosvami. Si dice che in quella circostanza Rupa Gosvami in persona le illustrasse la letteratura. Gradualmente, ella sviluppò un piano metodico per creare solidarietà tra i vaisnava del Bengala e quelli di Vraja, e durante le sue poche visite alla terra dei divertimenti di Krishna, lo mise in pratica efficacemente. Quando Jahnava si recò là appena prima del festival di Kheturi, conferì con Jiva Gosvami, e il loro piano congiunto si manifestò sotto forma del gruppo del sankirtana che portò Narottama, Srinivasa, e Syamananda in Bengala con i libri dei Gosvami di Vrindavana.

Jahnava Ma convertì alcuni musulmani al vaisnavismo di Mahaprabhu e diventò cara ai devoti Gaudiya di tutta l’India. I Sei Gosvami la trattavano con il maggior rispetto, e Dasa Gosvami, in particolare, era grato per la sua associazione. Egli trascorse un buon lasso di tempo mostrandole la zona del Radha-kunda, e i due accettarono ogni opportunità per danzare in estasi.

Quando Jahnava Thakurani vide Rama Ghat, la zona lungo le rive della Yamuna dove Balarama Si divertì personalmente in una propria danza rasa, la sua estasi spirituale non conobbe limiti.

Jahnava ebbe visioni mistiche per tutta la vita e ricevette direttive divine da Nityananda Prabhu molto dopo che Egli aveva lasciato questo mondo. Una volta, in una visione, ella vide la Divinità di Gopinatha e la Sua piccola compagna Radha, che le dicevano di sostituire la Divinità di Radha con una più grande. Ella tornò in Bengala con questa missione e alla fine spedì la Divinità più grande con una nave agli entusiasti devoti che la aspettavano a Vraja. La sua relazione con Gopinatha, una Divinità installata dal suo discepolo Madhu Pandita, incarna l’essenza dell’esoterismo vaisnava e non può essere descritto qui.

Al momento della dipartita di Jahnava da questo mondo mortale, la sua meravigliosa manifestazione come Ananga Manjari, che si erge in una posizione di danza alla destra di Krishna, fu enfatizzata dai più intimi seguaci di Nityananda Prabhu. Questa “Ananga-Kanai-Rai,” l’adorabile devozione della sorella minore di Radha accanto a Radha e Krishna insieme, rimane il punto centrale dei devoti che discendono nella successione di Jahnava Devi.

Il Vamshishiksa afferma che Jahnava Ma lasciò questo mondo fondendosi nella forma di Gopinatha di Vrindavana (sebbene si dica anche che ella scomparve a Kamyavana, dove, forse, la Divinità era stata portata durante l’iconoclastico periodo del dominio musulmano). Comunque sia, l’esempio della sua vita supera quello della sua morte, poiché in vita ella aprì il vaisnavismo alle donne in una maniera che ruppe ogni limite, permettendo loro di camminare al passo con gli uomini in termini di servizio, di devozione e qualità, e l’abilità di elevarsi al più alto livello di perfezione.

Per concludere, sarà bene menzionare che a Ekacakra-grama, non lontano dal luogo di nascita di Nityananda Prabhu, si trova una Divinità di Krishna conosciuta come Bankima Raya —una Divinità che fu installata da Nityananda Prabhu in persona. Sul lato destro di questa Divinità vi è una Divinità di Jahnava Ma e sul lato sinistro una Divinità di Sri Radha. I sacerdoti di questo tempio dicono che Nityananda Prabhu è entrato in questa forma di Bankima Raya quando fu pronto a lasciare il pianeta per i Suoi lila eterni nel mondo spirituale. Non esistono altre storie a proposito della scomparsa di Nitai, e quindi è questa che solitamente viene accettata dalla comunità vaisnava ortodossa. Sia come sia, la presenza, di Jahnava così come la Sua shakti personale, Jahnava Thakurani, è sempre percepita alla presenza del guru, perché il guru è considerato una manifestazione vivente dell’amore di Nityananda Prabhu, e la Sua shakti è ciò che conferisce al discepolo autentico la capacità di compiere servizio e di sperimentare la felicità della vita devozionale.

Tratto dal libro Sri Panca-tattva, i cinque aspetti di Dio di Satyaraja dasa (Steven Rosen).
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FAQ

Che cos'è il bhakti-yoga?

Bhakti deriva dalla parola sanscrita bhaj, che significa servizio amorevole. Yoga in sanscrito significa connessione. Bhakti yoga significa connettersi al supremo per mezzo dell'amore del puro servizio devozionale.Tutti noi abbiamo amore o Bhakti dentro di noi; tuttavia, è in uno stato dormiente. C'è un modo semplice per risvegliare questo servizio d'amore dormiente a Dio, la Persona Suprema. Questo processo è stabilito dal Signore Sri Krishna nella Bhagavad Gita. Il Signore, Sri Chaitanya Mahabrabhu, l'incarnazione del Signore Krishna in questa era attuale ha misericordiosamente reso questo processo molto semplice e piacevole. Srila prabhupada, il fondatore dell'ISKCON, ha reso questo processo famoso in tutto il mondo. Il processo del risveglio dell'amore non è solo purificante ma anche pienamente soddisfacente. Questo processo di purificazione consiste in tre principi principali: canto, danza e festa. Il canto dei puri nomi del Signore può essere fatto semplicemente cantando regolarmente l'Hare Krishna mahamantra - Hare Krishna Hare Krishna / Krishna Krishna Hare Hare / Hare Rama Hare Rama / Rama Rama Hare Hare. Il canto può essere fatto come giri minimi fissi sul japa mala o può essere fatto insieme in congregazione con strumenti musicali. La danza è anche una parte importante della purificazione per raggiungere l'amore. La danza è fatta con grazia davanti al Signore. La danza impegna tutto il nostro corpo nella glorificazione di Dio, la Persona Suprema. Banchettare significa solo mangiare cibo che è stato specificamente cucinato e offerto amorevolmente a Sri Krishna. Tale cibo o anche chiamato prasadam è privo di karma e non ci intrappola nel ciclo di nascite e morti ripetute.

Che cos'è la I.S.K.Con.?

