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Chignolo d'isola - Villag. Hare Krishna (BG)
Lun -Dom: 4:30 - 21:00
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La storia del Tempio

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Ente Religioso

In contatto con Srila Prabhupada

2 febbraio 1977, Bhuvanesvara

Satsvarupa: Le condizioni sul terreno dell'ISKCON a Bhuvanesvara erano primitive: due piccole capanne con pareti di fango con tetto di paglia. Srila Prabhupada occupò una stanza di 2,5 x 3,6 metri in una delle case, e il suo servitore e segretario rimase proprio dall'altra parte del muro. Il secondo piccolo edificio, a circa 8 metri dalla capanna di Prabhupada, era una piccola stanza del tempio temporaneo. Un tetto in tela squallida sovrastava l'area aperta tra i due edifici, e il vyasasana di Prabhupada era sotto questa, organizzata in modo da poter tenere conferenze e riunioni all'aperto. Srila Prabhupada non si preoccupava delle strutture primitive; in realtà, gli piacevano. Si sentiva perfettamente a casa. Seduto sul vyasasana all'aperto, Prabhupada disse che Sri Caitanya Mahaprabhu aveva due luoghi preferiti: Bengala e Orissa. E in Orissa (Jagannatha Puri) trascorse gli ultimi diciotto anni della sua vita. E anche il suo Guru Maharaja era nato qui, a Puri. "Ora abbiamo un posticino qui", disse. Non importa se ci vorrà del tempo, ma lentamente e sicuramente possiamo sviluppare questo centro. Soprattutto perché Bhuvanesvara sarà la capitale dell'Orissa. In futuro molti turisti verranno a vedere altre attrazioni dell'Orissa. Ora tocca agli Oriyans sviluppare questa idea”. Il 2 febbraio, giorno di apparizione di Sri Nityananda, Srila Prabhupada tenne la cerimonia di posa della pietra angolare. Circa un migliaio di persone vennero durante il giorno a prendere Prasadam. Più tardi, Prabhupada discusse con i suoi discepoli su come gestire il centro di Bhuvanesvara. Alcuni dei sannyasi dissero a Prabhupada che non avevano visto molto potenziale lì. "Perché no?" chiese Prabhupada. “È la capitale dell’Orissa. La gente viene qui. Dobbiamo avere dei centri in ogni città. Anche se non è un grande centro, alcuni devono lavorare e rimanere qui. Anche se il popolo viene ogni notte solo per mangiare il kichari, anche questa è predica.

Sri Caitanya Mahaprabhu

7 MARZO 2023

Apparizione di Sri Caitanya Mahaprabhu (Gaura Purnima)

SriCaitanya 

Sri Caitanya Mahaprabhu

La Sua Vita e i Suoi Insegnamenti

di Srila Bhaktivinoda Thakura

Sri Caitanya Mahaprabhu nacque a Mayapur nella cittadina di Nadia appena dopo il tramonto nella sera del ventitreesimo giorno di Phalguna (anno 1407 Sakadba), che corrisponde al 18 Febbraio 1486 del calendario Cristiano. Al momento della Sua nascita era in corso un'eclisse di luna e gli abitanti di Nadia erano quindi impegnati, come era d’uso in queste occasioni, nel fare il bagno nel Bhagirathi gridando a gran voce "Haribol!". Suo padre, Jagannatha Misra, era un brahmana povero dell’ordine Vedico, e Sua madre, Saci-devi, una brava donna modello; provenivano entrambi da una discendenza di brahmana che originariamente risiedeva a Sylhet (Bangladesh). Mahaprabhu era un bel bambino, e le signore della città venivano a trovarLo portando dei doni. La madre di suo padre, Pandita Nilambara Cakravarti, una nota astrologa, predisse che il bambino sarebbe diventato un grande personaggio dell’epoca ed egli, quindi, gli dette il nome di Visvambhara. Le signore del vicinato lo chiamavano Gaurahari per la Sua carnagione dorata e Sua madre Lo chiamò Nimai per l’albero ‘nimba’ vicino al quale Egli nacque. Il ragazzo era così bello che tutti amavano di cuore vederLo ogni giorno. Crescendo diventò un ragazzo eccentrico e birichino. Dopo il quinto anno, venne ammesso alla pathasala dove imparò il Bengali in pochissimo tempo.

Molti dei Suoi biografi contemporanei hanno citato alcuni aneddoti riguardanti Caitanya che sono semplici annotazioni dei Suoi primi miracoli. Si dice che quando era un bambino tra le braccia di sua madre piangeva continuamente e si fermava solo quando le vicine gridavano 'Haribol'. Così in casa si continuava ad esclamare ‘Haribol’, anticipando la Sua futura missione: diffondere il canto dei Santi nomi di Dio. Si narrava anche che quando Sua madre Gli dava i dolci da mangiare, Egli, invece del cibo, mangiava argilla. Così Sua madre Gli chiese la motivazione ed Egli affermò che ogni dolce non era altro che argilla trasformata, quindi poteva mangiare l’argilla. Sua madre, che era anche moglie di un pandita spiegò che ogni cosa, a seconda dello stato in cui era, era adeguata per un determinato uso. La terra, sotto forma di una caraffa, poteva essere usata come un recipiente per l’acqua ma nello stato di mattone tale uso non era possibile. L’argilla quindi, nella forma di dolce era utilizzabile come dolce ma negli altri suoi stati non lo era. Il ragazzo si convinse e ammise la Sua stupidità nel mangiare l’argilla, e accettò di evitare tale errore in futuro.

Veniva narrato un altro atto miracoloso. Si diceva che un brahmana in pellegrinaggio fu ospite nella Sua casa, cucinò il cibo e iniziò ad offrirLo a Krishna. Nel frattempo arrivò il ragazzo e mangiò il riso cucinato rovinando così l'offerta. Il brahmana, stupefatto per l’atto del ragazzo, cucinò ancora su richiesta di Jagannatha Misra e il ragazzo mangiò ancora il riso mentre il brahmana lo stava offrendo con raccoglimento a Krishna. Il brahmana fu persuaso quindi a cucinare per la terza volta e dopo che tutte le persone presenti nella casa si addormentarono, il ragazzo mostrò al pellegrino Se stesso come Krishna e lo benedisse. Il brahmana cadde quindi in estasi all’apparizione dell’oggetto della sua adorazione. E’ stato anche affermato che due ladri portarono via il ragazzo dalla porta di casa di Suo padre con l’intento di rubarGli i gioielli e per rabbonirlo Gli diedero dei dolci lungo la strada. Il ragazzo esercitò però la Sua energia illusoria e ingannò i ladri che invece di allontanarsi, tornarono indietro verso la Sua casa. I ladri, per paura di essere scoperti, lasciarono lì il ragazzo e fuggirono.

Un altro miracolo che è stato descritto fu quello in cui il ragazzo richiese e ricevette da Hiranya e Jagadisa tutte le offerte che essi avevano raccolto per l’adorazione di Krishna durante un giorno di Ekadasi. A soli quattro anni si sedette su una pentola per cucinare rovesciata e ciò era considerato empio da sua madre. Egli spiegò a Sua madre che non vi era questione di santità o empietà relativamente a pentole di terracotta gettate via dopo che si era finito di cucinare. Questi aneddoti sono relativi alla Sua infanzia fino a cinque anni.

A otto anni, Egli fu ammesso alla tola di Gangadasa Pandita a Ganganagara, vicino al villaggio di Mayapur. In due anni Egli divenne bravo sia nella lettura della grammatica sanscrita sia nella retorica. Successivamente Egli studiò da solo nella Sua casa, dove trovò tutti i libri più importanti che appartenevano a Suo padre, il quale era a sua volta un pandita. Sembra che Egli, durante i Suoi studi, leggesse le smriti, e anche gli nyaya, in competizione con i Suoi amici, che stavano studiando con il famoso pandita Raghunatha Siromani. Ebbene, dopo il decimo anno di vita, Caitanya divenne un discreto erudito in grammatica, retorica, smriti e nyaya. In seguito a questo Suo fratello maggiore, Visvarupa, lasciò la sua casa e accettò l’asrama (stato) di sannyasa (asceta). Caitanya, nonostante fosse molto giovane, consolò i Suoi genitori, dicendo loro che li avrebbe serviti per il piacere del Signore. Poco dopo, Suo padre lasciò questo mondo. Sua madre era estremamente dispiaciuta, e Mahaprabhu, con il Suo solito aspetto contento, consolò Sua madre vedova.

Fu all’età di 14 o 15 anni che Mahaprabhu si sposò con Laskmidevi, la figlia di Vallabhacarya, anche lei di Nadia. Egli a quell’epoca era considerato uno dei migliori eruditi di Nadia, che era rinomata come sede della filosofia nyaya e dell’apprendimento del Sanscrito. Per non parlare della smarta panditas, i naiyayikas erano tutti spaventati di confrontarsi con lui in discussioni letterarie. Essendo un uomo sposato, Egli si recò nel Bengala orientale, sulle rive del Padma, per acquisire ricchezza. Là egli mostrò la Sua conoscenza e ottenne una buona somma di denaro. Fu in quel periodo che Egli predicò il Vaisnavismo ad intervalli di tempo e dopo aver insegnato i principi del Vaisnavismo, ordinò a Tapanamisra di andare a vivere a Benares.