La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna è stata fondata nel 1966 da Prabhupada A.C. Bhaktivedanta Swami, venuto dall'India su ordine del suo Maestro Spirituale per predicare l'amore di Dio al popolo dell'Occidente. Prabhupada è in una linea di successione disciplica che risale direttamente a 500 anni fa, quando Sri Chaitanya apparve in India, e da lì ancora più indietro di 5000 anni, al tempo in cui Krishna parlò per la prima volta La Bhagavad Gita al Suo discepolo Arjuna. La Coscienza di Krishna è vissuta come un processo di auto purificazione. I suoi mezzi e il suo fine sono un segreto di Pulcinella, e non vi è alcun onere finanziario per imparare la Coscienza di Krishna o ricevere l'iniziazione al canto del mantra Hare Krishna. L'essenza del servizio devozionale a Krishna è che si prende qualunque capacità o talento si abbia e lo si combina con gli interessi del Supremo Goditore, il Signore, Sri Krishna. Lo scrittore, scrive articoli per Krishna e noi pubblichiamo periodici in questo modo. L'uomo d'affari, fa affari per fondare molti templi in tutto il paese. I capifamiglia, allevano i figli nella scienza di Dio, e marito e moglie vivono in mutua cooperazione per il progresso spirituale. Queste attività sono svolte sotto la sanzione dell'esperto Maestro Spirituale e in linea con le Scritture. Il servizio devozionale nella Coscienza di Krishna significa cantare regolarmente nel tempio, ascoltare discorsi sui passatempi di Krishna dallo Srimad Bhagavatam e prendere cibi preparati e offerti a Dio, la Persona Suprema. Con libri, letteratura e documenti, la Società si dedica a risvegliare il pubblico mondiale allo stato normale ed estatico della Coscienza di Krishna, in modo che tutti possano riguadagnare la loro posizione eterna di servire favorevolmente la volontà di Krishna. Il canto congregazionale del Sankirtan viene portato alla gente: nei parchi pubblici, nelle scuole, in televisione, a teatro, per le strade. La Coscienza di Krishna non è la filosofia di un pigro. Piuttosto, cantando e impegnandosi nel servizio di Krishna, chiunque partecipi sperimenterà lo stato di "Samadhi", l'assorbimento estatico nella coscienza di Dio, 24 ore al giorno! Poiché la filosofia della Coscienza di Krishna non è settaria, qualsiasi uomo, indù o cristiano, migliorerà nella sua fede cantando il Santo Nome di Dio e ascoltando la Bhagavad Gita. Senza conoscenza, realizzazione e servizio amorevole all'Unico Dio Supremo, non può esserci religione. Che tutti si rallegrino nel Movimento del Sankirtan, e potremo così vedere l'adempimento della predizione fatta da Sri Caitanya 500 anni fa: che il canto dei Santi Nomi di Dio, Hare Krishna, sarebbe stato portato in ogni città e villaggio del mondo. Solo così potrà prevalere la vera pace. È' sublime e facile.

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Chi è Krishna?

Nella filosofia del Bhakti Yoga, la Verità Assoluta è conosciuta come una persona. Il suo nome è Krishna, una parola sanscrita che significa “coLui che attrae tutti”. Krishna è l'oggetto più attraente dell'amore della tua anima. Ogni essere vivente cerca il piacere. L'essenza del piacere è il piacere dell'amore. Ne abbiamo bisogno. Senza amare qualcuno ed essere amati da qualcuno, la vita è molto vuota e superficiale. L'origine di quell'amore è l'amore dell'anima per Dio e l'amore di Dio per l'anima. Siamo attratti da qualcuno che è bello, potente, colto, famoso, rinunciato, ricco. Queste sono opulenze che attirano il nostro cuore. Il nome Krishna significa che possiede tutte le opulenze nella loro totalità. Egli è la fonte di tutta la bellezza, di tutta la forza, di tutta la conoscenza, di tutta la ricchezza, di tutta la fama e di ogni rinuncia. E l'amore di Krishna per l'anima è illimitato e incondizionato. Questo è Krishna. Egli è il nostro eterno padre, la nostra eterna madre, il nostro eterno amico, il nostro eterno amante. Potremmo servire Krishna attraverso il sentiero della bhakti. Bhakti è il processo che Dio ci ha dato attraverso il quale possiamo servirlo 24 ore al giorno. Krishna è nei nostri cuori. Krishna è nel cuore di ogni essere vivente. Krishna è dentro ogni atomo e tra gli atomi attraverso le sue varie energie. Ma alla fine, la fonte di tutto è quella persona divina, quella persona onnipotente, amorevole e attraente con cui desideriamo eternamente ricongiungerci. Bhakti Yoga significa ricongiungersi con la nostra fonte, con Dio, attraverso atti di devozione, ricordandoci di lui, cantando i Suoi nomi e le Sue glorie, pregandolo, adorando la divinità, rendendo servizio a Lui, ai Suoi devoti e a tutti gli esseri viventi. Questi sono i modi attraverso i quali potremmo sempre sentire la presenza di Dio.

Chi ha iniziato il Movimento Hare Krishna?

Nel 1965, Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada viaggiò da solo dall'India agli Stati Uniti d'America per stabilire la tradizione senza tempo della coscienza di Krishna nel mondo occidentale. Ha fondato da solo l'International Society for Krishna Consciousness (I.S.K.CON.), una società mondiale di oltre 500 templi, comunità agricole e scuole, con un'adesione di oltre tre milioni di membri in Occidente, cinquanta milioni in tutto il mondo. Srila Prabhupada ha tradotto oltre 50 libri sulla coscienza di Krishna, ora disponibili in oltre 65 lingue. Prima di morire nel 1977, fece in modo che il movimento fosse guidato da una Commissione del Corpo Direttivo composta dai suoi discepoli più anziani. Inoltre, dopo la dipartita di Srila Prabhupada, i suoi stessi discepoli iniziarono ad accettare discepoli, portando avanti l'antico sistema della successione disciplica. Pertanto, ha toccato abbastanza persone che possono trasmettere questa conoscenza ad altri che questo movimento continuerà anche nel futuro.

Chi sono io?

Queste sono le domande secolari che ogni filosofo nel corso dei secoli ha cercato di comprendere e comprendere. Dopo tutto, come saprai cosa fare nella vita se non sai nemmeno chi o cosa sei? " Tuttavia, l'antica letteratura vedica dell'India ha fornito le risposte più chiare che sono state trovate ovunque per rispondere a queste domande. Ad esempio, il Mundaka Upanishad (3.1.9) spiega che l'essere vivente è l'anima e che: "L'anima è di dimensioni atomiche e può essere percepita dalla perfetta intelligenza. Questa anima atomica è situata nel cuore e diffonde la sua influenza su tutto il corpo delle entità viventi incorporate. Quando l'anima viene purificata dalla contaminazione dei cinque tipi di aria materiale, la sua influenza spirituale viene esibita.