Durante il Suo soggiorno nel Bengala orientale, Sua moglie Laskmidevi lasciò questo mondo a causa del morso di un serpente. Ritornando a casa, Egli trovò Sua madre in lutto e la consolò con una lezione sull’incertezza delle vicende umane. Fu su richiesta di Sua madre che Egli sposò Visnupriya, la figlia di Raja Pandita Sanatana Misra. I Suoi compagni si unirono a Lui al Suo ritorno dal pravasa o soggiorno. Ora Egli era così rinomato che era considerato il migliore pandita a Nadia. Kesava Misra del Kashmir, che si era autoproclamato il Grande Digvijayi, venne a Nadia per discutere con il pandita del luogo. Per paura del così chiamato ‘pandita’ conquistatore, i professori di tola di Nadia lasciarono la città con la scusa di un invito. Kesava incontrò Mahaprabhu al Barokona-ghata a Mayapur, e dopo una discussione molto breve con Lui, in cui venne sconfitto dal ragazzo, pieno di vergogna fù costretto a partire. Nimai Pandita ora era il più importante ‘pandita’ della Sua epoca.

“Fu all’età di 16 o 17 anni che Egli viaggiò verso Gaya con un gruppo dei Suoi studenti e là prese la Sua iniziazione spirituale da Isvara Puri, un sannyasi vaisnava e discepolo del famoso Madhavendra Puri. Dopo il Suo ritorno a Nadia, Nimai Pandita divenne un predicatore religioso, e la Sua natura religiosa divenne così forte che Advaita Prabhu, Srivasa e altri, di fede vaisnava ancor prima della Sua nascita, erano stupiti del cambiamento del giovane. Non più quindi un contendente naiyayika, uno smarta disputante e un critico retorico, Lui sveniva sentendo il nome di Krishna e si comportava come una persona ispirata sotto l’influenza del Suo sentimento religioso. E’ stato descritto da Murari Gupta, un testimone oculare, che Egli mostrò i Suoi poteri celesti nella casa di Srivasa Pandita alla presenza di centinaia dei Suoi seguaci, che erano per lo più colti studiosi. Fu a quel tempo che aprì una scuola notturna di ‘kirtana’ nel campo di Srivasa Pandita con i Suoi seguaci sinceri. Là Egli predicava, cantava, danzava ed esprimeva tutta una serie di sentimenti devozionali. Nityananda Prabhu, che era un predicatore del Vaisnavismo e che aveva viaggiato per tutta l’India, si unì a Lui in quel periodo. In realtà, una serie di predicatori vaisnava pandita, tutti sinceri di cuore, vennero da diverse parti del Bengala e si unirono a Lui. Nadia divenne quindi una sede regolare di una serie di ‘acarya’ Vaisnava la cui missione era quella di spiritualizzare l’umanità con la massima influenza del credo Vaisnava.

Il primo compito che Egli diede a Nityananda Prabhu ed a Haridasa fu il seguente: ‘Andate, amici, passate attraverso le vie della città, e ad ogni persona che incontrate chiedetegli di cantare il nome di Hari e di condurre una vita santa, e poi tornate e riferiteMi ogni sera il risultato della vostra predica.’ Con questi ordini i due predicatori andarono avanti e incontrarono Jagai e Madhai, i due personaggi più abominevoli. Questi insultarono i due predicatori sentendo il mandato di Mahaprabhu, ma furono presto convertiti dall’influenza della bhakti (devozione) inculcata dal loro Signore. La gente di Nadia fu allora sorpresa.

Essi dicevano, ‘Nimai Pandita non è solo un gigantesco genio, ma Egli è certamente un missionario di Dio Onnipotente.’ Da quel tempo fino ai Suoi ventitre anni, Mahaprabhu predicò i Suoi principi non solo a Nadia ma in tutte le più importanti città e villaggi dei dintorni. Nelle case dei Suoi seguaci Egli mostrava miracoli e insegnava i principi esoterici della bhakti e cantava il Suo sankirtan con altri bhaktas. I Suoi seguaci della città di Nadia iniziarono a cantare il nome santo di Hari nelle strade e nei bazar. Ciò fece scalpore e risvegliò diversi sentimenti ovunque. I bhaktas erano molto soddisfatti.

Gli smarta brahmana divennero gelosi del successo di Nimai Pandita e si lamentarono con Chand Kazi dicendo che Caitanya non si comportava come un Hindu. Il Kazi si recò presso la casa di Srivasa Pandita e lì ruppe un mridanga (tamburo khola) e disse che se Nimai Pandita non smetteva di fare baccano con la Sua strana religione, lui sarebbe stato costretto a far rispettare l’Islamismo a Lui e a tutti i Suoi seguaci. Questo fu riportato a Mahaprabhu. Egli ordinò alle persone della città di presentarsi la sera ognuno con una fiaccola in mano. Ciò venne fatto e Nimai marciò con il Suo sankirtan diviso in 14 gruppi e al Suo arrivo alla casa del Khazi, ebbe una lunga conversazione con lui e alla fine, toccandolo, trasmise nel suo cuore la Sua influenza Vaisnava. Il Khazi poi pianse e ammise di aver sentito un forte influenza spirituale che gli aveva chiarito i suoi dubbi e prodotto un sentimento che gli procurava la più elevata estasi. Il Khazi si unì quindi alla festa del sankirtan. Il mondo fu meravigliato del potere spirituale del Signore Supremo, e dopo questo evento centinaia e centinaia di eretici di convertirono e si unirono alla bandiera della Visvambhara.

Fu dopo questo episodio che qualche brahmana geloso e poco intelligente di Kulia attaccò briga con Mahaprabhu e radunò delle persone per opporsi a Lui. Nimai Pandita era di natura un persona dal cuore tenero, anche se forte nei Suoi principi. Egli dichiarò che i sentimenti di partito e il settarismo erano due grandi nemici del progresso e che finché avesse continuato ad essere un abitante di Nadia appartenente a una certa famiglia, la Sua missione non avrebbe avuto un successo completo. Decise allora di essere un cittadino del mondo recidendo il Suo rapporto con la Sua famiglia speciale, casta e credo, e con questa risoluzione, nel Suo ventiquattresimo anno di vita, Egli abbracciò la posizione di sannyasi a Katwa, sotto la guida di Keshava Bharati di quella città. Sua madre e Sua moglie piansero amaramente per la separazione da Lui, ma il nostro eroe, anche se tenero di cuore, era un persona forte nel principio e così Egli lasciò il Suo piccolo mondo nella Sua casa per il mondo spirituale illimitato di Krishna.

santipur


Dopo aver preso l'ordine di sannyasa, fu ispirato a visitare la casa di Advaita Prabhu a Santipura. Advaita fece in modo di invitare tutti i Suoi amici e ammiratori da Nadia e portò Sacidevi per vedere suo figlio. Sia piacere che dolore invasero il suo cuore quando ella vide suo figlio con l’abbigliamento da ‘sannyasi’. Come sannyasi, Krishna Caitanya non aveva indosso nulla se non un kaupina (due pezzi di stoffa, un perizoma) e un bahirvasa (veste esterna). Era calvo e nella Sue mani teneva un danda (bastone) e un kamandalu (pentola dell’eremita per l’acqua). Il Santo Figlio cadde ai piedi della Sua amata madre e disse, “Madre! Questo corpo è tuo, e io debbo obbedire ai tuoi ordini. Permettimi di andare a Vrindavana per il Mio successo spirituale.” La madre, dopo aver consultato Advaita e altri, chiese a suo figlio di risiedere a Puri (la città di Jagannatha) così che lei potesse avere Sue informazioni di tanto in tanto. Mahaprabhu fu d’accordo con questa proposta e in pochi giorni lasciò Santipur per raggiungere l'Orissa.

I Suoi biografi descrissero dettagliatamente il viaggio di Krishna Caitanya (questo era il suo nome dopo aver preso il Suo ‘sannyasa’) da Santipura a Puri. Viaggiò lungo le rive del Bhagirathi fino a Chatrabhoga, situata adesso in Thana Mathurapura, Diamond Harbour, 24 Parganas. Lì prese una barca e andò fino a Prayaga-ghata nel distretto di Midnapura. Da lì camminò attraverso Balasore e Cuttack fino a Puri, e sulla strada visitò il tempio di Bhuvanesvara. Subito dopo il Suo arrivo a Puri, vide Jagannatha nel tempio e stette con Sarvabhauma su richiesta di quest’ultimo. Sarvabhauma era un grandissimo ‘pandita’ all’epoca. La sua cultura non aveva limiti. Era il migliore naiyayika del tempo ed era conosciuto come lo studioso più erudito di filosofia Vedanta della scuola di Sankaracarya. Era nato a Nadia (Vidyanagara) e insegnò a innumerevoli studenti la filosofia nyaya presso la sua tola. Egli si trasferì a Puri qualche tempo dopo e prima della nascita di Nimai Pandita. Sua cognato Gopinatha Misra presentò il nostro nuovo sannyasi a Sarvabhauma, che fu meravigliato dalla Sua bellezza e temeva che sarebbe stato difficile per un giovane uomo mantenere il sannyasa-dharma durante il lungo percorso della Sua vita.

Gopinatha, che aveva conosciuto Mahaprabhu a Nadia, aveva un grande rispetto per Lui e affermò che quel ‘sannyasi’ non era un essere umano comune. Su questo punto Gopinatha e Sarvabhauma ebbero un discussione infuocata. Successivamente Sarvabhauma chiese a Mahaprabhu di sentire la sua recitazione dei Vedanta-sutra. E quest’ultimo accettò tacitamente. Caitanya ascoltò in silenzio ciò che il grande Sarvabhauma pronunciò per sette giorni, e alla fine quest’ultimo disse, ‘Krishna-Caitanya! Penso che Tu non capisca il Vedanta, perché non hai detto nulla dopo aver ascoltato la mia recitazione e le mie spiegazioni.’ La risposta di Caitanya fu che Egli conosceva i sutra molto bene ma non riusciva a capire cosa Sankaracarya volesse dire con i suoi commenti. Stupefatto per questo, Sarvabhauma disse, ‘Come puoi capire il significato dei ‘sutra’ e non comprendere i commenti che spiegano i sutra? Bene? Se Tu comprendi i sutra, per favore dammi le Tue interpretazioni.’ Al che Mahaprabhu spiegò tutti i sutra a Suo modo senza toccare il commentario panteistico di Sankara.