"Il Chandogya Upanishad (6.11.3) afferma anche che sebbene il corpo avvizzisca e muoia quando il sé o l'anima lo abbandonano, il sé vivente non muore. Ulteriore illuminazione è data nello Srimad-Bhagavatam (7.2.22) in cui spiega che l'anima spirituale non ha morte ed è eterna ed inesauribile. È completamente diverso dal corpo materiale, ma per essere stato fuorviato dall'abuso della sua leggera indipendenza, è obbligato ad accettare corpi sottili e grossolani creati dall'energia materiale e quindi essere sottoposti alla cosiddetta felicità materiale e angoscia.La natura eterna del sé viene anche spiegata nella Bhagavad-gita dal Signore Sri Krishna, dove Egli dice specificamente che non c'è mai stato un tempo in cui Lui non esistesse, né alcuno degli esseri viventi, incluso te. L'anima incarnata passa continuamente dalla fanciullezza alla giovinezza fino alla vecchiaia in questo corpo. ">Ma per chi si è realizzato da solo, non c'è sconcerto in un simile cambiamento. Si spiega inoltre che dovremmo sapere che ciò che pervade l'intero corpo attraverso la coscienza è indistruttibile. Nessuno è in grado di distruggere l'anima imperitura. Solo il corpo materiale dell'eterno essere vivente è soggetto alla distruzione. Per l'anima non c'è mai nascita né morte. Non viene ucciso quando il corpo muore o viene ucciso. Come una persona indossa nuovi indumenti, rinunciando a quelli vecchi, allo stesso modo, l'anima accetta nuovi corpi materiali, rinunciando a quelli vecchi e inutili. Certamente questa conoscenza può alleviare chiunque dall'ansia che viene dal pensare che la nostra esistenza sia finita alla morte. Spiritualmente, non moriamo; tuttavia, il corpo viene utilizzato fino a quando non è più adatto per continuare. A quel tempo, potrebbe sembrare che moriamo, ma non è così. L'anima continua il suo viaggio verso un altro corpo secondo il suo destino.

Viene anche spiegata l'indistruttibilità dell'anima. L'anima individuale è infrangibile e insolubile, e non può essere né bruciata né secca. L'anima è eterna, immutabile e eternamente uguale. Sapendo questo, non dovremmo addolorarci per il corpo temporaneo. Quindi, il corpo si assottiglia e muore ma l'anima non muore: semplicemente cambia corpo. Pertanto, il corpo è come una camicia o un cappotto che indossiamo per qualche tempo, e quando è consumato, lo cambiamo per uno nuovo. Pertanto, la letteratura vedica, come la Chandogya Upanishad (8.1.1), menziona che la conoscenza del sé interiore è ciò che dovrebbe essere cercato e compreso da tutti. Realizzare la propria identità spirituale risolve i problemi e i misteri della vita. Più realizziamo la nostra identità spirituale, più vedremo che siamo oltre questi corpi materiali temporanei e che la nostra identità non è semplicemente un corpo bianco, o nero, o giallo, o grasso, magro, intelligente, stupido, vecchio , giovane, forte, debole, cieco, ecc. La cecità reale significa non essere in grado di vedere attraverso le condizioni corporee temporanee e superficiali e nella persona reale interiore. Vedere la realtà significa riconoscere la natura spirituale di tutti. Lo Srimad-Bhagavatam (11.28.35) spiega che l'anima è auto-luminosa, al di là della nascita e della morte, e illimitata dal tempo o dallo spazio e, quindi, oltre ogni cambiamento. Il Bhagavatam (11.22.50) sottolinea anche che come si assiste alla nascita e alla morte di un albero ed è separato da esso, allo stesso modo la testimonianza della nascita, della morte e delle varie attività del corpo è dentro ma separata da esso. La dimensione dell'anima è descritta anche nella Svetasvatara Upanishad (5.9): "Quando il punto superiore di un capello è diviso in cento parti e ancora ciascuna di tali parti è ulteriormente suddivisa in cento parti, ciascuna di tali parti è la misura della dimensione dell'anima spirituale. "Quindi considerando che il diametro di un tipico pelo è largo circa tre-millesimi di pollice, allora dividerlo in cento parti, e poi dividere una di quelle parti di nuovo in cento parti significa che sarebbe microscopico. E poiché è spirituale e non fatto di sostanza materiale, percepire la presenza dell'anima non è così facile. È invisibile alla nostra visione materiale. La Katha Upanishad riferisce che all'interno del corpo, più in alto dei sensi e degli oggetti dei sensi, esiste la mente. Più sottile della mente è l'intelligenza, e più alto e più sottile di quanto l'intelletto sia il sé. Quel sé è nascosto in tutti gli esseri e non brilla, ma è visto dai sottili veggenti attraverso il loro acuto intelletto. Da questo possiamo capire che all'interno del corpo fisico grossolano, composto da vari elementi materiali, come terra, aria, acqua, ecc., c'è anche il corpo sottile composto dai sottili elementi sottili della mente, dell'intelligenza e del falso ego. Le attività psichiche si svolgono all'interno del corpo sottile. È anche all'interno del corpo sottile in cui esistono i ricordi delle vite passate, per quanto profonde possano essere. Tuttavia, l'essere vivente ha la sua forma spirituale che è più profonda di questa sottigliezza, altrimenti non potrebbe aver ripetuto nascite. Una persona vede effettivamente il suo sé spirituale così come la presenza dell'Essere Supremo quando percepisce che sia il corpo grossolano sia quello sottile non hanno nulla a che fare con il puro sé spirituale interiore. Pertanto, si potrebbe chiedere che, poiché siamo separati dai corpi grossolani e sottili, perché ci identifichiamo così fortemente con il corpo materiale? Si spiega che sebbene il corpo materiale sia diverso dall'anima, è a causa dell'ignoranza dovuta all'associazione materiale che ci si identifica erroneamente con le condizioni corporee alte e basse. È ulteriormente elaborato che solo a causa della mente e dell'ego tale sperimentiamo felicità materiale e angoscia. Tuttavia, in realtà, l'anima spirituale è al di sopra di tale esistenza materiale e non può mai essere realmente influenzata dalla felicità materiale e dall'angoscia in qualsiasi circostanza. Una persona che percepisce veramente questo non ha nulla da temere dalla creazione materiale o dall'apparizione di nascite e morti. Così, può ottenere una vera pace. Il Chandogya Upanishad (8.1.5-6) ​​continua a spiegare che il sé è libero dal peccato e dalla vecchiaia, dalla morte e dal dolore, dalla fame e dalla sete, dalla lamento e dalla tristezza e da tutte le forme corporee identificazione. Desidera solo ciò che dovrebbe desiderare e non immagina altro che ciò che dovrebbe immaginare. Chi si allontana da questa vita senza aver scoperto il sé e quei desideri veri o spirituali non ha libertà in tutti i mondi. Ma quelli che partono da qui dopo aver realizzato la propria vera identità spirituale e quelle inclinazioni spirituali hanno la libertà in tutti i mondi. Quindi, per riassumere, l'anima è una particella di coscienza e beatitudine nel suo stato purificato di essere. Non è materiale in alcun modo. È ciò che parte dal corpo al momento della morte e, nel corpo sottile, trasporta le sue impressioni, i desideri e le tendenze mentali, insieme ai risultati karmici delle sue attività da un corpo all'altro. Comprendere e percepire questo sé, che è la nostra autentica identità spirituale, è il vero obiettivo della vita. Tale realizzazione allevia uno di ulteriore esistenza materiale. Come è spiegato, coloro che hanno purificato la loro coscienza, sono stati assorbiti dalla conoscenza spirituale e hanno assolto ogni impurità nella mente, sono liberati dal karma che li libera da qualsiasi nascita futura. Sono liberi da altre nascite nel mondo materiale e vengono liberati nell'atmosfera spirituale. Come fare questo è il risultato finale dell'esistenza umana.

Da dove provengono le vostre Scritture?

Sebbene il movimento Hare Krishna sia stato fondato in Occidente solo nel 1966, le sue radici si estendono per migliaia di anni nel passato, nella tradizione vedica dell'India. I Veda erano originariamente una tradizione vocale, ma poi furono scritti in sanscrito più di 5000 anni fa. Il compilatore della letteratura vedica, Srila Vyasadeva, divise la conoscenza vedica in vari dipartimenti di conoscenza, materiale e spirituale, affidando ai suoi discepoli sezioni particolari. In questo modo, le scritture si sono sviluppate nei quattro Veda, nei Vedanta Sutra, nelle 108 Upanishad principali, nel grande Mahabharata che include la Bhagavad-gita e nei 18 Purana principali, tra gli altri testi. Dei Purana, il Bhagavata Purana o Srimad-Bhagavatam è descritto come il frutto più maturo di tutta la letteratura vedica. È accettato dalla tradizione vedica come la conclusione dei principi e della comprensione vedantica, e mette in relazione i passatempi e le caratteristiche del Signore Supremo. Il processo di sviluppo spirituale descritto nella letteratura vedica è un processo graduale di realizzazione di Dio e amore per Dio. Questa saggezza è stata attentamente preservata e tramandata attraverso i secoli attraverso il veicolo della successione di maestri autorealizzati. Questa antica saggezza spirituale viene ora nuovamente presentata in Occidente attraverso il Movimento Hare Krishna. Invitano persone di ogni tipo a visitare i loro templi, comunità e siti web e a partecipare in qualsiasi modo desiderino a questo sublime e facile processo di <em>bhakti-yoga</em> e Coscienza di Krishna. Ci sono anche molti libri che possono aiutare a comprendere come puoi iniziare questo processo spirituale.

Hare Krishna mantra, che cos'è?

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

Un mantra è una vibrazione sonora spirituale che purifica la coscienza e risveglia l'amore di Dio. Il canto del maha-mantra Hare Krishna - Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare - è raccomandato nella letteratura vedica come il metodo più facile per quest'epoca (il kali-yuga), per raggiungere la realizzazione spirituale. Krishna è il nome sanscrito di Dio che significa "CoLui che attrae tutti", e Rama è un altro nome per Dio che significa "riserva di ogni piacere". Hare si riferisce all'energia divina del Signore. Quindi il mantra Hare Krishna significa: "O onnipotente, onnipotente Signore, o energia del Signore, per favore impegnami nel Tuo servizio". Ci sono due modi per cantare questo mantra: canto di gruppo (kirtana) e canto individuale su corona (japa). Per entrambi i metodi non si applicano regole rigide e chiunque può recitare in qualsiasi momento.

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Karma, che cos'è?