La profonda conoscenza di Sarvabhauma riconobbe la verità, la bellezza e l’armonia delle argomentazioni nelle spiegazioni date da Caitanya e Lo obbligò a dire che era la prima volta che aveva trovato una persona in grado di spiegare i brahma-sutra in uno modo così semplice. Egli ammise anche che i commenti di Sankara non davano mai una così naturale spiegazione dei Vedanta-sutra come quella di Mahaprabhu. Poi si sottomise come sostenitore e seguace. In pochi giorni Sarvabhauma divenne uno dei migliori Vaisnava del tempo. Quando le voci di ciò che era successo si diffusero , tutta Orissa cantò le glorie di Krishna Caitanya, e centinaia e centinaia di persone andarono da Lui e divennero Suoi seguaci.

Nel frattempo Mahaprabhu pensò di visitare il Sud dell’India, e partì per il viaggio con Krishna dasa Brahmana. “I Suoi biografi ci hanno fornito i dettagli del viaggio. Prima si recò a Kurmaksetra, dove compì un miracolo curando un lebbroso di nome Vasudeva. Incontrò Ramananda Raya, il governatore di Vidyanagara, sulle rive del Godavari ed ebbe una conversazione filosofica sulla prema-bhakti con lui. Fece un altro miracolo toccando (facendoli immediatamente sparire) i sette alberi tala attraverso i quali Ramacandra, il figlio di Dasaratha, scoccò una Sua freccia e uccise il grande Bali Raja. Predicò il Vaisnavismo e il nama-sankirtana durante il viaggio. Stette a Rangaksetra per quattro mesi nella casa di Venkata Bhatta per passare la stagione delle piogge. Là, convertì tutta la famiglia di Venkata dal Ramanuja Vaisnavismo alla krishna-bhakti, insieme con il figlio di Venkata, un ragazzo di dieci anni di nome Gopala, che successivamente andò a Vrindavana e divenne uno dei sei Gosvami, o profeti, che servivano la loro guida, Sri Krishna Caitanya. Educato in Sanscrito da suo zio Prabodhananda Sarasvati, Gopala scrisse diversi libri sul Vaisnavismo.

Sri Caitanya visitò numerosi luoghi nel Sud dell’India fino a Capo Comorin e ritornò a Puri dopo due anni da Pandepura a Bhima. Nell’ultimo posto Egli spiritualizzò Tukarama, che da allora divenne un predicatore religioso. Questo fatto è stato affermato nei suoi adhangas, che sono stati raccolti in un volume dal signor Satyendra Nath Tagore del servizio civile di Bombay. Durante il Suo viaggio ebbe diverse discussioni con i Buddhisti, i Giainisti e i mayavadi in diversi posti e convertì i Suoi oppositori al Vaisnavismo.

Subito dopo il Suo ritorno a Puri, Raja Prataparudra-deva e diversi brahmana pandita si unirono alla bandiera di Caitanya Mahaprabhu. Aveva ora ventisette anni, arrivato ai ventotto andò in Bengala fino a Gauda nel Mald. Lì Egli avvicinò due grandi personaggi di nome Rupa e Sanatana. Sebbene discendessero da linee di brahmana Karnati, questi due fratelli divennero semi-mussulmani per il loro continuo contatto con Hussain Shah, l’allora imperatore di Gauda. I loro nomi furono cambiati dall’imperatore in Dabir Khas e Sakara Mallik, e i loro padroni li amavano di cuore fintanto che entrambi imparavano il Persiano, l’Arabo e il Sanscrito ed erano servitori leali dello stato. I due gentiluomini non avevano trovato il modo per ritornare ad essere Hindu regolari e avevano scritto a Mahaprabhu per aiutarli spiritualmente mentre era a Puri. Mahaprabhu scrisse loro in risposta che sarebbe tornato da loro e li avrebbe liberati dalle loro difficoltà spirituali. Adesso che era tornato a Gauda, entrambi i fratelli si presentarono a Lui con le loro lunghe preghiere. Mahaprabhu ordinò loro di andare a Vrindavana e incontrarLo là. Caitanya ritornò a Puri attraverso Santipura; dove nuovamente incontrò la Sua cara madre. Dopo un breve soggiorno a Puri partì per Vrindavana. A quel tempo era accompagnato da Balabhadra Bhattacarya. Visitò Vrindavana e scese a Prayag (Allahabad), convertendo un gran numero di Mussulmani al Vaisnavismo, discutendo del Corano. I discendenti di questi convertiti sono ancora conosciuti come Pathana Vaisnava.

Rupa Gosvami Lo incontrò ad Allahabad. Caitanya lo istruì alla spitirualità in dieci giorni e gli disse di andare in missione a Vrindavana. La sua prima missione era  quella di comporre scritti teologici che spiegassero in modo scientifico la pura bhakti e prema. La seconda missione era quella di far riportare in auge i posti in cui Krishnacandra mostrò in Suoi lila (passatempi) spirituali alla fine dello dvapara-yuga a beneficio del mondo devozionale. Rupa Gosvami partì da Allahabad per Vrindavana, e Mahaprabhu andò a Benares. Là Egli risiedette nella casa di Candrsekhara e accettò il Suo quotidiano bhiksa (pasto) nella casa di Tapana Misra. Fu lì che Sanatana Gosvami si unì a Lui e prese istruzioni per due mesi in questioni spirituali. I biografi, specialmente Krishna dasa Kaviraja, ci hanno fornito dettagli sugli insegnamenti di Caitanya a Rupa e Sanatana. Krishna dasa non era uno scrittore contemporaneo, ma egli raccolse le sue informazioni dagli stessi Gosvami, discepoli diretti di Mahaprabhu. Jiva Gosvami, che era il nipote di Sanatana e di Rupa e che ci ha lasciato la sua inestimabile opera del Sat-sandarbha, ha meditato sul precetto della sua grande guida.

Noi abbiamo raccolto e sintetizzato i precetti di Caitanya dai libri di questi grandi scrittori. “Mentre si trovava a Benares, Caitanya ebbe un colloquio con i dotti sannyasi di quella città in casa del brahmana Maratha che aveva invitato tutti i sannyasi per intrattenimento. A quel colloquio, Caitanya fece un miracolo che attrasse a Lui tutti i sannyasi. Poi seguì una reciproca conversazione. I sannyasi erano guidati dal loro dottissimo capo Prakasananda Sarasvati. Dopo una breve polemica, essi si sottomisero a Mahaprabhu e ammisero che erano stati tratti in inganno dai commenti di Sankaracarya. Era impossibile persino per i più dotti studiosi opporsi a Caitanya per molto tempo, poiché vi era in Lui un incantesimo che toccava i loro cuori e li faceva piangere per migliorare spiritualmente. I sannyasi di Benares presto caddero ai piedi di Caitanya e chiesero la Sua kripa (grazia). Caitanya allora predicò la pura bhakti  e instillò nei loro cuori l’amore spirituale di Krishna che li costringeva a rinunciare ai sentimenti settari. L’intera popolazione di Benares, grazie a questa magnifica conversione dei sannyasi, divenne Vaisnava, e tenne un grande sankirtana con il loro nuovo Signore.

SriCaitanya convsannyasi


Dopo aver mandato Sanatana a Vrindavana, Mahaprabhu andò a Puri di nuovo attraverso la giungla con il Suo compagno Balabhdra. Balabhdra riportò che Mahaprabhu fece molti bei miracoli lungo la via verso Puri, come far danzare le tigri e gli elefanti ascoltando il nome di Krishna. Da quel momento, cioè dal suo trentunesimo anno, Mahaprabhu visse continuamente a Puri a casa di Kasi Misra fino alla Sua scomparsa nel Suo quarantottesimo anno mentre si teneva un sankirtana nel tempio di Tota-gopinatha. Durante questi 18 anni, la Sua vita fu una manifestazione costante di amore e pietà. Era circondato da numerosi seguaci, ognuno dei quali apparteneva all’ordine più alto dei Vaisnava e si distinguevano dalle persone comuni per la loro purezza di carattere e la loro istruzione, per i saldi principi religiosi e per l’amore spirituale per Radha-Krishna. Svarupa Damodara, che era conosciuto col nome di Purusottamacarya, mentre Mahaprabhu era a Nadia, si unì a Lui da Benares e accettò di servirLo come Suo segretario. Nessuna opera di un poeta o filosofo veniva distribuita prima che Mahaprabhu se non Svarupa Damodara la consideravano pura e utile.

Raya Ramananda fu il Suo secondo studente. Sia egli che Svarupa cantavano mentre Mahaprabhu esprimeva i Suoi sentimenti a un certo punto dell’adorazione. Paramananda Puri era il Suo ministro nelle questioni religiose. Ci sono centinaia di aneddoti descritti dai Suoi biografi che qui non possiamo riportare. Mahaprabhu dormiva poco. I Suoi sentimenti Lo trasportavano in lungo e in largo nel firmamento della spiritualità ogni giorno e notte, e tutti i Suoi ammiratori e seguaci Lo vedevano ovunque. Egli adorava, comunicava con i Suoi missionari a Vrindavana e conversava con quegli uomini religiosi che recentemente erano venuti a fargli visita. Cantava e danzava, non si prendeva cura di Sé e a volte si perdeva nell’estasi devozionale. Tutti coloro che venivano da Lui, Lo consideravano come una bella manifestazione di Dio nel mondo degli inferi a beneficio del genere umano. Egli amò completamente Sua madre e le mandava di tanto in tanto ‘mahaprasada’ attraverso coloro che andavano a Nadia. Era il più amabile. Egli era la personificazione dell’umiltà.