Il karma è uno di quegli argomenti che molte persone conoscono poco, ma pochi ne comprendono le complessità. Per cominciare, la terza legge del moto di Newton afferma che per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale, questa è la legge del karma. La legge del karma afferma fondamentalmente che ogni azione ha una reazione e qualsiasi cosa tu faccia agli altri, in seguito, tornerà da te. Inoltre, l'ignoranza della legge non è una scusa. Siamo ancora responsabili per tutto ciò che facciamo, indipendentemente dal fatto che lo comprendiamo o meno. Pertanto, la cosa migliore è imparare come funziona. Se tutti capissero la legge del karma, vivremmo tutti una vita più felice in un mondo più luminoso. Perché? Perché potremmo sapere come regolare le nostre vite in modo da non subire le continue reazioni di ciò che abbiamo fatto a causa dei falsi obiettivi della vita. Secondo la letteratura vedica, il karma è la legge di causa ed effetto. Per ogni azione c'è una causa oltre che una reazione. Il karma viene prodotto eseguendo attività interessate allo sviluppo fisico o mentale. Si possono compiere attività pie che produrranno buone reazioni o un buon karma per il futuro divertimento. Oppure si può compiere egoismo o ciò che alcuni chiamano attività peccaminose che producono cattivo karma e sofferenza futura. Questo segue una persona ovunque vada in questa vita o in una vita futura. Tale karma, così come il tipo di coscienza che una persona sviluppa, stabilisce reazioni che è necessario sperimentare. La Svetashvatara Upanishad (5.12) spiega che l'essere vivente, l'anima jiva, acquisisce molti corpi fisici e sottili grossolani a causa delle azioni che compie, come è motivato dalle qualità materiali a cui ottiene. Questi corpi acquisiti continuano ad essere una fonte di illusione finché egli è ignorante della sua vera identità. Il Brihadaranyaka Upanishad (4.45) chiarisce ulteriormente che come l'atma o l'anima nei corpi grossolani e sottili agisce, così in tal modo ottiene condizioni diverse. Agendo santo diventa un santo e agendo immoralmente diventa soggetto alle conseguenze karmiche. In questo modo, acquisisce di conseguenza la pietà o il peso dell'empietà. Allo stesso modo, si afferma che come un uomo semina, così mieterà. Pertanto, mentre le persone vivono la loro vita presente, coltivano un particolare tipo di coscienza con i loro pensieri e attività, che possono essere buoni o cattivi. Questo crea il karma di una persona. Questo karma ci indirizzerà verso un corpo più appropriato per le reazioni che dobbiamo affrontare, o le lezioni che dobbiamo imparare. Quindi, la causa della nostra esistenza deriva dalle attività delle nostre vite precedenti. Poiché tutto è basato su una causa, è il karma di uno che determinerà la propria situazione, come razza, colore, sesso o area del mondo in cui uno apparirà, o se uno è nato in una famiglia ricca o povera, o essere sani o malsani, ecc. ecc. Grazie per aver letto Hare Krishna [learn_more caption = "Ulteriori informazioni"] Quindi, quando gli esseri viventi rinascono, ottengono un certo tipo di corpo che è più adatto al tipo di coscienza che hanno sviluppato. Pertanto, secondo il Padma Purana, ci sono 8.400.000 specie di vita, ognuna delle quali offre una particolare classe di corpo per qualsiasi tipo di desiderio e coscienza che l'essere vivente possa avere in questo mondo. In questo modo, l'essere vivente è il figlio del suo passato e il padre del suo futuro. Quindi, è attualmente influenzato dalle attività della sua vita precedente e crea la sua esistenza futura dalle azioni che compie in questa vita. Una persona si reincarnerà in varie forme di corpi che sono più adatti per la coscienza, i desideri e la dignità dell'essere vivente e per ciò che merita. Quindi l'essere vivente continua inevitabilmente in questo ciclo di nascita e morte e le conseguenze per le sue varie attività buone o cattive finché è materialmente motivato. Ciò che crea il karma buono o cattivo è anche la natura dell'intento dietro l'azione. Se si usano le cose egoisticamente o per rabbia, avidità, odio, vendetta, ecc., Allora la natura dell'atto è oscurità. Uno incorrerà in un cattivo karma che in seguito si manifesterà come un'inversione nella vita, eventi dolorosi, malattie o incidenti. Mentre le cose che sono fatte a beneficio degli altri, per gentilezza e amore, senza alcun pensiero di ritorno, o per adorare Dio, sono tutte azioni di bontà e pietà, che porteranno l'elevazione o la fortuna a voi. Tuttavia, se fai qualcosa di male che accade a causa di un incidente o di un errore, senza l'intenzione di arrecare alcun danno agli altri, il karma non è così pesante. Forse eri destinato a essere uno strumento nel karma di qualcun altro, che è anche tuo. Prenderà in considerazione la tua motivazione. Tuttavia, maggiore è l'intento o la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato, maggiore sarà il grado di reazione negativa che ci sarà. Quindi è tutto basato sull'intento che sta dietro l'azione. Tuttavia, dovremmo capire che, essenzialmente, il karma è per correggere una persona, non per una semplice retribuzione delle azioni passate. L'universo è basato su compassione. Ognuno ha certe lezioni e modi in cui deve svilupparsi, e la legge del karma in effetti la dirige in un modo per farlo. Nondimeno, non si è condannati a rimanere in questo ciclo di ripetute nascite e morti per sempre. C'è una via d'uscita. Nella forma umana si può acquisire la conoscenza della realizzazione spirituale e ottenere la liberazione dal karma e da ulteriori cicli di nascita e morte. Questo è considerato il risultato più importante che si possa ottenere nella vita. Questo è il motivo per cui ogni processo religioso nel mondo incoraggia le persone che vogliono la libertà dall'esistenza terrena a non desiderare attaccamenti materiali o piaceri sensuali che li legano a questo mondo, ma a lavorare verso ciò che può liberarli da ulteriori cicli di nascita e morte.Tutti il karma può essere negato quando si aspira veramente a comprendere o realizzare lo scopo superiore nella vita e nella verità spirituale. Quando si raggiunge quel punto, la sua vita può essere veramente spirituale che dà l'eterna libertà dal cambiamento. Cercando la Verità Assoluta o servendo Dio nel servizio devozionale, specialmente nel bhakti-yoga, una persona può raggiungere il punto in cui è completamente sollevato da tutti gli ostacoli o le responsabilità karmiche. Il Signore Krishna dice nella Bhagavad-gita (18.66): "Abbandona ogni varietà di religione e arrenditi a Me. Ti libererò da ogni reazione peccaminosa. Non temere ". Senza essere allenati in questa scienza spirituale, è molto difficile capire come l'essere vivente lascia il suo corpo o quale tipo di corpo otterrà in futuro, o perché ci sono varie specie di vita che accolgono tutte le persone gli innumerevoli livelli di coscienza delle entità viventi. Come riferito nella Bhagavad-gita, coloro che sono spiritualmente ignoranti non possono capire come un'entità vivente può lasciare il corpo al momento della morte, né possono capire quale tipo di corpo godrà sotto l'influenza dei modi di natura. Tuttavia, chi è stato addestrato alla conoscenza può percepirlo. Quindi, incoraggiamo tutti a comprendere la legge del karma in modo più completo e come si può impegnarsi nel servizio di devozione del Signore per liberarsi da ogni karma buono o cattivo e sviluppare una coscienza puramente spiritualizzata. Questa è vera libertà e liberazione da tutti i limiti materiali attraverso i quali si può raggiungere lo strato spirituale.

Qual è lo scopo della vita?

Gli esseri viventi sono anime spirituali. Come tali, siamo parte integrante dell'assoluto supremo, Sri Krishna. Lo scopo della nostra vita è stabilire la connessione perduta con la Persona Suprema - Sri Krishna. Tutti noi stiamo cercando l'amore. Tuttavia, stiamo cercando di trovare il cosiddetto amore in questo mondo materiale - un mondo che è pieno di avidità, invidia, lussuria, rabbia, falso ego, illusione. Questo mondo materiale è pieno di tristezza e miseria. È' un mondo temporaneo. Si può venire sommersi da problemi in qualsiasi momento. Quindi i nostri tentativi di trovare la vera felicità in questo mondo materiale invariabilmente finiscono con la frustrazione. La vera felicità può essere trovata quando risvegliamo l'amore dormiente o la coscienza di Krishna. La vita umana è una possibilità per noi di ristabilire questa relazione. La coscienza di Krishna si ottiene pensando sempre a Lui, cantando il Suo santo nome, servendoLo, servendo i Suoi devoti e diffondendo le glorie del santo nome. Quindi, quando siamo impegnati nella coscienza di Krishna, sperimentiamo il più alto amore trascendentale: l'amore per Krishna, la Suprema personalità di Dio o prema bhakti. Raggiungere la prema bhakti è l'obiettivo della vita. Una vita di eternità, conoscenza e beatitudine!

Reinarnazione, che cos'è?

La reincarnazione è chiamata samsara nei classici testi vedici dell'India. La parola samsara è sanscrito e significa essere legati al ciclo di ripetute nascite e morti attraverso numerose vite. Il modo in cui funziona è che coloro che sono condizionati materialmente trasmigrano attraverso corpi diversi in base ai propri desideri e attività (o karma) passate e familiarità. I loro desideri, se materialmente motivati, richiedono un corpo fisico per consentire loro di continuare a elaborare i loro desideri materiali in varie condizioni di vita. Generalmente, nelle tradizioni orientali si considera che tutte le forme di vita o di specie hanno un'anima, che è l'entità che si reincarna. Prima di quando un'entità è pronta a incarnarsi come essere umano sulla Terra, l'anima può aver attraversato un'intera serie di vite per sperimentare vari livelli di esistenza e di coscienza. Il principio è che un'entità può effettivamente progredire attraverso le diverse specie di vita, gradualmente salendo fino a raggiungere la forma umana. Certo, il corpo è solo la copertura dell'anima in cui appare. L'essere vivente si muoverà continuamente verso l'alto nei suoi cicli di reincarnazione finché non avrà sperimentato tutte le principali varietà di esistenze che il regno materiale ha da offrire. In questo modo l'essere vivente è pienamente esperto nell'elaborare desideri o desideri materiali in tutti i tipi di forme quando raggiunge il livello umano. Naturalmente, non tutti gli esseri potrebbero dover affrontare tutto questo. Come funziona la reincarnazione è descritto più dettagliatamente nei testi vedici dell'India. La Bhagavad-gita (8.6) spiega che qualunque stato di coscienza si raggiunge quando lui o lei abbandona questo corpo, uno stato simile sarà raggiunto nella prossima vita. Ciò significa che dopo che la persona ha vissuto la sua vita, le numerose attività variegate della persona formano una coscienza aggregata. Tutti i nostri pensieri e azioni nella nostra vita influenzeranno collettivamente lo stato di essere in cui siamo al momento della morte. Questa coscienza determinerà a cosa sta pensando quella persona alla fine della propria vita. Quest'ultimo pensiero e coscienza dirigeranno quindi dove quella persona molto probabilmente andrà nella prossima vita perché questo stato di essere passa da questa vita alla successiva. Come viene ulteriormente spiegato, l'entità vivente nel mondo materiale trasporta i diversi livelli di coscienza da un corpo all'altro nello stesso modo in cui l'aria porta aromi. In altre parole, non possiamo vedere gli aromi trasportati dall'aria, ma può essere percepito dal senso dell'olfatto. In modo simile, non possiamo vedere i tipi di coscienza che l'essere vivente si è sviluppato, ma è trasportato da questo corpo al momento della morte e procede verso un altro corpo nella prossima vita per riprendere da dove era stato interrotto dal precedente esistenza. Naturalmente, la prossima vita potrebbe essere in un altro corpo fisico o in un corpo sottile tra le nascite, o anche negli stati d'essere celesti o infernali. Dopo la morte, si continua la coscienza che è stata coltivata durante la vita. Sono i nostri modelli di pensiero che costruiscono la coscienza, che poi ci indirizza verso l'esperienza richiesta dopo la morte. Il proprio stato di coscienza o concezione della vita esiste nel corpo sottile, che consiste nella mente, nell'intelligenza e nel falso ego. L'anima è coperta da questo corpo sottile, che esiste all'interno della forma materiale grossolana. Quando il veicolo fisico non può più funzionare, il corpo e l'anima sottili ne sono costretti a uscire. Poi, quando è il momento giusto, sono collocati in un'altra struttura fisica che adatta adeguatamente lo stato della mente dell'entità vivente. È così che lo stato mentale che attira l'uomo morente determina come inizia la sua prossima vita. Se il morente è assorto in pensieri di guadagno materiale o di piaceri sensuali di moglie, famiglia, parenti, casa, ecc., Allora deve, a un certo punto, ottenere un altro corpo materiale per continuare a perseguire i suoi interessi mondani. Dopo tutto, come si può soddisfare i suoi desideri materiali senza un corpo materiale? Per questo motivo, è meglio che una persona coltivi sempre attività pie e pensieri spirituali per aiutarlo a entrare in una vita migliore dopo la morte. Se una persona ha provato a tagliare i nodi dell'attaccamento alla vita materialistica e si è impegnata in attività spirituali, al grado di avanzamento che la persona ha fatto, lui o lei può andare in un regno celeste dopo la morte, o persino raggiungere il regno di Dio . In ogni caso, possiamo cominciare a capire che morire nella coscienza giusta per liberarsi dal ciclo di nascita e morte è un'arte che richiede pratica. Dobbiamo prepararci per il momento della morte in modo da non essere presi alla sprovvista o in uno stato mentale inadatto. Questo è uno degli scopi dello yoga. Dopo quello che può essere milioni di nascite e morti attraverso molte forme di vita, cercando di soddisfare tutti i desideri materiali, l'anima può cominciare a stancarsi di questi continui tentativi di felicità che spesso si rivelano così temporanei. Allora la persona può tuper trovare un significato spirituale nella vita. Nella ricerca del significato più alto, a seconda del livello di coscienza che una persona sviluppa, lui o lei può gradualmente entrare in livelli sempre più alti di sviluppo. Infine, se una persona scopre che in realtà non è questo corpo ma un essere spirituale al suo interno, e raggiunge un livello spirituale di coscienza, può perfezionare la sua vita in modo che entri negli strati spirituali e non debba più incarnarsi nel fisico mondo. Quindi, la liberazione è raggiunta attraverso la realizzazione del Sé e lo sviluppo del servizio di devozione a Dio, che è la perfezione del sentiero spirituale. Attraverso l'esistenza umana sulla Terra, è possibile accedere a molti altri piani di esistenza, incluso l'ingresso nel mondo spirituale. Dipende solo da come usiamo questa vita. L'idea che una persona abbia una sola vita per diventare qualificata per entrare in paradiso o per entrare nella dannazione eterna non offre all'anima alcun mezzo per la riabilitazione e solo una infinita sofferenza. Questo non è ragionevole. La dottrina della reincarnazione offre a chiunque ampie possibilità di correggere e rieducarsi nelle future nascite. Un'eternità all'inferno significa che un effetto infinito è prodotto da una causa finita, che è illogica. Dio non ha creato gli uomini per diventare niente più che un combustibile duraturo per nutrire i fuochi dell'inferno. Un tale scopo nella sua creazione non proviene da un Dio sempre amorevole, ma deriva dalle idee difettose dell'uomo e dalle sue concezioni imperfette di Dio. Dopo tutto, quanti uomini senza macchia potevano esserci in questo mondo? Chi ha un personaggio così puro da ricevere un passaggio immediato in paradiso? La Bhagavad-gita spiega che anche il peggiore peccatore può attraversare l'oceano della nascita e della morte salendo la barca della conoscenza trascendentale. Dobbiamo semplicemente essere sinceri nel raggiungere quella barca. Inoltre, una persona raccoglie i risultati delle sue azioni peccaminose per un periodo di tempo limitato. Dopo essere stato purgato dai propri peccati, cioè soffrendo le reazioni dolorose delle proprie cattive attività, una persona, sapendo il bene dal male, può avere una nuova possibilità di lavorare liberamente per la sua emancipazione da un ulteriore intreccio nella vita materiale. Quando merita e ottiene tale libertà, l'anima può godere della felicità perfetta ed eterna nella sua unione devozionale con l'Essere Supremo. Questo è il motivo per cui è sempre incoraggiato uno a cercare la conoscenza spirituale e la pratica dell'illuminazione. Sviluppando devozione sincera e purificata per il Signore, non ci si deve preoccupare della propria futura nascita. Una volta che una persona ha iniziato questo percorso di devozione, ogni vita si avvicina alla perfezione spirituale, in qualunque situazione si trovi. Così una persona è incoraggiata a pentirsi dei propri peccati o delle cattive scelte che sono state fatte sotto l'influenza di lussuria, rabbia o avidità e coltivare il perdono, la purezza e la generosità. Una persona dovrebbe anche impegnarsi in carità, penitenza, meditazione, japa (canto personale dei santi nomi del Signore), kirtan (canto congregazionale dei santi nomi del Signore) e altre pratiche spirituali, che distruggono tutti i peccati e rimuovono tutti i dubbi sulla conoscenza spirituale . Quindi attraverso la pratica costante si può raggiungere gradualmente il mondo spirituale ed essere liberi da ogni ulteriore entanglement nella reincarnazione.