La sua dolce apparizione fece esultare tutti coloro che vennero a contatto con Lui. Egli nominò Nityananda Prabhu come missionario del Bengala. Inviò i sei discepoli (Gosvami) a Vrindavana per predicare l’amore di Dio. Questo egli fece, marcatamente nel caso del giovane Haridasa. Non mancò mai di dare istruzioni adeguate in vita a coloro che le richiedevano. Questo si vedrà nei Suoi insegnamenti a Raghunatha dasa Gosvami. Il Suo trattamento verso Haridasa (senior) mostrerà come Egli amava le persone spirituali e come Egli ha sfidato la distinzione di casta con la fratellanza spirituale.

(Thakura Bhaktivinoda. 20 Agosto 1896)

FAQ

Che cos'è il bhakti-yoga?

Bhakti deriva dalla parola sanscrita bhaj, che significa servizio amorevole. Yoga in sanscrito significa connessione. Bhakti yoga significa connettersi al supremo per mezzo dell'amore del puro servizio devozionale.Tutti noi abbiamo amore o Bhakti dentro di noi; tuttavia, è in uno stato dormiente. C'è un modo semplice per risvegliare questo servizio d'amore dormiente a Dio, la Persona Suprema. Questo processo è stabilito dal Signore Sri Krishna nella Bhagavad Gita. Il Signore, Sri Chaitanya Mahabrabhu, l'incarnazione del Signore Krishna in questa era attuale ha misericordiosamente reso questo processo molto semplice e piacevole. Srila prabhupada, il fondatore dell'ISKCON, ha reso questo processo famoso in tutto il mondo. Il processo del risveglio dell'amore non è solo purificante ma anche pienamente soddisfacente. Questo processo di purificazione consiste in tre principi principali: canto, danza e festa. Il canto dei puri nomi del Signore può essere fatto semplicemente cantando regolarmente l'Hare Krishna mahamantra - Hare Krishna Hare Krishna / Krishna Krishna Hare Hare / Hare Rama Hare Rama / Rama Rama Hare Hare. Il canto può essere fatto come giri minimi fissi sul japa mala o può essere fatto insieme in congregazione con strumenti musicali. La danza è anche una parte importante della purificazione per raggiungere l'amore. La danza è fatta con grazia davanti al Signore. La danza impegna tutto il nostro corpo nella glorificazione di Dio, la Persona Suprema. Banchettare significa solo mangiare cibo che è stato specificamente cucinato e offerto amorevolmente a Sri Krishna. Tale cibo o anche chiamato prasadam è privo di karma e non ci intrappola nel ciclo di nascite e morti ripetute.

Che cos'è la I.S.K.Con.?

La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna è stata fondata nel 1966 da Prabhupada A.C. Bhaktivedanta Swami, venuto dall'India su ordine del suo Maestro Spirituale per predicare l'amore di Dio al popolo dell'Occidente. Prabhupada è in una linea di successione disciplica che risale direttamente a 500 anni fa, quando Sri Chaitanya apparve in India, e da lì ancora più indietro di 5000 anni, al tempo in cui Krishna parlò per la prima volta La Bhagavad Gita al Suo discepolo Arjuna. La Coscienza di Krishna è vissuta come un processo di auto purificazione. I suoi mezzi e il suo fine sono un segreto di Pulcinella, e non vi è alcun onere finanziario per imparare la Coscienza di Krishna o ricevere l'iniziazione al canto del mantra Hare Krishna. L'essenza del servizio devozionale a Krishna è che si prende qualunque capacità o talento si abbia e lo si combina con gli interessi del Supremo Goditore, il Signore, Sri Krishna. Lo scrittore, scrive articoli per Krishna e noi pubblichiamo periodici in questo modo. L'uomo d'affari, fa affari per fondare molti templi in tutto il paese. I capifamiglia, allevano i figli nella scienza di Dio, e marito e moglie vivono in mutua cooperazione per il progresso spirituale. Queste attività sono svolte sotto la sanzione dell'esperto Maestro Spirituale e in linea con le Scritture. Il servizio devozionale nella Coscienza di Krishna significa cantare regolarmente nel tempio, ascoltare discorsi sui passatempi di Krishna dallo Srimad Bhagavatam e prendere cibi preparati e offerti a Dio, la Persona Suprema. Con libri, letteratura e documenti, la Società si dedica a risvegliare il pubblico mondiale allo stato normale ed estatico della Coscienza di Krishna, in modo che tutti possano riguadagnare la loro posizione eterna di servire favorevolmente la volontà di Krishna. Il canto congregazionale del Sankirtan viene portato alla gente: nei parchi pubblici, nelle scuole, in televisione, a teatro, per le strade. La Coscienza di Krishna non è la filosofia di un pigro. Piuttosto, cantando e impegnandosi nel servizio di Krishna, chiunque partecipi sperimenterà lo stato di "Samadhi", l'assorbimento estatico nella coscienza di Dio, 24 ore al giorno! Poiché la filosofia della Coscienza di Krishna non è settaria, qualsiasi uomo, indù o cristiano, migliorerà nella sua fede cantando il Santo Nome di Dio e ascoltando la Bhagavad Gita. Senza conoscenza, realizzazione e servizio amorevole all'Unico Dio Supremo, non può esserci religione. Che tutti si rallegrino nel Movimento del Sankirtan, e potremo così vedere l'adempimento della predizione fatta da Sri Caitanya 500 anni fa: che il canto dei Santi Nomi di Dio, Hare Krishna, sarebbe stato portato in ogni città e villaggio del mondo. Solo così potrà prevalere la vera pace. È' sublime e facile.

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Chi è Krishna?

Nella filosofia del Bhakti Yoga, la Verità Assoluta è conosciuta come una persona. Il suo nome è Krishna, una parola sanscrita che significa “coLui che attrae tutti”. Krishna è l'oggetto più attraente dell'amore della tua anima. Ogni essere vivente cerca il piacere. L'essenza del piacere è il piacere dell'amore. Ne abbiamo bisogno. Senza amare qualcuno ed essere amati da qualcuno, la vita è molto vuota e superficiale. L'origine di quell'amore è l'amore dell'anima per Dio e l'amore di Dio per l'anima. Siamo attratti da qualcuno che è bello, potente, colto, famoso, rinunciato, ricco. Queste sono opulenze che attirano il nostro cuore. Il nome Krishna significa che possiede tutte le opulenze nella loro totalità. Egli è la fonte di tutta la bellezza, di tutta la forza, di tutta la conoscenza, di tutta la ricchezza, di tutta la fama e di ogni rinuncia. E l'amore di Krishna per l'anima è illimitato e incondizionato. Questo è Krishna. Egli è il nostro eterno padre, la nostra eterna madre, il nostro eterno amico, il nostro eterno amante. Potremmo servire Krishna attraverso il sentiero della bhakti. Bhakti è il processo che Dio ci ha dato attraverso il quale possiamo servirlo 24 ore al giorno. Krishna è nei nostri cuori. Krishna è nel cuore di ogni essere vivente. Krishna è dentro ogni atomo e tra gli atomi attraverso le sue varie energie. Ma alla fine, la fonte di tutto è quella persona divina, quella persona onnipotente, amorevole e attraente con cui desideriamo eternamente ricongiungerci. Bhakti Yoga significa ricongiungersi con la nostra fonte, con Dio, attraverso atti di devozione, ricordandoci di lui, cantando i Suoi nomi e le Sue glorie, pregandolo, adorando la divinità, rendendo servizio a Lui, ai Suoi devoti e a tutti gli esseri viventi. Questi sono i modi attraverso i quali potremmo sempre sentire la presenza di Dio.

Chi ha iniziato il Movimento Hare Krishna?

Nel 1965, Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada viaggiò da solo dall'India agli Stati Uniti d'America per stabilire la tradizione senza tempo della coscienza di Krishna nel mondo occidentale. Ha fondato da solo l'International Society for Krishna Consciousness (I.S.K.CON.), una società mondiale di oltre 500 templi, comunità agricole e scuole, con un'adesione di oltre tre milioni di membri in Occidente, cinquanta milioni in tutto il mondo. Srila Prabhupada ha tradotto oltre 50 libri sulla coscienza di Krishna, ora disponibili in oltre 65 lingue. Prima di morire nel 1977, fece in modo che il movimento fosse guidato da una Commissione del Corpo Direttivo composta dai suoi discepoli più anziani. Inoltre, dopo la dipartita di Srila Prabhupada, i suoi stessi discepoli iniziarono ad accettare discepoli, portando avanti l'antico sistema della successione disciplica. Pertanto, ha toccato abbastanza persone che possono trasmettere questa conoscenza ad altri che questo movimento continuerà anche nel futuro.

Chi sono io?

Queste sono le domande secolari che ogni filosofo nel corso dei secoli ha cercato di comprendere e comprendere. Dopo tutto, come saprai cosa fare nella vita se non sai nemmeno chi o cosa sei? " Tuttavia, l'antica letteratura vedica dell'India ha fornito le risposte più chiare che sono state trovate ovunque per rispondere a queste domande. Ad esempio, il Mundaka Upanishad (3.1.9) spiega che l'essere vivente è l'anima e che: "L'anima è di dimensioni atomiche e può essere percepita dalla perfetta intelligenza. Questa anima atomica è situata nel cuore e diffonde la sua influenza su tutto il corpo delle entità viventi incorporate. Quando l'anima viene purificata dalla contaminazione dei cinque tipi di aria materiale, la sua influenza spirituale viene esibita.