Vegetariani, perché essere o diventare?

Sul sentiero spirituale, ci sono diversi motivi per cui una persona è raccomandata per essere vegetariana. Una ragione principale è che abbiamo bisogno di vedere la natura spirituale all'interno di tutti gli esseri viventi, e ciò include anche gli animali e le altre creature. Fratellanza universale significa nonviolenza sia agli umani che agli animali. Consiste nel comprendere che anche gli animali hanno un'anima. Sono vivi, coscienti e provano dolore. E queste sono le indicazioni della presenza della coscienza, che è il sintomo dell'anima. Persino la Bibbia (Genesi 1,21; 1,24; 1,30; 2,7; e in molti altri luoghi) si riferisce sia agli animali che alle persone come nefesh chayah, anime viventi. Coloro che mangiano carne, tuttavia, a causa del loro desiderio di mangiare animali o di vederli come una fonte di cibo per lo stomaco, non sono così facilmente in grado di comprendere la natura spirituale di tutti gli esseri. Dopo tutto, se sai che tutte le entità viventi sono essenzialmente spirituali e che tutti gli esseri viventi che sono coscienti mostrano i sintomi dell'anima interiore, allora come puoi ucciderli inutilmente? Ogni creatura vivente è anche la stessa di cui siamo nel rispetto che è anche figlia dello stesso padre, una parte dello stesso Essere Supremo. Pertanto, l'uccisione di animali mostra una grande mancanza di consapevolezza spirituale. Molte parti della letteratura Vedica descrivono come l'Essere Supremo sia il mantenitore di innumerevoli entità viventi, gli umani così come gli animali, ed è vivo nel cuore di ogni essere vivente. Solo quelli con coscienza spirituale possono vedere lo stesso Essere Supremo nella Sua espansione come Anima Suprema all'interno di ogni creatura. Essere gentili e spirituali verso gli umani e essere un assassino o un nemico verso gli animali non è una filosofia equilibrata, e mostra la propria ignoranza spirituale. La prossima ragione per essere vegetariani è considerare la quantità di paura e sofferenza che gli animali provano nel settore della macellazione. Ci sono innumerevoli storie di come nella paura le mucche piangono, urlano e talvolta cadono morte mentre sono dentro o anche prima che vengano portate nel macello. O come le vene dei maiali morti sono così grandi da mostrare che sono praticamente esplose dalla paura che il maiale ha provato e dall'adrenalina prodotta mentre veniva portata al macello. Ciò causa certamente un'immensa quantità di violenza per permeare l'atmosfera, che si spegne e ricade su di noi in una qualche forma. Inoltre, l'adrenalina e la paura nell'animale producono anche tossine che poi permeano il corpo di questi animali, che ingeriscono i mangiatori di carne. Le persone che consumano queste cose non possono fare a meno di esserne influenzate. Causa tensioni all'interno di loro individualmente, che poi si diffonde nelle loro relazioni con gli altri. L'antico testo Vedico della Manu-samhita (5,45-8) dice: "Chi ferisce gli esseri infetti dal desiderio di darsi piacere non trova mai la felicità, né vivente né morta. Colui che non cerca di causare la sofferenza dei legami e della morte alle creature viventi, ma desidera il bene di tutti gli esseri, ottiene una felicità infinita. . . La carne non può mai essere ottenuta senza danni alle creature viventi, e la ferita agli esseri senzienti è dannosa per il conseguimento della beatitudine celeste; Lascialo quindi evitare l'uso della carne. " La Bibbia (Romani 14,21) dice anche: "Non è né buono mangiare carne né bere vino". Un altro comandamento biblico (Esodo 23.5) ci istruisce ad aiutare gli animali nel dolore, anche se appartengono a un nemico. Anche le scritture buddhiste (Sutta-Nipata 393) consigliano: "Non distruggere o far distrarre alcuna vita o sanzionare le azioni di coloro che lo fanno. Lascia che si astenga dal ferire persino qualsiasi creatura, sia quelle forti che quelle che tremano nel mondo. "Si dice anche nelle scritture buddiste, il Sutra Mahaparinirvana," Il mangiare carne estingue il seme della grande compassione ".Per gli ebrei, il Talmud (Avodah Zorah 18B) vieta l'associazione con i cacciatori, per non parlare della caccia. Nel Nuovo Testamento Gesù preferì la misericordia al sacrificio (Matteo 9.13, 12.7) e si oppose all'acquisto e alla vendita di animali per il sacrificio (Matteo 21,12-14, Marco 11,15, Giovanni 2,14-15). Una delle missioni di Gesù era di eliminare il sacrificio animale e la crudeltà verso gli animali (Ebrei 10.5-10). Troviamo specialmente in Isaia dove Gesù disprezza il massacro e lo spargimento di sangue di uomini e animali. Dichiara (1,15) che Dio non ascolta le preghiere degli assassini animali: "Ma le tue iniquità hanno separato te e il tuo Dio. E i tuoi peccati ti hanno nascosto la sua faccia, così che Lui non ascolti. Perché le tue mani sono macchiate di sangue. . . I loro piedi