"Il Chandogya Upanishad (6.11.3) afferma anche che sebbene il corpo avvizzisca e muoia quando il sé o l'anima lo abbandonano, il sé vivente non muore. Ulteriore illuminazione è data nello Srimad-Bhagavatam (7.2.22) in cui spiega che l'anima spirituale non ha morte ed è eterna ed inesauribile. È completamente diverso dal corpo materiale, ma per essere stato fuorviato dall'abuso della sua leggera indipendenza, è obbligato ad accettare corpi sottili e grossolani creati dall'energia materiale e quindi essere sottoposti alla cosiddetta felicità materiale e angoscia.La natura eterna del sé viene anche spiegata nella Bhagavad-gita dal Signore Sri Krishna, dove Egli dice specificamente che non c'è mai stato un tempo in cui Lui non esistesse, né alcuno degli esseri viventi, incluso te. L'anima incarnata passa continuamente dalla fanciullezza alla giovinezza fino alla vecchiaia in questo corpo. ">Ma per chi si è realizzato da solo, non c'è sconcerto in un simile cambiamento. Si spiega inoltre che dovremmo sapere che ciò che pervade l'intero corpo attraverso la coscienza è indistruttibile. Nessuno è in grado di distruggere l'anima imperitura. Solo il corpo materiale dell'eterno essere vivente è soggetto alla distruzione. Per l'anima non c'è mai nascita né morte. Non viene ucciso quando il corpo muore o viene ucciso. Come una persona indossa nuovi indumenti, rinunciando a quelli vecchi, allo stesso modo, l'anima accetta nuovi corpi materiali, rinunciando a quelli vecchi e inutili. Certamente questa conoscenza può alleviare chiunque dall'ansia che viene dal pensare che la nostra esistenza sia finita alla morte. Spiritualmente, non moriamo; tuttavia, il corpo viene utilizzato fino a quando non è più adatto per continuare. A quel tempo, potrebbe sembrare che moriamo, ma non è così. L'anima continua il suo viaggio verso un altro corpo secondo il suo destino.

Viene anche spiegata l'indistruttibilità dell'anima. L'anima individuale è infrangibile e insolubile, e non può essere né bruciata né secca. L'anima è eterna, immutabile e eternamente uguale. Sapendo questo, non dovremmo addolorarci per il corpo temporaneo. Quindi, il corpo si assottiglia e muore ma l'anima non muore: semplicemente cambia corpo. Pertanto, il corpo è come una camicia o un cappotto che indossiamo per qualche tempo, e quando è consumato, lo cambiamo per uno nuovo. Pertanto, la letteratura vedica, come la Chandogya Upanishad (8.1.1), menziona che la conoscenza del sé interiore è ciò che dovrebbe essere cercato e compreso da tutti. Realizzare la propria identità spirituale risolve i problemi e i misteri della vita. Più realizziamo la nostra identità spirituale, più vedremo che siamo oltre questi corpi materiali temporanei e che la nostra identità non è semplicemente un corpo bianco, o nero, o giallo, o grasso, magro, intelligente, stupido, vecchio , giovane, forte, debole, cieco, ecc. La cecità reale significa non essere in grado di vedere attraverso le condizioni corporee temporanee e superficiali e nella persona reale interiore. Vedere la realtà significa riconoscere la natura spirituale di tutti. Lo Srimad-Bhagavatam (11.28.35) spiega che l'anima è auto-luminosa, al di là della nascita e della morte, e illimitata dal tempo o dallo spazio e, quindi, oltre ogni cambiamento. Il Bhagavatam (11.22.50) sottolinea anche che come si assiste alla nascita e alla morte di un albero ed è separato da esso, allo stesso modo la testimonianza della nascita, della morte e delle varie attività del corpo è dentro ma separata da esso. La dimensione dell'anima è descritta anche nella Svetasvatara Upanishad (5.9): "Quando il punto superiore di un capello è diviso in cento parti e ancora ciascuna di tali parti è ulteriormente suddivisa in cento parti, ciascuna di tali parti è la misura della dimensione dell'anima spirituale. "Quindi considerando che il diametro di un tipico pelo è largo circa tre-millesimi di pollice, allora dividerlo in cento parti, e poi dividere una di quelle parti di nuovo in cento parti significa che sarebbe microscopico. E poiché è spirituale e non fatto di sostanza materiale, percepire la presenza dell'anima non è così facile. È invisibile alla nostra visione materiale. La Katha Upanishad riferisce che all'interno del corpo, più in alto dei sensi e degli oggetti dei sensi, esiste la mente. Più sottile della mente è l'intelligenza, e più alto e più sottile di quanto l'intelletto sia il sé. Quel sé è nascosto in tutti gli esseri e non brilla, ma è visto dai sottili veggenti attraverso il loro acuto intelletto. Da questo possiamo capire che all'interno del corpo fisico grossolano, composto da vari elementi materiali, come terra, aria, acqua, ecc., c'è anche il corpo sottile composto dai sottili elementi sottili della mente, dell'intelligenza e del falso ego. Le attività psichiche si svolgono all'interno del corpo sottile. È anche all'interno del corpo sottile in cui esistono i ricordi delle vite passate, per quanto profonde possano essere. Tuttavia, l'essere vivente ha la sua forma spirituale che è più profonda di questa sottigliezza, altrimenti non potrebbe aver ripetuto nascite. Una persona vede effettivamente il suo sé spirituale così come la presenza dell'Essere Supremo quando percepisce che sia il corpo grossolano sia quello sottile non hanno nulla a che fare con il puro sé spirituale interiore. Pertanto, si potrebbe chiedere che, poiché siamo separati dai corpi grossolani e sottili, perché ci identifichiamo così fortemente con il corpo materiale? Si spiega che sebbene il corpo materiale sia diverso dall'anima, è a causa dell'ignoranza dovuta all'associazione materiale che ci si identifica erroneamente con le condizioni corporee alte e basse. È ulteriormente elaborato che solo a causa della mente e dell'ego tale sperimentiamo felicità materiale e angoscia. Tuttavia, in realtà, l'anima spirituale è al di sopra di tale esistenza materiale e non può mai essere realmente influenzata dalla felicità materiale e dall'angoscia in qualsiasi circostanza. Una persona che percepisce veramente questo non ha nulla da temere dalla creazione materiale o dall'apparizione di nascite e morti. Così, può ottenere una vera pace. Il Chandogya Upanishad (8.1.5-6) ​​continua a spiegare che il sé è libero dal peccato e dalla vecchiaia, dalla morte e dal dolore, dalla fame e dalla sete, dalla lamento e dalla tristezza e da tutte le forme corporee identificazione. Desidera solo ciò che dovrebbe desiderare e non immagina altro che ciò che dovrebbe immaginare. Chi si allontana da questa vita senza aver scoperto il sé e quei desideri veri o spirituali non ha libertà in tutti i mondi. Ma quelli che partono da qui dopo aver realizzato la propria vera identità spirituale e quelle inclinazioni spirituali hanno la libertà in tutti i mondi. Quindi, per riassumere, l'anima è una particella di coscienza e beatitudine nel suo stato purificato di essere. Non è materiale in alcun modo. È ciò che parte dal corpo al momento della morte e, nel corpo sottile, trasporta le sue impressioni, i desideri e le tendenze mentali, insieme ai risultati karmici delle sue attività da un corpo all'altro. Comprendere e percepire questo sé, che è la nostra autentica identità spirituale, è il vero obiettivo della vita. Tale realizzazione allevia uno di ulteriore esistenza materiale. Come è spiegato, coloro che hanno purificato la loro coscienza, sono stati assorbiti dalla conoscenza spirituale e hanno assolto ogni impurità nella mente, sono liberati dal karma che li libera da qualsiasi nascita futura. Sono liberi da altre nascite nel mondo materiale e vengono liberati nell'atmosfera spirituale. Come fare questo è il risultato finale dell'esistenza umana.

Da dove provengono le vostre Scritture?

Sebbene il movimento Hare Krishna sia stato fondato in Occidente solo nel 1966, le sue radici si estendono per migliaia di anni nel passato, nella tradizione vedica dell'India. I Veda erano originariamente una tradizione vocale, ma poi furono scritti in sanscrito più di 5000 anni fa. Il compilatore della letteratura vedica, Srila Vyasadeva, divise la conoscenza vedica in vari dipartimenti di conoscenza, materiale e spirituale, affidando ai suoi discepoli sezioni particolari. In questo modo, le scritture si sono sviluppate nei quattro Veda, nei Vedanta Sutra, nelle 108 Upanishad principali, nel grande Mahabharata che include la Bhagavad-gita e nei 18 Purana principali, tra gli altri testi. Dei Purana, il Bhagavata Purana o Srimad-Bhagavatam è descritto come il frutto più maturo di tutta la letteratura vedica. È accettato dalla tradizione vedica come la conclusione dei principi e della comprensione vedantica, e mette in relazione i passatempi e le caratteristiche del Signore Supremo. Il processo di sviluppo spirituale descritto nella letteratura vedica è un processo graduale di realizzazione di Dio e amore per Dio. Questa saggezza è stata attentamente preservata e tramandata attraverso i secoli attraverso il veicolo della successione di maestri autorealizzati. Questa antica saggezza spirituale viene ora nuovamente presentata in Occidente attraverso il Movimento Hare Krishna. Invitano persone di ogni tipo a visitare i loro templi, comunità e siti web e a partecipare in qualsiasi modo desiderino a questo sublime e facile processo di <em>bhakti-yoga</em> e Coscienza di Krishna. Ci sono anche molti libri che possono aiutare a comprendere come puoi iniziare questo processo spirituale.

Hare Krishna mantra, che cos'è?

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Un mantra è una vibrazione sonora spirituale che purifica la coscienza e risveglia l'amore di Dio. Il canto del maha-mantra Hare Krishna - Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare - è raccomandato nella letteratura vedica come il metodo più facile per quest'epoca (il kali-yuga), per raggiungere la realizzazione spirituale. Krishna è il nome sanscrito di Dio che significa "CoLui che attrae tutti", e Rama è un altro nome per Dio che significa "riserva di ogni piacere". Hare si riferisce all'energia divina del Signore. Quindi il mantra Hare Krishna significa: "O onnipotente, onnipotente Signore, o energia del Signore, per favore impegnami nel Tuo servizio". Ci sono due modi per cantare questo mantra: canto di gruppo (kirtana) e canto individuale su corona (japa). Per entrambi i metodi non si applicano regole rigide e chiunque può recitare in qualsiasi momento.

Ascolta il commento di Srila Prabhpada

Karma, che cos'è?

Il karma è uno di quegli argomenti che molte persone conoscono poco, ma pochi ne comprendono le complessità. Per cominciare, la terza legge del moto di Newton afferma che per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale, questa è la legge del karma. La legge del karma afferma fondamentalmente che ogni azione ha una reazione e qualsiasi cosa tu faccia agli altri, in seguito, tornerà da te. Inoltre, l'ignoranza della legge non è una scusa. Siamo ancora responsabili per tutto ciò che facciamo, indipendentemente dal fatto che lo comprendiamo o meno. Pertanto, la cosa migliore è imparare come funziona. Se tutti capissero la legge del karma, vivremmo tutti una vita più felice in un mondo più luminoso. Perché? Perché potremmo sapere come regolare le nostre vite in modo da non subire le continue reazioni di ciò che abbiamo fatto a causa dei falsi obiettivi della vita. Secondo la letteratura vedica, il karma è la legge di causa ed effetto. Per ogni azione c'è una causa oltre che una reazione. Il karma viene prodotto eseguendo attività interessate allo sviluppo fisico o mentale. Si possono compiere attività pie che produrranno buone reazioni o un buon karma per il futuro divertimento. Oppure si può compiere egoismo o ciò che alcuni chiamano attività peccaminose che producono cattivo karma e sofferenza futura. Questo segue una persona ovunque vada in questa vita o in una vita futura. Tale karma, così come il tipo di coscienza che una persona sviluppa, stabilisce reazioni che è necessario sperimentare. La Svetashvatara Upanishad (5.12) spiega che l'essere vivente, l'anima jiva, acquisisce molti corpi fisici e sottili grossolani a causa delle azioni che compie, come è motivato dalle qualità materiali a cui ottiene. Questi corpi acquisiti continuano ad essere una fonte di illusione finché egli è ignorante della sua vera identità. Il Brihadaranyaka Upanishad (4.45) chiarisce ulteriormente che come l'atma o l'anima nei corpi grossolani e sottili agisce, così in tal modo ottiene condizioni diverse. Agendo santo diventa un santo e agendo immoralmente diventa soggetto alle conseguenze karmiche. In questo modo, acquisisce di conseguenza la pietà o il peso dell'empietà. Allo stesso modo, si afferma che come un uomo semina, così mieterà. Pertanto, mentre le persone vivono la loro vita presente, coltivano un particolare tipo di coscienza con i loro pensieri e attività, che possono essere buoni o cattivi. Questo crea il karma di una persona. Questo karma ci indirizzerà verso un corpo più appropriato per le reazioni che dobbiamo affrontare, o le lezioni che dobbiamo imparare. Quindi, la causa della nostra esistenza deriva dalle attività delle nostre vite precedenti. Poiché tutto è basato su una causa, è il karma di uno che determinerà la propria situazione, come razza, colore, sesso o area del mondo in cui uno apparirà, o se uno è nato in una famiglia ricca o povera, o essere sani o malsani, ecc. ecc. Grazie per aver letto Hare Krishna [learn_more caption = "Ulteriori informazioni"] Quindi, quando gli esseri viventi rinascono, ottengono un certo tipo di corpo che è più adatto al tipo di coscienza che hanno sviluppato. Pertanto, secondo il Padma Purana, ci sono 8.400.000 specie di vita, ognuna delle quali offre una particolare classe di corpo per qualsiasi tipo di desiderio e coscienza che l'essere vivente possa avere in questo mondo. In questo modo, l'essere vivente è il figlio del suo passato e il padre del suo futuro. Quindi, è attualmente influenzato dalle attività della sua vita precedente e crea la sua esistenza futura dalle azioni che compie in questa vita. Una persona si reincarnerà in varie forme di corpi che sono più adatti per la coscienza, i desideri e la dignità dell'essere vivente e per ciò che merita. Quindi l'essere vivente continua inevitabilmente in questo ciclo di nascita e morte e le conseguenze per le sue varie attività buone o cattive finché è materialmente motivato. Ciò che crea il karma buono o cattivo è anche la natura dell'intento dietro l'azione. Se si usano le cose egoisticamente o per rabbia, avidità, odio, vendetta, ecc., Allora la natura dell'atto è oscurità. Uno incorrerà in un cattivo karma che in seguito si manifesterà come un'inversione nella vita, eventi dolorosi, malattie o incidenti. Mentre le cose che sono fatte a beneficio degli altri, per gentilezza e amore, senza alcun pensiero di ritorno, o per adorare Dio, sono tutte azioni di bontà e pietà, che porteranno l'elevazione o la fortuna a voi. Tuttavia, se fai qualcosa di male che accade a causa di un incidente o di un errore, senza l'intenzione di arrecare alcun danno agli altri, il karma non è così pesante. Forse eri destinato a essere uno strumento nel karma di qualcun altro, che è anche tuo. Prenderà in considerazione la tua motivazione. Tuttavia, maggiore è l'intento o la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato, maggiore sarà il grado di reazione negativa che ci sarà. Quindi è tutto basato sull'intento che sta dietro l'azione. Tuttavia, dovremmo capire che, essenzialmente, il karma è per correggere una persona, non per una semplice retribuzione delle azioni passate. L'universo è basato su compassione. Ognuno ha certe lezioni e modi in cui deve svilupparsi, e la legge del karma in effetti la dirige in un modo per farlo. Nondimeno, non si è condannati a rimanere in questo ciclo di ripetute nascite e morti per sempre. C'è una via d'uscita. Nella forma umana si può acquisire la conoscenza della realizzazione spirituale e ottenere la liberazione dal karma e da ulteriori cicli di nascita e morte. Questo è considerato il risultato più importante che si possa ottenere nella vita. Questo è il motivo per cui ogni processo religioso nel mondo incoraggia le persone che vogliono la libertà dall'esistenza terrena a non desiderare attaccamenti materiali o piaceri sensuali che li legano a questo mondo, ma a lavorare verso ciò che può liberarli da ulteriori cicli di nascita e morte.Tutti il karma può essere negato quando si aspira veramente a comprendere o realizzare lo scopo superiore nella vita e nella verità spirituale. Quando si raggiunge quel punto, la sua vita può essere veramente spirituale che dà l'eterna libertà dal cambiamento. Cercando la Verità Assoluta o servendo Dio nel servizio devozionale, specialmente nel bhakti-yoga, una persona può raggiungere il punto in cui è completamente sollevato da tutti gli ostacoli o le responsabilità karmiche. Il Signore Krishna dice nella Bhagavad-gita (18.66): "Abbandona ogni varietà di religione e arrenditi a Me. Ti libererò da ogni reazione peccaminosa. Non temere ". Senza essere allenati in questa scienza spirituale, è molto difficile capire come l'essere vivente lascia il suo corpo o quale tipo di corpo otterrà in futuro, o perché ci sono varie specie di vita che accolgono tutte le persone gli innumerevoli livelli di coscienza delle entità viventi. Come riferito nella Bhagavad-gita, coloro che sono spiritualmente ignoranti non possono capire come un'entità vivente può lasciare il corpo al momento della morte, né possono capire quale tipo di corpo godrà sotto l'influenza dei modi di natura. Tuttavia, chi è stato addestrato alla conoscenza può percepirlo. Quindi, incoraggiamo tutti a comprendere la legge del karma in modo più completo e come si può impegnarsi nel servizio di devozione del Signore per liberarsi da ogni karma buono o cattivo e sviluppare una coscienza puramente spiritualizzata. Questa è vera libertà e liberazione da tutti i limiti materiali attraverso i quali si può raggiungere lo strato spirituale.

Qual è lo scopo della vita?

Gli esseri viventi sono anime spirituali. Come tali, siamo parte integrante dell'assoluto supremo, Sri Krishna. Lo scopo della nostra vita è stabilire la connessione perduta con la Persona Suprema - Sri Krishna. Tutti noi stiamo cercando l'amore. Tuttavia, stiamo cercando di trovare il cosiddetto amore in questo mondo materiale - un mondo che è pieno di avidità, invidia, lussuria, rabbia, falso ego, illusione. Questo mondo materiale è pieno di tristezza e miseria. È' un mondo temporaneo. Si può venire sommersi da problemi in qualsiasi momento. Quindi i nostri tentativi di trovare la vera felicità in questo mondo materiale invariabilmente finiscono con la frustrazione. La vera felicità può essere trovata quando risvegliamo l'amore dormiente o la coscienza di Krishna. La vita umana è una possibilità per noi di ristabilire questa relazione. La coscienza di Krishna si ottiene pensando sempre a Lui, cantando il Suo santo nome, servendoLo, servendo i Suoi devoti e diffondendo le glorie del santo nome. Quindi, quando siamo impegnati nella coscienza di Krishna, sperimentiamo il più alto amore trascendentale: l'amore per Krishna, la Suprema personalità di Dio o prema bhakti. Raggiungere la prema bhakti è l'obiettivo della vita. Una vita di eternità, conoscenza e beatitudine!