corrono verso il male e si affrettano a versare sangue innocente. . . non conoscono le vie della pace ". Isaia si lamenta anche di aver visto," Gioia e allegrezza, macellazione di bestiame e uccisione di pecore, consumo di carne e consumo di vino, come pensavi, 'mangiamo e beviamo, per domani noi moriamo. '"(22.13) È anche stabilito nella Bibbia (Isaia 66,3): "Chi uccide un bue è come se uccidesse un uomo". A questo proposito San Basilio (320-379 d.C.) insegnava: "Il vapore della carne daruccide la luce dello spirito. Difficilmente si può avere virtù se si gustano pasti a base di carne e di carne. "Quindi dovremmo trovare alternative all'uccidere gli animali per soddisfare i nostri appetiti, specialmente quando ci sono molti altri cibi sani disponibili. Altrimenti, devono esserci reazioni a tale violenza. Non possiamo aspettarci la pace nel mondo se continuiamo a uccidere inutilmente tanti milioni di animali per il consumo di carne o per abuso. Il terzo fattore per essere vegetariani è il karma. Come afferma la seconda legge della termodinamica, per ogni azione deve esserci una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale questa è chiamata la legge del karma, il che significa che ciò che gira intorno viene fuori. Questo riguarda ogni individuo, così come le comunità e i paesi. Come la nazione semina, così raccoglierà. Questo è qualcosa che dovremmo prendere molto seriamente, specialmente nel nostro tentativo di portare pace, armonia e unità nel mondo. Se tanta violenza viene prodotta dall'uccisione di animali, dove pensi che le reazioni a questa violenza vadano? Ci torna in tanti modi, come la forma del crimine di quartiere e della comunità e le guerre mondiali. La violenza genera violenza. Pertanto, questo proseguirà a meno che non sappiamo come cambiare.Isaac Bashevis Singer, che ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, ha chiesto: "Come possiamo pregare Dio con misericordia se noi stessi non abbiamo pietà? Come possiamo parlare di diritti e giustizia se prendiamo una creatura innocente e versiamo il suo sangue? "Continuò dicendo:" Personalmente credo che finché gli esseri umani verseranno il sangue degli animali, non ci sarà mai alcuna pace . "In conclusione, possiamo citare il numero del 10 marzo 1966 de L'Osservatore della Domenica, il settimanale vaticano, in cui mons. Ferdinando Lambruschini ha scritto: "La condotta dell'uomo nei confronti degli animali dovrebbe essere regolata dalla giusta ragione, che proibisce di infliggere loro dolore e sofferenza senza scopo. Maltrattarli e farli soffrire senza ragione è un atto di deplorevole crudeltà da condannare da un punto di vista cristiano. Farli soffrire per il proprio piacere è un'esibizione di sadismo che ogni moralista deve denunciare. "Mangiare gli animali per il piacere della propria lingua quando ci sono molti altri cibi disponibili certamente si adatta a questa forma di sadismo. È ovvio che questo è controproducente per ogni pace, unità o progresso spirituale che desideriamo fare. È una delle cose che dobbiamo considerare seriamente se vogliamo migliorare noi stessi o il mondo. Quindi ecco alcuni motivi per cui una persona sinceramente spirituale sceglierà di essere vegetariana.

VALORE VEGETARIANO

Nel processo di bhakti-yoga, la devozione va oltre il semplice vegetarianismo e il cibo diventa un mezzo per il progresso spirituale. Nella Bhagavad-gita, il Signore Krishna dice: "Tutto ciò che fai, tutto ciò che mangi, tutto ciò che offri e reggi, così come tutte le austerità che puoi compiere, dovrebbero essere fatte come offerta a Me". ciò che mangiamo al Signore è parte integrante del bhakti-yoga e rende il cibo benedetto con potenze spirituali. Allora tale cibo è chiamato prasadam, o la misericordia del Signore. Il Signore descrive anche ciò che accetta come offerta: "Se uno mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o acqua, lo accetterò". Così , possiamo vedere che il Signore accetta frutta, cereali e cibi vegetariani. Il Signore non accetta cibi come carne, pesce o uova, ma solo quelli che sono puri e naturalmente disponibili senza danneggiare gli altri. Quindi sul sentiero spirituale mangiare cibo che viene offerto a Dio è la perfezione ultima di una dieta vegetariana. La letteratura Vedica spiega che lo scopo della vita umana è risvegliare la relazione originale dell'anima con Dio, e accettare il prasadam è il modo per aiutarci a raggiungere questo obiettivo.

Ricorrenze del mese

Siva Ratri

Festival di Jagannatha Misra

Sri Caitanya Mahaprabhu

Sri Madhavendra Puri

Sri Purusottama Das Thakura

Srila Jagannatha D.B.M.

Sri Rasikananda Prabhu

Sri Isvara Puri

Siva Ratri

Festival di Jagannatha Misra

Sri Caitanya Mahaprabhu

Sri Madhavendra Puri

Sri Purusottama Das Thakura

Srila Jagannatha D.B.M.

Sri Rasikananda Prabhu

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