Reinarnazione, che cos'è?

La reincarnazione è chiamata samsara nei classici testi vedici dell'India. La parola samsara è sanscrito e significa essere legati al ciclo di ripetute nascite e morti attraverso numerose vite. Il modo in cui funziona è che coloro che sono condizionati materialmente trasmigrano attraverso corpi diversi in base ai propri desideri e attività (o karma) passate e familiarità. I loro desideri, se materialmente motivati, richiedono un corpo fisico per consentire loro di continuare a elaborare i loro desideri materiali in varie condizioni di vita. Generalmente, nelle tradizioni orientali si considera che tutte le forme di vita o di specie hanno un'anima, che è l'entità che si reincarna. Prima di quando un'entità è pronta a incarnarsi come essere umano sulla Terra, l'anima può aver attraversato un'intera serie di vite per sperimentare vari livelli di esistenza e di coscienza. Il principio è che un'entità può effettivamente progredire attraverso le diverse specie di vita, gradualmente salendo fino a raggiungere la forma umana. Certo, il corpo è solo la copertura dell'anima in cui appare. L'essere vivente si muoverà continuamente verso l'alto nei suoi cicli di reincarnazione finché non avrà sperimentato tutte le principali varietà di esistenze che il regno materiale ha da offrire. In questo modo l'essere vivente è pienamente esperto nell'elaborare desideri o desideri materiali in tutti i tipi di forme quando raggiunge il livello umano. Naturalmente, non tutti gli esseri potrebbero dover affrontare tutto questo. Come funziona la reincarnazione è descritto più dettagliatamente nei testi vedici dell'India. La Bhagavad-gita (8.6) spiega che qualunque stato di coscienza si raggiunge quando lui o lei abbandona questo corpo, uno stato simile sarà raggiunto nella prossima vita. Ciò significa che dopo che la persona ha vissuto la sua vita, le numerose attività variegate della persona formano una coscienza aggregata. Tutti i nostri pensieri e azioni nella nostra vita influenzeranno collettivamente lo stato di essere in cui siamo al momento della morte. Questa coscienza determinerà a cosa sta pensando quella persona alla fine della propria vita. Quest'ultimo pensiero e coscienza dirigeranno quindi dove quella persona molto probabilmente andrà nella prossima vita perché questo stato di essere passa da questa vita alla successiva. Come viene ulteriormente spiegato, l'entità vivente nel mondo materiale trasporta i diversi livelli di coscienza da un corpo all'altro nello stesso modo in cui l'aria porta aromi. In altre parole, non possiamo vedere gli aromi trasportati dall'aria, ma può essere percepito dal senso dell'olfatto. In modo simile, non possiamo vedere i tipi di coscienza che l'essere vivente si è sviluppato, ma è trasportato da questo corpo al momento della morte e procede verso un altro corpo nella prossima vita per riprendere da dove era stato interrotto dal precedente esistenza. Naturalmente, la prossima vita potrebbe essere in un altro corpo fisico o in un corpo sottile tra le nascite, o anche negli stati d'essere celesti o infernali. Dopo la morte, si continua la coscienza che è stata coltivata durante la vita. Sono i nostri modelli di pensiero che costruiscono la coscienza, che poi ci indirizza verso l'esperienza richiesta dopo la morte. Il proprio stato di coscienza o concezione della vita esiste nel corpo sottile, che consiste nella mente, nell'intelligenza e nel falso ego. L'anima è coperta da questo corpo sottile, che esiste all'interno della forma materiale grossolana. Quando il veicolo fisico non può più funzionare, il corpo e l'anima sottili ne sono costretti a uscire. Poi, quando è il momento giusto, sono collocati in un'altra struttura fisica che adatta adeguatamente lo stato della mente dell'entità vivente. È così che lo stato mentale che attira l'uomo morente determina come inizia la sua prossima vita. Se il morente è assorto in pensieri di guadagno materiale o di piaceri sensuali di moglie, famiglia, parenti, casa, ecc., Allora deve, a un certo punto, ottenere un altro corpo materiale per continuare a perseguire i suoi interessi mondani. Dopo tutto, come si può soddisfare i suoi desideri materiali senza un corpo materiale? Per questo motivo, è meglio che una persona coltivi sempre attività pie e pensieri spirituali per aiutarlo a entrare in una vita migliore dopo la morte. Se una persona ha provato a tagliare i nodi dell'attaccamento alla vita materialistica e si è impegnata in attività spirituali, al grado di avanzamento che la persona ha fatto, lui o lei può andare in un regno celeste dopo la morte, o persino raggiungere il regno di Dio . In ogni caso, possiamo cominciare a capire che morire nella coscienza giusta per liberarsi dal ciclo di nascita e morte è un'arte che richiede pratica. Dobbiamo prepararci per il momento della morte in modo da non essere presi alla sprovvista o in uno stato mentale inadatto. Questo è uno degli scopi dello yoga. Dopo quello che può essere milioni di nascite e morti attraverso molte forme di vita, cercando di soddisfare tutti i desideri materiali, l'anima può cominciare a stancarsi di questi continui tentativi di felicità che spesso si rivelano così temporanei. Allora la persona può tuper trovare un significato spirituale nella vita. Nella ricerca del significato più alto, a seconda del livello di coscienza che una persona sviluppa, lui o lei può gradualmente entrare in livelli sempre più alti di sviluppo. Infine, se una persona scopre che in realtà non è questo corpo ma un essere spirituale al suo interno, e raggiunge un livello spirituale di coscienza, può perfezionare la sua vita in modo che entri negli strati spirituali e non debba più incarnarsi nel fisico mondo. Quindi, la liberazione è raggiunta attraverso la realizzazione del Sé e lo sviluppo del servizio di devozione a Dio, che è la perfezione del sentiero spirituale. Attraverso l'esistenza umana sulla Terra, è possibile accedere a molti altri piani di esistenza, incluso l'ingresso nel mondo spirituale. Dipende solo da come usiamo questa vita. L'idea che una persona abbia una sola vita per diventare qualificata per entrare in paradiso o per entrare nella dannazione eterna non offre all'anima alcun mezzo per la riabilitazione e solo una infinita sofferenza. Questo non è ragionevole. La dottrina della reincarnazione offre a chiunque ampie possibilità di correggere e rieducarsi nelle future nascite. Un'eternità all'inferno significa che un effetto infinito è prodotto da una causa finita, che è illogica. Dio non ha creato gli uomini per diventare niente più che un combustibile duraturo per nutrire i fuochi dell'inferno. Un tale scopo nella sua creazione non proviene da un Dio sempre amorevole, ma deriva dalle idee difettose dell'uomo e dalle sue concezioni imperfette di Dio. Dopo tutto, quanti uomini senza macchia potevano esserci in questo mondo? Chi ha un personaggio così puro da ricevere un passaggio immediato in paradiso? La Bhagavad-gita spiega che anche il peggiore peccatore può attraversare l'oceano della nascita e della morte salendo la barca della conoscenza trascendentale. Dobbiamo semplicemente essere sinceri nel raggiungere quella barca. Inoltre, una persona raccoglie i risultati delle sue azioni peccaminose per un periodo di tempo limitato. Dopo essere stato purgato dai propri peccati, cioè soffrendo le reazioni dolorose delle proprie cattive attività, una persona, sapendo il bene dal male, può avere una nuova possibilità di lavorare liberamente per la sua emancipazione da un ulteriore intreccio nella vita materiale. Quando merita e ottiene tale libertà, l'anima può godere della felicità perfetta ed eterna nella sua unione devozionale con l'Essere Supremo. Questo è il motivo per cui è sempre incoraggiato uno a cercare la conoscenza spirituale e la pratica dell'illuminazione. Sviluppando devozione sincera e purificata per il Signore, non ci si deve preoccupare della propria futura nascita. Una volta che una persona ha iniziato questo percorso di devozione, ogni vita si avvicina alla perfezione spirituale, in qualunque situazione si trovi. Così una persona è incoraggiata a pentirsi dei propri peccati o delle cattive scelte che sono state fatte sotto l'influenza di lussuria, rabbia o avidità e coltivare il perdono, la purezza e la generosità. Una persona dovrebbe anche impegnarsi in carità, penitenza, meditazione, japa (canto personale dei santi nomi del Signore), kirtan (canto congregazionale dei santi nomi del Signore) e altre pratiche spirituali, che distruggono tutti i peccati e rimuovono tutti i dubbi sulla conoscenza spirituale . Quindi attraverso la pratica costante si può raggiungere gradualmente il mondo spirituale ed essere liberi da ogni ulteriore entanglement nella reincarnazione.

Vegetariani, perché essere o diventare?

Sul sentiero spirituale, ci sono diversi motivi per cui una persona è raccomandata per essere vegetariana. Una ragione principale è che abbiamo bisogno di vedere la natura spirituale all'interno di tutti gli esseri viventi, e ciò include anche gli animali e le altre creature. Fratellanza universale significa nonviolenza sia agli umani che agli animali. Consiste nel comprendere che anche gli animali hanno un'anima. Sono vivi, coscienti e provano dolore. E queste sono le indicazioni della presenza della coscienza, che è il sintomo dell'anima. Persino la Bibbia (Genesi 1,21; 1,24; 1,30; 2,7; e in molti altri luoghi) si riferisce sia agli animali che alle persone come nefesh chayah, anime viventi. Coloro che mangiano carne, tuttavia, a causa del loro desiderio di mangiare animali o di vederli come una fonte di cibo per lo stomaco, non sono così facilmente in grado di comprendere la natura spirituale di tutti gli esseri. Dopo tutto, se sai che tutte le entità viventi sono essenzialmente spirituali e che tutti gli esseri viventi che sono coscienti mostrano i sintomi dell'anima interiore, allora come puoi ucciderli inutilmente? Ogni creatura vivente è anche la stessa di cui siamo nel rispetto che è anche figlia dello stesso padre, una parte dello stesso Essere Supremo. Pertanto, l'uccisione di animali mostra una grande mancanza di consapevolezza spirituale. Molte parti della letteratura Vedica descrivono come l'Essere Supremo sia il mantenitore di innumerevoli entità viventi, gli umani così come gli animali, ed è vivo nel cuore di ogni essere vivente. Solo quelli con coscienza spirituale possono vedere lo stesso Essere Supremo nella Sua espansione come Anima Suprema all'interno di ogni creatura. Essere gentili e spirituali verso gli umani e essere un assassino o un nemico verso gli animali non è una filosofia equilibrata, e mostra la propria ignoranza spirituale. La prossima ragione per essere vegetariani è considerare la quantità di paura e sofferenza che gli animali provano nel settore della macellazione. Ci sono innumerevoli storie di come nella paura le mucche piangono, urlano e talvolta cadono morte mentre sono dentro o anche prima che vengano portate nel macello. O come le vene dei maiali morti sono così grandi da mostrare che sono praticamente esplose dalla paura che il maiale ha provato e dall'adrenalina prodotta mentre veniva portata al macello. Ciò causa certamente un'immensa quantità di violenza per permeare l'atmosfera, che si spegne e ricade su di noi in una qualche forma. Inoltre, l'adrenalina e la paura nell'animale producono anche tossine che poi permeano il corpo di questi animali, che ingeriscono i mangiatori di carne. Le persone che consumano queste cose non possono fare a meno di esserne influenzate. Causa tensioni all'interno di loro individualmente, che poi si diffonde nelle loro relazioni con gli altri. L'antico testo Vedico della Manu-samhita (5,45-8) dice: "Chi ferisce gli esseri infetti dal desiderio di darsi piacere non trova mai la felicità, né vivente né morta. Colui che non cerca di causare la sofferenza dei legami e della morte alle creature viventi, ma desidera il bene di tutti gli esseri, ottiene una felicità infinita. . . La carne non può mai essere ottenuta senza danni alle creature viventi, e la ferita agli esseri senzienti è dannosa per il conseguimento della beatitudine celeste; Lascialo quindi evitare l'uso della carne. " La Bibbia (Romani 14,21) dice anche: "Non è né buono mangiare carne né bere vino". Un altro comandamento biblico (Esodo 23.5) ci istruisce ad aiutare gli animali nel dolore, anche se appartengono a un nemico. Anche le scritture buddhiste (Sutta-Nipata 393) consigliano: "Non distruggere o far distrarre alcuna vita o sanzionare le azioni di coloro che lo fanno. Lascia che si astenga dal ferire persino qualsiasi creatura, sia quelle forti che quelle che tremano nel mondo. "Si dice anche nelle scritture buddiste, il Sutra Mahaparinirvana," Il mangiare carne estingue il seme della grande compassione ".Per gli ebrei, il Talmud (Avodah Zorah 18B) vieta l'associazione con i cacciatori, per non parlare della caccia. Nel Nuovo Testamento Gesù preferì la misericordia al sacrificio (Matteo 9.13, 12.7) e si oppose all'acquisto e alla vendita di animali per il sacrificio (Matteo 21,12-14, Marco 11,15, Giovanni 2,14-15). Una delle missioni di Gesù era di eliminare il sacrificio animale e la crudeltà verso gli animali (Ebrei 10.5-10). Troviamo specialmente in Isaia dove Gesù disprezza il massacro e lo spargimento di sangue di uomini e animali. Dichiara (1,15) che Dio non ascolta le preghiere degli assassini animali: "Ma le tue iniquità hanno separato te e il tuo Dio. E i tuoi peccati ti hanno nascosto la sua faccia, così che Lui non ascolti. Perché le tue mani sono macchiate di sangue. . . I loro piedi corrono verso il male e si affrettano a versare sangue innocente. . . non conoscono le vie della pace ". Isaia si lamenta anche di aver visto," Gioia e allegrezza, macellazione di bestiame e uccisione di pecore, consumo di carne e consumo di vino, come pensavi, 'mangiamo e beviamo, per domani noi moriamo. '"(22.13) È anche stabilito nella Bibbia (Isaia 66,3): "Chi uccide un bue è come se uccidesse un uomo". A questo proposito San Basilio (320-379 d.C.) insegnava: "Il vapore della carne daruccide la luce dello spirito. Difficilmente si può avere virtù se si gustano pasti a base di carne e di carne. "Quindi dovremmo trovare alternative all'uccidere gli animali per soddisfare i nostri appetiti, specialmente quando ci sono molti altri cibi sani disponibili. Altrimenti, devono esserci reazioni a tale violenza. Non possiamo aspettarci la pace nel mondo se continuiamo a uccidere inutilmente tanti milioni di animali per il consumo di carne o per abuso. Il terzo fattore per essere vegetariani è il karma. Come afferma la seconda legge della termodinamica, per ogni azione deve esserci una reazione uguale e contraria. Sulla scala universale questa è chiamata la legge del karma, il che significa che ciò che gira intorno viene fuori. Questo riguarda ogni individuo, così come le comunità e i paesi. Come la nazione semina, così raccoglierà. Questo è qualcosa che dovremmo prendere molto seriamente, specialmente nel nostro tentativo di portare pace, armonia e unità nel mondo. Se tanta violenza viene prodotta dall'uccisione di animali, dove pensi che le reazioni a questa violenza vadano? Ci torna in tanti modi, come la forma del crimine di quartiere e della comunità e le guerre mondiali. La violenza genera violenza. Pertanto, questo proseguirà a meno che non sappiamo come cambiare.Isaac Bashevis Singer, che ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, ha chiesto: "Come possiamo pregare Dio con misericordia se noi stessi non abbiamo pietà? Come possiamo parlare di diritti e giustizia se prendiamo una creatura innocente e versiamo il suo sangue? "Continuò dicendo:" Personalmente credo che finché gli esseri umani verseranno il sangue degli animali, non ci sarà mai alcuna pace . "In conclusione, possiamo citare il numero del 10 marzo 1966 de L'Osservatore della Domenica, il settimanale vaticano, in cui mons. Ferdinando Lambruschini ha scritto: "La condotta dell'uomo nei confronti degli animali dovrebbe essere regolata dalla giusta ragione, che proibisce di infliggere loro dolore e sofferenza senza scopo. Maltrattarli e farli soffrire senza ragione è un atto di deplorevole crudeltà da condannare da un punto di vista cristiano. Farli soffrire per il proprio piacere è un'esibizione di sadismo che ogni moralista deve denunciare. "Mangiare gli animali per il piacere della propria lingua quando ci sono molti altri cibi disponibili certamente si adatta a questa forma di sadismo. È ovvio che questo è controproducente per ogni pace, unità o progresso spirituale che desideriamo fare. È una delle cose che dobbiamo considerare seriamente se vogliamo migliorare noi stessi o il mondo. Quindi ecco alcuni motivi per cui una persona sinceramente spirituale sceglierà di essere vegetariana.

VALORE VEGETARIANO

Nel processo di bhakti-yoga, la devozione va oltre il semplice vegetarianismo e il cibo diventa un mezzo per il progresso spirituale. Nella Bhagavad-gita, il Signore Krishna dice: "Tutto ciò che fai, tutto ciò che mangi, tutto ciò che offri e reggi, così come tutte le austerità che puoi compiere, dovrebbero essere fatte come offerta a Me". ciò che mangiamo al Signore è parte integrante del bhakti-yoga e rende il cibo benedetto con potenze spirituali. Allora tale cibo è chiamato prasadam, o la misericordia del Signore. Il Signore descrive anche ciò che accetta come offerta: "Se uno mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o acqua, lo accetterò". Così , possiamo vedere che il Signore accetta frutta, cereali e cibi vegetariani. Il Signore non accetta cibi come carne, pesce o uova, ma solo quelli che sono puri e naturalmente disponibili senza danneggiare gli altri. Quindi sul sentiero spirituale mangiare cibo che viene offerto a Dio è la perfezione ultima di una dieta vegetariana. La letteratura Vedica spiega che lo scopo della vita umana è risvegliare la relazione originale dell'anima con Dio, e accettare il prasadam è il modo per aiutarci a raggiungere questo obiettivo.

Ricorrenze del mese

Sri Purusottama Das Thakura

Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati G.M.

Srila Narottama Dasa Thakura

Sri Nityananda Prabhu

Sri Varahadeva

Sri Ramanujacarya

Sri Madhvacarya

Bhismastami

Sri Advaita Acarya

Srila Visvanatha Cakravarti Thakura

Srila Raghunatha Dasa Gosvami

Srila Raghunandana Thakura

Sri Pundarika Vidyanidhi

Srimati Visnupriya Devi

Vasanta Pancami

Sri Locana Dasa Thakura

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Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati G.M.

Srila Narottama Dasa Thakura

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